Calcedonia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

Coordinate: 40°59′N 29°02′E / 40.983333°N 29.033333°E40.983333; 29.033333

Mappa mostrante la posizione relativa di Bisanzio e Calcedonia

Calcedonia (greco: Χαλκηδών, Chalcedon; latino: Chalcedonia) fu una colonia greca in Bitinia, Asia minore, posta nel mar di Marmara, di fronte a Bisanzio. Corrisponde a Kadıköy, moderno quartiere di Istanbul. Il minerale calcedonio prende il nome da questa città.

Nacque nel 685 a.C. come una colonia di Megara; la posizione scelta dai fondatori era così inferiore rispetto a quella di Bisanzio, visibile al di là dello specchio d'acqua che le divideva, che Calcedonia era soprannominata "la città del cieco", perché solo un cieco avrebbe potuto scegliere di fondare una città nel luogo di Calcedonia quando era disponibile quello di Bisanzio (che venne fondata dopo).[1]

Il suo destino seguì quello di Bisanzio: venne conquistata dal satrapo persiano Otane;[2] vi venne costruito il ponte di barche necessario all'invasione persiana all'inizio della guerre persiane.

Oscillò a lungo tra l'alleanza con Sparta e quella con Atene durante la Guerra del Peloponneso: accolse Lamaco, uno dei tre strateghi inviati nell'Ellesponto per raccogliere il tributo della Lega di Delo;[3] In seguito la città passò in campo spartano, accogliendo una guarnigione lacedemone. Nel 410 a.C. Alcibiade conquistò la città, sconfiggendo il satrapo Farnabaze accorso a difenderla.

Calcedonia venne infine data in eredità alla Repubblica romana da Attalo III di Pergamo (133 a.C.).

Nei suoi pressi fu combattuta una battaglia terrestre e navale nel 74 a.C. e subì la distruzione, parziale, durante la terza guerra mitridatica a opera dello stesso Mitridate VI. Nel 218 vi si rifugiò l'imperatore Macrino, sconfitto nella battaglia di Antiochia da Eliogabalo, ma fu riconosciuto e catturato. Nel 361 vi venne istituito un tribunale dove si tennero i processi voluti dall'imperatore romano Giuliano. Nel 451 (8 ottobre-1º novembre) si tenne qui il Concilio di Calcedonia.

La sua prossimità a Bisanzio-Costantinopoli la vide oggetto di attacchi da parte di popolazioni barbariche interessate alla vicina capitale romana. Nel 616/626 venne occupata dal re sasanide Cosroe II, mentre gli Ottomani la utilizzarono come una cava di materiale edilizio per la vicina Costantinopoli.

La presenza greca in città cessò quando la popolazione ellenica fu costretta ad abbandonare la città in seguito ai fatti noti come Catastrofe dell'Asia Minore e il conseguente Scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia negli anni venti del novecento. Una parte della comunità, fuggita dalla Turchia, si insediò in Grecia a Nea Chalchidona vicino ad Atene e a Salonicco nella località Nea Chalchidona.

A sud della città sorgeva Panteichion (moderna Pendik), ora in rovina, dove si racconta si sia ritirato a vita privata il generale bizantino Belisario.

Statua di Sant'Eufemia

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Erodoto, iv.144.
  2. ^ Erodoto, v.26.
  3. ^ Tucidide, iv,25,2.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]