Macrino

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Macrino
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Imperatore romano
In carica 8 aprile 217 – giugno 218
Predecessore Caracalla
Successore Eliogabalo
Nome completo Marcus Opellius Macrinus
Nascita Cesarea, ca. 164
Morte Cappadocia, giugno 218 (54 anni)
Padre famiglia dell'ordine equestre
Consorte Nonia Celsa (?)

Macrino (nome completo Marco Opellio Macrino, in latino Marcus Opellius Macrinus; Cesarea, 164 circa – Cappadocia, 218) fu un imperatore romano che governò per quattordici mesi, dall'aprile del 217 alla morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Macrino raffigurato su di un aureo. L'elaborato simbolismo di questa moneta celebra Macrino, suo figlio Diadumeniano, e la loro prodigalità (Liberalitas)

Macrino nacque nella provincia di Mauretania in una famiglia dell'ordine equestre. Sotto l'imperatore Settimio Severo divenne un importante funzionario e Caracalla lo nominò Prefetto del pretorio. Questa era la massima carica che un personaggio dell'ordine equestre potesse raggiungere a quei tempi.

Il prefetto del pretorio era secondo in comando all'imperatore e responsabile per le uniche forze militari presenti nella città di Roma: la guardia del corpo dell'imperatore ovvero i pretoriani. Nei primi anni del suo incarico ebbe certamente la fiducia di Caracalla, tuttavia in seguito cominciò a complottare contro di lui.

Nel 217 Caracalla si recò in oriente per preparare una campagna contro l'Impero Parto. Macrino era al suo seguito come pure altri membri della guardia pretoriana. In aprile Caracalla si recò a visitare un tempio, presso il luogo di una precedente battaglia, accompagnato solo dalla sua guardia del corpo, Macrino compreso. Gli eventi non sono chiari, ma è certo che Caracalla fu ucciso a questo punto del viaggio. Al ritorno, l'11 aprile, Macrino si autoproclamò imperatore.

Fu il primo a divenire imperatore senza essere stato precedentemente membro del Senato. Macrino nominò inoltre il proprio figlio Diadumeniano cesare e successore. I primi mesi di regno non furono fortunati. Alla notizia della morte di Caracalla, i Parti invasero i territori romani che avevano perduto negli anni precedenti. Macrino decise allora di trattenersi in oriente, mentre lo scontento cominciava a manifestarsi a Roma.

Anche il rapporto con le legioni non era tranquillo, a causa di una riforma del sistema di pagamento che favoriva i veterani rispetto alle reclute. I membri restanti della famiglia imperiale dei Severi, di cui faceva parte Caracalla, ricevettero l'ordine di lasciare il palazzo imperiale e tornare nel luogo di origine della loro famiglia, in Siria: si trattava di Giulia Mesa, sorella di Giulia Domna madre di Caracalla, e le figlie Giulia Soemia Bassiana e Giulia Mamea.

Macrino tuttavia non riuscì a consolidare il suo trono, mentre le donne cominciarono a complottare in favore del figlio di Giulia Bassiana, Eliogabalo, spargendo la voce che si trattasse di un figlio naturale di Caracalla. La ribellione cominciò il 15 maggio; l'8 giugno del 218 le truppe di Macrino furono sconfitte in battaglia. Macrino cercò di organizzare la fuga e inviò il figlio Diadumeniano come ambasciatore alla corte partica mentre egli stesso si dirigeva a Roma per garantirsene l'appoggio. Catturato in Asia Minore fu giustiziato come usurpatore. Diadumeniano subì a sua volta la stessa sorte ad opera dei Parti.

Titolatura imperiale Numero di volte Datazione evento
Tribunicia potestas 2 anni: al momento dell'ascesa al trono l'11 aprile del 217, rinnovatagli il 10 dicembre.
Consolato 2 volte: nel 217 (?) e nel 218 con il figlio Diadumeniano.
Salutatio imperatoria una volta: al momento della assunzione del potere imperiale nel 217.
Altri titoli Pontifex Maximus, Pater Patriae, Pius e Felix nel 217.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti classiche
Studi moderni
  • Cesare Letta, La dinastia dei Severi in: AA.VV., Storia di Roma, Einaudi, Torino, 1990, vol. II, tomo 2; ripubblicata anche come Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de Il Sole 24 ORE, Milano, 2008 (v. il vol. 16°)
  • Santo Mazzarino, L'Impero romano, tre vol., Laterza, Roma-Bari, 1973 e 1976 (v. vol. II); riediz. (due vol.): 1984 e successive rist. (v. vol. II)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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Caracalla 217 - 218 Eliogabalo

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