Utopia

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« Una carta del mondo che non contiene il Paese dell'Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l'Umanità approda di continuo. E quando vi getta l'ancora, la vedetta scorge un Paese migliore e l'Umanità di nuovo fa vela. »
(Oscar Wilde, L'anima dell'uomo sotto il socialismo, 1891[1])
Illustrazione per L'Utopia di Tommaso Moro

Un'utopia (pron. utopìa) è un assetto politico, sociale e religioso che non trova riscontro nella realtà ma che viene proposto come ideale e come modello.[2] Indica una meta intesa come puramente ideale e non effettivamente raggiungibile; in questa accezione, può avere sia il connotato di punto di riferimento su cui orientare azioni pragmaticamente praticabili, sia quello di mera illusione e di falso ideale. L'utopista - sia come coniatore di utopie, sia come semplice propugnatore, sia come pensatore utopico critico[3] - può quindi essere tanto colui che costruisce le sue preferenze e le sue scelte ideologiche esimendosi dallo studio e dalla comprensione della realtà e delle sue dinamiche, quanto colui che indica un percorso che ritiene al contempo auspicabile e pragmaticamente perseguibile.

Benché non sia un costituente essenziale del concetto di utopia, molte utopie presentano un carattere universalista; esistono, però, anche utopie di natura settaria o comunque non inclusiva. Nell'uso comune, utopia e utopismo sono spesso associati al velleitarismo.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

La parola deriva dal greco οὐ ("non") e τόπος ("luogo") e significa "non-luogo". Nella parola, coniata da Tommaso Moro, è presente in origine un gioco di parole con l'omofono inglese eutopia, derivato dal greco εὖ ("buono" o "bene") e τόπος ("luogo"), che significa quindi "buon luogo". Questo, dovuto all'identica pronuncia, in inglese, di "utopia" e "eutopia"; dà quindi origine ad un doppio significato:

  • outopia (nessun luogo);
  • eutopia (buon luogo);
  • utopia (luogo bello ed irraggiungibile).

L'utopia in filosofia[modifica | modifica sorgente]

Il pensiero utopico filosofico non ha a che fare con una rappresentazione della realtà ingenua, ma con problemi più complessi. L'Utopista non accetta che la realtà sia così come appare. Esso costruisce due realtà parallele, esprimendo il rifiuto del possibile con la fuga nell'impossibile. Si vive quindi in mondi virtuali, impossibili, in modo degno, come non è consentita dalla realtà.[4]

L'utopista quindi si pone tre domande:

  • Qual è la realtà?
  • Esistono effettive possibilità di conoscere la vera realtà?
  • Esistono realtà parallele di cui non si sa nulla?

Politica e storica[modifica | modifica sorgente]

Un'utopia globale di pace mondiale viene spesso vista come una delle possibili e inevitabili fini della storia.

Sparta fu un'utopia militarista fondata nell'Antica Grecia da Licurgo (anche se alcuni, specialmente gli ateniesi, possono averla vista come una distopia). Fu una potenza greca fino alla sua sconfitta da parte dei Tebani nella battaglia di Leuttra.

Sviluppatasi fra il XVIII e il XIX secolo, il socialismo utopico, che fu la prima corrente del moderno pensiero socialista, propugnava una riforma generale della società e dello Stato, che abbia come fine la giustizia sociale e come mezzo la statalizzazione delle risorse economiche, l'abolizione della proprietà privata (collettivismo), della famiglia, del contrasto tra città e campagna.

Economica[modifica | modifica sorgente]

Le utopie socialista e comunista generalmente ruotano attorno a una distribuzione paritaria dei beni, spesso con la totale abolizione del denaro, e con cittadini che fanno un lavoro che apprezzano e che è svolto per il bene comune in quanto realizzazione della loro essenza primaria, e che gli lascia ampi margini di tempo per coltivare arti e scienze.

A livello popolare l'utopia a volte si richiama all'immagine del Paradiso terrestre.

Vi sono anche utopie di matrice individualista, che vedono evidentemente nel libero mercato e nella competizione due fattori fondamentali di sviluppo dell'essere umano.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Escatologia, Millenarismo e Apocatastasi.

Le idee del paradiso nel Cristianesimo e nell'Islam tendono ad essere utopiche, specialmente nella loro forma popolare: invitando ad una speculazione sull'esistenza libera dal peccato, dalla povertà e da ogni tristezza, oltre il potere della morte (anche se il "paradiso", nell'escatologia cristiana almeno, è più equivalente alla vita in Dio, vivendo un paradiso terrestre nella vita).

Le utopie religiose, peraltro diffusamente descritte come un giardino di delizie, esistenza libera da preoccupazioni, in mezzo a strade lastricate d'oro, in uno stato di illuminazione beatificante, godendo di poteri divini, sono spesso ragione per percepire benefici nel rimanere fedeli a una religione, e un incentivo per la conversione di nuovi membri.

Scientifica e tecnologica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Transumanesimo e Singolarità tecnologica.

Queste utopie preconizzano un futuro in cui una scienza e una tecnologia avanzate creeranno le condizioni per uno stile di vita utopico; ad esempio con il superamento della morte e della sofferenza e con cambiamenti migliorativi della natura e della condizione umana. Specie in ambito transumanista, si adotta anche il termine di "estropia", intesa come capacità della tecnica di contrastare, localmente o globalmente, il fenomeno dell'entropia.

In contrapposizione a questo orientamento ottimistico, si pone la predizione che l'avanzamento di scienza e tecnologia porterà all'estinzione dell'umanità, in seguito ad un utilizzo intenzionalmente o maldestramente distruttivo o ad un puro incidente. I pessimisti invocano il principio di precauzione e contrastano l'adozione indiscriminata delle nuove tecnologie; nelle posizioni più estreme si giunge ad una totale opposizione verso l'innovazione tecnologica.

Psicologia e filosofia della religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Protomentale#Bibbia, vissuto fetale e utopia.

Proto-comunismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Proto-comunismo.

Con questa espressione si suole indicare quelle filosofie che in qualche maniera anticipano uno o più temi tipici del comunismo. È specialmente nel Settecento che nascono questi tipi di impostazioni politico-sociologiche che preludono il comunismo ottocentesco. A parte Rousseau che nel Contratto sociale ha avanzato idee di uguaglianza nei diritti e una certa centralizzazione del potere, vi sono altri tre personaggi che si distinguono per aver sostenuto in maniera forte l'abolizione della proprietà privata: Jean Meslier, Étienne-Gabriel Morelly e Dom Deschamps.

Critiche all'utopia[modifica | modifica sorgente]

« Chi cerca di realizzare il paradiso in terra, sta in effetti preparando per gli altri un molto rispettabile inferno. »
(Paul Claudel[5])

Nel corso del XX secolo, sono state portate alcune critiche al modello utopista da parte di alcuni pensatori e filosofi liberali, fra i quali Karl Popper[6] e Dario Antiseri[7]. La prima delle obiezioni riguarda il fatto che non esiste un criterio razionale attraverso il quale determinare che cosa renda una società utopica e perfetta; oltretutto, la società perfetta - o presunta tale - viene ritenuta esattamente l'opposto della società aperta.[8] L'inconsistenza attribuita all'utopia e agli utopisti viene espressa sottolineando come innanzitutto ogni utopista sia totalitario e come l'utopia si fondi su tre presupposti gnoseologici insostenibili, quali: conoscere il tutto (inteso come insieme della società), conoscere cosa è il bene e cosa è il male, conoscere una definizione oggettiva di uomo perfetto.[8] Ritenendo di conoscere ciò, all'utopista viene attribuito di credere che il mondo del suo tempo sia interamente errato e pertanto che sia necessario sviluppare un cambiamento totale dello stesso secondo regole e principi stabiliti dall'utopista stesso.[8]

Per i critici dell'utopia, coloro che intendono realizzarla sono fermamente avversi ad ogni pratica gradualista e riformista, poiché, dovendo cambiare il mondo nella sua interezza, non pensano che ci sia alcun bisogno di intervenire sui problemi e le questioni attuali. Ciò viene ritenuto dai critici in forte contrasto con la moderna prassi politica, secondo la quale, ammesso che si possa cambiare tutto, ciò non può non essere realizzato che attraverso la risoluzione delle singole parti che costituiscono il tutto stesso.[7] In realtà, la possibilità di ripartire dal principio per riedificare un nuovo mondo utopico viene considerata irrealizzabile in termini pratici, poiché non è mai possibile ricominciare da capo: la tradizione da cui si discende e le facoltà intellettuali dell'individuo sono valori acquisiti dall'uomo nel corso della propria vita e non si può in alcun modo liberarsene; la stessa ragione ideale dell'utopista è inevitabilmente frutto di una tradizione precedente.[7]

Utopie leggendarie[modifica | modifica sorgente]

Utopie letterarie[modifica | modifica sorgente]

Utopie cinematografiche[modifica | modifica sorgente]

  • Islandia (2002), di Austin Tappan Wright
  • No. 6 (2003), una serie giapponese composta da nove romanzi, scritta da Atsuko Asano, ambientata in una città perfetta chiamata No.6. Shion, abitante della città, con l'aiuto dell'amico Nezumi, scoprirà la verità che si nasconde dietro No.6, la quale si rivela l'ennesima mostruosa creazione dell'essere umano corrotto e senza scrupoli. Nel 2011 la serie è stata disegnata come manga da Hinoki Kino e nel medesimo anno è stata adattata dalla Bones come anime

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Oscar Wilde - Citazioni da "L'anima dell'uomo sotto il socialismo". URL consultato il 30 marzo 2014.
  2. ^ Utopia, treccani.it. URL consultato il 30 marzo 2014.
  3. ^ Possibilità di pensiero utopico. URL consultato il 30 marzo 2014.
  4. ^ Mario Trombino, L'isola che non c'è: i volti dell'utopia da Platone ad oggi. URL consultato il 30 marzo 2014.
  5. ^ Citato in Fernando Palazzi, Dizionario degli aneddoti, I Nani, Baldini Castoldi Dalai, 2000, pag. 99. ISBN 8880896016, ISBN 9788880896012.
  6. ^ "Non permettere che i sogni di un mondo perfetto ti distolgano dalle rivendicazioni degli uomini che soffrono qui ed ora. I nostri simili hanno il diritto ad essere aiutati; nessuna generazione deve essere sacrificata per il bene di quelle future, in vista di un ideale di felicità che può non realizzarsi mai." (Citazione estratta dal capitolo XII del libro Principi liberali, di Dario Antiseri, Rubettino, 2003, ISBN 88-498-0492-X)
  7. ^ a b c Principi liberali, di Dario Antiseri, Rubettino, 2003, ISBN 88-498-0492-X, capitolo XI e XII.
  8. ^ a b c Principi liberali, di Dario Antiseri, Rubettino, 2003, ISBN 88-498-0492-X, capitolo XI

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Massimo Baldini, "La storia delle utopie", Armando Editore, Roma, 1996.
  • Antonio Cocozza, Utopia e sociologia. Una critica alle società chiuse, Armando, Roma, 2004.
  • Giuliano F. Commito, Iuxta Propria Principia. Libertà e giustizia nell'assolutismo moderno. Tra realismo e utopia, Aracne, Roma, 2009.
  • Dall'Utopia all'utopismo. Percorsi tematici, a cura di Vita Fortunati, Raymond Trousson, Adriana Corrado, Napoli, CUEN, 2003, ISBN 88-7146-645-4
Per approfondimenti

[1] Utopia], da Enciclopedia Italiana, 1937

    • Valerio Verra,

[2] Utopia], da Enciclopedia del Novecento, 1984

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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