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Paradiso

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Il paradiso secondo Jan Brueghel il Vecchio
Paradiso Tempera su cotone, 21x30cm, Otgonbayar Ershuu

Il termine paradiso indica un luogo utopico sereno e non soggetto al trascorrere del tempo, caratterizzato da pace e felicità. Nel contesto di numerose religioni si riferisce alla vita eterna beata dei defunti.

Il termine deriva dal sanscrito paradesha o "paese supremo", più tardi occidentalizzato[senza fonte] in pairidaeza (iranico) che è un composto di pairi- (attorno) e -diz (creare), paràdeisos (greco), pardes (ebraico), partez (armeno) (giardino) e paradisus (latino), da cui derivò in italiano paradiso.

Fonti come Senofonte usavano questo termine per indicare il famoso giardino "paradiso" imperiale persiano, simbolo visibile della capacità ordinatrice (cosmetica) del sovrano, contrapposta al resto del mondo (caotico) che sfuggiva al suo dominio. Si trattava di zone di altopiano e di agricoltura pluviale recintate, con vegetazione lussureggiante, in netto contrasto con i terreni circostanti semi-aridi e abbandonati a se stessi, che si diffusero sotto i primi imperatori achemenidi e da cui trasse origine la leggenda dell'Eden.[1] Le tre principali derivazioni occidentali del termine (ebraico pardès, persiano pairidaēza e greco paràdeisos), contengono infatti la stessa idea fondamentale di un parco o giardino.

L'accezione attuale di "paradiso", che oggi è inteso come "i cieli" o comunque luogo di piacere finale, deriva dal significato della parola greca paràdeisos usata nella Bibbia dei Settanta per indicare il giardino dell'Eden.

Nel cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Il Paradiso nel cristianesimo è uno dei tre stati (Inferno, Purgatorio, Paradiso), due nel protestantesimo dove il Purgatorio non viene riconosciuto, in cui vive l'uomo dopo la morte. Il Paradiso dopo la morte è l'unione definitiva tra Dio e l'Uomo, come viene simbolicamente visto nella Bibbia (Cantico dei cantici, Apocalisse) ed è la più profonda delle aspirazioni dell'uomo, conducendolo definitivamente alla felicità ( v. I Corinzi, XIII, 12 ; I Giovanni, III, 2 ).

Nei libri dei Maccabei, libri deuterocanonici non inclusi nel canone ebraico, si esprime la certezza della risurrezione dei morti e della vita eterna. La retribuzione sarà secondo le opere di ciascuno.

Gesù Cristo ha presupposto molto chiaramente questo insegnamento in varie parabole e discorsi: Nel giudizio universale (Matteo 25,31-46). Al "buon ladrone" (espressione meglio tradotta come "delinquente pentito") Gesù promette il regno usando questa stessa parola: "In verità ti dico: oggi sarai con me nel Paradiso" (Luca 23,39-43).

Il termine appare anche in 2Cor 12,4: L'apostolo Paolo afferma di essere stato rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. L'Apocalisse 2,7 dice anche: "Al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio".

La congregazione dei testimoni di Geova ritiene invece che il Paradiso corrisponderà a un ripristino dell'Eden sulla Terra dopo la fine dei tempi.[2].

Secondo l'esegesi ebraica[modifica | modifica wikitesto]

John Martin (1851 circa)
Le Pianure del Paradiso
Tate Britain, Londra, Regno Unito

Nella Genesi si parla del Paradiso e si narra di un fiume dai quattro bracci (2: 11- 12; 2 : 13). Il profeta Ezechiele da parte sua (28: 11- 15) descrive un paradiso su una montagna tra pietre preziose. Esso richiama i boschi sacri dell' Akitu mesopotamico. Al centro c'è un albero cosmico , immerso nella fecondità delle acque abissali e , poi, abbattuto e disseccato, per il peccato di orgoglio (Ez. 31: 3 - 9). Secondo la Genesi al centro (2 : 9) sta l'albero della conoscenza del bene e del male il cui frutto non deve essere mangiato dal primo uomo (2: 17). L'albero comunica, a chi ne mangia il frutto, la capacità di decidere da se stesso ciò che è bene e ciò che è male,e di agire di conseguenza:una rivendicazione di autonomia morale con la quale l'uomo rinnega la sovranità di Dio. (3. 6). Si parla inoltre anche di un " albero della vita " sulla via del quale sono posti i cherubini (3: 24). Il comando di Dio di non mangiare il frutto proibito (Gen. 3: 2) è disatteso da Adamo ed Eva che disubbidiscono peccando e condannando così l'umanità al peccato e di conseguenza alla morte ( Romani cap.5 ). Il Serpente tentatore è "il più astuto di tutti gli animali " (Gen. 3: 1) e sarà poi maledetto per l'eternità (Gen. 3 : 14 - 15). " Solo nel posteriore sviluppo delle dottrine giudaiche e cristiane, questo serpente sarà identificato con Satana o con il Diavolo"[3]. identificato nel cherubino presente nell'Eden che peccò di superbia in Ezechiele (28 : 11-15). Il profeta Isaia rappresenta il peccato come tentativo dell'uomo di diventare simile agli dei (14 : 12 - 15). Questo impulso peccaminoso diviene un rischio costante nelle creature umane secondo il libro di Giobbe (15: 24 - 26).

Notevoli sono i parallelismi con testi delle religioni della Mesopotamia che però non presentano il quadro storico-salvifico della Bibbia. Evidentemente si tratta di tradizioni comuni ai Semiti . Nell'epopea di Gilgamesh una delle sedi degli dei è la " Montagna dei Cedri " , custodita dal gigante Humbaba (V, 1, 6 - 8). Un'altra sede è visitata da Gilgamesh, oltre l 'Oceano che circonda le terre, dove gli alberi portano foglie e frutti di pietre preziose (IX, 5, 46 segg. ; analogie con la descrizione di Eden in Genesi ed Ezechiele). Inoltre la "pianta di vita " ha analogia con l' " albero della vita " biblico , anche se la " pianta di vita " non concede l'immortalità ma solo la giovinezza.

Il paradiso islamico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Janna.

Il paradiso islamico, o Janna, (جنّة, "giardino") è la "dimora finale" del "timorato di Dio", secondo il versetto 35 della sura coranica XIII.

Il Paradiso islamico assume una connotazione descrittiva e materialistica in base a quanto scritto nel Corano. I beati stanno in "giardini di delizie " , con "un calice di licor limpidissimo , chiaro, delizioso " tra " fanciulle , modeste di sguardo, bellissime di occhi, come bianche perle celate....." ( XXXVII, 40 - 50 ). Nei " giardini di Eden " ci saranno " frutta abbondanti e bevande ... " ( XXXVIII, 49 - 52). Per l'eternità " saran fatti circolare fra loro vassoi d'oro e coppe....." (XLIII, 71 - 73). "I timorati di Dio staranno in un luogo sicuro tra giardini e fontane, rivestiti di seta e di broccato... " (XLIV, 51 - 55). I beati " staranno in Giardini tra fonti d'acqua " ( LI, 15) ; saranno riuniti a quanti , fra i loro discendenti, avranno creduto ( LII, 21) ; saranno forniti , oltre che di frutta, di carne (LII, 22) ; saranno serviti da giovani " come perle nascoste" (LII, 24) ;saranno costituiti "in seggio di Verità, presso un Re potentissimo ! " (LIV, 55). Il paradiso di delizie è descritto anche nella sura LV (46-76). Nei Giardini "molti vi saranno degli antichi, pochi là vi saranno dei moderni" (LVI, 13-14) e sentiranno gridare "Pace! Pace!" (LVI, 25-26). Sui loro volti si vedrà un luminoso fiorire della gloria (LXXXIII, 24) e si abbevereranno alla stessa fonte dei Cherubini (LXXXIII, 25-28).

Nell'induismo[modifica | modifica wikitesto]

Nella tradizione induista esistono paradisi (svarga) o mondi celesti diversi, (sanscrito devaloka, "pianeta degli Dei"), in cui ogni dio accoglie i fedeli che hanno accumulato karma positivo e che li hanno adorati. Il paradiso è inteso come una tappa intermedia, differente dalla liberazione o "moksha"[4][5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Liverani, Agricoltura e irrigazione nell'Antico Oriente, in Storia della economia mondiale, a cura di Valerio Castronovo, Laterza - Il Sole 24 Ore, 2009, vol. I, p. 57.
  2. ^ http://www.jw.org/it/pubblicazioni/riviste/g201301/cosa-%C3%A8-il-paradiso/#?insight[search_id]=44bd45b9-b1b7-4e79-a525-9de310617d30&insight[search_result_index]=1
  3. ^ Enciclopedia delle religioni, Valecchi
  4. ^ Anna Dallapiccola, Induismo. Dizionario di storia, cultura, religione,Pearson Paravia Bruno Mondadori, 2005
  5. ^ Jean L. Herbert, L'induismo vivente, Edizioni Studio Tesi, 1985, pag. 40

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