Fantascienza soft

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Fantascienza soft (dall'inglese soft science fiction, abbreviata in soft SF), come il suo complementare opposto fantascienza hard, è un termine descrittivo che indica il ruolo e la natura del contenuto della scienza in una storia fantascientifica. Il termine apparve per la prima volta tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta del Novecento e indicava la fantascienza non basata su ingegneria o "scienze dure" (per esempio fisica, astronomia o chimica), ma sulle "scienze molli" o "soft" e in particolare sulle scienze sociali (antropologia, sociologia, psicologia, scienze politiche, e così via).[1] Un altro senso è la fantascienza più interessata a personaggi, società o altre idee speculative e temi che non sono legati in modo centrale alle speculazioni scientifiche o ingegneristiche.[1] La fantascienza soft ambienta spesso le sue storie nel prossimo futuro e dimostra più interesse per lo "spazio interiore" ("inner space").[2]

In The Encyclopedia of Science Fiction, Peter Nicholls scrive che "soft SF" non è un "punto molto preciso della terminologia fantascientifica" e che il contrasto tra duro e morbido è "talvolta illogico."[3] In effetti, i confini tra "hard" e" soft" non sono né definiti né universalmente accettati, quindi non esiste uno standard unico di "durezza" o "morbidezza" scientifica. Alcuni lettori potrebbero considerare un segno di "morbidezza" qualsiasi deviazione rispetto al possibile o al probabile (ad esempio, viaggi più veloci della luce o poteri paranormali). Altri potrebbero vedere un accento sul personaggio o sulle implicazioni sociali del cambiamento tecnologico (per quanto possibile o probabile) come un allontanamento dalle questioni scientifiche-ingegneristiche-tecnologiche che a loro parere dovrebbe essere al centro della fantascienza hard. Data questa mancanza di standard oggettivi e ben definiti, "fantascienza soft" non indica un genere o un sottogenere della fantascienza, ma una tendenza o qualità: uno dei due poli di un asse che ha nell'altro polo la "fantascienza hard".

La definizione di fantascienza soft viene talvolta utilizzata in senso peggiorativo quando è applicata a storie di fantascienza che non impiegano la scienza in maniera rigorosa o che non sono considerate propriamente di fantascienza. Talvolta viene anche utilizzata come sinonimo della New Wave, un movimento emerso negli anni sessanta e settanta che ha profondamente rivoluzionato la fantascienza in senso umanistico.

Ray Bradbury è citato in genere come un buon esempio di scrittore di fantascienza soft. Nelle sue storie brevi raccolte in R is for Rocket e Cronache marziane fa uso di temi comuni alla fantascienza hard, come i viaggi spaziali o le colonie marziane, focalizzandosi però sulle sensazioni evocate da questi temi.

Dune, di Frank Herbert, è spesso considerata un'altra opera di fantascienza soft, sebbene i suoi fan non utilizzino di certo questo termine con alcuna accezione negativa.

Un altro esempio di autore di fantascienza soft è Ursula K. Le Guin: il suo ciclo dell'Ecumene descrive molto raramente tecnologie più complesse di quelle odierne e si focalizza sui sentimenti umani servendosi della caratterizzazione tipica della fantascienza soft.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Science Fiction Citations: Soft Science Fiction
  2. ^ The evolution of science fiction nell'Enciclopedia Britannica online
  3. ^ (EN) John Clute, David Langford e Peter Nicholls (a cura di), Soft SF in The Encyclopedia of Science Fiction, III edizione online, 2011-2014.

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