Fantascienza

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Copertina della rivista Amazing Stories (settembre 1928) che riporta in evidenza la dicitura "Scientifiction", da cui è derivato il termine "science fiction".

La fantascienza è un genere di narrativa popolare di successo sviluppatosi nel Novecento, che ha le sue radici nel romanzo scientifico. Dalla letteratura la fantascienza si è presto estesa agli altri mass media, anzitutto il cinema, quindi i fumetti e la televisione.[1]

La fantascienza ha come tema fondamentale l'impatto di una scienza e/o una tecnologia – attuale o immaginaria – sulla società e sull'individuo. I personaggi, oltre che esseri umani, possono essere alieni, robot, cyborg, mostri o mutanti; la storia può essere ambientata nel passato, nel presente o, più frequentemente, nel futuro.[2]

Il termine è usato, in senso più generale, in riferimento a qualsiasi tipo di letteratura di fantasia che includa un fattore scientifico, comprendendo a volte ogni genere di racconto fantastico; un certo grado di plausibilità scientifica rimane tuttavia un requisito essenziale.[3]

L'espressione inglese science fiction fu coniata da Hugo Gernsback nel 1926. Gernsback inizialmente chiamò questo genere di storie scientific fiction.[4] L'espressione poi si contrasse in scientifiction, per ridursi all'attuale science fiction (tra gli anglosassoni è oggi popolare anche l'abbreviazione Sci-Fi). La traduzione italiana fantascienza, attraverso un calco linguistico, è attribuita a Giorgio Monicelli nel 1952.[5]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della fantascienza.

La data di nascita della fantascienza per convenzione è fissata al 5 aprile del 1926, quando uscì negli Stati Uniti la prima rivista di fantascienza, Amazing Stories, diretta da Hugo Gernsback, ma al genere possono essere ascritte numerose opere precedenti, dal Frankenstein di Mary Shelley ai romanzi di Jules Verne e H. G. Wells.

Prima della fantascienza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Viaggio immaginario.
Un immaginario veicolo volante alimentato da elettricità statica, dal frontespizio del libro Le philosophe sans prétention di Louis Guillaume de La Follie, Parigi, Clousier, 1775.

Prima della fantascienza esistevano i resoconti dei viaggiatori. Da qualche parte, lontano da qui, in qualche angolo inesplorato del mondo, esistevano strane culture, fauna e flora esotiche, a volte persino mostri marini.

La fantascienza vera e propria vide i suoi albori solo dopo la nascita della scienza moderna, in particolare dopo le rivoluzioni avvenute nel campo dell'astronomia e della fisica nel corso del Seicento. Fianco a fianco con l'antico genere della letteratura fantastica (oggi chiamata anche fantasy), vi erano notevoli precursori, tra i quali:

Il più rilevante esempio rimane però il romanzo Frankenstein di Mary Shelley, del 1818. Brian Aldiss, nel suo libro Billion Year Spree, sostiene che Frankenstein rappresenta "il primo lavoro seminale al quale l'etichetta di fantascienza può essere logicamente appiccicata". È anche il primo esempio del cliché dello "scienziato pazzo". Un altro romanzo avveniristico di Mary Shelley, L'ultimo uomo (The Last Man), è spesso citato come la prima vera storia di fantascienza.

La prima fantascienza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Romanzo scientifico.
Tripode alieno illustrato nell'edizione francese del 1906 de La guerra dei mondi di H. G. Wells
Una città del futuro illustrata per il romanzo La fin du monde di Camille Flammarion, 1894

La fantascienza in Europa inizia propriamente alla fine del XIX secolo con il romanzo scientifico (scientific romance), di cui un esponente di spicco fu Jules Verne (18281905), per il quale la scienza era piuttosto sul livello dell'invenzione, come pure le storie di critica sociale orientate alla scienza di H. G. Wells (18661946).

Wells e Verne non furono privi di concorrenti nello scrivere la prima fantascienza: racconti e romanzi brevi con temi di immaginazione fantastica apparvero nei quotidiani per tutta la fine dell'Ottocento, e molti utilizzavano idee scientifiche come espediente per l'immaginazione. Erewhon è un romanzo di Samuel Butler pubblicato nel 1872 sul concetto che le macchine potessero un giorno diventare senzienti e supplenti della razza umana. Malgrado sia più conosciuto per altre opere, sir Arthur Conan Doyle scrisse anch'egli di fantascienza. L'unico libro col quale Charles Dickens si avventurò nel territorio della speculazione scientifica e negli strani misteri della natura fu il romanzo Casa desolata (Bleak house, 1852), nel quale faceva morire uno dei personaggi di combustione umana spontanea (dopo avere svolto minuziose ricerche sulla casistica del fenomeno).

Wells e Verne avevano entrambi un bacino di lettori internazionale e influenzarono numerosi scrittori, in particolare in America, dove ben presto nacque fantascienza indigena. Molti scrittori britannici inoltre trovarono più lettori nel mercato americano, scrivendo in uno stile americanizzato.

Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov, uno dei due fondatori del bolscevismo, medico, sperimentatore, filosofo ed economista, fu il più importante scrittore fantascientifico russo prima della rivoluzione del 1917,[6] autore del popolare romanzo La stella rossa (Красная звезда Krasnaja zvezda, 1908) e del suo seguito L'ingegner Menni (Inžener Menni, 1912), ambientati in un pianeta Marte dalla società socialista utopica.

Nel 1924 fu pubblicato il romanzo Noi del russo Evgenij Ivanovič Zamjatin, considerato il precursore di molti successivi romanzi distopici.

La science fiction, come fenomeno letterario di massa, è fatta risalire alla pubblicazione negli Stati Uniti del primo numero di Amazing Stories (Storie sorprendenti), il 5 aprile del 1926. Hugo Gernsback, il fondatore della rivista, nell'editoriale annunciava di voler pubblicare: “… Quel tipo di storie scritte da Jules Verne, H. G. Wells ed Edgar Allan Poe – un affascinante romanzo fantastico, in cui si mescolino fatti scientifici e visioni profetiche… “.[7]

Il successivo grande scrittore britannico di fantascienza dopo H. G. Wells fu Olaf Stapledon (18861950), le cui quattro opere maggiori (Last and First Men, 1930; Odd John, 1935; Star Maker, 1937; Sirius, 1940) introdussero una miriade di idee che furono presto adottate da altri scrittori.

Più tardi, le opere di John Wyndham (19031969) guadagnarono l'acclamazione del pubblico dei lettori e della critica. Wyndham, che firmava con una quantità di pseudonimi, amava definire la fantascienza come una logical fantasy. Prima della seconda guerra mondiale, Wyndham scrisse quasi esclusivamente per i pulp magazine americani, ma nel dopoguerra divenne noto al grande pubblico, anche al di fuori dell'ambito degli appassionati, a partire dal suo romanzo Il giorno dei trifidi (The Day of the Triffids, 1951).

Anni quaranta: l'epoca d'oro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Epoca d'oro della fantascienza.

La prima fantascienza aveva una forte base avventurosa ed era caratterizzata dalla "meraviglia" per i progressi della scienza (si era nell'epoca dell'avvento dell'elettricità), ma dagli anni quaranta cominciò a occuparsi più delle ripercussioni del progresso scientifico che non delle ipotetiche conquiste della scienza in se stesse.

Questi anni sono dominati da John W. Campbell, che alla fine del 1937 assunse la direzione della rivista Astounding Stories nella quale ospitò tutti gli autori della cosiddetta Golden Age (Età dell'oro), quali A. E. Van Vogt, Isaac Asimov, Robert A. Heinlein, Clifford D. Simak, Ray Bradbury, Theodore Sturgeon: per quanto l'"epoca d'oro" vera e propria la si consideri terminata negli anni cinquanta, questi scrittori sarebbero diventati i "mostri sacri" a cui si sarebbero rifatti gli autori successivi, compresi quelli degli anni sessanta, anche solo per contestarli o farne la satira.

Secondo i critici degli anni cinquanta, la caratteristica della fantascienza americana era l'estrapolazione[8], ovvero il riconoscimento, sulla base di alcuni elementi, di una tendenza in atto per proiettarla nei suoi sviluppi futuri, non tanto con lo scopo di prevedere il futuro come farebbe la futurologia, quanto per discutere fenomeni del presente estremizzandoli in un contesto ipotetico. Altri spunti critici[8] mettono invece in luce il (prevalente) riferimento al "sense of wonder" ("la meraviglia"), che fa appello ad un analogo della "volontaria sospensione dell'incredulità" di cui parlava il poeta Coleridge ("Quella volontaria e momentanea sospensione dell'incredulità che costituisce la fede poetica").[9]

Anni cinquanta: tra sociologia e letteratura[modifica | modifica sorgente]

Illustrazione per la rivista Amazing Stories, maggio 1959

Gli anni cinquanta segnano per la fantascienza americana un notevole cambiamento: all'atteggiamento fiducioso e ottimistico nei confronti della scienza, a causa della bomba atomica si sostituisce un approccio più angosciato. La guerra fredda, la società dei consumi, la paura del diverso (sia esso il comunista o il nero, a causa delle lotte per i diritti civili), la società di massa americana dominata da pubblicità e televisione (significativa fu la vittoria alle elezioni del 1952 di Dwight D. Eisenhower su Adlai Stevenson: nonostante Stevenson fosse candidato più colto e brillante, l'apparato pubblicitario scatenato per sostenere Eisenhower lo portò alla vittoria): tutti temi centrali per quella che verrà a lungo chiamata "fantascienza sociologica".

Rappresentanti più importanti di questa tendenza sono la coppia Frederik Pohl e Cyril M. Kornbluth, Robert Sheckley, Richard Matheson, Walter M. Miller, jr. nonché la prima produzione di Philip K. Dick.

Ma accanto a questa linea sociologica, che usa la fantascienza come strumento di critica della società americana e dei suoi eccessi, ce n'è un'altra, che s'incarna soprattutto nella figura del grande editor e scrittore Anthony Boucher, che si sforza di promuovere una migliore qualità letteraria in fantascientienza. Suo discepolo è Philip K. Dick, ma a questa tendenza appartengono anche altri scrittori che esplodono in questo decennio, come Fritz Leiber (che insegnava Shakespeare in un college) o Cordwainer Smith (coltissimo discendente di una potente famiglia americana, cresciuto in Cina e imbevuto della cultura di quel paese); le esperienze, le invenzioni, le scoperte e le soluzioni stilistiche di questi scrittori apriranno la strada ai discepoli, negli anni sessanta, della "New Wave".

Anni sessanta: la New Wave[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi New Wave (fantascienza).

La rivoluzione nella fantascienza fu portata avanti sui due lati dell'Atlantico: nel Regno Unito c'era il gruppo di scrittori legati alla rivista New Worlds, tra cui spiccava James G. Ballard, ma che contava anche altri talenti come Brian W. Aldiss, John Brunner e Michael Moorcock. Negli Stati Uniti la figura di riferimento diventò il provocatorio e dissacrante Harlan Ellison, innovativo autore di racconti e curatore di due antologie (intitolate Dangerous Visions e Again, Dangerous Visions) che smossero le acque fin troppo ferme del genere con argomenti scottanti: il sesso, le droghe, il femminismo,[10] il razzismo, il Vietnam, ecc. Nelle antologie di Ellison ci sono nomi importanti della nuova fantascienza americana: Robert Silverberg, Philip José Farmer, Philip K. Dick, Roger Zelazny, Samuel R. Delany, Norman Spinrad, R. A. Lafferty, Joanna Russ, Ursula K. Le Guin, Gene Wolfe, Kate Wilhelm.

La fantascienza della New Wave fu il prodotto di due tendenze che s'incrociavano creando un equilibrio instabile:

  • una ricerca letteraria che spinge molti scrittori a rifarsi ai modelli della letteratura modernista e alle avanguardie del postmodernismo, quindi a non scrivere nello stile da best seller (letteratura di consumo) tipico fino a quel momento di molta letteratura fantascientifica (e il migliore rappresentante di questa tendenza è il più sofisticato e letterario tra gli scrittori americani, Thomas Disch);
  • una ben precisa volontà di andare a toccare temi tabù che erano stati assenti per anni dalle riviste di fantascienza: non a caso questo è il momento in cui s'inseriscono autori neri, come Delany, o donne, come la Russ o la Le Guin, o dichiaratamente gay, come Thomas Disch e ancora Delany.

Se da un lato la nuova ondata (questo il significato letterale di New Wave) costrinse finalmente il mondo accademico – non solo negli Stati Uniti – ad occuparsi della fantascienza (pur tra resistenze e incomprensioni) - è in questo periodo che nascono le prime riviste accademiche di critica sulla fantascienza, Science-Fiction Studies, Foundation ed Extrapolation,[11][12] - dall'altro la sofisticazione letteraria di queste opere portò alla presa di distanza di molti fan della fantascienza tradizionale degli Asimov e degli Heinlein.

Anni settanta[modifica | modifica sorgente]

Alcuni fan travestiti da personaggi della saga di Guerre stellari

Il decennio successivo fu caratterizzato dalla continuazione dell'attività della New Wave: soprattutto Ballard scrisse in questo periodo la sua trilogia fondamentale, Crash, Il Condominio (High Rise) e L'isola di cemento (The Concrete Island). Entrò in crisi invece Philip K. Dick, per problemi di droga ed esistenziali, che lo portarono a una pausa nella sua produzione fino alla seconda metà del decennio. L'impatto innovativo della New Wave poco a poco si attenuò: i singoli autori andarono ciascuno per la propria strada.

Il fenomeno degli anni settanta fu da un lato l'emergere di numerose scrittrici, sempre più interessate ai temi del femminismo e più in generale dell'identità femminile.[10] Tra le figure dominanti spiccarono Joanna Russ e Ursula K. Le Guin, Marion Zimmer Bradley, Doris Lessing (autrice che proveniva da altre esperienze, ma che negli anni settanta scrisse il monumentale ciclo fantascientifico di Canopus in Argos: Archives). A queste va aggiunta Alice Sheldon, una notevole autrice che fino al 1977 si era nascosta dietro lo pseudonimo maschile di James Tiptree Jr..

A metà degli anni settanta il cinema di fantascienza condusse ad un arretramento culturale col travolgente successo di Guerre stellari di George Lucas. Questa saga riportava infatti alla space opera degli anni quaranta e richiamava alcuni elementi di sword and sorcery (fu coniato per essa il termine ibrido science fantasy[13] e alcuni commentatori si sono azzardati a dichiarare che si tratta di una fiaba riverniciata di fantascienza). Il successo clamoroso della serie sancì la morte della ricerca stilistica e contenutistica, sostituita dal ritorno alla fantascienza di intrattenimento. Le avanguardie, in fantascienza come altrove, furono una volta ancora sostituite del "mercato".

Anni ottanta: il cyberpunk[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cyberpunk.

A dominare la scena nei primi anni ottanta fu l'ondata cyberpunk. Il nuovo spazio da esplorare, dopo quello esterno tra le stelle e quello interiore della psiche, fu quello virtuale delle tecnologie informatiche e di telecomunicazione. Si può dire che Internet sia stata profetizzata (anche se già ne esisteva una prima forma pionieristica) nel 1984 dal romanzo più celebrato del cyberpunk, Neuromante di William Gibson con il suo cyberspazio. Anche il cyberpunk fu lanciato da un'antologia di racconti, Mirrorshades, curata dall'intraprendente scrittore e giornalista Bruce Sterling.[14]

Sulla scia dell'ondata cyberpunk si assistette ad un rinnovato interesse accademico per la fantascienza (vista come un'area confinante con la letteratura postmoderna), all'esplodere dell'immaginario fantascientifico nel nuovo ambito dei videogiochi, ma soprattutto ad un rinnovato interesse da parte del cinema di Hollywood, che cominciò a realizzare, complici le nuove tecnologie digitali, film sempre più spettacolari spesso basati, direttamente o indirettamente, sui classici del genere. Le avanguardie furono una volta ancora sostituite del "mercato".

L'ondata cyberpunk durò meno della New Wave, soprattutto a causa dell'affievolirsi dell'ispirazione dell'autore più dotato, William Gibson. Altri autori del movimento si affermarono in modo più o meno duraturo, come Lucius Shepard, Kim Stanley Robinson, Rudy Rucker, Lewis Shiner. A margine del movimento cyber si pose una tra le più interessanti autrici di quegli anni, la sofisticata e letteraria Pat Cadigan, mentre ne era del tutto al di fuori l'altra figura di spicco della scrittura al femminile, l'afroamericana Octavia Butler.

Anni novanta[modifica | modifica sorgente]

Il periodo fu caratterizzato da una forte ripresa della fantascienza britannica, tanto che alla fine del decennio si parlò di un vero e proprio "British Boom", legato all'attività di nuovi autori quali Iain Banks, Ken MacLeod, M. John Harrison e infine il più giovane, China Miéville.

Negli Stati Uniti si assistette invece a un declino delle vendite di tali proporzioni che alcuni scrittori cambiarono genere: un vecchio leone come Thomas M. Disch, si riciclò brillantemente nell'horror con la sua Minnesota Supernatural Series; Robert Sheckley tentò di passare al giallo (come aveva già fatto negli anni sessanta), ma senza grandi risultati; Patricia Anthony, una delle autrici più promettenti, dalla fantascienza passò al fantasy; Jonathan Lethem, considerato da alcuni l'unico vero erede di Philip K. Dick, passò alla letteratura mainstream.

Tutto questo avvenne nel momento in cui temi, idee, immagini, luoghi, trame della fantascienza comparivano sempre più spesso anche al di fuori del genere, e si parlò di un genere avantpop che pescava dalla fantascienza, dal giallo, dal western, dall'horror. Oltre alla prima produzione di Lethem, buon rappresentante di questa tendenza fu uno degli scrittori giovani, Matt Ruff.

Anche in Gran Bretagna la ripresa della letteratura fantascientifica si legò a fenomeni d'ibridazione, che fecero parlare di New Weird, o di weird fiction, o slipstream. China Miéville, ad esempio, nei suoi romanzi mescolò fantasy, horror, gotico, fantascienza e (in dosi massicce) i giochi di ruolo.

La fantascienza in lingua italiana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della fantascienza italiana.

La protofantascienza italiana[modifica | modifica sorgente]

Ancora prima della nascita del termine fantascienza, a partire dagli ultimi anni del XIX secolo appaiono in Italia racconti e romanzi brevi di contenuto fantascientifico nei supplementi domenicali dei quotidiani, nelle riviste letterarie, in collane popolari ed opere antologiche. Gli autori sono tra i protagonisti della letteratura popolare dell'epoca, come Emilio Salgari e Yambo,[15] ma anche note figure della letteratura, tra i quali Massimo Bontempelli, Luigi Capuana, Guido Gozzano, Ercole Luigi Morselli. Già prima di questi vi sono però degli interessanti quanto poco conosciuti esempi, come la Storia filosofica dei secoli futuri di Ippolito Nievo del 1860.

La nascita ufficiale (1952)[modifica | modifica sorgente]

L'anno ufficiale di nascita della fantascienza in Italia è considerato generalmente il 1952, con il primo numero della rivista Scienza Fantastica, avventure nello spazio, tempo e dimensione e nello stesso anno della rivista Urania. A queste prime pubblicazioni ne seguono altre, generalmente di breve vita, non tutte con storie avventurose in cui non mancano classici elementi come gli alieni dalla carnagione verde, armi a raggi, astronavi ed eroine scollate, in puro stile pulp.

La rivista Oltre il cielo, diretta dall'ing. Cesare Falessi, affiancava lavori di science fiction al consueto novero di articoli sull'aviazione e l'astronautica. Poi nel 1957 si affianca alla guida della rivista "Oltre il cielo" l'ingegnere Armando Silvestri che nell'anteguerra, nel 1938, aveva ideato, ma senza successo concreto, il progetto per una rivista quadrimestrale, Avventure dello spazio, che però non trovò mai il favore di un editore.

A testimonianza dell'aderenza del pubblico al canone da poco sviluppatosi oltreoceano, gli scrittori italiani pubblicano i loro racconti sotto pseudonimi rigorosamente anglosassoni: Gianfranco Briatore diventa John Bree; Ugo Malaguti si firma Hugh Maylon; Luigi Naviglio, Louis Navire; Roberta Rambelli è Robert Rainbell, al maschile; Carlo Bordoni, Charley B. Drums.

All'inizio degli anni sessanta, con Futuro – a cura di Lino Aldani già noto sotto lo pseudonimo di N. L. Janda, Massimo Lo Jacono già conosciuto sotto lo pseudonimo di L. J. Mauritius e Megalos Diekonos, e Giulio Raiola – la science fiction italiana acquista tuttavia un respiro internazionale, che avrà però corta durata (solo otto numeri mensili, fra il maggio-giugno 1963 e il novembre 1964).

Negli anni sessanta il numeroso pubblico degli appassionati diede vita a numerose fanzine, il più delle volte pubblicate a ciclostile in poche centinaia di copie, che costituirono un momento di passaggio per futuri scrittori come Vittorio Curtoni e Paolo Brera.

Il ruolo di Urania[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Urania (collana).

Sempre nel 1952 la casa editrice Mondadori lancia una rivista ed una collana di romanzi, ispirandosi alla musa dell'astronomia: Urania. Primo direttore: Giorgio Monicelli, che conia anche il termine italiano "fantascienza".[5] La rivista chiude dopo appena un anno, mentre i suoi romanzi a cadenza quindicinale riscuotono un grande successo. Negli anni sessanta le copertine sono disegnate da Karel Thole, mentre la direzione della collana viene assunta da Fruttero & Lucentini.

Il ruolo di Urania nella diffusione della letteratura fantascientifica tra gli italiani è rilevante: molti scrittori di fantascienza come Asimov, Ballard, Dick, Le Guin ed altri furono pubblicati per la prima volta in questi libri dal cerchio rosso in copertina.

La collana ha inoltre istituito a partire dal 1989 un noto premio letterario per autori italiani di fantascienza, che ha l'indubbio merito di aver scoperto e lanciato autori come Luca Masali e Valerio Evangelisti.

La fantascienza online[modifica | modifica sorgente]

Con l'eccezione di Urania, oggi la letteratura di fantascienza è praticamente scomparsa dalle edicole italiane, avendo ceduto molto terreno ai generi fantasy e horror. Il ruolo di riviste come Robot (tuttora pubblicata) è stato parzialmente ripreso dalle pubblicazioni sul Web (riviste e fanzine), che raggiungono migliaia di lettori. Le più popolari sono Delos e il Corriere della Fantascienza che sono parte del portale Fantascienza.com e Intercom. Le riviste online raggiungono non soltanto il tradizionale lettore della narrativa di fantascienza, ma coinvolgono anche chi è appassionato a questo genere in altre forme, come cinema, fumetti e soprattutto serie televisive. In questo senso le riviste online contribuiscono in qualche misura ad avvicinare alla letteratura chi non la conosceva, dando un impulso, anche se di proporzioni tutte da verificare, allo sviluppo di nuove generazioni di lettori. Siti web, blog, forum, newsgroup e mailing list inoltre contribuiscono in questa direzione grazie alla creazione di grandi comunità di appassionati e al conseguente scambio di esperienze e di consigli di lettura, allargando quello che prima degli anni novanta era, sebbene in misura molto minore e qualitativamente diversa, il fenomeno del fandom.

La fantascienza cinematografica italiana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cinema italiano di fantascienza.

Il film di Paolo Heusch La morte viene dallo spazio, del 1958, è spesso indicato come la prima pellicola fantascientifica (non farsesca) del cinema italiano; narra della minaccia al pianeta Terra portata da una pioggia di asteroidi, con precisi riferimenti al cinema americano ed effetti speciali di Mario Bava. Totò nella luna, dello stesso anno, è stato visto come la risposta comica a questo film. In precedenza c'erano stati altri film farseschi: la commedia Mille chilometri al minuto (1939) di Mario Mattoli (uno dei primi voli verso il pianeta Marte, anche se s'interrompe quasi sul nascere) e Baracca e burattini, una commedia musicale del 1954, con la regia di Sergio Corbucci. Di una certa rilevanza per il genere, la tetralogia della stazione spaziale Gamma 1, del 1965, diretta da Antonio Margheriti.

Generi e filoni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Generi e filoni della fantascienza.
Copertina della rivista Amazing Stories Quarterly, estate 1928

Malgrado la fantascienza sia stata un tempo incentrata anzitutto "sulla scienza", all'interno e ai confini di questo tipo di narrativa si è evoluta una grande varietà di generi e sottogeneri, con la commistione sempre più frequente della fantascienza con il fantasy e l'horror, tanto che alcuni autori e critici utilizzano di preferenza l'espressione speculative fiction (narrativa speculativa) per descrivere complessivamente il fenomeno e altri utilizzano il termine slipstream intendendo il fantastico, cioè quella forma letteraria estremamente ampia che utilizza l'immaginario, il surreale e tutto ciò che non è mimetico della realtà, per dare maggior impatto ad un messaggio radicato nella visione politica, ideologica del reale.

Vi possono essere molti modi diversi per tentare di classificare un'opera di fantascienza; non di rado un'opera o un autore utilizzano vari temi contemporaneamente e si possono collocare all'interno di più categorie. Una prima classificazione, puramente convenzionale, viene spesso effettuata tra fantascienza hard o tecnologica (hard science fiction) e fantascienza soft (soft science fiction), dove la prima si occupa con verosimiglianza degli aspetti tecnologici, la seconda rivolge il suo interesse ai temi umanistici e sociologici.

Un genere avventuroso molto popolare è la space opera (in particolare quella militare), a base di astronavi e battaglie spaziali, che ha avuto un notevole influsso anche nella tv e nel cinema, da Star Trek a Guerre stellari. Altre storie di forte presa sul pubblico sono quelle apocalittiche o post apocalittiche, che descrivono in termini drammatici la fine del mondo o della civiltà.

Movimenti che hanno introdotto nuovi fermenti nel panorama fantascientifico sono stati prima la New Wave negli anni sessanta, poi il cyberpunk negli anni ottanta; quest'ultimo ha generato tutta una serie di sotto-filoni fino ai giorni nostri, e ad esso si affianca lo steampunk. Le opere contemporanee di fantapolitica, le utopie e le distopie vengono a loro volta fatte rientrare nel genere fantascientifico, come pure le ucronìe, dove le vicende sono ambientate in una immaginaria linea temporale del passato, una "storia alternativa".

Temi tipici[modifica | modifica sorgente]

L'esplorazione dello spazio interplanetario è uno dei temi classici della fantascienza

Vi sono alcuni temi particolarmente sfruttati nelle storie di fantascienza. Anzitutto lo spazio: la sua conquista, l'esplorazione e la sua colonizzazione, il viaggio interstellare (in genere con astronavi più veloci della luce) è stato per lungo tempo uno dei temi più popolari, ed in buona parte rimane tale. Lo spazio tuttavia può essere visto anche come un pericolo per l'umanità, un luogo ignoto e misterioso da cui possono prevenire terribili minacce, come un corpo celeste che minaccia la Terra o una invasione aliena. L'esistenza di forme di vita e di intelligenze extraterrestri (maligne o benigne), assieme alla possibilità di stabilire con esse un primo contatto, sono soggetti ritenuti particolarmente affascinanti dagli autori e dai loro lettori, vista la mole di opere che vi sono state dedicate. Dalla fine degli anni cinquanta, con la nascita dell'ufologia, anche gli UFO sono un elemento molto presente nelle opere popolari. Dagli anni sessanta lo sono anche le facoltà paranormali e la parapsicologia.

Il viaggio nel tempo è un tema classico già a partire dalla fine dell'Ottocento, con La macchina del tempo di H. G. Wells. A propria volta, la teoria sull'esistenza di dimensioni parallele offre innumerevoli spunti narrativi per le più diverse trame. La possibilità ipotetica di creare vita artificiale, presente in miti e leggende e nel Frankenstein, mantiene intatto ed accresce il suo fascino grazie all'interesse sviluppato per l'intelligenza artificiale e con la creazione di robot, cyborg e androidi ad imitazione dell'essere umano. Questo tema è spesso legato a quello della ribellione della macchina. Verso la fine del Novecento, dopo la rivoluzione informatica, tra gli ambienti da esplorare si è aggiunta la realtà virtuale e in particolare il cyberspazio. La trascendenza dalla condizione umana, così spesso trattata a livello filosofico e religioso, è divenuta a sua volta un tema fantascientifico, soprattutto in relazione alle modificazioni della genetica, come le mutazioni o la clonazione, e alle biotecnologie in generale.

Cinema di fantascienza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cinema di fantascienza.

Benché il cinema di fantascienza venga spesso riconosciuto come genere autonomo solo a partire dagli anni cinquanta, l'elemento del fantastico era ben presente fin dagli esordi della settima arte. Il neonato cinema viene scoperto infatti come un mezzo che permette di portare sullo schermo non solo la realtà quotidiana, ma anche per visualizzare i sogni, le fantasie dell'essere umano, in modo da suscitare stupore e meraviglia nello spettatore. Tra i primissimi esempi Viaggio nella Luna[16] del 1902 di Georges Méliès, seguito a breve distanza da Viaggio attraverso l'impossibile. Lo stesso Méliès è anche l'inventore dei primi effetti speciali.

Per circa mezzo secolo sarebbero quindi uscite una serie di opere che verranno definite solo a posteriori come fantascienza, ma sono più che altro appartenenti al genere avventuroso di ambientazione esotica, venato di fantastico e condito di dettagli pseudoscientifici. Fanno eccezione poche pellicole, a cominciare dal celeberrimo Metropolis (1927), di Fritz Lang o La vita futura di William Cameron Menzies del 1936. Queste opere forniranno ispirazione per le produzioni successive, quali Aelita (primo kolossal sovietico), King Kong, Frankenstein, Il cervello mostro, La maschera di Fu Manchu, L'isola delle anime perdute, per citarne alcuni tra i più noti e suggestivi.

Il cinema di fantascienza ha esplorato una grande varietà di soggetti e temi, molti dei quali non potrebbero essere facilmente rappresentati in alcun altro genere. Questi film sono stati utilizzati, oltre che per intrattenere lo spettatore, per esplorare delicati temi sociali e politici. Attualmente le produzioni fantascientifiche puntano molto sull'azione e sono in prima linea riguardo all'uso degli effetti speciali. La platea si è abituata alla rappresentazione di realistiche forme di vita aliene, spettacolari battaglie spaziali, armi ad energia, viaggi più veloci della luce e paesaggi di lontani mondi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Inoltre la radio, i giochi di ruolo e i videogiochi. Nelle arti figurative è rappresentata soprattutto dall'illustrazione fantascientifica legata al mercato editoriale.
  2. ^ Per altre definizioni di autori celebri vedi (EN) Definitions of Science Fiction. URL consultato il 27 settembre 2011.
  3. ^ "Le storie di fantascienza sono quelle in cui un qualche aspetto di scienza futura o di alta tecnologia è così integrale alla storia che, se togli la scienza o la tecnologia, la storia collassa." (EN) "Science fiction stories are those in which some aspect of future science or high technology is so integral to the story that, if you take away the science or technology, the story collapses." Ben Bova, Craft of Writing Sci. Fict. that Sells ii. 6, 1994. Tratto da Science Fiction Citations
  4. ^ (EN) Hugo Gernsback, How to Write "Science" Stories in Writer's Digest, 1930., un breve articolo che è probabilmente il primo a parlare di come si scrive la fantascienza.
  5. ^ a b Urania n. 1, 1952. Qualche mese prima Lionello Torossi aveva proposto l'espressione scienza fantastica. Giuseppe Lippi, Il senso del futuro. Il tempo nella fantascienza in Giuseppe Ardrizzo (a cura di), L'esilio del tempo: mondo giovanile e dilatazione del presente, Roma, Meltemi Editore srl, 2004, p. 203, ISBN 978-88-8353-282-5.
  6. ^ Fabio Giovannini e Marco Minicangeli, Storia del romanzo di fantascienza: guida per conoscere (e amare) l'altra letteratura, Castelvecchi, 1998, p. 32, ISBN 978-88-8210-062-9. URL consultato il 10 giugno 2013.
  7. ^ Vittorio Curtoni, Le frontiere dell’ignoto. Vent’anni di fantascienza italiana, Milano, Editrice Nord, 1977, p. 9. In questa sua analisi preparatoria al discorso teorico che seguirà, Curtoni cita ben due volte Carlo Pagetti, Il senso del futuro, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1970, p. 131-132.
  8. ^ a b *Riccardo Valla, Fantascienza e scienza, in Delos Science Fiction n.71, 2002
  9. ^ Samuel Taylor Coleridge, Biographia literaria, 1817 – capitolo XIV (rilevò che le opere teatrali cercavano di provocare quella volontaria e momentanea sospensione dell'incredulità che costituisce la fede poetica).
  10. ^ a b C.A. Corcos, Women's Rights and Women's Images in Science Fiction: A Selected Bibliography, 1998. URL consultato il 22 febbraio 2010.
  11. ^ Carlo Pagetti, La Fantascienza Inglese del '900: aspetti di una tradizione narrativa, 1981. URL consultato il 22 febbraio 2010.
  12. ^ Chronological Bibliography of Science Fiction History, Theory, and Criticism
  13. ^ Science Fantasy, An Introduction. URL consultato il 22 febbraio 2010.
  14. ^ Bruce Sterling (a cura di) - Mirrorshades, 1986
  15. ^ Riccardo Valla, La fantascienza italiana (seconda parte), 2000. URL consultato il 22 febbraio 2010.
  16. ^ In altri cortometraggi anteriori Méliès aveva già affrontato il tema della scienza fantastica, ispirandosi alla letteratura coeva, come ne La luna a un metro, del 1898.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia italiana di critica sulla fantascienza (elenco non esaustivo, in ordine alfabetico per autore), integrata con testi consultabili online:

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  • AA VV, Sulle forme letterarie di massa, Calibano n. 2, 1978
  • (EN) AA VV, The 100 Most Important People in Science Fiction/Fantasy, in Starlog special 100th issue, 1985
  • AA VV, Gli eredi del Capitano Nemo. La fantascienza e il fantastico dal Settecento ad oggi, Studio bibliografico Little Nemo, Torino 1993
  • AA VV, L'immaginario mutante, Synergon, Bologna 1997
  • AA VV, MIR – Men In Red, rivista di ufologia radicale n.1, 1998
  • Lino Aldani, La fantascienza, La Tribuna, Piacenza 1962
  • Brian W. Aldiss, Un miliardo di anni (Billion Year Spree, 1973), Sugar, Milano 1974
  • Kingsley Amis, Nuove mappe dell'inferno (New Maps of Hell, 1960), Bompiani, Milano 1962
  • Isaac Asimov, Guida alla fantascienza: 55 saggi critici, Mondadori, Milano, 1984
  • Luca Bandirali, Enrico Terrone, Nell'occhio, nel cielo. Teoria e storia del cinema di fantascienza, Torino, Lindau, 2008. ISBN 978-88-7180-716-4
  • (EN) Scott Bukatman, Terminal Identity, Duke, Durham 1993
  • Antonio Caronia, Domenico Gallo, Houdini e Faust, Baldini&Castoldi, Milano 1997
  • Vittorio Catani, Eugenio Ragone, Antonio Scacco, Il gioco dei mondi. Le idee alternative della fantascienza, Bari, Dedalo, 1985, ISBN 88-220-4514-9.
  • Vittorio Catani, Vengo solo se parlate di "Ufi", Delosbook 2004
  • Vittorio Catani, Mi sono perso col cosmo tra le mani, 2008 Delos Books
  • (EN) John Clute, Peter Nicholls, The Encyclopedia of Science Fiction, St. Martins Griffin, New York 1995. terza edizione online
  • Francesco Paolo Conte (a cura di), Grande Enciclopedia della Fantascienza, ed. Del Drago, Milano, (pubblicazione a fascicoli) 1980-1982 (indice)
  • Inisero Cremaschi, Cosa leggere di fantascienza, Bibliografica editrice, Milano 1979
  • Vittorio Curtoni, Le frontiere dell'ignoto, Nord, Milano 1977
  • Vittorio Curtoni, Giuseppe Lippi, Guida alla fantascienza, Gamma, Milano 1978
  • Gianfranco De Turris, Quarantacinque anni di fantascienza in Italia, 1971
  • Gianfranco de Turris, Claudio Gallo (a cura di), Le aeronavi dei Savoia – protofantascienza italiana 1891-1952, ISBN 88-429-1178-X
  • Paolo Dondossola, Fantascienza e libertà - gli archetipi letterari e il valore della diversità, in Culture – Annali dell'Istituto di Lingue della facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli studi di Milano, 2001
  • Christopher Evans, Come scrivere fantascienza (Writing Science Fiction, 1988), Ed. Nord, 1993
  • Franco Ferrini, Che cosa è la fantascienza, Ubaldini, Roma 1970
  • Franco Ferrini (a cura di), La musa stupefatta, D'Anna, Catania 1974
  • Franco Ferrini, Il ghetto letterario, Armando, Roma 1976
  • Carlo Fruttero, Franco Lucentini, L'ora di fantascienza, Einaudi, Torino 1982, ISBN 88-06-53439-4
  • Diego Gabutti, Fantascienza e comunismo, La Salamandra, Milano 1979
  • Domenico Gallo, Fantascienza italiana: la terra dei cactus
  • Fabio Giovannini, Cyberpunk e Splatterpunk, Datanews, Roma 1992
  • Fabio Giovannini e Marco Minicangeli, Storia del Romanzo di Fantascienza, Castelvecchi, 1998
  • Renato Giovannoli, La scienza della fantascienza, Bompiani, Milano 1991
  • Daniela Guardamagna, Analisi dell'incubo, Bulzoni, Roma 1980
  • James E. Gunn, Storia illustrata della fantascienza (Alternate Worlds – The Illustrated History of Science Fiction, 1975), Armenia, Milano 1979
  • (EN) James E. Gunn, The New Encyclopedia of Science Fiction, New York, Viking, 1988
  • Stanisław Lem, Micromondi, Editori riuniti (ISBN 88-359-3592-X)
  • Caterina Marrone, Le lingue utopiche, Stampa Alternativa&Graffiti, Viterbo 2004, Isbn 978-88-7226-815-5
  • Gianni Montanari, Ieri, il futuro, Nord, Milano 1977
  • Gianni Montanari, La fantascienza, Longanesi, Milano 1978
  • Piergiorgio Nicolazzini, La nuova fantascienza: dal cyberpunk allo slipstream, in Cyberpunk (a cura di F. Forte), Stampa Alternativa, Roma 1995
  • Carlo Pagetti, Il senso del futuro. La fantascienza nella letteratura americana, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1970, ISBN non esistente. Nuova edizione 2013 di Mimesis Edizioni, ISBN 978-88-575-1302-7* Carlo Pagetti, La fantascienza: la scienza come favola - la favola come ideologia, in Luigi Russo (a cura di), La Fantascienza e La Critica, Testi del convegno internazionale di Palermo, Feltrinelli, 1980
  • Carlo Pagetti, Nel laboratorio dei sogni, in Millelibri n. 45, settembre 1991
  • Carlo Pagetti, I sogni della scienza, Editori Riuniti, Roma 1993
  • Carlo Randone. Ghost in the machine - I computer nella fantascienza su fantascienza.net, URL consultato il 28-03-2008
  • Jacques Sadoul, Storia della fantascienza (Histoire de la science fiction moderne, 1973), Garzanti, Milano 1975
  • Robert Scholes, Eric S. Rabkin, Fantascienza. Storia-Scienza-Visione (Science Fiction. History-Science-Vision, 1977), Pratiche, Parma 1979
  • Sergio Solmi, Saggi sul fantastico, Einaudi, Torino 1978
  • Silvio Sosio, Definiscimi "fantascienza", in Delos Science Fiction n.40, ottobre 1998
  • Darko Suvin, Le metamorfosi della fantascienza. Poetica e storia di un genere letterario (Metamorphoses of Science-Fiction. On the Poetics and History of a Literary Genre, 1979), Il Mulino, Bologna, 1985
  • (EN) Darko Suvin, Positions and Presuppositions in Science Fiction, The Kent State University Press, Kent 1988
  • Darko Suvin, Fantascienza in Enciclopedia delle Scienze Sociali. URL consultato il 7 giugno 2011.
  • Riccardo Valla, La fantascienza italiana, in Delos Science Fiction n.54, marzo 2000
  • Ernesto Vegetti et al., Catalogo generale della Fantascienza, Fantasy e Horror in Italia
  • Nando Vitale, Roberto Callipari, Immagini dal cyberspazio, Stampa Alternativa, Roma 1993
  • Nando Vitale, Cyberguida, Datanews, Roma 1996
  • Patricia S. Warrick, Il romanzo del futuro (The Cybernetic Imagination in Science Fiction, 1980), Dedalo, Bari 1984


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