King Kong (film 1933)

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King Kong
Kingkongposter.jpg
locandina del film
Titolo originale King Kong
Paese di produzione USA
Anno 1933
Durata 100 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere fantastico, avventura, azione, drammatico, orrore
Regia Merian C. Cooper, Ernest B. Schoedsack
Soggetto Merian C. Cooper, Edgar Wallace
Sceneggiatura James Ashmore Creelman, Ruth Rose
Produttore Merian C. Cooper, Ernest B. Schoedsack
Produttore esecutivo David O. Selznick
Casa di produzione RKO Radio Pictures
Distribuzione (Italia) Delta (1948)
Fotografia J.O. Taylor, Vernon L. Walker, Kenneth Peach
Montaggio Ted Cheesman
Effetti speciali Willis O'Brien, Harry Redmond Jr., Harry Redmond Sr., Frank D. Williams
Musiche Max Steiner
Scenografia Carroll Clark
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

(Edizione del doppiaggio del 1948)

King Kong è un film del 1933 prodotto e diretto da Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack. La prima si tenne il 2 marzo 1933.[1]

Visto il grande successo ebbe un seguito dopo soli otto mesi, Il figlio di King Kong (The Son of Kong, 1933) per la regia di Schoedsack.[2] Passata attraverso più versioni successive e remake (quello del 1976 si avvaleva della collaborazione di Carlo Rambaldi agli effetti speciali), la storia dello scimmione King Kong costituisce uno dei paradigmi di base del linguaggio cinematografico. La sapiente combinazione di elementi avventurosi, romantici e fantastici, insieme ad una serie di trucchi visivi all'epoca rivoluzionari, ha fatto di questo film uno dei massimi capolavori della storia del cinema.

Nel 1991 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America.[3] Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al quarantatreesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al quarantunesimo posto.

Il film uscì nelle sale italiane il 13 ottobre 1933[4], e fu riedito nel 1948.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Foto promozionale per il film, con il gorilla e Anna (Fay Wray)

New York, 1933. Agli inizi della Grande Depressione, un arrogante regista di successo noto per i suoi documentari, Carlo Denham, è in procinto della bancarotta e, per risollevare le sue sorti, cerca disperatamente una protagonista per il suo nuovo film. All'ennesimo fallimento del suo agente, Charles Weston, decide di cercare tra la gente comune la sua attrice; casualmente si imbatte in Anna Darrow, bellissima, bionda e in gravi difficoltà economiche a cui propone una scrittura. Anna accetta e si imbarca verso la sospirata e promessa gloria su un'isola misteriosa, denominata Isola del Teschio, non segnata sulle carte. Nella ciurma ci sono il primo ufficiale Jack Jò, il Capitano Englehorn, il secondo ufficiale Briggs e il bombardiere Jimmy.

Dopo una lunga navigazione, la troupe giunge all'isola e vi sbarca proprio mentre degli indigeni stanno celebrando uno strano rituale tribale; gli stranieri non sono accolti al meglio e decidono di ritornare sulla nave. Durante la notte, gli indigeni, colpiti dalla capigliatura bionda di Anna, rapiscono la ragazza per offrirla in sacrificio al loro dio Kong, un gigantesco gorilla che vive al di là di una colossale muraglia.

Kong viene richiamato dal rullo dei tamburi e dal clangore dei gong e si mostra alla spaventatissima Anna in tutta la sua orribile e gigantesca statura; ma il gorilla, invece di uccidere la ragazza, la raccoglie delicatamente e la porta con sé nella foresta. Englehorn organizza un gruppo di uomini, formato da Jack, Jimmy, Carlo e undici marinai, che cercheranno di raggiungere e liberare la ragazza, scontrandosi contro uno Stegosaurus, che viene tramortito. Giunti a una palude decidono di imbarcarsi su una zattera per attraversarla. Ma un Brontosaurus capovolge la zattera uccidendo tre marinai, mentre Denham, Jack e gli altri fuggono: uno dei marinai rimane però indietro rimanendo anch'egli ucciso dal dinosauro.

Denham, in coda alla fila, si ferisce e rimane indietro, impigliandosi tra i rami, mentre gli altri arrivano ad un precipizio che dovranno superare camminando su un tronco gigantesco, ma interviene il gorilla che uccide tutti i marinai, Jimmy compreso. Gli unici sopravvissuti sono Jack e Carlo. Il gorilla tenta di uccidere anche Jack, che si era nascosto, ma in quel momento dal profondo della fossa esce un'iguana con solo due arti, aggrappata ad una liana che Jack riesce a tagliare facendo precipitare l'animale. Kong lo individua e tenta nuovamente di ucciderlo, quando Anna grida: un T-Rex ha appena aggredito la ragazza, che viene prontamente salvata dallo scimmione che uccide il dinosauro.

Locandina del film in cui compaiono anche Jack, Anna e Carlo (in basso a sinistra)

Nel frattempo Jack, uscito dal suo nascondiglio, e Denham, liberatosi dai rami, prendono strade diverse: il regista, ferito, torna indietro mentre Driscoll, innamorato di Anna, segue il mostro fino alla sua tana. Proprio qui, Kong salva nuovamente Anna, questa volta da un serpentiforme Elasmosauro. In seguito lo scimmione spoglia Anna, incuriosito dalla carnagione chiara e dalla capigliatura bionda. In quel frangente Jack viene quasi scoperto ma, grazie all'intervento di uno Pterandonte, Kong viene distratto, salvando per l'ennesima volta Anna, che viene portata via da Jack. Anna e Jack vengono inseguiti da Kong infuriato, che sfonda la palizzata e travolge il villaggio, facendo strage di indigeni. Il gorilla viene però attirato dove il regista aveva fatto predisporre una trappola.

Lo scimmione, stordito dai gas lacrimogeni e imprigionato con pesanti catene, viene trasportato a New York e, qualche mese dopo, esibito in un teatro di Broadway come l'ottava meraviglia del mondo. Nel corso della presentazione, però, lo scimmione, infuriato dai lampi dei flash dei fotografi, riesce a fuggire e vaga alla ricerca della "sua amata" Anna, seminando panico, distruzione e morte nella città. Rapita nuovamente la ragazza, Kong raggiunge il punto più alto della città, l'Empire State Building, dove viene attaccato da una pattuglia di aerei biplani dell'aviazione. Colpito a morte, Kong riesce a deporre delicatamente Anna su un cornicione del grattacielo e ad abbattere uno dei biplani prima di cadere nel vuoto.

Alla vista del cadavere dell'enorme scimmione la stampa inneggia alla "vittoria" dell'aviazione, simbolo della potenza americana, ma il regista Denham controbatte, dicendo quasi sconvolto e un po' rattristato "Oh no! Non sono stati loro... È stata la bella che ha ucciso la Bestia."

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Una locandina raffigurante Kong che terrorizza la città sollevando un'automobile

L'idea del film fu di Merian C. Cooper, cui venne parlando con l'esploratore scientifico del Museo americano di storia naturale W. Douglas Burden, che era rientrato da una piccolo isola dell'Estremo Oriente dalla quale aveva portato il più grande rettile vivente mai trovato, il drago di Komodo.[5] Cooper adattò l'idea della spedizione rimpiazzando il rettile con un gorilla. Fece quindi vedere a David Selznick un lungometraggio non finito dal titolo Creation del 1931 dedicato alla vita nell'epoca dei dinosauri e il film Il mondo perduto (The Lost World, 1925), realizzati con la tecnica del passo uno, convincendo il produttore (insieme con Willis H. O'Brien) della bontà del loro progetto. Selznick acconsentì a realizzare una bobina di prova. Quando la bobina fu pronta si riunirono tutti gli azionisti della RKO e assistettero alla scena del rovesciamento del tronco di albero da parte di King Kong. Il regista e il produttore ottennero subito l'autorizzazione a procedere e il film entrò in lavorazione.

Alla sceneggiatura parteciparono il celebre romanziere Edgar Wallace, morto durante la lavorazione (da qui una controversia sul suo effettivo contributo), James Ashmore Creelman e Ruth Rose, moglie del regista Ernest B. Schoedsack.[2]

Cast[modifica | modifica sorgente]

« Quando Merian C. Cooper mi disse che come protagonista maschile del film avrei avrei avuto l'attore più alto e più scuro che ci fosse mai stato ad Hollywood, pensai che si riferisse a Cary Grant... Ma poi cominciò a illustrarmi l'idea di King Kong... »
(L'attrice Fay Wray[2])

Il regista Shoedsack e il produttore Merian C. Cooper si riservarono due camei nel film interpretando, rispettivamente, il mitragliere e il pilota dell'aereo che abbatte King Kong.[2]

Effetti speciali[modifica | modifica sorgente]

Locandina francese del film
Locandina danese del film
Locandina italiana del film

Nella realtà, Kong era un pupazzo articolato (non un uomo travestito da scimmia) alto circa 45 centimetri, con uno scheletro di acciaio ricoperto di lattice e pelliccia di coniglio.[2] Fu filmato, immagine per immagine, da Willis O'Brien e dalla sua équipe, su dei plastici rappresentanti la giungla e la città di New York. La tecnica del passo uno era già utilizzata da più di un decennio, ma O'Brien e gli altri tecnici degli effetti speciali hanno saputo miscelarla per la prima volta con altre tecniche, come la retroproiezione e la proiezione miniaturizzata, per mettere gli attori in scene mai viste prima. Oltre a queste due tecniche, O'Brien ne utilizzò una terza, consistente nel filmare gli attori davanti ad uno schermo blu, che permetteva in seguito di inserirli in altre scene. Questa tecnica sarebbe stata utilizzata nella maggior parte dei film di questo genere, fino all'apparizione degli effetti digitali negli anni novanta.

Per le riprese in primo piano furono utilizzati anche numerosi accessori a grandezza naturale, come una mano articolata lunga 2,50 metri, un piede e una testa del mostro in grandezza naturale ricoperta da 40 pelli d'orso e manovrata da quattro (o, secondo altre fonti, sei) uomini all'interno, due busti di una cinquantina di centimetri ciascuno e uno anch'esso di grandezza naturale. Il ruggito di Kong fu ottenuto registrando quello di un leone, abbassato poi di un'ottava.[2]

Durante la lavorazione fu girata anche una scena con degli insetti giganti, ma questa parte del film non fu inserita nella edizione finale, poiché intaccava troppo il ritmo del film.

Il successo di King Kong non è stato basato solo sulla tecnica. La storia del film è stata forte quanto gli effetti speciali, la cui qualità superò quella di tutti i film precedenti. Willis O' Brien ha saputo dare al mostro una personalità nella quale gli spettatori, almeno in parte, poterono identificarsi. L'amore che lega il gigante all'eroina dà al film un carattere tragico che ricorda la fiaba de La bella e la bestia.

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

La colonna sonora venne composta da Max Steiner e, a detta di Cooper stesso,[senza fonte] contribuì largamente al successo del film, umanizzando Kong e creando un'atmosfera tragica e romantica. La partitura, di circa 73 minuti, accompagna la maggior parte del film ed è costruita sull'utilizzo di leitmotiv, come un'opera di stampo wagneriano.

Esistono in commercio varie edizioni discografiche della colonna sonora originale e due incisioni moderne a cura della National Philharmonic Orchestra diretta da Fred Steiner (1975) e della Moscow Symphony Orchestra guidata da William T. Stromberg (1997).

Scene eliminate[modifica | modifica sorgente]

Vi sono molte scene eliminate tra cui:

  • Uno Styracosaurus che attacca gli uomini della nave e poi li spinge verso la fossa.
  • La lotta nella fossa, in cui gli uomini affrontano un Iguana gigante, un Granchio gigante, un Ragno gigante e un mostro misto fra Ragno e Polpo (la scena verrà ricreata in stop motion da Peter Jackson)
  • Un Triceratopo lancia dei massi contro l'equipaggio del Venture.
  • Prima dell'attacco del T-rex, Anna viene spaventata da un Gigantophis.
  • Nella sua tana, Kong salva nuovamente Anna, uccidendo un Triceratopo femmina che l'aveva aggredita, che in realtà voleva solo difendere il suo piccolo, e alla fine uccide anche lui.
  • Fuggito dal teatro, Kong divora un signore e si arrampica su un grattacielo, dove preleva una donna credendola Anna, ma quando si accorge che non è lei, la lascia cadere nel vuoto.

Nella versione DVD alcune scene sono state ripristinate.

Accoglienza e critica[modifica | modifica sorgente]

Alla sua uscita nel 1933 il film fu campione d'incassi negli Stati Uniti.[6]

L'autore e critico francese Jean Boullet - riconosciuto come uno dei maggiori "kongofili" assieme a Forrest J. Ackerman - ha definito King Kong - forse provocatoriamente - il più grande film della storia del cinema mondiale.[2]

« A riguardarlo, ancora oggi si resta favorevolmente colpiti dalla qualità del montaggio, della scenografia, degli effetti speciali, e dalle possibili letture che suggerisce.

King Kong è un emozionante film di avventure; ma anche un film su un amore impossibile (buon esempio di trasposizione cinematografica della favola della bella e della bestia); una lezione di erotismo (indimenticabili le scene in cui il gigante strapazza con l'unghia il vestito della bella biondina e quella in cui la osserva fuori da una finestra); ed un film "politico", per la tematica del "diverso" e per la denuncia (probabilmente inconsapevole da parte degli sceneggiatori) del sistema capitalistico americano che tutto spettacolarizza e consuma... »

(Fantafilm[2])

Il noto critico cinematografico Mario Gromo criticò duramente il film a causa degli effetti speciali, definendolo "film per miopi":

« [...] Oggi, dopo aver visto King Kong, si potrebbero inaugurare due altre categorie: film per miopi, film per non miopi; e King Kong è fatto per un pubblico affetto da almeno una mezza dozzina di diottrie. [...] Tutto ciò per lo spettatore assai miope, apparirà in una visione apocalittica, densa di brividi, d'imprevisti. [...] Non tutti sono miopi, però; e ieri sera, nei momenti più volonterosamente spaventosi risuonavano non poche risate, con un nutrito codazzo di fischi finali. Siamo in parecchi a non portare occhiali. Se King Kong rinuncia a priori a ogni e qualsiasi intento d'arte, e vorrebbe invece soltanto ammanirci lo spettacolone terrificante, e specialmente in una sorta di campionario delle risorse tecniche sulle quali la cinematografia può ormai sicuramente contare, è proprio in questo assunto che il film rivela le sue pecche più grossolane. [...] Prescindendo dalla cartapesta degli sfondi, questi mostri antidiluviani, dinosauri e C., sono tutti timidi ed epilettici: si muovono lentamente e a scatti, come vogliono i meccanismi ad orologeria che li governano. Si salva King Kong, che il terribile urango non è che un uomo camuffato, e le sue proporzioni sono ottenute con delle sovrapposizioni, degli schermi multipli: ma sono, questi sistemi, veramente l'ultima parola della tecnica, del trucco cinematografico? »
(La Stampa del 3 dicembre 1933)

Gianni Rondolino (La Stampa, 14/2/1993) osserva che "Forse King Kong non regge più di tanto nella sua modestia spettacolare e nei limiti oggettivi della sua artisticità a interpretazioni sociologiche o psicanalitiche, ideologiche o politiche. Ma certo la forza eversiva della grande scimmia come modello di alterità rispetto alla società americana del tempo, e più in generale del costume sociale e morale degli anni trenta, risulta ancor oggi vincente."[6]

Rappresentazione della fauna preistorica[modifica | modifica sorgente]

Nel film furono presentate numerose ricostruzioni animate di dinosauri, ispirate abbastanza fedelmente alle immagini delle ricostruzioni dell'epoca, andando incontro tuttavia a varie imprecisioni, sia a causa delle limitate conoscenze scientifiche dell'epoca, sia per esigenze drammatiche (ad esempio dei dinosauri erbivori vengono presentati come predatori carnivori); altre creature (come ragni, granchi e insetti giganti), presenti soprattutto nelle scene eliminate, erano di pura fantasia.

  • Tyrannosaurus rex (o Allosaurus, in certe versioni). Viene mostrato con tre dita sugli arti anteriori anziché con due. Infatti viene identificato come un Allosaurus, mentre anche nel film Il mondo perduto del 1925 il T-rex possiede un terzo dito.
  • Stegosaurus: aveva 4 punte sulla coda, e non 6 come viene mostrato nel film.
  • Apatosaurus
  • Iguana con due arti
  • Elasmosauro: differentemente da quanto mostrato nel film, non poteva strisciare e strangolare come i serpenti.
  • Pteranodon
  • Apatosaurus (noto come brontosauro): viene mostrato come carnivoro, in quanto aggredisce e divora molti membri del gruppo, ma in realtà era erbivoro.
  • Styracosaurus (scena eliminata); lo stesso errore del Brontosaurus, in quanto divora un membro del gruppo.
  • Iguana gigante (scena eliminata)
  • Granchio gigante (scena eliminata)
  • Ragni giganti (scena eliminata)
  • Insetto con tentacoli (scena eliminata)
  • Gigantophis (scena eliminata)

Rifacimenti, seguiti e imitazioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi King Kong (personaggio).
Una rara immagine del film perduto Wasei Kingu Kongu (1933)

Visto il successo il film ebbe subito un seguito, Il figlio di King Kong (The Son of Kong, 1933), sempre diretto da Ernest B. Schoedsack, la cui prima si tenne otto mesi dopo l'uscita di King Kong.[7]

Il soggetto del film del 1933 ha ispirato il remake King Kong del 1976 diretto da John Guillermin e prodotto da Dino De Laurentiis come il suo seguito King Kong 2 del 1986. Nel 2005 Peter Jackson ha fornito uno spettacolare remake del film del 1933.

Il personaggio del film ha inoltre ispirato liberamente varie pellicole giapponesi del filone dei "mostri giganti", tra cui due film perduti degli anni trenta (Wasei Kingu Kongu ed Edo ni arawareta Kingu Kongu) e due film di Ishiro Honda degli anni sessanta, Il trionfo di King Kong (キングコング対ゴジラ Kingu Kongu tai Gojira, 1962), in cui Kong combatte contro Godzilla, e King Kong, il gigante della foresta (キングコングの逆襲 Kingu Kongu no gyakushū, 1967).

Nel 1998 è stato anche distribuito un film d'animazione basato sul film originale, intitolato Mighty Kong - L'invincibile King Kong (The Mighty Kong), e ne segue grossomodo la stessa trama ma adattandolo ad un pubblico di ragazzi e dotandolo di un lieto fine. Kong è stato protagonista di due serie televisive animate, la prima nel 1966 intitolata The King Kong Show, che ha ispirato il film giapponese del 1967, e la seconda nel 2000 intitolata Kong: The Animated Series, che funge da sequel alle vicende originali del film, e fu replicata nel 2005 come preludio al rilascio del film di Jackson. Entrambe le serie televisive sono state trasmesse in Italia col semplice titolo King Kong.

Trasposizione letteraria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi King Kong (romanzo).

Dalla sceneggiatura del film venne tratto un romanzo omonimo scritto da Delos W. Lovelace (anche se spesso è attribuito erroneamente al romanziere Edgar Wallace, autore della prima stesura della sceneggiatura del film), pubblicato a puntate sulla rivista pulp Mystery Magazine nel 1932 e in forma di libro in quello stesso anno da Grosset & Dunlap, un po' prima che fosse distribuito il film.

Influenze culturale[modifica | modifica sorgente]

Il finale del film è stato citato e parodiato in innumerevoli opere. Ad esempio nel film musicale The Rocky Horror Picture Show del 1975 (tratto dal musical del 1973), nella scena finale del film Rocky si arrampica sull'antenna della RKO trascinando sulle proprie spalle il corpo del suo creatore Frank-N-Furter, ucciso poco prima dai suoi ex servitori Riff Raff e Magenta, in una scena che ricorda in modo evidente l'arrampicata di King Kong sull'Empire State Building. Nella stessa pellicola viene anche citata l'eroina di King Kong Fay Wray e la provocante sensualità che sprigiona nel film del 1933.

La seconda storia del quinto episodio della quarta stagione (La paura fa novanta III) de I Simpson (King Homer) è una parodia del film, dove Homer e Marge fanno le veci rispettivamente di Kong e Anna.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ King Kong (1933) - Release dates
  2. ^ a b c d e f g h Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis, King Kong in Fantafilm. URL consultato il 17 novembre 2013.
  3. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 4 gennaio 2012.
  4. ^ http://movieplayer.it/film/king-kong_1311/
  5. ^ Rony, Fatimah Tobing, The third eye: race, cinema, and ethnographic spectacle, Durham, N.C, Duke University Press, 1996, p. 164, ISBN 0-8223-1840-7.
  6. ^ a b King Kong in CineDataBase, Rivista del Cinematografo.
  7. ^ IMDB

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti
Approfondimenti

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]