Tina Lattanzi

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Tina Lattanzi

Annunziata Concetta Costantini, detta Tina, coniugata Lattanzi (Licenza, 5 dicembre 1897[1]Milano, 25 ottobre 1997), è stata un'attrice e doppiatrice italiana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia di Ercole Costantini e Geltrude Montosi, nel 1919 si sposò con Giovanni Lattanzi, professore di Liceo, dal quale prese il cognome ed ebbe due figli (Glauco e Fiorella). Insoddisfatta della vita matrimoniale, nel 1922 fu invitata da sua cognata ad assistere a una recita universitaria, e in quella occasione conobbe il giovane Vittorio De Sica che la presentò alla sua insegnante di recitazione, l'attrice e regista teatrale russa Tatiana Pavlova. Questa rimase entusiasta del suo aspetto: figura slanciata, contegno fiero ed elegante. La Lattanzi considerò così la possibilità di dedicarsi alla recitazione. Aveva all'attivo soltanto una piccola parte, nel ruolo di una schiava tebana, nella Fedra di Gabriele D'Annunzio, che comunque le fruttò un telegramma di complimenti dallo stesso D'Annunzio.

Nacque una profonda amicizia con la Pavlova, che la scritturò nella sua compagnia per ricoprire ruoli importanti. Il marito dimostrò comprensione per la scelta di seguire la sua vocazione artistica. Cominciò allora un'avventura fino a quel tempo impensabile, anche se la Lattanzi stessa avrebbe riconosciuto: «Non sono mai stata divorata dal sacro fuoco dell'arte».[2]

Nel 1923 esordì nella compagnia di Tatiana Pavlova, lavorando, successivamente, per diverse compagnie, tra cui quella di Ruggero Ruggeri (con cui realizzò, nel 1929, una fortunata tournée in Sud America) e la Compagnia Teatrale Za-Bum di Mario Mattoli (il primo serio esperimento italiano teatrale di mescolare la comicità degli attori del varietà al genere drammatico degli attori di prosa), affermandosi soprattutto in ruoli di seconda donna.

Debuttò nel cinema nel 1930 con La straniera di Amleto Palermi e Gaston Ravel, a cui seguì Cinque a zero di Mario Bonnard (1932) e con Vittorio De Sica, suo grande amico. Poi, in seguito all'incontro con il regista Guido Brignone del quale si innamorò, tanto da separarsi dal marito (anche se avrebbe continuato a mantenerne il cognome), lasciò il teatro e si dedicò a tempo pieno al cinema e al doppiaggio.

Nel 1936 a teatro recitò in Carità mondana di Giannino Antona, a cui seguì Il dolce aloe di Jay Mallory e con la compagnia del Piccolo Teatro di Milano. Al cinema si specializzò perfettamente nei ruoli di aristocratica e fu diretta soprattutto da Guido Brignone, Mario Bonnard, Camillo Mastrocinque, Carmine Gallone, Raffaello Matarazzo, Mario Mattoli, Alberto Lattuada, Mario Camerini e Riccardo Freda.

Nel 1937 fu scelta per doppiare Francesca Braggiotti nel film Scipione l'africano, film di propaganda fascista. La Lattanzi rifiutò nonostante un'offerta in danaro della stessa Braggiotti, la quale voleva fortemente avere la voce di Greta Garbo. A causa di tale rifiuto, ritenuta antifascista, venne convocata da Dino Alfieri in persona, il quale la ammonì di resistenza a un progetto espressamente voluto dal duce e rischiando il confino. La Lattanzi replicò: «Se lei dovesse scegliere tra me e la Braggiotti, chi preferirebbe?»; «Lei»; «Ecco, io ho fatto la stessa cosa».

Nel 1942 recitò in teatro la commedia di George Bernard Shaw L'imperatore d'America, in cui si esibì con dei costumi particolari in modo da sembrare nuda. I dirigenti fascisti, complice anche lo scalpore sollevato dalla stampa, bloccarono lo spettacolo. Fu Mussolini in persona, che per poterla vedere tre giorni dopo in sala al Quirino, rilasciò alla compagnia teatrale un permesso speciale di esibizione.[3]

Tina Lattanzi nel 1957

Il doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Dotata di una voce raffinata, dal timbro profondo e suadente, contraddistinta dal vezzo recitativo del birignao, nel 1935 inizio la sua carriera di doppiatrice e fu da quel peridodo fino alla metà degli anni '50 assieme alla collega Lydia Simoneschi, la primadonna del doppiaggio italiano, prestando la sua voce alle più grandi dive del cinema hollywoodiano, lavorando nella mitica società di doppiaggio CDC.

Fra i suoi tanti doppiaggi:

Grazie alla sua duttilità vocale, poté doppiare negli stessi periodi attrici molto più giovani di lei come la già nominata Ruth Hussey, Signe Hasso, Mary Anderson, Alexis Smith, Lizabeth Scott, Rhonda Fleming, Tamara Lees, Katy Jurado, Vera Bergman, Elaine Stritch, Yvonne Sanson, Patricia Neal, Silvana Pampanini, Franca Marzi, Gianna Maria Canale, Anne Bancroft, Anita Ekberg, e più anziane come Lucile Watson, Spring Byington, Ethel Barrymore, Gladys Cooper, Marjorie Rambeau e Mary Boland.

Nel 1950 ad esempio da la voce a Lucile Watson di 67 anni ne I racconti dello zio Tom (1946), mentre appena due anni dopo, nel 1952, presta la voce alla ventunenne Anne Bancroft nel film La tua bocca brucia (1952).

È inoltre la voce narrante nell'edizione italiana del film Lettera a tre mogli (1949), regia di Joseph L. Mankiewicz (nell'edizione originale la voce è dell'attrice Celeste Holm).

Prestò la propria voce anche ad attrici italiane: è il caso di Luisa Ferida in Nozze di sangue, Clara Calamai in Capitan Fracassa, Paola Borboni in Non canto più e addirittura Anna Magnani in Quartetto pazzo e Finalmente soli.

La stessa Tina Lattanzi fu doppiata più volte nei suoi film: in Anna del 1951 recita con la voce di Giovanna Scotto (nello stesso film la Lattanzi doppia Gaby Morlay), ne I delfini del 1960, in Orgasmo del 1969 è doppiata da Renata Marini ed in Bisturi - La mafia bianca del 1973.

Fu inoltre molto attiva anche nel cinema d'animazione Disney, interpretando soprattutto personaggi cattivi, come la Regina Grimilde in Biancaneve e i sette nani (1938), la matrigna in Cenerentola (1950), la Regina di Cuori in Alice nel Paese delle Meraviglie (1951) e la strega Malefica in La bella addormentata nel bosco (1959), ma interpretò anche la cagnetta pechinese in Lilli e il vagabondo (doppiaggio del 1955 che, seppur sostituito da una nuova versione nel 1997, è stato ripristinato nel DVD del 2006), chiamata Gilda per ricordare il suo celebre doppiaggio di Rita Hayworth nell'omonimo film (oggi ridoppiato) di Charles Vidor del 1946.

Tra gli anni '50 e '60 continuò a recitare per il cinema, in film di Luigi Zampa, Francesco Maselli, Jean Delannoy, Umberto Lenzi e Luchino Visconti, che nel 1963, con il suo Gattopardo, la investì ancora una volta di quel lato nobile che il suo timbro le conferiva.

Nello stesso periodo è titolare del corso di recitazione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, suoi colleghi di insegnamento saranno gli attori Dina Perbellini e Carlo Tamberlani. Tra i suoi allievi vi è Claudia Cardinale, alla quale darà anche lezioni di dizione.

Con l'avvicinarsi ai sessant'anni però, dalla seconda metà degli anni '50 la sua lunga e fortunata carriera di doppiatrice iniziò a declinare poiché venne declassata a doppiatrice di sole attrici caratteriste secondarie e nonstante la sua ormai affermata bravura non le vennero date possibilità di diventare direttrice di doppiaggio come veniva fatto in genere a tutti i doppiatori non più tanto giovani e come lei stessa avrebbe desiderato. Offesa da questo ingiusto declassamento, tra la fine del 1959 e l'inizio del 1960, dopo 25 anni, decise di lasciare la CDC e di approdare in SAS poiché le venne offerto un posto come direttrice di doppiaggio. Nonostante ciò la sua carriera di doppiatrice non riprese mai più il decollo. Dopo pochi anni decise infatti di mettere da parte il doppiaggio e di ritornare sulle scene teatrali dopo molti anni di assenza. Nel 1969 sarebbe tornata un'ultima volta a doppiare sempre in SAS un ruolo secondario nel film La via lattea di Buñuel. Come lavori teatrali fu scritturata da Garinei e Giovannini per partecipare alla commedia musicale Ciao Rudy, del 1966, con Marcello Mastroianni, poi ripresa nel 1972, con Alberto Lionello. Più volte diretta da Aldo Trionfo, interpretò spettacoli come Nerone è morto? di Miklós Hubay (1974) e Becket e il suo re di Jean Anouilh (1981), quest'ultimo accanto all'amica Paola Borboni.

A partire dalla seconda metà degli anni '80 tornò alla ribalta come effervescente e sagace ospite del salotto televisivo del Maurizio Costanzo Show. Nel 1988 prese parte al suo ultimo film, Il cuore di mamma, accanto a Ingrid Thulin, Massimo Girotti e Lea Padovani.

La passione per il gioco d'azzardo la portò a vivere i suoi ultimi anni in ristrettezze economiche, sicché nel 1992 ottenne un vitalizio in virtù della legge Bacchelli e, a causa di una malattia agli occhi, negli ultimi anni di vita perse anche la vista.

Morì a Milano il 25 ottobre 1997, pochi mesi prima di compiere 100 anni[4].

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Film cinema[modifica | modifica sorgente]

Attrici straniere[modifica | modifica sorgente]

Attrici italiane[modifica | modifica sorgente]

Film d'animazione[modifica | modifica sorgente]

Voce narrante[modifica | modifica sorgente]

Programmi radiofonici RAI[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nell'edizione italiana del film Il ruggito del topo Tina Lattanzi doppia l'attore Peter Sellers solo quando quest'ultimo interpreta il personaggio della Gran Duchessa Gloriana, alternandosi con i colleghi Enrico Maria Salerno (il personaggio di Tullio Bascombe) ed Emilio Cigoli (il personaggio del Primo Ministro).

Teatrografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Certificato di nascita
  2. ^ Tina Lattanzi - Il Mondo dei Doppiatori | L'enciclopedia del doppiaggio
  3. ^ I ricordi dell'attrice, novantasei anni, che ha dato la voce a Greta Garbo. L'Unità del 04/09/1994
  4. ^ Addio Tina Lattanzi, divina voce della Garbo (Corriere della Sera)

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 187305537