Enrico Maria Salerno

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« Cosa chiedo alla vita? La donna, il vino e le carte. E potermi giustificare con il mio lavoro. »
(Enrico Maria Salerno)
Enrico Maria Salerno nel film Nell'anno del Signore (1969)

Enrico Maria Salerno (Milano, 18 settembre 1926Roma, 28 febbraio 1994) è stato un attore, regista e doppiatore italiano.

Interprete di grande talento, dalla solida formazione teatrale, è considerato uno degli attori più completi e versatili nella storia dello spettacolo italiano, avendo spaziato con risultati spesso eccellenti in un vastissimo repertorio, dai classici del teatro al cinema d'autore e di genere, dalla televisione al doppiaggio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Enrico Maria Salerno con Enrico Montesano ne Il volpone (1988) di Maurizio Ponzi

Nacque a Milano il 18 settembre del 1926, figlio di Antonino Salerno, un avvocato italiano originario di Erice (in provincia di Trapani), e di Milka Storff, una violinista jugoslava. Era secondogenito di quattro figli, tutti artisti: Titta, pittore e critico d’arte, Ferdinando, musicista e cantautore, Vittorio, sceneggiatore e regista.

A soli 17 anni, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, aderisce alla Repubblica Sociale Italiana come ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana presso la scuola AA.UU. "Varese". Con la liberazione viene imprigionato nel campo per prigionieri di guerra di Coltano, presso Pisa.

Si sposa due volte: la prima con Fioretta Pierella, dalla quale ha avuto quattro figli; la seconda con l'attrice Laura Andreini, con cui ha vissuto gli ultimi dodici anni della sua vita. Fuori dal matrimonio ebbe una relazione con l'attrice Valeria Valeri: ebbe da lei una figlia (che riconobbe e a cui diede il suo cognome), Chiara, anch'ella doppiatrice e attrice televisiva.

Tra le figure più rappresentative dello spettacolo italiano nella seconda metà del Novecento, nella sua carriera d'attore interpreta 102 spettacoli teatrali, gira 92 film come interprete, 3 come regista, innumerevoli tv-movie, centinaia di ore di trasmissioni TV, centinaia di ore di Radio (Archivio Storico e Centro Studi Enrico Maria Salerno).

È morto il 28 febbraio 1994 al Policlinico Gemelli, a Roma, dove era ricoverato per un tumore ai polmoni, all'età di 67 anni. Riposa nel cimitero di Castelnuovo di Porto, dove visse molti anni della sua vita. Enrico Maria Salerno era un ateo agnostico [1].

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Esordì giovanissimo in teatro, cimentandosi anche nell'operetta. Dopo diverse esperienze minori, nel 1949 entrò nella compagnia di Laura Adani e Sergio Tofano e, nel 1950, fu scritturato da Giorgio Strehler per La morte di Danton. Dopo la breve ma fruttuosa collaborazione col Piccolo Teatro di Milano, viene diretto da Orazio Costa in alcuni spettacoli classici e recita in varie compagnie accanto a celebri attori come Luigi Cimara e Memo Benassi, fino ad imporsi come uno degli attori di punta della nuova generazione con l'interpretazione de I fratelli Karamazov (1953). Dal 1955 al 1958 è primo attore del Teatro Stabile di Genova, portando in scena con successo (talvolta anche come regista) opere di Shakespeare, Alfieri, Cechov, Plauto, Dostoevskij, Pirandello e Giraudoux: apprezzato interprete drammatico, dotato di una voce calda e ammaliante, diventa in breve un grande e noto attore teatrale.

Nel 1960 fonda insieme ad Ivo Garrani e Giancarlo Sbragia la "Compagnia degli Attori Associati", gruppo che allestì spettacoli impegnati e di critica sociale, come Sacco e Vanzetti di Mino Roli e Luciano Vincenzoni. Nel 1963 è un marito vittima di un vizioso ménage coniugale in una riuscita trasposizione della pièce Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, con la regia di Franco Zeffirelli.

Nel 1966 al Teatro dell’Opera di Roma è protagonista del Manfred di Byron, nel ruolo di attore recitante sullo spartito musicale di Schumann, diretto da Claudio Abbado, regia di Mauro Bolognini. Nel 1967 viene scritturato da Garinei e Giovannini come protagonista della commedia musicale Viola, violino e viola d'amore, ed avrà come compagne di lavoro le Gemelle Kessler: con una delle due, Alice, ha avuto anche una relazione sentimentale.

Nel 1974 interpreta con Paolo Stoppa e Rina Morelli Le rose del lago di Franco Brusati. Nel 1976 fa coppia con Giovanna Ralli in una commedia di Bernard Slade, Fra un anno alla stessa ora.

Nel novembre del 1979 vuole accanto a sé a teatro Veronica Lario, come protagonista femminile della commedia di Fernand Crommelynck Il magnifico cornuto: Veronica aveva 23 anni e ricopriva il ruolo di Stella, moglie di un uomo patologicamente geloso che, a un certo punto, la costringe a mostrare il seno nudo a un altro uomo (per la cronaca, l'attore Gerardo Amato, fratello di Michele Placido).

Nelle stagioni 1980-1981 e 1981-1982 è regista e protagonista di Io, l'erede e di Questi fantasmi! di Eduardo De Filippo. Nel 1985 interpreta l'Otello di Shakespeare con la regia di Giancarlo Sbragia.

Nel 1991 torna alla collaborazione con Franco Zeffirelli per la messa in scena dei Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello dove è straordinario interprete del personaggio del padre.

Enrico Maria Salerno e Veronica Lario nel 1979

Il suo ultimo spettacolo debutta al Teatro Pergolesi di Jesi, nel gennaio 1993: è lui il protagonista del dramma di Arthur Miller Morte di un commesso viaggiatore, allestimento di cui Salerno cura anche la regia. Dopo la morte, è stato intitolato alla memoria dell'attore un prestigioso premio a sostegno della drammaturgia contemporanea.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel cinema esordì in ruoli minori, imponendosi all'attenzione della critica con l'interpretazione del farmacista reso invalido dalla sifilide nell'esordio registico di Florestano Vancini, La lunga notte del '43, 1960; da allora alternò ruoli da protagonista (Le stagioni del nostro amore, 1966; L'estate, 1966; Un prete scomodo, 1975) a partecipazioni e ruoli di contorno, rivelando sempre un'assoluta padronanza del personaggio. Negli anni Settanta interpretò molti ruoli di commissario di polizia, come nell'epocale La polizia ringrazia di Steno. Attore duttile e completo, ha spaziato dalla commedia al dramma sentimentale, dal cinema d'impegno civile ai film di genere, con risultati sempre eccellenti. Spiccano tra le sue numerose interpretazioni il gerarca fascista padre di Jean-Louis Trintignant in Estate violenta di Valerio Zurlini, l'attore Roberto in Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli (memorabile il duetto con Tognazzi), il comicissimo e invasato Zenone ne L'armata Brancaleone di Mario Monicelli, il marito annoiato ne L'ombrellone di Dino Risi, il solerte commissario Morosini ne L'uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento, l'integerrimo Pubblico Ministero ne La violenza: quinto potere di Florestano Vancini.

Come regista colse un grande successo al primo film, Anonimo veneziano (1970), struggente storia d'amore e morte scritta con Giuseppe Berto e accompagnata da una fortunatissima colonna sonora eseguita da Stelvio Cipriani; in seguito diresse Cari genitori (1972) ed Eutanasia di un amore (1978), tratto dal romanzo omonimo di Giorgio Saviane, che collaborò alla sceneggiatura. I film di Salerno ebbero in comune il tema melodrammatico del distacco dagli affetti e dalla famiglia, con una sottesa critica ai costumi e ai vincoli della società moderna.[2]

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Salerno fu anche un genio del doppiaggio: la sua voce dal timbro caldo, modulata dallo studio e dal forte tabacco francese di cui faceva largo uso[3], fece parlare, tra gli altri, Clint Eastwood nella "trilogia del dollaro" di Sergio Leone, il Cristo nel Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini e Il messia di Roberto Rossellini, Farley Granger in Senso di Luchino Visconti, il grande Laurence Olivier nel Re Lear della BBC.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Enrico Maria Salerno e Giancarlo Sbragia nel "Concerto di prosa" Rai TV 1959

Fu molto prolifica e di grande rilievo anche la sua attività televisiva, che iniziò prestissimo: già nel 1954 Salerno prese parte ad alcuni adattamenti di opere teatrali (tra cui Il piacere dell'onestà di Pirandello). In pochi anni fu eccellente protagonista di sceneggiati di successo (Orgoglio e pregiudizio, Umiliati e offesi, Mastro Don Gesualdo) e di grandi classici del teatro (Romeo e Giulietta, Le tre sorelle, Macbeth, Antonio e Cleopatra). Giunto al culmine della notorietà, nel 1959 partecipò a un originale televisivo che fece epoca, I figli di Medea: la storia del rapimento di un improbabile figlio di Enrico Maria Salerno e Alida Valli da parte dello stesso attore appassionò l'intero paese rivelando al pubblico italiano l'incredibile potere di persuasione del nuovo mezzo di comunicazione.

In seguito ottenne una enorme popolarità nel biennio 1968-69 come protagonista del telefilm La famiglia Benvenuti: suoi compagni di lavoro erano Valeria Valeri, Gina Sammarco e il piccolo Giusva Fioravanti, che anni dopo fondò il gruppo terroristico neofascista NAR. La serie, considerata l'antesignana delle moderne fiction, è il primo sceneggiato scritto appositamente per la televisione, incentrato sulle vicende di una comune famiglia borghese italiana.

Salerno saltuariamente accettò anche di indossare i panni di conduttore: nel 1970 presentò il Festival di Sanremo con Nuccio Costa e Ira Furstenberg e nel 1978 gli venne affidata la conduzione del programma televisivo Ieri e oggi.

Nel 1983 apparve in Legati da tenera amicizia di Alfredo Giannetti. Nel 1988 per la RAI lesse la Divina Commedia di Dante Alighieri (Paradiso) alternandosi con Giorgio Albertazzi (Inferno) e  Giancarlo Sbragia (Purgatorio): a tutt'oggi è la prima e unica lettura integrale del grande poema realizzata dalla televisione italiana. La lettura dei tre celebri attori era preceduta da un commento introduttivo dell'insigne dantista Giorgio Petrocchi.

Nel 1990 impersonò Don Orione nel film Qualcosa di Don Orione, su sceneggiatura di Ermanno Olmi. Nel 1991 tornò a lavorare con Alfredo Giannetti nella miniserie Doris, una diva di regime, sulla storia di Doris Duranti, diva dell'epoca fascista.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Enrico Maria Salerno e Gino Cervi nel film La lunga notte del '43 (1960)

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatore[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Prosa radiofonica RAI[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gastone Geron, Enrico Maria Salerno: il piacere della provocazione, in "Sipario", dicembre 2001
  • Maurizio Giammusso, Il teatro di Genova: una biografia, Leonardo arte, 2001
  • Vittorio Salerno, Enrico Maria Salerno, mio fratello, Gremese Editore, 2002
  • Fabio Francione (a cura di), Enrico Maria Salerno. Eutanasia di un filmaker, Falsopiano Editore, 2002
  • M. Procino, Enrico Maria Salerno: un attore e un archivio tutto da riscoprire, in «Il mondo degli Archivi», aprile 2005

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Corriere della Sera, 1º marzo 1994, Genio e Sregolatezza, art. per la sua morte a firma M. Porro.
  2. ^ Salerno, Enrico Maria, di Andrea Di Mario, in « Enciclopedia del Cinema Treccani », 2004.
  3. ^ Salerno, il pendolare, di Paola Di Luca, in La Provincia, 2 marzo 1994.

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