Boris Pasternak

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« Si accorsero allora che solo la vita simile alla vita di chi ci circonda, la vita che si immerge nella vita senza lasciar segno, è vera vita, che la felicità isolata non è felicità. [...] Era questo che amareggiava più di ogni cosa. »
(B. Pasternak, da Il dottor Živago)
Boris Pasternak al primo congresso dell'Associazione degli scrittori sovietici del 1934.
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 1958

Boris Leonidovič Pasternak (in russo: Борис Леонидович Пастернак[?]; Mosca, 10 febbraio 1890Peredelkino, 30 maggio 1960) è stato un poeta e scrittore russo. Boris Leonidovič Pasternak è la traslitterazione scientifica del nome russo, generalmente nell'italiano scritto si incontra la trascrizione fonetica approssimata Boris Leonidovich Pasternak[senza fonte].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Formazione[modifica | modifica sorgente]

« L'arte è nell'erba e bisogna avere l'umiltà di chinarsi a raccoglierla »
(Boris Pasternak[1])

La data di nascita è il 29 gennaio secondo il calendario giuliano in vigore all'epoca in Russia. Trascorse l'infanzia in un ambiente intellettuale ed artistico. Suo padre Leonid era artista e professore alla Scuola moscovita di pittura, sua madre, Rosa Kaufmann, era pianista. In "Autobiografia e nuovi versi", Pasternak fornisce una descrizione memorabile e commovente della Mosca della sua infanzia:

« Alla fine del secolo Mosca conservava ancora la sua vecchia fisionomia di angolo remoto, tanto pittoresco da sembrare favoloso, con le caratteristiche leggendarie di una terza Roma e di una capitale dell'epoca eroica, nella magnificenza delle sue stupende, innumerevoli chiese. »

Tra le personalità della cultura – musicisti, artisti e scrittori – Pasternak ebbe modo di incontrare a casa dei genitori anche Lev Tolstoj, per il quale suo padre Leonid illustrò i libri.

Pasternak in un dipinto del 1910 del padre Leonid

Fin dall'incontro col compositore russo Skrjabin, Pasternak sognava di diventare pianista e compositore e si dedicava al piano, alla teoria di musica e la composizione. Compiuti gli studi al liceo tedesco di Mosca nel 1908, però, si iscrisse alla Facoltà di filosofia all'università di quella città. Durante il semestre all'Università di Marburgo, la Philipps-Universität, nell'estate del 1912 e dopo i viaggi in Svizzera ed in Italia, maturò la sua decisione di dedicarsi alla poesia.

In quegli anni scrisse le sue prime poesie, che uscirono nell'almanacco Lirika (Лирика) e mostrano l'influenza del simbolismo e del futurismo. Nel 1914 pubblicò la sua prima raccolta di poesie nel libro Il gemello delle nuvole (Близнец в тучах), seguito da Oltre le barriere (Поверх барьеров, 1917), che gli portò un riconoscimento ampio negli ambienti letterari. Dal 1914 fu membro del gruppo di poeti futuristi Centrifuga (Центрифуга).

Nel 1922 Pasternak sposò Evgenija Vladimirovna Lourie da cui ebbe un figlio. Divorziarono nel 1931. Seguì un secondo matrimonio nel 1934 con Zinaida Nikolaevna Neuhaus; la famiglia si trasferì nel sobborgo moscovita di Peredelkino nel 1936.

La tomba di Boris Pasternak a Peredelkino

Tra le sue opere sono da segnalare anche diverse raccolte di poesie, alcune delle quali raccolte nel volume Autobiografia e nuovi versi, che poté pubblicare per la prima volta solo in Italia, e Il salvacondotto, sorta di opera autobiografica riferibile non tanto alle vicende della sua vita quanto alla sua vocazione intellettuale.

Il dottor Živago e il Premio Nobel[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il dottor Živago.
« Vivere significa sempre lanciarsi in avanti, verso qualcosa di superiore, verso la perfezione, lanciarsi e cercare di arrivarci. »
(Boris Pasternak, Il dottor Živago)

Dopo la seconda guerra mondiale Pasternak mise mano al suo primo e unico romanzo, Il dottor Živago (Доктор Живаго). Il romanzo venne rifiutato dall'Unione degli Scrittori che ai tempi del regime bolscevico-stalinista non poteva permettere la pubblicazione di un libro che, fortemente autobiografico, raccontava i lati più oscuri della Rivoluzione d'ottobre. La stesura dell'opera, che fu bandita dal governo, fu causa per l'autore di persecuzioni intellettuali da parte del regime e dei servizi segreti che lo costrinsero negli ultimi anni della sua vita alla povertà e all'isolamento. Ad ogni modo il manoscritto riuscì a superare i confini sovietici e il libro, nel 1957, venne pubblicato per la prima volta in Italia, tra molte difficoltà, dalla casa editrice Feltrinelli in una edizione diventata poi storica, di cui subito parlò il critico letterario Francesco Bruno.

Il libro si diffonderà in occidente e nel giro di pochissimo tempo, tradotto in più lingue, diventerà il simbolo della testimonianza della realtà sovietica.

Nel 1958, Il dottor Živago frutterà a Pasternak l'assegnazione del Premio Nobel per la letteratura. Proprio l'assegnazione del premio scatenò una vicenda singolare che vide il coinvolgimento dei servizi segreti occidentali. Infatti il regolamento dell'Accademia Svedese, ente designato a scegliere il vincitore del Premio Nobel per la letteratura, prevede che per ottenere il riconoscimento, l'opera in questione debba essere stata pubblicata nella lingua materna dell'autore, requisito di cui Il dottor Živago difettava. Pertanto, a pochi giorni dal momento in cui l'assegnazione avrebbe dovuto essere resa nota, un gruppo di agenti della Cia e dell'intelligence britannica riuscì ad intercettare la presenza di un manoscritto in lingua russa a bordo di un aereo in volo verso Malta. Obbligarono così l'aereo a deviare, per entrare in possesso momentaneamente del manoscritto che, fotografato pagina per pagina, fu precipitosamente pubblicato su carta con intestazione russa e con le tecniche tipografiche tipiche delle edizioni russe. Questo lo stratagemma per consegnare il capolavoro perseguitato alla verità e al merito del Premio Nobel.

Dapprima Pasternak inviò un telegramma a Stoccolma esprimendo la sua gratitudine attraverso parole di sorpresa e incredulità. Alcuni giorni più tardi, in seguito a pressanti minacce e avvertimenti da parte del KGB circa la sua definitiva espulsione dalla Russia e la confisca delle sue già limitatissime proprietà, lo scrittore con rammarico comunica all'organizzazione del prestigioso premio la sua rinuncia per motivi di ostilità del suo Paese. Pasternak rifiuta così la fama e il riconoscimento che avrebbe trovato all'estero per non vedersi negata la possibilità di rientrare in Patria. Da allora trascorrerà il resto dei suoi giorni senza aver ritirato il premio e comunque perseguitato. Morirà due anni più tardi in povertà a Peredelkino, nei dintorni moscoviti, nel 1960.

Da questo capolavoro della narrativa novecentesca sarà tratto il film omonimo di successo (1965) con Omar Sharif e Julie Christie.

Il romanzo fu pubblicato legalmente in Russia solo nel 1988, nel periodo di riforma dell'Unione Sovietica promosso da Gorbačëv, e sarà nel 1989 che il figlio dell'autore Evgenij si recherà in Svezia per ritirare il premio spettante al padre 31 anni prima. Evgenij, che ha dedicato la vita alla memoria del padre pubblicando tra l'altro un'edizione critica in undici volumi dell'Opera Omnia e ripercorrendo il percorso esistenziale che porterà lo scrittore alla conquista di una profonda fede cristiana, morirà il 31 luglio 2012 a Mosca all'età di 88 anni.

Opere scelte[modifica | modifica sorgente]

  • Il gemello tra le nuvole (Близнец в тучах, 1914, poesie)
  • Oltre le barriere (Поверх барьеров, 1917)
  • L'infanzia di Ženja Ljuvers (Детство Люверс, 1918, racconto)
  • Mia sorella la vita (Сестра моя — жизнь, 1922, poesie)
  • Temi e variazioni (Темы и вариации, 1923, poesie)
  • L'anno 1905 (Девятьсот пятый год, 1925/26, poemetto)
  • Il luogotenente Schmidt (Лейтенант Шмидт, 1926/1927, poemetto)
  • Il salvacondotto, ricordi (1931)
  • Seconda nascita (Второе рождение, 1932, poesie)
  • Sui treni mattinali (На ранних поездах, 1943, poesie)
  • La vastità terrestre (Земной простор, 1945, poesie)
  • Quando il tempo si rasserena (Когда разгуляется, 1956/1959, poesie)
  • Il dottor Živago (Доктор Живаго, 1957, romanzo); traduzione di Pietro Zveteremich, Milano: Feltrinelli, 1958, 1959.
  • Autobiografia e nuovi versi
  • Parole salvate dalle fiamme. Ricordi e lettere
  • Quintessenza. Saggi sulla letteratura e sull'arte
  • Le tue lettere hanno occhi
  • Lettere agli amici georgiani
  • Traduzione da Shakespeare di Amleto (Гамлет, 1939), Romeo e Giulietta (Ромео и Джульетта, 1942), Antonio e Cleopatra (Антоний и Клеопатра, 1943), Otello (Отелло, 1944), Enrico IV (Король Генрих Четвертый, 1945), Re Lear (Король Лир, 1947), Macbeth (Макбет, 1950)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cit. da Cesare G. De Michelis, Il Castoro, Volume 23, La nuova Italia, 1968, p.37

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 68933968 LCCN: n79018438