Gabriel García Márquez

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« Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l'amore poteva tutto. – È vero – le rispose lui – ma farai bene a non crederci. »
(G. García Márquez, da Dell'amore e di altri demoni)
Un primo piano di Gabriel García Márquez (2002)
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 1982

Gabriel José de la Concordia García Márquez, soprannominato Gabo (Aracataca, 6 marzo 1927[1]Città del Messico, 17 aprile 2014), è stato uno scrittore, giornalista e saggista colombiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1982.

Tra i maggiori scrittori in lingua spagnola, García Márquez è considerato uno dei più emblematici esponenti del cosiddetto realismo magico, la cui opera ha fortemente contribuito a rilanciare l'interesse per la letteratura latinoamericana.[2]

Dotato di uno stile scorrevole, ricco e costantemente pervaso di un'amara ironia, i suoi romanzi sono caratterizzati da articolate strutture narrative, con frequenti intrecci fra realtà e fantasia, fra storia e leggenda, con la presenza di molteplici piani di lettura, anche allegorici, tenuti assieme da un sapiente uso della prolessi e dell'analessi.

Il suo romanzo più famoso, Cent'anni di solitudine, è stato votato, durante il IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola, tenutosi a Cartagena nel marzo del 2007, come seconda opera in lingua spagnola più importante mai scritta, preceduta solo da Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes.

Firma di Gabriel García Márquez

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

García Márquez (al centro) con gli scrittori brasiliani Adonias Filho (a destra) e Jorge Amado (a sinistra), a casa di amici (anni '60 circa)

Primogenito dei sedici figli del telegrafista Gabriel Eligio García (1901-1984) e della sedicente chiaroveggente Luisa Santiaga Márquez Iguarán (1905-2002), Gabriel García Márquez nacque ad Aracataca, un paesino fluviale della Colombia settentrionale, il 6 marzo del 1927 (sebbene venga spesso erroneamente riportato come anno di nascita il 1928[1]). Dopo il trasferimento a Riohacha, il giovane García Márquez crebbe con i nonni materni: il colonnello liberale Nicolás Ricardo Márquez Mejía (1864-1936) e la sua consorte Tranquilina Iguarán Cotes (1863-1947), una grande conoscitrice di fiabe e leggende locali.[1]

Nel 1937, a seguito della morte del nonno avvenuta l'anno precedente, García Márquez si trasferì a Barranquilla per studiare. Dal 1940 frequentò il Colegio San José e si diplomò al Colegio Liceo de Zipaquirá nel 1946. L'anno dopo, García Márquez si trasferì a Bogotá per studiare giurisprudenza e scienze politiche presso l'Universidad Nacional de Colombia, ma presto abbandonò lo studio a causa dello scarso interesse che quelle materie suscitarono in lui.[1]

L'inizio dell'attività giornalistica (1948-1961)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo i disordini del 1948 (nel periodo detto La Violencia, culminato con la dittatura di Gustavo Rojas Pinilla nel 1953), in cui nel rogo della pensione in cui abitava bruciarono alcuni suoi scritti, si trasferì a Cartagena dove cominciò a lavorare dapprima come redattore e poi come reporter de "El Universal". Alla fine del 1949 si trasferì a Barranquilla per lavorare come opinionista e reporter a "El Heraldo".[1] Su invito di Álvaro Mutis, nel 1954 García Márquez tornò a Bogotá, a lavorare a El Espectador come reporter e critico cinematografico. L'anno successivo trascorre alcuni mesi a Roma, dove segue dei corsi di regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, in seguito si trasferisce a Parigi.

Rapporto con Cuba[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1958, dopo un soggiorno a Londra, García Márquez tornò in Sudamerica, stabilendosi in Venezuela. Nello stesso anno, sposa a Barranquilla Mercedes Barcha e, dopo la salita al potere di Fidel Castro, visita Cuba[3], dove ha modo di conoscere personalmente Che Guevara, e lavora (prima a Bogotà, poi a New York) per l'agenzia Prensa Latina, fondata da Jorge Ricardo Masetti e dallo stesso Castro, del quale divenne un buon amico. Questa amicizia - che egli definì intellettuale e letteraria, più che politica - con il líder maximo gli fruttò diverse critiche, non impedendogli comunque che venisse stimato anche negli Stati Uniti (ad esempio dall'ex Presidente Bill Clinton, il quale ha dichiarato che è il suo scrittore preferito, e lo ha anche incontrato alla Casa Bianca, rimuovendo il divieto al visto d'ingresso posto sullo scrittore nel 1961, a causa della sua frequentazione di Cuba.[4][5]) Dalla moglie Mercedes ha avuto due figli, Rodrigo (nato a Bogotá nel 1959) e Gonzalo (che nacque in Messico tre anni più tardi). Nel 1961 si trasferisce a New York, sempre come corrispondente di Prensa Latina.[1] Sentendosi messo sotto sorveglianza dalla CIA e minacciato dagli esuli cubani anticastristi, decide di trasferirsi in Messico, dopo aver perso l'autorizzazione alla residenza permanente come cronista negli Stati Uniti, in seguito a decisioni politiche.[6]

Attività letteraria e politica successiva (1961-2000)[modifica | modifica wikitesto]

García Márquez in una foto del 1984, con un tipico copricapo colombiano
García Márquez in una foto del 2009

Il suo esordio letterario avvenne nel 1955 con il romanzo Foglie morte, ma il primo racconto risale al 1947.[1] Dopo il trasferimento in Messico, si dedicò in maniera costante alla scrittura.

Nel 1967 pubblicò la sua opera più nota: Cent'anni di solitudine un romanzo che narra le vicende della famiglia Buendía a Macondo[7] attraverso diverse generazioni. Un'opera complessa e ricca di riferimenti e allusioni alla storia e alla cultura popolare sudamericana, considerata la massima espressione del cosiddetto realismo magico, e che ha consacrato in tutto il mondo García Márquez come un autore del massimo livello.[1]

Nel 1973 abbandona temporaneamente, per circa due anni, la letteratura per dedicarsi al giornalismo sul campo, come segno di protesta per il colpo di stato cileno del generale Augusto Pinochet, che portò alla morte del presidente Salvador Allende.[1][4]

Nel 1974, a Roma ha fatto parte della sessione II del Tribunale Russell, organizzazione indipendente fondata dal matematico e pensatore Bertrand Russell e dal filosofo Jean-Paul Sartre ai tempi della guerra del Vietnam, che ha esaminato le violazioni di diritti umani in Cile.[8]

Negli anni successivi seguiranno numerosi altri romanzi e saggi, fra i quali spiccano soprattutto L'autunno del patriarca (1975), Cronaca di una morte annunciata e l'ironico L'amore ai tempi del colera, pubblicati negli anni settanta e ottanta, che ottengono un grande successo di pubblico in tutto il mondo, e dai quali sono state tratte omonime versioni cinematografiche.

Nel 1976 dichiara che non pubblicherà più nulla fino a che Pinochet deterrà il potere in Cile, ma cambierà idea nel 1980, accettando una nuova pubblicazione; nel 1986 pubblicò invece, sempre sulla dittatura di Santiago, Le avventure di Miguel Littin, clandestino in Cile, reportage sul regista dissidente cileno Miguel Littin.[9]

Dal 1975, Gabriel García Márquez vive tra il Messico, Cartagena de Indias, L'Avana e Parigi.

Nel 1982, venne insignito del Premio Nobel per la letteratura. Dagli anni '80 agli anni '90 trascorrerà poco tempo in patria (anche se ritornò nella vecchia residenza di Aracataca nel 1983, l'anno prima della morte di suo padre), insanguinata dalla guerra tra governo, narcotrafficanti e guerriglieri come le FARC.[1] Come già fatto in passato, García Márquez si proporrà e svolgerà il ruolo di mediatore per cercare di ottenere la pace in Colombia, fino agli anni 2000.[10]

Nel 1986 conosce il leader sovietico Michail Gorbachev a Mosca, e partecipa a cerimonie politiche invitato da Carlos Andrés Pérez in Venezuela e François Mitterrand in Francia.[11]

Negli anni '90, prima della malattia che lo colpirà, diventa un simpatizzante del leader venezuelano Hugo Chávez e del socialismo del XXI secolo, anche se non ne apprezza tutte le iniziative, sostenendo l'azione di Castro presso il leader bolivariano, che secondo lo scrittore servì a moderarne molte posizioni estreme ed intransigenti.[12]

Inoltre critica il presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez, ex liberale di sinistra passato al centro-destra, soprattutto per la sua politica proibizionista sulla droga che, secondo lo scrittore, rafforzerebbe i cartelli dei narcotrafficanti di cocaina, anziché indebolirli, mentre la cessazione della war on drugs poteva aprire scenari di pacificazione con le frange di popolazione che appoggiano i cartelli, invitando questi ultimi a deporre le armi. Sui cartelli della droga scrive anche il resoconto Notizia di un sequestro, un libro-intervista agli ostaggi di un sequestro di persona ad opera del celebre trafficante Pablo Escobar. Si oppone all'estradizione di Escobar negli USA, sostenendo che vada giudicato per i suoi crimini in Colombia (Escobar morirà poi in uno scontro a fuoco con le forze governative) e alla militarizzazione del paese.[13]

La malattia e il ritorno (2000-2010)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1999 gli viene diagnosticato un cancro linfatico (linfoma non Hodgkin[14]) che lo spinge a iniziare a scrivere le sue memorie, alle quali si dedica per parecchie ore al giorno, e nel 2000 il periodico peruviano "La República" diffonde l'errata notizia secondo cui il Nobel sarebbe ormai agonizzante. In realtà era a Los Angeles, per sottoporsi ad alcuni cicli di chemioterapia; sosterrà che il tumore è stata l'occasione per tornare a scrivere dopo un periodo di silenzio.[15]

García Márquez nel 2009

Poco dopo circolò in rete lo scritto La Marioneta[16], una sorta di commiato dagli amici più cari. In un'intervista[17] al periodico mattutino salvadoregno El Diario de Hoy, datata 2 giugno 2000, fu lo stesso García Márquez a negarne la paternità, affermando, tra l'altro: «Quello che potrebbe uccidermi è che qualcuno creda che io abbia scritto una cosa così kitsch. È la sola cosa che mi preoccupa».[15] In seguito, García Márquez e l'autore del brano, Johnny Welch, si incontrarono, ponendo fine alla querelle.

Nel 2002 pubblicò la prima parte della sua autobiografia intitolata Vivere per raccontarla. Nel 2005 García Márquez, vinta definitivamente la sua battaglia contro il cancro, è tornato alla narrativa con quello che sarebbe stato il suo ultimo romanzo, Memoria delle mie puttane tristi, mentre nel 2010, riprendendo la linea autobiografica, ha pubblicato il saggio Non sono venuto a far discorsi, raccolta di discorsi da lui scritti e pronunciati in varie occasioni.[18]

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2012 l'amico Plinio Mendoza dichiarò che lo scrittore era stato colpito dalla malattia di Alzheimer (patologia che aveva già portato alla morte la madre dello scrittore nel 2002, all'età di 97 anni[19]) e che pertanto non avrebbe potuto più scrivere[20]. La notizia fu confermata dal fratello Jaime, secondo il quale "Gabo" era affetto da demenza senile, ma non dalla moglie, secondo cui i problemi di memoria erano quelli fisiologici delle persone anziane.[21].

Lo stesso scrittore ha dichiarato alla stampa, per il suo 86º compleanno, il 6 marzo 2013, di essere "molto felice" di essere arrivato a quest'età, senza fare cenno alla presunta malattia.[22]. García Márquez è ricomparso in pubblico il 30 settembre 2013, in buone condizioni di salute.[23]

Nel 2014 la salute del Nobel declinò nuovamente, e il 17 aprile 2014 Garcia Marquez è morto all'età di 87 anni in una clinica di Città del Messico, dove era stato ricoverato pochi giorni prima per un problema respiratorio dovuto a polmonite e per un'infezione delle vie urinarie.[24][25] Per commemorare la scomparsa del premio Nobel colombiano, il presidente Juan Manuel Santos ha disposto il lutto nazionale per tre giorni.[26]

Lo stile letterario e le tematiche[modifica | modifica wikitesto]

Una celebre immagine di Gabriel García Márquez negli anni '70

Gabriel García Márquez fu uno dei quattro scrittori latinoamericani coinvolti per primi nel boom letterario latinoamericano degli anni Sessanta e Settanta; gli altri tre autori erano il peruviano Mario Vargas Llosa, l'argentino Julio Cortázar e il messicano Carlos Fuentes (ad essi è da aggiungersi la figura discostata di Jorge Luis Borges). Sarà Cent'anni di solitudine il romanzo che gli porterà fama internazionale di romanziere del movimento magico-realista della letteratura latinoamericana, che influenzerà gli scrittori di periodi successivi, come Paulo Coelho e Isabel Allende. Egli appartiene alla generazione che recuperò la narrativa fantastica del romanticismo, come quella di E.T.A. Hoffmann, e il romance europeo, lo stile dei poemi lirici, epici e mitologici che andavano di moda fino all'alba del romanzo moderno nel XVIII secolo, quando la particolare mescolanza di reale e invenzione venne relegata nella letteratura del romanzo gotico o in altri sottogeneri.[27] Come una metaforica e critica interpretazione della storia colombiana, dalla fondazione allo Stato contemporaneo, Cent'anni di solitudine riporta diversi miti e leggende locali attraverso la storia della famiglia Buendía[28], che per il loro spirito avventuroso si collocano entro le cause decisive degli eventi storici della Colombia — come le polemiche del XIX secolo a favore e contro la riforma politica liberale di uno stile di vita coloniale; l'arrivo della ferrovia in una regione montuosa; la Guerra dei mille giorni (Guerra de los Mil Días, 1899–1902); l'egemonia economica della United Fruit Company ("Compagnia bananiera" nel libro); il cinema; l'automobile; e il massacro militare dei lavoratori in sciopero come politica di relazioni fra governo e manodopera.[29] La ripetitività del tempo e dei fatti è appunto il grande tema del romanzo, un tema in cui l'autore riconosce la caratteristica della vita colombiana e attraverso cui vediamo delinearsi altri elementi: l'utilizzo di un "realismo magico" che mostra un microcosmo arcano in cui la linea di demarcazione fra vivi e morti non è più così nitida e in cui ai vivi è dato il dono tragico della chiaroveggenza, il tutto con un messaggio cinicamente drammatico di fondo, di decadenza, nostalgia del passato e titanismo combattivo di personaggi talvolta eroici ma votati alla sconfitta.[30] Su questa linea, dopo un inizio nella letteratura realistica di stile hemingwayano, proseguirà tutta l'opera di García Márquez (tranne gli scritti prettamente autobiografici), in equilibrio tra l'allegoria, il reale e il mito, influenzato dalle tematiche surreali di Franz Kafka e dal simbolismo. Lo stile presenta notevoli intrecci, digressioni, prolessi e analessi, con l'uso di frasi quasi poetiche nella prosa, un linguaggio ricercato e prosaico alternato a seconda del personaggio, e lo svolgimento di storie "corali" e parallele. Il narratore è spesso esterno e onnisciente, cioè conosce già gli avvenimenti futuri.[30]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

García Márquez autografa una copia di Cent'anni di solitudine a l'Avana, Cuba

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

  • La hojarasca, Bogotá Colombia 1955.
Foglie morte, Milano, Feltrinelli, 1977.
  • El coronel no tiene quien le escriba, Bogotá Colombia 1958.
Nessuno scrive al colonnello. E otto racconti, Milano, Feltrinelli, 1969.
  • La mala hora, Città del Messico Messico 1966.
La mala ora, Milano, Feltrinelli, 1970.
  • Cien años de soledad, Buenos Aires Argentina 1967.
Cent'anni di solitudine, Milano, Feltrinelli, 1968.
  • Relato de un náufrago, 1970
Racconto di un naufrago, Roma, Editori Riuniti, 1976.
  • El otoño del patriarca, Barcellona Spagna 1975.
L'autunno del patriarca, Milano, Feltrinelli, 1975.
  • Crónica de una muerte anunciada, Barcellona Spagna 1981.
Cronaca di una morte annunciata, Milano, Mondadori, 1982.
  • El amor en los tiempos del cólera, Barcellona Spagna 1985.
L'amore ai tempi del colera, Milano, Mondadori, 1986. ISBN 88-04-32021-4.
  • El general en su laberinto, Bogotá Colombia 1989.
Il generale nel suo labirinto, Milano, Mondadori, 1989. ISBN 88-04-31294-7.
  • Del amor y otros demonios, New York Stati Uniti 1994.
Dell'amore e di altri demoni, Milano, Mondadori, 1994. ISBN 88-04-38682-7.
  • Noticia de un secuestro, Bogotá Colombia 1996.
Notizia di un sequestro, Milano, Mondadori, 1996. ISBN 88-04-41916-4.
  • Memorias de mis putas tristes, New York Stati Uniti 2004.
Memoria delle mie puttane tristi, Milano, Mondadori, 2005. ISBN 88-04-54475-9.

Racconti[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte di racconti[modifica | modifica wikitesto]

  • Los funerales de la Mamá Grande, Xalapa Messico 1962
I funerali della Mamá Grande, Milano, A. Mondadori, 1983.
La siesta del martedì (La siesta del martes, 1960)
Uno di questi giorni (Un día de estos, 1959)
Da noi ladri non ce ne sono (En este pueblo no hay ladrones, 1960)
La prodigiosa sera di Baltazar (La prodigiosa tarde de Baltazar)
La vedova Montiel (La viuda de Montiel)
Un giorno dopo sabato (Un día después del sábado, 1954)
Rose artificiali (Rosas artificiales)
I funerali della Mamá Grande (Los funerales de la Mamá Grande, 1962)
  • Ojos de perro azul, Rosario Argentina 1974
Occhi di cane azzurro, Roma, Newton Compton, 1978.
La terza rassegnazione (La tercera resignación, 1947)
L'altra costola della morte (La otra costilla de la muerte, 1948)
Eva sta dentro il suo gatto (Eva está dentro de su gato, 1947)
Amarezza per tre sonnambuli (Amargura para tres sonámbulos, 1949)
Dialogo dello specchio (Diálogo del espejo, 1949)
Occhi di cane azzurro (Ojos de perro azul, 1950)
La donna che arrivava alle sei (La mujer que llegaba a las seis, 1950)
Qualcuno scompiglia queste rose (Alguien desordena estas rosas,1950)
Nabo, il negro che fece aspettare gli angeli (Nabo, el negro que hizo esperar a los ángeles, 1951)
La notte dei pivieri (La noche de los alcaravanes, 1950)
Monologo di Isabel mentre vede piovere su Macondo (Monólogo de Isabel viendo llover en Macondo, 1955)
  • La increíble y triste historia de la cándida Eréndira y de su abuela desalmada, Buenos Aires Argentina 1972.
La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata, Milano, Feltrinelli, 1973.
Un signore molto vecchio con delle ali enormi (Un señor muy viejo con unas alas enormes, 1970)
Il mare del tempo perduto (El mar del tiempo perdido, 1962)
L'affogato più bello del mondo (El ahogado más hermoso del mundo, 1968)
Morte costante più in là dell'amore (Muerte constante más allá del amor, 1970)
L'ultimo viaggio del veliero fantasma (El último viaje del buque fantasma, 1968)
Blacamán il buono, venditore di miracoli (Blacamán el bueno, vendedor de milagros, 1968)
La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata (La increíble y triste historia de la cándida Eréndira y de su abuela desalmada, 1972)
  • Doce cuentos peregrinos, Bogotá Colombia 1992.
Dodici racconti raminghi, Milano, A. Mondadori, 1992. ISBN 88-04-35835-1.
Buon viaggio, signor presidente (Buen viaje, señon presidente, 1979)
La santa (La santa, 1981)
L'aereo della bella addormentata (El avión de la bella durmiente, 1982)
Mi offro per sognare (Me alquilo para soñar, 1980)
«Sono venuta solo per telefonare» («Sólo vine a hablar por teléfono», 1978)
Spaventi di agosto (Espantos de agosto, 1980)
María dos Prazeres (María dos Prazeres, 1979)
Diciassette inglesi avvelenati (Diecisiete ingleses envenenados, 1980)
Tramontana (Tramontana, 1982)
L'estate felice della signora Forbes (El verano feliz de la señora Forbes, 1982)
La luce è come l'acqua (La luz es como el agua, 1978)
La traccia del tuo sangue sulla neve (El rastro de tu sangre en la nieve, 1981)

Racconti non antologizzati[modifica | modifica wikitesto]

  • Tubal-Caín forja una estrella, 1948
  • El invierno, 1952 (prima versione di Monólogo de Isabel viendo llover en Macondo)

Saggistica[modifica | modifica wikitesto]

  • Cuando era feliz e indocumentado, 1973.
Un giornalista felice e sconosciuto, Milano, Feltrinelli, 1974.
  • Chile, el golpe y los gringos, Bogotà, Editorial Latina, 1974.
  • Operación Carlota, 1977, saggio
  • Obra periodística 1: Textos costeños (1948-1952), 1981
Scritti costieri. 1948-1952, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-04-41039-6.
  • La aventura de Miguel Littín clandestino en Chile, 1986
Le avventure di Miguel Littín, clandestino in Cile, Milano, A. Mondadori, 1986. ISBN 88-04-29449-3.
  • Obra periodística 2: Entre cachacos (1954-1955), 1982.
Gente di Bogotá (1954-55), Milano, A. Mondadori, 1999. ISBN 88-04-43225-X.
  • Obra periodística 3: De Europa y América (1955-1960), 1983.
Dall'Europa e dall'America. 1955-1960, Milano, Mondadori, 2001. ISBN 88-04-46637-5.
  • Obra periodística 4: Por la libre (1974-1995)
A ruota libera. 1974-1995, Milano, Mondadori, 2003. ISBN 88-04-50684-9.
  • Obra periodística 5: Notas de prensa (1980-1984)
Taccuino di cinque anni. 1980-84, Milano, A. Mondadori, 1994. ISBN 88-04-36569-2.
  • Vivir para contarla, 2002
Vivere per raccontarla, Milano, Mondadori, 2002. ISBN 88-04-51415-9.
  • Yo no vengo a decir un discurso, 2010
Non sono venuto a far discorsi, Milano, Mondadori, 2010. ISBN 978-88-04-60729-8.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al Nobel, ha ricevuto molte altre onorificenze, tra cui:

Gran Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
«Parigi, 1981»
Placca dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico) - nastrino per uniforme ordinaria Placca dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico)
— Città del Messico, 22 ottobre 1982
Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito Educativo e Culturale Gabriela Mistral (Cile) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito Educativo e Culturale Gabriela Mistral (Cile)
— Santiago del Cile, 1993
Ordine d'Onore (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine d'Onore (Russia)
«per aver contribuito a rinforzare l'amicizia tra i popoli della Russia e dell'America latina»
— Mosca, 6 marzo 2012
Laurea honoris causa in Letteratura - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in Letteratura
— Università della Columbia di New York, 1972
Premio Rómulo Gallegos - nastrino per uniforme ordinaria Premio Rómulo Gallegos
— Caracas, 1972

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j Sezione «La vita» dell'introduzione alla traduzione italiana di Gabriel García Márquez, Cent'anni di solitudine, Mondadori, 2012.
  2. ^ Garcia Marquez, Gabriel
  3. ^ Gabriel Garcia Marquez, una vita tra letteratura e passione civile, repubblica.it, 17 aprile 2014. URL consultato il 18 aprile 2014.
  4. ^ a b Garcia Marquez: pensiero politico
  5. ^ The power of Gabriel Garcia Marquez
  6. ^ Biografia
  7. ^ Il paese immaginario di Macondo, ispirato ad Aracataca, deve il suo nome ad una zona di vigneti, poi occupata da un villaggio bananiero (Makond), vicina proprio al suo paese di origine, che l'autore poteva vedere dal treno in occasione dei suoi spostamenti.
  8. ^ Verdetto di condanna del Tribunale Russell II alle dittature latinoamericane
  9. ^ Gerald Martin, Gabriel García Márquez: a life, 2009, 701 p. (ISBN 9782246739111), pp. 339-340
  10. ^ Gabriel García Márquez y la paz colombiana
  11. ^ Martin, op. cit.
  12. ^ Gerald Martin, Vita di Gabriel Garcia Marquez
  13. ^ Stop the drug war - Gabriel Garcia Marquez
  14. ^ Famous people with NHL
  15. ^ a b Marquez: "Ho un tumore ed è stata una fortuna"
  16. ^ La Marioneta
  17. ^ (ES) García Márquez: "Lo que me mata es que crean que escribo así", 2 giugno 2000. URL consultato il 18 aprile 2014.
  18. ^ I discorsi di Gabo
  19. ^ La mujer que creò al creador
  20. ^ «Gabo ha l'Alzheimer, non scriverà mai più» - Corriere.it
  21. ^ Garcia Marquez ha l’Alzheimer? Il fratello dice sì, moglie smentisce. È giallo, blitzquotidiano.it, 9 luglio 2012. URL consultato il 18 aprile 2014.
  22. ^ Marquez: very happy for his 86th birthday
  23. ^ Garcia Marquez ricompare in pubblico. In salute, di buon umore e al bowling
  24. ^ Garcia Marquez ricoverato in Messico "Infezioni ai polmoni e alle vie urinarie", lastampa.it, 3 aprile 2014. URL consultato il 18 aprile 2014.
  25. ^ È morto Gabriel García Márquez, corriere.it, 17 aprile 2014. URL consultato il 16 agosto 2014.
  26. ^ Dalla Colombia al Messico, l'America Latina piange Garcia Marquez, repubblica.it, 18 aprile 2014. URL consultato il 18 aprile 2014.
  27. ^ "The Modern World". Web, www.themodernword.com/gabo/. April 17, 2010
  28. ^ McMurray, George. "Reality and Myth in García Márquez’ ‘Cien años de soledad’". The Bulletin of the Rocky Mountain Modern Language Association, Vol. 23, No. 4 (Dec., 1969), pp. 175-181
  29. ^ Michael Wood, Gabriel García Márquez: One Hundred Years of Solitude, Cambridge University Press, 1990, ISBN 0-521-31692-8.
  30. ^ a b Personaggi famosi della Colombia: Gabriel Garcia Marquez

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Film tratti dalle sue opere[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 54147956 LCCN: n79063441 SBN: IT\ICCU\CFIV\002730