Carlo Cassola

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Carlo Cassola

Carlo Cassola (Roma, 17 marzo 1917Montecarlo, 29 gennaio 1987) è stato uno scrittore e saggista italiano.

Dal suo romanzo La ragazza di Bube (1960), che ricevette il Premio Strega, fu realizzato nel 1963, da Luigi Comencini, il film omonimo, con Claudia Cardinale e con George Chakiris[1]. Sempre nel 1963, dal racconto "La visita", il film diretto da Antonio Pietrangeli. Nel 2004 Carlo Mazzacurati ha tratto un film, "L'amore ritrovato", dal racconto "Una relazione", che era stato già citato al cinema in quanto il cognome del protagonista (Mansani) è stato volutamente utilizzato da Paolo Virzì per personaggi dei suoi film: "Ovosodo" e "La prima cosa bella".

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Di madre toscana di Volterra e padre lombardo, ma trapiantato da molto tempo in Toscana, era nipote di un patriota che partecipò alle dieci giornate di Brescia e poi fu esule in Svizzera per sfuggire alle numerose condanne; al termine del Risorgimento fu un magistrato. Il padre di Cassola era invece un militante socialista e redattore dell'"Avanti" al tempo della direzione di Leonida Bissolati. A Roma, Cassola trascorse l'adolescenza e la giovinezza, limitandosi a brevi spostamenti a Cecina nei periodi di villeggiatura.

L'educazione scolastica[modifica | modifica sorgente]

L'educazione scolastica del futuro scrittore fu regolare, anche se l'esperienza della scuola verrà in seguito considerata un fallimento, tanto da fargli scrivere, nel 1969, "Scuola di criminalità, ecco cos'è la scuola oggi, non solo da noi ma dappertutto. E la colpa risale alla cultura laica o religiosa che sia. A questa grande spacciatrice di droghe; a questo autentico oppio del popolo".

Egli frequenterà il Ginnasio-Liceo "Tasso" e in seguito l'"Umberto I", ma di quegli anni ricorda che leggeva solamente Pascoli e che dai classici e dal modo in cui gli venivano insegnati ebbe solamente "disgusto". Per scoprire il piacere della letteratura e sentirla come una cosa viva dovrà scoprire gli scrittori contemporanei da solo o con l'aiuto di qualche amico che frequenta quando, nel 1932, l'anno in cui muore Dino Campana, egli si iscrive alla prima liceo e si avvicina al gruppo dei novisti. È quello l'anno in cui Riccardo Bacchelli pubblica Oggi, domani e mai, Antonio Baldini Amici miei e Leonida Répaci I fratelli Rupe, libri che il giovane Cassola riesce a procurarsi.

Cassola negli anni del liceo frequenterà i figli di Mussolini (era compagno di classe di Vittorio), Ruggero Zangrandi e Mario Alicata e collaborerà ad una rivista studentesca, "La penna dei ragazzi", fondata proprio da Vittorio. La rivista che prese nel 1934 il nome di "Anno XII" per segnare l'età fascista terminerà con "Anno XIII" quando ormai i suoi promotori avevano finito il Liceo. Fu proprio nel numero del 10 gennaio 1935 di "Anno XIII" che Cassola ebbe il primo riconoscimento come scrittore, o meglio come poeta.

Nel 1935, mentre nel paese stavano maturando grandi avvenimenti che porteranno al conflitto etiopico, Cassola si iscriverà alla Facoltà di Legge dell'Università di Roma dimostrando scarso entusiasmo per la guerra.

I primi racconti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1937 Cassola scrive i suoi primi racconti, che verranno in seguito raccolti in volume, e uno di questi, Paura e tristezza, uscirà nell'agosto su "Il Meridiano di Roma". In quello stesso anno egli presta servizio militare prima alla Scuola Allievi Ufficiali di Spoleto e poi a Bressanone. Congedato, si laurea nel 1939 discutendo una tesi in Diritto civile, una scienza che non gli era mai piaciuta e che non lascerà nessun segno nella sua personalità culturale.

Sempre nel 1939 Cassola inizia a frequentare un gruppo di intellettuali che gravitavano su Firenze tra i quali Romano Bilenchi, Franco Fortini, Franco Calamandrei, Ferruccio Ulivi, Paolo Cavallina, allora direttore della rivista "Rivoluzione", e grazie a questi contatti riesce a pubblicare altri tre racconti, La visita, Il soldato, Il cacciatore su la rivista "Letteratura" che furono segnalati da Giansiro Ferrata su "Corrente".

Da quel momento, Cassola inizia a collaborare alle riviste "Corrente", "Frontespizio (rivista)", "Letteratura" e presto riceve l'invito di Alessandro Bonsanti di fargli pervenire tutti i racconti che scriveva. I racconti inviati verranno poi raccolti e costituiranno nel 1942 il volumetto La visita, nelle edizioni di "Letteratura".

La guerra e la resistenza[modifica | modifica sorgente]

Nel 1940 lo scrittore si sposa e nel 1941 viene richiamato dopo l'intervento dell'Italia in guerra. Nel 1942 partecipa ad un concorso per la Cattedra di Storia e Filosofia nei licei classici e scientifici e negli istituti magistrali e inizia la sua attività di insegnamento prima a Foligno e poi a Volterra.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Cassola inizia a prender contatti con i gruppi comunisti più attivi nel volterrano e insieme a loro partecipa alla resistenza e di questa esperienza abbiamo testimonianza nel libro a carattere autobiografico, Fausto e Anna.

Dopo la Resistenza[modifica | modifica sorgente]

Dopo la Liberazione, avvenuta in Toscana nel 1944, lo scrittore si iscrive al Partito d'Azione nel quale rimane fino al suo scioglimento nel 1946. Dal 1942 al 1946 la produzione scritta di Cassola si interrompe ma nel 1946 egli riprende a scrivere e nello stesso anno pubblicherà in quattro puntate su "Il Mondo", rivista quindicinale diretta da Bonsanti e Montale uscita a Firenze dopo la Liberazione, il racconto Baba, che contiene ormai pieni caratteri resistenziali.

Da 1945 al 1949 Cassola fa parte della redazione de "La Nazione del Popolo", rivista del Comitato Toscano di Liberazione, e collabora attivamente al "Giornale del Mattino" e a "L'Italia Socialista".

Una svolta nella produzione letteraria[modifica | modifica sorgente]

Il 1949 è per lo scrittore un anno di forte crisi umana e letteraria. Muore la moglie e Cassola mette in discussione la poetica esistenziale sulla quale aveva basato, fino a quel momento, il suo lavoro di scrittore. Nasce, dal suo dolore e dai suoi ripensamenti letterari, un nuovo modo di scrivere che sfocerà in uno tra i suoi testi più validi Il taglio del bosco.

Il testo incontra però difficoltà per trovare un editore, fu infatti rifiutato da "Botteghe Oscure (rivista)", da Einaudi e uscì solamente nel 1950 su "Paragone" e in volume nel 1954 presso Fabbri. Anche Fausto e Anna non ebbe subito un esito positivo, esso fu rifiutato sia da Mondadori, sia da Bompiani e alla fine, ma dopo molte esitazioni, venne pubblicato da una collana sperimentale dei "Gettoni" diretta da Vittorini e diede occasione ad una polemica sulla rivista Rinascita, dove, in una recensione, veniva dato un giudizio severo al racconto riguardo allo stile e lanciata un'accusa dal punto di vista ideologico e politico.

All'accusa, Cassola rispose con una Lettera al Direttore di "Rinascita" respingendo il giudizio diffamatorio. Intervenne nella polemica Palmiro Togliatti, allora direttore della rivista, spostando la questione su di un piano generale e chiudendo pertanto la polemica.

Nel periodo che va dal 1953 al 1957 la narrativa è ormai il centro della carriera di scrittore di Cassola che, desideroso di essere libero da ogni norma precostituita, si appoggia ad una poetica che nasce dall'esperienza, sempre in lui molto viva, dell'antifascismo.

Gli anni più fecondi[modifica | modifica sorgente]

Cassola, che ormai dal 1948 si era trasferito a Grosseto e che nel frattempo si era risposato e aveva avuto una figlia, conosce Luciano Bianciardi che faceva il bibliotecario nella Biblioteca Comunale di Grosseto e dalla sua amicizia e dalla sua collaborazione nasce uno studio sui minatori della Maremma pubblicato nel 1954 da "Nuovi Argomenti" e in seguito ampliato da Cassola (Bianciardi nel frattempo si era trasferito a Milano) e pubblicato nel 1956 nei "Libri del tempo" di Laterza.

Negli anni che vanno dal 1950 al 1956 lo scrittore collabora al "Mondo" e al "Contemporaneo", esce Fausto e Anna (1952), scrive I vecchi compagni che esce da Einaudi nel 1953, appare sul "Ponte" La casa sul Lungotevere (1953), che prenderà poi il nome di Esiliati, inizia a scrivere La casa di via Valadier e Il soldato, esce da Nistri-Lischi a Pisa la seconda edizione del racconto Il taglio nel bosco (1955) che comprende anche una parte dei racconti de La visita, La moglie del mercante, Le amiche di Baba, esce sul "Ponte" Un matrimonio del dopoguerra e Il soldato, compie un viaggio in Cina, del quale lascerà testimonianza nel suo "Viaggio in Cina", Einaudi pubblica La casa di via Valadier che comprende anche Esiliati, Feltrinelli pubblica Viaggio in Cina, Laterza, I minatori della Maremma.

Nel 1958 Cassola con Il soldato pubblicato da Feltrinelli vince il Premio Salento, esce la seconda edizione riveduta di Fausto e Anna e nel 1959 Il taglio del bosco che comprende tutti i racconti lunghi e i romanzi brevi. Il 1960, l'uscita del romanzo La ragazza di Bube che ebbe molto successo e si aggiudicò il Premio Strega, segna il punto più alto del successo dello scrittore.

La critica di Pasolini e delle nascenti avanguardie[modifica | modifica sorgente]

Proprio in occasione della presentazione dei libri per il Premio Strega, Pier Paolo Pasolini che presentava quell'anno Italo Calvino, in un epigramma La morte del realismo (nel quale è evidente il continuo richiamo a Cassola), sosteneva il sopravvento dei "neopuristi", dei "socialisti bianchi", della "elezione stilistica" e denunciava la "restaurazione nello stile" e ricordava con nostalgia "l'impuro Realismo/ sigillato col sangue partigiano/ e la passione dei marxisti", rammentava il Realismo e la sua ideologia "nella luce della Resistenza", "Quando il fascismo era vinto,/ pareva vinto il Capitale". Pasolini sostiene che al momento tutti si sentivano in dovere di dare il loro colpo al Realismo, ma che il colpo peggiore era stato proprio dato da Cassola perché era loro sembrato che egli fosse dalla parte del Realismo.

L'epigramma di Pasolini è un anticipo della reazione antineorealista che verrà da Edoardo Sanguineti nel Convegno del Gruppo 63 a Palermo insieme alla critica di Giorgio Bassani che, in modo poco lusinghiero, parlava di "Liala '63" riferendosi a Cassola.

L'accusa colpiva un Cassola già mutato rispetto allo scrittore di Fausto e Anna e de La ragazza di Bube ed egli iniziò, già dal 1961 ad operare una revisione nella sua visione letteraria ripudiando completamente tutto il periodo dell'impegno legato alla resistenza e ritornando alla primitiva poetica.

Il ritorno alla vecchia poetica[modifica | modifica sorgente]

La ripresa della vecchia poetica non può, comunque, non tener conto delle esperienze fatte negli anni cinquanta. In questo modo nasce un Cassola arricchito, ne è testimonianza Un cuore arido del 1961, che conserva ma nello stesso tempo allarga la misura del romanzo con tutte le tecniche di sviluppo dei fatti e dell'intreccio.

Nel 1961 lo scrittore lascia l'insegnamento e, tranne la collaborazione con i Fogli di Diario del "Corriere della sera", egli si dedica solamente alla scrittura delle sue opere, dimostrando quello stesso disimpegno che aveva coinciso in gioventù con l'abbandono degli interessi politici.

Uscirà così nel 1964 Il cacciatore, nel 1968 Storia di Ada, che comprende La maestra e Tempi memorabili. Nel 1968 viene pubblicato Ferrovia locale, nel 1969 Una relazione con il quale Cassola vince il Premio Napoli, nel 1970 Paura e tristezza.

Nel 1971 lo scrittore è colpito da grave crisi cardiaca e si trasferisce a Marina di Castagneto dove, ripresosi, nella tranquillità del luogo continua la sua attività scrivendo e pubblicando molte altre opere, tra le quali Monte Mario nel 1973, Gisella e Fogli di Diario nel 1974, Troppo tardi nel 1975, L'antagonista, L'ultima frontiera e Il Gigante cieco nel 1976, La disavventura e L'uomo e il cane nel 1977. Nel 1978 esce da Rizzoli La lezione della storia e Un uomo solo e con L'uomo e il cane vince il premio Bagutta.

Dal 1978 fino al 1984 lo scrittore continua alacremente il suo lavoro e molte sono le pubblicazioni sia di romanzi che di saggi, questi ultimi legati a temi sociali come Letteratura e disarmo del 1978 e Contro le armi del 1980. Lo scrittore infatti negli ultimi anni si dedicò ad un'intensa attività pacifista, ecologista, antimilitarista.

La poetica[modifica | modifica sorgente]

Carlo Cassola pur vivendo nel periodo del neorealismo non ne accettava completamente la poetica perché riteneva che l'utilizzo del linguaggio popolare e pertanto del dialetto fosse da condannare in ambito letterario. Lo scrittore si considera un realista ma rifiuta il metodo del Naturalismo e rifiuta la ricerca degli "spaccati sociali" tipici del Neorealismo.

A questo proposito egli scriverà: "Mi ritengo uno scrittore realista nel senso che amo la realtà e non desidero evaderne. Nel senso che amo il mio tempo. Nel senso che non ho una mia mitologia o se la ho, è una mitologia legata al mondo moderno. Se poi mi ci si vuole proprio appiccicare un'etichetta, allora mi si appiccichi quella di sublimare. Qualsiasi altra, la rifiuto".

La teoria del sublimine[modifica | modifica sorgente]

Nei primi anni della sua esperienza letteraria Cassola accoglie dall'ermetismo il gusto dell'essenzialità che egli interpretava nel campo narrativo come attenzione esclusiva all'esistenziale.

I racconti che nascono in questo periodo sono racconti esili, dal ritmo musicale.
Era il periodo in cui lo scrittore affermava che nel racconto ci deve essere "moto e vita", "la vita che è moto" e che per il narratore la materia narrativa appartiene ad una convenzione, mentre bisogna privilegiare l'approccio con la realtà e scoprirne i segreti.

È questa la teoria del "subliminare" teoria della quale Cassola scriverà: "Il nome lo trovò Cancogni, e a distanza di anni devo dire che era singolarmente azzeccato: subliminare significa infatti sotto la soglia, cioè sotto la soglia della coscienza pratica. Così appunto stanno le cose: l'emozione poetica non appartiene alla sfera della coscienza pratica, ma alla coscienza che sta sotto, alla coscienza subliminale. Il sublimine è l'oggetto spogliato di ogni suo attributo ideologico, etico, psicologico. Coincide cioè col nudo fatto dell'esistere; o meglio, con l'esistenza e col suo attributo reale che essa comporti, la coesistenza dei sessi. L'esistenza-coesistenza dei sessi doveva diventare il solo oggetto della rappresentazione letteraria". Il primo periodo di Cassola si può far risalire dal 1937 al 1950 circa, quando esce Il taglio del bosco.

L'impegno politico[modifica | modifica sorgente]

Si può però già far risalire al 1946, con Baba, il secondo Cassola, quello impegnato sui temi politici. In Rosa Gagliardi del 1946 e nelle Amiche del 1947 e infine nel Il taglio del bosco Cassola tocca i suoi più importanti momenti. Soprattutto nel racconto maggiore, "Il taglio del bosco", lo scrittore va in cerca dell'essenza della realtà e, nelle pagine di questo lungo racconto con echi autobiografici, la poesia nasce nel silenzio che segue all'accadere degli avvenimenti.

Da Baba alla Ragazza di Bube del 1960, Cassola, pur mantenendo gli stessi modi narrativi, si confronta con la realtà etico-politica contemporanea accettandone l'ideologia con forte indipendenza, ma senza accettare alcuna enfasi "realistica", a cominciare dai dialetti.

Cassola è un antifascista convinto mosso più dal senso morale che da quello ideologico-politico che si divide tra l'impegno storico-politico e la vocazione esistenziale. In Fausto e Anna, lungo romanzo autobiografico uscito nel 1952 lo scrittore ritrae fedelmente sé stesso, cioè un intellettuale diviso tra la "sincera passione civile e un'intima inibizione alla storia" .

Indubbiamente il libro che riassume tutto questo periodo è l'ultimo, La ragazza di Bube, per la forza poetica di molte delle sue pagine, ma soprattutto per il significato che viene ad assumere il giudizio sulla Resistenza. Il significato politico di questo romanzo è "il paradigma poetico di una generazione sconfitta, che subisce il giudizio della storia, invece di imporlo".

Il ritorno alla narrativa esistenziale[modifica | modifica sorgente]

Cuore arido del 1961 segna il ritorno alla poetica della poesia pura e lo scrittore si ritrarrà nella sua ricerca letterario-esistenziale. Nel ritornare alla teoria giovanile del "sublime" lo scrittore conduce un'operazione letteraria meno idillica e più estremista.

Lo scopo di Cassola ora è molto semplice ed è quello di restituire, attraverso personaggi assolutamente normali, il sentimento dell'esistenza, dei suoi doni, delle sue sensazioni, pensieri e ricordi.

I temi, lo spazio, il tempo e il linguaggio[modifica | modifica sorgente]

I due temi fondamentali di Cassola sono la vita e la felicità.

Nelle sue opere vuole rappresentare la vita e vivere vuol dire per lo scrittore, e quindi per i suoi personaggi, compiere i piccoli gesti di ogni giorno, intrecciare semplici rapporti, cercare di non perdere il dono della vita. Quindi la vita è legata alla felicità e vivere vuol dire essere felici e si è felici quando si riesce a cogliere la felicità in brevi attimi.

L'ambiente descritto da Cassola è l'ambiente della sua vita perché come egli stesso scrive: "lo scrittore può parlare solo di ciò che conosce, la propria vita; poiché la mia vita è Cecina, io parlo di Cecina". Così lo scrittore, nel chiudersi nella sua Maremma sente di aprirsi alla vita totale perché la Maremma coincide con la sua visione della vita. Essa è una terra discreta, isolata dalle grandi città, economicamente modesta, i cui abitanti sono contadini o artigiani o piccolo-borghesi e che riflettono bene il senso della vita così come egli lo intende.

Per quanto riguarda la scelta del tempo vi è in Cassola la tendenza ad ambientare le sue storie nel periodo del ventennio fascista e in modo particolare negli anni trenta, quelli della sua adolescenza, delle prime esperienze importanti sul piano umano e letterario.

Il linguaggio e lo stile che Cassola utilizza è semplice ed essenziale, così come lo è l'organizzazione dei contenuti dove si vede in che cosa consiste il suo antinaturalismo.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Narrativa[modifica | modifica sorgente]

  • La visita, Firenze, Parenti, 1942.
  • Alla periferia, Firenze, Edizioni di rivoluzione, 1942.
  • La moglie del mercante, in "Botteghe oscure", 1949.
  • Fausto e Anna, Torino, Einaudi, 1952.
  • I vecchi compagni, Torino, Einaudi, 1953.
  • Il taglio del bosco, Milano, Fabbri, 1953; Pisa, Nistri-Lischi, 1955; Torino, Einaudi, 1959.
  • La casa di via Valadier, Torino, Einaudi, 1956.
  • Un matrimonio del dopoguerra, Torino, Einaudi, 1957.
  • Il soldato; Rosa Gagliardi, Milano, Feltrinelli, 1958.
  • La ragazza di Bube, Torino, Einaudi, 1960.
  • Un cuore arido, Torino, Einaudi, 1961.
  • La visita, Torino, Einaudi, 1962. (raccoglie i precedenti La visita, Alla periferia e La moglie del mercante)
  • Il cacciatore, Torino, Einaudi, 1964.
  • Tempi memorabili, Torino, Einaudi, 1966.
  • Storia di Ada; La maestra, Torino, Einaudi, 1967.
  • Ferrovia locale, Torino, Einaudi, 1968.
  • Una relazione, Torino, Einaudi, 1969.
  • Paura e tristezza, Torino, Einaudi, 1970.
  • Monte Mario, Milano, Rizzoli, 1973.
  • Gisella, Milano, Rizzoli, 1974.
  • Troppo tardi, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1975.
  • L'antagonista, Milano, Rizzoli, 1976.
  • La disavventura, Milano, Rizzoli, 1977.
  • L'uomo e il cane, Milano, Rizzoli, 1977.
  • Un uomo solo, Milano, Rizzoli, 1978.
  • Il superstite, Milano, Rizzoli, 1978.
  • Il paradiso degli animali, Milano, Rizzoli, 1979.
  • Vita d'artista, Milano, Rizzoli, 1980.
  • Ferragosto di morte, Reggio Emilia, Ciminiera, 1980.
  • Il ribelle, Milano, Rizzoli, 1980.
  • La morale del branco, Milano, Rizzoli, 1980.
  • La zampa d'oca, Milano, Rizzoli, 1981.
  • L'amore tanto per fare, Milano, Rizzoli, 1981.
  • Il leone fuggito, Firenze, Pananti, 1981.
  • Colloquio con le ombre, Milano, Rizzoli, 1982.
  • Il mondo senza nessuno, Marmirolo, Ciminiera, 1982.
  • Gli anni passano, Milano, Rizzoli, 1982.
  • Mio padre, Milano, Rizzoli, 1983.

Saggistica e prose varie[modifica | modifica sorgente]

  • I minatori della Maremma, con Luciano Bianciardi, Bari, Laterza, 1956.
  • Viaggio in Cina, Milano, Feltrinelli, 1956.
  • Poesia e romanzo, con Mario Luzi, Milano, Rizzoli, 1973.
  • Fogli di diario, Milano, Rizzoli, 1974.
  • Ultima frontiera, Milano, Rizzoli, 1976.
  • Il gigante cieco, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1976.
  • La lezione della storia, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1978.
  • Carlo Cassola: letteratura e disarmo, intervista e testi a cura di Domenico Tarizzo, Milano, A. Mondadori, 1978.
  • Contro le armi, Marmirolo, Ciminiera, 1980.
  • Cassola racconta, a cura di Pietro Poiana, Marmirolo, Ciminiera, 1981.
  • Il romanzo moderno, Milano, Rizzoli, 1981.
  • Diritto alla sopravvivenza, Torino, Eurostudiopocket, 1982.
  • La rivoluzione disarmista, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1983.
  • Il mio cammino di scrittore, Firenze, Pananti, 1984.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rossana Esposito, Come leggere «La ragazza di Bube» di Carlo Cassola, Ugo Mursia Editore, 1990
  • Giuliano Manacorda, Invito alla lettura di Carlo Cassola, Ugo Mursia Editore, 1991
  • Vittorio Spinazzola, Il realismo esistenziale di Carlo Cassola, Mucchi, 1993
  • Andrea Ciappi, Volti e paesaggi di Cassola. La ferrovia locale, Ibiskos Editrice Risolo, 2004
  • Gianni Bernardini, Narrativa e ragione rivoluzionaria. La filosofia pacifista di Carlo Cassola, Plus, 2007
  • Jole Soldateschi, Il tragico quotidiano. Papini, Palazzeschi, Cassola, Bianciardi, Mauro Pagliai Editore, 2011
  • Silvano Tartarini, Carlo Cassola: la letteratura dell'infinito e il suo sbocco antimilitarista, Plus, 2012

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ la Cardinale vinse il Nastro d'Argento nel 1965 come migliore attrice protagonista; il film meritò nel 1964 il David di Donatello al produttore Franco Cristaldi (per Vides Lux Film Lux France)

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