Carlo Cassola

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Carlo Cassola

Carlo Cassola (Roma, 17 marzo 1917Montecarlo, 29 gennaio 1987) è stato uno scrittore e saggista italiano.

Carlo Cassola si affaccia alla letteratura all'incirca all'inizio della guerra; dopo la prosa d'arte, esperienza a lui estranea; accanto all'ermetismo. Dell'ermetismo accoglieva il gusto dell'essenzialità, della poesia come assoluto, anche nella prosa (al di fuori dunque del «resoconto», della psicologia, delle determinazioni ideologiche e culturali sentite come ingombranti rispetto alla pura intelligenza spirituale del vivere), che egli interpretava, nel campo narrativo suo proprio, come attenzione esclusiva all'esistenziale.[1]

Indice

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le origini familiari e la fanciullezza[modifica | modifica sorgente]

Carlo Cassola nacque a Roma, nel quartiere Salario, il 17 marzo 1917, ultimo di cinque figli, da Maria Camilla Bianchi di Volterra e da Garzia Cassola, di origini lombarde, ma trapiantato da molto tempo in Toscana. Il nonno paterno, Carlo, era un magistrato e un fervente patriota che aveva partecipato alle dieci giornate di Brescia e poi era stato esule in Svizzera per sfuggire alle numerose condanne. Al termine del Risorgimento era poi diventato presidente del tribunale di Volterra e si era sposato, a cinquantadue anni, con Rosa Belli. Così scriveva lo scrittore nel 1966 in una lettera a Indro Montanelli

« S'era sposato tardi (...) (e questo spiega perché tra lui e me ci corra un secolo, anzi 103 anni); tuttavia ebbe lo stesso sette figli »
(a Montanelli, 8 febbraio 1966.)

Il padre era invece un militante socialista e redattore dell'«Avanti!» al tempo della direzione di Leonida Bissolati: «Mio padre era un uomo dell'800. Io lo ricordo così, e non credo di ricordarlo male. Non si rendeva conto che nel nostro secolo i problemi erano cambiati. Non si rendeva conto soprattutto che il nazionalismo avrebbe fatto solo del male e, nell'era atomica, un male irreparabile».[2]

La fanciullezza di Cassola " non era quella di un bambino, di un ragazzo felice"[3] cause della sua infelicità può farsi risalire al fatto che, avendo fratelli molto più grandi di lui, si sentisse un po' nella situazione di figlio unico per i genitori. Si aggiunge inoltre la sua indole che lo portava all'isolamento, il suo scarso spirito di iniziativa e la fervida immaginazione che sarà negli anni giovanili la più attiva e dominante.
Come Cassola stesso scriverà nei suoi Fogli di diario, «...bastava un nome a emozionarlo, a mettergli in moto la fantasia, col risultato di allontanargli spesso e deprezzargli tutto ciò che sapeva di reale e obbediva a ragioni pratiche.»[4]
Sempre nei Fogli di diario egli ci lascerà testimonianza di questo suo particolare modo di sentire e infatti per lui aveva un senso, più di quello che vedeva, ciò che apprendeva indirettamente, magari solamente dietro l'evocazione di un nome. «Una volta mio fratello (...) disse qualcosa a proposito di un tale che andava tutti i giorni a Settecamini. Venni a sapere che Settecamini era vicino a Roma. Ora Roma mi pareva una città morta, appunto perché ci stavo. Malgrado ciò, quella borgata divenne per me un posto meraviglioso. Ci fantasticai per mesi. Settecamini! Non era un puro nome, si associava ad esso l'immagine di quel tale che ci andava in motocicletta. Ma supponiamo che mio fratello mi avesse detto: andiamo a Settecamini. Che magari mi avrebbe proposto di andare in motocicletta. Credo che avrei rifiutato. Perché? Perché sapevo in partenza che sarebbe stata una delusione. La Settecamini vista con i miei occhi non avrebbe mai posseduto l'incanto della Settecamini evocata dalle parole di mio fratello»[5]

Carlo si rifugiava volentieri nei libri che, fin da quando non sapeva leggere, lo attiravano molto. «I libri mi attirarono quando ancora non sapevo leggere. Due voluminosi trattati di zoologia furono tra i primi a capitarmi fra le mani: uno era dedicato ai Mammiferi, l'altro agli Uccelli».[6]
Più avanti, quando ormai aveva acquisito la padronanza della lettura, legge e si appassiona ai romanzi d'avventura di Salgari e di Verne che gli lasciano immaginare vasti spazi geografici e incontri straordinari. Leggerà anche le Poesie del Carducci che gli riportano le immagini della Toscana con la Maremma, il Chiarone, la Torre di Donoratico, i cipressi di Bolgheri.

L'educazione scolastica e le prime esperienze[modifica | modifica sorgente]

L'educazione scolastica del futuro scrittore fu regolare, anche se l'esperienza della scuola verrà in seguito considerata un fallimento, tanto da fargli scrivere, nel 1969, "Scuola di criminalità, ecco cos'è la scuola oggi, non solo da noi ma dappertutto. E la colpa risale alla cultura laica o religiosa che sia. A questa grande spacciatrice di droghe; a questo autentico oppio del popolo".

Nel 1927 Cassola inizierà a frequentare il Regio liceo-ginnasio "Torquato Tasso" e nel 1932 si iscriverà al liceo classico "Umberto I" ma di quegli anni ricorda che leggeva solamente Pascoli e che dai classici e dal modo in cui gli venivano insegnati ebbe solamente "disgusto". Per scoprire il piacere della letteratura e sentirla come una cosa viva dovrà scoprire gli scrittori contemporanei da solo o con l'aiuto di qualche amico che frequenta. È quello l'anno in cui Riccardo Bacchelli pubblica Oggi, domani e mai, Antonio Baldini Amici miei e Leonida Répaci I fratelli Rupe, libri che il giovane Cassola riesce a procurarsi.

Cassola negli anni del liceo frequenterà i figli di Mussolini (era compagno di classe di Vittorio), Ruggero Zangrandi e Mario Alicata e collaborerà ad una rivista studentesca, "La penna dei ragazzi", fondata proprio da Vittorio. La rivista, che prese nel 1934 il nome di "Anno XII" per segnare l'età fascista, terminerà con "Anno XIII" quando ormai i suoi promotori avevano finito il Liceo. Fu proprio nel numero del 10 gennaio 1935 di "Anno XIII" che Cassola ebbe il primo riconoscimento come scrittore, anzi di poeta.

Nel 1933 assisterà, nel cinema del quartiere dove viveva a Roma, alla prima proiezione del film Á nous la liberté di René Clair che fu determinante per la sua maturazione artistica. «... cominciai a guardare il film con crescente interesse. Senza che me ne fossi accorto, ero mutato e avevo cominciato a guardare le cose in altro modo. Fu Piero Santi a farmelo capire: molto più tardi, nel luglio del '35. Io ero un passatista; fu lui a farmi capire la bellezza dell'arte moderna».[7]

L'adesione al Movimento Novista Italiano[modifica | modifica sorgente]

Il 16 marzo 1933 Zangrandi, insieme con Vittorio Mussolini (che però presto si ritirerà) e altri cinque adolescenti, tra cui il quindicenne Cassola, aveva fondato un movimento che venne denominato «Novismo» di dissidenza giovanile antifuturista e che ebbe nel maggio il suo bravo Manifesto; si trattava di una presa di posizione antifuturista che aveva immediatamente suscitato reazioni sul settimanale «Futurismo» per le inevitabili implicazioni dei rapporti arte-politica e la pretesa dei futuristi di essere gli unici depositari dell'arte nel fascismo.[8].
I giovani novisti risposero immediatamente ribadendo come sfida i loro principi e dichiarandosi un movimento di idee aperto a tutti i campi dell'attività umana e che rifiutava pregiudizi di ogni tipo. Cassola non solo partecipava alle riunioni dei novisti, ma le ospitava nella sua casa di via Clitunno a Roma, come ci racconta Ruggero Zangrandi,[9] «Dalle prime adunate tenute in casa mia si era passati alle riunioni semiclandestine nella cantina di Carlo Cassola, in via Clitunno a Roma: un simbolo o, forse, la suggestione delle società carbonare, cui cominciavamo a ispirarci» e ancora «Ci proponevamo di affrontare problemi filosofici e ideologici di ogni sorta, discettavamo intorno alla pace, all'ordine sociale e internazionale, alla questione religiosa (eravamo ferocemente anticlericali) a quella sessuale, ecc.»[10] In quello stesso anno i giovani novisti decidono di prendere contatto con il mondo operaio. «Avevamo sedici o diciassette anni quando una inconscia smania di conoscere da vicino "i fratelli oppressi", di legarci con loro per una "rivolta sociale" che non aveva ancora, per noi, definizione politica ci spingeva ad andarli a cercare. Pietro Gadola, Carlo Cassola, Enzo Molajoni e io ci vestivamo a quel tempo dei nostri abiti più malandati e, con la barba incolta e i capelli in disordine, ci avventuravamo per i quartieri popolari di Roma, a tarda sera. Entravamo nelle osterie, nei luoghi più abbietti, timorosi e schifati. Ci capitava di imbatterci in gente strana, che la nostra fantasia, nutrita di letture russe, coloriva subito di nichilismo.»[11]

Nel 1935, mentre nel paese stavano maturando grandi avvenimenti che porteranno al conflitto etiopico, Cassola si iscriverà alla Facoltà di Legge dell'Università di Roma dimostrando scarso entusiasmo per la guerra. Nell'autunno di quello stesso anno, insieme a Cancogni e Giuseppe Lo Presti, dà vita ad uno dei vari nuclei antifascista e alla fine dell'anno partecipa al congresso tenuto dai gruppetti minoritari antifascisti, fra i quali Mario Alicata, Bruno Zevi, Marcello Merlo, Giulio Marini, Pietro Gadola, ma ben presto la polizia individua i loro movimenti e cerca di farli rientrare ai GUF.

Nasce in questo periodo l'amicizia con lo scrittore Piero Santi, cugino da parte della madre, con il quale intrattiene una fitta corrispondenza e al quale invia alcune sue poesie per averne un giudizio.
Sotto la guida del cugino la vocazione letteraria di Cassola viene a consolidarsi e anche la scelta delle letture a farsi più raffinata. Scrive Cassola: «Le nostre conversazioni s'erano svolte in luglio, al mare; in agosto, in campagna, decisi di diventare uno scrittore. fu un periodo di letture frenetiche, perché Piero mi aveva detto che bisognava leggere almeno Huxley, Lawrence, Döblin e Dos Passos»[12]

Nel 1936 Cassola lascerà, insieme all'amico d'infanzia Manlio Cancogni, il gruppo dei novisti e scioglierà il piccolo partito che aveva fondato.
Conosce Rosa Falchi e si fidanza regolarmente.
Sempre con Cancogni fa la sua prima esperienza giornalistica fondando un giornalino scolastico, intitolato "Il pellicano", dedicato alla storia della letteratura e pubblicherà il suo primo scritto in prosa sulla «Gazzetta» di Messina intitolato Grande adunata.

Sarà questo anche l'anno delle letture decisive per la sua formazione. Leggerà con passione soprattutto Joyce e proprio dalla scoperta di Joyce nascerà la prima formulazione della sua poetica:

« Le idee mi si chiarirono nell'inverno '36-'37 grazie a una lettura e a un'amicizia. La lettura fu quella di Dublinesi e Dedalus. In Joyce scoprii infatti il primo scrittore che concentrasse la sua attenzione su quegli aspetti della realtà che per me erano stati sempre i più importanti. Fin da bambino, infatti, ero consapevole che ogni cosa, ogni fatto, ogni luogo, ogni tempo, aveva una tonalità particolare; e questo alone che era intorno alle cose per me era più importante delle cose stesse. L'amico fu Manlio Cancogni (...). Insieme elaborammo una poetica che avrebbe dovuto guidarci nello scrivere... La battezzammo "subliminarismo". »
(a Montanelli, 8 febbraio 1966)

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All'inizio del 1937 proverà a cimentarsi anche con il cinema scrivendo il soggetto surrealista di un cortometraggio, Alla periferia che verrà prodotto dal "Cineguf" di Roma e verrà preso in considerazione alle gare dei Littoriali della Cultura e dell'Arte di Napoli. Proprio in questa occasione Cassola farà amicizia con Antonello Trombadori.

I primi racconti[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1937 e il 1940 Cassola scrive i suoi primi racconti, che verranno raccolti e pubblicati nel 1942 nei due volumetti Alla periferia e La visita (uno di questi racconti, Paura e tristezza, uscirà nell'agosto del 1937 su "Il Meridiano di Roma").
Sin da questi primi racconti, come scrive Salvatore Guglielmino.[13][14] «Cassola mira a cogliere in una vicenda o in un gesto quello che è il suo aspetto più autentico, l'elemento sia pur modesto e quotidiano che ci svela il senso di un'esistenza, il tono di un sentimento. Questo comporta un paziente scavo nella vicenda di ogni giorno per mettere in luce e ritrovare in essa una dimensione di poesia e di verità, che invece sfuggirebbe in una narrazione di tradizionale impianto realistico tutta ancorata - e limitata - a un rappresentazione fenomenica delle cose, a gerarchie di valori fra accadimenti importanti e secondari.»

Nel 1937 presta servizio militare prima alla Scuola Allievi Ufficiali di Spoleto e poi a Bressanone. Congedato, si laurea nel 1939 discutendo una tesi in Diritto civile, una scienza che non gli era mai piaciuta e che non lascerà nessun segno nella sua personalità culturale.

Nel 1939 Cassola inizia a frequentare un gruppo di intellettuali che gravitavano su Firenze tra i quali Romano Bilenchi, Franco Fortini, Franco Calamandrei, Ferruccio Ulivi, Paolo Cavallina, allora direttore della rivista "Rivoluzione", e grazie a questi contatti riesce a pubblicare i tre racconti, La visita, Il soldato, Il cacciatore su la rivista "Letteratura" che furono segnalati da Giansiro Ferrata su "Corrente".

Da quel momento, Cassola inizia a collaborare alle riviste "Corrente", "Frontespizio (rivista)", "Letteratura" e presto riceve l'invito di Alessandro Bonsanti di fargli pervenire tutti i racconti che scriveva. I racconti inviati verranno poi raccolti e costituiranno nel 1942 il volumetto La visita, nelle edizioni di "Letteratura".

La guerra e la resistenza[modifica | modifica sorgente]

Insegna per due anni a Volterra dove vive la fidanzata e il 26 settembre del 1940 lo scrittore si sposa. Nel 1941 viene richiamato, dopo l'intervento dell'Italia in guerra, prima a Pisa e in seguito a La Spezia. Gli verrà dato l'ordine di far saltare Manarola nelle Cinque Terre ma disobbedisce ai comandi e riesce a sfuggire alla corte marziale grazie alla perdita, dovuta ai bombardamenti, della documentazione accusatoria. Nel 1942 partecipa ad un concorso per la Cattedra di Storia, Filosofia e Pedagogia nei licei classici e scientifici e negli istituti magistrali e inizia la sua attività di insegnamento prima a Foligno e poi a Volterra.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Cassola inizia a prender contatti con i gruppi comunisti più attivi nel volterrano e insieme a loro partecipa alla resistenza con il nome di Giacomo, nella ventitreesima brigata garibaldina Guido Boscaglia, come capo della squadra Esplosivisti e di questa esperienza abbiamo testimonianza nel libro a carattere autobiografico, Fausto e Anna.
Durante la Resistenza e i mesi di azione partigiana che trascorre nell'Alta Val di Cecina, a Berignone, Cassola ha modo di conoscere la gente del popolo, gli operai, i contadini, i taglialegna e quando ricomincia a scrivere sarà proprio di loro che parlerà e delle loro vicende.

Il ricordo della militanza partigiana ritorna nella dedica de L'ultima frontiera ai compagni della brigata Guido Boscaglia, ma tra tutti i luoghi di combattimento conserva più di tutti il ricordo del Berignone «...è un massiccio boscoso che, da Volterra, ha l'aspetto di un fortilizio. Io ne ho parlato in vari miei libri col nome di Monte Voltrajo»[15]

In questi anni Cassola sospenderà momentaneamente la scrittura, si appassionerà alla poesia di Montale e conoscerà Giorgio Caproni.
A Volterra, dove è sfollato, tiene, dal novembre 1944 al 19 settembre 1945, la cattedra di storia al liceo classico e di italiano e storia all'Istituto tecnico commerciale.

Stabilitosi in seguito a Firenze per svolgere attività giornalistica, collabora con brevi racconti e articoli a «La Nazione del popolo», a «L'Italia socialista», a «Il giornale del Mattino», a «Mondo» e accetta l'invito di Bilenchi a collaborare a « Società».

Dopo la Resistenza[modifica | modifica sorgente]

Dopo la Liberazione, avvenuta in Toscana, nell' agosto del 1944, lo scrittore si iscrive al Partito d'Azione nel quale rimane fino al suo scioglimento nel 1946. Dal 1942 al 1946 la produzione scritta di Cassola si interrompe ma nel 1946 egli riprende a scrivere e nello stesso anno pubblicherà in quattro puntate su "Il Mondo", rivista quindicinale diretta da Bonsanti e Montale uscita a Firenze dopo la Liberazione, il racconto Baba, che contiene ormai pieni caratteri resistenziali.

Dal 1945 al 1949 Cassola fa parte della redazione de "La Nazione del Popolo", rivista del Comitato Toscano di Liberazione, e collabora attivamente al "Giornale del Mattino" e a "L'Italia Socialista".

Una svolta nella produzione letteraria[modifica | modifica sorgente]

Il 1949 è per lo scrittore un anno di forte crisi umana e letteraria. Muore la moglie a soli 31 anni per un attacco renale e Cassola mette in discussione la poetica esistenziale sulla quale aveva basato, fino a quel momento, il suo lavoro di scrittore. Nasce, dal suo dolore e dai suoi ripensamenti letterari, un nuovo modo di scrivere che sfocerà in uno tra i suoi testi più validi Il taglio del bosco.

Il testo incontra però difficoltà per trovare un editore, fu infatti rifiutato da "Botteghe Oscure (rivista)", da Einaudi e uscì solamente nel 1950 su "Paragone" e in volume nel 1954 presso Fabbri. Anche Fausto e Anna non ebbe subito un esito positivo, esso fu rifiutato sia da Mondadori, sia da Bompiani e alla fine, ma dopo molte esitazioni, venne pubblicato da una collana sperimentale dei "Gettoni" diretta da Vittorini e diede occasione ad una polemica sulla rivista Rinascita, dove, in una recensione, veniva dato un giudizio severo al racconto riguardo allo stile e lanciata un'accusa dal punto di vista ideologico e politico.

All'accusa, Cassola rispose con una lettera al Direttore di "Rinascita" respingendo il giudizio diffamatorio. Intervenne nella polemica Palmiro Togliatti, allora direttore della rivista, spostando la questione su di un piano generale e chiudendo pertanto la polemica riguardo la quale Cassola così scriveva in una lettera a Indro Montanelli:

« Vi facevo il processo a me stesso, cioè a Fausto: presentandolo in due esperienze fallimentari: un'esperienza amorosa (che fallisce per sua colpa, per la sua incapacità di abbandonarsi al sentimento) e l'esperienza dell'impegno politico durante la Resistenza. Qui però finivo quasi per dar ragione a Fausto, per lo meno dargli ragione nei confronti dei comunisti, e questo mi attirò i fulmini di "Rinascita", prima per mano di un critico, poi di Togliatti stesso. L'accusa era di aver diffamato la Resistenza. Me la fecero anche altri, anche dei non comunisti. Mi amareggiò molto, anche se ero convinto di aver ragione. »
(A Montanelli, 8 febbraio 1966.)


Nel periodo che va dal 1953 al 1957 la narrativa è ormai il centro della carriera di scrittore di Cassola che, desideroso di essere libero da ogni norma precostituita, si appoggia ad una poetica che nasce dall'esperienza, sempre in lui molto viva, dell'antifascismo.

Gli anni più fecondi[modifica | modifica sorgente]

Cassola, che ormai dal 1948 si era trasferito a Grosseto e che nel frattempo si era risposato con Giuseppina Rabagli e aveva avuto una figlia, Barbara, conosce Luciano Bianciardi che faceva il bibliotecario nella Biblioteca Comunale di Grosseto e dalla sua amicizia e dalla sua collaborazione nasce uno studio sui minatori della Maremma pubblicato nel 1954 da "Nuovi Argomenti" e in seguito ampliato da Cassola (Bianciardi nel frattempo si era trasferito a Milano) e pubblicato nel 1956 nei "Libri del tempo" di Laterza.

Negli anni che vanno dal 1950 al 1956 lo scrittore collabora al "Mondo" e al "Contemporaneo", esce Fausto e Anna (1952), scrive I vecchi compagni che esce da Einaudi nel 1953, appare sul "Ponte" La casa sul Lungotevere (1953), che prenderà poi il nome di Esiliati, inizia a scrivere La casa di via Valadier e Il soldato, esce da Nistri-Lischi a Pisa la seconda edizione del racconto Il taglio nel bosco (1955) che comprende anche una parte dei racconti de La visita, La moglie del mercante, Le amiche di Baba, esce sul "Ponte" Un matrimonio del dopoguerra e Il soldato, compie un viaggio in Cina, del quale lascerà testimonianza nel suo "Viaggio in Cina", Einaudi pubblica La casa di via Valadier che comprende anche Esiliati, Feltrinelli pubblica Viaggio in Cina, Laterza, I minatori della Maremma.

Nel maggio del 1957 nasce la seconda figlia, Nora, che morirà, a soli sei mesi, di asiatica.
Einaudi pubblica Un matrimonio del dopoguerra con il quale concorre al premio Marzotto senza però uscirne vincitore.

Nel 1958 Il soldato, pubblicato da Feltrinelli, vince il Premio Salento, e nello stesso anno vede le stampe la seconda edizione riveduta di Fausto e Anna.
Nel 1959 pubblica Il taglio del bosco. Racconti lunghi e romanzi brevi, con cui partecipa al premio Selezione Marzotto e lo vince.
Nel 1960 esce per Einaudi La ragazza di Bube che ebbe subito un grande successo di vendita. Con La ragazza di Bube Cassola vinse il Premio Strega.

Gli viene offerto, nell'agosto dello stesso anno, di collaborare alla terza pagina del «Corriere della Sera» ma Cassola è costretto a rifiutare perché troppo impegnato nella scrittura dei suoi romanzi. Firma, nel novembre, il Manifesto di solidarietà degli intellettuali italiani, promosso da Fortini e Vittorini, per sostenere la Dichiarazione dei 121 intellettuali francesi contro la guerra d'Algeria.

Nel gennaio del 1961 collabora alla trasposizione cinematografica della Ragazza di Bube e in febbraio si recherà in Francia, dove nel frattempo era uscita la traduzione di Philippe du Seuil di Fausto e Anna con la prefazione di Fortini, Cassola ou la fidélité..

La critica di Pasolini e delle nascenti avanguardie[modifica | modifica sorgente]

Proprio in occasione della presentazione dei libri per il Premio Strega, Pier Paolo Pasolini che presentava quell'anno Italo Calvino, in un epigramma La morte del realismo (nel quale è evidente il continuo richiamo a Cassola), sosteneva il sopravvento dei "neopuristi", dei "socialisti bianchi", della "elezione stilistica" e denunciava la "restaurazione nello stile" e ricordava con nostalgia "l'impuro Realismo/ sigillato col sangue partigiano/ e la passione dei marxisti", rammentava il Realismo e la sua ideologia "nella luce della Resistenza", "Quando il fascismo era vinto,/ pareva vinto il Capitale". Pasolini sostiene che al momento tutti si sentivano in dovere di dare il loro colpo al Realismo, ma che il colpo peggiore era stato proprio dato da Cassola perché era loro sembrato che egli fosse dalla parte del Realismo.

L'epigramma di Pasolini è un anticipo della reazione antineorealista che verrà da Edoardo Sanguineti nel Convegno del Gruppo 63 a Palermo insieme alla critica di Giorgio Bassani che, in modo poco lusinghiero, parlava di "Liala '63" riferendosi a Cassola.[16]

L'accusa colpiva un Cassola già mutato rispetto allo scrittore di Fausto e Anna e de La ragazza di Bube ed egli iniziò, già dal 1961 ad operare una revisione nella sua visione letteraria ripudiando completamente tutto il periodo dell'impegno legato alla resistenza e ritornando alla primitiva poetica.

Il ritorno alla vecchia poetica e la nuova produzione letteraria[modifica | modifica sorgente]

La ripresa della vecchia poetica non può, comunque, non tener conto delle esperienze fatte negli anni cinquanta. In questo modo nasce un Cassola arricchito, ne è testimonianza Un cuore arido del 1961, che conserva, ma nello stesso tempo allarga, la misura del romanzo con tutte le tecniche di sviluppo dei fatti e dell'intreccio.

Nel 1962 diventa consigliere comunale socialista a Grosseto, dove continua ad abitare e il 31 settembre lascia l'insegnamento. Da quel momento, tranne la collaborazione con i Fogli di Diario del "Corriere della sera", egli si dedica solamente alla scrittura delle sue opere, dimostrando quello stesso disimpegno che aveva coinciso in gioventù con l'abbandono degli interessi politici.

Nel marzo del 1963 inizia un Diario manoscritto sul quale appunta, in modo meticoloso, le traduzioni delle sue opere da un lato e dall'altro le date della redazione, riscrittura, ripulitura e copiatura dei testi.

Durante l'estate acquista del terreno a Marina di Castagneto e fa costruire una casa in mezzo ai pini. Diventa cos' vicino di casa di Indro Montanelli.

Esce intanto nelle sale il film La ragazza di Bube girato da Luigi Comencini con Claudia Cardinale e George Chakiris che Cassola vedrà a Firenze nel febbraio del 1964.

Pubblica nell'autunno, presso Einaudi, Il cacciatore e riprende a scrivere il racconto Angela che concluderà nel luglio del 1966 attribuendogli il titolo La maestra.

Nel 1965 fa un viaggio in Scandinavia e al rientro verrà pubblicato, nella nascente collana degli Oscar Mondadori, il romanzo La ragazza di Bube.

Nel 1966 esce da Einaudi Tempi memorabili. In maggio si reca a Londra e a Parigi per presenziare un pubblico dibattito con alcuni rappresentanti del nouveau roman e della nouvelle critique che però non ha felice esito a causa di incomprensioni reciproche sul fatto di fare letteratura.

In luglio si reca in Inghilterra insieme alla famiglia per un viaggio di piacere e a novembre va in Germania.

Nei primi mesi del 1967 fa un viaggio in Francia e si reca in vaie città d'Italia per le presentazioni dei suoi libri. La RAI, con il suo consenso, trasmette a puntate Fausto e Anna ed esce da Einaudi Storia di Ada che comprende La maestra e che rientrerà tra i primi cinque del premio Campiello.

Nel 1968 vede finalmente la luce Ferrovia locale e l'autore, in una lettera a Daniele Ponchiroli, scrive :

« È la cosa che ho scritto con maggior impegno, ma anche con maggior piacere. M'era venuta in mente nel '61, ma sbagliai i primi due tentativi. Sono riuscito a scriverla solo nel '66-'67. Ci tengo molto, e se da una parte ho desiderato di vederla pubblicata al più presto, dall'altra mi preoccupo che esca nel momento più opportuno »
(a Ponchiroli, 17 gennaio 1968)

Esce come supplemento estivo, sulla rivista femminile Amica Un matrimonio del dopoguerra e la collaborazione con il «Corriere della sera» diventa stabile fino al 1973 con la rubrica Fogli di Diario e con articoli vari, ma in modo irregolare, fino al 1978.

Nel 1969 pubblica Una relazione dal quale verrà tratto, nel 2004, il film L'amore ritrovato con la regia di Carlo Mazzacurati. Con il romanzo Una relazione vince nel 1970 il Premio Napoli.

Nel 1970, pubblica da Einaudi il lungo romanzo Paura e tristezza, con il quale si chiude la terza fase della sua scrittura e se ne apre una nuova.

« Sono in un periodo di grave crisi. Accenno soltanto al versante letterario: col mio ultimo romanzo, Paura e tristezza, già finito ma che pubblicherò in autunno, sarà irrevocabilmente finita una lunga applicazione letteraria, cominciata nell'immediato dopoguerra. Non ci tornerò più sopra. Sento che non potrò più fare la commemorazione del passato e l'elegia della giovinezza. Se riuscirò ancora a scrivere, scriverò del presente, Una letteratura problematica, una letteratura d'indagine, è ormai la sola che m'interessi. »
(a Fortini, 12 gennaio 1970)

Nel 1971 lo scrittore, colpito da grave crisi cardiaca, viene ricoverato all'ospedale Gemelli di Roma dove gli viene diagnosticata una malattia degenerativa. Dimesso dall'ospedale dopo due mesi, si trasferisce da Grosseto a Marina di Castagneto Carducci dove, ripresosi, nella tranquillità del luogo continua la sua attività scrivendo e pubblicando a ritmo frenetico, molte altre opere.

Nel 1972 esce negli Oscar Ferrovia locale, nel 1973 pubblica da Rizzoli Monte Mario e, sempre per Rizzoli, con Mario Luzi, Poesia e romanzo . Il 16 maggio dello stesso anno inizia la stesura di Gisella che terminerà il 19 ottobre e il 16 dicembre inizia a scrivere un nuovo romanzo, L'antagonista. Con Monte Mario entra nella rosa del premio Selezione Campiello, riconoscimento al quale teneva molto, come scrive a Marabini nel 1973.

« Ci tenevo molto a entrare in cinquina e temevo di non potercela fare. La situazione si presentava brutta, a detta di Spagnol; e so che sul mio nome s'è accesa una vera e propria battaglia »
(a Marabini, 1° giugno 1973)

Nel 1975 esce da Rizzoli Troppo tardi che era stato concluso già nel 1971 nella versione intitolata Fratello e sorella.

Progetta intanto un settimanale di discussione politica che vorrebbe intitolare L'impegno e contatta Fortini, Caproni, Moravia, Calvino, Leonetti, Garboli, Testori, Sciascia, Siciliano, Parronchi e altri, ma il progetto non si conclude. Nel 1976 si dedica alla scrittura di saggi e scrive L'intelligenza e il potere e Il vecchio e il nuovo che verranno poi a far parte, dopo poco, del volume Il gigante cieco che esce da Rizzoli insieme all'altro libro, L'ultima frontiera dove esprime la sua posizione politica antimilitaristica. Sempre in questo anno esce presso Rizzoli L'Antagonista con il quale otterrà il premio Bancarella.

La campagna antimilitaristica e gli ultimi scritti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1977, sempre da Rizzoli, esce La disavventura che gli fa vincere il premio Marina di Camerota ex-aequo con Malacqua di Nicola Pugliese e L'uomo e il cane con il quale vince il premio Bagutta.
Continua nel frattempo la programmazione letteraria sul Diario.
Riceve la proposta di Davico Bonino per una riduzione radiofonica di Un cuore arido di cui la RAI aveva acquistato i diritti, ma rifiuta. Andrà invece in onda, il 26 luglio, su Radio Uno l'adattamento radiofonico di Fausto e Anna a cura di Giuseppe Lazzari.
In questo tesso anno fonda la «Lega per il Disarmo» e si assume la presidenza. Da questo momento inizia, tra forti polemiche, una stretta campagna per sensibilizzare l'opinione pubblica tenendo incontri e numerose conferenze. Invita gli amici a sottoscrivere un «Appello degli uomini di cultura per il disarmo unilaterale dell'Italia».

Porta intanto avanti il piano di lavoro per una trilogia avveniristica e nel 1978 verranno pubblicati da Rizzoli Il superstite, Il nuovo Robinson Crusoe, La lezione della storia e Un uomo solo. I rapporti con la casa editrice Rizzoli si stanno però guastando perché Cassola si lamenta che i suoi ultimi scritti non vengono valorizzati e cerca un altro editore. Ferragosto di morte e Un uomo solo finiranno infatti con un diverso editore. Il 30 aprile si inaugura a Firenze il Congresso per la costituzione ufficiale della Lega per il disarmo unilaterale dell'Italia ma le sue condizioni di salute si aggravano e si rompe l'amicizia con Cancogni che non ha voluto sostenerlo per la proposta di disarmo.
Decide intanto di trasferirsi in campagna a Montecarlo di Lucca come aveva sempre desiderato:

« ...il mio rifugio finale sarà una casa in campagna »
(a Cancogni, 2 ottobre 1959)

L'8 gennaio partecipa alla trasmissione televisiva Acquario di Maurizio Costanzo e il 4 luglio inizia a scrivere il romanzo L'amore tanto per fare che terminerà l'8 settembre e Rizzoli pubblica Il paradiso degli animali (Diario). Va nel frattempo in onda, trasmessa da Radio Uno, la sceneggiatura radiofonica di Un cuore arido a cura di Mauro Pezzati.

Per la «serie di romanzi politici» pubblica da Rizzoli La morale del branco e Il ribelle, mentre Ferragosto di morte e Contro le armi verranno pubblicati per i tipi di Ciminiera.

Inizia a dirigere, nel febbraio, con Francesco Rutelli un mensile intitolato L'Asino che verrà interrotto al n. 7/8. Sul giornale esce a puntate l'inserto de L'amore tanto per fare.

Nel 1981 escono da Rizzoli il romanzo storico La zampa d'oca e L'amore tanto per fare e in quello stesso anno fonda il "Comitato promotore di un Convegno di intellettuali sul problema della fine del mondo", convegno che si terrà a Firenze l'anno seguente.

Nel 1982 Cassola rinnova il contratto con Rizzoli che pubblica Gli anni passano, continuazione de La ragazza di Bube e Colloquio con le ombre mentre da Ciminiera Il mondo senza nessuno. Nel mese di Maggio si reca a Riva di Solto (lago d'Iseo) per curarsi ma le cure non gli giovano e in maggio ritorna a Montecarlo.

Nel 1983 viene dato alle stampe da Rizzoli Mio padre e La rivoluzione disarmista, mentre presso la casa editrice Pananti esce Due racconti.

L'ultimo periodo di vita[modifica | modifica sorgente]

Nel 1984 il suo stato di salute peggiora ; così scriverà a Giampieri:

« ... ti mando come promesso il pezzo per Pananti. Ci avevo pensato subito, ma ho dovuto aspettare che altri me lo battessero. Nelle mie condizioni, non riesco più a battere a macchina né a leggere. Questo sarebbe ancora il meno: in realtà ho molti altri disturbi che mi procurano un dolore maggiore. »
(a Giampieri, 23 aprile 1984)

Collabora a «Paese sera» con l'articolo del 10 settembre Reagan contro Mondale e nella rubrica Controcanto pubblica racconti e articoli letterari sempre più di carattere politico e spesso non da lui scritti.
Nel 1985 Pananti pubblica Le persone contano più dei luoghi e il 1º marzo del 1986, a Montecarlo di Lucca, sposa Pola Natali amante degli animali che aveva conosciuto nel 1974 al convegno che si era tenuto a Pescia su Collodi

Nel 1984 Pananti pubblica Le persone contano più dei luoghi, continuo di Un cuore arido.

Il 29 gennaio del 1987, colto da un collasso cardiocircolatorio, muore a Montecarlo di Lucca.

« viveva in solitudine non perché l'avesse scelta, ma perché questa era la costrizione che gli era stata costruita attorno, e questa l'ha vissuta fino all'ultimo. Io non potrò dimenticare quei funerali di quella mattina dove se ne andava in solitudine, (...) solitudine di una grande umanità; ha ricevuto il saluto della natura, tirava un vento gelido e gli alberi si inchinavano al passaggio della bara. È stato quello credo l'omaggio più bello, partigiano, che forse uno come lui potesse desiderare avere »
(congedo di Mario Capanna in Letteratura e disarmo, p. 114)

La poetica[modifica | modifica sorgente]

Carlo Cassola pur vivendo nel periodo del neorealismo non ne accettava completamente la poetica perché riteneva che l'utilizzo del linguaggio popolare e pertanto del dialetto fosse da condannare in ambito letterario. Lo scrittore si considera un realista ma rifiuta il metodo del Naturalismo e rifiuta la ricerca degli "spaccati sociali" tipici del Neorealismo.

A questo proposito egli dirà: "Mi ritengo uno scrittore realista nel senso che amo la realtà e non desidero evaderne. Nel senso che amo il mio tempo. Nel senso che non ho una mia mitologia o se la ho, è una mitologia legata al mondo moderno. Insomma, se io penso a un bosco, mi piace immaginarlo abitato dai boscaioli e non dalle ninfe e dai fauni. Se penso a una passeggiata in pineta con una ragazza, mi piace immaginare che la ragazza si chiami Anna e non Ermione. Se poi mi ci si vuole proprio appiccicare un'etichetta, allora mi si appiccichi quella di sublimare. Qualsiasi altra, la rifiuto"[17]

La teoria del subliminare[modifica | modifica sorgente]

« Il nome lo trovò Cancogni, e a distanza di anni devo dire che era singolarmente azzeccato: subliminare significa infatti sotto la soglia, cioè sotto la soglia della coscienza pratica. Così appunto stanno le cose: l'emozione poetica non appartiene alla sfera della coscienza pratica, ma alla coscienza che sta sotto, alla coscienza subliminale. Il sublimine è l'oggetto spogliato di ogni suo attributo ideologico, etico, psicologico. Coincide cioè col nudo fatto dell'esistere; o meglio, con l'esistenza e col suo attributo reale che essa comporti, la coesistenza dei sessi. L'esistenza-coesistenza dei sessi doveva diventare il solo oggetto della rappresentazione letteraria.[18][19] »

Nei primi anni della sua esperienza letteraria Cassola accoglie dall'ermetismo il gusto dell'essenzialità che egli interpretava nel campo narrativo come attenzione esclusiva all'esistenziale.

I racconti che nascono in questo periodo sono racconti esili, dal ritmo musicale.
Era il periodo in cui lo scrittore affermava che nel racconto ci deve essere "moto e vita", "la vita che è moto" e che per il narratore la materia narrativa appartiene ad una convenzione, mentre bisogna privilegiare l'approccio con la realtà e scoprirne i segreti.

È questa la teoria del "subliminare". Scrive Carlo Salinari[20]: «Secondo Cassola a una coscienza pratica che accetta come vero ciò che appare sensibilmente si contrappone una coscienza subliminare, così detta perché agisce sotto il limite (sub limen) dell'attenzione pratica, che è capace di cogliere il vero senso profondo degli eventi. Questa «profondità» è l'unico vero soggetto delle sue opere» Il primo periodo di Cassola si può far risalire dal 1937 al 1950 circa, quando esce Il taglio del bosco.

L'impegno politico[modifica | modifica sorgente]

Si può però già far risalire al 1946, con Baba, il secondo Cassola, quello impegnato sui temi politici. In Rosa Gagliardi del 1946 e nelle Amiche del 1947 e infine nel Il taglio del bosco Cassola tocca i suoi più importanti momenti. Soprattutto nel racconto maggiore, "Il taglio del bosco", lo scrittore va in cerca dell'essenza della realtà e, nelle pagine di questo lungo racconto con echi autobiografici, la poesia nasce nel silenzio che segue all'accadere degli avvenimenti.

Da Baba alla Ragazza di Bube del 1960, Cassola, pur mantenendo gli stessi modi narrativi, si confronta con la realtà etico-politica contemporanea accettandone l'ideologia con forte indipendenza, ma senza accettare alcuna enfasi "realistica", a cominciare dai dialetti.

Cassola è un antifascista convinto mosso più dal senso morale che da quello ideologico-politico che si divide tra l'impegno storico-politico e la vocazione esistenziale. In Fausto e Anna, lungo romanzo autobiografico uscito nel 1952 lo scrittore ritrae fedelmente sé stesso, cioè un intellettuale diviso tra la "sincera passione civile e un'intima inibizione alla storia" .

Indubbiamente il libro che riassume tutto questo periodo è l'ultimo, La ragazza di Bube, per la forza poetica di molte delle sue pagine, ma soprattutto per il significato che viene ad assumere il giudizio sulla Resistenza. Il significato politico di questo romanzo è "il paradigma poetico di una generazione sconfitta, che subisce il giudizio della storia, invece di imporlo".

Il ritorno alla narrativa esistenziale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1961 verrà pubblicato il romanzo Un cuore arido che secondo alcuni, tra cui Pietro Citati, verrà considerato il punto più alto dell'intera produzione di Cassola e segnerà il ritorno alla poetica della poesia pura con l'abbandono totale della tematica politica e il ritorno alla teoria giovanile del "sublime".[21]

I temi, lo spazio, il tempo e il linguaggio[modifica | modifica sorgente]

I due temi fondamentali di Cassola sono la vita e la felicità e nelle sue opere egli vuole rappresentare la vita. Vivere vuol dire per lo scrittore, e quindi per i suoi personaggi, compiere i piccoli gesti di ogni giorno, intrecciare semplici rapporti, cercare di non perdere il dono della vita. Quindi la vita è legata alla felicità e vivere vuol dire essere felici e si è felici quando si riesce a cogliere la felicità in brevi attimi.

Il paesaggio e i luoghi[modifica | modifica sorgente]

Il paesaggio preferito di Cassola è quello della zona delimitata dal triangolo Volterra - Marina di Cecina - Grosseto, che forma un microcosmo, non solo letterario, ma interiore come esprime bene Mario Luzi[22]«Per affetto e per organica intelligenza di poesia, Cassola ne ha fatto non una provincia, e sia pure la sua provincia, ma un luogo, anzi il luogo dell'anima».

Come scrive Remo Cesarani,[23]«(...) il paesaggio e i luoghi funzionano da «correlativi oggettivi» degli stati d'animo dei personaggi, delle loro azioni, dei loro brevi gesti, dei moti del loro cuore. Il paesaggio nudo e severo è la proiezione morale di un ideale di vita e di una ritualità dell'esistenza, fatta di lunghi silenzi, di gesti ripetuti, di monotona «aridità» della vita, interrotta soltanto da brevi gioie e improvvisi scoppi di passione e slanci etici e politici generosi ma poco concludenti».

L'ambiente descritto da Cassola è l'ambiente della sua vita perché come egli stesso scrive: "lo scrittore può parlare solo di ciò che conosce, la propria vita; poiché la mia vita è Cecina, io parlo di Cecina". Così lo scrittore, nel chiudersi nella sua Maremma sente di aprirsi alla vita totale perché la Maremma coincide con la sua visione della vita. Essa è una terra discreta, isolata dalle grandi città, economicamente modesta, i cui abitanti sono contadini o artigiani o piccolo-borghesi e che riflettono bene il senso della vita così come egli lo intende.

Il tempo[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda la scelta del tempo vi è in Cassola la tendenza ad ambientare le sue storie nel periodo del ventennio fascista e in modo particolare negli anni trenta, quelli della sua adolescenza, delle prime esperienze importanti sul piano umano e letterario.

Il linguaggio e lo stile[modifica | modifica sorgente]

Il linguaggio e lo stile che Cassola utilizza è semplice ed essenziale, così come lo è l'organizzazione dei contenuti dove si vede in che cosa consiste il suo antinaturalismo.
Come scrive Giulio Ferroni, Cassola «(...) tende a rappresentare una vita elementare e ridotta, a trarre alla luce l'incanto di una realtà al livello minimo, che ha i suoi luoghi esemplari nei paesaggi marini e campestri della Maremma tra Grosseto, Volterra, Marina di Cecina, ed è vissuta da modesti personaggi di un mondo popolare e contadino, che seguono il ritmo di giorni sempre uguali, in un rapporto con le cose privo di velleità e di ambizioni. Di questo livello minimo di vita Cassola non dà una visione tragica o corrosiva, ma un'immagine lirica e idillica: leggendovi come un messaggio di salvezza, vi si abbandona docilmente, ne fa l'emblema di una resistenza al rovinoso cammino della storia, alla distruzione che minaccia ogni esistenza umana e naturale.»[24]

Analisi delle opere[modifica | modifica sorgente]

Scrive Giacinto Spagnoletti,[25] «È difficile sintetizzare in poche pagine il fecondissimo lavoro narrativo di Carlo Cassola; innanzitutto per le differenze tematiche e stilistiche a cui va incontro, ma soprattutto per l'enorme distacco che separa la produzione giovanile, quella della maturità, e l'ultimissima. Scrittore che, per l'ardua pulizia formale delle origini, lo strenuo e accanito rivolgersi a semplici trame (quasi sempre aventi a protagoniste delle donne), rappresentò per tutti gli anni cinquanta e nel seguito un'alternativa tanto alla letteratura engagèe, dapprima, quanto a quella uscita dalla neoavanguardia dopo.»

Si può dividere l'opera narrativa di Cassola in quattro periodi: il primo periodo, che rifiuta la narrazione di tipo realistico, si colloca tra il 1937, anno di stesura di alcuni dei racconti della Visita, e il 1949, anno di stesura del Taglio nel bosco anche se già nel 1946, con Baba, si individua l'impegno futuro a trattare temi politici; il secondo periodo, che situato cronologicamente nel momento del neorealismo ne risente l'influenza, "Sia pure intesa in una maniera assai personale, siamo in un tipo di narrativa impegnata, in cui il tempo coincide con la storia, i personaggi partecipano alle lotte politiche e le loro vicende prendono inizio da un fatto preciso per giungere alla conclusione."[26], il terzo periodo nel quale lo scrittore rinnega il periodo precedente e ritorna alla poetica del primo periodo e un quarto periodo, tra il 1980 e il 1987,che si può definire dell'antimilitarismo.

Le opere della giovinezza (1937-1950)[modifica | modifica sorgente]

"I racconti giovanili appaiono come l'equivalente (soggettivo) della poesia pura, partecipano della stessa intransigenza linguistica e morale, della stessa volontaria riduzione-concentrazione, escludono dal campo visivo la storia per assumere la realtà (degli oggetti e dei sentimenti) in primissimo piano, come ingombro totale dell'obiettivo (donde la possibilità per Cassola di essere al tempo stesso «visivo» e «lirico-metaforico»); e reintroducendo la storia soltanto come attributo del tempo esistenziale, scansione interna della memoria".[27]

La visita[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La visita (racconti).

Il 27 gennaio 1942 viene pubblicata per i tipi di Parenti nelle edizioni di «Letteratura», a Firenze La Visita che comprendeva diciannove racconti scritti tra il 1937 e il 1940. Dodici di questi racconti furono riportati nel 1955 nel volume Il taglio del bosco. Venticinque racconti dalle edizioni Nistri-Lischi di Pisa nella collana «Il castelletto» per uscire nuovamente completa nel 1962 da Einaudi.
In questo primo volume di Cassola si ritrovano le componenti spesso ricorrenti nelle sue future opere, come alcuni titoli dei racconti ripresi poi dallo scrittore nella sua fase più matura come Paura e tristezza, Ferrovia locale, Il soldato, Il cacciatore, Tempi memorabili e i tipici nomi cassoliani come Anna e Fausto.

I temi dei racconti si rifanno già al mondo semplice dei sentimenti modesti ma profondi come le sensazioni di paura e di tristezza tipiche dell'età adolescenziale o l'incredulità che provano le persone anziane nel ricordare il loro passato.

Nei racconti che compongono la raccolta compaiono già le linee di alcune regole della poetica di Cassola o la conferma di alcuni temi psicologici già incontrati come la trasfigurazione fantastica delle cose o il desiderio che la realtà non subisca mutamenti, come, ad esempio, nel racconto Paura e tristezza che così termina: "Solo nelle fantasie poteva mutare le cose che lo addoloravano. S'immerse nella creazione d'una vita dove si stesse sempre insieme con gli esseri cari, dove i morti vivessero ancora, dove non ci fossero più le cose tristi della terra, il camposanto e la Balze e la morte e l'infelicità."[28] Ma l'esempio più significativo della poetica giovanile si trova nel racconto che dà il titolo al volume e che utilizza la tecnica del «film dell'impossibile» teorizzata da Cassola nel 1942 che consiste nell'animare i personaggi e le scene fisse come in un quadro o in una fotografia come, ad esempio, nel racconto La ferrovia: "A un passaggio a livello due ciclisti immobili dietro le sbarre guardavano passare il treno".[29]
Ma anche altri aspetti della sua poetica, sia di carattere contenutistico che formale, appaiono già realizzati nei racconti del volume come, ad esempio, il tema della periferia. I luoghi, così come le persone, sono schizzati con pochi e semplici tratti che riescono a delineare, oltre l'aspetto fisico, quello più vero e intimo.
Anche il linguaggio, come scrive Manacorda,[30] "sembra acquisito: Totalmente acquisito ci sembra fin d'ora anche il linguaggio, scarno, familiare, organizzato in un periodare breve e paratattico, con una leggera patina toscana; un linguaggio che non riguarda solo le scelte di stretta pertinenza linguistica, ma coinvolge la struttura stessa del narrare spesso risolventesi nell'episodio brevissimo, nella situazione, ma non nel bozzetto che di questa tecnica potrebbe apparire come la popolaresca degenerazione."

Alla periferia[modifica | modifica sorgente]

"Alla periferia" uscì a Firenze per le edizioni di «Rivoluzione» nel 1942, contemporaneamente a La visita, e comprende i racconti scritti tra il 1940 e il 1941. Uno dei racconti, Plotino sarà riportato anche nel volume edito nel 1955 da Nistri-Lischi. Tutti i racconti di Alla periferia, verranno poi inglobati al completo, anche se con alcune modifiche nella distribuzione, nell'edizione di Einaudi della Visita del 1962.
I racconti di Alla periferia si basano su elementi autobiografici ed enunciano una dottrina della vita e della poesia dove, poesia e poetica coincidono dal momento che la poetica fornisce la materia del racconto e il racconto verifica la validità della poetica.

La moglie del mercante[modifica | modifica sorgente]

La moglie del mercante comprende ventuno racconti scritti tra il 1942 e il 1945, tranne gli ultimi sei che risalgono a qualche anno dopo. Nell'edizione del 1955 di Nistri-Lischi erano già inclusi dodici racconti ma l'intera raccolta è stata poi inglobata nella edizione di Einaudi del 1962.

In questa raccolta si trova un elemento non abituale in Cassola che è l'ironia, un'ironia sfumata che si sofferma sui semplice affittuari degli appartamenti di periferia, sull'istituzione familiare e sulle dame di San Vincenzo. Vi è poi un gruppo di racconti che descrive vari tipi di persone, tipi di solito inoffensivi e dimessi fino a quando non si rivelano nella loro miseria e altri racconti che trattano di esistenze comuni e di gente semplice che riflette sulla vita.

Baba[modifica | modifica sorgente]

Baba è un racconto lungo che venne scritto nel 1946 e fu dapprima pubblicato a puntate sulla rivista «Il Mondo» diretta da Alessandro Bonsanti ed Eugenio Montale, poi nel Taglio del bosco che verrà pubblicato da Nistri-Lichi a Pisa nel 1955 e alla fine nel 1959 nel Taglio del bosco da Einaudi a Torino.

È questo il primo racconto di Cassola ambientato durante la lotta clandestina anche se non può ancora essere collocato nel genere della narrativa neorealistica e nemmeno nella letteratura impegnata perché a distinguerlo dai due generi vi è costante l'intersecarsi del tema dell'esistenza a quello della lotta partigiana e soprattutto la mancanza assoluta di accenti eroici. Emergono infatti dai racconti i... "toni dimessi e sfiduciati, che colgono piuttosto la perplessità degli atteggiamenti politici che il loro entusiasmo e la loro certezza".[31].

La storia, che ha inizio dopo l'8 settembre 1943, è quella di un giovane intellettuale che si mette in contatto con i comunisti e, preso il nome di battaglia di Topo, raggiungerà sul Monte Voltraio un piccolo gruppo di partigiani. Ma, di fronte alla scelta tra il rimanere nascosto e quello di unirsi definitivamente, come si era impegnato con Baba, militante convinto e fedele al Partito, preferirà rifugiarsi da una sorella a Roma.

Le amiche[modifica | modifica sorgente]

Le amiche è un racconto lungo che venne pubblicato sul numero 3 di «Botteghe Oscure» nel 1949 per essere inglobato nel 1955 nel volume Il taglio del bosco dall'editore Nistri-Lischi e in seguito in quello dallo stesso titolo edito da Einaudi nel 1059. Questo racconto può considerarsi, insieme a Rosa Gagliardi, il punto d'arrivo della prima fase dell'attività narrativa di Cassola.

La trama è molto semplice, quasi nulla. Si tratta dell'arrivo da Pomarance di Anita che si reca a trovare a San Dalmazio per quindici giorni la cugina Anna. Il racconto si basa più che altro sulle piccole inquietudini, sui minimi segreti giovanili, sulle chiacchiere domestiche e quotidiane che fanno si che i giorni e i mesi e gli anni scorrano in un baleno facendo passare le persone da una condizione di felicità al ricordo e al rimpianto di quella condizione. Anna, che nel frattempo si è sposata e ha un figlio, non è particolarmente infelice ma, terminata la primordiale conquista della coscienza di esistere, sente che la vita non possiede più la gioia e l'entusiasmo iniziale.

« «Ah, sì, facevo confusione» riconobbe Anna. «Erano bei tempi» aggiunse poi. « È inutile, quando siamo ragazze, libere... »

«Proprio così» disse Franca.
Anna la guardò e si mise a ridere;
«Ma tu sei sempre ragazza. Anzi è proprio ora che... ». Ebbe come un brivido: «Vogliamo andare?» disse.
«Mi pare che cominci a far fresco »

(Le amiche[32])

Come scrive Giuliano Manacorda,[33] «Il brivido che fa fremere Anna nell'ultima battuta del racconto, magistralmente simulato nel fresco della sera, è in realtà la somatizzazione di uno stato d'animo che si è aperto improvviso come un barlume su questa sorte del vivere».

Rosa Gagliardi[modifica | modifica sorgente]

Rosa Gagliardi è un racconto lungo scritto nel 1946, prima quindi del racconto Le amiche, ma vede la luce solamente nel 1956 su «Botteghe Oscure» e nel 1958 presso Feltrinelli nella collana «I contemporanei» insieme a Il soldato con il titolo Il soldato e presso lo stesso editore nel 1960 nella collana «Universale economica». Nel 1959 il racconto fu poi inglobato da Einaudi nella raccolta di racconti lunghi e romanzi brevi Il taglio del bosco. Compare poi, con i racconti Il taglio del bosco e Le amiche, nel 1980 con il titolo del primo, per la «BUR» di Rizzoli con una introduzione di Giorgio Bassani.

Rosa Gagliardi, anche se è cronologicamente affiancabile a Baba, «...come racconto tra i più rappresentativi di Cassola fa il paio con Le amiche e, per poetica, è accostabile piuttosto a Il taglio del bosco...»[34]

Rosa Gagliardi "... è un tipico racconto di atmosfera, in cui non si hanno l'inizio, lo svolgimento e il termine di una vicenda, ma il procedere del racconto coincide con il procedere della vita e del tempo".[35] Il racconto, ambientato nella zona di Saline di Volterra nei primi anni trenta, racconta il tempo che trascorre tranquillo ora dopo ora portando con sé le piccole gioie, le ansie per le malattie, le speranze per il futuro e la rassegnazione per le rinunce fatte.

Con Rosa Gagliardi Cassola dà inizio alla descrizione dei personaggi femminili, attraverso i quali egli riesce a cogliere gli aspetti più semplici ma anche più preziosi del cuore umano. Già in questo racconto le figure maschili sono poco presenti e dal lato umano "scialbe e scolorite"[36]

Il taglio del bosco[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il taglio del bosco.

Il taglio del bosco è un racconto lungo scritto nel 1948-1949 e pubblicato sulla rivista «Paragone-Letteratura»,I il 12 dicembre 1950 . Il racconto, subito recensito da Geno Pampaloni, ebbe una immediata fortuna ma i tentativi di pubblicare il racconto in volume non andarono a buon fine.
La prima raccolta, intitolata Il taglio del bosco, vedrà la luce solamente nel 1953 presso i Fabbri come n. 1 della collana «Narrativa italiana» e contiene La moglie del mercante, Le amiche, Il taglio del bosco. Nell'indice sono riportate le seguenti date: 1942, 1947, 1949. Il volume è in brossura e non ha risvolto.

Il 25 giugno 1955, grazie alla mediazione di Giorgio Bassani, uscirà una nuova raccolta più corposa nella collana «Il Castelletto. Collana di romanzi italiani» n. 3 diretta da Niccolò Galli per l'editore Nistri-Lischi di Pisa, con il titolo Il taglio del bosco. Venticinque racconti. La sovracoperta è di Carlo Levi e il risvolto non è firmato.
Tra la pubblicazione del 1953 e quella del 1955 nasce infine il progetto della terza raccolta che uscirà, con il titolo Il taglio del bosco. Racconti lunghi e romanzi brevi, il 17 aprile 1959 nei «Supercoralli» di Einaudi con in sovracoperta un particolare de L'homme à la pipe di Edouard Vuillard e il risvolto non è firmato. Sulla copertina vi è un soggetto pittorico anonimo rappresentante un boscaiolo.

Dal punto di vista dei fatti la storia racconta il taglio di un bosco sull'Appennino toscano da parte di una squadra composta da cinque uomini durante l'inverno tra il 1938 e il 1939. Cassola si sofferma, in modo meticoloso e competente, a descrivere la vita che conducono i boscaioli e i carbonai nelle capanne che si costruiscono nel bosco delineando, con grande abilità, il carattere dei personaggi. Lo stile che caratterizza tutto il racconto è «scarno ed essenziale»[37] e il tono dominante del racconto è, come scrive Manacorda,[38] quello elegiaco:«Il tono che domina tutto il racconto, e soprattutto quando è in scena il protagonista, è un tono elegiaco, dove la rudezza dei caratteri e delle condizioni ambientali e la gentilezza dei sentimenti si temperano in una situazione realistica forse fino all'autobiografismo (un autobiografismo, s'intende, tutto interiore) cui il consueto tono medio della lingua conferisce un'assoluta credibilità umana ed artistica».

La narrativa dell'impegno (1949-1960)[modifica | modifica sorgente]

I vecchi compagni[modifica | modifica sorgente]

I vecchi compagni è un romanzo breve scritto nel 1952 e pubblicato nei «Gettoni» di Einaudi il 10 luglio 1953 con risvolto firmato da Vittorini che nel presentare I vecchi compagni aveva messo in risalto l'interesse di Cassola «... a quanto dell'uomo è la superficie mutevole della sua realtà; cioè ai suoi atteggiamenti di coscienza e alle azioni che nascono dai suoi atteggiamenti di coscienza»[39]
Il giudizio espresso da Vittorini chiariva la differenza tra un tipo di realismo aperto e dai contenuti politicizzanti e la scrittura di Cassola, molto più attenta all'interiorità dell'individuo nella sua totale umanità che nella condizione di cittadino. La storia non è che una parabola che simile al gelo non dava più alcun senso alla vita, al male e al dolore fino ad arrivare a uno stato di inutilità come esprime Baba nel pensiero ultimo del romanzo;«Quanto dura questa interruzione» borbottò. Certo per starsene lì senza far nulla, era la stessa cosa che ci fosse la luce o non ci fosse... Al buio, però, non gli riusciva nemmeno di pensare.[40] Nel 1959 il romanzo entrerà nella raccolta dei racconti lunghi e romanzi brevi di Einaudi. La storia, che è ambientata a Volterra tra boscaioli e alabrastrai, narra le vicende di due generazioni di militanti comunisti che si svolge dalla sconfitta del 1922, fino alla delusione del dopo-resistenza.

Fausto e Anna[modifica | modifica sorgente]

« Era tutto buio. Non si udivano rumori di sorta... »
(incipit di Fausto e Anna)

Il romanzo, scritto nel 1949, venne pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 1952 e nel 1958, sempre da Einaudi, uscì una nuova edizione.

Fausto e Anna viene definito da Giacinto Spagnoletti[41] «...un vasto affresco partigiano» e inaugura nel percorso narrativo di Cassola una scrittura di vasto respiro come l'autore stesso scriverà nel 1966 a Montanelli:

« ...voleva essere un romanzo nel senso pieno del termine, con la psicologia, la trama, la tesi, insomma con tutte le strutture narrative tradizionali che fino ad allora avevo rifiutato o cercato di svuotare »
(a Indro Montanelli, 8 febbraio 1966)

Il romanzo, pur riscuotendo un grande consenso, trova molte difficoltà di pubblicazione. Nel 1951 Cassola partecipa al premio Venezia, un concorso indetto dalla Rizzoli, ma il premio va a Michele Prisco anche se su «Il Mattino dell'Italia centrale» del 25 aprile 1951, Leone Piccioni,[42] che faceva parte della giuria e ne aveva appoggiato la candidatura, scrive un articolo intitolato La narrativa di Carlo Cassola pur non indicandone il titolo.

Il libro, dopo aver suscitato l'interesse di Rizzoli, viene proposto anche a Casini e a Einaudi dal quale, dopo tre anni di traversie, verrà accolto. Il libro viene così pubblicato il 29 febbraio 1952, n. 8 della collezione «I Gettoni» con «...il risvolto non firmato, ma attribuibile a Vittorini».[43]

La nuova edizione di Fausto e Anna esce il 15 luglio 1958 nella collana dei «Supercoralli» e riporta in sovracoperta il dipinto di Carlo Carrà, Paesaggio toscano. Il risvolto riporta la recensione a Fausto e Anna pubblicata da Giuseppe De Robertis su «Il Nuovo Corriere» del 29 maggio 1952 e reca in fondo la firma del critico.
in questa edizione Cassola rivede il registro linguistico-stilistico e accentua l'uso del linguaggio comune rendendo la sintassi più semplice. Egli modifica la divisione del libro e lo porta, da tre parti ed un epilogo a due parti ciascuna a sua vota divisa in cinque capitoli ed elimina alcune sezioni.

Fausto è un giovane studente romano che, durante l'estate, conosce a Volterra Anna, se ne innamora e la ragazza lo corrisponde. Ma la loro relazione è però turbata fin dall'inizio a causa del carattere di Fausto, che soffre di complessi d'inferiorità, di esibizionismi, di autocompiacimenti e soprattutto è assolutamente incapace di relazionarsi con il mondo e di prendere decisioni. Al termine dell'estate, Fausto ritorna a Roma e la relazione tra i due continua per lettera fino a quando Fausto, che soffre di gelosie ingiustificate, offende Anna che decide di lasciarlo. Allo scoppio della guerra Anna sposa Miro, un giovane semplice e alla buona, mentre Fausto, diventato professore, va ad insegnare in un piccolo paese della Liguria dove vive diverse avventure sentimentali. Alla caduta del fascismo, Fausto, tornato in Toscana, aderisce alla Resistenza e messosi in contatto con Baba e i gruppi comunisti raggiunge i partigiani che si trovano sul monte Voltraio e poi sul monte Capanne. Ma, sentendosi contrario ai comunisti, entra nel Partito d'Azione dove partecipa a qualche scontro a fuoco. Al termine di uno di questi scontri accompagna un ferito in una casa del paese di San Genesio dove ritrova Anna. Fra di loro sembra rinascere l'amore, ma Nora, la cugina di Anna, incontra Fausto e lo prega di non vedere più la cugina per non turbare la sua felicità familiare. Intanto nel paese i partigiani devono ubbidire agli ordini degli americani e consegnano le armi.

Fausto risulta essere una figura contradditoria: ama Anna e allo stesso tempo la disprezza, tenta di atteggiarsi a superuomo ma in realtà non ha stima di se stesso. Simile è il rapporto che si instaura con i partigiani comunisti. Infatti Fausto, pur condividendo il loro ideale di libertà, è nello stesso tempo disgustato dalla violenza.

Fausto esce dalle dure prove della vita partigiana«...con una diversa consapevolezza di se stesso. Scopre di non aderire veramente a ideali e impulsi che in lui erano confusi e velleitari, e si prepara così ad accettare senza equivoci la sua vita di intellettuale borghese: facendo «parte per se stesso», egli pare in realtà destinato a passare «dall'altra parte», quella di chi si oppone a Baba e ai suoi compagni».[44]

« Era tutto buio. Non c'era nessuno. »
(explicit di Fausto e Anna)

La casa di via Valadier[modifica | modifica sorgente]

La casa di via Valadier, pubblicato da Einaudi nel 1956, comprende due racconti scritti tra il 1953 e il 1956: Esiliati e La casa di via Valdier.
Esiliati era già apparso sulla rivista «Ponte» nell'agosto-settembre del 1953 con il titolo La casa sul Lungotevere e La casa di via Valadier era stato pubblicato, in parte, su «Botteghe Oscure» nel 1955. Entrambi i racconti sono poi rientrati a far parte dell'edizione Einaudi nel 1959 Il taglio del bosco.

Il periodo in cui si svolgono i racconti sono quelli della sconfitta e l'atmosfera nella quale vengono ambientati è, come già quella per I vecchi compagni, cupa e dimessa.
Si presenta invece nuovo, rispetto a I vecchi compagni e legato alla produzione cassoliana dei primi tempi, il paesaggio che descrive, nel primo racconto, una Roma popolare di periferia tra il quartiere Tiburtino, il Trionfale e Porta Meritoria e nel secondo una Roma piccolo-borghese del quartiere Prati.
Anche in questo racconto è una donna, la vedova Turri, il centro della situazione sia politica che umana, mentre i personaggi maschili sono descritti come deboli e perdenti.

Un matrimonio del dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Scritto tra il 1954 e il 1957, Un matrimonio del dopoguerra venne pubblicato da Einaudi nel 1957. Il Prologo, che costituisce la prima parte del volume, era uscito nell'aprile-maggio del 1955 su il «Ponte» con il titolo Un'azione fallita e Un matrimonio del dopoguerra era apparso, sempre su il «Ponte», nel febbraio del 1955. Il tutto è stato poi riunito nel volume pubblicato da Einaudi nel 1956.

Nel Prologo si assiste ad un'azione partigiana ma subito dopo ci ritroviamo, guerra terminata, a Volterra dove si assiste a qualche punizione per i fascisti. Si riorganizza intanto il partito comunista e l'organizzatore è ancora Baba. I vari personaggi, ognuno con le sue caratteristiche e vicende, vengono descritti con grande cura e la storia, se c'è una storia, è quella di ogni singolo personaggio. Storie semplici, forse banali, ma tutte abbozzate con maestria. Vediamo Pepo che è in crisi perché deve sposare una ragazza dalla quale aspetta un bambino, Testina, che è il più furbo, e si dà al traffico e al mercato nero riuscendo così ad aprire un ristorante, e Alfonso, il più strano dei compagni, che diserta dal C.I.L e litiga con Testina rinfacciandogli di fare il mercato nero con Metello.
Anche in questo racconto il carattere partigiano è dato solamente dalla condizione di combattente di alcuni personaggi e non dalla loro specifica psicologia di uomini che hanno combattuto, determinati ed entusiasti, per una precisa scelta di vita.
In questo racconto, a differenza di tutti i racconti precedenti, il personaggio femminile non è gradevole pur conservando le caratteristiche di un carattere forte che stabilisce il tipo di rapporto coniugale. Scrive Manacorda:[45]«Un matrimonio del dopoguerra - al di là delle motivazioni partigiane relative alla guerra e alla lotta clandestina - diventa il preciso rovescio del Taglio del bosco, è il romanzo del disamore coniugale, della incomunicabilità, del silenzio fino al tedio esistenziale, che rivela la contingenza della concreta occasione storica che lo muove nella fissità di un rapporto di dolore connesso alla stessa natura umana.»

Il soldato[modifica | modifica sorgente]

Il soldato , scritto tra il 1953 e il 1957, vide le stampe il 1958 nella collana «I contemporanei» dell'editore Feltrinelli e nel 1960, sempre presso lo stesso editore, nella «Universale Economica» con l'aggiunta del racconto Rosa Gagliardi. Entrambi i racconti sono stati incorporati nel 1959 nel Taglio del bosco. Racconti lunghi e romanzi brevi da Einaudi. Con Il soldato Cassola vinse, nel 1958, il Premio Salento.

Il soldato, anche se rientra cronologicamente nel periodo della narrativa impegnata, non contiene fatti che possano essere legati alla politica e alla Resistenza ma, ancora una volta, l'autore si rifà a quel tipo di storie che trattano di destini individuali, rientrando così in quella che lo stesso Cassola definisce narrativa esistenziale.

È infatti la storia di un giovane, settentrionale,Mario Ghersi, che presta servizio militare, prima della guerra, in una cittadina del Sud dove conosce Rita e se ne innamora. Ma la relazione, che si rivela tormentata, tra l'attrazione fisica e la tenerezza, dura solamente fino a quando il soldato viene mandato in congedo anticipato dal Comando per sottrarre il giovane dalla crisi spirituale in cui si trova.
Ma Il soldato è anche la storia di facili e chiassose amicizie militari, dei ritrovi alle case di tolleranza e della noia di un piccolo paese meridionale.
Troviamo in questo racconto un personaggio maschile come protagonista, ma anche in questo caso è Rita, con il suo carattere deciso, che determina il tono della vicenda, mentre Mario, pur prendendo l'iniziativa del rapporto, in realtà lo subisce diventando elemento passivo.

La ragazza di Bube[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La ragazza di Bube (romanzo).

La ragazza di Bube , scritto tra il 1958 e il 1959, venne pubblicato da Einaudi, nella collezione «I supercoralli», il 10 marzo 1960 e riporta in sovracoperta un particolare del dipinto Sul divano di Federico Zandomeneghi. Sulla fascetta vi è scritto «L'avvenimento della stagione», la dedica è «A Beppina» e il risvolto non è firmato «...Storia minima e esemplare, raccolta intorno a pochi, umili protagonisti, ma mossa dall'aria di enormi eventi - l'Italia e gli italiani all'indomani della liberazione - La ragazza di Bube è un romanzo «perfetto»: per tensione, ritmo, per la semplicità corale con cui lievita di pagina in pagina, per la presa di coscienza dei personaggi, ragazzi nell'aprile del '45 e poi uomini e donne, con un destino ormai scavato, quando l'azione si conclude».[46].
Nel 1960 il romanzo vinse il Premio Strega e nel 1963 venne tratto dal romanzo il film omonimo con la regia di Luigi Comencini, interpretato da Claudia Cardinale e George Chakiris.

La vicenda del romanzo è ambientata nella Toscana del 1945 alla fine della guerra e vede come protagonisti Bube e Mara. Il giovane Bube ha combattuto nella Resistenza con il nome di «Vendicatore» e nel ritorno verso casa si ferma a Colle Valdelsa per conoscere la famiglia dell'amico Sante morto in battaglia. Qui conosce Mara, la sorella sedicenne di Sante, e tra i due nasce un tenero amore.
Bube verrà coinvolto in un delitto: uccide il figlio di un carabiniere con il quale aveva litigato a causa di un prete che non voleva farlo entrare in chiesa.
Bube conduce Mara a Volterra per farle conoscere la sua famiglia ma rimane nuovamente coinvolto in un brutto episodio: aggredisce un prete accusandolo di collaborazionismo e fugge in Francia sperando in una amnistia.
Mara va ad abitare a Poggibonsi a fare la cameriera e conosce Stefano, un giovane operaio che, innamorato di lei, le chiede di sposarlo. L'amore per Bube sembra intiepidirsi ma quando Mara deve decidere tra i due giovani, comprende che, anche se ama Stefano, non può abbandonare Bube e troverà «in se stessa la forza di fare la scelta più difficile e insieme più generosa.»[47]
Nel frattempo Bube, che è stato espulso dalla Francia, viene arrestato e deve subire un processo che lo condannerà a quattordici anni di prigione.
Mara è decisa ad affrontare la lunga attesa convinta che ad attenderli ci sarà un futuro in comune.

« Udí dieci rintocchi: venivano dal penitenziario. E l'angoscia la prese, al pensare che Bube era là tra quelle mura, e ci sarebbe rimasto altri sette anni.
Ma non fu che un momento: perché ancora una volta quella forza che l'aveva assistita in tutte le circostanze dolorose della vita, la sorresse e le ridiede animo. Mara rimase a lungo sveglia, con gli occhi aperti, e pensava che aveva fatto la metà del cammino, e che alla fine della lunga strada ci sarebbe stata la luce...[48] »

La Ragazza di Bube è quindi un vero romanzo d'intreccio, dove le strutture portanti e tipiche del genere sono l'amore, l'abbandono, la fedeltà, il dolore, la speranza, la passione politica fino alla soluzione finale perfettamente calibrata fra giustizia e pietà.

Il ritorno alla narrazione esistenziale[modifica | modifica sorgente]

Un cuore arido[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Un cuore arido.
« Ne ho avuto la prima idea nell'ottobre del '60, ho cominciato a scriverlo nel novembre ma mi sono interrotto subito; ripreso nel gennaio '61 e di nuovo interrotto; ripreso alla fine di febbraio e scritto in tre mesi »
(a Ferretti 13 gennaio 1962)

Il romanzo, ideato e scritto tra il 1960 e il 1962, viene pubblicato nella collana «I Supercoralli» da Einaudi e riporta in sovracoperta un particolare del disegno in matita di Amedeo Modigliani ed è dedicato a Manlio Cancogni. Il risvolto, non firmato, è da attribuire a Italo Calvino[49] e si legge: «Carlo Cassola, scrittore solitario, schivo per istinto dall'anedotica della vita letteraria, si è trovato ad essere - dopo il successo de La ragazza di Bube- uno degli autori italiani più noti e discussi (... ). Al centro del romanzo che gli fruttò il Premio Strega (...) stava una giovane donna, Mara: ed ancora su di una figura femminile, quella di Anna, è imperniato quest'ultimo romanzo. Ma se la storia di Mara era quella della progressiva rinuncia alle inclinazioni più istintive e facili del proprio temperamento fino al sacrificio totale di sé, ben diverso è il cammino di Anna, che dalle profondità della propria natura attinge la forza per rimarginare le ferite che la vita le infligge, ritrovando ogni volta l'equilibrio interiore e approdando alla fine a una solitaria ma consolante saggezza.»[50]
Nel 1971 Un cuore arido esce, sempre per Einaudi, nella collana «Gli struzzi» e nel 1979 viene accorporato a Il taglio del bosco, per la collana «Omnibus» dell'Euroclub per essere ristampato nel 1982, da solo, nella «BUR» di Rizzoli.
Il romanzo ottiene subito un immediato successo e Cassola, nel fare il confronto con La ragazza di Bube, dichiarerà «Quel romanzo non mi riguarda (...) e poi è tirato avanti con un procedimento naturalistico, che detesto»[51].
In realtà Cassola non ripudia il suo precedente romanzo ma intende dire che con La ragazza di Bube ha chiuso un periodo della sua narrativa. «Intendiamoci, non ripudio quei libri, ma con La ragazza di Bube ho avvertito nettamente che si concludeva un ciclo (...) con Un cuore arido ricomincio a scrivere»[52]

Con questo romanzo Cassola lascia la narrativa d'impegno per tornare alla pura invenzione. «Con Un cuore arido», come scrive Pietro Citati,[53] «Cassola riprende l'esile tela delle Amiche. L'apre e la dilata, togliendole quel tanto di giovanile e immaturo, e recuperando la casuale ricchezza della realtà quotidiana. Egli rappresenta, a prima vista, quanto usiamo definire realtà: quello che accade in un paese toscano tra il 1931 e il 1934, prima della guerra di Abissinia. Ma incomincia coll'abolire completamente la parte della storia. (...) Fedelissimo alle cose e insieme lontano da esse, senza un'ombra di lirismo, sorretto da una forza profonda e tranquilla, Cassola infonde in ogni momento della banalità quotidiana il segno inesauribile della vera vita.»

Cassola scriverà su «L'Unità» del 22 giugno 1962 di aver ritrovato, con Un cuore arido, la sua vera vena narrativa e di aver avuto la sensazione di ricominciare a vivere.[54]


La figura centrale della storia è una ragazza, Anna, che vive a Marina di Cecina con la sorella Bice. Sono orfane di padre e di madre e vivono con una zia lavorando da sarte. Anna ha diciotto anni, ha un carattere duro, ritroso e caparbio e non ha ancora amato nessuno. Di lei si innamora un giovane del luogo, Enrico, ma Anna non accetta il suo corteggiamento. Nel frattempo la sorella Bice si fidanza con un militare settentrionale di stanza nella città ma Mario, attratto da Anna, glielo dichiara apertamente. Si instaura una relazione ambigua fino a quando viene il momento per Mario del congedo. Anna viene a sapere che il giovane dovrà trasferirsi in America e questa volta cede ai suoi desideri e gli si concede.
L'avventura che Anna ha così vissuto è un'esperienza profonda e frutto di una scelta consapevole e voluta, ma non sarà così con Marcello, il figlio di un facoltoso uomo d'affari, alla quale si concederà ma senza convinzione.

La storia si conclude con il matrimonio di Bice con Enrico, mentre Anna riceve dall'America una lettera di Mario che, dicendo di amarla, le propone di sposarlo. Anna risponde a Mario e lo mette al corrente di quanto è accaduto con Marcello rimanendo così nel suo isolamento interiore ma sicura di sé e delle proprie risorse.

Il cacciatore[modifica | modifica sorgente]

Pubblicato da Einaudi nel 1964, Il cacciatore è un romanzo che riprende nel titolo e in parte nella trama uno dei racconti della Visita.

Ambientato nella campagna tra Cecina e Bolgheri durante gli anni della prima guerra mondiale è, come sempre, una storia d'amore ma che ha come tema principale quello della caccia, motivo che Cassola tratta con competenza e passione per tutto quanto riguarda gli animali, gli appostamenti e le stagioni.
L'ambiente, descritto con tratti precisi, è quello di una natura selvaggia e solitaria che Cassola dimostra di amare sinceramente.
Anche se a dare il titolo del romanzo è un personaggio maschile, Alfredo, a portare avanti la storia, intrecciata da amori e avventure, vi è, anche in questo racconto, un personaggio femminile, Nelly, colei che sa prendere le decisioni fondamentali che, insieme a il caso, determinano il corso della vita.

Nella campagna tra Cecina e Bolgheri, al tempo della prima guerra mondiale, Nelly trascorre le sue giornate con la madre Adele.

Tempi memorabili[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tempi memorabili.

Tempi memorabili è un romanzo breve scritto nel 1963 e pubblicato da Einaudi nella primavera del 1966 che riprende un racconto della Visita.

Il breve romanzo si appoggia su una struttura narrativa che non svolge una trama ma racconta un periodo della vita, quello dell'adolescenza. Il tema dell'intero romanzo è dunque quello della fine dell'infanzia quando si prende coscienza di uno stato d'animo ormai diverso con i primi turbamenti amorosi che, anche in questo caso, appartiene a un sottinteso autobiografico. Scrive Rodolfo Macchioni Jodi[55]«...il discorso indiretto libero con cui Fausto prende coscienza della propria autonomia spirituale... si snoda sulle cadenze monotone e sommesse di una persuasione consolatoria che non conosce sussulti né esplosioni patetiche»

La storia è quella di Fausto, un ragazzo quindicenne, che si reca in villeggiatura con la madre a Marina di Cecina dove incontra il suo primo amore e va incontro anche alle prime delusioni.
Non mancano certamente i fatti nella vicenda ma l'autore è più attento al modo in cui gli adolescenti li vivono perché, anche i più semplici, sono tutti «memorabili» e con l'aggettivo memorabile viene riassunta nel modo più semplice e chiaro una delle idee fondamentali di Cassola. Come scrive Manacorda[56] «...per ciascun individuo è «memorabile» tutto ciò che ha riguardato o lo riguarda, tutto ciò che ha vissuto o sta vivendo.»
Per Fausto è dunque memorabile quella villeggiatura di adolescente con i preparativi per la partenza, il viaggio in treno, l'arrivo a destinazione e l'inizio della vita in spiaggia.

Tra il primo e il secondo capitolo vi è un salto dei tempi verbali, dall'imperfetto, che riassume in quella attuale tutte le altre esperienze dei viaggi di quando era bambino da Roma al mare, al passato remoto che serve per evidenziare l'esperienza unica di quell'anno in cui il giovinetto adolescente si apre alla prima vita sentimentale.

La maestra e Storia di Ada[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo che va tra il 1963 e il 1968 si collocano i romanzi brevi La maestra, scritto tra il 1957 e il 1965 e Storia di Ada composto nel 1965, pubblicati insieme da Einaudi nel 1967 con il titolo Storia di Ada.

La maestra è ambientato nella campagna tra Melato, Pomarance, la conca di Saline, l'altura di Volterra con la vista in distanza del Monte Voltrajo e il paesaggio descritto è fatto di [pendici boscose e macchie, ruderi nascosti tra i rovi, colline brulle, stradine polverose o allagate dal fango.

La storia si svolge tra il 1944, a guerra non ancora terminata, e il 1946. Fiorella è una giovane maestra che ha fatto un matrimonio sbagliato. Incinta e già madre di un bambino, deve raggiungere Metato, a sei chilometri da Saline per insegnare. A Metato, un borgo desolato sopra Pomerance, deve sistemarsi in una camera squallida che appartiene al conte Albini, un ri. cco proprietario terriero, ex fascista ed ora monarchico e anticomunista.
La vita di Fiorella è triste e solitaria ma verso sera, a rallegrarla un poco, c'è un gruppo di boscaioli pistoiesi con i quali divide il misero alloggio legandosi a loro con rapporti di comprensione e amicizia. Quando si ammala uno dei boscaioli, Fiorella ha l'occasione di conoscere il medico condotto di Pomerance , il dottor Aldo Nicolucci che è separato dalla moglie e senza figli. L'anno seguente, dopo la nascita di una bambina che ha partorito nella casa dei suoceri, Fiorella torna a Metato. Essendo un giovane donna lontana dal marito diventerà presto un richiamo per gli uomini, compreso il dottore che tenta di avere un'avventura con lei. Ma in seguito finisce con l'innamorarsene seriamente e anche Fiorella accetta la sua compagnia, nonostante le chiacchiere della gente. Finiscono così per decidere di vivere insieme e si trasferiscono a San Vincenzo dove Aldo ha ottenuto una nuova condotta.

Storia di Ada ha inizio nel decennio che precede la Seconda guerra mondiale con Ada bambina che ha perduto una mano nel nastro della trebbiatrice. Ada vive però serena e reagisce alla sventura, impara a scrivere con la mano sinistra e a forza di impegno e buona volontà riesce anche lei a svolgere i lavori domestici e quelli della campagna. Trascorrono i giorni e gli anni, Ada cresce, d'estate va a fare i bagni a Marina di Cecina con la zia e la cugina e si accontenta di prendere dalla vita ciò che questa le dà e si meraviglia della scontentezza degli altri. Ma ad Ada accade una seconda disgrazia: il padre precipita dal tetto dove era salito per pulire le grondaie e muore. Ada si trasferisce a Marina di Cecina dove va a lavorare alle Poste dove si fa benvolere da tutti. Anche se non vuole pensarci, l'amore viene anche per Ada. Dapprima è un soldato che la lusinga e cerca di approfittare di lei, poi è il fratello di un'amica che però deve partire e non darà più sue notizie e infine conosce un altro soldato, Orzan Luigi, un veneto analfabeta dal carattere timido e imbarazzato, che la chiede in moglie. Ada è commossa e felice ed accetta. Le nasce una bella bambina, restano però tutti e due senza lavoro e Luigi si ammala diventando sempre più chiuso e disperato. La salute peggiora e sarà ricoverato in un sanatorio dal quale Ada ha il triste presentimento che non tornerà più.

Una relazione[modifica | modifica sorgente]

Una relazione è un romanzo scritto tra il 1962-1963 e pubblicato da Einaudi nel 1969. Nel 1970 vinse il Premio Napoli.

Il romanzo narra la storia tra Mario Mansani, un giovane impiegato sposato e con un figlio e Giovanna Lorenzi, figlia di un pescatore che fa la manicure e che ha già avuto qualche avventura amorosa. Mario, che già in passato aveva avuto con lei una breve storia, riavvia, dopo cinque anni, la relazione pensando ad una breve avventura extraconiugale. Ma per Giovanna mettersi con lui significa molto di più che la ripresa di un'avventura, significa infatti tornare a vivere sul ricordo di un passato che vorrebbe aver voluto diverso. In quel periodo Mario viene richiamato ad un corso ufficiali, in vista della guerra d'Abissinia, e deve trascorrere quaranta giorni a Livorno dove Giovanna lavora in un albergo diurno. I due diventano così amanti. A distanza di dieci anni, nell'estate del 1945, Mario, scampato dall'Albania, dal Montenegro e dalle retate dei tedeschi, incontrerà casualmente Giovanna sul treno e verrà a sapere che si è sposata, ha avuto una bambina ed è rimasta vedova. Mario stenta a riconoscerla e rimane soprattutto stupito che abbia potuto sposare un bell'uomo e più giovane di lei e che dimostri ormai nei suoi confronti solamente dell'indifferenza.

«Il senso ultimo del romanzo (...) si rivela alla fine, quando il velo dell'indifferenza è sceso tra Mansani e Giovanna a ripeterci dalle pagine di Cassola che nella vita tutto è memorabile e tutto è indifferente; indifferente per chi pure ci passa accanto e anche per noi stessi, non appena altre cose memorabili hanno cancellato le precedenti. »[57]

Ferrovia locale[modifica | modifica sorgente]

Ferrovia locale è un romanzo scritto nel 1966-1967 e pubblicato da Einaudi nel 1968. Esso riprende un racconto della Visita ma con un andamento molto diverso. Cassola, in questo nuovo romanzo di respiro assai più vasto, non allarga solamente i piani narrativi ma opera un decisivo rifacimento costruendo un romanzo esistenziale con tante vicende e situazioni che fanno riferimento al motivo realistico e nello stesso tempo simbolico della linea ferroviaria locale lungo la costa tirrenica. Contenuti e trama si riducono all'essenziale e alla pura registrazione visiva di brani d'esistenza che scorrono senza interruzione lungo le pagine.
«I periodi brevissimi di una riga o poco più, con ripetuti e continui andare a capo, producono un fraseggiare a segmenti (appena sostenuto da un unico verbo) che blocca e sorprende la vita nei suoi attimi più genuini e toccanti».[58]

«Si mise seduta su una panchina di pietra nella piazza dietro la chiesa. In quella accanto c'era una donna con la carrozzina. «Ci verrò anch'io», pensò Adriana».[59]

Dino è un giovane ferroviere che percorre, con un treno merci, la linea ferroviaria Pisa-Orbetello e che durante i rallentamenti in prossimità delle stazioni, osserva ogni cosa: i bucati stesi, le case della periferia, la giovane figlia del casellante, un uomo intento a vangare il campo, la giovane sposa di un capostazione. Da qui si snodano i frammenti di storia di Ferrovia locale che hanno fine inquadrando, come all'inizio, il ferroviere Dino che fa ritorno a casa dopo trentasei ore di lavoro.

Paura e tristezza[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo Paura e tristezza, che riprende il titolo del primo racconto scritto da Cassola nel 1937 ed entrato poi nella Visita, viene pubblicato da Einaudi nei «Supercoralli» il 26 settembre del 1970 con dedica «A Barbara» e in sovracoperta un disegno di Mario Marcucci. Nel 1971 vedrà le stampe per il Club degli editori di Milano e nel 1981 sarà ripubblicato nella «BUR» di Rizzoli con un'introduzione di Natalia Ginzburg. Tra i romanzi di Cassola Paura e tristezza è uno dei più lunghi.

È la storia di Anna Dell'Aiuto che l'autore ci fa conoscere sin da quando è bambina a Volterra, lungo l'adolescenza piena di speranze, la giovinezza che sfiorisce precocemente, la precoce vecchiaia.
La condizione di «paura e tristezza» non è altro che quella del vivere, dell'approccio difficile con gli uomini e le cose che nell'attimo stesso che ha inizio porta già il segno della sconfitta e della delusione. In Paura e tristezza vi è la stessa minuziosa analisi che si trova in Ferrovia locale ma «...il descrittivismo non lascia sfuggire nulla perché nulla vi è nella vita che non sia importante e degno di essere ricordato, ma tutto è concentrato nella figura della protagonista; anche in questo caso Cassola coglie nei suoi infinitesimi particolari il fluire della vita, non però come intreccio di fili diversi, ma dipanando con amorosa pazienza la semplice e triste vicenda di Anna, per giungere, se mai, alla constatazione dell'estrema improbabilità e difficoltà di un effettivo intreccio delle sorti umane, chiusa ciascuna in un'invalicabile solitudine.»[60]

Monte Mario[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monte Mario (romanzo).

Nel 1973 esce presso Rizzoli il romanzo Monte Mario che segna il passaggio di Cassola alla casa editrice milanese.

Gli elementi di novità di Monte Mario, rispetto ai precedenti romanzi, sono innanzitutto nello spostamento dell'ambiente e dell'epoca che non è più localizzato nella provincia toscana dell'anteguerra o dell'immediato dopoguerra, ma a Roma negli anni Settanta. Si aggiunge poi l' estrazione sociale dei due protagonisti che non appartengono più ai ceti popolari o piccolo borghesi, ma che occupano un posto di rilievo nella società o per posizione o per ricchezza. Ma, come scrive Renato Bertacchini,[61]«Lo sperimentalismo dialogico e conversativo resta l'elemento più interessante e nuovo di Monte Mario (...) in Monte Mario l'interesse del narratore va al linguaggio dialogico, alla banalità e alla saccenteria di una conversazione borghese intessuta di luoghi comuni, di frasi fatte prese in prestito dall'ambiente e dalle abitudini.»

Gisella[modifica | modifica sorgente]

Gisella è un romanzo pubblicato da Rizzoli nel 1974 e si volge nell'arco di tempo di un quarantennio, da quando la protagonista ha vent'anni fino alla soglia della sessantina. I luoghi dove si svolge la vicenda variano dalla spiaggia di Cecina a Firenze, ancora a Marina, per terminare alla periferia di Bologna. Gisella e gli altri personaggi sono descritti dall'esterno e resi oggettivi tramite la registrazione dei fatti. Il tempo, che è distribuito in modo omogeneo e lento nella prima parte del romanzo, assume, nella seconda parte e soprattutto alla fine, un ritmo incalzante. La tecnica narrativa è, per Cassola, innovativa con l'utilizzo del discorso indiretto libero che si alterna ai discorsi diretti e dialogici.

« E poi è una faccenda che capita una sola volta nella vita. Rabbrividì: il pensiero che le cose avvengono una sola volta la sgomentava[62] »
« Gisella lo rimproverò.«Possibile che non ti si possa dir nulla! Io scherzavo. Ma tu sei così suscettibile sul fatto dell'età...» «Vorrei vedere te, se non fossi più giovane» «Arriverà il mio turno» disse Gisella, calma. «Arriverà presto perché noi donne, a trent'anni, siamo andate...Io non sarò di quelle che cercano di nascondere gli anni col trucco. Non mi sono mai truccata, figurati se vorrò cominciare da vecchia». Non era uno stato che le facesse paura, anzi, desiderava arrivarci presto. Così sarebbe stata al sicuro dalle tempeste della vita.[63] »

Troppo tardi[modifica | modifica sorgente]

Dopo Paura e tristezza, Cassola si dedica alla scrittura di Troppo tardi che terminerà nel 1971 ma che potrà pubblicare solamente nel 1975, presso Rizzoli, dopo la pubblicazione di Monte Mario e Gisella.

Tra i primi racconti di Cassola vi era un racconto molto breve, interessante per il tema dell'antagonista, intitolato Giorgio Cromo, e già precedentemente l'autore aveva iniziato a realizzarne un racconto lungo, interrotto però nell'immediato dopoguerra, che ora riprende nel romanzo Troppo tardi.

Il romanzo, che è composto di nove capitoli, ha una struttura organica molto calcolata e, malgrado il proposito dell'autore di basarsi sul puro narrare esistenziale, comprende anche molte pagine di carattere saggistico-narrativo. Ben equilibrato è il rapporto antagonistico tra l' antagonista Giorgio Cromo e l'autobiografico Ferruccio Fila .

L'antagonista[modifica | modifica sorgente]

Con L'antagonista, pubblicato da Rizzoli nel 1976, Cassola vince il premio Bancarella. È un romanzo che «...mantiene una sua organica circolarità e chiusura d'orizzonte, tra Volterra e Pisa, tra Castiglioncello e Lucca (per finire a Firenze), direttamente proporzionale all'efficienza e alla durata dell'impianto narrativo gestito non da un solo, emblematico personaggio - quale potrebbe essere Pietro - ma da una compagnia di giovani bene di provincia, da tutto un gruppo generazionale di personaggi.[64] L'Antagonista può essere definito romanzo vasto, sia come lunghezza (oltre cinquecento pagine), sia come durata (la vicenda si svolge dagli anni trenta ad oggi).

La disavventura[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo La disavventura viene pubblicato nel 1977 da Rizzoli. Esso, a differenza del precedente romanzo, L'antagonista , si presenta con una struttura semplice che lascia spazio all'invenzione e allo svolgersi lineare e unitario della vicenda. Niente procede lungo linee esistenziali determinate ma tutto si avvolge intorno alle digressioni di pensiero, agli sbalzi sentimentali della protagonista Cora, sognatrice e nello stesso tempo realistica, calcolatrice e passionale.

L'uomo e il cane[modifica | modifica sorgente]

Cassola pubblica nel 1977, sempre presso Rizzoli, il romanzo L'uomo e il cane nel quale risaltano le prime avvisaglie di quello che sarà la nuova svolta narrativo-politico che occuperà, negli ultimi anni, la sua attività di scrittore.

In un articolo scritto in Tuttolibri intitolato Perché scrivo storie di cani, Cassola scrive[65]«Un tempo amavo la bellezza e tra una letteratura rivolta verso il vero e una letteratura rivolta verso il bello non avrei esitato un minuto a scegliere la seconda. Oggi sono per una bellezza che si accordi con la verità. Ho insomma capito, con trent'anni di ritardo, la lezione di Vittorini e Pavese»

Un uomo Solo[modifica | modifica sorgente]

Scritto nella primavera del 1977 venne pubblicato nel maggio del 1978 da Rizzoli, direttamente nella collezione della BUR.

Cassola e il cinema[modifica | modifica sorgente]

Dal suo romanzo La ragazza di Bube (1960), che ricevette il Premio Strega, fu realizzato nel 1963, da Luigi Comencini, il film omonimo, con Claudia Cardinale e con George Chakiris[66].


Sempre nel 1963, dal racconto "La visita", il film diretto da Antonio Pietrangeli. Nel 2004 Carlo Mazzacurati ha tratto un film, L'amore ritrovato, dal racconto "Una relazione", che era stato già citato al cinema in quanto il cognome del protagonista (Mansani) è stato volutamente utilizzato da Paolo Virzì per personaggi dei suoi film: Ovosodo e La prima cosa bella

La critica[modifica | modifica sorgente]

«Come Morandi, anche Cassola ha orrore della retorica. Nei confronti dei sentimenti semplici, elementari, egli ha la medesima nostalgia, intrisa di sfiducia, che lo fa tornare con sempre rinnovato slancio ai grandi classici, francesi e russi dell'Ottocento....Nel Taglio del bosco, non meno che nella Visita, vige la poetica in base a cui nulla accade, veramente, che possa essere raccontato, e ogni sentimento, per quanto profondo e doloroso sia, in realtà è ineffabile». [67]

«Generalmente i personaggi di Cassola si configurano in una attitudine schiva e come sospesa: non vinti né vincitori di fronte alla vita, ma toccati profondamente dall'esperienza in forme ch'essi non prevedevano e che perciò li fanno perplessi e come interdetti. La crisi li coglie gradatamente ma li rivela a distanza e quasi di colpo, per l'improvviso maturarsi della coscienza. E nel farsi della realtà essi si trovano alla fine vincolati al vivere, alla società, alla temperie storica come seme che nel suolo si pianta. Cioè, la realtà che Cassola dispone come dimora e scena per i suoi attori, anche se di ampia e articolata prospettiva, non li sviluppa interamente e non li esaurisce. Ciascuno di essi ha bisogno di un'ulteriore integrazione, che va rinvenuta nell'interiorità morale, e che di volta in volta sarà sgomento, rimpianto, disincanto, sogno o speranza: ciò che noi chiamiamo elegia»[68]


«Cassola ha, nel quadro della nostra narrativa, un'importanza notevole. In primo luogo, per la felice scelta di un linguaggio medio al quale è saputo restare fedele, salvi gli aggiustamenti cui lo hanno consigliato l'esperienza e il mutare dei gusti. Un mezzo espressivo che aderisce in modo sensibile al suo mondo di esseri semplici, rendendone le sfumature dialettali e gergali, senza inutili verghismi, ma con una pietas intellettiva di recuperi, di annotazioni, di resa emotiva che pochi riscontri trovano nella odierna narrativa. In secondo luogo poi, per aver saputo condurre avanti una sua idea di letteratura subliminare che ha indotto la pagina a eludere sia le strette di una estroversione oggi improponibile, sia i mali più evidenti di un neorealismo di maniera, riscattando sempre, per la levità di tocco, per il saper vedere al di là della superficie opaca delle cose e degli uomini, un riflesso dello splendore eterno che le une e gli altri anima. (...) Altro merito di Cassola è quello di aver saputo cogliere la vita nel suo divenire, quasi sempre senza inutili minuzie di analisi, ma solo per la felicità della scelta di alcuni elementi costitutivi: gli interni proletari o borghesi, le speranze, le delusioni, le ripicche di un mondo che, osservato da vicino, appare meno grigio, meno avaro di suggestioni di quanto a prima vista parrebbe.»[69]


«La rappresentazione narrativa di Cassola costituisce un esempio di rapporto con la realtà che nulla ha a che vedere con le strutture del realismo, nelle sue originarie manifestazioni ottocentesche come nei revivals contemporanei: in questa scrittura così indeterminata, di una chiarezza cercata con tanto accanimento, non viene fotografata la realtà esterna, non viene trascritto il mondo com'è, né si attua la fedeltà naturalistica ai dati, al parlato. Della realtà Cassola rifiuta, nell'a priori della sua costruzione narrativa, tutto ciò che di troppo particolare, specifico, locale vi può essere; dai personaggi rimuove tutto ciò che è individuale, determinato; il mondo dei suoi racconti è costituito da una realtà sublimata da nozione locale e limitata a comunicazione generale e diffusa, a discorso comune (...). »[70]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Narrativa[modifica | modifica sorgente]

  • La visita, Firenze, Parenti, 1942.
  • Alla periferia, Firenze, Edizioni di rivoluzione, 1942.
  • La moglie del mercante, in "Botteghe oscure", 1949.
  • Fausto e Anna, Torino, Einaudi, 1952.
  • I vecchi compagni, Torino, Einaudi, 1953.
  • Il taglio del bosco, Milano, Fabbri, 1953; Pisa, Nistri-Lischi, 1955; Torino, Einaudi, 1959.
  • La casa di via Valadier, Torino, Einaudi, 1956.
  • Un matrimonio del dopoguerra, Torino, Einaudi, 1957.
  • Il soldato; Rosa Gagliardi, Milano, Feltrinelli, 1958.
  • La ragazza di Bube, Torino, Einaudi, 1960.
  • Un cuore arido, Torino, Einaudi, 1961.
  • La visita, Torino, Einaudi, 1962. (raccoglie i precedenti La visita, Alla periferia e La moglie del mercante)
  • Il cacciatore, Torino, Einaudi, 1964.
  • Tempi memorabili, Torino, Einaudi, 1966.
  • Storia di Ada; La maestra, Torino, Einaudi, 1967.
  • Ferrovia locale, Torino, Einaudi, 1968.
  • Una relazione, Torino, Einaudi, 1969.
  • Paura e tristezza, Torino, Einaudi, 1970.
  • Monte Mario , Milano, Rizzoli, 1973.
  • Gisella , Milano, Rizzoli, 1974.
  • Troppo tardi, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1975.
  • L'antagonista, Milano, Rizzoli, 1976.
  • La disavventura, Milano, Rizzoli, 1977.
  • L'uomo e il cane, Milano, Rizzoli, 1977.
  • Un uomo solo, Milano, Rizzoli, 1978.
  • Il superstite, Milano, Rizzoli, 1978.
  • Il paradiso degli animali, Milano, Rizzoli, 1979.
  • Vita d'artista, Milano, Rizzoli, 1980.
  • Ferragosto di morte, Reggio Emilia, Ciminiera, 1980.
  • Il ribelle, Milano, Rizzoli, 1980.
  • La morale del branco, Milano, Rizzoli, 1980.
  • La zampa d'oca, Milano, Rizzoli, 1981.
  • L'amore tanto per fare, Milano, Rizzoli, 1981.
  • Il leone fuggito, Firenze, Pananti, 1981.
  • Colloquio con le ombre, Milano, Rizzoli, 1982.
  • Il mondo senza nessuno, Marmirolo, Ciminiera, 1982.
  • Gli anni passano, Milano, Rizzoli, 1982.
  • Mio padre, Milano, Rizzoli, 1983.

Saggistica e prose varie[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Geno Pampaloni, Modelli ed esperienze della prosa contemporanea in Storia della letteratura italiana, Il Novecento**, diretta da Emilio Cecchi e Natalino Sapegno, Garzanti, 2001, pp. 538-39
  2. ^ Carlo Cassola, Mio padre, Milano, Rizzoli, 1983, p. 13
  3. ^ , Fogli di diario, Rizzoli, Milano 1974, p. 30
  4. ^ Renato Bertacchini, Carlo Cassola, Le Monnier, Firenze, 1979, p. 2
  5. ^ Fogli di diario, op. cit., p. 35
  6. ^ Ai miei lettori, p. 6
  7. ^ Mio padre, op. cit. pp. 42-3
  8. ^ Giuliano Manacorda, Invito alla lettura di Cassola, Mursia, Milano, 1973-1981, p. 26
  9. ^ Ruggero Zangrandi, Lungo viaggio attraverso il fascismo, Milano, Feltrinelli, 1962, p. 37
  10. ^ Ruggero Zangrandi, in op. cit., pag. 39
  11. ^ Ruggero Zangrandi in op. cit., pp. 201-2.
  12. ^ Mio padre, p. 43
  13. ^ Fabio Monti, Addio a Guglielmino, ha portato in Novecento sui banchi, Corriere della Sera, 22 dicembre 2001. URL consultato il 24 agosto 2014 (archiviato il 26 agosto 2014).
  14. ^ Salvatore Guglielmino,Guida al Novecento, Principato edizioni, Milano, 1998, pag 339.
  15. ^ Testmonianza, in P.G. Martufi, La tavola del pane, ANPI, Siena, pp. 95-7
  16. ^ Giulia Borgese, indietro Guglielmi torna Cassola, Corriere della Sera, 11 novembre 1992. URL consultato il 22 agosto 2014 (archiviato il 22 agosto 2014).
  17. ^ Intervista a Carlo Cassola riportata in Rodolfo Macchioni Jodi, Carlo Cassola, Il Castoro, La Nuova Italia, 1976, p. 6
  18. ^ Rodolfo Macchioni Jodi, Carlo Cassola, Project Gutenberg. URL consultato il 22 agosto 2014 (archiviato il 6 agosto 2014).
  19. ^ Carlo Cassola, Mi si può definire uno scrittore realista?, «Avanti!», 7 aprile 1963
  20. ^ Carlo Salinari e Carlo Ricci, Storia della letteratura italiana, con antologia degli scrittori e dei critici, 3.** Il Novecento, Editore Laterza, 1989, p. 1106.
  21. ^ Pietro Citati, Cassola ha scritto il romanzo che sognava a vent'anni., «Il Giorno», 7 novembre 1961
  22. ^ Mario Luzi, L'inferno e il limbo, Milano, Il Saggiatore, 1964, pp. 233-34
  23. ^ Remo Cesarani e Lidia Federicis, Il materiale e l'immaginario, La società industriale avanzata: conflitti sociali e differenze di cultura, Loescher, Torino, 1986, p.1046
  24. ^ Giulio Ferroni, Storia della letteratura italiana, Il Novecento, Einaudi scuola, 1991, p. 420
  25. ^ Giacinto Spagnoletti, Storia della letteratura italiana del novecento, Grandi tascabili economici, Newton, 1994 pp. 572-73
  26. ^ Giuliano Manacorda, in op. cit., p. 51
  27. ^ Geno Pampaloni, in op. cit., p. 540
  28. ^ Paura e tristezza in Carlo Cassola, Racconti e romanzi, i Meridiani, Arnoldo Mondadori editore, Milano 2007, p. 11
  29. ^ La ferrovia, in op. cit., p. 28
  30. ^ Giuliano Manacorda, in op. cit., pp. 54-55
  31. ^ Giuliano Manacorda, in op. cit., p. 63
  32. ^ Le amiche, in op. cit., p. 92
  33. ^ Giuliano Manacorda, in., op. cit., p. 59
  34. ^ Carlo Cassola, Romanzi e racconti, Rosa Gagliardi in op. cit,.p.1791
  35. ^ Giuliano Manacorda, in op. cit., p. 59
  36. ^ Giuliano Manacorda, in op. cit., p.60
  37. ^ Angela Asor Rosa, in Letteratura italiana, Dizionario delle opere, M-Z, Einaudi, Torino, 2000, p. 591
  38. ^ Giuliano Manacorda, in op. cit., p. 62
  39. ^ Elio Vittorini, nel risvolto di I vecchi compagni, Einaudi, Torino, 1953
  40. ^ I vecchi compagni, in op. cit., p. 622
  41. ^ Giacinto Spagnoletti, in op. cit., p. 573
  42. ^ Leone Piccioni, La narrativa di Carlo Cassola, «Il Mattino dell'Italia centrale», 25 aprile 1951
  43. ^ Carlo Cassola, Romanzi e racconti, op. cit., p. 1775
  44. ^ Miriam Galimberti in Introduzione, Carlo Cassola, Fausto e Anna, Sansoni per la Scuola, Firenze 1994, p. XI
  45. ^ Giuliano Manacorda, in op. cit., pag 76
  46. ^ Risvolto di copertina in Carlo Cassola,La ragazza di Bube Einaudi, Torino 1960
  47. ^ Angela Asor Rosa, op. cit., pag.333
  48. ^ Carlo Cassola, La ragazza di Bube, op. cit., p. 265
  49. ^ Carlo Cassola, Romanzi e racconti, op. cit., p. 1814
  50. ^ Carlo Cassola, Romanzi e racconti, op. cit., p.1814
  51. ^ Adolfo Chiesa, Cassola ripudia Bube e difende il suo nuovo romanzo, «Paese sera», 4 novembre 1961
  52. ^ intervista di L. Mondo, Cassola non scriverà la saga del dopoguerra, "Gazzetta del Popolo", 26 aprile 1962
  53. ^ Pietro Citati, Prefazione, Carlo Cassola, Un cuore arido, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2000, p.9
  54. ^ Carlo Cassola, «L'Unità», 22 giugno 1962
  55. ^ Rodolfo Macchioni Jodi, in Cassola, Il castoro, Nuova Italia, Firenze 1975, p. 116
  56. ^ Giuliano Manacorda, in op. cit., p.92
  57. ^ Giuliano Manacorda, in op. cit., p. 95
  58. ^ Renato Bertacchini, op. cit., p.106
  59. ^ Carlo Cassola, Ferrovia locale, Einaudi, Torino 1968, p.101
  60. ^ Giuliano Manacorda, in op. cit., p.100
  61. ^ Renato Bertacchini, in op. cit., p. 126
  62. ^ Carlo Cassola, Gisella, Rizzoli, 1970, p. 3
  63. ^ Gisella, op. cit., p. 120
  64. ^ Renato Bertacchini, op. cit., p.133
  65. ^ Carlo Cassola, Perché scrivo storie di cani, Tuttolibri, n. 109/110, 24 dicembre 1977
  66. ^ la Cardinale vinse il Nastro d'Argento come migliore attrice protagonista nel 1965; il film meritò nel 1964 il David di Donatello al produttore Franco Cristaldi (per Vides Lux Film Lux France)
  67. ^ Giorgio Bassani, La verità sul caso Cassola, in Le parole preparate, Torino, Einaudi, 1966, pp. 157-59
  68. ^ Salvatore Battaglia, Il realismo elegiaco di Cassola in «Le ragioni narrative», Napoli, anno I, n. 5, settembre 1960, pp. 56-57
  69. ^ Massimo Grillandi, da Carlo Cassola, in AA.VV., Letteratura italiana, I contemporanei, Marzorati, vol.III,1969, pp.858-59
  70. ^ Giorgio Bàrberi Squarotti, da Poesia e narrativa del secondo Novecento, Milano, Mursia, 1961, p.204

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Lucio Chiaravelli, Vetrina delle novità. Carlo Cassola, Elsa Morante, «Roma fascista»,XIX, 24 aprile 1942, p. 3.
  • Pier Paolo Pasolini, Microcosmo, «Architrave», 6, aprile 1942, p. 9 (ora in saggi sulla letteratura e sull'arte, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, Mondadori («I Meridiani»), Milano 1999, pp. 13-14).
  • Marco Di Liberto, Racconti di Cassola, «Rivoluzione», III, 10-11, 10 giugno 1942, p. 6.
  • Francesco Arcangeli, Dubbio per Cassola, «Architrave», 10, 31 agosto 1942, p. 8.
  • Piero Santi, Su due nuovi scrittori, «La Nazione», 1à dicembre 1942.
  • Pier Paolo Pasolini, Filologia e morale, «Architrave», 1, 31 dicembre 1942, p. 4 (ora in Saggi sulla politica e sulla società), a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, cit, pp. 15-20.
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  • Gianfranco Piazzesi, Racconti di Carlo Cassola, «Il Nuovo Corriere» 2 aprile 1951.
  • Leone Piccioni, La narrativa di Carlo Cassola, «Il Mattino dell'Italia Centrale», 25 aprile 1951, p. 3.
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  • Rosario Muratore, Fausto e Anna, «La Lotta», 26 marzo 1952.
  • Tommaso Giglio, Il realismo a Bagutta, «Milano Sera», 28 Marzo 1952.
  • Carlo Bo, Fausto e Anna di Carlo Cassola (edizione Einaudi), «La Fiera letteraria», 30 marzo 1952, p. 1.
  • Giuliano Manacorda, La battaglia delle idee, «Rinascita», marzo 1952, pp. 186-7.
  • Alberico Sala, Fausto e Anna, Romanzo senza fine di Carlo Cassola, «Giornale del Popolo», 3 aprile 1952.
  • Arnaldo Bocelli, Fausto e Anna, «Il Mondo», 5 aprile 1952, p. 6.
  • Luciano Bianciardi, Carlo Cassola, «La Gazzetta», Livorno, 6 aprile 1952 (ora in L'alibi del progresso. Scritti giornalistici ed elzeviri, prefazione di Dario Fo, ExCogita, Milano 200, pp. 17-20)
  • Mario Luzi, Fausto e Anna, «Il Mattino dell'Italia Centrale», 26 aprile 1952, p. 3.
  • Lorenzo Gigli, Letture di questi giorni, «Gazzetta del Popolo». 30 aprile 1952.
  • Leone Piccioni, Fauso e Anna, «Il Popolo», 7 maggio 1952.
  • Ferdinando Virdia, Fausto e Anna, «La Voce repubblicana», 14 maggio 1952.
  • Giuseppe De Robertis, Fausto e Anna, «Il nuovo Corriere», 29 maggio 1952 (poi in Altro Novecento, Le Monnier, Firenze 1962, pp. 522-6.
  • Angelo Mele, Fausto e Anna, «Corriere del Giorno», 8 giugno 1952.
  • Mario Boselli, Fausto e Anna, «Il Lavoro Nuovo», Genova, 18 giugno 1952.
  • Mario Luzi, Il romanzo di Cassola, «L'Approdo», I, 2, aprile-giugno 1952, pp. 96-7 (poi parzialmente, come Introduzione a Fausto e Anna 21975, pp. 5-9)
  • Franco Fortini, Fausto e Anna, «Comunità», giugno 1952 (poi in Saggi italiani, De Donato, Bari 1974, pp. 203-6).
  • Ferruccio Ulivi, rec. a Fausto e Anna, «L'Italia che scrive», giugno 1952.
  • Claudio Varese, Scrittori d'oggi, «Nuova Antologia», 1818, giugno 1952, pp. 200-7.
  • Dora Marra, rec. a Fausto e Anna, «Lo spettatore Italiano», V, 8, agosto 1952, pp. 365-6.
  • Elena Franchetti, La guerra di Tobino e la resistenza di Cassola, «Risorgimento Socialista», 21 dicembre 1952.
  • Giuliano Manacorda, La narrativa italiana nel biennio 1950-52, «Società», VIII, 4, dicembre 1952, pp. 706-19 (pp. 713-4).
  • Eugenio Montale, Cassola, «Corriere della Sera», 22 gennaio 1953 (ora in Il secondo mestiere. Prose 1920-1979, a cura di Giorgio Zampa, Mondadori («I Meridiani»), Milano 1996, pp. 1501-2).
  • Ferdinando Giannesi, Narratori italiani contemporanei, «Letterature moderne», gennaio 1953, pp. 101-2.
  • Leonetto Leoni, Cassola, «Paragone-Letteratura», IV, 38, febbraio 1953, pp. 92-4.
  • Luciano Bianciardi, Il secondo romanzo di Carlo Cassola, «La Gazzetta», Livorno, 31 luglio 1953.
  • Lucio Lombardo Radice, I vecchi compagni, «L'Unità», Roma, 26 agosto 1953.
  • Giuseppe Bartolucci, rec. a I vecchi compagni, «Avanti!», 27 agosto 1953.
  • Mario Boselli, I vecchi compagni, «Il Lavoro Nuovo», 19 settembre 1953.
  • Ormanno Foraboschi, «I vecchi compagni» di Carlo Cassola-Editore Einaudi. «Linea grafica», settembre 1953, pp. 199-200.
  • Franco Fortini, Narrativa dell'annata, «Comunità», settembre 1953.
  • Niccolò Gallo, L'ultima narrativa italiana, «Società», 3, settembre 1953, pp. 402 e 405-6.
  • Piero De Tommaso, I vecchi compagni, «Il Popolo», 4 ottobre 1953.
  • Angelo Mele, Un nuovo «Gettone», «Il Paese», 16 ottobre 1953.
  • Franco Fortini, I libri stranieri conforto dei borghesi, «Avanti!», 23 ottobre 1953.
  • Carlo Salinari, rec. a I vecchi compagni, «Rinascita», ottobre 1953, pp. 573-4.
  • Marco Forti, I vecchi compagni, «Corriere dell'Adda», 28 novembre 1953 ( poi in prosatori e narratori del Novecento italiano, Mursia, Milano 1984, pp. 413-5).
  • Eduardo Taddeo, rec, a Fausto e Anna, «Belfagor», VIII, 7, 30 novembre 1953, pp. 719-22.
  • Anna Banti, Penna, pennello, veleno. Il premio della sincerità, «Paragone», IV, 48, dicembre 1953, pp. 102-4 (poi in Opinioni, Il Saggiatore, Milano 1961, pp. 156-9).
  • Rino Dal Sasso, Uno sguardo alla narrativa di oggi, «Rinascita», dicembre 1953, pp. 687-90.
  • Olga Lombardi, rec. a I vecchi compagni, «Il Ponte», IX, 12, dicembre 1953, p. 1726.
  • Enrico Falqui, Un nuovo narratore, «Il Tempo», 18 gennaio 1954 (poi con il titolo "I Vecchi compagni" e "Il taglio nel bosco", in Novecento Letterario. seria sesta, Vallecchi, Firenze 1961, pp. 277-82.
  • Eugenio Montale, Cassola, «Corriere della sera», 9 febbraio 1954 ( ora in Il secondo mestiere. Prose, cit. pp. 1656-7).
  • Giuseppe Bertolucci, rec. a Il taglio del bosco, «Avanti!», 13 febbraio 1953.
  • Ferdinando Giannesi, rec. a I vecchi compagni, «La Rassegna», marzo 1954.
  • Giuseppe De Robertis, I vecchi compagni di Cassola, «Il Nuovo Corriere», 1º aprile 1954.
  • Renzo Frattarolo, Con Cassola nel bosco, «Idea», 18 aprile 1954.
  • Niccolò Gallo, racconti di Cassola, «Il Contemporaneo», 8 maggio 1954, p. 11 (poi in scritti letterari di Niccolò Gallo, a cura di Ottavio Cecchi, Cesare Garboli e Gian Carlo Roscioni, Il Polifilo, Milano 1975.
  • Ormanno Foraboschi, Carlo Cassola, «Linea grafica», maggio 1954, pp. 161-2.
  • Mario Colombi Guidotti, rec. a Il taglio del bosco, «Nuova Corrente», giugno 1954, pp. 76-8.
  • Niccolò Gallo, Quattro narratori, «Società», 3 giugno 1954, pp. 472-4 ( poi in Scritti letterari di Niccolò Gallo), op. cit., pp. 96-8).
  • Carlo Salinari, Romanzi al buio, «Il Contemporaneo», 3 luglio 1954, p. 2.
  • Giorgio Bassani, rec. a Il taglio del bosco, «Lo spettatore italiano», VII, 7, luglio 1954, pp. 352-4 ( poi col titolo La verità sul caso Cassola in Le parole preparate e altri scritti di letteratura, Einaudi, Torino 1966, pp. 157-61.
  • Pietro Citati, Literatur Und Kunst, D'Arzo und Cassola «Neue Zǚrcher Zeitung», 8 agosto 1954.
  • Umberto Olobardi, rec. a Il taglio del bosco, «Il Ponte», XI, 2, febbraio 1955, pp. 257-61.
  • Leone Piccioni, Il vero spirito della Resistenza, «Il Popolo», 26 aprile 1955.
  • Laura Ingrao, I vecchi compagni, «Noi donne», 25 settembre 1955.
  • Giacinto Spagnoletti, Lettura di Cassola, «La chimera», II, 15, settembre 1955, pp. 3-4, ( poi, col titolo Cassola ieri e oggi in Scrittori di un secolo, vol.II, Marzorati, Milano 1974, pp. 856-66.
  • Enrico Falqui, Con Cassola tra i boschi,«La Fiera letteraria», 2 ottobre 1955, p. 52.
  • Carlo Bo, Romanzi o racconti?. Spesso meglio i racconti, «L'Europeo», 23 ottobre 1955, pp. 1-2.
  • Tommaso Fiore, Il mondo narrativo di Carlo Cassla, «Il Lavoro Nuovo», 4 novembre 1955
  • Rossana Esposito, Come leggere «La ragazza di Bube» di Carlo Cassola, Ugo Mursia Editore, 1990
  • Giuliano Manacorda, Invito alla lettura di Carlo Cassola, Ugo Mursia Editore, 1991
  • Vittorio Spinazzola, Il realismo esistenziale di Carlo Cassola, Mucchi, 1993
  • Andrea Ciappi, Volti e paesaggi di Cassola. La ferrovia locale, Ibiskos Editrice Risolo, 2004
  • Gianni Bernardini, Narrativa e ragione rivoluzionaria. La filosofia pacifista di Carlo Cassola, Plus, 2007
  • Jole Soldateschi, Il tragico quotidiano. Papini, Palazzeschi, Cassola, Bianciardi, Mauro Pagliai Editore, 2011
  • Silvano Tartarini, Carlo Cassola: la letteratura dell'infinito e il suo sbocco antimilitarista, Plus, 2012

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