Carlo Cassola

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Carlo Cassola

Carlo Cassola (Roma, 17 marzo 1917Montecarlo, 29 gennaio 1987) è stato uno scrittore e saggista italiano.

Dal suo romanzo La ragazza di Bube (1960), che ricevette il Premio Strega, fu realizzato nel 1963, da Luigi Comencini, il film omonimo, con Claudia Cardinale e con George Chakiris[1]. Sempre nel 1963, dal racconto "La visita", il film diretto da Antonio Pietrangeli. Nel 2004 Carlo Mazzacurati ha tratto un film, "L'amore ritrovato", dal racconto "Una relazione", che era stato già citato al cinema in quanto il cognome del protagonista (Mansani) è stato volutamente utilizzato da Paolo Virzì per personaggi dei suoi film: "Ovosodo" e "La prima cosa bella".

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le origini familiari e la fanciullezza[modifica | modifica sorgente]

Carlo Cassola nacque a Roma, il 17 marzo 1917, ultimo di cinque figli, da Maria Camilla Bianchi di Volterra e da Garzia Cassola, di origini lombarde, ma trapiantato da molto tempo in Toscana. Il nonno paterno, Carlo, era un magistrato e un fervente patriota che aveva partecipato alle dieci giornate di Brescia e poi era stato esule in Svizzera per sfuggire alle numerose condanne. Al termine del Risorgimento era poi diventato presidente del tribunale di Volterra e si era sposato, a cinquantadue anni, con Rosa Belli. Così scriveva lo scrittore nel 1966 in una lettera a Indro Montanelli

« S'era sposato tardi (...) ( e questo spiega perché tra lui e me ci corra un secolo, anzi 103 anni); tuttavia ebbe lo stesso sette figli »
(a Montanelli, 8 febbraio 1966.)

Il padre era invece un militante socialista e redattore dell'" Avanti! " al tempo della direzione di Leonida Bissolati. : « Mio padre era un uomo dell'800. Io lo ricordo così, e non credo di ricordarlo male. Non si rendeva conto che nel nostro secolo i problemi erano cambiati. Non si rendeva conto soprattutto che il nazionalismo avrebbe fatto solo del male e, nell'era atomica, un male irreparabile »[2].

A Roma Cassola trascorse l'adolescenza e la giovinezza limitandosi a brevi spostamenti a Cecina nei periodi di villeggiatura.

L'educazione scolastica e le prime esperienze[modifica | modifica sorgente]

L'educazione scolastica del futuro scrittore fu regolare, anche se l'esperienza della scuola verrà in seguito considerata un fallimento, tanto da fargli scrivere, nel 1969, "Scuola di criminalità, ecco cos'è la scuola oggi, non solo da noi ma dappertutto. E la colpa risale alla cultura laica o religiosa che sia. A questa grande spacciatrice di droghe; a questo autentico oppio del popolo".

Nel 1927 Cassola inizierà a frequentare il Regio liceo-ginnasio "Torquato Tasso" e nel 1932 si iscriverà al liceo classico "Umberto I" ma di quegli anni ricorda che leggeva solamente Pascoli e che dai classici e dal modo in cui gli venivano insegnati ebbe solamente "disgusto". Per scoprire il piacere della letteratura e sentirla come una cosa viva dovrà scoprire gli scrittori contemporanei da solo o con l'aiuto di qualche amico che frequenta quando, nel 1932, l'anno in cui muore Dino Campana, egli si iscrive alla prima liceo e si avvicina al gruppo dei novisti. È quello l'anno in cui Riccardo Bacchelli pubblica Oggi, domani e mai, Antonio Baldini Amici miei e Leonida Répaci I fratelli Rupe, libri che il giovane Cassola riesce a procurarsi.

Cassola negli anni del liceo frequenterà i figli di Mussolini (era compagno di classe di Vittorio), Ruggero Zangrandi e Mario Alicata e collaborerà ad una rivista studentesca, "La penna dei ragazzi", fondata proprio da Vittorio. La rivista, che prese nel 1934 il nome di "Anno XII" per segnare l'età fascista, terminerà con "Anno XIII" quando ormai i suoi promotori avevano finito il Liceo. Fu proprio nel numero del 10 gennaio 1935 di "Anno XIII" che Cassola ebbe il primo riconoscimento come scrittore, anzi di poeta.

Nel 1933 assisterà, nel cinema del quartiere dove viveva a Roma, alla prima proiezione del film Á nous la liberté di René Clair che fu determinante per la sua maturazione artistica. «...cominciai a guardare il film con crescente interesse. Senza che me ne fossi accorto, ero mutato e avevo cominciato a guardare le cose in altro modo. Fu Piero Santi a farmelo capire: molto più tardi, nel luglio del '35. Io ero un passatista; fu lui a farmi capire la bellezza dell'arte moderna».[3]

Il 16 marzo 1933 Zangrandi, insieme con Vittorio Mussolini (che però presto si ritirerà) e altri cinque adolescenti, tra cui il quindicenne Cassola, aveva fondato un movimento che venne denominato «Novismo» di dissidenza giovanile antifuturista e che ebbe nel maggio il suo bravo Manifesto; si trattava di una presa di posizione antifuturista che aveva immediatamente suscitato reazioni sul settimanale «Futurismo» per le inevitabili implicazioni dei rapporti arte-politica e la pretesa dei futuristi di essere gli unici depositari dell'arte nel fascismo.[4].
I giovani novisti risposero immediatamente ribadendo come sfida i loro principi e dichiarandosi un movimento di idee aperto a tutti i campi dell'attività umana e che rifiutava pregiudizi di ogni tipo. Cassola non solo partecipava alle riunioni dei novisti , ma le ospitava nella sua casa di via Clitunno a Roma come ci racconta Ruggero Zangrandi [5] «Dalle prime adunate tenute in casa mia si era passati alle riunioni semiclandestine nella cantina di Carlo Cassola, in via Clitunno a Roma: un simbolo o, forse, la suggestione delle società carbonare, cui cominciavamo a ispirarci» e ancora «Ci proponevamo di affrontare problemi filosofici e ideologici di ogni sorta, discettavamo intorno alla pace, all'ordine sociale e internazionale, alla questione religiosa (eravamo ferocemente anticlericali) a quella sessuale, ecc.»[6]
In quello stesso anno i giovani novisti decidono di prendere contatto con il mondo operaio. «Avevamo sedici o diciassette anni quando una inconscia smania di conoscere da vicino "i fratelli oppressi", di legarci con loro per una "rivolta sociale" che non aveva ancora, per noi, definizione politica ci spingeva ad andarli a cercare. Pietro Gadola, Carlo Cassola, Enzo Molajoni e io ci vestivamo a quel tempo dei nostri abiti più malandati e, con la barba incolta e i capelli in disordine, ci avventuravamo per i quartieri popolari di Roma, a tarda sera. Entravamo nelle osterie, nei luoghi più abbietti, timorosi e schifati. Ci capitava di imbatterci in gente strana, che la nostra fantasia, nutrita di letture russe, coloriva subito di nichilismo.»[7] Nel 1935, mentre nel paese stavano maturando grandi avvenimenti che porteranno al conflitto etiopico, Cassola si iscriverà alla Facoltà di Legge dell'Università di Roma dimostrando scarso entusiasmo per la guerra.
Nel 1936 Cassola lascerà, insieme all'amico d'infanzia Manlio Cancogni, il gruppo dei novisti. Sarà questo anche l'anno delle letture decisive per la sua formazione. Leggerà con passione soprattutto Joyce e proprio dalla scoperta di Joyce nascerà la prima formulazione della sua poetica:

« Le idee mi si chiarirono nell'inverno '36-'37 grazie a una lettura e a un'amicizia. La lettura fu quella di Dublinesi e Dedalus. In Joyce scoprii infatti il primo scrittore che concentrasse la sua attenzione su quegli aspetti della realtà che per me erano stati sempre i più importanti. Fin da bambino, infatti, ero consapevole che ogni cosa, ogni fatto, ogni luogo, ogni tempo, aveva una tonalità particolare; e questo alone che era intorno alle cose per me era più importante delle cose stesse. L'amico fu Manlio Cancogni(...).Insieme elaborammo una poetica che avrebbe dovuto guidarci nello scrivere...La battezzammo "subliminarismo". »
(a Montanelli, 8 febbraio 1966)

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Sempre con Cancogni fa la sua prima esperienza giornalistica fondando un giornalino scolastico, intitolato "Il pellicano", dedicato alla storia della letteratura e pubblicherà il suo primo scritto in prosa sulla «Gazzetta» di Messina intitolato Grande adunata.
All'inizio del 1937 proverà a cimentarsi anche con il cinema scrivendo il soggetto surrealista di un cortometraggio, Alla periferia che verrà prodotto dal Cineguf di Roma e verrà preso in considerazione alle gare dei Littoriali della Cultura e dell'Arte di Napoli. Proprio in questa occasione Cassola farà amicizia con Antonello Trombadori.

I primi racconti[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1937 e il 1940 Cassola scrive i suoi primi racconti, che verranno raccolti e pubblicati nel 1942 nei due volumetti Alla periferia e La visita ( uno di questi racconti, Paura e tristezza, uscirà nell'agosto del 1937 su "Il Meridiano di Roma").
Sin da questi primi racconti, come scrive Salvatore Guglielmino.[8], [9] «Cassola mira a cogliere in una vicenda o in un gesto quello che è il suo aspetto più autentico, l'elemento sia pur modesto e quotidiano che ci svela il senso di un'esistenza, il tono di un sentimento. Questo comporta un paziente scavo nella vicenda di ogni giorno per mettere in luce e ritrovare in essa una dimensione di poesia e di verità, che invece sfuggirebbe in una narrazione di tradizionale impianto realistico tutta ancorata - e limitata - a un rappresentazione fenomenica delle cose, a gerarchie di valori fra accadimenti importanti e secondari. »
Nel 1937 presta servizio militare prima alla Scuola Allievi Ufficiali di Spoleto e poi a Bressanone. Congedato, si laurea nel 1939 discutendo una tesi in Diritto civile, una scienza che non gli era mai piaciuta e che non lascerà nessun segno nella sua personalità culturale.

Nel 1939 Cassola inizia a frequentare un gruppo di intellettuali che gravitavano su Firenze tra i quali Romano Bilenchi, Franco Fortini, Franco Calamandrei, Ferruccio Ulivi, Paolo Cavallina, allora direttore della rivista "Rivoluzione", e grazie a questi contatti riesce a pubblicare i tre racconti, La visita, Il soldato, Il cacciatore su la rivista "Letteratura" che furono segnalati da Giansiro Ferrata su "Corrente".

Da quel momento, Cassola inizia a collaborare alle riviste "Corrente", "Frontespizio (rivista)", "Letteratura" e presto riceve l'invito di Alessandro Bonsanti di fargli pervenire tutti i racconti che scriveva. I racconti inviati verranno poi raccolti e costituiranno nel 1942 il volumetto La visita, nelle edizioni di "Letteratura".

La guerra e la resistenza[modifica | modifica sorgente]

Insegna per due anni a Volterra dove vive la fidanzata e il 26 settembre del 1940 lo scrittore si sposa. Nel 1941 viene richiamato, dopo l'intervento dell'Italia in guerra, prima a Pisa e in seguito a La Spezia. Gli verrà dato l'ordine di far saltare Manarola nelle Cinque Terre ma disobbedisce ai comandi e riesce a sfuggire alla corte marziale grazie alla perdita, dovuta ai bombardamenti, della documentazione accusatoria. Nel 1942 partecipa ad un concorso per la Cattedra di Storia, Filosofia e Pedagogia nei licei classici e scientifici e negli istituti magistrali e inizia la sua attività di insegnamento prima a Foligno e poi a Volterra.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Cassola inizia a prender contatti con i gruppi comunisti più attivi nel volterrano e insieme a loro partecipa alla resistenza con il nome di Giacomo, nella ventitreesima brigata garibaldina Guido Boscaglia, come capo della squadra Esplosivisti e di questa esperienza abbiamo testimonianza nel libro a carattere autobiografico, Fausto e Anna.
In questi anni sospenderà momentaneamente la scrittura, si appassionerà alla poesia di Montale e conoscerà Giorgio Caproni.
A Volterra, dove è sfollato, tiene, dal novembre 1944 al 19 settembre 1945, la cattedra di storia al liceo classico e di italiano e storia all' Istituto tecnico commerciale.

L'attività giornalistica[modifica | modifica sorgente]

Stabilitosi a Firenze collabora a «La Nazione del popolo», a «L'Italia socialista», a «Il giornale del Mattino», a «Mondo» e accetta l'invito di Bilenchi a collaborare a « Società».

Dopo la Resistenza[modifica | modifica sorgente]

Dopo la Liberazione, avvenuta in Toscana nel 1944, lo scrittore si iscrive al Partito d'Azione nel quale rimane fino al suo scioglimento nel 1946. Dal 1942 al 1946 la produzione scritta di Cassola si interrompe ma nel 1946 egli riprende a scrivere e nello stesso anno pubblicherà in quattro puntate su "Il Mondo", rivista quindicinale diretta da Bonsanti e Montale uscita a Firenze dopo la Liberazione, il racconto Baba, che contiene ormai pieni caratteri resistenziali.

Da 1945 al 1949 Cassola fa parte della redazione de "La Nazione del Popolo", rivista del Comitato Toscano di Liberazione, e collabora attivamente al "Giornale del Mattino" e a "L'Italia Socialista".

Una svolta nella produzione letteraria[modifica | modifica sorgente]

Il 1949 è per lo scrittore un anno di forte crisi umana e letteraria. Muore la moglie e Cassola mette in discussione la poetica esistenziale sulla quale aveva basato, fino a quel momento, il suo lavoro di scrittore. Nasce, dal suo dolore e dai suoi ripensamenti letterari, un nuovo modo di scrivere che sfocerà in uno tra i suoi testi più validi Il taglio del bosco.

Il testo incontra però difficoltà per trovare un editore, fu infatti rifiutato da "Botteghe Oscure (rivista)", da Einaudi e uscì solamente nel 1950 su "Paragone" e in volume nel 1954 presso Fabbri. Anche Fausto e Anna non ebbe subito un esito positivo, esso fu rifiutato sia da Mondadori, sia da Bompiani e alla fine, ma dopo molte esitazioni, venne pubblicato da una collana sperimentale dei "Gettoni" diretta da Vittorini e diede occasione ad una polemica sulla rivista Rinascita, dove, in una recensione, veniva dato un giudizio severo al racconto riguardo allo stile e lanciata un'accusa dal punto di vista ideologico e politico.

All'accusa, Cassola rispose con una lettera al Direttore di "Rinascita" respingendo il giudizio diffamatorio. Intervenne nella polemica Palmiro Togliatti, allora direttore della rivista, spostando la questione su di un piano generale e chiudendo pertanto la polemica riguardo la quale Cassola così scriveva in una lettera a Indro Montanelli:

« Vi facevo il processo a me stesso, cioè a Fausto: presentandolo in due esperienze fallimentari: un'esperienza amorosa ( che fallisce per sua colpa, per la sua incapacità di abbandonarsi al sentimento ) e l'esperienza dell'impegno politico durante la Resistenza. Qui però finivo quasi per dar ragione a Fausto, per lo meno dargli ragione nei confronti dei comunisti, e questo mi attirò i fulmini di "Rinascita", prima per mano di un critico, poi di Togliatti stesso. L'accusa era di aver diffamato la Resistenza. Me la fecero anche altri, anche dei non comunisti. Mi amareggiò molto, anche se ero convinto di aver ragione. »
(A Montanelli, 8 febbraio 1966.)


Nel periodo che va dal 1953 al 1957 la narrativa è ormai il centro della carriera di scrittore di Cassola che, desideroso di essere libero da ogni norma precostituita, si appoggia ad una poetica che nasce dall'esperienza, sempre in lui molto viva, dell'antifascismo.

Gli anni più fecondi[modifica | modifica sorgente]

Cassola, che ormai dal 1948 si era trasferito a Grosseto e che nel frattempo si era risposato con Giuseppina Rabagli e aveva avuto una figlia, conosce Luciano Bianciardi che faceva il bibliotecario nella Biblioteca Comunale di Grosseto e dalla sua amicizia e dalla sua collaborazione nasce uno studio sui minatori della Maremma pubblicato nel 1954 da "Nuovi Argomenti" e in seguito ampliato da Cassola (Bianciardi nel frattempo si era trasferito a Milano) e pubblicato nel 1956 nei "Libri del tempo" di Laterza.

Negli anni che vanno dal 1950 al 1956 lo scrittore collabora al "Mondo" e al "Contemporaneo", esce Fausto e Anna (1952), scrive I vecchi compagni che esce da Einaudi nel 1953, appare sul "Ponte" La casa sul Lungotevere (1953), che prenderà poi il nome di Esiliati, inizia a scrivere La casa di via Valadier e Il soldato, esce da Nistri-Lischi a Pisa la seconda edizione del racconto Il taglio nel bosco (1955) che comprende anche una parte dei racconti de La visita, La moglie del mercante, Le amiche di Baba, esce sul "Ponte" Un matrimonio del dopoguerra e Il soldato, compie un viaggio in Cina, del quale lascerà testimonianza nel suo "Viaggio in Cina", Einaudi pubblica La casa di via Valadier che comprende anche Esiliati, Feltrinelli pubblica Viaggio in Cina, Laterza, I minatori della Maremma.

Nel 1958 Cassola con Il soldato pubblicato da Feltrinelli vince il Premio Salento, esce la seconda edizione riveduta di Fausto e Anna e nel 1959 Il taglio del bosco che comprende tutti i racconti lunghi e i romanzi brevi. Il 1960, l'uscita del romanzo La ragazza di Bube che ebbe molto successo e si aggiudicò il Premio Strega, segna il punto più alto del successo dello scrittore.

La critica di Pasolini e delle nascenti avanguardie[modifica | modifica sorgente]

Proprio in occasione della presentazione dei libri per il Premio Strega, Pier Paolo Pasolini che presentava quell'anno Italo Calvino, in un epigramma La morte del realismo (nel quale è evidente il continuo richiamo a Cassola), sosteneva il sopravvento dei "neopuristi", dei "socialisti bianchi", della "elezione stilistica" e denunciava la "restaurazione nello stile" e ricordava con nostalgia "l'impuro Realismo/ sigillato col sangue partigiano/ e la passione dei marxisti", rammentava il Realismo e la sua ideologia "nella luce della Resistenza", "Quando il fascismo era vinto,/ pareva vinto il Capitale". Pasolini sostiene che al momento tutti si sentivano in dovere di dare il loro colpo al Realismo, ma che il colpo peggiore era stato proprio dato da Cassola perché era loro sembrato che egli fosse dalla parte del Realismo.

L'epigramma di Pasolini è un anticipo della reazione antineorealista che verrà da Edoardo Sanguineti nel Convegno del Gruppo 63 a Palermo insieme alla critica di Giorgio Bassani che, in modo poco lusinghiero, parlava di "Liala '63" riferendosi a Cassola.[10]

L'accusa colpiva un Cassola già mutato rispetto allo scrittore di Fausto e Anna e de La ragazza di Bube ed egli iniziò, già dal 1961 ad operare una revisione nella sua visione letteraria ripudiando completamente tutto il periodo dell'impegno legato alla resistenza e ritornando alla primitiva poetica.

Il ritorno alla vecchia poetica[modifica | modifica sorgente]

La ripresa della vecchia poetica non può, comunque, non tener conto delle esperienze fatte negli anni cinquanta. In questo modo nasce un Cassola arricchito, ne è testimonianza Un cuore arido del 1961, che conserva, ma nello stesso tempo allarga, la misura del romanzo con tutte le tecniche di sviluppo dei fatti e dell'intreccio.

Nel 1961 lo scrittore lascia l'insegnamento e, tranne la collaborazione con i Fogli di Diario del "Corriere della sera", egli si dedica solamente alla scrittura delle sue opere, dimostrando quello stesso disimpegno che aveva coinciso in gioventù con l'abbandono degli interessi politici.

Uscirà così nel 1964 Il cacciatore, nel 1968 Storia di Ada, che comprende La maestra e Tempi memorabili. Nel 1968 viene pubblicato Ferrovia locale, nel 1969 Una relazione con il quale Cassola vince il Premio Napoli, nel 1970 Paura e tristezza.

Nel 1971 lo scrittore è colpito da grave crisi cardiaca e si trasferisce a Marina di Castagneto dove, ripresosi, nella tranquillità del luogo continua la sua attività scrivendo e pubblicando molte altre opere, tra le quali Monte Mario nel 1973, Gisella e Fogli di Diario nel 1974, Troppo tardi nel 1975, L'antagonista, L'ultima frontiera e Il Gigante cieco nel 1976, La disavventura e L'uomo e il cane nel 1977. Nel 1978 esce da Rizzoli La lezione della storia e Un uomo solo e con L'uomo e il cane vince il premio Bagutta.

Dal 1978 fino al 1984 lo scrittore continua alacremente il suo lavoro e molte sono le pubblicazioni sia di romanzi che di saggi, questi ultimi legati a temi sociali come Letteratura e disarmo del 1978 e Contro le armi del 1980. Lo scrittore infatti negli ultimi anni si dedicò ad un'intensa attività pacifista, ecologista, antimilitarista.

Il 29 gennaio del 1987, colto da un collasso cardiocircolatorio, muore a Montecarlo di Lucca.

La poetica[modifica | modifica sorgente]

Carlo Cassola pur vivendo nel periodo del neorealismo non ne accettava completamente la poetica perché riteneva che l'utilizzo del linguaggio popolare e pertanto del dialetto fosse da condannare in ambito letterario. Lo scrittore si considera un realista ma rifiuta il metodo del Naturalismo e rifiuta la ricerca degli "spaccati sociali" tipici del Neorealismo.

A questo proposito egli scriverà: "Mi ritengo uno scrittore realista nel senso che amo la realtà e non desidero evaderne. Nel senso che amo il mio tempo. Nel senso che non ho una mia mitologia o se la ho, è una mitologia legata al mondo moderno. Se poi mi ci si vuole proprio appiccicare un'etichetta, allora mi si appiccichi quella di sublimare. Qualsiasi altra, la rifiuto".

La teoria del subliminare[modifica | modifica sorgente]

« Il nome lo trovò Cancogni, e a distanza di anni devo dire che era singolarmente azzeccato: subliminare significa infatti sotto la soglia, cioè sotto la soglia della coscienza pratica. Così appunto stanno le cose: l'emozione poetica non appartiene alla sfera della coscienza pratica, ma alla coscienza che sta sotto, alla coscienza subliminale. Il sublimine è l'oggetto spogliato di ogni suo attributo ideologico, etico, psicologico. Coincide cioè col nudo fatto dell'esistere; o meglio, con l'esistenza e col suo attributo reale che essa comporti, la coesistenza dei sessi. L'esistenza-coesistenza dei sessi doveva diventare il solo oggetto della rappresentazione letteraria.[11][12] »

Nei primi anni della sua esperienza letteraria Cassola accoglie dall'ermetismo il gusto dell'essenzialità che egli interpretava nel campo narrativo come attenzione esclusiva all'esistenziale.

I racconti che nascono in questo periodo sono racconti esili, dal ritmo musicale.
Era il periodo in cui lo scrittore affermava che nel racconto ci deve essere "moto e vita", "la vita che è moto" e che per il narratore la materia narrativa appartiene ad una convenzione, mentre bisogna privilegiare l'approccio con la realtà e scoprirne i segreti.

È questa la teoria del "subliminare". Scrive Carlo Salinari[13]: «Secondo Cassola a una coscienza pratica che accetta come vero ciò che appare sensibilmente si contrappone una coscienza subliminare, così detta perché agisce sotto il limite (sub limen) dell'attenzione pratica, che è capace di cogliere il vero senso profondo degli eventi. Questa «profondità» è l'unico vero soggetto delle sue opere» Il primo periodo di Cassola si può far risalire dal 1937 al 1950 circa, quando esce Il taglio del bosco.

L'impegno politico[modifica | modifica sorgente]

Si può però già far risalire al 1946, con Baba, il secondo Cassola, quello impegnato sui temi politici. In Rosa Gagliardi del 1946 e nelle Amiche del 1947 e infine nel Il taglio del bosco Cassola tocca i suoi più importanti momenti. Soprattutto nel racconto maggiore, "Il taglio del bosco", lo scrittore va in cerca dell'essenza della realtà e, nelle pagine di questo lungo racconto con echi autobiografici, la poesia nasce nel silenzio che segue all'accadere degli avvenimenti.

Da Baba alla Ragazza di Bube del 1960, Cassola, pur mantenendo gli stessi modi narrativi, si confronta con la realtà etico-politica contemporanea accettandone l'ideologia con forte indipendenza, ma senza accettare alcuna enfasi "realistica", a cominciare dai dialetti.

Cassola è un antifascista convinto mosso più dal senso morale che da quello ideologico-politico che si divide tra l'impegno storico-politico e la vocazione esistenziale. In Fausto e Anna, lungo romanzo autobiografico uscito nel 1952 lo scrittore ritrae fedelmente sé stesso, cioè un intellettuale diviso tra la "sincera passione civile e un'intima inibizione alla storia" .

Indubbiamente il libro che riassume tutto questo periodo è l'ultimo, La ragazza di Bube, per la forza poetica di molte delle sue pagine, ma soprattutto per il significato che viene ad assumere il giudizio sulla Resistenza. Il significato politico di questo romanzo è "il paradigma poetico di una generazione sconfitta, che subisce il giudizio della storia, invece di imporlo".

Il ritorno alla narrativa esistenziale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1961 verrà pubblicato il romanzo Un cuore arido che secondo alcuni, tra cui Pietro Citati, verrà considerato il punto più alto dell'intera produzione di Cassola e segnerà il ritorno alla poetica della poesia pura con l'abbandono totale della tematica politica e il ritorno alla teoria giovanile del "sublime".[14]

I temi, lo spazio, il tempo e il linguaggio[modifica | modifica sorgente]

I due temi fondamentali di Cassola sono la vita e la felicità.

Nelle sue opere vuole rappresentare la vita e vivere vuol dire per lo scrittore, e quindi per i suoi personaggi, compiere i piccoli gesti di ogni giorno, intrecciare semplici rapporti, cercare di non perdere il dono della vita. Quindi la vita è legata alla felicità e vivere vuol dire essere felici e si è felici quando si riesce a cogliere la felicità in brevi attimi.

L'ambiente descritto da Cassola è l'ambiente della sua vita perché come egli stesso scrive: "lo scrittore può parlare solo di ciò che conosce, la propria vita; poiché la mia vita è Cecina, io parlo di Cecina". Così lo scrittore, nel chiudersi nella sua Maremma sente di aprirsi alla vita totale perché la Maremma coincide con la sua visione della vita. Essa è una terra discreta, isolata dalle grandi città, economicamente modesta, i cui abitanti sono contadini o artigiani o piccolo-borghesi e che riflettono bene il senso della vita così come egli lo intende.

Per quanto riguarda la scelta del tempo vi è in Cassola la tendenza ad ambientare le sue storie nel periodo del ventennio fascista e in modo particolare negli anni trenta, quelli della sua adolescenza, delle prime esperienze importanti sul piano umano e letterario.

Il linguaggio e lo stile che Cassola utilizza è semplice ed essenziale, così come lo è l'organizzazione dei contenuti dove si vede in che cosa consiste il suo antinaturalismo.
Come scrive Giulio Ferroni, Cassola «(....)tende a rappresentare una vita elementare e ridotta, a trarre alla luce l'incanto di una realtà al livello minimo, che ha i suoi luoghi esemplari nei paesaggi marini e campestri della Maremma tra Grosseto, Volterra, Marina di Cecina, ed è vissuta da modesti personaggi di un mondo popolare e contadino, che seguono il ritmo di giorni sempre uguali, in un rapporto con le cose privo di velleità e di ambizioni. Di questo livello minimo di vita Cassola non dà una visione tragica o corrosiva, ma un'immagine lirica e idillica: leggendovi come un messaggio di salvezza, vi si abbandona docilmente, ne fa l'emblema di una resistenza al rovinoso cammino della storia, alla distruzione che minaccia ogni esistenza umana e naturale.»[15]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Narrativa[modifica | modifica sorgente]

  • La visita, Firenze, Parenti, 1942.
  • Alla periferia, Firenze, Edizioni di rivoluzione, 1942.
  • La moglie del mercante, in "Botteghe oscure", 1949.
  • Fausto e Anna, Torino, Einaudi, 1952.
  • I vecchi compagni, Torino, Einaudi, 1953.
  • Il taglio del bosco, Milano, Fabbri, 1953; Pisa, Nistri-Lischi, 1955; Torino, Einaudi, 1959.
  • La casa di via Valadier, Torino, Einaudi, 1956.
  • Un matrimonio del dopoguerra, Torino, Einaudi, 1957.
  • Il soldato; Rosa Gagliardi, Milano, Feltrinelli, 1958.
  • La ragazza di Bube, Torino, Einaudi, 1960.
  • Un cuore arido, Torino, Einaudi, 1961.
  • La visita, Torino, Einaudi, 1962. (raccoglie i precedenti La visita, Alla periferia e La moglie del mercante)
  • Il cacciatore, Torino, Einaudi, 1964.
  • Tempi memorabili, Torino, Einaudi, 1966.
  • Storia di Ada; La maestra, Torino, Einaudi, 1967.
  • Ferrovia locale, Torino, Einaudi, 1968.
  • Una relazione, Torino, Einaudi, 1969.
  • Paura e tristezza, Torino, Einaudi, 1970.
  • Monte Mario, Milano, Rizzoli, 1973.
  • Gisella, Milano, Rizzoli, 1974.
  • Troppo tardi, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1975.
  • L'antagonista, Milano, Rizzoli, 1976.
  • La disavventura, Milano, Rizzoli, 1977.
  • L'uomo e il cane, Milano, Rizzoli, 1977.
  • Un uomo solo, Milano, Rizzoli, 1978.
  • Il superstite, Milano, Rizzoli, 1978.
  • Il paradiso degli animali, Milano, Rizzoli, 1979.
  • Vita d'artista, Milano, Rizzoli, 1980.
  • Ferragosto di morte, Reggio Emilia, Ciminiera, 1980.
  • Il ribelle, Milano, Rizzoli, 1980.
  • La morale del branco, Milano, Rizzoli, 1980.
  • La zampa d'oca, Milano, Rizzoli, 1981.
  • L'amore tanto per fare, Milano, Rizzoli, 1981.
  • Il leone fuggito, Firenze, Pananti, 1981.
  • Colloquio con le ombre, Milano, Rizzoli, 1982.
  • Il mondo senza nessuno, Marmirolo, Ciminiera, 1982.
  • Gli anni passano, Milano, Rizzoli, 1982.
  • Mio padre, Milano, Rizzoli, 1983.

Saggistica e prose varie[modifica | modifica sorgente]

  • I minatori della Maremma, con Luciano Bianciardi, Bari, Laterza, 1956.
  • Viaggio in Cina, Milano, Feltrinelli, 1956.
  • Poesia e romanzo, con Mario Luzi, Milano, Rizzoli, 1973.
  • Fogli di diario, Milano, Rizzoli, 1974.
  • Ultima frontiera, Milano, Rizzoli, 1976.
  • Il gigante cieco, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1976.
  • La lezione della storia, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1978.
  • Carlo Cassola: letteratura e disarmo, intervista e testi a cura di Domenico Tarizzo, Milano, A. Mondadori, 1978.
  • Contro le armi, Marmirolo, Ciminiera, 1980.
  • Cassola racconta, a cura di Pietro Poiana, Marmirolo, Ciminiera, 1981.
  • Il romanzo moderno, Milano, Rizzoli, 1981.
  • Diritto alla sopravvivenza, Torino, Eurostudiopocket, 1982.
  • La rivoluzione disarmista, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1983.
  • Il mio cammino di scrittore, Firenze, Pananti, 1984.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ la Cardinale vinse il Nastro d'Argento nel 1965 come migliore attrice protagonista; il film meritò nel 1964 il David di Donatello al produttore Franco Cristaldi (per Vides Lux Film Lux France)
  2. ^ Carlo Cassola, Mio padre, Milano, Rizzoli, 1983, p. 13
  3. ^ Mio padre, op., cit., pp. 42-3
  4. ^ Giuliano Manacorda, Invito alla lettura di Cassola, Mursia, Milano copyright 1973-1981, p. 26
  5. ^ Ruggero Zangrandi, Lungo viaggio attraverso il fascismo, Milano, Feltrinelli, 1962, p. 37
  6. ^ Ruggero Zangrandi, in op. cit., pag. 39
  7. ^ Ruggero Zangrandi in op. cit., pp. 201-2
  8. ^ Monti Fabio, Addio a Guglielmino, ha portato in Novecento sui banchi, Corriere della Sera, 22 dicembre 2001. URL consultato il 24 agosto 2014 (archiviato il 24 agosto 2014).
  9. ^ Salvatore Guglielmino,Guida al Novecento, Principato edizioni, Milano, 1998, pag 339,
  10. ^ Giulia Borgese, indietro Guglielmi torna Cassola, Corriere della Sera, 11 novembre 1992. URL consultato il 22 agosto 2014 (archiviato il 22 agosto 2014).
  11. ^ Rodolfo Macchioni Jodi, Carlo Cassola, Project Gutenberg. URL consultato il 22 agosto 2014 (archiviato il 6 agosto 2014).
  12. ^ Carlo Cassola, Mi si può definire uno scrittore realista?, «Avanti!», 7 aprile 1963
  13. ^ Carlo Salinari e Carlo Ricci, Storia della letteratura italiana, con antologia degli scrittori e dei critici, 3.** Il Novecento, Editore Laterza, 1989, p. 1106.
  14. ^ Pietro Citati, Cassola ha scritto il romanzo che sognava a vent'anni., «Il Giorno», 7 novembre 1961
  15. ^ Giulio Ferroni, Storia della letteratura italiana, Il Novecento, Einaudi scuola, 1991, p.420

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mario Alicata, Alla periferia di Carlo Cassola, «Primato», III, 5, 1° Marzo 1942, p. 107.
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  • Pier Paolo Pasolini, Microcosmo, «Architrave», 6, aprile 1942, p. 9 (ora in saggi sulla letteratura e sull'arte, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, Mondadori («I Meridiani»), Milano 1999, pp. 13-14).
  • Marco Di Liberto, Racconti di Cassola, «Rivoluzione», III, 10-11, 10 giugno 1942, p. 6.
  • Francesco Arcangeli, Dubbio per Cassola, «Architrave», 10, 31 agosto 1942, p. 8.
  • Piero Santi, Su due nuovi scrittori, «La Nazione», 1à dicembre 1942.
  • Pier Paolo Pasolini, Filologia e morale, «Architrave», 1, 31 dicembre 1942, p. 4 (ora in Saggi sulla politica e sulla società), a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, cit, pp. 15-20.
  • Gianfranco Contini, Frammenti di un bilancio Quarantadue, «Letteratura», VII, 25, maggio-agosto 1943, pp. 26-46 (pp. 35-7) poi in Altri esercizi (1942-1971), Einaudi, Torino 1972, pp. 204-21).
  • Gianfranco Piazzesi, Racconti di Carlo Cassola, «Il Nuovo Corriere» 2 aprile 1951.
  • Leone Piccioni, La narrativa di Carlo Cassola, «Il Mattino dell'Italia Centrale», 25 aprile 1951, p. 3.
  • Geno Pampaloni, rec. al racconto Il taglio del bosco, «Belfagor», VII, 1, 31 gennaio 1952, p. 125.
  • Rosario Muratore, Fausto e Anna, «La Lotta», 26 marzo 1952.
  • Tommaso Giglio, Il realismo a Bagutta, «Milano Sera» , 28 Marzo 1952.
  • Carlo Bo, Fausto e Anna di Carlo Cassola (edizione Einaudi), «La Fiera letteraria», 30 marzo 1952, p. 1.
  • Giuliano Manacorda, La battaglia delle idee, «Rinascita», marzo 1952, pp. 186-7.
  • Alberico Sala, Fausto e Anna, Romanzo senza fine di Carlo Cassola, «Giornale del Popolo», 3 aprile 1952.
  • Arnaldo Bocelli, Fausto e Anna, «Il Mondo», 5 aprile 1952, p. 6.
  • Luciano Bianciardi, Carlo Cassola, «La Gazzetta», Livorno, 6 aprile 1952 (ora in L'alibi del progresso. Scritti giornalistici ed elzeviri, prefazione di Dario Fo, ExCogita, Milano 200, pp. 17-20)
  • Mario Luzi, Fausto e Anna, «Il Mattino dell'Italia Centrale», 26 aprile 1952, p. 3.
  • Lorenzo Gigli, Letture di questi giorni, «Gazzetta del Popolo». 30 aprile 1952.
  • Leone Piccioni, Fauso e Anna, «Il Popolo», 7 maggio 1952.
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  • Giuseppe De Robertis, Fausto e Anna, «Il nuovo Corriere», 29 maggio 1952 (poi in Altro Novecento, Le Monnier, Firenze 1962, pp. 522-6.
  • Angelo Mele, Fausto e Anna, «Corriere del Giorno», 8 giugno 1952.
  • Mario Boselli, Fausto e Anna ,«Il Lavoro Nuovo», Genova, 18 giugno 1952.
  • Mario Luzi, Il romanzo di Cassola, «L'Approdo», I, 2, aprile-giugno 1952, pp. 96-7 (poi parzialmente, come Introduzione a Fausto e Anna 21975, pp. 5-9)
  • Franco Fortini, Fausto e Anna, «Comunità», giugno 1952 (poi in Saggi italiani, De Donato, Bari 1974, pp. 203-6).
  • Ferruccio Ulivi, rec. a Fausto e Anna, «L'Italia che scrive», giugno 1952.
  • Claudio Varese, Scrittori d'oggi, «Nuova Antologia», 1818, giugno 1952, pp. 200-7.
  • Dora Marra, rec. a Fausto e Anna, «Lo spettatore Italiano», V, 8, agosto 1952, pp. 365-6.
  • Elena Franchetti, La guerra di Tobino e la resistenza di Cassola, «Risorgimento Socialista», 21 dicembre 1952.
  • Giuliano Manacorda, La narrativa italiana nel biennio 1950-52, «Società», VIII, 4, dicembre 1952, pp. 706-19 (pp. 713-4).
  • Eugenio Montale, Cassola, «Corriere della Sera», 22 gennaio 1953 (ora in Il secondo mestiere. Prose 1920-1979, a cura di Giorgio Zampa, Mondadori («I Meridiani»), Milano 1996, pp. 1501-2).
  • Ferdinando Giannesi, Narratori italiani contemporanei, «Letterature moderne», gennaio 1953, pp. 101-2.
  • Leonetto Leoni, Cassola, «Paragone-Letteratura», IV, 38, febbraio 1953, pp. 92-4.
  • Luciano Bianciardi, Il secondo romanzo di Carlo Cassola, «La Gazzetta», Livorno, 31 luglio 1953.
  • Lucio Lombardo Radice, I vecchi compagni, «L'Unità», Roma, 26 agosto 1953.
  • Giuseppe Bartolucci, rec. a I vecchi compagni, «Avanti!»,, 27 agosto 1953.
  • Mario Boselli, I vecchi compagni, «Il Lavoro Nuovo», 19 settembre 1953.
  • Ormanno Foraboschi, «I vecchi compagni» di Carlo Cassola-Editore Einaudi. «Linea grafica», settembre 1953, pp. 199-200.
  • Franco Fortini, Narrativa dell'annata, «Comunità», settembre 1953.
  • Niccolò Gallo, L'ultima narrativa italiana, «Società», 3, settembre 1953, pp. 402 e 405-6.
  • Piero De Tommaso, I vecchi compagni, «Il Popolo», 4 ottobre 1953.
  • Angelo Mele, Un nuovo «Gettone», «Il Paese», 16 ottobre 1953.
  • Franco Fortini, I libri stranieri conforto dei borghesi, «Avanti!», 23 ottobre 1953.
  • Carlo Salinari, rec. a I vecchi compagni, «Rinascita», ottobre 1953, pp. 573-4.
  • Marco Forti, I vecchi compagni, «Corriere dell'Adda», 28 novembre 1953 ( poi in prosatori e narratori del Novecento italiano, Mursia, Milano 1984, pp. 413-5).
  • Eduardo Taddeo, rec, a Fausto e Anna, «Belfagor», VIII, 7, 30 novembre 1953, pp. 719-22.
  • Anna Banti, Penna, pennello, veleno. Il premio della sincerità, «Paragone», IV, 48, dicembre 1953, pp. 102-4 (poi in Opinioni, Il Saggiatore, Milano 1961, pp. 156-9).
  • Rino Dal Sasso, Uno sguardo alla narrativa di oggi, «Rinascita», dicembre 1953, pp. 687-90.
  • Olga Lombardi, rec. a I vecchi compagni, «Il Ponte», IX, 12, dicembre 1953, p. 1726.
  • Enrico Falqui, Un nuovo narratore, «Il Tempo», 18 gennaio 1954 (poi con il titolo "I Vecchi compagni" e "Il taglio nel bosco", in Novecento Letterario. seria sesta, Vallecchi, Firenze 1961, pp. 277-82.
  • Eugenio Montale, Cassola, «Corriere della sera», 9 febbraio 1954 ( ora in Il secondo mestiere. Prose, cit. pp. 1656-7).
  • Giuseppe Bertolucci, rec. a Il taglio del bosco, «Avanti!», 13 febbraio 1953.
  • Ferdinando Giannesi, rec. a I vecchi compagni, «La Rassegna», marzo 1954.
  • Giuseppe De Robertis, I vecchi compagni di Cassola, «Il Nuovo Corriere», 1° aprile 1954.
  • Renzo Frattarolo, Con Cassola nel bosco, «Idea», 18 aprile 1954.
  • Niccolò Gallo, racconti di Cassola, «Il Contemporaneo», 8 maggio 1954, p. 11 (poi in scritti letterari di Niccolò Gallo, a cura di Ottavio Cecchi, Cesare Garboli e Gian Carlo Roscioni, Il Polifilo, Milano 1975.
  • Ormanno Foraboschi, Carlo Cassola, «Linea grafica», maggio 1954, pp. 161-2.
  • Mario Colombi Guidotti, rec. a Il taglio del bosco, «Nuova Corrente», giugno 1954, pp. 76-8.
  • Niccolò Gallo, Quattro narratori, «Società», 3 giugno 1954, pp. 472-4 ( poi in Scritti letterari di Niccolò Gallo), op., cit., pp. 96-8).
  • Carlo Salinari, Romanzi al buio, Il Contemporaneo», 3 luglio 1954, p. 2.
  • Giorgio Bassani, rec. a Il taglio del bosco, «Lo spettatore italiano», VII, 7, luglio 1954, pp. 352-4 ( poi col titolo La verità sul caso Cassola in Le parole preparate e altri scritti di letteratura, Einaudi, Torino 1966, pp. 157-61.


  • Rossana Esposito, Come leggere «La ragazza di Bube» di Carlo Cassola, Ugo Mursia Editore, 1990
  • Giuliano Manacorda, Invito alla lettura di Carlo Cassola, Ugo Mursia Editore, 1991
  • Vittorio Spinazzola, Il realismo esistenziale di Carlo Cassola, Mucchi, 1993
  • Andrea Ciappi, Volti e paesaggi di Cassola. La ferrovia locale, Ibiskos Editrice Risolo, 2004
  • Gianni Bernardini, Narrativa e ragione rivoluzionaria. La filosofia pacifista di Carlo Cassola, Plus, 2007
  • Jole Soldateschi, Il tragico quotidiano. Papini, Palazzeschi, Cassola, Bianciardi, Mauro Pagliai Editore, 2011
  • Silvano Tartarini, Carlo Cassola: la letteratura dell'infinito e il suo sbocco antimilitarista, Plus, 2012

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