Carlo Cassola

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo doppiatore, vedi Carlo Cassola (doppiatore).
Carlo Cassola

Carlo Cassola (Roma, 17 marzo 1917Montecarlo, 29 gennaio 1987) è stato uno scrittore e saggista italiano.

Si affaccia alla letteratura all'incirca all'inizio della seconda guerra mondiale, dopo la prosa d'arte, esperienza a lui estranea, accanto all'ermetismo. Dell'ermetismo accoglieva il gusto dell'essenzialità, della poesia come assoluto, anche nella prosa (al di fuori dunque del «resoconto», della psicologia, delle determinazioni ideologiche e culturali sentite come ingombranti rispetto alla pura intelligenza spirituale del vivere), che egli interpretava, nel campo narrativo suo proprio, come attenzione esclusiva all'esistenziale.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini familiari e la fanciullezza[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Cassola nacque a Roma, nel quartiere Salario, il 17 marzo 1917, ultimo di cinque figli, da Maria Camilla Bianchi di Volterra e da Garzia Cassola, di origini lombarde, ma trapiantato da molto tempo in Toscana. Il nonno paterno, Carlo, era un magistrato e un fervente patriota che aveva partecipato alle dieci giornate di Brescia e poi era stato esule in Svizzera per sfuggire alle numerose condanne. Al termine del Risorgimento era poi diventato presidente del tribunale di Volterra e si era sposato, a cinquantadue anni, con Rosa Belli. Così scriveva lo scrittore nel 1966 in una lettera a Indro Montanelli

« S'era sposato tardi (...) (e questo spiega perché tra lui e me ci corra un secolo, anzi 103 anni); tuttavia ebbe lo stesso sette figli »
(a Montanelli, 8 febbraio 1966.)

Il padre era invece un militante socialista e redattore dell'«Avanti!» al tempo della direzione di Leonida Bissolati: «Mio padre era un uomo dell'800. Io lo ricordo così, e non credo di ricordarlo male. Non si rendeva conto che nel nostro secolo i problemi erano cambiati. Non si rendeva conto soprattutto che il nazionalismo avrebbe fatto solo del male e, nell'era atomica, un male irreparabile».[2]

La fanciullezza di Cassola «non era quella di un bambino, di un ragazzo felice»[3] causa della sua infelicità può farsi risalire al fatto che, avendo fratelli molto più grandi di lui, si sentisse un po' nella situazione di figlio unico per i genitori. Si aggiunge inoltre la sua indole che lo portava all'isolamento, il suo scarso spirito di iniziativa e la fervida immaginazione che sarà negli anni giovanili la più attiva e dominante. Come Cassola stesso scriverà nei suoi Fogli di diario, «... bastava un nome a emozionarlo, a mettergli in moto la fantasia, col risultato di allontanargli spesso e deprezzargli tutto ciò che sapeva di reale e obbediva a ragioni pratiche.»[4]

Sempre nei Fogli di diario egli ci lascerà testimonianza di questo suo particolare modo di sentire e infatti per lui aveva un senso, più di quello che vedeva, ciò che apprendeva indirettamente, magari solamente dietro l'evocazione di un nome. «Una volta mio fratello (...) disse qualcosa a proposito di un tale che andava tutti i giorni a Settecamini. Venni a sapere che Settecamini era vicino a Roma. Ora Roma mi pareva una città morta, appunto perché ci stavo. Malgrado ciò, quella borgata divenne per me un posto meraviglioso. Ci fantasticai per mesi. Settecamini! Non era un puro nome, si associava ad esso l'immagine di quel tale che ci andava in motocicletta. Ma supponiamo che mio fratello mi avesse detto: andiamo a Settecamini. Che magari mi avrebbe proposto di andare in motocicletta. Credo che avrei rifiutato. Perché? Perché sapevo in partenza che sarebbe stata una delusione. La Settecamini vista con i miei occhi non avrebbe mai posseduto l'incanto della Settecamini evocata dalle parole di mio fratello»[5].

Carlo si rifugiava volentieri nei libri che, fin da quando non sapeva leggere, lo attiravano molto. «I libri mi attirarono quando ancora non sapevo leggere. Due voluminosi trattati di zoologia furono tra i primi a capitarmi fra le mani: uno era dedicato ai Mammiferi, l'altro agli Uccelli».[6] Più avanti, quando ormai aveva acquisito la padronanza della lettura, legge e si appassiona ai romanzi d'avventura di Salgari e di Verne che gli lasciano immaginare vasti spazi geografici e incontri straordinari. Leggerà anche le Poesie del Carducci che gli riportano le immagini della Toscana con la Maremma, il Chiarone, la Torre di Donoratico, i cipressi di Bolgheri.

L'educazione scolastica e le prime esperienze[modifica | modifica wikitesto]

L'educazione scolastica del futuro scrittore fu regolare, anche se l'esperienza della scuola verrà in seguito considerata un fallimento, tanto da fargli scrivere, nel 1969, «Scuola di criminalità, ecco cos'è la scuola oggi, non solo da noi ma dappertutto. E la colpa risale alla cultura laica o religiosa che sia. A questa grande spacciatrice di droghe; a questo autentico oppio del popolo».

Nel 1927 Cassola inizierà a frequentare il Regio liceo-ginnasio Torquato Tasso e nel 1932 si iscriverà al liceo classico Umberto I ma di quegli anni ricorda che leggeva solamente Pascoli e che dai classici e dal modo in cui gli venivano insegnati ebbe solamente "disgusto". Per scoprire il piacere della letteratura e sentirla come una cosa viva dovrà scoprire gli scrittori contemporanei da solo o con l'aiuto di qualche amico che frequenta. È quello l'anno in cui Riccardo Bacchelli pubblica Oggi, domani e mai, Antonio Baldini Amici miei e Leonida Répaci I fratelli Rupe, libri che il giovane Cassola riesce a procurarsi.

Cassola negli anni del liceo frequenterà i figli di Mussolini (era compagno di classe di Vittorio), Ruggero Zangrandi e Mario Alicata e collaborerà ad una rivista studentesca, La penna dei ragazzi, fondata proprio da Vittorio. La rivista, che prese nel 1934 il nome di Anno XII per segnare l'età fascista, terminerà con Anno XIII quando ormai i suoi promotori avevano finito il liceo. Fu proprio nel numero del 10 gennaio 1935 di Anno XIII che Cassola ebbe il primo riconoscimento come scrittore, anzi di poeta.

Nel 1933 assisterà, nel cinema del quartiere dove viveva a Roma, alla prima proiezione del film Á nous la liberté di René Clair che fu determinante per la sua maturazione artistica. «... cominciai a guardare il film con crescente interesse. Senza che me ne fossi accorto, ero mutato e avevo cominciato a guardare le cose in altro modo. Fu Piero Santi a farmelo capire: molto più tardi, nel luglio del 1935. Io ero un passatista; fu lui a farmi capire la bellezza dell'arte moderna».[7]

L'adesione al Movimento Novista Italiano[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 marzo 1933 Zangrandi, insieme con Vittorio Mussolini (che però presto si ritirerà) e altri cinque adolescenti, tra cui il quindicenne Cassola, aveva fondato un movimento che venne denominato «Novismo» di dissidenza giovanile antifuturista e che ebbe nel maggio il suo bravo Manifesto; si trattava di una presa di posizione che aveva immediatamente suscitato reazioni sul settimanale «Futurismo» per le inevitabili implicazioni dei rapporti arte-politica e la pretesa dei futuristi di essere gli unici depositari dell'arte nel fascismo[8].

I giovani novisti risposero immediatamente ribadendo come sfida i loro principi e dichiarandosi un movimento di idee aperto a tutti i campi dell'attività umana e che rifiutava pregiudizi di ogni tipo. Cassola non solo partecipava alle riunioni dei novisti, ma le ospitava nella sua casa di via Clitunno a Roma, come ci racconta Ruggero Zangrandi,[9] «Dalle prime adunate tenute in casa mia si era passati alle riunioni semiclandestine nella cantina di Carlo Cassola, in via Clitunno a Roma: un simbolo o, forse, la suggestione delle società carbonare, cui cominciavamo a ispirarci»[10] e ancora «Ci proponevamo di affrontare problemi filosofici e ideologici di ogni sorta, discettavamo intorno alla pace, all'ordine sociale e internazionale, alla questione religiosa (eravamo ferocemente anticlericali) a quella sessuale, ecc.»[11] In quello stesso anno i giovani novisti decidono di prendere contatto con il mondo operaio. «Avevamo sedici o diciassette anni quando una inconscia smania di conoscere da vicino "i fratelli oppressi", di legarci con loro per una "rivolta sociale" che non aveva ancora, per noi, definizione politica ci spingeva ad andarli a cercare.

Pietro Gadola, Carlo Cassola, Enzo Molajoni e io ci vestivamo a quel tempo dei nostri abiti più malandati e, con la barba incolta e i capelli in disordine, ci avventuravamo per i quartieri popolari di Roma, a tarda sera. Entravamo nelle osterie, nei luoghi più abbietti, timorosi e schifati. Ci capitava di imbatterci in gente strana, che la nostra fantasia, nutrita di letture russe, coloriva subito di nichilismo»[12]. Nel 1935, mentre nel paese stavano maturando grandi avvenimenti che porteranno al conflitto etiopico, Cassola si iscriverà alla Facoltà di Legge dell'Università di Roma dimostrando scarso entusiasmo per la guerra.

Nell'autunno di quello stesso anno, insieme a Cancogni e Giuseppe Lo Presti, dà vita ad uno dei vari nuclei antifascista e alla fine dell'anno partecipa al congresso tenuto dai gruppetti minoritari antifascisti, fra i quali Mario Alicata, Bruno Zevi, Marcello Merlo, Giulio Marini, Pietro Gadola, ma ben presto la polizia individua i loro movimenti e cerca di farli rientrare ai GUF. Nasce in questo periodo l'amicizia con lo scrittore Piero Santi, cugino da parte della madre, con il quale intrattiene una fitta corrispondenza e al quale invia alcune sue poesie per averne un giudizio.

Sotto la guida del cugino la vocazione letteraria di Cassola viene a consolidarsi e anche la scelta delle letture a farsi più raffinata. Scrive Cassola: «Le nostre conversazioni s'erano svolte in luglio, al mare; in agosto, in campagna, decisi di diventare uno scrittore. fu un periodo di letture frenetiche, perché Piero mi aveva detto che bisognava leggere almeno Huxley, Lawrence, Döblin e Dos Passos»[13]. Nel 1936 Cassola lascerà, insieme all'amico d'infanzia Manlio Cancogni, il gruppo dei novisti e scioglierà il piccolo partito che aveva fondato.

Conosce Rosa Falchi, nativa di Cecina, e si fidanza regolarmente.[14] Sempre con Cancogni fa la sua prima esperienza giornalistica fondando un giornalino scolastico, intitolato Il pellicano,[15][14] dedicato alla storia della letteratura e pubblicherà il suo primo scritto in prosa sulla Gazzetta di Messina intitolato Grande adunata. Sarà questo anche l'anno delle letture decisive per la sua formazione. Leggerà con passione soprattutto Joyce e proprio dalla scoperta di Joyce nascerà la prima formulazione della sua poetica:

« Le idee mi si chiarirono nell'inverno 1936-1937 grazie a una lettura e a un'amicizia.

La lettura fu quella di Dublinesi e Dedalus. In Joyce scoprii infatti il primo scrittore che concentrasse la sua attenzione su quegli aspetti della realtà che per me erano stati sempre i più importanti. Fin da bambino, infatti, ero consapevole che ogni cosa, ogni fatto, ogni luogo, ogni tempo, aveva una tonalità particolare; e questo alone che era intorno alle cose per me era più importante delle cose stesse. L'amico fu Manlio Cancogni (...). Insieme elaborammo una poetica che avrebbe dovuto guidarci nello scrivere... La battezzammo "subliminarismo".[16] »

(a Montanelli, 8 febbraio 1966)

All'inizio del 1937 proverà a cimentarsi anche con il cinema scrivendo il soggetto surrealista di un cortometraggio, Alla periferia che verrà prodotto dal Cineguf di Roma e verrà preso in considerazione alle gare dei Littoriali della Cultura e dell'Arte di Napoli. Proprio in questa occasione Cassola farà amicizia con Antonello Trombadori.

I primi racconti[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1937 e il 1940 Cassola scrive i suoi primi racconti, che verranno raccolti e pubblicati nel 1942 nei due volumetti Alla periferia e La visita (uno di questi racconti, Paura e tristezza, uscirà nell'agosto del 1937 su Il Meridiano di Roma). Sin da questi primi racconti, come scrive Salvatore Guglielmino.[17][18] «Cassola mira a cogliere in una vicenda o in un gesto quello che è il suo aspetto più autentico, l'elemento sia pur modesto e quotidiano che ci svela il senso di un'esistenza, il tono di un sentimento. Questo comporta un paziente scavo nella vicenda di ogni giorno per mettere in luce e ritrovare in essa una dimensione di poesia e di verità, che invece sfuggirebbe in una narrazione di tradizionale impianto realistico tutta ancorata - e limitata - a un rappresentazione fenomenica delle cose, a gerarchie di valori fra accadimenti importanti e secondari.»

Nel 1937 presta servizio militare prima alla Scuola Allievi Ufficiali di Spoleto e poi a Bressanone. Congedato, si laurea nel 1939 discutendo una tesi in Diritto civile, una scienza che non gli era mai piaciuta e che non lascerà nessun segno nella sua personalità culturale.

Nel 1939 Cassola inizia a frequentare un gruppo di intellettuali che gravitavano su Firenze tra i quali Romano Bilenchi, Franco Fortini, Franco Calamandrei, Ferruccio Ulivi, Paolo Cavallina, allora direttore della rivista Rivoluzione, e grazie a questi contatti riesce a pubblicare i tre racconti, La visita, Il soldato, Il cacciatore su la rivista Letteratura che furono segnalati da Giansiro Ferrata su "Corrente".

Da quel momento, Cassola inizia a collaborare alle riviste Corrente, Frontespizio (rivista), Letteratura e presto riceve l'invito di Alessandro Bonsanti di fargli pervenire tutti i racconti che scriveva. I racconti inviati verranno poi raccolti e costituiranno nel 1942 il volumetto La visita, nelle edizioni di Letteratura.

La guerra e la resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Insegna per due anni a Volterra dove vive la fidanzata e il 26 settembre del 1940 lo scrittore si sposa. Nel 1941 viene richiamato, dopo l'intervento dell'Italia in guerra, prima a Pisa e in seguito a La Spezia. Gli verrà dato l'ordine di far saltare Manarola nelle Cinque Terre ma disobbedisce ai comandi e riesce a sfuggire alla corte marziale grazie alla perdita, dovuta ai bombardamenti, della documentazione accusatoria. Nel 1942 partecipa ad un concorso per la Cattedra di Storia, Filosofia e Pedagogia nei licei classici e scientifici e negli istituti magistrali e inizia la sua attività di insegnamento prima a Foligno e poi a Volterra.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Cassola inizia a prender contatti con i gruppi comunisti più attivi nel volterrano e insieme a loro partecipa alla resistenza con il nome di Giacomo, nella ventitreesima brigata garibaldina Guido Boscaglia, come capo della squadra Esplosivisti e di questa esperienza abbiamo testimonianza nel libro a carattere autobiografico, Fausto e Anna. Durante la Resistenza e i mesi di azione partigiana che trascorre nell'Alta Val di Cecina, a Berignone, Cassola ha modo di conoscere la gente del popolo, gli operai, i contadini, i taglialegna e quando ricomincia a scrivere sarà proprio di loro che parlerà e delle loro vicende.

Il ricordo della militanza partigiana ritorna nella dedica de L'ultima frontiera ai compagni della brigata Guido Boscaglia, ma tra tutti i luoghi di combattimento conserva più di tutti il ricordo del Berignone «... è un massiccio boscoso che, da Volterra, ha l'aspetto di un fortilizio. Io ne ho parlato in vari miei libri col nome di Monte Voltrajo»[19].

In questi anni Cassola sospenderà momentaneamente la scrittura, si appassionerà alla poesia di Montale e conoscerà Giorgio Caproni. A Volterra, dove è sfollato, tiene, dal novembre 1944 al 19 settembre 1945, la cattedra di storia al liceo classico e di italiano e storia all'Istituto tecnico commerciale. Stabilitosi in seguito a Firenze per svolgere attività giornalistica, collabora con brevi racconti e articoli a «La Nazione del popolo», a «L'Italia socialista», a «Il giornale del Mattino», a «Il Mondo» e accetta l'invito di Bilenchi a collaborare a «Società».

Dopo la Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Liberazione, avvenuta in Toscana, nell' agosto del 1944, lo scrittore si iscrive al Partito d'Azione nel quale rimane fino al suo scioglimento nel 1946. Dal 1942 al 1946 la produzione scritta di Cassola si interrompe ma nel 1946 egli riprende a scrivere e nello stesso anno pubblicherà in quattro puntate su Il Mondo, rivista quindicinale diretta da Bonsanti e Montale uscita a Firenze dopo la Liberazione, il racconto Baba, che contiene ormai pieni caratteri resistenziali.

Dal 1945 al 1949 Cassola fa parte della redazione de La Nazione del Popolo, rivista del Comitato Toscano di Liberazione, e collabora attivamente al Giornale del Mattino e a L'Italia Socialista. Dal 1948 al 1971 insegna storia e filosofia al liceo scientifico Mascagni.[20]

Una svolta nella produzione letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Il 1949 è per lo scrittore un anno di forte crisi umana e letteraria. Muore la moglie a soli 31 anni per un attacco renale e Cassola mette in discussione la poetica esistenziale sulla quale aveva basato, fino a quel momento, il suo lavoro di scrittore. Nasce, dal suo dolore e dai suoi ripensamenti letterari, un nuovo modo di scrivere che sfocerà in uno tra i suoi testi più validi Il taglio del bosco.

Il testo incontra però difficoltà per trovare un editore, fu infatti rifiutato da Botteghe Oscure (rivista), da Einaudi e uscì solamente nel 1950 su Paragone[21] e in volume nel 1954 presso Fabbri. Anche Fausto e Anna non ebbe subito un esito positivo, esso fu rifiutato sia da Mondadori, sia da Bompiani e alla fine, ma dopo molte esitazioni, venne pubblicato da una collana sperimentale, I gettoni diretta da Vittorini e diede occasione ad una polemica sulla rivista Rinascita, dove, in una recensione, veniva dato un giudizio severo al racconto riguardo allo stile e lanciata un'accusa dal punto di vista ideologico e politico.

All'accusa, Cassola rispose con una lettera al Direttore di Rinascita respingendo il giudizio diffamatorio. Intervenne nella polemica Palmiro Togliatti, allora direttore della rivista, spostando la questione su di un piano generale e chiudendo pertanto la polemica riguardo la quale Cassola così scriveva in una lettera a Indro Montanelli:

« Vi facevo il processo a me stesso, cioè a Fausto: presentandolo in due esperienze fallimentari: un'esperienza amorosa (che fallisce per sua colpa, per la sua incapacità di abbandonarsi al sentimento) e l'esperienza dell'impegno politico durante la Resistenza. Qui però finivo quasi per dar ragione a Fausto, per lo meno dargli ragione nei confronti dei comunisti, e questo mi attirò i fulmini di "Rinascita", prima per mano di un critico, poi di Togliatti stesso. L'accusa era di aver diffamato la Resistenza. Me la fecero anche altri, anche dei non comunisti. Mi amareggiò molto, anche se ero convinto di aver ragione. »
(A Montanelli, 8 febbraio 1966.)

Nel periodo che va dal 1953 al 1957 la narrativa è ormai il centro della carriera di scrittore di Cassola che, desideroso di essere libero da ogni norma precostituita, si appoggia ad una poetica che nasce dall'esperienza, sempre in lui molto viva, dell'antifascismo.

Gli anni più fecondi[modifica | modifica wikitesto]

Cassola, che ormai dal 1948 si era trasferito a Grosseto e che nel frattempo si era risposato con Giuseppina Rabagli e aveva avuto una figlia, Barbara, conosce Luciano Bianciardi che faceva il bibliotecario nella Biblioteca Comunale di Grosseto e dalla sua amicizia e dalla sua collaborazione nasce uno studio sui minatori della Maremma pubblicato nel 1954 da Nuovi Argomenti e in seguito ampliato da Cassola (Bianciardi nel frattempo si era trasferito a Milano) e pubblicato nel 1956 nei Libri del tempo di Laterza.

Negli anni che vanno dal 1950 al 1956 lo scrittore collabora al Mondo e al Contemporaneo, esce Fausto e Anna (1952), scrive I vecchi compagni che esce da Einaudi nel 1953, appare sul Ponte La casa sul Lungotevere (1953), che prenderà poi il nome di Esiliati, inizia a scrivere La casa di via Valadier e Il soldato, esce da Nistri-Lischi a Pisa la seconda edizione del racconto Il taglio nel bosco (1955) che comprende anche una parte dei racconti de La visita, La moglie del mercante, Le amiche di Baba, esce sul Ponte Un matrimonio del dopoguerra e Il soldato, compie un viaggio in Cina, del quale lascerà testimonianza nel suo Viaggio in Cina, Einaudi pubblica La casa di via Valadier che comprende anche Esiliati, Feltrinelli pubblica Viaggio in Cina, Laterza, I minatori della Maremma.

Nel maggio del 1957 nasce la seconda figlia, Nora, che morirà, a soli sei mesi, di asiatica. Einaudi pubblica Un matrimonio del dopoguerra con il quale concorre al premio Marzotto senza però uscirne vincitore. Nel 1958 Il soldato, pubblicato da Feltrinelli, vince il Premio Salento, e nello stesso anno vede le stampe la seconda edizione riveduta di Fausto e Anna. Nel 1959 pubblica Il taglio del bosco. Racconti lunghi e romanzi brevi, con cui partecipa al premio Selezione Marzotto e lo vince.

Nel 1960 esce per Einaudi La ragazza di Bube che ebbe subito un grande successo di vendita. Con La ragazza di Bube Cassola vinse il Premio Strega. Gli viene offerto, nell'agosto dello stesso anno, di collaborare alla terza pagina del Corriere della Sera ma Cassola è costretto a rifiutare perché troppo impegnato nella scrittura dei suoi romanzi. Firma, nel novembre, il Manifesto di solidarietà degli intellettuali italiani, promosso da Fortini e Vittorini, per sostenere la Dichiarazione dei 121 intellettuali francesi contro la guerra d'Algeria.[22]

Nel gennaio del 1961 collabora alla trasposizione cinematografica della Ragazza di Bube e in febbraio si recherà in Francia, dove nel frattempo era uscita la traduzione di Philippe du Seuil di Fausto e Anna con la prefazione di Fortini, Cassola ou la fidélité.[23]

La critica di Pasolini e delle nascenti avanguardie[modifica | modifica wikitesto]

Proprio in occasione della presentazione dei libri per il Premio Strega, Pier Paolo Pasolini che presentava quell'anno Italo Calvino, in un epigramma La morte del realismo (nel quale è evidente il continuo richiamo a Cassola), sosteneva il sopravvento dei "neopuristi", dei "socialisti bianchi", della "elezione stilistica" e denunciava la "restaurazione nello stile" e ricordava con nostalgia «l'impuro Realismo/ sigillato col sangue partigiano/ e la passione dei marxisti», rammentava il Realismo e la sua ideologia «nella luce della Resistenza», «Quando il fascismo era vinto,/ pareva vinto il Capitale».[24] Pasolini sostiene che al momento tutti si sentivano in dovere di dare il loro colpo al Realismo, ma che il colpo peggiore era stato proprio dato da Cassola perché era loro sembrato che egli fosse dalla parte del Realismo.

L'epigramma di Pasolini è un anticipo della reazione antineorealista che verrà da Edoardo Sanguineti nel Convegno del Gruppo 63 a Palermo insieme alla critica di Giorgio Bassani che, in modo poco lusinghiero, parlava di "Liala '63" riferendosi a Cassola.[25]

L'accusa colpiva un Cassola già mutato rispetto allo scrittore di Fausto e Anna e de La ragazza di Bube ed egli iniziò, già dal 1961 ad operare una revisione nella sua visione letteraria ripudiando completamente tutto il periodo dell'impegno legato alla resistenza e ritornando alla primitiva poetica.

Il ritorno alla vecchia poetica e la nuova produzione letteraria[modifica | modifica wikitesto]

La ripresa della vecchia poetica non può, comunque, non tener conto delle esperienze fatte negli anni cinquanta. In questo modo nasce un Cassola arricchito, ne è testimonianza Un cuore arido del 1961, che conserva, ma nello stesso tempo allarga, la misura del romanzo con tutte le tecniche di sviluppo dei fatti e dell'intreccio.

Nel 1962 diventa consigliere comunale socialista a Grosseto, dove continua ad abitare, e nello stesso anno lascia l'insegnamento. Da quel momento, tranne la collaborazione con i Fogli di Diario del Corriere della sera, egli si dedica solamente alla scrittura delle sue opere, dimostrando quello stesso disimpegno che aveva coinciso in gioventù con l'abbandono degli interessi politici.

Nel marzo del 1963 inizia un Diario manoscritto sul quale appunta, in modo meticoloso, le traduzioni delle sue opere da un lato e dall'altro le date della redazione, riscrittura, ripulitura e copiatura dei testi. Durante l'estate acquista del terreno a Marina di Castagneto e fa costruire una casa in mezzo ai pini. Diventa così vicino di casa di Indro Montanelli. Esce intanto nelle sale il film La ragazza di Bube girato da Luigi Comencini con Claudia Cardinale e George Chakiris che Cassola vedrà a Firenze nel febbraio del 1964.

Pubblica nell'autunno, presso Einaudi, Il cacciatore e riprende a scrivere il racconto Angela che concluderà nel luglio del 1966 attribuendogli il titolo La maestra. Nel 1965 fa un viaggio in Scandinavia e al rientro verrà pubblicato, nella nascente collana degli Oscar Mondadori, il romanzo La ragazza di Bube. Nel 1966 esce da Einaudi Tempi memorabili. In maggio si reca a Londra e a Parigi per presenziare un pubblico dibattito con alcuni rappresentanti del nouveau roman e della nouvelle critique che però non ha felice esito a causa di incomprensioni reciproche sul fatto di fare letteratura.

In luglio si reca in Inghilterra insieme alla famiglia per un viaggio di piacere e a novembre va in Germania. Nei primi mesi del 1967 fa un viaggio in Francia e si reca in varie città d'Italia per le presentazioni dei suoi libri. La RAI, con il suo consenso, trasmette a puntate Fausto e Anna ed esce da Einaudi Storia di Ada che comprende La maestra e che rientrerà tra i primi cinque del premio Campiello.

Nel 1968 vede finalmente la luce Ferrovia locale e l'autore, in una lettera a Daniele Ponchiroli, scrive:

« È la cosa che ho scritto con maggior impegno, ma anche con maggior piacere. M'era venuta in mente nel '61, ma sbagliai i primi due tentativi. Sono riuscito a scriverla solo nel '66-'67. Ci tengo molto, e se da una parte ho desiderato di vederla pubblicata al più presto, dall'altra mi preoccupo che esca nel momento più opportuno »
(a Ponchiroli, 17 gennaio 1968)

Esce come supplemento estivo, sulla rivista femminile Amica Un matrimonio del dopoguerra e la collaborazione con il Corriere della sera diventa stabile fino al 1973 con la rubrica Fogli di Diario e con articoli vari, ma in modo irregolare, fino al 1978. Nel 1969 pubblica Una relazione dal quale verrà tratto, nel 2004, il film L'amore ritrovato con la regia di Carlo Mazzacurati. Con il romanzo Una relazione vince nel 1970 il Premio Napoli.

Nel 1970, pubblica da Einaudi il lungo romanzo Paura e tristezza, con il quale si chiude la terza fase della sua scrittura e se ne apre una nuova.

« Sono in un periodo di grave crisi. Accenno soltanto al versante letterario: col mio ultimo romanzo, Paura e tristezza, già finito ma che pubblicherò in autunno, sarà irrevocabilmente finita una lunga applicazione letteraria, cominciata nell'immediato dopoguerra. Non ci tornerò più sopra. Sento che non potrò più fare la commemorazione del passato e l'elegia della giovinezza. Se riuscirò ancora a scrivere, scriverò del presente, Una letteratura problematica, una letteratura d'indagine, è ormai la sola che m'interessi. »
(a Fortini, 12 gennaio 1970)

Nel 1971 lo scrittore, colpito da grave crisi cardiaca, viene ricoverato all'ospedale Gemelli di Roma dove gli viene diagnosticata una malattia degenerativa. Dimesso dall'ospedale dopo due mesi, si trasferisce da Grosseto a Marina di Castagneto Carducci dove, ripresosi, nella tranquillità del luogo continua la sua attività scrivendo e pubblicando a ritmo frenetico, molte altre opere.

Nel 1972 esce negli Oscar Ferrovia locale, nel 1973 pubblica da Rizzoli Monte Mario e, sempre per Rizzoli, con Mario Luzi, Poesia e romanzo. Il 16 maggio dello stesso anno inizia la stesura di Gisella che terminerà il 19 ottobre e il 16 dicembre inizia a scrivere un nuovo romanzo, L'antagonista. Con Monte Mario entra nella rosa del premio Selezione Campiello, riconoscimento al quale teneva molto, come scrive a Marabini nel 1973.

« Ci tenevo molto a entrare in cinquina e temevo di non potercela fare. La situazione si presentava brutta, a detta di Spagnol; e so che sul mio nome s'è accesa una vera e propria battaglia »
(a Marabini, 1º giugno 1973)

Nel 1975 esce da Rizzoli Troppo tardi che era stato concluso già nel 1971 nella versione intitolata Fratello e sorella. Progetta intanto un settimanale di discussione politica che vorrebbe intitolare L'impegno e contatta Fortini, Caproni, Moravia, Calvino, Leonetti, Garboli, Testori, Sciascia, Siciliano, Parronchi e altri, ma il progetto non si conclude. Nel 1976 si dedica alla scrittura di saggi e scrive L'intelligenza e il potere e Il vecchio e il nuovo che verranno poi a far parte, dopo poco, del volume Il gigante cieco che esce da Rizzoli insieme all'altro libro, L'ultima frontiera dove esprime la sua posizione politica antimilitaristica. Sempre in questo anno esce presso Rizzoli L'Antagonista con il quale otterrà il premio Bancarella.

La campagna antimilitaristica e gli ultimi scritti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1977, sempre da Rizzoli, esce La disavventura che gli fa vincere il premio Marina di Camerota ex-aequo con Malacqua di Nicola Pugliese e L'uomo e il cane con il quale vince il premio Bagutta. Continua nel frattempo la programmazione letteraria sul Diario. Riceve la proposta di Davico Bonino per una riduzione radiofonica di Un cuore arido di cui la RAI aveva acquistato i diritti, ma rifiuta. Andrà invece in onda, il 26 luglio, su Radio Uno l'adattamento radiofonico di Fausto e Anna a cura di Giuseppe Lazzari. In questo stesso anno fonda la «Lega per il Disarmo» e ne assume la presidenza. Da questo momento inizia, tra forti polemiche, una stretta campagna per sensibilizzare l'opinione pubblica tenendo incontri e numerose conferenze. Invita gli amici a sottoscrivere un «Appello degli uomini di cultura per il disarmo unilaterale dell'Italia».

Porta intanto avanti il piano di lavoro per una trilogia avveniristica e nel 1978 verranno pubblicati da Rizzoli Il superstite, Il nuovo Robinson Crusoe, La lezione della storia e Un uomo solo. I rapporti con la casa editrice Rizzoli si stanno però guastando perché Cassola si lamenta che i suoi ultimi scritti non vengono valorizzati e cerca un altro editore. Ferragosto di morte e Un uomo solo finiranno infatti con un diverso editore. Il 30 aprile si inaugura a Firenze il Congresso per la costituzione ufficiale della Lega per il disarmo unilaterale dell'Italia ma le sue condizioni di salute si aggravano e si rompe l'amicizia con Cancogni che non ha voluto sostenerlo per la proposta di disarmo. Decide intanto di trasferirsi in campagna a Montecarlo di Lucca[26] come aveva sempre desiderato:

« ... il mio rifugio finale sarà una casa in campagna »
(a Cancogni, 2 ottobre 1959)

L'8 gennaio partecipa alla trasmissione televisiva Acquario di Maurizio Costanzo e il 4 luglio inizia a scrivere il romanzo L'amore tanto per fare che terminerà l'8 settembre e Rizzoli pubblica Il paradiso degli animali (Diario). Va nel frattempo in onda, trasmessa da Radio Uno, la sceneggiatura radiofonica di Un cuore arido a cura di Mauro Pezzati. Per la «serie di romanzi politici» pubblica da Rizzoli La morale del branco e Il ribelle, mentre Ferragosto di morte e Contro le armi verranno pubblicati per i tipi di Ciminiera.

Inizia a dirigere, nel febbraio, con Francesco Rutelli un mensile intitolato L'Asino che verrà interrotto al n. 7/8. Sul giornale esce a puntate l'inserto de L'amore tanto per fare. Nel 1981 escono da Rizzoli il romanzo storico La zampa d'oca e L'amore tanto per fare e in quello stesso anno fonda il "Comitato promotore di un Convegno di intellettuali sul problema della fine del mondo", convegno che si terrà a Firenze l'anno seguente.

Nel 1982 Cassola rinnova il contratto con Rizzoli che pubblica Gli anni passano, continuazione de La ragazza di Bube e Colloquio con le ombre mentre da Ciminiera Il mondo senza nessuno. Nel mese di Maggio si reca a Riva di Solto (lago d'Iseo) per curarsi ma le cure non gli giovano e in maggio ritorna a Montecarlo. Nel 1983 viene dato alle stampe da Rizzoli Mio padre e La rivoluzione disarmista, mentre presso la casa editrice Pananti esce Due racconti.

L'ultimo periodo di vita[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1984 il suo stato di salute peggiora; così scriverà a Giampieri:

« ... ti mando come promesso il pezzo per Pananti. Ci avevo pensato subito, ma ho dovuto aspettare che altri me lo battessero. Nelle mie condizioni, non riesco più a battere a macchina né a leggere. Questo sarebbe ancora il meno: in realtà ho molti altri disturbi che mi procurano un dolore maggiore. »
(a Giampieri, 23 aprile 1984)

Collabora a «Paese sera» con l'articolo del 10 settembre Reagan contro Mondale e nella rubrica Controcanto pubblica racconti e articoli letterari sempre più di carattere politico e spesso non da lui scritti. Nel 1985 Pananti pubblica Le persone contano più dei luoghi e il 1º marzo del 1986, a Montecarlo di Lucca, sposa Pola Natali, sua terza moglie,[20] amante degli animali che aveva conosciuto nel 1974 al convegno che si era tenuto a Pescia su Collodi

Nel 1984 Pananti pubblica Le persone contano più dei luoghi, continuo di Un cuore arido. Il 29 gennaio del 1987, colto da un collasso cardiocircolatorio, muore a Montecarlo di Lucca.[27]

« viveva in solitudine non perché l'avesse scelta, ma perché questa era la costrizione che gli era stata costruita attorno, e questa l'ha vissuta fino all'ultimo. Io non potrò dimenticare quei funerali di quella mattina dove se ne andava in solitudine, (...) solitudine di una grande umanità; ha ricevuto il saluto della natura, tirava un vento gelido e gli alberi si inchinavano al passaggio della bara. È stato quello credo l'omaggio più bello, partigiano, che forse uno come lui potesse desiderare avere »
(congedo di Mario Capanna in Letteratura e disarmo, p. 114[28])

La poetica[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Cassola pur vivendo nel periodo del neorealismo non ne accettava completamente la poetica perché riteneva che l'utilizzo del linguaggio popolare e pertanto del dialetto fosse da condannare in ambito letterario. Lo scrittore si considera un realista ma rifiuta il metodo del Naturalismo e rifiuta la ricerca degli "spaccati sociali" tipici del Neorealismo.

A questo proposito egli disse: «Mi ritengo uno scrittore realista nel senso che amo la realtà e non desidero evaderne. Nel senso che amo il mio tempo. Nel senso che non ho una mia mitologia o se la ho, è una mitologia legata al mondo moderno. Insomma, se io penso a un bosco, mi piace immaginarlo abitato dai boscaioli e non dalle ninfe e dai fauni. Se penso a una passeggiata in pineta con una ragazza, mi piace immaginare che la ragazza si chiami Anna e non Ermione. Se poi mi ci si vuole proprio appiccicare un'etichetta, allora mi si appiccichi quella di sublimare. Qualsiasi altra, la rifiuto»[29].

La teoria del subliminare[modifica | modifica wikitesto]

« Il nome lo trovò Cancogni, e a distanza di anni devo dire che era singolarmente azzeccato: subliminare significa infatti sotto la soglia, cioè sotto la soglia della coscienza pratica. Così appunto stanno le cose: l'emozione poetica non appartiene alla sfera della coscienza pratica, ma alla coscienza che sta sotto, alla coscienza subliminale. Il sublimine è l'oggetto spogliato di ogni suo attributo ideologico, etico, psicologico. Coincide cioè col nudo fatto dell'esistere; o meglio, con l'esistenza e col suo attributo reale che essa comporti, la coesistenza dei sessi. L'esistenza-coesistenza dei sessi doveva diventare il solo oggetto della rappresentazione letteraria.[30][31] »

Nei primi anni della sua esperienza letteraria Cassola accoglie dall'ermetismo il gusto dell'essenzialità che egli interpretava nel campo narrativo come attenzione esclusiva all'esistenziale. I racconti che nascono in questo periodo sono racconti esili, dal ritmo musicale. Era il periodo in cui lo scrittore affermava che nel racconto ci deve essere "moto e vita", "la vita che è moto" e che per il narratore la materia narrativa appartiene ad una convenzione, mentre bisogna privilegiare l'approccio con la realtà e scoprirne i segreti.

È questa la teoria del "subliminare". Scrive Carlo Salinari[32]: «Secondo Cassola a una coscienza pratica che accetta come vero ciò che appare sensibilmente si contrappone una coscienza subliminare, così detta perché agisce sotto il limite (sub limen) dell'attenzione pratica, che è capace di cogliere il vero senso profondo degli eventi. Questa «profondità» è l'unico vero soggetto delle sue opere» Il primo periodo di Cassola si può far risalire dal 1937 al 1950 circa, quando esce Il taglio del bosco.

L'impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

Si può però già far risalire al 1946, con Baba, il secondo Cassola, quello impegnato sui temi politici. In Rosa Gagliardi del 1946 e nelle Amiche del 1947 e infine nel Il taglio del bosco Cassola tocca i suoi più importanti momenti. Soprattutto nel racconto maggiore, Il taglio del bosco, lo scrittore va in cerca dell'essenza della realtà e, nelle pagine di questo lungo racconto con echi autobiografici, la poesia nasce nel silenzio che segue all'accadere degli avvenimenti.

Da Baba alla Ragazza di Bube del 1960, Cassola, pur mantenendo gli stessi modi narrativi, si confronta con la realtà etico-politica contemporanea accettandone l'ideologia con forte indipendenza, ma senza accettare alcuna enfasi "realistica", a cominciare dai dialetti. Cassola è un antifascista convinto mosso più dal senso morale che da quello ideologico-politico che si divide tra l'impegno storico-politico e la vocazione esistenziale. In Fausto e Anna, lungo romanzo autobiografico uscito nel 1952 lo scrittore ritrae fedelmente sé stesso, cioè un intellettuale diviso tra la "sincera passione civile e un'intima inibizione alla storia".

Indubbiamente il libro che riassume tutto questo periodo è l'ultimo, La ragazza di Bube, per la forza poetica di molte delle sue pagine, ma soprattutto per il significato che viene ad assumere il giudizio sulla Resistenza. Il significato politico di questo romanzo è «il paradigma poetico di una generazione sconfitta, che subisce il giudizio della storia, invece di imporlo».[33]

Il ritorno alla narrativa esistenziale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961 verrà pubblicato il romanzo Un cuore arido che secondo alcuni, tra cui Pietro Citati, verrà considerato il punto più alto dell'intera produzione di Cassola e segnerà il ritorno alla poetica della poesia pura con l'abbandono totale della tematica politica e il ritorno alla teoria giovanile del "sublime".[34]

I temi, lo spazio, il tempo e il linguaggio[modifica | modifica wikitesto]

I due temi fondamentali di Cassola sono la vita e la felicità e nelle sue opere egli vuole rappresentare la vita. Vivere vuol dire per lo scrittore, e quindi per i suoi personaggi, compiere i piccoli gesti di ogni giorno, intrecciare semplici rapporti, cercare di non perdere il dono della vita. Quindi la vita è legata alla felicità e vivere vuol dire essere felici e si è felici quando si riesce a cogliere la felicità in brevi attimi.

Il paesaggio e i luoghi[modifica | modifica wikitesto]

Il paesaggio preferito di Cassola è quello della zona delimitata dal triangolo Volterra - Marina di Cecina - Grosseto, che forma un microcosmo, non solo letterario, ma interiore come esprime bene Mario Luzi[35] «Per affetto e per organica intelligenza di poesia, Cassola ne ha fatto non una provincia, e sia pure la sua provincia, ma un luogo, anzi il luogo dell'anima».

Come scrive Remo Cesarani,[36] «(...) il paesaggio e i luoghi funzionano da «correlativi oggettivi» degli stati d'animo dei personaggi, delle loro azioni, dei loro brevi gesti, dei moti del loro cuore. Il paesaggio nudo e severo è la proiezione morale di un ideale di vita e di una ritualità dell'esistenza, fatta di lunghi silenzi, di gesti ripetuti, di monotona «aridità» della vita, interrotta soltanto da brevi gioie e improvvisi scoppi di passione e slanci etici e politici generosi ma poco concludenti».

L'ambiente descritto da Cassola è l'ambiente della sua vita perché come egli stesso scrive: «lo scrittore può parlare solo di ciò che conosce, la propria vita; poiché la mia vita è Cecina, io parlo di Cecina». Così lo scrittore, nel chiudersi nella sua Maremma sente di aprirsi alla vita totale perché la Maremma coincide con la sua visione della vita. Essa è una terra discreta, isolata dalle grandi città, economicamente modesta, i cui abitanti sono contadini o artigiani o piccolo-borghesi e che riflettono bene il senso della vita così come egli lo intende.

Il tempo[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda la scelta del tempo vi è in Cassola la tendenza ad ambientare le sue storie nel periodo del ventennio fascista e in modo particolare negli anni trenta, quelli della sua adolescenza, delle prime esperienze importanti sul piano umano e letterario.

Il linguaggio e lo stile[modifica | modifica wikitesto]

Il linguaggio e lo stile che Cassola utilizza è semplice ed essenziale, così come lo è l'organizzazione dei contenuti dove si vede in che cosa consiste il suo antinaturalismo. Come scrive Giulio Ferroni, Cassola «(...) tende a rappresentare una vita elementare e ridotta, a trarre alla luce l'incanto di una realtà al livello minimo, che ha i suoi luoghi esemplari nei paesaggi marini e campestri della Maremma tra Grosseto, Volterra, Marina di Cecina, ed è vissuta da modesti personaggi di un mondo popolare e contadino, che seguono il ritmo di giorni sempre uguali, in un rapporto con le cose privo di velleità e di ambizioni. Di questo livello minimo di vita Cassola non dà una visione tragica o corrosiva, ma un'immagine lirica e idillica: leggendovi come un messaggio di salvezza, vi si abbandona docilmente, ne fa l'emblema di una resistenza al rovinoso cammino della storia, alla distruzione che minaccia ogni esistenza umana e naturale.»[37]

Analisi delle opere[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opere di Carlo Cassola.

Scrive Giacinto Spagnoletti,[38] «È difficile sintetizzare in poche pagine il fecondissimo lavoro narrativo di Carlo Cassola; innanzitutto per le differenze tematiche e stilistiche a cui va incontro, ma soprattutto per l'enorme distacco che separa la produzione giovanile, quella della maturità, e l'ultimissima. Scrittore che, per l'ardua pulizia formale delle origini, lo strenuo e accanito rivolgersi a semplici trame (quasi sempre aventi a protagoniste delle donne), rappresentò per tutti gli anni cinquanta e nel seguito un'alternativa tanto alla letteratura engagèe, dapprima, quanto a quella uscita dalla neoavanguardia dopo.»

Si può dividere l'opera narrativa di Cassola in quattro periodi: il primo periodo, che rifiuta la narrazione di tipo realistico, si colloca tra il 1937, anno di stesura di alcuni dei racconti della Visita, e il 1949, anno di stesura del Taglio nel bosco anche se già nel 1946, con Baba, si individua l'impegno futuro a trattare temi politici; il secondo periodo, che situato cronologicamente nel momento del neorealismo ne risente l'influenza, «Sia pure intesa in una maniera assai personale, siamo in un tipo di narrativa impegnata, in cui il tempo coincide con la storia, i personaggi partecipano alle lotte politiche e le loro vicende prendono inizio da un fatto preciso per giungere alla conclusione.»[39], il terzo periodo nel quale lo scrittore rinnega il periodo precedente e ritorna alla poetica del primo periodo e un quarto periodo, tra il 1980 e il 1987,che si può definire dell'antimilitarismo.

Cassola e il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Dal suo romanzo La ragazza di Bube (1960), che ricevette il Premio Strega, fu realizzato nel 1963, da Luigi Comencini, il film omonimo, con Claudia Cardinale e con George Chakiris[40].

Sempre nel 1963, dal racconto La visita, il film diretto da Antonio Pietrangeli. Nel 2004 Carlo Mazzacurati ha tratto un film, L'amore ritrovato, dal racconto Una relazione, che era stato già citato al cinema in quanto il cognome del protagonista (Mansani) è stato volutamente utilizzato da Paolo Virzì per personaggi dei suoi film: Ovosodo e La prima cosa bella.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Le linee interpretative della critica riguardanti le opere di Cassola sono fondamentalmente quattro e vanno dalla considerazione dei singoli testi con il taglio della recensione alla misura più ampia del saggio o della monografia.

La prima linea interpretativa si dimostra interessata soprattutto a definire, attraverso i contenuti, la tematica esistenziale di Cassola; la seconda affronta in modo più diretto i rapporti dell'intellettuale Cassola con la storia e la società contemporanea; la terza analizza la disponibilità dell'opera cassoliana nei confronti del Novecento europeo e la quarta privilegia la sfera linguistica valutandone le procedure scritturali adottate.

  • «L'opera di Cassola esige molta intelligenza. Cassola secondo me è uno degli scrittori più difficili che ci siano. É stato accusato di facilità, e questo dimostra appunto la ottusità di chi ha pronunziato questo giudizio. É uno scrittore molto difficile, non nel senso della testualità apparente, ma nel senso della giustezza dell'ascolto. La sua prosa è apparentemente dimessa, apparentemente rinunciataria, quasi dimissionaria riguardo alle complessità retoriche dello stile, ma invece nei momenti alti tutta vibrante e tutta risonante in una sfera molto precisa di sensibilità. Io a distanza di tanti anni, che sono stati anni di obliterazione e di parziali recuperi, sono venuto qui per riconfermare tutte le ragioni che mi hanno avvicinato a lui, che mi hanno fatto sentire una intensità espressiva e una castità espressiva congiunte che invano avrei cercato in altri scrittori che pure mi erano cari»[41]
  • «Come Morandi, anche Cassola ha orrore della retorica. Nei confronti dei sentimenti semplici, elementari, egli ha la medesima nostalgia, intrisa di sfiducia, che lo fa tornare con sempre rinnovato slancio ai grandi classici, francesi e russi dell'Ottocento... Nel Taglio del bosco, non meno che nella Visita, vige la poetica in base a cui nulla accade, veramente, che possa essere raccontato, e ogni sentimento, per quanto profondo e doloroso sia, in realtà è ineffabile». [42]
  • «Generalmente i personaggi di Cassola si configurano in una attitudine schiva e come sospesa: non vinti né vincitori di fronte alla vita, ma toccati profondamente dall'esperienza in forme ch'essi non prevedevano e che perciò li fanno perplessi e come interdetti. La crisi li coglie gradatamente ma li rivela a distanza e quasi di colpo, per l'improvviso maturarsi della coscienza. E nel farsi della realtà essi si trovano alla fine vincolati al vivere, alla società, alla temperie storica come seme che nel suolo si pianta. Cioè, la realtà che Cassola dispone come dimora e scena per i suoi attori, anche se di ampia e articolata prospettiva, non li sviluppa interamente e non li esaurisce. Ciascuno di essi ha bisogno di un'ulteriore integrazione, che va rinvenuta nell'interiorità morale, e che di volta in volta sarà sgomento, rimpianto, disincanto, sogno o speranza: ciò che noi chiamiamo elegia»[43]
  • «Cassola ha, nel quadro della nostra narrativa, un'importanza notevole. In primo luogo, per la felice scelta di un linguaggio medio al quale è saputo restare fedele, salvi gli aggiustamenti cui lo hanno consigliato l'esperienza e il mutare dei gusti. Un mezzo espressivo che aderisce in modo sensibile al suo mondo di esseri semplici, rendendone le sfumature dialettali e gergali, senza inutili verghismi, ma con una pietas intellettiva di recuperi, di annotazioni, di resa emotiva che pochi riscontri trovano nella odierna narrativa. In secondo luogo poi, per aver saputo condurre avanti una sua idea di letteratura subliminare che ha indotto la pagina a eludere sia le strette di una estroversione oggi improponibile, sia i mali più evidenti di un neorealismo di maniera, riscattando sempre, per la levità di tocco, per il saper vedere al di là della superficie opaca delle cose e degli uomini, un riflesso dello splendore eterno che le une e gli altri anima. (...) Altro merito di Cassola è quello di aver saputo cogliere la vita nel suo divenire, quasi sempre senza inutili minuzie di analisi, ma solo per la felicità della scelta di alcuni elementi costitutivi: gli interni proletari o borghesi, le speranze, le delusioni, le ripicche di un mondo che, osservato da vicino, appare meno grigio, meno avaro di suggestioni di quanto a prima vista parrebbe. Di aver creato insomma, dell'esistenza di ogni giorno, un poema tra i più alti di questi ultimi venti anni; un poema in prosa che ha la possibilità di durare proprio per la già vista, quasi costante, lontananza e compromissione con le ideologie".»[44]
  • «La rappresentazione narrativa di Cassola costituisce un esempio di rapporto con la realtà che nulla ha a che vedere con le strutture del realismo, nelle sue originarie manifestazioni ottocentesche come nei revivals contemporanei: in questa scrittura così indeterminata, di una chiarezza cercata con tanto accanimento, non viene fotografata la realtà esterna, non viene trascritto il mondo com'è, né si attua la fedeltà naturalistica ai dati, al parlato. Della realtà Cassola rifiuta, nell'a priori della sua costruzione narrativa, tutto ciò che di troppo particolare, specifico, locale vi può essere; dai personaggi rimuove tutto ciò che è individuale, determinato; il mondo dei suoi racconti è costituito da una realtà sublimata da nozione locale e limitata a comunicazione generale e diffusa, a discorso comune (...). »[45]
  • «Il meglio di Cassola si ha quando il respiro e il flusso esistenziali passano all'interno dei suoi personaggi, identificandosi con la loro umile consapevolezza umana e con il loro destino. Attraverso minime e struggenti dislocazioni reali o pensate, o attraverso la fissità apparente della loro condizione Anna di Fausto, Rosa Gagliardi, l'uomo del Taglio del bosco, Anna del Cuore arido misurano gli acquisti e le perdite della loro vita sul metro della vita stessa, così com'è stata e sarà per tutti, così come è in se stessa. Più si adeguano al suo ritmo e respirano del suo stesso respiro, più modificano la nozione tradizionale di personaggio evitando de definirsi, di chiudersi: e così la continuità e il flusso non sono intaccati, forzati e tanto meno arrestati; sono anzi propiziati dai casi e dai pensieri che impercettibilmente fanno diventare sempre più adulte quelle persone e le fanno assomigliare sempre più al volto anonimo della vita»[46]
  • «Cassola nega che i grossi fatti della storia gli siano indifferenti o siano assenti nei suoi racconti; ma la storia, egli dice, lo interessa quando viene a casa sua e non quando, storicamente, si presenta come il tutto, come una sorta di iper-soggetto che comprende e travolge il destino dei singoli. Si prendano il fascismo e la Resistenza; essi non vengono entificati, non vengono astratti in un senso staccato dalle sorti individuali, da come ciascuno per sé li visse e li sentì, per cui il fascismo è l'umiliazione e il grigiore in cui vissero i vecchi compagni, e la Resistenza è la condizione amletica tra esaltazione e depressione in cui la vive Fausto o l'utopia della violenza in cui la vive Bube; e la restaurazione che le succedette è l'attesa di Mara che sconta nella sua pazienza, maturata nelle prove della vita, le grandi lotte della storia. Su questi fondamenti ideologici, i romanzi di Cassola si presentano come veri antiromanzi.»[47]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

  • Alla periferia, Edizioni de «Il fiore». Narrativa II ( collezione di «Rivoluzione», Firenze 1942 (contiene Paura e tristezza, Alla periferia, Pensieri e ricordi su Monte Mario, Il mio quartiere, Diario di campagna, Gli amici, Storia e geografia, La vedova del socialista, L'orfano, Ornitologia).
  • La visita, Parenti (collezione di«Letteratura»,'42), Firenze 1942 contiene La visita, I due amici, Tempi memorabili, Ferrovia locale, Monte Mario, Il soldato, Il cacciatore, Dànroel,Il ritorno dei marinai, Terra di Francia, Bandiera rossa, Sogno invernale, Studenti, Franceschino, Giorgio Gromo, Al polo)
  • La moglie del mercante, in Botteghe oscure, 1949.
  • Fausto e Anna, Collana I gettoni n.8, Torino, Einaudi, 1952. Einaudi («Supercoralli»), Torino 1958; Mondadori («Il bosco», 175)1966; Mondadori («Oscar, 360»)Milano 1971; con prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti, Edito-service S.A., Ginevra 1972; con introduzione di Mario Luzi, Rizzoli («BUR», 87), Milano 1975; a cura di Miriam Galiberti, Sansoni («Leggere a scuola», Firenze 1979.
  • I vecchi compagni, Collana I gettoni n.19, Torino, Einaudi, 1953; con introduzione di Giuliano Gramigna, Rizzoli(«BUR»,319), Milano 1979 (contiene anche Un matrimonio del dopoguerra).
  • Il taglio del bosco, Fabbri («Narrativa italiana»), Milano 1953 (contiene La moglie dl mercante, Le amiche, Il taglio del bosco). Pisa, , 1955; Torino, Einaudi, 1959.
  • Il taglio del bosco. Venticinque racconti, Nistri-Lischi («Il Castelletto. Collana di romanzi italiani», Pisa 1955 (in realtà contiene ventisei racconti: Paura e tristezza, I due amici, La visita, Ferrovia locale, Il soldato, Il cacciatore, Monte Mario. Dànroel, Il ritorno dei marinai, Terra di Francia, Bandiera rossa, Plotino, Franceschino, La moglie del mercante, Clerici, Romolo, Tricerri, L.C., Relazione di Giacomo sulla Svizzera, Decadenza di «Jack», Incontro sullo sdradale, Il Settentrione, Il Settentrione, Il caporale Sbrana, Baba, Le amiche, Il taglio del bosco).[48]
  • La casa di via Valadier, Collana «I Coralli», 72, Torino, Einaudi, 1956; Mondadori («Oscar», 165), Milano 1968 (contiene anche Esiliati); Einaudi («I Nuovi Coralli»,7) Torino 1971; con introduzione di Geno Pampaloni, Rizzoli («BUR», 270), Milano 1979 (contiene anche Esiliati).
  • Un matrimonio del dopoguerra , Collana I Coralli n. 82, Torino, Einaudi, 1957 (in copertina dipinto "Tetti al sole" di Roberto Sernesi) .
  • Il soldato; Rosa Gagliardi, Milano, Feltrinelli, 1958.
  • La ragazza di Bube, Torino, Einaudi, 1960.
  • Un cuore arido, Collana SuperCoralli, Torino, Einaudi, 1961.
  • La visita, Torino, Einaudi, 1962. (raccoglie i precedenti La visita, Alla periferia e La moglie del mercante)
  • Il cacciatore, Collana I Coralli, Torino, Einaudi, 1964.
  • Tempi memorabili, Collana I Coralli n. 229, Torino, Einaudi, 1966.
  • Storia di Ada, Collana SuperCoralli, Torino, Einaudi, 1967.
  • Ferrovia locale, Collana SuperCoralli, Torino, Einaudi, 1968.
  • Una relazione, Collana SuperCoralli, Torino, Einaudi, 1969.
  • Paura e tristezza, Collana SuperCoralli, Torino, Einaudi, 1970.
  • Monte Mario, Milano, Rizzoli, 1973.
  • Gisella, Milano, Rizzoli, 1974.
  • Troppo tardi, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1975.
  • L'antagonista, Milano, Rizzoli, 1976.
  • La disavventura, Milano, Rizzoli, 1977.
  • L'uomo e il cane, Milano, Rizzoli, 1977.
  • Un uomo solo, Milano, Rizzoli, 1978.
  • Il superstite, Milano, Rizzoli, 1978.
  • Il paradiso degli animali, Milano, Rizzoli, 1979.
  • Vita d'artista, Milano, Rizzoli, 1980.
  • Ferragosto di morte, Reggio Emilia, Ciminiera, 1980.
  • Il ribelle, Milano, Rizzoli, 1980.
  • La morale del branco, Milano, Rizzoli, 1980.
  • La zampa d'oca, Milano, Rizzoli, 1981.
  • L'amore tanto per fare, Milano, Rizzoli, 1981.
  • Il leone fuggito, Firenze, Pananti, 1981.
  • Colloquio con le ombre, Milano, Rizzoli, 1982.
  • Il mondo senza nessuno, Marmirolo, Ciminiera, 1982.
  • Gli anni passano. La ragazza di Bube vent'anni dopo Milano, Rizzoli, 1982
  • Due racconti, con illustrazione (Paesaggio) di Folco Chiti Batelli, Pananti, Firenze 1983 (edizione fuori commercio di 300 esemplari numerati; contiene Cecina, Volterra e L'uva).
  • Mio padre, Rizzoli («La Scala»), Milano 1983 (contiene Mio padre, Confessione d'una debolezza, Romano, Dante, Beppe, Piero, Baba e Lidori, I pericoli peggiori corsi da partigiano, Cecina e Volterra, Grosseto, L'uva).
  • (Con Angelo Gaccione), Disarmo o barbarie, a cura di Bruno Zanotti, postfazione di Cesare Medail, Trento, New Magazine, 1984.
  • Le persone contano più dei luoghi, Firenze, Pananti, 1985 (contiene anche Paura della morte).

Saggistica e prose varie[modifica | modifica wikitesto]

Scritti sparsi[modifica | modifica wikitesto]

  • La donna del poeta; Morte dell'adolescente; Pioggia di fin d'agosto (poesie), «Almanacco 1935, Anno XIII», II, pp. 225-9.
  • La buona morta e Andare di sera per la città con gli occhi socchiusi (poesie), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 30 Marzo 1936.
  • Soffioncino (poesia), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 30 Marzo 1936.
  • Giardino pubblico (poesia), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 27 aprile 1936.
  • Grande adunata (prosa), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 11 maggio 1936.
  • Andavamo ansiosi di respirare e Mediocrità dei sensi (poesie), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 8 giugno 1936.
  • Ritornello (prosa), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 22 giugno 1936. Poi in Sergio Palumbo, L'impetuosa giovinezza di antiborghesi senza rimedio, EDAS, Messina, 1999.
  • Tre poesie (Momento 13 maggio 1936; Nella valle, 27 gennaio 1937; Figura, maggio 1936), «La Ruota», 28 febbraio 1937, pp. 24-5.
  • Uomini sul mare, «Il Meridiano di Roma», XV, 2 maggio 1937, p. VI.
  • Paura e tristezza. Racconto, «Il Meridiano di Roma», XV, 26 settembre 1937, p. VII. Poi, con Tempi memorabili e I due amici, «Letteratura», IV, 3, luglio-settembre 1940, pp. 35-44, e in Alla periferia.
  • Tre racconti. La visita, Il soldato, Il cacciatore, «Letteratura», III, 4, ottobre-dicembre 1939, pp. 42-9.
  • Ferrovia locale, «Rivoluzione», II, 4, 5 marzo 1940, p. 5.
  • Dànroel, «Corrente», III, 5, 15 marzo 1940, p. 3.
  • Il ritorno dei marinai, «Frontespizio», XII, 3, marzo 1940, p. 160.
  • La casa di campagna, «Corrente», III, 9,15 maggio 1940, p. 5.
  • Terra di Francia e Sogno invernale, «Il Frontespizio», XII, 3, marzo 1940, p. 160.
  • Bandiera rossa, «Il Frontespizio», 6, giugno 1940, p. 324.
  • Le ballerine, «Il Frontespizio», XII, 6, giugno 1940, p. 324.
  • Tempi memorabili, I due amici, 'Paura e tristezza, «Letteratura» IV, 3, luglio-settembre 1940, pp. 35-44.
  • Rynton Pem, «Il Frontespizio», XII, 10, ottobre 1940, p. 662.
  • Tre frammenti, «Il Frontespizio», 12, dicembre 1940, p. 662.
  • il gioco, «Oggi», III, 1, 4 gennaio 1941, p. 18.
  • Racconti (Giorgio Gromo; Inizio di un racconto; Monte Mario), «La Ruota», II, serie III, 1º gennaio 1941, pp. 26-9.
  • Gli scherzi. Racconto, «Oggi», III, 5, 1º febbraio 1941, p. 5. Poi in Alla periferia.
  • Diario di campagna, «Rivoluzione», III, 7-9, 20 febbraio 1941, p. 5. Poi in Alla periferia.
  • La lite. Racconto, «Oggi», III, 12, 22 marzo 1941, p. 10.
  • Ricordi senza importanza, «Ansedonia», III, III, 2 marzo 1941, pp. 26-7.
  • Viaggio in città, «Lettere d'oggi», III, 3, aprile 1941, pp. 41-2.
  • L'amico perfetto. Racconto, «Oggi», III, 20, 17 maggio 1941, p. 14. Poi in Alla periferia.
  • Frammento, «Il Campano», maggio 1941.
  • La vedova del socialista, «Oggi», III, 25, 21 giugno 1941, p. 14. Poi in Alla periferia.
  • Contrasti, «Oggi», III, 28, 12 luglio 1941, p. 14.
  • Il noce e l'olivo, «Oggi», III, 20, 17 maggio 1941, p. 10.
  • Pensieri e ricordi su Monte Mario, «Letteratura», V, 3, luglio-settembre 1941, pp. 62-5. Poi in Alla periferia.
  • Il denaro. Racconto, «Oggi», III, 43, 25 ottobre 1941, pp. 12-3.
  • Gli amici, «Rivoluzione», III, 1-2-20 novembre 1941, p. 4. Poi in Alla periferia.
  • Tre romanzi, «Rivoluzione», III, 3, 5 dicembre 1942, p. 16.
  • Gli adolescenti, «Oggi», IV, 2, 10 gennaio 1942, p. 16.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Geno Pampaloni, Modelli ed esperienze della prosa contemporanea in Storia della letteratura italiana, Il Novecento, diretta da Emilio Cecchi e Natalino Sapegno, Garzanti, 2001, pp. 538-39
  2. ^ Carlo Cassola, Mio padre, Milano, Rizzoli, 1983, p. 13
  3. ^ Fogli di diario, Rizzoli, Milano 1974, p. 30
  4. ^ Renato Bertacchini, Carlo Cassola, Le Monnier, Firenze, 1979, p. 2
  5. ^ Fogli di diario, in op. cit., p. 35
  6. ^ Ai miei lettori, p. 6
  7. ^ Mio padre, Rizzoli («La Scala»), Milano 1983, pp. 42-3
  8. ^ Giuliano Manacorda, Invito alla lettura di Cassola, Mursia, Milano, 1973-1981, p. 26
  9. ^ Ruggero Zangrandi, Lungo viaggio attraverso il fascismo, Milano, Feltrinelli, 1962, p. 37
  10. ^ (FR) Ruggero Zangrandi, Le long voyage à travers le fascisme, Google books. URL consultato il 29 novembre 2014.
  11. ^ Ruggero Zangrandi, in op. cit., p. 39
  12. ^ Ruggero Zangrandi in op. cit., pp. 201-2.
  13. ^ Mio padre, in op. cit., p. 43
  14. ^ a b La ragazza di Bube. URL consultato il 5 settembre 2014.
  15. ^ Marco Cancogni, La sorpresa: Racconti 1936-1993, Google books. URL consultato il 29 novembre 2014.
  16. ^ L'uomo e il cane, Google books. URL consultato il 29 novembre 2014.
  17. ^ Fabio Monti, Addio a Guglielmino, ha portato il Novecento sui banchi, Corriere della Sera, 22 dicembre 2001. URL consultato il 24 agosto 2014 (archiviato il 26 agosto 2014).
  18. ^ Salvatore Guglielmino,Guida al Novecento, Principato edizioni, Milano, 1998, p. 339.
  19. ^ Testimonianza, in P. G. Martufi, La tavola del pane, ANPI, Siena, pp. 95-7
  20. ^ a b Stefano Bucci, Cassola - Ritorno al paese di Bube, Corriere della Sera, 28 agosto 2001. URL consultato il 19 settembre 2014 (archiviato il 7 settembre 2014).
  21. ^ Nota 2 in Stefania Valli (a cura di), La rivista Botteghe oscure e Marguerite Caetani: la corrispondenza con gli autori italiani, 1948-1960, p. 82. URL consultato il 18 ottobre 2014.
  22. ^ Copia dell'originale apparso su Tempo presente, nel novembre 1960, e poi in Philippe Cahier, La guerra d’Algeria e la Resistenza in Francia, vol. II, Milano, Il Saggiatore, 1964, pp. 104-6: Franco Fortini e Elio Vittorini, Allegati: Manifesto di solidarietà degli intellettuali italiani (PDF), L'ospite ingrato rivista on line del Centro Studi Franco Fortini, pp. 263-265 (17-19). URL consultato il 19 ottobre 2014 (archiviato il 19 ottobre 2014).
  23. ^ Elena Gatti, In realtà il mare è mutevolissimo in IRIS-AIR, Università degli Studi di Milano, p. 175. URL consultato il 19 ottobre 2014 (archiviato il 19 ottobre 2014).
  24. ^ Luciano Simonelli, Un Romanzo Nel Cestino - Vizi, Vezzi E Virtu Degli Scrittori Italiani Da Leggere O Da Buttare, Simonelli Editore, 2010=. URL consultato il 1º novembre 2014.
  25. ^ Giulia Borgese, indietro Guglielmi torna Cassola, Corriere della Sera, 11 novembre 1992. URL consultato il 22 agosto 2014 (archiviato il 22 agosto 2014).
  26. ^ In via di Montichiari, 15: Paolo Vagheggi, Ha chiesto il silenzio per la sua scomparsa, la Repubblica (archivio), 30 gennaio 1987. URL consultato il 19 settembre 2014 (archiviato il 19 settembre 2014).
  27. ^ È sepolto nel cimitero di Vivinaia: Maurizio Guccione, Al via "Montecarlo walking", itinerari dentro la storia e la cultura, La Gazzetta di Lucca, 21 aprile 2011. URL consultato il 19 settembre 2014 (archiviato il 27 agosto 2011).
  28. ^ Alba Andreini, Fausto e Anna (prefazione), Google books. URL consultato il 19 settembre 2014.
  29. ^ Intervista a Carlo Cassola riportata in Rodolfo Macchioni Jodi, Carlo Cassola, Il Castoro, La Nuova Italia, 1976, p. 6
  30. ^ Rodolfo Macchioni Jodi, Carlo Cassola, Project Gutenberg. URL consultato il 22 agosto 2014 (archiviato il 26 agosto 2014).
  31. ^ Carlo Cassola, Mi si può definire uno scrittore realista?, «Avanti!», 7 aprile 1963
  32. ^ Carlo Salinari e Carlo Ricci, Storia della letteratura italiana, con antologia degli scrittori e dei critici, 3.** Il Novecento, Editore Laterza, 1989, p. 1106.
  33. ^ Anniversario della Morte di Carlo Cassola, I.C.S. "A. Gramsci". URL consultato il 19 settembre 2014 (archiviato il 19 settembre 2014).
  34. ^ Pietro Citati, Cassola ha scritto il romanzo che sognava a vent'anni, «Il Giorno», 7 novembre 1961
  35. ^ Mario Luzi, L'inferno e il limbo, Milano, Il Saggiatore, 1964, pp. 233-34
  36. ^ Remo Cesarani e Lidia Federicis, Il materiale e l'immaginario, La società industriale avanzata: conflitti sociali e differenze di cultura, Loescher, Torino, 1986, p. 1046
  37. ^ Giulio Ferroni, Storia della letteratura italiana, Il Novecento, Einaudi scuola, 1991, p. 420
  38. ^ Giacinto Spagnoletti, Storia della letteratura italiana del novecento, Grandi tascabili economici, Newton, 1994, pp. 572-73
  39. ^ Giuliano Manacorda, in op. cit., p. 51
  40. ^ la Cardinale vinse il Nastro d'Argento come migliore attrice protagonista nel 1965; il film meritò nel 1964 il David di Donatello al produttore Franco Cristaldi (per Lux Film France)
  41. ^ Mario Luzi, intervento alla Tavola rotonda, in Carlo Cassola. Atti, pp. 227-8
  42. ^ Giorgio Bassani, La verità sul caso Cassola, in Le parole preparate, Torino, Einaudi, 1966, pp. 157-59
  43. ^ Salvatore Battaglia, Il realismo elegiaco di Cassola in «Le ragioni narrative», Napoli, anno I, n. 5, settembre 1960, pp. 56-57
  44. ^ Massimo Grillandi, da Carlo Cassola, in AA.VV., Letteratura italiana, I contemporanei, Marzorati, vol. III, 1969, pp. 858-59
  45. ^ Giorgio Bàrberi Squarotti, da Poesia e narrativa del secondo Novecento, Milano, Mursia, 1961, p. 204
  46. ^ Mario Luzi, L' inferno e il Limbo, Milano, Il saggiatore, 1964, pp. 233-34
  47. ^ Giuliano Manacorda, Invito alla lettura di Cassola, Milano, Mursia, 1973
  48. ^ Introduzione di Alba Andreini, Il taglio del bosco, Google books. URL consultato il 30 novembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Alicata, Alla periferia di Carlo Cassola in Primato, III, nº 5, 1º marzo 1942, p. 107.
  • Lucio Chiaravelli, Vetrina delle novità. Carlo Cassola, Elsa Morante in Roma fascista, XIX, 24 aprile 1942, p. 3.
  • Pier Paolo Pasolini, Microcosmo in Architrave, nº 6, aprile 1942, p. 9. citato in Walter Siti e Silvia De Laude (a cura di), Saggi sulla letteratura e sull'arte in I Meridiani, Milano, Mondadori, 1999, pp. 13-14.
  • Marco Di Liberto, Racconti di Cassola in Rivoluzione, III, 10-11, 10 giugno 1942, p. 6.
  • Francesco Arcangeli, Dubbio per Cassola in Architrave, nº 10, 31 agosto 1942, p. 8.
  • Piero Santi, Su due nuovi scrittori in La Nazione, 1º dicembre 1942.
  • Pier Paolo Pasolini, Filologia e morale in Architrave, nº 1, 31 dicembre 1942, p. 4. citato in Walter Siti e Silvia De Laude (a cura di), Saggi sulla politica e sulla società, p. 15-20.
  • Gianfranco Contini, Frammenti di un bilancio Quarantadue in Letteratura, VII, nº 25, maggio-agosto 1943, pp. 26-46 (pp. 35-7). Poi in Altri esercizi (1942-1971), Torino, Einaudi, 1972, pp. 204-21.
  • Gianfranco Piazzesi, Racconti di Carlo Cassola in Il Nuovo Corriere, 2 aprile 1951.
  • Leone Piccioni, La narrativa di Carlo Cassola in Il Mattino dell'Italia Centrale, 25 aprile 1951, p. 3.
  • Geno Pampaloni, Recensione al racconto 'Il taglio del bosco' in Belfagor, VII, nº 1, 31 gennaio 1952, p. 125.
  • Rosario Muratore, Fausto e Anna in La Lotta, 26 marzo 1952.
  • Tommaso Giglio, Il realismo a Bagutta in Milano Sera, 28 marzo 1952.
  • Carlo Bo, Fausto e Anna di Carlo Cassola (edizione Einaudi) in La Fiera letteraria, 30 marzo 1952, p. 1.
  • Giuliano Manacorda, La battaglia delle idee in Rinascita, marzo 1952, pp. 186-7.
  • Alberico Sala, Fausto e Anna, Romanzo senza fine di Carlo Cassola in Giornale del Popolo, 3 aprile 1952.
  • Arnaldo Bocelli, Fausto e Anna in Il Mondo, 5 aprile 1952, p. 6.
  • Luciano Bianciardi, Carlo Cassola in La Gazzetta, Livorno, 6 aprile 1952. citato in L'alibi del progresso. Scritti giornalistici ed elzeviri, prefazione di Dario Fo, Milano 200, ExCogita, pp. 17-20.
  • Mario Luzi, Fausto e Anna in Il Mattino dell'Italia Centrale, 26 aprile 1952, p. 3.
  • Lorenzo Gigli, Letture di questi giorni in Gazzetta del Popolo, 30 aprile 1952.
  • Leone Piccioni, Fausto e Anna in Il Popolo, 7 maggio 1952.
  • Ferdinando Virdia, Fausto e Anna in La Voce repubblicana, 14 maggio 1952.
  • Giuseppe De Robertis, Fausto e Anna in Il nuovo Corriere, 29 maggio 1952. citato in Altro Novecento, Firenze, Le Monnier, 1962, pp. 522-526.
  • Angelo Mele, Fausto e Anna in Corriere del Giorno, 8 giugno 1952.
  • Mario Boselli, Fausto e Anna in Il Lavoro Nuovo, Genova, 18 giugno 1952.
  • Mario Luzi, Il romanzo di Cassola in L'Approdo, I, nº 2, aprile-giugno 1952, pp. 96-97. Parzialmente ripubblicato come Introduzione a Fausto e Anna, 1975, pp. 5-9.
  • Franco Fortini, Fausto e Anna in Comunità, giugno 1952. Ripubblicato in Saggi italiani, Bari, De Donato, 1974, pp. 203-6.
  • Ferruccio Ulivi, Recensione a 'Fausto e Anna in L'Italia che scrive, giugno 1952.
  • Claudio Varese, Scrittori d'oggi in Nuova Antologia, nº 1818, giugno 1952, pp. 200-207.
  • Dora Marra, Recensione a Fausto e Anna in Lo spettatore Italiano, V, nº 8, agosto 1952, pp. 365-366.
  • Elena Franchetti, La guerra di Tobino e la resistenza di Cassola in Risorgimento Socialista, 21 dicembre 1952.
  • Giuliano Manacorda, La narrativa italiana nel biennio 1950-52 in Società, VIII, nº 4, dicembre 1952, pp. 706-19 (pp. 713-4).
  • Eugenio Montale, Cassola in Corriere della Sera, 22 gennaio 1953. citato in Giorgio Zampa (a cura di), Il secondo mestiere. Prose 1920-1979 in I Meridiani, Milano, Mondadori, 1996, pp. 1501-1502.
  • Ferdinando Giannesi, Narratori italiani contemporanei in Letterature moderne, gennaio 1953, pp. 101-102.
  • Leonetto Leoni, Cassola in Paragone-Letteratura, IV, nº 38, febbraio 1953, pp. 92-94.
  • Luciano Bianciardi, Il secondo romanzo di Carlo Cassola in La Gazzetta, Livorno, 31 luglio 1953.
  • Lucio Lombardo Radice, I vecchi compagni in l'Unità, Roma, Partito comunista italiano; Nuova iniziativa editoriale, 26 agosto 1953, p. 3, ISSN 0391-7002. URL consultato il 30 novembre 2014 (archiviato il 30 novembre 2014).
  • Giuseppe Bartolucci, Recensione a I vecchi compagni in Avanti!, 27 agosto 1953.
  • Mario Boselli, I vecchi compagni in Il Lavoro Nuovo, 19 settembre 1953.
  • Ormanno Foraboschi, «I vecchi compagni» di Carlo Cassola-Editore Einaudi in Linea grafica, settembre 1953.
  • Franco Fortini, Narrativa dell'annata in Comunità, settembre 1953.
  • Niccolò Gallo, L'ultima narrativa italiana in Società, nº 3, settembre 1953, pp. 402 e 405-406.
  • Piero De Tommaso, I vecchi compagni in Il Popolo, 4 ottobre 1953.
  • Angelo Mele, Un nuovo «Gettone» in Il Paese, 16 ottobre 1953.
  • Franco Fortini, I libri stranieri conforto dei borghesi in Avanti!, 23 ottobre 1953.
  • Carlo Salinari, Recensione a 'I vecchi compagni' in Rinascita, ottobre 1953, pp. 573-574.
  • Marco Forti, I vecchi compagni in Corriere dell'Adda, 28 novembre 1953. Poi in Prosatori e narratori del Novecento italiano, Milano, Mursia, 1984, pp. 413-415.
  • Eduardo Taddeo, Recensione a 'Fausto e Anna' in Belfagor, nº 7, 30 novembre 1953, pp. 719-22.
  • Anna Banti, Penna, pennello, veleno. Il premio della sincerità in Paragone, IV, nº 48, dicembre 1953, pp. 102-104. Poi in Opinioni, Milano, Il Saggiatore, 1961, pp. 156-159.
  • Rino Dal Sasso, Uno sguardo alla narrativa di oggi in Rinascita, dicembre 1953, pp. 687-90. * Olga Lombardi, recensione a I vecchi compagni, «Il Ponte», IX, 12, dicembre 1953,, p. 1726.
  • Enrico Falqui, Un nuovo narratore in Il Tempo, 18 gennaio 1954. Poi come I Vecchi compagni" e "Il taglio nel bosco" in Novecento Letterario, VI, Firenze, Vallecchi, 1961, pp. 277-282.
  • Eugenio Montale, Cassola in Corriere della sera, 9 febbraio 1954. Ora in Il secondo mestiere. Prose.
  • Giuseppe Bertolucci, Recensione a 'Il taglio del bosco in Avanti!, 13 febbraio 1953.
  • Ferdinando Giannesi, Recensione a 'I vecchi compagni' in La Rassegna, marzo 1954.
  • Giuseppe De Robertis, I vecchi compagni di Cassola in Il Nuovo Corriere, 1º aprile 1954.
  • Renzo Frattarolo, Con Cassola nel bosco in Idea, 18 aprile 1954.
  • Niccolò Gallo, racconti di Cassola in Il Contemporaneo, 8 maggio 1954, p. 11. Poi in Ottavio Cecchi, Cesare Garboli e Gian Carlo Roscioni (a cura di), Scritti letterari di Niccolò Gallo, Milano, Il Polifilo, 1975.
  • Ormanno Foraboschi, Carlo Cassola in Linea grafica, maggio 1954, pp. 161-2.
  • Mario Colombi Guidotti, Recensione a 'Il taglio del bosco' in Nuova Corrente, giugno 1954, pp. 76-78.
  • Niccolò Gallo, Quattro narratori in Società, 3 giugno 1954, pp. 472-474. Poi in Scritti letterari di Niccolò Gallo, pp. 96-8.
  • Carlo Salinari, Romanzi al buio in Il Contemporaneo, 3 luglio 1954, p. 2.
  • Giorgio Bassani, Recensione a 'Il taglio del bosco' in Lo spettatore italiano, VII, nº 7, luglio 1954, pp. 352-4. Ripubblicato come La verità sul caso Cassola in Le parole preparate e altri scritti di letteratura, Torino, Einaudi, 1966, pp. 157-161.
  • (DE) Pietro Citati, Literatur Und Kunst, D'Arzo und Cassola in Neue Zǚrcher Zeitung, 8 agosto 1954.
  • Umberto Olobardi, Recensione a 'Il taglio del bosco' in Il Ponte, XI, nº 2, febbraio 1955, pp. 257-261.
  • Leone Piccioni, Il vero spirito della Resistenza in Il Popolo, 26 aprile 1955.
  • Laura Ingrao, I vecchi compagni in Noi donne, 25 settembre 1955.
  • Giacinto Spagnoletti, Lettura di Cassola in La chimera, II, nº 15, settembre 1955, pp. 3-4. citato in Cassola ieri e oggi in Scrittori di un secolo, II, Milano, Marzorati, 1974, pp. 856-66.
  • Enrico Falqui, Con Cassola tra i boschi in La Fiera letteraria, 2 ottobre 1955, p. 52.
  • Carlo Bo, Romanzi o racconti?. Spesso meglio i racconti in L'Europeo, 23 ottobre 1955, pp. 1-2.
  • Tommaso Fiore, Il mondo narrativo di Carlo Cassola in Il Lavoro Nuovo, 4 novembre 1955.
  • Giuseppe De Robertis, I racconti di Cassola in Il Nuovo Corriere, 8 dicembre 1955. Poi in Altro Novecento, pp. 526-9.
  • Ferdinando Giannesi, I «Gettoni di Vittorini» in Il Ponte, XI, nº 12, dicembre 1955, pp. 2053-2065.
  • Italo Calvino, Risposta all'inchiesta de «Il Caffè» in Il Caffè, IV, 1º gennaio 1956, pp. 16-7. Poi in Questionario 1956 in Eremita a Parigi. Pagine autobiografiche, Milano, Mondadori, 1994, pp. 17-22.
  • Vico Faggi, La sincerità di Cassola in Il Giornale di Brescia, 7 febbraio 1956.
  • Bruno Sereni, Il piacere di leggere in La parola del popolo, gennaio-febbraio 1956, pp. 60-61.
  • Giorgio Bassani, Cassola in Paragone, VII, 4 febbraio 1956, pp. 73-5. Poi col titolo La verità sul caso Cassola in Le parole preparate, Torino, Einaudi, 1966, pp. 157-74.
  • Eugenio Montale, Cassola in Corriere della Sera, 2 novembre 1956. Ora in Il secondo mestiere. Prose, pp. 1993-1996.
  • Vittorio Vettori, Cassola in Il Tirreno, 6 novembre 1956.
  • Carlo Salinari, Quasi un romanzo in Il Contemporaneo, 17 novembre 1956.
  • Leone Piccioni, Traduzione letteraria e idee correnti, Milano, Fabbri, 1956, pp. 133-134 e 154-5.
  • Leone Piccioni, Paesaggio di Cassola in Il Popolo, 1º novembre 1957, p. 4.
  • Pietro Citati, La realtà di Cassola in Il Punto, 7 settembre 1957, p. 15.
  • Michele Tondo, Cassola in La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 ottobre 1957.
  • Giuseppe De Robertis, I giovani di Cassola in Il Tempo, 7 novembre 1957, pp. 73 e 87.
  • Angelo Paoluzi, La narrativa della Resistenza in Galleria, nº 6, novembre-dicembre 1957, pp. 249-276.
  • Francesco Squarcia, Cassola in Paragone, IX, nº 98, febbraio 1958, p. 4.
  • Alfonso Gatto, Un libro di Carlo Cassola. Il soldato in Giornale del Mattino, 13 maggio 1958.
  • Leone Piccioni, Il soldato di Cassola in Il Popolo, 18 maggio 1958, p. 4.
  • Ferdinando Virdia, Un nuovo Cassola nel breve romanzo «Il soldato» in La fiera Letteraria, 18 maggio 1958, p. 1.
  • Carlo Salinari, Umanità di Cassola in Vie Nuove, 24 maggio 1958, p. 32.
  • Aldo Camerino, Un soldato e una zitella nei racconti di Carlo Cassola in Il Gazzettino, 21 giugno 1958.
  • Piero Dallamano, «Il soldato» di Cassola in Paese sera, 21-22 giugno 1958.
  • Eugenio Montale, Cassola in Corriere della Sera, 2 luglio 1958. Ora in Il secondo mestiere. Prose, pp. 2145-2147.
  • Giacomo Debenedetti, «Il soldato» di Cassola in La Sera, 10 luglio 1958, p. 17.
  • Giuseppe De Robertis, Il cammin lungo di Cassola in La Nazione italiana, 24 luglio 1958.
  • Marco Forti, Narrativa (L'ultimo Cassola) in Questioni, VI, 3-4, agosto 1958, pp. 53-6. Poi in Prosatori e narratori del Novecento italiano, pp. 417-422.
  • Leone Piccioni, I miti della parola. Due ristampe in Il Popolo, 20 settembre 1958.
  • Giorgio Bàrberi Squarotti, Cassola o i fondamenti del romanzo futuro in Palatina, 7 luglio-settembre 1958, pp. 74-81. Poi in Poesia e narrativa del secondo Novecento, Milano, Mursia, 1961, pp. 202-211.
  • Luigi Baldacci, Fausto e Anna in Giornale del Mattino, 4 ottobre 1958.
  • Maria Bellonci, Domenica 9 (rubrica 'Piccolo Diario') in Il Punto, 15 novembre 1958, p. 11.
  • Rossana Esposito, Come leggere «La ragazza di Bube» di Carlo Cassola, Ugo Mursia Editore, 1990.
  • Giuliano Manacorda, Invito alla lettura di Carlo Cassola, Ugo Mursia Editore, 1991.
  • Vittorio Spinazzola, Il realismo esistenziale di Carlo Cassola, Mucchi, 1993.
  • Andrea Ciappi, Volti e paesaggi di Cassola. La ferrovia locale, Ibiskos Editrice Risolo, 2004.
  • Gianni Bernardini, Narrativa e ragione rivoluzionaria. La filosofia pacifista di Carlo Cassola, Plus, 2007.
  • Jole Soldateschi, Il tragico quotidiano. Papini, Palazzeschi, Cassola, Bianciardi, Mauro Pagliai Editore, 2011.
  • Silvano Tartarini, Carlo Cassola: la letteratura dell'infinito e il suo sbocco antimilitarista, Plus, 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 91289536 LCCN: n79021125 SBN: IT\ICCU\CFIV\001372