Natalia Ginzburg

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on. Natalia Levi Ginzburg
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Natalia Levi Ginzburg
Luogo nascita Palermo
Data nascita 14 luglio 1916
Luogo morte Roma
Data morte 7 ottobre 1991
Professione scrittrice
Partito Partito Comunista Italiano
Legislatura IX
Gruppo PCI
Pagina istituzionale
Natalia Ginzburg in compagnia di Sandro Pertini.

Natalía Ginzburg, nata Levi (Palermo, 14 luglio 1916Roma, 7 ottobre 1991), è stata una scrittrice italiana, figura di primo piano della letteratura italiana del Novecento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Natalia Levi nasce il 14 luglio del 1916 a Palermo figlia di Giuseppe Levi, illustre scienziato triestino di origine ebraica, e da Lidia Tanzi, milanese di religione cattolica. Il padre è professore universitario antifascista e insieme ai tre fratelli di lei sarà imprigionato e processato con l'accusa di antifascismo.

Formazione e attività letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Natalia trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Torino, in stato di emarginazione e trova presto conforto nella scrittura.

Esordisce nel 1933 con il suo primo racconto, I bambini, pubblicato dalla rivista "Solaria" e nel 1938 sposa Leone Ginzburg col cui cognome firmerà in seguito tutte le proprie opere. Dalla loro unione nacquero due figli e una figlia: Carlo (Torino, 15 aprile 1939), che diverrà un noto storico e saggista, Andrea (Torino, 9 aprile 1940) e Alessandra (Pizzoli, 20 marzo 1943). In quegli anni stringe legami con i maggiori rappresentanti dell'antifascismo torinese e in particolare con gli intellettuali della casa editrice Einaudi della quale il marito, docente universitario di letteratura russa, era collaboratore dal 1933.

Nel 1940 segue il marito, che era stato mandato al confino per motivi politici e razziali, a Pizzoli in Abruzzo dove rimane fino al 1943.

Nel 1942 scrive e pubblica, con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte, il suo primo romanzo intitolato La strada che va in città che verrà ristampato nel 1945 con il nome dell'autrice.

In seguito alla morte del marito, torturato e ucciso nel febbraio del 1944 nel carcere romano di Regina Coeli, nell'ottobre dello stesso anno Natalia giunge a Roma, da poco liberata, e si impiega presso la sede capitolina della casa editrice Einaudi. Nell'autunno del 1945 si ristabilisce a Torino, dove nel frattempo sono rientrati anche i suoi genitori, i due figli e la figlia, che durante i mesi dell'occupazione tedesca si erano rifugiati in Toscana.

Nel 1947 esce il suo secondo romanzo È stato così che vince il premio letterario "Tempo".

Nel 1950 sposa l'anglista Gabriele Baldini, docente di letteratura inglese e direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Londra, con il quale concepirà la figlia Susanna (4 settembre 19542002) e Antonio (6 gennaio 1959 – 3 marzo 1960), entrambi portatori di handicap. Inizia per Natalia un periodo ricco per la produzione letteraria che si rivela prevalentemente orientata sui temi della memoria e dell'indagine psicologica. Nel 1952 pubblica Tutti i nostri ieri; nel 1957 il volume di racconti lunghi, Valentino, che vince il premio Viareggio e il romanzo Sagittario; nel 1961 Le voci della sera che, insieme al romanzo d'esordio, verrà successivamente raccolto nel 1964 nel volume Cinque romanzi brevi.

Nel 1962 esce la raccolta di saggi Le piccole virtù e nel 1963 vince il premio Strega con Lessico famigliare che viene accolto da un forte consenso di critica e di pubblico.

Negli anni settanta nella narrativa seguono i volumi Mai devi domandarmi del 1970 e Vita immaginaria del 1974. Durante questi anni è collaboratrice assidua del Corriere della sera, che pubblica numerosi suoi elzeviri su argomenti di critica letteraria, cultura teatro e spettacolo, tra questi la sua lettura critica, con uno sguardo femminile, al film Sussurri e grida[1] ottiene un forte riscontro nella critica letteraria e culturale nazionale divenendo un punto di riferimento per la critica bergmaniana[2]

Nella successiva produzione la scrittrice, che si era rivelata anche fine traduttrice con La strada di Swann di Proust, ripropone in modo più approfondito i temi del microcosmo familiare con il romanzo Caro Michele del 1973, il racconto Famiglia del 1977, il romanzo epistolare La città e la casa del 1984 oltre La famiglia Manzoni, nel 1983, visto in una prospettiva saggistica.

Natalia Ginzburg si rivela inoltre autrice di commedie tra le quali, Ti ho sposato per allegria del 1965, e Paese di mare nel 1972.

Gli anni dell'attivismo politico[modifica | modifica wikitesto]

È il 1969 che costituisce un punto di svolta nella sua vita, quando la scrittrice ha 53 anni: muore il secondo marito e mentre in Italia, con la Strage di piazza Fontana, inizia il periodo della strategia della tensione, la scrittrice aumenta il proprio impegno politico, dedicandosi sempre più attivamente alla vita politica e culturale del Paese[3], in sintonia con la maggioranza degli intellettuali italiani militanti, orientati verso posizioni politiche di sinistra.

Nel 1971 sottoscrive, assieme a numerosi intellettuali, scrittori, scrittrici, artisti, registi[4] la lettera aperta a L'espresso sul caso Pinelli[5], documento attraverso cui, in merito alla morte di Giuseppe Pinelli, venivano denunciate le presunte responsabilità dei funzionari di polizia della questura di Milano (in particolare in riferimento al commissario Luigi Calabresi). Tale sottoscrizione verrà più volte ricordata sulla stampa in seguito al matrimonio di sua nipote Caterina con Mario Calabresi, figlio del commissario. Nello stesso anno si unisce a chi sottoscrive una autodenuncia di solidarietà verso giornalisti di Lotta Continua accusati di istigazione alla violenza[6].

Nel 1976 partecipa alla campagna innocentista in favore di Fabrizio Panzieri e Alvaro Lojacono[7], i due militanti di Potere Operaio che saranno poi condannati per i reati a loro imputati (tra cui l'omicidio di Miki Mantakas).

Nel 1983 viene eletta nelle liste del Partito Comunista Italiano al Parlamento.

Il 25 marzo 1988 scrive un articolo, diventato ormai famoso, sull'Unità dal titolo: Non togliete quel crocifisso: è il segno del dolore umano[8] difendendo la presenza del simbolo religioso nelle scuole e opponendosi alle contestazioni dilaganti in quegli anni.

Muore a Roma nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 1991. È sepolta al Cimitero del Verano di Roma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Corriere della sera 28 ottobre 1973.
  2. ^ Cfr. p. 183 di Maria Rizzarelli, "Gli arabeschi della memoria" CUECM, 2004.
  3. ^ Vedi: Angela M. Jeannet, Giuliana Sanguinetti Katz "Natalia Ginzburg: a voice of the twentieth century University of Toronto Press, 2000.
  4. ^ Cfr. pag. 80: Paolo Franchi, Ugo Intini "Le parole di piombo: Walter Tobagi, la sinistra e gli anni del terrorismo"Mondoperaio, 2005.
  5. ^ Gigi Riva, Mio padre Calabresi, l'Espresso, 8 maggio 2007. URL consultato il 25 novembre 2011.
  6. ^ Gemma Capra, Mio Marito il commissario Calabresi, ed. Paoline, Milano, 1990.
  7. ^ Alain Charbonnier, Quando uccidere era "giustizia proletaria" editoriale su Gnosis, n.2/2010, Agenzia informazioni e sicurezza interna della Repubblica.
  8. ^ "Non togliete quel crocefisso", su L'Eco di Bergamo.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • La strada che va in città (1942), uscito con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte, poi con introduzione di Cesare Garboli, ed. Einaudi 2007
  • È stato così (1947), romanzo breve, Einaudi 2001
  • Tutti i nostri ieri (1952), romanzo, Einaudi 2007
  • Valentino (1957), romanzo breve, ristampato con Sagittario e La madre in un unico volume Einaudi, 2002
  • Sagittario (1957), romanzo breve
  • Le voci della sera (1961), romanzo breve, con introduzione di Italo Calvino nell'ed. Einaudi 2007
  • Le piccole virtù (1962), saggio, a cura di Domenico Scarpa, Einaudi 2005
  • Lessico famigliare (1963), romanzo, Einaudi 2005
  • Ti ho sposato per allegria e altre commedie (1968), contiene:
    • Ti ho sposato per allegria (luglio 1965)
    • L'inserzione (novembre 1965)
    • Fragola e panna (ottobre 1966)
    • La segretaria (aprile 1967)
  • Mai devi domandarmi (1970), saggi brevi, Einaudi 2007
  • Caro Michele (1973), romanzo, Einaudi 2006
  • Paese di mare e altre commedie (1973), contiene:
    • Dialogo (maggio 1970)
    • Paese di mare (giugno 1968)
    • La porta sbagliata (dicembre 1968)
    • La parrucca (gennaio 1971)
  • Vita immaginaria (1974), articoli dalla "Stampa" e dal "Corriere della sera" 1969-1974, con un inedito
  • Famiglia (1977), due storie, Einaudi 1995
  • La famiglia Manzoni (1983), biografia letteraria, Einaudi 2005
  • La città e la casa (1984), romanzo, Einaudi 2006
  • Opere, volume 1 (1986), prefazione di Cesare Garboli, "Meridiani" Mondadori (contiene La strada che va in città - È stato così - Velentino - Sagittario - Le voci della sera - Le piccole virtù - Lessico famigliare e alcune commedie)
  • Opere, volume 2 (1987), ed. "Meridiani" Mondadori (contiene: Mai devi domandarmi - Paese di mare - Caro Michele - Vita immaginaria - Famiglia - La famiglia Manzoni - La città e la casa e scritti sparsi)
  • Serena Cruz o la vera giustizia (1990), saggio, Einaudi, ISBN 88-06-11749-1
  • Teatro (1990), contiene i testi di Paese di mare e altre commedie preceduto da
    • L'intervista (novembre 1965)
    • La poltrona (aprile 1985)
  • È difficile parlare di sé, conversazione a più voci con Marino Sinibaldi, a cura di Cesare Garboli e Lisa Ginzburg, Einaudi 1999
  • Non possiamo saperlo. Saggi 1973-1990, a cura di Domenico Scarpa, Einaudi 2001.
  • Tutto il teatro (2005), a cura di Domenico Scarpa, contiene i testi di Ti ho sposato per allegria e altre commedie e Teatro seguiti da
    • Il cormorano (1991)
  • Cinque romanzi brevi e altri racconti (2005), introduzione di Cesare Garboli, Einaudi (contiene: La strada che va in città - È stato così - Valentino - Sagittario - Le voci della sera e i racconti: Un'assenza - Casa al mare - Mio marito - La madre - Estate)
  • Lettere a Ludovica (con Cesare Pavese e Felice Balbo), a cura di Carlo Ginzburg, ed. Archinto 2008, lettere a Ludovica Nagel.

Bibliografia

  • Maja Pflug, Natalia Ginzburg. Una biografia (1999), traduzione di Barbara Griffini, Roma: La tartaruga, 2004 ISBN 978-88-7738-411-9
  • Nadia Castronuovo, Natalia Ginzburg. Jewishness as Moral Identity (2010), Troubador Publishing, 2010 ISBN 978-1-84876-396-8
  • Franco La Magna, Lo schermo trema. Letteratura siciliana e cinema, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2010, ISBN 978-88-7351-353-7

Le sue opere e il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Dalla commedia Ti ho sposato per allegria (1967) Luciano Salce ha tratto un film con Giorgio Albertazzi, Monica Vitti, Maria Grazia Buccella e Italia Marchesini.

Da Teresa, invece, adattata da Michel Arnaud, il regista francese Gérard Vergez nel 1970 ha tratto un film con Suzanne Flon e Anne Doat.

Dalla novella Caro Michele adattata da Suso Cecchi D'Amico e Tonino Guerra, invece, Mario Monicelli ha tratto un ottimo film nel 1976 in cui recitavano Mariangela Melato, Delphine Seyrig e Aurore Clément; lo scrittore Alfonso Gatto vi aveva la parte del padre di Michele.

Recenti sono i film La mère (1995) della francese Caroline Bottaro e Las voces de la noche (2003) di Salvador García Ruiz.

Prosa teatrale[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Ha recitato nel film di Pier Paolo Pasolini Il Vangelo secondo Matteo (1964) nei panni di Maria di Betania.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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