Lanciano

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Lanciano
comune
Lanciano – Stemma Lanciano – Bandiera
Lanciano – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
Sindaco Mario Pupillo (PD) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 42°13′52.36″N 14°23′25.7″E / 42.231211°N 14.390472°E42.231211; 14.390472 (Lanciano)Coordinate: 42°13′52.36″N 14°23′25.7″E / 42.231211°N 14.390472°E42.231211; 14.390472 (Lanciano)
Altitudine 275 m s.l.m.
Superficie 66,12 km²
Abitanti 35 677[1] (31/12/2013)
Densità 539,58 ab./km²
Frazioni Camicie, Colle Campitelli, Colle Pizzuto, Costa di Chieti, Follani, Fontanelle, Gaeta, Iconicella, Madonna del Carmine, Marcianese, Nasuti, Re di Coppe, Rizzacorno, Sabbioni, San Iorio, San Nicolino, Santa Croce, Santa Giusta, Santa Liberata, Santa Maria dei Mesi, Sant'Amato, Sant'Egidio, Sant'Onofrio, Serre, Serroni, Spaccarelli, Torre Marino, Torre Sansone, Villa Andreoli, Villa Carminello, Villa Elce, Villa Martelli, Villa Pasquini, Villa Stanazzo
Comuni confinanti Atessa, Castel Frentano, Fossacesia, Frisa, Mozzagrogna, Orsogna, Paglieta, Poggiofiorito, Rocca San Giovanni, San Vito Chietino, Sant'Eusanio del Sangro, Treglio
Altre informazioni
Cod. postale 66034
Prefisso 0872
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 069046
Cod. catastale E435
Targa CH
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti Lancianesi
Patrono Madonna del Ponte
Giorno festivo 16 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lanciano
Posizione del comune di Lanciano all'interno della provincia di Chieti
Posizione del comune di Lanciano all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Lanciano (Anxanum in latino, Langiànë in lancianese[2]) è un comune italiano di 35.677 abitanti[3], della provincia di Chieti in Abruzzo. È l'8º comune più popolato della regione.

Insignito con la medaglia d'oro al valor militare, Lanciano è il centro più importante del Comprensorio Sangro-Aventino, dopo esser stata nell'antichità già capoluogo della Frentania. La città è uno dei maggiori poli turistici d'Abruzzo, richiamando turisti e pellegrini da ogni parte d'Italia e del mondo, soprattutto per il santuario del Miracolo Eucaristico, teatro del primo miracolo eucaristico della storia.

Lanciano può inoltre vantare il polo fieristico più importante della regione, che occupa una vasta area nella periferia della città. Ogni anno ospita importanti esposizioni e rassegne, risconociute anche a livello nazionale. La più importante è la Fiera Nazionale dell'Agricoltura, che nel 2015 giungerà alla sua cinquantaquattresima edizione, e che ogni anno richiama oltre 40.000 presenze.[4]

Secondo studi statistici la sua area metropolitana interessa dai 50.000 ai 100.000 abitanti, ed ha una densità compresa tra i 350 e 500 ab./km².[5]

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il territorio del comune di Lanciano si estende per 66 km² nella fascia collinare che dalle pendici della Majella digrada verso il mare. Esso è composto prevalentemente da colline, ma comprende anche un'importante parte pianeggiante nella val di Sangro. La sua altimetria varia dai 33 m s.l.m., in contrada Serre vicino al fiume Sangro, fino ai 410 m, che si raggiungono nella frazione San Nicolino al confine con Castel Frentano. Il centro cittadino è situato a 265 m s.l.m. (misurati in Piazza del Plebiscito, davanti al Municipio).

La parte più antica di Lanciano si è sviluppata su tre colli piuttosto erti. Subito a nord di questi si trova la valle del Feltrino, ampia e profonda, che tuttora rappresenta il confine settentrionale dell'abitato. A sud, invece, una stretta vallata (oggi parzialmente interrata) separa il centro storico dall'area pianeggiante, su cui è stato edificata la parte moderna della città nel primo Novecento. Nel secondo dopoguerra la crescita dell'abitato si è mossa verso est (Via del Mare) e verso ovest (Viale Cappuccini), lungo il vecchio tracciato della SS84.Negli anni 80 è nato il quartiere Santa Rita(ex 167)che con i suoi oltre 8.000 abitanti è il quartiere più popoloso della città che continua la sua crescita demografica nonostante il calo di residenti della città stessa.Numerosi cantieri attuali e futuri fanno di Santa Rita una città nella città. Le attuali direttrici di espansione seguono le vie di comunicazione più importanti per l'accesso alla città: la SP ex-SS524 (verso Fossacesia), la SP82 (verso San Vito e la A14) e la SP ex-SS84 (verso l'entroterra e verso il mare).

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Lanciano.

Temperatura media di gennaio: +4 °C; Temperatura media di luglio: +25 °C. La neve cade tutti gli anni mediamente 2-3 volte, in qualche caso anche nel tardo autunno o ad inizio primavera; d'estate, specie in luglio ed agosto, non sono infrequenti i giorni di afa.

Storia[6][7][8][9][modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Lanciano.

Età antica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Anxanum.

Le origini di Lanciano affondano nel mito. La tradizione vuole che sia stata fondata nel 1179 a.C. da Solima, profugo troiano approdato in Italia insieme ad Enea, un anno dopo la distruzione della stessa Troia nel 1180 a.C., col nome di Anxanon o Anxia (dal nome di un compagno morto in guerra; in greco Ανξανον, Ανξια). Al di là dell'epica, la datazione potrebbe essere verosimile: infatti, alcuni ritrovamenti archeologici dimostrerebbero che il sito di Lanciano è stato abitato con continuità dal XII secolo a.C. Nei dintorni, inoltre, sono state rinvenute tracce di insediamenti neolitici fin dal V millennio a.C.

Ponte Diocleziano

Secondo le notizie di alcuni storici romani (Varrone, Livio e Plinio il Vecchio), in seguito Anxanon fu capitale del popolo Frentano, gente di stirpe sannitica che occupò l'area costiera tra il Pescara ed il Fortore a partire dal V secolo a.C. In quest'epoca, probabilmente, la città subì l'influsso culturale dei Greci, che allora controllavano i traffici commerciali sulla sponda occidentale dell'Adriatico. Tra il IV secolo a.C. ed il III secolo a.C. i Frentani presero parte alle prime due guerre sannitiche, accettando di diventare federati dei Romani dopo la sconfitta subita nel 304 a.C. A differenza delle altre popolazioni di ceppo sannita, rimasero fedeli a Roma durante le guerre puniche. Nella guerra sociale del 90 a.C., invece, furono tra i fautori della Lega Italica. Al termine di questo conflitto i Frentani beneficiarono dell'estensione della cittadinanza romana a tutti i popoli italici; la città fu ordinata in seno alla Repubblica Romana come municipium (status testimoniato da una lapide attualmente conservata nel Palazzo Comunale). In quest'epoca dovette subire la romanizzazione del nome, da Anxanon in Anxanum. Alcuni decenni dopo, con la riorganizzazione amministrativa dell'Italia voluta da Augusto, la città fu ascritta alla tribù Arniense, all'interno della Regio IV. In quest'epoca dovette conoscere una buona prosperità grazie alle sue fiere, dette nundinae.

Fin dall'età antica la città ha dovuto la sua prosperità al commercio. Questa vocazione le deriva da una collocazione "strategica": è a pochi chilometri dal mare ma è in collina, quindi meglio difendibile; inoltre, è vicino ad un'antichissima rotta commerciale che collegava la Puglia all'Italia settentrionale già in età preromana. Questo tracciato, probabilmente legato al tratturo L'Aquila-Foggia per la transumanza delle greggi, in epoca romana divenne una strada (forse la via Traiana) che partiva da Hostia Aterni (l'attuale Pescara) ed arrivava fino in Puglia passando per Ortona, Anxanum e Histonium (Vasto).

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Con il crollo dell'Impero Romano, Lanciano subì saccheggi dai Goti. In seguito, con l'invasione dell'Italia da parte dei Longobardi, fu conquistata e rasa al suolo (probabilmente nel 571). I nuovi dominatori costruirono un castello sul colle Erminio, intorno al quale cominciò a ricostituirsi un nucleo abitativo. Da questo trarrà origine il più antico quartiere medioevale, chiamato Lancianovecchia. Nel 2006 scavi archeologici hanno riportato alla luce alcune vestigia della città romana, tra cui il decumano, che passava proprio sopra il colle Erminio: ciò mostra che tra la città antica e quella medioevale c'è stata una sostanziale continuità.

Torri Montanare

Lanciano rimase fedele ai Longobardi nelle guerre che li opposero ai Bizantini, ma dovette subire la conquista di questi ultimi nel 610. Sotto i Bizantini la città fu aggregata al ducato di Chieti). Questa nuova dominazione consentì alla città di riprendere i propri traffici commerciali.

Sul finire dell'VIII secolo Lanciano fu conquistata dai Franchi, i quali l'aggregarono al ducato di Spoleto e, poi, a quello di Benevento. Pur facendo parte di questi ducati, la città era stata ordinata come gastaldato, cioè come città governata da un funzionario nominato direttamente dal re e non soggetta a nessun feudatario.

Nel 1060 fu annessa dai Normanni all'istituendo Regno di Sicilia (che diverrà Regno di Napoli nel 1372). Di fatto, Lanciano seguì le vicende politiche e dinastiche di questo regno fino all'Unità d'Italia. Estinta che fu la dinastia Normanna, vide il susseguirsi delle dominazioni degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi.

Superati gli anni bui, Lanciano prosperò grazie al rifiorire delle sue fiere (una in maggio ed una in settembre), tanto da diventare, nel Trecento, il più grande centro abitato d'Abruzzo (6500 abitanti nel 1340). L'incremento demografico si accompagnò all'espansione urbanistica del centro urbano: nel corso dell'XI secolo fu edificato il quartiere di Civitanova; pochi decenni dopo vi fu la sistemazione degli altri due quartieri storici, il Borgo e la Sacca, mentre il centro politico e commerciale della città si spostò definitivamente nella Corte Anteana (l'attuale Piazza del Plebiscito). Sul finire del XII secolo fu ultimata la nuova cinta muraria, dotata di nove porte (solo una delle quali è sopravvissuta fino ad oggi: Porta San Biagio), e la struttura urbana di Lanciano arrivò ad essere quella tuttora visibile nel centro storico.

La sua importanza come emporio fu riconosciuta conferendole lo status di università demaniale, cioè di città non sottoposta a nessun feudatario, ma amministrata direttamente dal re. Questo privilegio le fu accordato nel 1212 dall'imperatore Federico II di Svevia e fu confermato e reso perpetuo nel 1259 da Manfredi, re di Napoli. Ad esso si accompagnava l'esenzione delle merci da dazi e dogane ed il diritto di eleggere, oltre agli amministratori ordinari, un magistrato, detto Mastrogiurato, che durante le fiere deteneva i poteri normalmente in mano al Giudice Regio.

È interessante osservare che lo status di gastaldato e, poi, quello di università demaniale sono, molto probabilmente, la diretta continuazione dell'ordinamento municipale di epoca romana. Ciò testimonia che questa città, pur non essendo mai stata un libero comune, godette fin da tempi remoti e per molti secoli di ampia autonomia amministrativa e commerciale.

Nelle numerose contese tra feudatari e regnanti che segnarono l'età medioevale, Lanciano si schierò quasi sempre con i regnanti, ricavandone benefici di natura economica e territoriale. Una rivalità particolare si instaurò con la vicina città di Ortona, che era il porto preferenziale per l'afflusso delle merci alle fiere, a causa dei dazi che questa città imponeva sulle merci che vi transitavano. Sul finire del XIV secolo Lanciano ottenne dall'Abbazia di San Giovanni in Venere la concessione per costruire un porto a San Vito: ciò fu motivo di nuove guerre con gli ortonesi, composte solo dalla mediazione di San Giovanni da Capestrano nel 1427. Nel 1441 re Alfonso V d'Aragona ripagò l'appoggio avuto contro gli Angioini, concedendo a Lanciano il diritto di battere moneta mediante l'istituzione di una Zecca. In quest'epoca la città arrivò a possedere più di 40 feudi.

Fin dal Medioevo, a Lanciano sorsero molte industrie: in primo luogo, fabbriche di tele finissime e di stoffe di lana e seriche. Nel XV secolo si affermarono molte altre produzioni: le ceramiche, la fabbricazione degli aghi, l'oreficeria e l'industria del ferro, dei bronzi, dei cuoi e delle pelli. Un riconoscimento dell'importanza raggiunta fu l'istituzione, nel 1515, di una diocesi distinta da quella di Chieti, poi elevata ad arcidiocesi nel 1562.

Nel periodo medioevale il nome della città si è evoluto dal latino Anxanum fino alla forma attuale, passando per le forme intermedie Anxano (probabilmente già in epoca tardo-imperiale, a causa della caduta della "m" finale dell'accusativo nel parlato) ed Anciano o Anzano (per semplificazione della pronuncia). La "L" iniziale è dovuta all'assorbimento dell'articolo determinativo nel nome, come nel caso de L'Aquila. Ciò è testimoniato anche dal dialetto, in cui la "L" è sentita come un articolo e declinata separatamente dal nome (L'Anciane, Quest'Anciane).

Fontana di Civitanova

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Nel 1520 la corona di Napoli fu aggregata a quella di Spagna dall'imperatore Carlo V d'Asburgo. Questi combatté numerose guerre con Francesco I, re di Francia, per il predominio sull'Italia, uscendone infine vincitore nel 1544 (pace di Crepy). Lanciano si schierò con Francesco I: per questo, il nuovo sovrano la punì sottraendole molti dei suoi feudi. A quest'epoca si può ascrivere l'inizio di una fase di declino per l'economia lancianese. Una prima causa di ciò va ricercata nel nuovo assetto politico, con un viceré spagnolo sul trono di Napoli. Quella che è ricordata come una cattiva amministrazione ebbe i suoi effetti anche su Lanciano, che, nel suo piccolo, si impoverì a causa dell'incapacità amministrativa dei Capitani del Popolo spagnoli e dei forti tributi imposti. Contemporaneamente, la città risentì di un fenomeno geopolitico su scala mondiale: dopo la scoperta dell'America, i grandi traffici commerciali cominciarono a spostarsi dal Mar Mediterraneo all'Atlantico. L'Italia peninsulare venne così a perdere il suo ruolo centrale nei commerci e subì una progressiva decadenza. Il regno di Napoli, persa la sua autonomia, si ridusse ad una pedina di scambio nelle contese tra le grandi potenze europee. A causa della sua posizione di frontiera, l'Abruzzo soffrì particolarmente per queste contese, che videro opposti spagnoli e francesi per tutti il XVI ed il XVII secolo e sfociarono nella guerra aperta tra spagnoli ed austriaci all'inizio del XVIII secolo.

La basilica di Lanciano, collegata al Ponte Diocleziano, in Piazza Plebiscito

Il momento peggiore fu nel 1640: Lanciano perse i suoi privilegi di città demaniale, fu creata baronia e fu venduta al duca Castro di Pallavicini dal viceré di Napoli, Medina las Torres, senza l'assenso del re. Nel 1646, poi, venne ceduta al marchese d'Avalos del Vasto. Il vassallaggio durò più di un secolo e portò un notevole impoverimento della città, vessata dai nuovi padroni. Le sue fiere, per di più, dal 1718 subirono la concorrenza diretta del nuovo mercato franco di Senigallia. Nonostante le numerose ribellioni, Lanciano riacquistò la sua libertà solo nel 1778, dopo l'ascesa al trono di Napoli dei Borbone.

Dall'Ottocento ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Nell'Ottocento la città partecipò attivamente ai moti risorgimentali, a partire dalla Repubblica Partenopea del 1799 fino ad una serie di sollevazioni nel 1848, 1849 e 1853. Questi episodi le valsero la qualifica di città fellone da parte della polizia borbonica. Nel 1860 votò l'adesione all'Italia unita. Anche in questi anni, seppur con fasi alterne, continuò lo sviluppo della sua economia basata su commerci, artigianato, piccola imprenditoria. All'inizio del Novecento arrivò a contare 18000 abitanti.

Nella storia del Novecento di Lanciano, una pagina molto importante è quella della partecipazione alla Resistenza. Subito dopo l'occupazione nazista, tra il 5 ed il 6 ottobre 1943, alcuni gruppi di giovani lancianesi presero le armi contro gli invasori e li impegnarono in due giorni di combattimenti (la rivolta dei martiri ottobrini). Alla fine dell'insurrezione avevano perso la vita 11 ragazzi. Altri 12 civili sono stati uccisi nelle rappresaglie dai nazisti. Questo episodio segnò l'inizio della partecipazione attiva di tutta la cittadinanza alla Resistenza, motivo per il quale Lanciano è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valore Militare dal presidente Einaudi nel 1952, è quindi tra le Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione.[10]

Simboli e onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Forte città dell'Abruzzo, di nobili tradizioni patriottiche e guerriere, insofferente di servaggio, reagiva ai soprusi della soldataglia tedesca con l'azione armata dei suoi figli migliori. L'intera popolazione, costretta ad assistere in piazza al martirio di un cittadino, valoroso combattente, legato ad un albero, accecato e trucidato per ammonimento ai civili, sorgeva in armi. Combattevano i cittadini per molte ore, subendo perdite ed infliggendone di ben più gravi e, per aver ragione della resistenza, il nemico doveva impegnare numerosi battaglioni, mezzi corazzati, artiglierie. Esempio di civiltà al barbaro invasore che trucidava i colpiti, gli abitanti curavano con umana pietà i nemici feriti. Sottoposta prima ad atroci rappresaglie, poi alle dure azioni di fuoco degli alleati, infine ai massicci bombardamenti dei tedeschi, la Città di Lanciano, presa nella linea del fronte, subiva radicali distruzioni mentre più di 500 abitanti perdevano la vita. Per nove mesi di dure prove la popolazione di Lanciano forniva valorosi combattenti per la lotta di liberazione, sosteneva la resistenza, dava tutta nobile esempio di patriottismo e di fierezza.»
— Lanciano, 5 ottobre 1943 - giugno 1944

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

La Basilica della Madonna del Ponte.

Basilica della Madonna del Ponte[11][modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilica della Madonna del Ponte.

La chiesa della Madonna del Ponte si chiama così perché è costruita su un ponte a tre archi (il Ponte di Diocleziano). Nel 1088, restaurando il Ponte dopo un terremoto, si ritrovò un'antica statua della Madonna col Bambino: l'evento, ritenuto miracoloso, portò a ribattezzare questa icona Madonna del Ponte e fu costruita una cappella per custodirla sul ponte stesso. Verosimilmente, la statua è un'antica icona bizantina, murata in un arco del ponte nell'VIII secolo per sottrarla agli iconoclasti.

La crescente devozione popolare portò, sul finire del XIV secolo, a costruire in luogo della cappella una chiesa che coprì interamente il ponte. Nel 1513 fu ampliato anche il ponte, costruendo l'attuale Corridoio. La chiesa visibile oggi è stata edificata tra il 1785 ed il 1788. La facciata fu iniziata nel 1800 ed è rimasta incompiuta nella parte superiore. A sinistra della chiesa sorge la Torre Campanaria, alta 37 metri, realizzata tra il 1610 ed il 1614.

La Basilica è di impianto neoclassico, anche se alcune decorazioni tradiscono residui del gusto rococò. L'interno è costituito da una sola navata, circondata da semicolonne corinzie giganti. La volta e le cupole sono affrescate. In una nicchia al centro dell'altare maggiore è situata la statua della Madonna del Ponte.

Chiesa di S. Maria Maggiore (entrata principale)

Santa Maria Maggiore[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria Maggiore (Lanciano).

È ritenuto uno dei monumenti più importanti d'Abruzzo. Costruita nel 1227 secondo i dettami dell'architettura borgognona-cistercense, nel 1540 fu ampiamente rimaneggiata secondo il gusto barocco (con l'aggiunta di due navate e di stucchi e decorazioni). Nel 1968 un restauro la riportò alla struttura originaria. Sono artisticamente notevoli la facciata, il portale principale (aggiunto nel 1317) ed il piccolo portale laterale. L'interno è stato riportato alla semplicità delle linee del gotico borgognone, con tre navate divise da colonne agili e sormontate da volte a crociera.[12]

San Francesco[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Francesco (Lanciano).

Questa chiesa fu edificata nel 1258 al posto di una precedente, risalente al VII secolo e dedicata ai Santi Legonziano e Domiziano. L'interno è stato recentemente ripulito dai rimaneggiamenti barocchi ed è tornato alla pulizia delle linee originarie. Sull'altare maggiore si possono vedere le reliquie del Miracolo Eucaristico.[13]

Ex convento di Sant'Agostino[modifica | modifica sorgente]

La facciata romanica della Chiesa di Santa Maria Maggiore

Il convento è sito in via dei Frentani, nel quartiere di Lanciano vecchia. La costruzione è di incerta collocazione storica ma il convento risulta già attivo nel 1280. Al primo ventennio del XIV secolo viene fatta risalire la costruzione del chiostro con cisterna limitrofa. Altri lavori sono eseguiti nel XV secolo quando viene sopraelevata la fabbrica originaria del romitorio. Dall'ottobre del 1625 partono i lavori di edificazione del braccio meridionale del convento, del refettorio e della ultimazione del chiostro. Quando nel 1652 viene soppresso l'ordine innocenziano che aveva fatto costruire il convento, per l'edificio si prospetta un periodo di varie fortune, fino a quando nel XIX secolo viene usato come caserma con trasformazione radicale delle sue strutture, successivamente viene adibito ad abitazione. Le varie destinazioni d'uso hanno alterato la struttura originaria. Varie tracce di umidità sono presenti in vari lati dell'edificio, particolarmente sul lato sud e sul lato est, fenomeno dovuto allo scarso drenaggio dell'acqua che sta incominciando ad erodere parte dei paramenti murari. Così pure il chiostro sembra messo a rischio dall'umidità che ha in parte scrostato l'intonaco. Il degrado da parte di stanziamenti antropici ha fatto il resto con cavi elettrici, tubi ed infissi fatiscenti non fa altro che aggravare il pessimo stato dell'edificio. Il palazzo si suddivide in tre livelli. Le facciate sono in mattoni a vista e sono austere e prive di decorazioni tranne che per le cornici marcapiano e le aperture con cornici in mattoni nei vari livelli. Nella corte interna vi sono ancora le tracce del chiostro antico, in cui vi è un pozzo a sezione quadrata.[14]

Santa Croce[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita i via dei Frentani. L'edificio risale al 1583 su volontà dell'arcivescovo Bolognini. Secondo la tradizione vi sarebbe avvenuto un miracolo. L'originaria cappella fu costruita nella casa ove nel 1273 avvenne il miracolo. La facciata consta di portale in pietra con arco. L'interno è a navata unica. Le pareti sono con edicole con decorazioni in stucco che incorniciano affreschi in parte crollati.[15] Il miracolo viene chiamato de "Lu Friacriste"[16].

Sant'Angelo della Pace o Sant'Antonio[modifica | modifica sorgente]

La Parrocchia più grande di Lanciano e il convento più grande d'Abruzzo. La chiesa è sita in Viale Sant'Antonio. È stata costruita nel 1430 nel "Prato della Fiera", nel sito della Cappella di Sant'Angelo. Nella metà del XIII secolo sono stati eseguiti dei lavori di abbellimento e di restauro della chiesa. Il convento ospita fin dall'inizio 50 frati, lo studio Generalizio della Provincia, un lanificio ed una biblioteca. Nel 1806 il governo francese soppresse il convento che fu ripristinato durante la restaurazione borbonica, ma fu soppresso di nuovo e definitivamente nel 1866 e fu venduto al comune per farne utilizzo pubblico. Il chiostro fu ricostruito dopo la seconda guerra mondiale. La facciata consta di timpano e di avancorpo porticato a cinque arcate a sesto acuto con colonne ioniche con tronco esagonale. Le campate sono a volta a crociera. La porta è con arco a sesto acuto. Il campanile è posto lateralmente. Nel retro vi sono due loggiati ai lati dell'abside. L'interno è a croce latina con abside semicircolare con transetto. La navata principale consta di un ambone con tre arcate e sette campate su lesene binate con capitelli corinzi. Tra le lesene nella seconda e nella terza campata vi sono due cappelle. Nella semicupola dell'abside vi è un mosaico. All'incrocio tra le due navate vi è una cupola. Tra le statue vi sono: San Francesco d'Assisi, Sant'Antonio da Padova e Santa Rita. Dietro l'altare vi sono le reliquie di Sant'Antonio e San Francesco. Nel refettorio vi è una tempera raffigurante San Giovanni da Capestrano realizzata dal frate Terenzio Barbone.[17]

Muro laterale e campanile di San Biagio

San Nicola di Bari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Nicola di Bari (Lanciano).

Fu costruita nel XIV secolo sui resti della Chiesa di S. Pellegrino, precedentemente distrutta in un incendio nel 1206.[18]

Sant'Agostino[modifica | modifica sorgente]

Chiesa edificata nel 1270. La facciata conserva il portale ed il rosone originali, mentre l'interno, ad una sola navata, è stato rimaneggiato in epoca barocca (XVII secolo).[19]

San Biagio[modifica | modifica sorgente]

È la chiesa più antica della città: la prima attestazione della sua esistenza risale al 1059. Di impianto romanico, è caratterizzata dalla semplicità delle decorazioni. Il campanile è di epoca successiva (1340).[20]

Santa Apollonia[modifica | modifica sorgente]

Dà nome all'omonima contrada. Chiesa distrutta nelle epoche passate: le sue mura si ricordano sino al 1915 circa. Localizzata sulla prima collina osservabile dalle Torri Montanari, verso la contrada di Sant'Amato. Per arrivarci basta scendete la collina (partendo dalle Torri Montanari), attraversare la contrada Sant'Egidio e risalire la valle sul versante opposto. Ora ne resta solo una Croce. Il sentiero, praticabile fino a qualche anno fa, è ormai abbandonato. Dista solo 1 km da Lanciano.[senza fonte]

Santo Spirito[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita in Via di Santo Spitito. Risale al XIII secolo. In un documento del 1294 si parla di indulgenza per chi visitasse l'annesso convento, indulgenze che venivano concesse da Papa Celestino V. La decadenza di questo convento fece sì che l'edificio religioso venne chiuso da papa Innocenzo X. Il campanile è del 1772. In seguito l'edificio fu utilizzato, sul finire del 1800 e fino al 1965, dalla Ditta Cocco Croce del Prof. Elvinzo Croce, allievo di Filippo Palizzi, specializzata in pavimenti a disegno in cemento, che ebbe risonanza anche oltre i confini regionali e che conquistò una medaglia d'argento alla Prima Esposizione Fiera Campionaria di Tripoli del 1927. Successivamente fu adibita a rimessa per autocarri. Attualmente è sede del Polo Museale Santo Spirito. La facciata è a capanna in mattoni con pietre cantonali in arenaria. Anche il portale è in arenaria con lunetta ad arco a sesto acuto poggiante su delle colonne poggianti su legacce. Il campanile è a vela. L'interno è ad aula unica con annesso convento.[21]

Sant'Agostino[modifica | modifica sorgente]

Il campanile e il retro della Chiesa di San Francesco del Miracolo Eucaristico

La chiesa è sita a Via dei Frentani, nel quartiere di Lanciano Vecchia. Risale al XIV-XV secolo in seguito fu trasformata però conservò le caratteristiche originarie. Nel XVII secolo fu stuccata da Girolamo Rizza e Carlo Piazzoli. Nel XX secolo risalgono le decorazioni delle volte e la costruzione di un nuovo altare in marmo. La facciata è in pietra da taglio. Il portale è entro archi gotici concentrici e colonnine tortili. Nella lunetta vi è una scultura della Madonna col Bambino. Il campanile è nello stile medievale di Lanciano. L'interno è a navata unica con cappelle laterali ed annesso convento. La navata finisce nel retablo del XVI secolo. Nell'interno, inoltre, vi sono: una croce smaltata, un reliquiario, una croce in rame dorato, delle sculture, un candelabro e un quadro del XVIII secolo.[19]

Sant'Egidio[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita ai piedi del quartiere di Civitanova, fuori delle mura antiche, sulla strada che parte da Sant'Egidio. Non si hanno notizie certe sulla sua costruzione ma sicuramente fu parzialmente ricostruita o vi furono delle aggiunte su di un preesistente edificio. Ci sono però notizie certe sulla sua esistenza nel 1300. La leggenda però vuole che nel luogo dell'attuale chiesa ci fosse la casa delle "pitonesse", sacerdotesse del tempio di Apollo, sito anticamente dove oggi c'è la chiesa di Santa Maria Maggiore e che una galleria sotterranea collegasse i due luoghi. Le facciate sono intonacate di bianco. Il tetto è a capanna con un piccolo campanile da un lato. Il portale è con tettoia in ferro battuto. L'interno è ad un'unica navata. All'interno della chiesa è presente una antica statua in pietra raffigurante il santo seduto su di un trono.[22]

Santa Giovina[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita in piazza dell'appello nel quartiere Civitanova. La chiesa è stata costruita nel XVI secolo ove era la chiesa di Santa Maria Maddalena. Il nobile D. Ricci fece dei lasciti con l'obbligo di costruire una chiesa. Fu consacrata nel 1518 ed inizialmente fu dedicata alla Madonna dei Miracoli. Fu sede di congregazioni e di corporazioni. Fu restaurata nella seconda metà del XIX secolo. La facciata è in mattoni a vista, forse incompiuta come parrebbero dimostrare delle buche pontaie rimaste aperte. La facciata, inoltre, consta di tre portali. L'interno è a croce latina con cappelle laterali. L'interno è interamente tinto di bianco e con volta a vela ed all'incrocio dei bracci vi è una volta a crociera. L'altare consta di ciborio imitante un tempietto con piccola cupola su piccole colonne. Ai lati dell'abside vi è un coro.[23]

Santa Lucia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita nel corso Roma, nel quartiere Borgo. La chiesa è stata costruita nel 1250 sui ruderi del tempio di Giunone Lucina. Forse constò di cupola, la quale fu distrutta forse nel 1627. Dopo la metà del XIX secolo fu ricostruita perché pericolante abbassandone il pavimento e con l'edificazione di pilastri che hanno inquadrato degli altari e l'orchestra dell'organo di Vincenzo Perez di Ortona. Dell'edificio duecentesco rimangono il portale ed il rosone ed alcuni resti della facciata ed altri resti. La facciata è chiusa superiormente da un timpano triangolare. Il basamento è in pietra. Il portale è ad arco a sesto acuto con lunetta a decorazioni floreali. Il rosone è a dodici colonnine ed archivolto semicircolare posto su colonnine pensili, ai lati vi sono due aperture cieche con arco ribassato. Completano la facciata delle aperture e la facciata gotici. La facciata è posta tra due pilastri. Il campanile è in mattoni con basamento in pietra. L'interno, neoclassico, è a navata unica con cappelle laterali. Le campate sono con volta a vela sorrette da colonne binate con capitelli corinzi e cornici modanate. Tra l'ultima campata e l'abside vi è una cupola, mentre nelle cappelle laterali vi sono degli altari con lesene e capitelli corinzi che sorreggono dei timpani triangolari.[24]

Del Purgatorio[modifica | modifica sorgente]

Facciata della Chiesa di San Nicola, edificio che precede l'entrata al Quartiere Sacca, uno dei quattro cantoni storici di Lanciano

La chiesa è sita in corso Roma. Risale al 1717-37. La facciata è con trabeazione e timpano. Il campanile è a pianta quadrata. La copertura è vagamente orientaleggiante. L'interno, barocco, è a navata unica.[25]

Sacro Cuore[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita nella via di Santo Spirito. Risale al 1899. Fu ristrutturata tra il 1990 ed il 1995. La facciata è in mattoni a vista, lesene angolari e timpano sovrastante. Ai lati dell'edificio religioso vi sono i dormitori delle suore, con le facciate realizzate sempre con mattoni a vista. L'interno è a navata unica con convento adiacente. L'interno, semplice, è con altare centrale, pareti dipinte e con pilastri in marmo.[26]

San Rocco[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita in Via Garibaldi, nel quartiere Sacca, presso la chiesa di San Nicola. Si suppone che sia stata costruita tra il XVIII secolo ed il XIX secolo su di una preesistente chiesa. L'edificio è in stile neoclassico. La facciata è attigua a quella di San Nicola ed è in mattoni a vista. La campata centrale è un po' aggettante. I lati della facciata constano di paraste. L'interno è a navata unica con volte a crociera ogivali.[27]

San Pietro[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita in Via dei Cappuccini. Fu costruita nella seconda metà del XX secolo sul luogo di una preesistente cappella dedicata allo stesso santo. All'interno vi è una coppia di statue dedicate a San Pietro e di San Paolo.[28]

Santa Chiara e San Filippo[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita in Corso Roma. Risale al XIII secolo. Il notaio Teodoro con un testamento del 1278 lascia la propria casa per "servigi" alla chiesa. Nel XVI secolo l'edificio fu ceduto ai frati francescani. Del 1753 è la menzione di Graziano Leto il quale narra che all'interno vi sono vari quadri e statue. Nel XIX secolo l'adiacente convento fu soppresso ed adibito a caserma e ad asilo. Nel 1952 la chiesa fu destinata all'uso dell'arciconfraternita orazione e morte di San Filippo Neri. La facciata è in mattoni a vista ed è con doppio ordine di lesene ai lati, dorico al primo livello e ionico al secondo suddivise da una cornice marcapiano. La parte centrale è un po' avanzata dove vi sono il portale d'ingresso ed altre aperture. Le zone restanti sono dipinte con tinta gialla paglierina. L'interno è a croce latina con una cappella laterale a cupola e statua del Cristo morto. La navata principale è a quattro campate con volta a vela. L'altare principale è con colonne a motivi floreali. Il presbiterio è a cupola, l'ambone d'ingresso è a tre vani con volta. Nell'interno vi sono vari dipinti. Nell'antico convento vi sono, inoltre, i dipinti di Anton Maria Purano.[29]

Resti della Chiesa di Santa Maria del Pozzo[modifica | modifica sorgente]

I ruderi sono siti in località Villa Elce. La chiesa risale alla fine del XIX secolo. Fu costruita su un terreno donato alla comunità dalla famiglia del barone De Riseis. Nel 1967/1968 la chiesa venne chiusa per motivi di sicurezza nonostante verso gli anni cinquanta del XX secolo era stata rafforzata mediante catene che contrastavano la spinta delle volte. In seguito fu abbandonato in quanto la locale autorità ecclesiastica, attraverso una locale famiglia alla quale aveva delegato di fatto la rappresentanza di un comitato costituito ad hoc, impedì la ristrutturazione della chiesa rincorrendo e forse anche ottenendo finanziamenti pubblici. Dopo molti anni nei pressi è stata costruita una chiesa in calcestruzzo armato. La graziosa chiesa, eretta attraverso il concorso dei migliori artisti e delle più attente maestranze locali, fu finanziata con l'esclusivo frutto del sacrificio di una comunità contadina (se ne ricordano gli affreschi delle volte ed un imponente altare costruito in pregiato marmo); adesso rimane in piedi solo il campanile. Il campanile era sito nel retro della chiesa e suddiviso in quattro livelli scanditi da cornici marcapiano. La torre campanaria termina mediante un piccolo terrazzo con parapetti in pietra e mattoni. La chiesa, in stile rurale, presentava una facciata con bicromia ed era suddivisa in tre livelli. Il portale bugnato era contornato da paraste con base in ordine tuscanico. Il secondo livello era composto da due ordini di lesene con cornice superiore a mo' di timpano. L'interno, a navata unica coperta mediante volta, collegato all'esterno mediante endonartece terminava nella sagrestia forse successivo al resto della chiesa, così come, verosimilmente, al campanile.[30]

Chiese delle frazioni di Lanciano, cappelle e altri conventi[modifica | modifica sorgente]

Il convento di Sant'Onofrio

Sant'Onofrio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Sant'Onofrio (Lanciano).

La chiesa è sita nella frazione eponima. Fu costruita su di un edificio probabilmente di origini medievali. L'interno è ad un'unica navata con abside semicircolare. L'accesso è consentito mediante una scalinata a due rampe. Il portale consta di timpano. In una nicchia vi è la raffigurazione di Gesù. La copertura è a capanna sorretta da travi in cemento. Il campanile, a cinque livelli è posto alla sinistra dell'edificio, così come la canonica, mentre una cappella è posta a destra.[31]

Santa Maria della Conicella[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita nella frazione Iconicella. Secondo la tradizione l'edificio risalirebbe al 1524 quando dapprima fu costruita la cappella sul regio tratturo L'Aquila-Foggia con l'affresco della Madonna con Bambino tra i Santi. La tradizione continua che l'affresco concedesse dei miracoli, così, in seguito, venne eretta la chiesa con all'interno l'affresco della Madonna. Una lapide sopra la facciata narra la vicenda. Nel XIX venne ampliata la chiesa, ampliamento che si protrasse nel XX secolo. L'edificio consta di avancorpo porticato con tre arcate a tutto sesto. La facciata ha un timpano. Il campanile, suddiviso in tre livelli, è posto su di un lato.[32]

Santa Maria dei Mesi o Santa Maria in Visu o Santa Maria della Visita[modifica | modifica sorgente]

Chiesa moderna di Sant'Onofrio nella contrada omonima

La chiesa è sita nella frazione Santa Maria dei Mesi. L'unico documento è risalente al 9 marzo 1585 in cui si proclamava l'indulgenza plenaria a chiunque visitasse la chiesa l'ultimo venerdì di marzo. La facciata consta di avancorpo porticato a tre campate. La facciata è tra lesene giganti doriche. Il campanile è a vela. Presso il coro vi è un ingresso secondario.[33]

Santa Giusta[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita in Via del Mare nella frazione Santa Giusta. Risale all'epoca normanna e sveva quando venne costruito un monastero. Nelle cronache cassinesi viene citato che nel 1055 la chiesa e l'annesso convento vennero donati dal conte Trasmondo all'abate benedettino Richerio. Un Restauro venne commissionato dall'arcivescovo Giacomo De Vincentis. L'avancorpo dell'ingresso è successivo. L'avancorpo è in mattoni. Al primo livello vi è un'arcata a tutto sesto. La cornice marcapiano funge da trabeazione. La facciata è a capanna con cornice aggettante. L'interno è a quattro campate a tutto sesto su pilastri corinzi. La volta è a vela.[34]

San Donato[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita nella frazione Villa Martelli. L'edificio è di origini medievali con aggiunte successive. Il portale è sette-ottocentesco. La facciata consta di lesene doriche ai lati con terminazione superiore a timpano. Il portale, ad arco a tutto sesto, è al centro, posto tra due semicolonne in stile dorico. Sopra il portale vi è un'apertura strombata ad arco a sesto ribassato. La torre campanaria è sita a sinistra della facciata. Il campanile è suddivisa su quattro livelli scanditi all'esterno da cornici marcapiano. Le murature sono in gran parte in pietra e mattoni tranne agli angoli e le cornici marcapiano che sono realizzate completamente in laterizio. L'interno è a navata unica.[35]

Santissima Trinità[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è sita nella frazione Villa Andreoli. L'edificio è frutto di un ampliamento di un edificio di età antica. Le due campate laterali sono state aggiunte in seguito allo stabile in stile rurale. La facciata è suddivisa in tre campate mediante due lesene giganti in stile ionico. Ogni campata consta di portale di cui, il principale, sta nella campata centrale, questo portale è tra due lesene ioniche che sorreggono una trabeazione con un incorniciamento a dentelli ed un timpano. Ai lati vi sono delle finestrelle devotionis. Il tetto a doppio spiovente è in coppi. La canonica è addossata al retro. L'interno è a tre navate.[36]

Madonna degli Angeli[modifica | modifica sorgente]

L'edificio si trova nella frazione Villa Stanazzo. Un'iscrizione sulla finestra cita la data del 1611 mentre uno stemma sul portale cita da data del 1766. La costruzione del campanile risale al 1900 come attesta la lapide. La facciata è suddivisa in tre campate suddivise da quattro lesene che reggono una trabeazione che imposta il timpano. Il portale consta di cornice spezzata con volute e timpano curvo spezzato. Sopra il portale vi è una finestrella strombata. Il campanile è sito a destra della chiesa. La torre campanaria è in mattoni a vista è suddivisa in quattro livalli scanditi all'esterno da cornici marcapiano.[37][38]

Chiesa di Torre Sansone[modifica | modifica sorgente]

La chiesa si trova nella frazione eponima. L'edificio è medievale con trasformazioni successive. La facciata è con copertura a capanna. Il campanile è a due livelli scanditi all'esterno da una cornice marcapiano. La torre campanaria è posta sul retro. L'interno è a navata unica.[39]

Cappella di San Gaetano[modifica | modifica sorgente]

La cappella è sita in Largo dell'Appello, all'interno del palazzo dell'arcivescovato, nel quartiere Civitanova. Fu costruita nel 1680 dall'Arcivescovo Carafa.[40]

Cappella di San Giovanni di Dio[modifica | modifica sorgente]

È sita presso l'ex ospedale eponimo. Il portale ha gli stessi elementi dell'ingresso dell'ex ospedale ma di dimensioni ridotte. Sopra l'ingresso vi è una finestra ad arco ribassato.[41]

Cappella di San Bartolomeo[modifica | modifica sorgente]

La cappella è sita in Viale Cappuccini. La costruzione della chiesa e dell'annesso convento iniziò nel 1575 e terminò nel 1617. La chiesa fu consacrata a San Bartolomeo perché fu costruita sul luogo ove era una cappella dedicata allo stesso santo. Il convento accolse l'ospizio per anziani. Nel convento sono custoditi degli oggetti in legno, tra cui l'altare e vari arredi della sacrestia oltre a vari quadri. L'altare risale al 1744-1747 ma di gusto seicentesco Tra i quadri sono degni di menzioneSan Bartolomeo, la Madonna con Bambino tra San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio da Padova e San Felice di Cantalice di Giovanni Battista Spinelli. Il 24 agosto (festività di San Bartolomeo, appunto) 2011 la chiesa è stata riconsacrata dall'attuale Arcivescovo Mons. Emidio Cipollone, com'è stato profondamente voluto dai precedenti sacerdoti della parrocchia di San Pietro Apostolo, dagli attuali sacerdoti e da altre persone del quartiere tra cui anche alcune autorità. Oggi è stata affidata all'ordine delle Suore Missionarie di Cristo provenienti dal Brasile ed è anche la loro dimora. Vengono svolte nel convento attività per i giovani organizzate dalla comunità di San Pietro Apostolo e attività di culto, infatti vengono celebrate anche Sante Messe nelle solennità come Natale e Pasqua, ma anche Santi Rosari nei giorni feriali.[42]

Convento di San Francesco[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Convento di San Francesco (Lanciano).

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Porta San Biagio vista dall'esterno

Porta San Biagio[modifica | modifica sorgente]

Risale all'XI secolo. È l'ultima superstite delle nove porte che facevano parte della cinta muraria della città, che fu abbattuta all'inizio del XX secolo per favorire l'espansione urbana. Arroccata su di un costone molto ripido, è dotata di una luce di dimensioni ridotte sormontata da un arco a sesto acuto.[43]

Porta Diocleziana[modifica | modifica sorgente]

La porta è sita in Largo Paolo Tasso. Inizialmente aveva la funzione di accesso alla città, oggi, invece, unisce Largo Paolo Tasso con il Ponte Diocleziano. Forse è di origini medievali. La parte superiore sembra essere stata aggiunta in epoca più tarda. La porta è costituita da un solo fornice con mattoni a vista eccetto che alla base dei piedritti ove è costituita da pietra mista a mattoni. L'apertura della porta ha base trapezoidale con volta, arco a sesto ribassato esterno ed un arco a tutto sesto più piccolo interno. Una cornice marcapiano separa la parte inferiore da quella superiore con terminazione orizzontale. Sopra il fornice, delle lesene delimitano un vano rettangolare in cui vi è una finestra sul lato esterno ed un balcone su quello interno.[44]

Porta urbica di Via Umberto I[modifica | modifica sorgente]

Sono poste all'inizio della via risalendo per le Torri Montanare. Trattasi di un accesso coperto mediante volta a botte introdotto da un arco a sesto acuto. La porta, verosimilmente, era collegata alla porzione delle mura cittadine site tra il quartiere Borgo ed il quartiere Sacca.[45]

Torri Montanare[modifica | modifica sorgente]

Sono un residuo dell'antica cinta muraria (XI secolo). Si compongono di due torri vicine tra loro: una torre d'avvistamento alta e snella, interna alle mura, ed un massiccio torrione angolare esterno; quest'ultimo risale al XV secolo. Il nome deriva dalla famiglia Montanari oppure dalla posizione molto panoramica (la vista spazia dal massiccio della Majella al Gran Sasso, passando per tutte le colline vicine ed arrivando fino al mare).[46]

Torre aragonese[modifica | modifica sorgente]

La torre è sita in Via Torrione. Mancano dati certi sulla sua costruzione, tuttavia il suo nome e le sue caratteristiche fanno pensare ad una fabbrica degli inizi del XV secolo. È stata eretta come presidio della cintura muraria, forse adeguando una costruzione preesistente. Con la distruzione della cinta muraria, la torre rimane quasi isolata. La torre è in mattoni. È di forma circolare con scarpa. Il coronamento è a beccatelli con mattoni a formare delle mensole di forma triangolare. Sui beccatelli vi sono dei fori utilizzati per i legni del solaio. La torre presenta delle feritoie.[47]

Torre civica[modifica | modifica sorgente]

La torre è sita in piazza Plebiscito. Attualmente funge da campanile e torre dell'orologio. Mancano dati sulla sua costruzione, però la costruzione sembra essere ottocentesca, forse costruita sul luogo ove sorgeva una torre preesistente. L'edificio è costruito con mattoni a vista. La facciata è costituita da coppie di lesene binate con capitelli dorici, ionici e corinzi. Su ogni piano vi è una trabeazione che funge da cornice marcapiano. Sopra il terzo livello, sull'attico è posto l'orologio.[48]

Torre San Giovanni o della Candelora[modifica | modifica sorgente]

La torre è sita in Via dei Frentani nel quartiere di Lanciano Vecchia. Dopo la distruzione della vicina Chiesa di San Giovanni ha perso le funzioni di campanile. Un'iscrizione sul campanile data la costruzione della torre al XIV secolo sicuramente dello stesso periodo della chiesa distrutta durante la seconda guerra mondiale e mai più riedificata, di cui la prima notizia risale al 1515 quando fu costituito il vescovato e fu assegnato il terzo stallo al relativo cappellano. La pianta è quadrangolare. I muri sono costruiti in ciottoli e arenaria sbozzata. Il laterizio viene utilizzato per le cornici marcapiano posto alla "cappuccina". Rimangono pochi resti dell'ultimo piano ove erano le campane.[49]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Botteghe Medioevali su Via dei Frentani, nella zona storica Quartiere Lancianovecchia, dove si svolge il Mastrogiurato

Palazzi principali[modifica | modifica sorgente]

Casa con botteghe medievali[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito ad un angolo di Piazza Frentani. La costruzione risale al 1434 da Nicolaus Rubeus che volle costruirsi un'abitazione ed una bottega. La casa ha subito nel corso dei secoli delle modifiche a seguito del susseguirsi dei vari proprietari. L'edificio è strutturato in due piani, scanditi all'esterno con cornici marcapiano a dente di sega in laterizio e pietra posti obliquamente, con le botteghe al pian terreno con banco esterno secondo la moda romana. L'impoverimento di malta sono stati verosimilmente causati da umidità. Il tetto è a doppio spiovente. Al pianterreno vi è un portale architravato che verosimilmente portava all'abitazione, altri tre portali a sesto acuto immettevano alle botteghe. I muri sono in mattoni a vista, mentre le cornici dei portali sono in pietra da taglio. Al piano nobile vi sono tre bifore.[50]

Palazzo dell'Arcivescovado[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in piazza dell'Appello, nel quartiere Civitanova. Fu sede dapprima dell'arcivescovato, poi del seminario poi del museo diocesano. L'edificio risale al XVI secolo con data probabile di costruzione 1590 quando fu abbandonata la vecchia residenza del vescovo. Il palazzo è verosimilmente l'unione di più edifici preesistenti trasformati molte volte nel corso dei secoli. Nel 1819 la facciata principale ha accolto il portale della Chiesa dell'Annunziata quando la chiesa fu demolita per realizzare Piazza del Plebiscito. Probabilmente gli elementi neo-gotici furono aggiunti in questo periodo. La facciata è dipinta di rosa con alcuni elementi in grigio tra cui alcune partiture in pietra o in mattoni. La facciata è in tre livelli più un attico. Al piano terra vi sono tre portali, di cui i laterali sono con stipiti ed archi a tutto sesto. Al centro vi è il portale principale costituito dalla porta della chiesa dell'Annunziata. Questo portale è in arenaria, a sesto acuto con modanature sugli stipiti e sull'archivolto. Nei piani superiori vi sono quattro aperture a sesto acuto. Le aperture al primo piano constano di lunette che imitano le bifore gotiche. Il cornicione è lavorato ad archetti pensili che sostengono l'attico. Una muratura grigia con merlature cuspidate e con piccole aperture ogivali completa il prospetto. Il palazzo consta di corte interna.[51]

Come curiosità, vale la pena di ricordare che in epoca napoleonica, quando nel 1809 Gioacchino Murat decretò la confisca dei beni ecclesiastici, nel palazzo fu posta la sede della Corte d'Appello degli Abruzzi (da ciò deriva il nome dell'antistante Largo dell'Appello). Questa situazione perdurò fino al 1817, anno in cui questo edificio fu restituito alla sua funzione originaria.[52]

Nel cortile interno del palazzo sono visibili alcuni resti di quello che sarebbe stato il teatro romano di Anxanum.[senza fonte]

Palazzo Spoltore[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lanciano#Casa-museo di Federico Spoltore.
Veduta del corso principale Trento e Triste, da Piazza Plebiscito, con palazzi storici dell'Ottocento

Il palazzo è sito in Via Garibaldi, presso la chiesa di Santa Maria Maggiore nel quartiere Civitanova. Dal maggio 2001 il palazzo ospita il museo di Federico Spoltore. Verosimilmente si edificò il palazzo accorpando degli edifici più antichi, tuttavia il palazzo consta di vari elementi risalenti alla fine del XIX secolo. Il palazzo è stato dichiarato edificio di grande interesse storico ed artistico dal Ministero dei Beni Culturali con decreto del 23 novembre 1987. La facciata è il frutto dell'unione di due edifici diversi per stile architettonico. Il lato su Via Garibaldi è decisamente il più antico ove i muri hanno delle contrafforti a scarpa edificati con materiale di riciclo posto tra ciottoli e mattoni. La zona tra i due precedenti edifici è formata da una diastasi tra le due murature, in questo settore il volume si alza a formare un'altana in cui si trova l'ingresso principale. Il cornicione è modanato con mattoni sagomati. L'interno è a tre livelli.[53]

Palazzo Brasile[modifica | modifica sorgente]

Il Palazzo è sito in via Santa Maria Maggiore, una strada caratterizzata da numerosi palazzi risalenti al 1600 - 1700 - 1800. Il Palazzo Brasile si presenta con una facciata barocca di buon gusto, armonica e non molto elaborata. Abbraccia un intero isolato (tra due "vicoli") e confina nel lato Nord con il più antico Palazzo Genuino, risalente in alcune parti ad epoca medioevale e con accesso da Via Garibaldi. Gli interni del Palazzo Brasile sono ben conservati, tuttora abitati dagli originari proprietari. Si compone di oltre venti stanze che, in origine, erano tutte con volta a botte ed affrescate (motivi floreali ed anche figurativi): di tali volte se ne conservano oggi soltanto 3 - 4. Interessanti sono i vecchi "fondaci", tutti con mattoni a vista, con un ulteriore locale sotto il piano stradale una volta adibito a deposito d'olio e di vino. All'interno di uno di questi fondaci vi era un antico "pozzo" (oggi interrato) con cui si attingeva ad una vena d'acqua assai profonda, con il tempo esauritasi. Spettacolare è la vista sulla fuga dei tetti dell'intera città che si gode da un "belvedere" posizionato sulla sommità dell'edificio, cui si accede tramite una ripida scala.

Palazzo De Angelis[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito nel Corso Trieste. L'edificio, iscritto al catasto (foglio 25, particella № 1335), fu progettato da Gino Coppedè in stile liberty nella moda di Lanciano a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. Il palazzo, in epoca recente, è stato restaurato. Attualmente è sede di un istituto di credito. Il palazzo si suddivide in due livelli più un mezzanino. L'intonaco, al pianterreno, al di sopra del basamento, è a fasce, mentre al piano superiore è liscio. La facciata è monumentale. La facciata è suddivisa in tre campate che sono raccordate mediante un doppio ordine di lesene sovrapposte di cui, quelle al primo piano sono bugnate sorreggenti una cornice marcapiano con metope e triglifi. La campata centrale consta di portale d'accesso con scalinata fra due finestre al pianterreno e di un loggiato con tre archi siti su un piedistallo ricavato dalla balaustra al piano superiore. Le campate laterali constano di finestre rettangolari incorniciate al piano terra e con balconi balaustrati e timpani triangolari poggianti su mensole al livello superiore. Le facciate laterali hanno gli stessi elementi della facciata principale. Il palazzo consta di giardino.[54]

Palazzo Berenga[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in Via Garibaldi 79-83. L'edificio, verosimilmente, risale al XIX secolo. Delle modifiche si possono notare nella corte interna, dove un loggiato è stato tappato. Attualmente è in restauro. L'edificio è a pianta rettangolare tagliato in due parti mediante un vicolo coperto a tratti e si sviluppa su tre livelli. La facciata principale è in mattoni a vista con paraste angolari ad intonaco che mettono in rilievo la campata centrale. L'ordine al pianterreno è posto su piedistalli, gli ordini superiori sono giganti. I portali d'ingresso sono ad arco a tutto sesto con mattoni che realizzano il bugnato. Sopra delle arcate vi è una cornice marcapiano in cui vi sono finestre e balconi alternati. Nel secondo piano vi sono solamente balconi. Il cornicione è aggettante. Degni di menzione sono le ringhiere con vari disegni rettilinei o curvilinei. Posteriormente vi è una torretta quadrangolare raggiungibile dal vicolo che si dirama dal prospetto principale. Il retro è molto semplice con intonacature ed aperture rettangolari. Nei locali interni vi sono delle volte affrescate ed una piccola cappella con altare. Le cortine interne sono di forma quadrata, su due livelli vi sono delle arcate a tutto sesto fra delle lesene di cui alcune sono tamponate, altre sono state forate per fare delle aperture. Alcuni soffitti crollati hanno portato resti di incannucciate[55] di particolare fattura.[56]

Palazzo Macciocchini Madonna[modifica | modifica sorgente]

Il Palazzo ''Macciocchini - Madonna'' risale a fine XVII - inizi XVIII secolo.

È sito in via Garibaldi 77 in uno dei quartieri storici più antichi della città (Civitanova - Sacca).

Magnifico esemplare di architettura barocca, persistente nel settecento lancianese. Le duplici lesene sovrapposte, che trovano una logica prosecuzione nei due piani superiori della facciata per inquadrare i due balconi assiali, insieme con colonne sorreggono dei capitelli fortemente aggettanti e determinano, mediante un sapiente gioco chiaroscurale, uno sfondamento prospettico illusionistico dello spazio che inserisce la piccola ma imponente facciata barocca nello storico quartiere Sacca. Graziosi all'interno, lo scalone ed il cortile circondato dai loggiati. Eccezionale lo stato di conservazione del selciato dell'atrio.

Palazzo Boccongella[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in piazza Garibaldi. L'edificio è suddiviso in tre blocchi di differente altezza. I tre blocchi sono stati costruiti in epoche diverse ma comunque ascrivibili ad un periodo compreso tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Il palazzo è iscritto al catasto (foglio 25, allegato №3, particella № 342). Attualmente l'edificio è destinato ad uso abitativo. Alcuni muri sono rovinati da macchie di umidità. Delle superfetazioni rovinano l'aspetto dell'edificio, che è stato più volte modificato nel corso degli anni con l'inserimento di varie unità. Due blocchi hanno dei prospetti in mattoni a vista e pezzi in pietra e delle aperture disposte nella stessa maniera ed alcune piattabande hanno uno stile liberty, il terzo blocco è intonacato e presenta alcuni elementi differenti. Il blocco di destra sito a piazza Garibaldi è stretto e suddiviso in cinque livelli. Delle lesene suddividono la facciata in cui si innestano dei balconi poggianti su mensole. All'ultimo piano vi è un'altana in stile liberty contraddistinta da una ringhiera in ferro battuto su delle piccole colonne, anch'esse in ferro, che sorreggono la tettoia poggiante su assi metalliche. Sul terrazzo vi sono tre finestre, tra cui la centrale è grande il doppio delle altre, spaziate l'una dall'altra mediante delle lesene poggiantii su di un architrave. Il blocco centrale è suddiviso in tre livelli e tre aperture per piano. Il blocco di sinistra è suddiviso in cinque livelli. Le aperture sono moderne. All'ultimo piano vi sono dei balconi.[57]

Palazzo De Crecchio[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Luigi De Crecchio, senatore al quale è dedicato il palazzo

Il palazzo è sito in Via dei Frentani, nel quartiere di Lanciano vecchia. Il palazzo è registrato nel catasto (foglio 25, particella 538). L'edificio ospita la biblioteca comunale e regionale. L'edificio è in stile neoclassico. La pianta è a base quadrangolare con due piccole corti interne ottagonali. La facciata principale si sviluppa orizzontalmente con un blocco centrale concluso superiormente da un timpano triangolare, mentre al piano nobile vi sono quattro lesene con capitelli ionici. Le campate laterali constano di balconi, mentre la campata centrale costa di un vano cieco posto sopra l'ingresso principale. I due livelli sono separati da una cornice marcapiano che fa da contrappunto alla fascia al livello delle finestre del pian terreno. I muri sono in mattoni a vista mentre i capitelli, le cornici e le mensole che sostengono i balconi sono in pietra. Il pian terreno è a fasce di bugnato. Dei portali forse immettevano a delle botteghe come testimoniano dei sopra-luce. Sopra i portali vi sono dei balconi siti tra lesene. I due cortili hanno pavimentazioni in ciottoli di fiume e mattoni con canaletti per far scolare l'acqua piovana. Degno di menzione è una decorazione a fiore entro una circonferenza a mosaico con ciottoli.[58]

Palazzo Lotti[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito a Largo del Malvò tra il quartiere Civitanova ed il quartiere Borgo. Il quartiere forse risale al XIX secolo, tuttavia doveva già esistere nel 1860 poiché una cartina dell'epoca mostra il palazzo in posizione centrale nella città ed isolato da altri edifici. Il cornicione e gli infissi sono in degrado. L'edificio attualmente è adibito ad uffici. Il palazzo è a pianta rettangolare ed è suddiviso in tre livelli. Il tetto è a padiglione che sovrasta un corpo a base quadrata a mo' di torre. La facciata è suddivisa in tre livelli. Al piano terra vi sono tre portali di cui i laterali constano di architrave con coronamento a cornice aggettante sostenuta da mensole, il portale centrale è composto da un fornice ad arco e rosta in ferro battuto tra delle colonne doriche che sostengono una trabeazione composta da architrave a fasce ed un fregio abbellito da mensole che sorreggono la balconata del primo piano. Ai piani superiori vi sono delle finestre con stipiti e ed architravi coronati mediante una cornice poggiante su mensole. Il retro con delle paraste doriche ai lati. Il retro consta di quattro livelli suddiviso in quattro ordini di aperture composto da un'alternanza di finestre, balconi poggianti su mensole e balconi alla romana. Le aperture all'ultimo piano constano di timpani curvilinei. Il coronamento del palazzo avviene con una trabeazione ad architrave a fasce sormontato da una cornice sostenuta da un doppio ordine di mensole. Sul prospetto posteriore, tra le mensole, vi sono tracce di affresco forse con motivi a mascheroni o floreali.[59]

Palazzo del Capitano[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Largo Tappia, nel quartiere di Lanciano Vecchia. Il palazzo è stato costruito nel 1921 in stile liberty, non sembra essere stato modificato in seguito. Il palazzo è sede di alcuni uffici del comune. La base è quadrangolare che si sviluppa intorno ad una corte centrale. L'intonaco esterno è fatiscente con alcuni frammenti staccati forse dovuti all'intensa umidità. La facciata è suddivisa su quattro livelli con altana centrale bianco-rossastra che sovrasta il sottostante loggiato caratterizzato da un'apertura con arco a tutto sesto sovrastato al livello superiore da un terrazzo balaustrato servito da un'apertura serliana. Il piano nobile consta di una balconata su tutto il prospetto. I vari piani dell'edificio sono serviti da una scala a giorno decorata da varie volte a vela. Un androne, anch'esso con volta a vela, da Via degli Agorai immette nella corte interna sita ad un piano più basso rispetto al manto stradale di Largo Tappia. Anche la corte interna è bianco-rossastra. I piani superiori, sul lato della corte interna, hanno delle lesene, mentre la pavimentazione della corte è in ciottoli di fiume e mattoni secondo la moda dei palazzi di Lanciano.[60]

Cereria de Rosa[modifica | modifica sorgente]

La cereria è sita in Piazza Petrosa. Attualmente al pian terreno vi sono dei locali produttivi e al piano superiore delle abitazioni. Il palazzo è stato costruito tra la fine del XV e gli inizi del XX secolo. La facciata è realizzata in pietra e laterizio. Oltre all'ingresso principale vi sono due archi a tutto sesto ed uno a sesto ribassato. Le aperture al piano sovrastante non sono in asse con quelle del pian terreno. Un corpo semicircolare si erge sul primo piano. L'ingresso alle abitazioni è su di un lato e corre per tutta l'altezza dell'edificio, esso è realizzato con mattoni a vista ed incorniciato da lesene e termina in un cornicione ove vi sono delle aperture che danno luce al sottotetto.[61]

Ex fabbrica Carabba[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito tra Via Ferro di Cavallo e Viale dei Cappuccini. L'edificio risale alla prima metà del XX secolo e dal disuso che si protrae da molto tempo non pare che abbia avuto molte modifiche. Gli agenti atmosferici hanno fatto proliferare una fitta vegetazione. Le pareti esterne sono in mattoni a vista realizzate secondo lo stile neoromanico. Delle bifore sono site lungo i muri, delle arcate in cotto alternate a paraste in mattoni con capitelli in pietra completano l'edificio.[62]

Ex ospedale San Giovanni di Dio[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Largo Paolo Tasso. Attualmente è adibito ad abitazioni e negozi. L'edificio è stato costruito nel 1540. Dell'antica costruzione restano solamente due portali e parte della facciata principale. L'ingresso dell'edificio è incorniciato da alcuni stipiti e da un architrave in pietra quest'ultimo posto su mensole. Sopra il portale vi è un arco cieco a tutto sesto.[41]

Ex Ospedale Renzetti[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Via Renzetti. I vari locali dello stabile attualmente sono usati come uffici. Un'iscrizione posta sulla facciata afferma che l'inaugurazione dell'ex ospedale è avvenuta il 12 gennaio 1843. La base è di forma rettangolare. Una cornice marcapiano suddivide la facciata in due livelli. La facciata su via Renzetti si sviluppa su tre campate il cui fulcro è in quella centrale. La facciata è conclusa da timpano triangolare. Il portale consta di arco a tutto sesto, presenta inoltre lo stile bugnato ed una cornice orizzontale modanata. Sopra il portale vi è un vano cieco di un balcone. A fianco del balcone vi sono altri due vani ciechi in cui si aprono altrettante finestre. Le altre facciate constano degli stessi elementi architettonici della facciata principale.[63]

ex Caffè Modernissimo[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in Corso Trento e Trieste in mezzo ai due corpi di fabbrica del Palazzo De Simone (vedi sotto). La costruzione è avvenuta negli anni '30. Forse i cambiamenti di funzioni abbiano portato a modifiche sostanziali all'edificio. La facciata principale è in stile neoclassico. L'unico piano in cui si sviluppa il palazzo è suddiviso in tre parti mediante delle lesene con capitelli a motivi floreali. La parte centrale consta di un arco a tutto sesto in cui, nella parte superiore, vi è un attico. Ai lati vi sono delle aperture ad arco a tutto sesto. Nel livello dell'imposta dell'arco centrale vi è una cornice modanata che sporge dalla facciata che spazia in tutta la sua lunghezza.[64]

Casino De Cecco[modifica | modifica sorgente]

Questo edificio è sito in località Torre Sansone. La costruzione dell'edificio ha origine dalla vendita all'asta nel 1870 dei beni del convento soppresso di Santa Chiara Povera e del terreno ove sarà edificato il Casino De Cecco come deposito di un vicino trappeto. Il Casino fu proprietà dei Cotellesa, famiglia cui è attribuito un primo ampliamento dell'edificio originario e di trasformazione da deposito e rimessa a residenza rurale. La fabbrica attuale risale all'Ottocento, quando i Cotellesa vendono l'edificio ai De Cecco che rinnovano l'edificio secondo le proprie esigenze. Dal 1930 al 1959 l'edificio fu adibito a scuola rurale con contratto ad affitto rinnovato di anno in anno. In seguito con la legge per la piccola proprietà contadina furono ampliati i locali del terrazzo e della stalla e furono inseriti dei vani che hanno denaturato l'edificio. Non è nota la data di abbandono. L'abbandono ha causato dei crolli nell'edificio, inoltre l'umidità ha fatto crescere nel lato nord una vegetazione fitta. Il Casino è sito in fondo ad un viale, al cui inizio c'è una cappella che la tradizione vuole indicare come cappella gentilizia dell'edificio. L'edificio si sviluppa su due livelli, scanditi all'esterno mediante cornice marcapiano, con mezzanino ed una torretta presso la campata centrale del prospetto. Lo stile rurale si può ritrovare tra la separazione tra rustico ed abitazione. La facciata è scandita da paraste e cornici. Il portale principale è ad arco a tutto sesto si trova ai lati di due piccole finestre con cornici dipinte di bianco. Al piano nobile vi sono tre balconi poggianti su mensole con ringhiere in ferro battuto. All'interno, fatiscente, vi sono dei vani a volterranee nel pianterreno accanto ad un ambiente con volta a botte.[65]

Palazzo Stella[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito su Via Garibaldi. Attualmente il palazzo ospita il Canadian College e l'Archivio Storico Comunale. Il palazzo è stato costruito nel XIX secolo ed è stato restaurato di recente. L'edificio si suddivide in tre livelli. Il palazzo è completamente intonacato eccetto che alle paraste angolari, nelle cornici marcapiano e nelle mostre delle finestre che sono in mattoni. Il portale è ad arco a tutto sesto con chiave di volta in pietra che, a sua volta da sostegno al balcone. Un balcone di minori dimensioni è sito al piano superiore. Le mensole, oltre a quelle che sostengono i balconi, vi sono quelle che sostengono anche le cornici delle finestre. Il cornicione ha le stesse decorazioni del portale.[66]

Palazzi minori antecedenti al XIX secolo o costruiti tra il XVIII e il XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Casa Sella[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Via Cinerini 9. Il palazzo risale al XIV secolo con modifiche nei secoli successivi. I giunti sono scarniti e parte dell'edificio è invaso dalla vegetazione e dall'umidità. La costruzione è a pianta rettangolare su tre livelli. Attualmente la casa è adibita ad abitazione. Il portale è a sesto acuto in conci di pietra con sotto-arco in pietra tagliata. Il primo livello è in mattoni in stile di Lanciano dei primi secoli dopo il mille. Anche la cornice dell'apertura, sita di fianco all'ingresso, che dà luce al seminterrato la quale è molto strombata. Un'altra finestra posta di lato al portale usa materiali forse di spoglio costituiti da pietre forate per tutta la loro facciata.[67]

Palazzo Giordano, poi Brasile[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è posto presso l'incrocio tra Corso Roma e Via Fieramosca. L'edificio risale al XVI secolo, tuttavia è molto probabile che lo stabile abbia avuto qualche modifica nel corso del tempo. Il palazzo consta di tre livelli suddivisi da cornici marcapiano. Il palazzo è impiegato sia come residenze, che come attività commerciali e come studi professionali. L'umidità di risalita e di dilavamento hanno creato macchie, nonché vi sono lacune nel paramento laterizio. La facciata sul corso consta di mattoni a vista e lesene con capitelli stilizzati. Il portale d'accesso, ad arco a tutto sesto con cornice modanata e posto tra due stipiti, è sito nella prima campata a sinistra. Sulla destra del portale vi sono due vani rettangolari posti sopra due aperture ad arco ribassato. Nei due piani superiori vi è un ordine di lesene giganti. Le aperture in questi due piani sono rettangolari ed in asse a quelle sottostanti. Cinque finestre danno su dei balconi sorretti da mensole, i balconi constano di ringhiere in ferro battuto. All'angolo tra il corso e Via Fieramosca vi sono delle lesene angolari.[68]

Palazzo Liberatore[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Via Fieramosca 10. La costruzione è utilizzata come abitazione. Il palazzo risale ad un periodo precedente il XVIII secolo in quanto lì ebbe i natali Pasquale Maria Liberatore (Lanciano 1863- Gragnano di Napoli 1842) giurista tra i più eminenti della sua epoca, l'edificio è tutelato dalla Sovrintendenza alle belle arti fin dagli anni venti del Novecento. L'edificio ha struttura rettangolare ed è suddiviso in quattro livelli. La facciata principale è ripartita da paraste giganti in laterizio. Il portale d'ingresso è in pietra e ad arco semicircolare ed infissi in legno. Accanto al portale vi è una lesena in laterizio con capitello schiacciato che arriva fin sotto il balcone dell'ultimo livello. Un corridoio con volta a botte in mattoni porta alla corte centrale. La corte è in mattoni a vista eccezion fatta per l'ultimo piano che è intonacato che fanno da contrappunto al loggiato balaustrato a tratti chiuso da muri o con aperture incoerenti.[69]

Palazzo Fella[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito nel quartiere di Lanciano Vecchia. Il palazzo è a due livelli. Verosimilmente è stato costruito nel XVI secolo. Questo palazzo fu residenza dell'omonimo storico di Lanciano come prova l'iscrizione sulla facciata su Via dei Frentani.[70]

Palazzo Vergili[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in Via dei Frentani, nel quartiere di Lanciano Vecchia. Una porzione del palazzo è usata come abitazione e negozi, mentre il prospetto su Via dei Frentani è in restauro. Secondo una tradizione sul luogo ove sorge il palazzo anticamente vi era un castello. Il palazzo attuale è il frutto di una fusione di stabili iniziata a partire dal XVIII secolo e mai giunto ad una conclusione. Il prospetto su via dei Frentani ha uno stile settecentesco mentre la parte restante dell'edificio ha una chiave di lettura difficile da leggere. Molti prospetti sono in notevole stato di fatiscenza. La facciata su via dei Frentani è suddivisa in tre livelli scandita all'esterno in tre cornici marcapiano. Verticalmente, invece, la facciata è scandita da lesene. Al piano terra vi sono due portali in laterizio con decorazioni. Sui due livelli superiori vi sono dei balconi e delle finestre. In corrispondenza della quarta campata vi è un affresco che imita un'apertura nel lato interno del muro maestro.[71]

Casa Caramanico, Di Giorgio Bomba[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in via Garibaldi. Attualmente l'edificio è usato come residenza. Il palazzo è suddiviso in due livelli scanditi all'esterno da una cornice marcapiano ove passa attraverso dei davanzali delle finestre e le ringhiere dei balconi del livello superiore, aperture forse più recenti. Nella sua forma attuale, la costruzione è il frutto dell'unione sette-ottocentesca di più nuclei medievali. Alcune aperture incongrue denotano una successiva trasformazione. I paramenti esterni sono in degrado, specialmente gli intonaci, di colore rossastro, al pian terreno che si stanno scrostando, forse per infiltrazione capillare di umidità per effetto di cattivo smaltimento dell'acqua piovana. Il portale consta di arco a tutto sesto marcato da bugnato nella cornice a modanatura ove vi si unisce mediante una chiave di volta. La gronda sporge poggiandosi su delle mensole.[72]

Palazzi minori dell'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Casa Renzetti[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Via Santa Maria Maggiore 19. Attualmente il palazzo è adibito ad abitazione. L'edificazione del palazzo verosimilmente risale all'Ottocento. Gli interni sono stati recentemente ammodernati con l'aggiunta di nuovi intonaci ed alcuni muri sono stati lasciati con i mattoni a vista. I muri esterni, anch'essi in mattoni, verosimilmente, in passato, erano intonacati. Il cortile consta di pavimento a ciottoli chiusi in forma di triangolo da mattoni.[73]

Casa Fenaroli[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è suddiviso in tre livelli scanditi all'esterno da cornici marcapiano. Attualmente l'edificio è destinato ad abitazione. Il palazzo, verosimilmente, risale all'Ottocento. I muri esterni sono stati ammodernati con la stesura di un nuovo strato di intonaco. Delle finestre sono poste sulle cornici marcapiano. Il pianterreno è bugnato più marcato sulle paraste angolari. Il portale principale consta di bugnato lavorato a scalpello, il bugnato dell'arco forse è stato sostituito. Sopra al portale d'ingresso vi è una finestra poggiante su mensole in stile rinascimentale.[74]

Casa De Arcangelis[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in Via Fieramosca 2. L'edificio attualmente è riservato ad uso abitativo. Il palazzo è suddiviso in due livelli scanditi all'esterno da una cornice marcapiano. Nella sua forma attuale, il palazzo è verosimilmente frutto di un intervento realizzato durante l'Ottocento con l'unificazione di più edifici adiacenti. Il suo nome è dovuto alla famiglia De Angelis, provato dallo stemma sito in una nicchia sopra il portale d'ingresso. Un secondo intervento forse è stato impiegato per sconvolgere le aperture al pian terreno che ne ha denaturato la simmetria e l'architettura dello stabile, eccezion fatta per una finestra posta ad un lato del portale, in pietra, che è rimasta originale. Il portale d'accesso è ad arco a tutto sesto ed è incorniciato da mattoni in bugnato. Le finestre al primo piano hanno cornici in pietra scolpita in stile classico, le due aperture al centro sono state modificate verosimilmente in balconi. L'intonaco è rosa al pian terreno e bianco nel livello superiore. Una particolare trave sita al pian terreno entro la muratura probabilmente è stata usata al suo rinforzo.[75]

Palazzi minori risalenti tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Maiella[modifica | modifica sorgente]

La facciata principale è in Via delle rose, mentre gli altri prospetti si affacciano a via Dalmazia, Via Vittorio Veneto e Corso Bandiera. Il palazzo è iscritto al catasto (foglio 25, particella 1388). Il palazzo è composto da un edificio principale su tre livelli suddivisi da cornici marcapiano ed un fabbricato laterale ad un solo piano terminante mediante un terrazzo con parapetto in mattoni forati alternati a balaustra in pietra. Al pian terreno vi sono dei locali commerciali e nei piani superiori delle abitazioni. Al pian terreno parte dei muri sono stati erosi dall'umidità. Il palazzo è realizzato in mattoni a vista posti a fasce per tutto il perimetro mentre le decorazioni sono in pietra. Le facciate sono composte da cinque campate nel pian terreno e da tre nei livelli superiori suddivise da lesene giganti bugnate alla base e terminanti in riquadri di pietra con medaglioni e decorazioni floreali, cui, sopra, vi sono vari pannelli con triglifi binati bloccati tramite delle fasce. Il cornicione poggia su mensole. Le decorazioni sono in stile liberty. Le aperture sono poste tra le campate con alternanza di finestre e di balconi.[76]

Palazzo Iavicoli[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in Via Luigi De Crecchio. L'edificio è iscritto al catasto (foglio 25, particella 1417-1376). La costruzione fu edificata dall'architetto Villante tra il XIX secolo ed il XX secolo. L'edificio è anche noto coi nomi di De Bernardini, Bomba e Di Santo. Il palazzo è suddiviso in tre livelli e consta di locali commerciali al pian terreno e di abitazioni ai piani superiori. Il cornicione è aggettante ed è composto da un motivo a zig zag. La facciata principale consta di aperture incorniciate da intonaco e decorazioni floreali. I muri al pianterreno è a fasce, mentre al primo piano vi è un'alternanza di finestre e di balconi poggianti su mensole in pietra. I balconcini del secondo piano sono semicircolari poggianti su un'unica mensola a forma di conchiglia. Gli altri prospetti presentano gli stessi temi della facciata principale. L'angolo sito tra via De Crecchio e Viale della Rimembranza consta di un muro inclinato a 45° cui, al primo piano è tra due balconi laterali ed al secondo vi è uno stemma. Le pareti esterne sono tinteggiate di rosa tranne alle partiture architettoniche che sono giallastre.[77]

Palazzo Giancristofaro[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Via Vittorio Veneto. Trattasi di una casa bifamiliare a due livelli più seminterrato con un giardino nel retro. Una parte dell'edificio è usata come abitazione, il resto come uffici professionali. La zona sinistra del palazzo presenta chiazze nere di umidità di risalita per carenza di manutenzione. Ognuna delle due parti in cui è suddiviso l'ingresso consta di un ingresso posto tra due colonne stilizzate che sorreggono uno zoccolo. Il seminterrato ed il primo piano sono intonacati, mentre il piano rialzato è a bugnato. Sopra l'ingresso vi è un balcone con balaustra con colonnine neoclassiche. Il balcone è servito da un'apertura dagli stipiti con modanature e sovrastante timpano triangolare sorretto da mensole. Le campate esterne constano di finestre con arco a tutto sesto sormontate da aperture rettangolari a balaustra con colonnine site tra lesene, il tutto incorniciato con triglifi.[78]

Palazzo De Simone[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito a Corso Trento e Trieste, presso Piazza Plebiscito. Fu costruito su disegno dell'architetto Villante. Al piano terra vi sono dei negozi mentre ai piani superiori vi sono delle abitazioni e degli uffici. Il palazzo è costituito da due corpi separati dall'edificio ex River (vedi sopra). Delle infiltrazioni di umidità stanno lasciando il segno. I due prospetti hanno uno stile neo-rinascimentale. I due corpi di fabbrica si sviluppano su tre livelli scanditi all'esterno mediante cornici marcapiano. Le facciate sono separate in cinque parti da lesene. Le campate che ne fuoriescono hanno arco a tutto sesto al pianterreno. I piani terra sono bugnati. Le aperture al primo piano sono sormontate da un timpano triangolare, mentre al secondo piano i timpani sono semicircolari. Sulle campate esterne e su quella centrale vi sono dei balconi con piccole colonne. I balconi sono sorretti da mensole. Il cornicione è modanato e sorretto anch'esso da mensole. L'angolo tra Corso Trento e Trieste e via salita della posta è smussato mentre il lato su quest'ultima via ha gli identici motivi delle facciate sul corso.[79]

Palazzi minori risalenti al Novecento[modifica | modifica sorgente]

Palazzo dell'ex liceo o Palazzo degli Studi[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in Corso Trento e Trieste. Fu costruito nell'inizio del 1902. Verso la metà del XX secolo il liceo fu trasferito e rimase abbandonato fino in epoca recente quando fu recuperato e restaurato. Attualmente è utilizzato come sala convegni. La struttura ha un impianto a C ed è suddiviso in due livelli. Le aperture al piano terra sono ad arco a tutto sesto mentre al primo piano sono ad arco a sesto ribassato. La facciata principale è a lesene giganti con bugnato che dividono il prospetto in cinque campate principali più due centrali site ai lati dell'ingresso principale e due agli angoli. Le finestre dei due livelli sono accompagnate da fasce orizzontali che fanno da contrappunto alla cornice marcapiano ed al cornicione modanato che fa da imposta al tetto.[80] Ospita un'opera dello scultore lancianese Vito Pancella (Il Sogno di Icaro, 2004, marmo bianco di Carrara).

Palazzo Paolini[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito all'angolo tra Piazza Plebiscito e Corso Trento e Trieste. Il palazzo è iscritto al catasto (foglio 25, particella 1247). La costruzione è a pianta rettangolare con portici. L'edificio consta di negozi al piano terra e di abitazioni e studi professionali al secondo piano. Il palazzo fu iniziato a costruire dal 1927 su disegno dell'architetto Villante. Il porticato è a colonnine binate poggianti su pilastri architravati posti su di un alto zoccolo. I pilastri e le colonnine sono sormontati da lesene con geometrie d'ispirazione classica. Ai piani superiori vi sono delle aperture con timpani semicircolari alternati a timpani triangolari. Delle aperture constano di balconi in pietra poggianti su mensole.[81]

Palazzo Bielli[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Via L. De Crecchio. La costruzione è iscritta al catasto (foglio 25, particella 1376). Il fabbricato risale alla prima metà del XX secolo e non risulta che sia stato modificato in seguito. L'impianto a blocco su quattro livelli. L'edificio consta di attività commerciali al primo piano e di abitazioni ai livelli superiori. Le facciate sono in mattoni a vista con stile bugnato al pian terreno. La facciata principale è suddivisa in tre campate, di cui le due laterali più grandi, suddivise dalla centrale mediante delle paraste giganti. Nella zona centrale vi è un timpano di conclusione. Tutte le aperture constano di cornici in stucco bugnato. Nei piani superiori vi sono dei balconi. La gronda è retta da mensole stilizzate distanziate da bande con motivi floreali.[82]

Palazzo Colacioppo[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in Via L. De Crecchio. L'edificio è sito al catasto (foglio 25, particella 1351). Il palazzo risale alla prima metà del Novecento. La costruzione è ad impianto a blocco suddiviso su tre livelli e consta di attività commerciali al pian terreno e di abitazioni ai piani superiori. Il pian terreno è ricoperto di lastre di pietra in cui si aprono dei portali ad arco a tutto sesto, mentre il resto dell'edificio è in mattoni a vista eccezion fatta per i contorni attorno alle aperture che sono intonacati. Le aperture al primo piano, comprese anche quelle che si affacciano nei balconi su balaustra traforata poggiante su mensole, sono ad arco a tutto sesto in cui vi sono ghiere di mattoni incorniciate da sottili bande di conglomerato cementizio. Al secondo piano vi sono delle finestre ad arco a sesto ribassato ai cui lati vi sono delle colonne tortili. Le finestre sono avvicendate a dei disegni geometrici in intonaco incorniciati.[83]

Palazzo Iacobitti[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito all'angolo tra Corso Trento e Trieste e Via Romagnoli. L'edificio è stato costruito agli inizi del XX secolo. Il palazzo è a due piani, in cui, al piano terra vi sono dei negozi ed al piano superiore vi sono abitazioni ed uffici professionali. Le facciate sono in mattoni a vista lisce al primo livello, a fasce al secondo, come coronamento una cornice modanata è sempre in laterizio. La facciata sul Corso è a tre campate, di cui la centrale è aggettante rispetto alle altre due. Al pian terreno vi sono cinque portali con arco a sesto ribassato. Al primo piano vi sono delle finestre sormontate da un timpano triangolare sorretto da mensole in stile rinascimentale. I balconi sono sorretti da mensole con ringhiere in ferro battuto. Gli stessi elementi si ripercorrono sulle facciate laterali.[84]

Palazzo Fantini[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito presso l'incrocio tra Corso Trento e Trieste e Via Antinori. La costruzione dell'edificio viene fatta risalire agli inizi del Novecento, modificato successivamente per inserire dei negozi al pianterreno. I piani superiori sono adibiti ad abitazione. L'edificio si sviluppa su tre piani con porticato al piano terra. Alcuni punti sono fatiscenti tipo gli infissi, l'intonaco in parte caduto sul lato di Piazza Pietrosa, inoltre vi sono dei punti chiazzati dall'umidità di risalita e di dilavamento. Lo stile è neoclassico. La facciata principale sul corso consta di portico che occupa tutto il livello. Il portico ha colonne binate poggianti su di uno zoccolo ed hanno capitelli con motivi floreali scolpiti. Al piano superiore vi sono delle lesene in asse con le colonne del pian terreno che suddividono la facciata in nove campate con delle aperture sormontate da timpani triangolari alternati a timpani semicircolari. Le aperture laterali e centrali constano da balconi con balaustra di colonnine in pietra. Il lato su Via Antinori si sviluppa in cinque campate con balconi solamente nelle campate laterali. In questa facciata il porticato si riduce ad una sola campata laterale.[85]

Palazzo Fantini, Paone, Battistella, Carlini[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in Via Carlini. Il palazzo è iscritto al catasto (foglio 25, particelle 1382-1383). Il palazzo è stato costruito nella prima metà del XX secolo. Il palazzo e suddiviso in tre livelli suddivisi da cornici marcapiano. Il pianterreno è adibito a negozi ed il resto ad abitazioni. Una finestra ad un lato del portale è murata. Gli angoli del palazzo sono smussati. Le facciate sono in mattoni a vista al primo piano disposti a fasce. Il portale è sito tra due colonne in stile ionico ed è sormontato da un timpano triangolare. Ai piani superiori vi è un'alternanza di balconi e finestre.[86]

Palazzo Martelli, Fantini[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito presso l'incrocio tra Corso Trento e Trieste e Via Luigi De Crecchio. L'edificio è iscritto al catasto (foglio 25, particella 1339). Il palazzo è stato costruito a partire dal 1912 su progetto di Annio Lora di Roma. Il palazzo è suddiviso in tre livelli, di cui il pianterreno è adibito a negozi, il resto è adibito ad abitazioni. Delle infiltrazioni di umidità, specialmente nel basamento, ha fatto crollare pezzi d'intonaco. Il basamento è costituito da uno zoccolo con fasce di bugnato. All'ingresso vi sono delle finestre ad arco a tutto sesto. L'angolo tra il corso e Via Luigi De Crecchio è ad angolo di 45° è inquadrato da paraste giganti. Le facciate sono tinte di rosa eccetto le zone in pietra ed in stucco.[87]

Palazzo Sciarra[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Via Cappuccini. Il palazzo è iscritto al catasto (foglio 24, allegato № 41, particella 398). L'edificio pare riconducibile al XX secolo, anche se ha subito varie modifiche nel corso del tempo. Una parte dell'edificio è abitata, il resto è in abbandono e degrado. Le varie facciate sono in laterizio con parti in pietra specialmente nei cantonali e su uno zoccolo con finestre corrispondenti al seminterrato. L'impianto è a blocco quadrangolare. La facciata è caratterizzata da una grande scala che porta ad un ampio portale in stile romanico posto tra due coppie di colonne con trabeazione e concluso da un archivolto fittamente decorato. I balconi sono incorniciati da stipiti ed architravi in pietra poggianti su mensole superiormente vi sono delle lunette. Alcune finestre hanno delle ghiere in mattoni entro cornici in pietra, altre finestre sono caratterizzate in bifore con piccole colonne in pietra con ghiera in mattoni artisticamente modellati.[88]

Palazzo De Gennis[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito a Corso Bandiera. L'edificio è iscritto al catasto (foglio 25, particella 1342). La costruzione è adibita a residenza. Il palazzo è stato costruito verso la fine degli anni quaranta del XX secolo dall'architetto Villante e da allora non ha subito modifiche. L'intonaco si è scrostato in molti punti forse per via dell'umidità. L'edificio si sviluppa su tre livelli. Le facciate sono contraddistinte dal contrasto tra il rosso delle pareti ed il bianco degli elementi architettonici, dello zoccolo del basamento, delle cornici marcapiano e delle mostre delle aperture. La facciata principale è caratterizzata da campate munite di finestre poste sugli assi verticali. Nella campata centrale, al pian terreno, vi è una finestra rettangolare con cornice e timpano triangolare spezzato. Sopra di esso vi è una loggia vetrata in rilievo in confronto alla facciata ed ai balconi. Le aperture dei balconi ai lati constano timpani semicircolari. Le aperture all'ultimo livello hanno un arco a tutto sesto. Il cornicione è aggettante e sorretto da mensole. L'ingresso principale si trova su via degli abruzzesi nel fronte retro. Le sue caratteristiche sono identiche a quelli delle altre facciate. Sopra l'ingresso vi sono due piccoli balconi con un parapetto semicircolare al primo piano e rettangolare al secondo.[89]

Ville e villini[modifica | modifica sorgente]

Villino Villante[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Viale Rimembranza 17. Il Villino è stato edificato nella nel 1928 in stile libertyda Donato Villante. Attualmente è utilizzato da uffici e studi professionali. Gli intonaci sono degradati per via dell'umidità. L'edificio è composto da più corpi di fabbrica uniti, presso l'ingresso, da un balcone concavo-convesso sorretto da due colonne. Le decorazioni sono a motivi geometrici e floreali nelle cornici delle finestre e nelle mensole che sorreggono il cornicione.[90]

Villa Sergiacomi[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Via Martiri del VI Ottobre. Verosimilmente è stato edificato nella fine dell'Ottocento e pare che in seguito non abbia subito notevoli modifiche. L'intonaco si è in parte scrostato e gli infissi del piano terra sono deteriorati mentre quelli dei piani superiori sono stati rimpiazzati da tapparelle. Il palazzo è circondato da un giardino. La facciata principale è composta da un corpo centrale simmetrico con i due corpi, che si sviluppa su tre livelli. Il corpo centrale è suddiviso in tre parti mediante lesene ioniche, tra le lesene vi sono delle aperture con arco a tutto sesto. Il pian terreno è scandito da uno stile bugnato. Nelle facciate laterali non vi sono elementi architettonici notevoli.[91]

Villa d'Ovidio Colalè[modifica | modifica sorgente]

La villa è sita presso l'incrocio di Viale Cappuccini e Via N. Trozzi. L'edificio risale alla prima metà del XX secolo. Delle modifiche sostanziali hanno cancellato delle aperture ad arco a sesto acuto nella zona bassa della costruzione, le cornici delle finestre del primo piano e la merlatura degli elementi laterali. I locali interni sono adibiti ad uffici e ad studi professionali. L'impianto è a base quadrangolare con torre angolare sulla facciata principale ed un avancorpo su quella posteriore. La villa si sviluppa su due livelli. L'intonaco presenta decorazione a fasce. Al pian terreno vi sono delle aperture a sesto acuto, che corrispondono a delle bifore sul piano superiore. Una cornice marcapiano composta da archetti ciechi sormontata, nella zona del portale d'ingresso, da una balaustra in pietra decorata con motivi floreali. L'ultimo piano della torre presenta dei pilastri posti sugli angoli con capitelli inframmezzati mediante dei pilastri centrali addossati a delle piccole colonnine.[92]

Villa Spinelli D'Alessandro[modifica | modifica sorgente]

La villa è sita in Viale Cappuccini. L'edificio è stato costruito nel 1897 mediante il progetto dell'architetto Spinelli. L'abitazione è in stile liberty. L'edificio è isolato circondato da un giardino. Al centro della facciata è posto l'ingresso accessibile mediante una rampa di scale strombata che immette in un atrio. Ai lati del portale vi sono una finestra ed un balcone in stile romano con balaustra ed una stuccatura a motivi vegetali con intrecci di ramificazioni, entrambe le aperture constano di un arco a sesto ribassato. Una cornice di maioliche con decorazioni a figure vegetali funge da cornice marcapiano. Al primo piano è posto un balcone simile a quello del piano inferiore. Il cornicione è a mensole e maioliche dipinte. Nella parte centrale della facciata si erge un terzo livello a mo' di torre che termina in alto con una terrazza superiore con balaustra. La facciata è tinta di rosso, mentre le balaustre sono tutte cinte mediante ferro battuto secondo lo stile liberty.[93]

Villa Paolucci ora Di Nunzio[modifica | modifica sorgente]

La villa è sita sulla Strada statale 84 Frentana nella contrada Marcianese. L'edificio risale alla metà del XIX secolo su disegno dell'ingegnere Filippo Sergiacomo di Lanciano. Specialmente il retro del palazzo ha subito varie trasformazioni nel corso del tempo che ne hanno stravolto l'originaria configurazione anche con l'aggiunta di nuovi ambienti. Oltre che per le superfetazioni e la scarsa manutenzione, questa parte della costruzione è degradata anche per fenomeni di dilavamento e di risalita dell'umidità che hanno fatto staccare l'intonaco. L'edificio è suddiviso su tre livelli. Nel seminterrato c'è un'attività commerciale, mentre nei piani superiori vi sono delle abitazioni. Le facciate, al pian terreno, presentano delle lesene. La facciata principale è in stile classicista. Nel piano superiore vi sono dei capitelli con dei motivi vegetali, sormontati da una cornice poggiante su mensole. La campata centrale è avanzata rispetto alle due laterali mediante una serliana con balaustra e coronamento. L'ingresso è consentito mediante una rampa di scale. Il portale è incorniciato fra degli stipiti con capitelli che sorreggono un arco a tutto sesto con delle cornici con modanatura. Sopra il portale vi è un'apertura ad arco a tutto sesto che si affaccia su di un balcone a balaustra con piccole colonne in pietra. Anche le aperture nelle campate laterali sono ad arco a tutto sesto e poste tra lesene con scalanatura fino ad 1/3 dell'altezza, altezza in cui si innestano dei capitelli. Le lesene sorreggono dei timpani semicircolari. L'accesso al seminterrato è sul retro con aperture senza decorazioni e poste in modo irregolare.[94]

Villa Carabba D'Amelio[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito nel Viale Cappuccini, nella contrada Marcianese. È stato edificato dallo studio romano Coppedè tra la fine dell'Ottocento e del Novecento per l'Editore Rocco Carabba e non sembra che abbia avuto sostanziali modifiche. La villa si sviluppa su due piani scanditi all'esterno da una cornice marcapiano con delle grandi mensole che sorreggono la copertura aggettante. L'edificio è dipinto in rosso eccetto per le parti in pietra o stucco bianchi. Le aperture sono chiuse da piattabande. Il cornicione è a colonnine esili che sorreggono la gronda. L'ingresso è ad arco policentrico soppeso su dei peducci. Al piano superiore vi è una triplice apertura ad arco a sesto ribassato con un balcone centrale. Nelle facciate laterali vi sono delle aperture rettangolari con delle piattabande ad arco a sesto ribassato. Anche al piano nobile vi sono delle piattabande con delle volte e ringhiera a pelo del muro.[95]

Villa Sorge[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è sito in Via Petragani. L'edificio è stato realizzato a cavallo fra l'Ottocento ed il Novecento come podere rurale. Il giardino è stato rimpicciolito per costruire nuovi edifici.[96]

Altri palazzi notevoli[modifica | modifica sorgente]

Palazzi di Via Santa Maria Maggiore[modifica | modifica sorgente]

Sono siti nel quartiere Civitanova, presso la chiesa di Santa Maria Maggiore

  • Il palazzo del civico № 15
Attualmente è usato a scopo di abitazione. L'edificio è stato edificato unendo più strutture edili. La facciata principale consta di due portali. Alcuni elementi sono riconducibili al XVI-XVIII secolo tra cui i cantonali delle porte ed alcune aperture.[97]
  • Il palazzo del civico № 39
Attualmente è usato come residenza. Originariamente constava di due livelli, cui se ne sono aggiunti altri. È costruito interamente in mattoni con partiti architettonici sui cantonali, sul portale e sulle cornici curve delle aperture con aggetti in stile classico.[98]
  • Il palazzo del civico № 48
È strutturato su tre livelli con finestre con balcone su ogni piano. È interamente edificato in mattoni sia nelle murature che nei elementi architettonici. Al pianterreno ed agli angoli vi è una modanatura simil-bugnato, mentre al piano superiore le finestre constano di timpano in stile classico. Sopra la copertura vi è una sottospecie di altana che domina la valle del Malvò.[99]

Casa di Via del Mare 42[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo è attualmente usato come residenza. Risale alla prima metà del XX secolo. In seguito il basamento è stato rimaneggiato. L'edificio ha base quadrangolare ed è suddiviso su due livelli. Il primo piano ha una struttura liberty. Delle lesene con una riquadratura interna di mattoni suddividono la facciata in due campate intonacate. Le lesene sorreggono dei capitelli su cui reggono il cornicione. Le finestre constano di mostre esterne realizzate in mattoni mentre le pareti interne sono in piastrelle maiolicate. Sotto il cornicione presenta lo stesso motivo dove degli archi a sesto ribassato in mattoni, includono, tra un arco e l'altro degli inserti in ceramica colorata.[100]

Casa in Via Ravizza[modifica | modifica sorgente]

L'edificio attualmente utilizzato come abitazione. Forse l'edificio risale al Medioevo ma verosimilmente è stato modificato nel corso dei secoli come provano alcuni infissi. L'intonaco è in parte caduto per l'effetto di risalita dell'umidità capillare. Ad ogni modo l'intonaco è rossastro. Le aperture sulla facciata principale sono disposte secondo la ripartizione delle tre campate. Nella campata centrale, inoltre, vi è la campata d'ingresso con mostra bugnata conclusa da un arco a tutto sesto chiusa da una chiave di volta. Sopra il portale vi è un riquadro in stucco a rilievo sormontata a sua volta da una finestra rettangolare. I portali sulle campate laterali constano di arco a sesto ribassato. Su di un lato del fabbricato vi è una finestra tappata mentre le finestre dei lati del fabbricato sono frutto di trasformazioni recenti così come il portale di accesso sullo stesso lato.[101]

Case di Via Valera[modifica | modifica sorgente]

  • La casa dei civici № 15-19
L'edificio attualmente è adibito a residenza ed è suddiviso su quattro livelli. Verosimilmente, il palazzo è il frutto di modifiche realizzate nel corso dell'ultimo secolo. L'aggiunta di un quarto piano e l'utilizzo di infissi di alluminio su di uno sfondo classicheggiante producono una difficile lettura del contesto. Al pian terreno vi sono degli episodi di scrostamento dell'intonaco da parte di umidità di risalita. La facciata è suddivisa da tre campate, più netta nei primi tre livelli caratterizzata dal bugnato così come nel portale. Tre aperture al secondo piano immettono su di un unico balcone largo come tutta la facciata. Il terzo piano termina su di un cornicione. Il quarto piano è arretrato rispetto al resto dell'edificio e presenta elementi incoerenti col resto dell'edificio a parte l'intonaco.[102]
  • La casa dei civici № 9-13
L'edificio attualmente è usato come abitazione ed è suddiviso su quattro livelli scanditi all'esterno da cornici marcapiano. È ignota l'epoca di costruzione dell'edificio, tuttavia, elementi di fabbrica fanno ipotizzare che l'edificio sia stato costruito nell'Ottocento forse per l'unione di più stabili. L'umidità ha scrostato quasi del tutto l'intonaco per via di un cattivo drenaggio dell'acqua piovana. Tra le aperture tra il secondo e il terzo livello vi sono delle fratture dell'apparato murario. Le facciate sono in mattoni a bugnato a quadri nel pian terreno e muri lisci sul primo piano. Il pian terreno, inoltre vi sono de portali con arcate bugnate con mattoni. Nel mezzanino vi sono delle finestre quadrangolari. Al primo piano vi sono delle bifore con mostre di mattoni con un peduccio lavorato al posto della colonnina centrale. Anche nel secondo piano vi sono delle bifore ma con le parti interne decorate. All'ultimo livello vi è un balcone con una ringhiera in ferro.[103]
  • La casa dei civici № 22-26
Al pian terreno vi sono dei negozi ed ai livelli superiori vi sono delle residenze. L'edificio è stato costruito tra il XIX ed il XX secolo. Eccetto che al pian terreno l'edificio non ha subito delle trasformazioni. L'umidità ha rovinato i giunti di malta e sgretolato parte dei laterizi nonché degli infissi sono fatiscenti. Il palazzo si suddivide su tre livelli. Le cornici marcapiano sono in mattoni modellati che sono usati anche per intervallare le aperture. Le facciate sono in mattoni a vista. Il pian terreno è in stile bugnato così come le paraste angolari e centrali che dividono le facciate in tre campate. Gli angoli sono smussati secondo la moda di Lanciano in voga tra Otto e Novecento. Sulle aperture al pian terreno vi sono delle piattabande. Le aperture ai piani superiori constano di cornici rettilinee, mentre i balconi di ringhiere in ferro.[104]

Casa all'angolo di Via del Torrione e Via dell'Asilo[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è abbandonato. La costruzione si sviluppa su tre livelli. Il palazzo è in stile liberty e verosimilmente risale ai primi decenni del Novecento. L'abbandono ha causato molti danni per via dell'umidità. Sul lato di via del torrione il primo livello è caratterizzato da una cornice marcapiano posta al livello delle piattabande delle finestre. La cornice costa di una decorazione floreale tra le chiavi di volta con mascheroni. Due balconi si aprono sul primo livello. Sul secondo livello le aperture sono chiuse da cornici poggianti su mensole con decorazioni animali. All'ultimo livello le aperture sono sormontate da una cornice. Sul secondo e al terzo piano vi sono due aperture ovali con cornice decorata. Sopra la linea di gronda vi è una balaustra simile a quella del primo piano che forse anticamente era un terrazzino.[105]

Palazzo Petrosemolo[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è sito in Via di Corsea. Il palazzo è utilizzato come abitazione. Le decorazioni in stile liberty fanno pensare che la costruzione del palazzo sia avvenuta nei primi decenni del Novecento. La base della costruzione è rettangolare. L'edificio si sviluppa su tre livelli scanditi all'esterno mediante delle cornici marcapiano. I prospetti del palazzo sono in mattoni rossi che fa da contrasto con il bianco delle cornici marcapiano, di porte e finestre. I primi due livelli constano di balconi sostenuti da mensole. I balconi constano di ringhiere di ferro battuto a motivi floreali. Al primo livello le aperture sono rettangolari, mentre al secondo sono ad arco a tutto sesto. Un'iscrizione attesta il proprietario.[106]

Altri monumenti[modifica | modifica sorgente]

Fonte grande di Civitanova[modifica | modifica sorgente]

Elemento decorativo della fontana di Quartiere Borgo

Antica e grande fontana situata fuori dalla cinta muraria urbana, nella contrada di Sant'Egidio, detta "degli ortolani", usata oltre che per l'approvvigionamento idrico e l'irrigazione degli orti, per il lavaggio dei panni. Fu ricostruita nel XIX secolo. Prende il nome dal vicino quartiere storico di Civitanova. La fontana costruita nel basso medioevo fu ricostruita nel 1825 su disegno del pittore lancianese Nicola de Arcangelis. Il primo restauro avviene nel 1878 ad opera dell'ing. Filippo Sargiacomo. Tale lavoro però non fu solo un restauro, ma un completamento del progetto originale. Nel 1960 e nel 1974 ci furono lavori di ristrutturazione e un altro lavoro di ripulitura e manutenzione venne fatto negli anni 2012-2013 da volontari.[107]

Fonte del Borgo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fonte del Borgo.

Antica fonte che prende il nome dal vicino quartiere Borgo.[108]

Bifora di Via Santa Maria Maggiore[modifica | modifica sorgente]

La bifora, sita sul palazzo di Via Santa Maria Maggiore 33 è realizzata in arenaria ed è l'unico elemento originario di un palazzo trecentesco. La bifora è composta di una colonna che sostiene due piccoli archi a più lobi, siti entro un arco ogivale posto sugli stipiti ed è ornato con motivi vegetali.[109]

Porticato ex Zecca[modifica | modifica sorgente]

È sito in Piazza Plebiscito. Risale verosimilmente ad un periodo tra il XIV ed il XV secolo. Delle catene e delle cerchiature sono poste a rinforzo delle precarie condizioni del fabbricato. Delle macchie e il parziale distacco degli intonaci è dovuto allo smog di autoveicoli ed all'umidità. È composto da quattro campate con volte a crociera. Sul lato strada vi sono degli archi a tutto sesto. Da citare una bassa colonna realizzata in mattoni che sorregge due arcate con capitello in pietra in stile medievale.[110]

Portici comunali[modifica | modifica sorgente]

Sono siti in Corso Trento e Trieste tra Palazzo Fantini e Palazzo Paolini-Contento. Sono stati costruiti nel 1927. Forse sono stati rimaneggiati e modificati specialmente nel locali sottostanti per aprire delle attività commerciali. Consta di un terrazzo scalare con pilastri squadrati posti su delle basi modanate. Sui pilastri sono poste delle mensole che sorreggono le architravi di ciascuna campata Su di questi si sorregge la balaustra del terrazzo del piano superiore in cui vi è un nastro con motivi floreali ed antropomorfi. Il lato di Piazza della Pietrosa consta di aperture con arco a tutto sesto al pianterreno mentre al primo piano vi sono dei locali irregolari con finestre.[111]

Ponte dell'Ammazzo o di Lamaccio[modifica | modifica sorgente]

Scorcio del Ponte Diocleziano

Il ponte è sito nella via per Frisa tra Lanciano vecchia ed il quartiere Sacca. Il ponte ha origini romane. La costruzione è dovuta per il superamento del fosso Malvò e del collegamento tra il Colle della Selva, dove si formeranno i quartieri Sacca e Civitanova, ed il Colle Erminio, dove si formerà il quartiere di Lanciano Vecchia. Durante l'XI secolo vengono eseguiti dei lavori di sopraelevazione del ponte. Attualmente è visibile la parte a valle. Il ponte è composto da quattro arcate a tutto sesto poggianti su pilastri in pietra mentre le ghiere ed il parapetto sono in mattoni.[112] La prima notizia è del 1061 quando è citato in un documento col nome di Ponte di Lamaccio in cui viene asserito che il ponte sorreggeva le mura della città. Una delle arcate è costituita da muratura di tompagno un'altra arcata è stata ribassata chiudendo così la luce. Tra il XIX ed il XX secolo il vallone sito a monte del ponte venne adibito a piazza del mercato. Il nome Lamaccio deriva da lama che in latino significherebbe palude verosimilmente indicante che nella zona, forse, c'era una sorgente, le cui acque ristagnavano e si impaludavano. La valle sottostante era denominata anche Malavalle poiché in essa immettevano le acque nere dei quartieri di Lanciano.[113]

Ponte di Diocleziano[modifica | modifica sorgente]

Il ponte è sito tra piazza Plebiscito e Largo Paolo Tasso. Inizialmente è stato utilizzato come passaggio pedonale, per carrozze ed animali mentre la zona sottostante è stato utilizzata come fondaco e rifugio per la guerra, poi come mercato del pesce gli ambienti a volta ospitano un auditorium. La costruzione risale al III secolo d.C. Il ponte, dopo il crollo di parte di esso, fu ricostruito con archi a sesto acuto e fu prolungato con l'aggiunta di due arcate e di due torri ai due lati. Nel 1429 verosimilmente vengono rinforzate ed allargate alcune strutture del ponte. Nell'inizio del XVI secolo il ponte viene ampliato per evitare il passaggio di carri e persone dentro la chiesa della Madonna del Ponte. Della fine dello stesso secolo è la costruzione di un corridoio. Il lato su pozzo Bagnaro è a cinque archi a sesto acuto in arenaria inscritti in archi a tutto sesto in laterizio. La muratura poggia su delle arcate sottostanti che forma un corridoio. Nel corridoio vi è l'auditorium.[114]

Teatro Comunale "Fedele Fenaroli"[modifica | modifica sorgente]

Il teatro, sito in via dei Frentani, fu costruito nel 1841 sulla preesistente chiesa del transito di San Giuseppe. Il progetto è di Taddeo Salvini. La rifinitura e le decorazioni risalgono al 1847 su disegno attribuito a Leopoldo Galluzzi. Originariamente il teatro fu intitolato a Maria Cristina, poi, in onore dell'allora principe ereditario, fu dedicato a San Ferdinando, infine, dopo l'unità d'Italia prese il nome attuale in onore del musicista Fedele Fenaroli. Nel 1869 sono intrapresi dei lavori di ristrutturazione del retro dell'edificio e fu ampliato anche il palcoscenico. Nel 1933, dopo dieci anni di chiusura, fu terminata la zona che sovrasta il foyer. L'aspetto attuale è dovuto al restauro del 1997.[115]

Il teatro è in stile neoclassico locale con mattoni che riproducono il bugnato. Il pronao e composto di quattro colonne doriche che sorreggono una trabeazione con fregio composto di triglifi e metope. Il pronao immette a tre ingressi. Al primo piano vi sono delle lesene gotiche che dividono il primo livello in cinque campate. Sopra il pronao vi è un balcone. La facciata termina con un timpano. Nell'interno vi è un'unica sala con loggia suddivisa in quattro ordini che termina in un palcoscenico rialzato. L'ingresso a questa sala è consentito da un foyer che è sito a ridosso della facciata.[115]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[116]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri residenti a Lanciano al 1º gennaio 2011 sono 1.320 e rappresentano il 3,6% della popolazione residente.
La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dalla Romania con il 33,3% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dall'Albania (21,2%) e dalla Polonia (6,4%).

Paese Numero
Romania Romania 440
Albania Albania 280
Polonia Polonia 85

fonte: tuttitalia.it

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Scuole[modifica | modifica sorgente]

A Lanciano hanno sede 19 scuole dell'infanzia (quattro delle quali paritarie), dieci scuole primarie (due delle quali parificate) e tre scuole secondarie di I grado.

La città è dotata inoltre di diverse scuole medie superiori: il Liceo Ginnasio e il Liceo Artistico "Vittorio Emanuele II", il Liceo Scientifico "Galileo Galilei", l'Istituto Magistrale "Cesare De Titta", l'Istituto Commerciale e per Geometri "Enrico Fermi", l'Istituto Tecnico Industriale "Leonardo da Vinci", e gli Istituti Professionali per l'Agricoltura e l'Ambiente "Ridolfi Scerni" e per i Servizi commerciali e turistici "Pietro De Giorgio".

Università[modifica | modifica sorgente]

A Lanciano è presente una sede distaccata dell'Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio". Nel Palazzo degli Studi, sede del Consorzio Universitario, sono attivi diversi corsi legati alla formazione post universitaria, con la collaborazione dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".[117]

Musei[modifica | modifica sorgente]

Palazzo arcivescovile di Lanciano, sede del Museo Diocesano
  • Museo diocesano: si trova nel seicentesco palazzo del Seminario. Ospita testimonianze sulla storia della diocesi e oggetti provenienti dalla cattedrale o da altre chiese diocesane e dal palazzo arcivescovile, datati dal XIII secolo ai giorni nostri. Si segnalano in particolare le oreficerie, tra cui un crocifisso quattrocentesco opera della bottega di Nicola da Guardiagrele. Tra i tessuti si conservano i paramenti ottocenteschi appartenuti all'arcivescovo Francesco Maria De Luca. Vi è contenuto un quadro attribuito a Giorgione.[118]
  • Casa-museo di Federico Spoltore: presso palazzo Spoltore, casa natale dell'artista sotto tutela del Ministero dei Beni Culturali dal 1987, sono esposte alcune delle sue opere, l'archivio storico, con i documenti che illustrano la sua attività artistica e intellettuale, una biblioteca e l'istituto fondato a nome dell'artista.[119] Tra l'altro, all'interno vi è una raccolta di armi, dipinti, mobili, maioliche, frantumi di edifici, ferri battuti ed altri elementi secondari raccolti dai fratelli Spoltore per arredare le sale del palazzo ed esaltare le origini aristocratiche della casata.[53]
  • Polo Museale Santo Spirito: sito nella chiesa di Santo Spirito, ospita il Museo Archeologico, due sale espositive, un'aula didattica e una sala convegni. Il Museo Archeologico vuole essere un lungo cammino nella storia plurimillenaria della città e del suo territorio: partendo dal V millennio a.C. fino ad arrivare al municipio di età romana, con le successive fasi di epoca bizantina ed alto medievale. Il viaggio si conclude con l'esposizione nei raffinati vasi di maiolica arcaica realizzati dai vasai lancianesi in epoca medievale.

Biblioteca "Raffaele Liberatore"[modifica | modifica sorgente]

Nel 1868, quando furono soppressi i conventi, il comune di Lanciano entrò in possesso di due librerie di frati. In seguito non furono arricchite molto le collezioni librarie e la biblioteca non fu sempre aperta al pubblico. Nel 1921 fu intitolata a Raffaele Liberatore. Dal 1925 all'inizio della seconda guerra mondiale furono donati vari lasciti. Nel 1964 fu trasferita dalla scuola Vittorio Emanuele II ad una sede più ampia. Dal 2006 è sita in una bellissima villa settecentesca, Villa Marciani, in Via del Mancino. La biblioteca consta di circa 80000 volumi, tra cui una collezione della Casa Editrice Carabba, 80 periodici, 116 pergamene, nove incunaboli, 116 cinquecentine, 95 seicentine e vari manoscritti, inoltre, tra le donazioni sono da citare vari regesti. Le pergamene spaziano in un periodo compreso tra il XIII e il XVI secolo; tra le pergamene è da citare il lodo di san Giovanni da Capestrano che narra la pace fra abitanti di Lanciano e di Ortona, tra le altre pergamene vi sono delle bolle di Papa Bonifacio VIII. Tra le altre opere della biblioteca vi sono l'archivio storico delle provincie napoletane, il bollettino della Deputazione abruzzese di storia patria e la collezione della Rivista Abruzzese dal 1886 sino ai giorni nostri.[120]

Media[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

  • Radio Lanciano
  • Radio Abruzzo Web

Stampa[modifica | modifica sorgente]

Quotidiani:

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Festival Nazionale Adriatica Cabaret[modifica | modifica sorgente]

Lanciano vanta l’unico Festival Nazionale del Cabaret della Regione Abruzzo, una passerella di rilievo per gli artisti in gara che vediamo occupare già ruoli di grande prestigio nei migliori spettacoli televisivi nazionali. L'associazione di spettacolo Adriatica Cabaret realizza inoltre un laboratorio permanente di Cabaret.

Estate Musicale Frentana[modifica | modifica sorgente]

La manifestazione porta nella città grandi maestri d'orchestra e giovani musicisti da tutto il mondo.[121]

Sant'Egidio[modifica | modifica sorgente]

Il primo di settembre si svolge la festa di Sant'Egidio nella omonima contrada, detta "Degli ortolani". La chiesa, dedicata all'abate nato ad Atene e vissuto nel sud della Francia (640-720) è stata ricostruita nel dopo guerra perché un bombardamento del 1944 l'aveva fatta crollare. La ricostruzione avvenne nel medesimo luogo della chiesa di cui si parla in manoscritti del XIII secolo e negli statuti della Città del 1592. La fiera - festa di Sant'Egidio, detta anche delle campanelle o "di li pazziarille" cominciava la sera del 31 agosto e da qui la tradizione che si perpetua ancora oggi, ma non più nella contrada omonima ma per le vie principali della città. Questo accade perché fino all'anno 1900 il cambio di data avveniva al tramonto anziché a mezzanotte e quindi alle 18:00 del 31 agosto, cioè ai Vespri. Con la festa di Sant'Egidio c'era l'apertura ufficiale delle Fiere di Settembre.[122]

San Biagio (3 febbraio)[modifica | modifica sorgente]

Il 3 febbraio è il giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la figura di San Biagio. A Lanciano, nella chiesa dedicata al santo, dopo la Messa serale si celebra il rito dell'unzione della gola. Questa cerimonia è collegata al culto di San Biagio (che fu medico) come santo ausiliatore, protettore contro i malanni della gola.[123]

Settimana Santa[124][modifica | modifica sorgente]

I riti della Settimana Santa della storica città d'arte abruzzese vanno dalla Domenica delle Palme, fino al martedì dopo Pasqua. Prima dei riti, la IVª Domenica di Quaresima, si svolge la Via Crucis delle confraternite.
I riti della Settimana Santa lancianese sono gestiti dalle quattro confraternite cittadine:
Domenica delle Palme
Nella chiesa di S. Chiara Funzione Religiosa con coro ed orchestra per il Solenne rito della Professione dei Novizi dell'Arciconfraternita Morte e Orazione.
Mercoledì Santo
Audizione di Musiche Sacre dei Maestri concittadini Masciangelo, Ravazzoni e Bellini, esecuzione per orchestra, tenore , baritono e coro dell'Arcicofraternita Morte e Orazione San Filippo Neri.
Giovedì Santo
Ad ora crepuscolare, in Santa Chiara, esposizione dei Talami della Passione, e meditazione ai piedi della rappresentazione scenica del Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo.
A partire dalle 22, al rituale dei Sepolcri (comune in molte città del Meridione d'Italia) si accompagna la processione degli incappucciati, manifestazione curata dall'"Arciconfraternita della Morte e Orazione San Filippo Neri". I confratelli, completamente coperti da tonache e cappucci neri, ne accompagnano un altro, che impersona il cireneo scelto dal Priore, scalzo e caricato di una pesante Croce che porta per le vie del centro storico. Il tutto si svolge alla luce delle fiaccole, mentre le note della marcia funebre si intervallano al suono delle raganelle.
Venerdì Santo
Alle ore 19 dalla Chiesa di Santa Chiara, sede dell'Arciconfraternita della Morte e Orazione intitolata a San Filippo Neri, si snoda la Processione di Gesù Cristo Morto caratterizzata dall'esecuzione da parte della banda cittadina del Christus composto dal musicista frentano Francesco Paolo Masciangelo e dell'Elegia per Orchestra composta dal Maestro Ravazzoni. La Processione del Venerdì Santo vede sia la partecipazione di giovani ragazzi che accollano i simboli della Passione sia delle Consorelle che vestite a lutto fanno da ali alle Statue dell'Addolorata, di Maria di Cleofe e di Maria Maddalena.
Domenica di Pasqua
A mezzogiorno, avviene L'Incontro dei Santi in Piazza Plebiscito. Tre statue sono le protagoniste: il Cristo risorto, san Giovanni evangelista e la Madonna (tutte opere in legno del XVIII- XIX secolo). Il Cristo risorto esce dalla chiesa di Santa Maria Maggiore scortato dalla confraternita della Concezione, San Giovanni esce da quella di Sant'Agostino con la confraternita dei santi Simone e Giuda Taddeo e la Madonna, vestita con un abito nero, parte dalla chiesa del Purgatorio accompagnato dalla confraternita del Rosario. Le tre processioni convergono in Piazza Plebiscito: le tre statue si posizionano su tre angoli della piazza. San Giovanni corre da Maria, all'altro lato della piazza, a portargli la lieta novella della Resurrezione, ma Ella non crede.
Altre due volte l'Apostolo corre dalla Vergine, ma per due volte Ella non vuole credere che il Figlio abbia vinto la Morte. Così, san Giovanni corre dal Cristo risorto, dicendogli di avvicinarsi di più in modo che la Madre possa vederlo: avviene così il festoso incontro, Maria corre incontro al Figlio lasciando cadere il manto nero e scoprendo un abito bianco a festa, tra gli applausi dei fedeli. Le tre statue sono poi condotte nella vicina Cattedrale.
Martedì dopo Pasqua (Martedì di Galilea)
Avviene il saluto dei Santi: alla stessa ora dell'incontro di Domenica, i tre simulacri di Gesù, Maria e San Giovanni escono dalla Cattedrale e, tornati in Piazza Plebiscito, si fanno reciproci inchini, 'salutandosi' appunto. Quindi, i tre simulacri tornano nelle proprie chiese accompagnate dalle rispettive confraternite.

Settembre Lancianese[125][modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mastrogiurato.
Sant'Egidio
La Chiesa di San Nicola di Bari collegata a quella piccola di San Rocco a Via Garibaldi nel Quartiere Sacca di Lanciano, dove si svolge una parte del Mastrogiurato
Foto ritoccata del centro storico di Lanciano: da destra la Chiesa di Santa Maria Maggiore, il Santuario di San Francesco del Miracolo Eucaristico e la Basilica della Madonna del Ponte con il piccolo campanile e la cupola
Tutta la giornata del 31 agosto trascorre normalmente ma, all'imbrunire, si assiste ad una scena interessante. Come per un prodigio magico sorgono baracche e baracchette, e sulle bancarelle improvvisate si mettono in mostra migliaia e migliaia di giocattoli di ogni genere e natura. Il forestiero che capita a Lanciano in questo giorno crede di trovarsi nel paese della cuccagna. Ma la festa non è dedicata solo ai più piccoli. Mentre sulla piazza illuminata a giorno i bimbi folleggiano, i fidanzati si recano di fronte ai trofei di cesti e cestelli di campane e campanelle di creta accumulate in piazza, acquistano una grossa campana, un grazioso cestino che riempiono di frutta e dolciumi ed offrono il tutto alle loro belle. Queste contraccambiano il dono, che ha un significato simbolico. Esso infatti vuol significare la rinsaldata promessa d'amore, una manifestazione di gentile attaccamento a chi si ama. Lo strepito continua fino a notte inoltrata, e il suono delle campanelle si riascolterà per tutti gli angoli della città durante tutto il primo settembre, effettiva ricorrenza religiosa.
Nella valle degli ortolani, dove Sant'Egidio aveva il suo tempietto aperto al culto distrutto dalla guerra, resta una piccola chiesa di campagna, dove il giorno seguente si festeggia con meno fragore, ma forse con più calore, il ricordo del santo.
Il Mastrogiurato
Dal 1981 si svolge a Lanciano, nella prima domenica di settembre, la rievocazione storica del Mastrogiurato. Questa carica politico-giuridica fu istituita dagli Angioini nel 1304. Il mastrogiurato affiancava il sindaco nell'amministrazione e nella polizia della città e veniva eletto tra dottori e ricchi borghesi, esperti nelle leggi e dotati di particolare integrità e prestigio. A Lanciano l'incarico assunse una particolare rilevanza, allorquando i Re vollero premiare la città per la sua fedeltà e per i servigi resi alla Corona, con la concessione della demanialità e di numerosi privilegi per le sue fiere tra i quali l'esenzione da tasse e dazi, l'ammissione di persone di qualsiasi nazione, razza e religione, anche se ribelli, la facoltà di tenere armigeri per la difesa della città e delle mercature.
Si ravvisò, ad un certo punto, di concentrare nelle mani di un solo uomo l'organizzazione della fiera, la tutela delle persone e delle merci, sia in città, sia sulle strade che vi conducevano, il rispetto dei privilegi concessi ai mercanti, la pronta ed equa risoluzione dei problemi nascenti dalla mercatura, togliendo al Giudice Regio, per la durata delle fiere, parte di tali funzioni. La rievocazione di questo rito avviene all'inizio del settembre lancianese, nel rispetto della tradizione secondo la documentazione pervenutaci, scegliendo ciascuno dei quartieri storici, a turno, l'uomo che deve impersonare il Mastrogiurato. Il designato, in piazza, alla presenza di figuranti in costume d'epoca (rappresentanti le autorità, i notabili, i mercanti, gli armigeri, gli amministratori dei territori soggetti alla città) presta giuramento e, successivamente, proceduto da trombettieri, sbandieratori ed armigeri e seguito da tutte le personalità indicate, si reca in Fiera per alzarvi, simbolicamente, le bandiere e dare inizio ad essa. Il corteo storico si svolge secondo la tradizione documentaristica pervenuta e il cittadino che impersona questo magistrato viene eletto dai quattro quartieri del centro storico. I personaggi che accompagnano il Mastrogiurato durante la sfilata in costume d'epoca sono nobili, mercanti, autorità ecclesiastiche, notai e sindaci dei comuni del circondario. La manifestazione vuole ricordare il glorioso periodo delle fiere, fonte di commercio e di ricchezza economica e culturale per la città e i paesi limitrofi.
Il Dono
Da tutte le contrade l'8 settembre arrivano compagnie di contadine con in testa le caratteristiche conche abruzzesi ricolme di grano e di primizie dei campi, per farne dono alla protettrice della città, la Madonna del Ponte. Ogni compagnia è preceduta dal capo contrada, e i contadini sfilano lungo il corso Trento e Trieste cantando inni religiosi, fino alla piazza principale del Plebiscito. L'origine di questa festa religiosa, così intimamente legata al patrimonio tradizionale della popolazione rurale di Lanciano, è assai antica e si ricollega ai riti pagani che i romani celebravano, al ritorno della stagione autunnale, in onore delle divinità campestri. "Lu done" (o il Dono) è uno dei momenti più interessanti e folcloristici delle feste in onore di Maria Santissima del Ponte. Il rito si svolge l'8 settembre (festa della Natività di Maria), con un lungo corteo di donne e carretti, recanti l'offerta dei contadini delle varie contrade di Lanciano alle feste in onore della Madonna. Le donne, vestite con gli abiti tradizionali, sfilano per il Corso portando sul capo le caratteristiche conche in rame (con cui si faceva in passato la provvista dell'acqua dalle fontane), addobbate con fiorì e festoni di carta, ripiene di grano o granone; gli uomini a piedi o su carretti, recano prodotti agricoli o vivande tipiche della cucina lancianese (anch'essi addobbati con fiori e festoni), che poi si venderanno all'asta nella pubblica piazza, per destinarne il ricavato alle feste. Il tutto tra suoni di fisarmoniche e canti tradizionali. Recentemente si sono intercalate nel corteo rappresentazioni di scene di vita campestre e, in luogo dei carretti trainati da animali, rimorchi e trattori agricoli. Sembra che la tradizione abbia avuto inizio con la raccolta di donativi che si fecero tra tutta la popolazione lancianese per le feste dell'incoronazione della statua della Vergine del Ponte e del Bambino, nel settembre del 1833, allorquando il comitato dei festeggiamenti organizzò la sfilata di rappresentanti delle varie classi sociali della città, che recavano in mano o su cuscini donativi in denaro, preziosi o oggetti di altro genere da vendere all'asta per destinarne il ricavato ai festeggiamenti; in quell'occasione anche i contadini portavano i loro prodotti.

Altre feste e manifestazioni[modifica | modifica sorgente]

  • In aprile: Fiera Nazionale dell'Agricoltura,[126]
  • 31 maggio - 13 giugno: Festa di S. Antonio di Padova (una sorta di seconda festa patronale)
  • Il 19 luglio: Festa in onore di Santa Giovina,[126]
  • 23 dicembre: La squilla,[126] sorta di preludio del Natale[127].

Realtà culturali[modifica | modifica sorgente]

Reliquie del Miracolo Eucaristico
Resoconto delle analisi scientifiche sul Miracolo Eucaristico, pubblicato su L'Osservatore Romano (dal museo del santuario)

Il miracolo eucaristico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Miracolo eucaristico di Lanciano.

Nell'VIII secolo a Lanciano ha avuto luogo un evento che la Chiesa cattolica considera il primo Miracolo eucaristico. Il racconto tradizionale narra che un monaco basiliano, mentre celebrava la Messa, dubitò della presenza reale di Cristo nell'eucarestia. In quel momento l'ostia sarebbe divenuta carne ed il vino si sarebbe tramutato in sangue.

Le reliquie del Miracolo sono conservate nella basilica di San Francesco, costruita sopra la chiesa in cui avvennero i fatti. L'ostia di carne ed il calice con i cinque grumi in cui si è rappreso il sangue, permanentemente esposti sull'altare in un ostensorio, sono oggetto di pellegrinaggio da parte di centinaia di migliaia di persone ogni anno.

Tra il 1970 e il 1981 le reliquie sono state sottoposte a diverse analisi scientifiche dal professor Odoardo Linoli, docente di anatomia patologica. Le sue conclusioni sono state che l'ostia è costituita da vera carne umana e i grumi da vero sangue umano, entrambi di gruppo AB. La carne è precisamente tessuto miocardico. Linoli non ha rilevato alcuna traccia di sostanze conservanti o mummificanti.[128][129][130][131]

Il miracolo de "Lu Frijacriste"[modifica | modifica sorgente]

Un altro presunto miracolo di Lanciano è rappresentato dal miracolo de "Lu Frijacriste" (tradotto in italiano significherebbe friggicristo). Le reliquie si trovano in parte a Lanciano ed in parte nella chiesa di Sant'Agostino ad Offida nelle Marche. La versione giunta fino a noi afferma che il miracolo si svolse nel 1273 in una stalla del quartiere di Lanciano Vecchia. Una donna che voleva ritrovare l'amore del proprio marito si rivolse ad una fattucchiera ebrea che le avrebbe consigliato di preparare una pozione d'amore con un'ostia consacrata cotta sul fuoco. La donna conservò una parte dell'ostia in bocca presa durante la messa. Arrivata nella stalla di casa sua, mise l'ostia a cuocere sul fuoco. L'ostia si sarebbe mutata in carne ed avrebbe cominciato a grondare sangue. La donna, terrorizzata, coprì il tutto e scappò. Il segreto tuttavia non durò a lungo dato che la donna avrebbe affermato di aver visto strani fenomeni tra cui il cavallo che si rifiutò di entrare in stalla e che pare che si inginocchiasse davanti alla porta. Il parroco della chiesa limitrofa di sant'Agostino si apprestò a constatare l'avvenimento e portò le reliquie ad Offida. Nel luogo del presunto miracolo fu costruita una cappella dedicata alla Santa Croce, la quale conserva a tutt'oggi dei frammenti di reliquie.[132]

Persone legate a Lanciano[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Il commercio ha sempre avuto un ruolo importante nella storia di Lanciano, a partire dalle già citate fiere. Tuttora Lanciano è sede di un complesso fieristico di rilevanza nazionale. Inoltre, è il punto di riferimento commerciale per tutto il suo comprensorio (ingrosso e grande distribuzione organizzata). La conurbazione frentana compone (assieme al porto industriale di Ortona) il settore meridionale della più estesa struttura urbana ed industriale pescarese.

Negli anni settanta in Val di Sangro, nel comune di Atessa, sono stati costruiti due grandi insediamenti industriali: uno della Honda e uno della Sevel, una joint venture tra Fiat e PSA per la produzione di veicoli commerciali leggeri. Questi stabilimenti hanno portato allo sviluppo di un folto indotto di piccole e medie imprese specializzate, cresciute nel tempo fino a rendere la Val di Sangro la prima realtà industriale dell'Abruzzo. Da ciò sono discese ricadute economiche positive per tutti i comuni del comprensorio.

Non va trascurato il ruolo dei settori tradizionali: l'agricoltura e l'artigianato. La prima si basa sulla coltivazione di ulivi e vigne, da cui deriva una buona produzione di olio e vino (certificata da marchi DOP e DOC). Il secondo sta ritornando in auge soprattutto per quanto riguarda le terrecotte, un settore in cui Lanciano vanta una tradizione secolare.

Un ruolo fondamentale nello sviluppo economico di Lanciano è stato svolto dal 1961 ad oggi dal Consorzio Autonomo Ente Fiera di Lanciano, costituito dal Comune di Lanciano, Provincia di Chieti, Regione Abruzzo, Camera di Commercio di Chieti, Banca Popolare dell'Emilia-Romagna e Consorzio Agrario d'Abruzzo. Nel 1995 il Consorzio, con una specifica legge della Regione Abruzzo è stato dichiarato polo fieristico regionale abruzzese ed ha assunto la denominazione commerciale di Lancianofiera, con cui promuove ogni anno numerose rassegne nell'area espositiva di località Iconicella. La manifestazione più importante è la Fiera Nazionale dell'Agricoltura, giunta nel 2011 alla 50ª edizione, che si svolge ogni anno nel mese di aprile. Sono circa 600 le ditte italiane ed internazionali che partecipano alla rassegna, diventata la principale dell'Italia centromeridionale. Tra le altre fiere vanno ricordate "Ruote e Motori show" sul mondo delle 2 e 4 ruote, "Abitare Oggi" sull'edilizia, arredamento e design, "Agroalimenta" sulle eccellenze agroalimentari italiane. Ad ogni fiera, da sempre, è legato un ricco programma convegnistico sulle tematiche di più stretta attualità che riguardano i settori di riferimento. Nel corso della Fiera dell'Agricoltura, ad esempio, già nei primi anni ottanta si tennero le prime conferenze sull'agricoltura biologica.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2001 2006 Filippo Paolini centrodestra Sindaco
2006 2011 Filippo Paolini centrodestra Sindaco
2011 in carica Mario Pupillo Partito Democratico Sindaco
Torre campanaria e municipio. Sulla torre campanaria si trova la Squilla, e ogni giorno da qui con un colpo di cannone a salve si segnala il mezzogiorno.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Lanciano è gemellato con:

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Il centro urbano di Lanciano è circondato da trentatré contrade, disseminate su tutto il territorio comunale. Esse costituiscono dei veri e propri piccoli insediamenti, ciascuno con le sue tradizioni, una propria chiesa e un nucleo abitativo ben definito. La popolazione complessiva residente nelle contrade è stimata in 12682 abitanti (dato del 2005).

  • A nord:
Nasuti, Santa Liberata, Rione Fenaroli (?), Sant'Egidio, Sant'Apollonia, San Iorio, Sant'Amato, Madonna del Carmine, Candelori.
  • Ad est:
Santa Giusta, Santa Croce, contrada sabbioni, Torre Sansone.
  • A sud:
Villa Martelli, Villa Stanazzo, Villa Cotellessa, Iconicella, villa Andreoli, Re di Coppe, Serre, Cerratina, Villa Elce, Sant'Onofrio, Rizzacorno, Selva o Bengarzoni, Villa Pasquini.
  • Ad ovest:
Gaeta, Follani, Marcianese, Torre Marino, Santa Maria dei Mesi.

Le si può vedere sfilare con i carri in onore della Madonna del Ponte durante il dono nella mattinata dell'8 settembre.

Val di Sangro da Sant'Onofrio.JPG

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Il fondo della valle del Sangro visto dal colle Sant'Onofrio

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città era la Società Sportiva Lanciano, fallita nel 2008 e rinata sotto nuovo nome di Virtus Lanciano 1924, che dalla stagione 2012/2013 milita nella Serie B.[134] La seconda squadra è l'A.S.D. SPAL Lanciano, fondata nel 1965, che milita nel campionato regionale di Promozione.

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Lanciano è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Altri sport[modifica | modifica sorgente]

  • Nel campionato di serie C2 di baseball milita la Eagles 29 Baseball Lanciano.
  • Nel campionato di serie C regionale di pallacanestro milita la A. S. Lanciano Basket.[135]
  • Le finali di Coppa Italia di judo (1 e 2 novembre 2008) sono ospitate dalla A.S.D. Ikebana Judo Lanciano.[136]
  • Nel CIF9 (campionato italiano di football americano a 9 giocatori) e nella Senior League (campionato italiano di flag football) militano i Goblins Lanciano.

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Lanciano - vista anticata del centro storico.jpg

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Panorama del Centro Storico di Lanciano

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ - Popolazione residente al 31/12/2013
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 342.
  3. ^ Dato Istat al 31 dicembre 2013.
  4. ^ Lanciano, 40mila presenze alla Fiera dell'Agricoltura http://www.notiziedabruzzo.it/economia-abruzzo/lanciano-40mila-presenze-alla-fiera-dell-agricoltura.html#.U_4AbPl_uUY Lanciano, 40mila presenze alla Fiera dell'Agricoltura. URL consultato il 27 agosto 2014.
  5. ^ Urbanismi in Italia - www.cityrailways.it (PDF). URL consultato il 27 agosto 2014.
  6. ^ Storia di Lanciano
  7. ^ Archivio storico
  8. ^ Storia 1ª parte
  9. ^ Storia 2ª parte
  10. ^ Il sito ufficiale della Presidenza della Repubblica
  11. ^ Basilica della Madonna del ponte
  12. ^ Chiesa di Santa Maria Maggiore
  13. ^ Chiesa di San Francesco
  14. ^ Ex convento di Sant'Agostino
  15. ^ Chiesa di Santa Croce
  16. ^ Dalle ultime righe del testo sul sito
  17. ^ Chiesa di Angelo o Sant'Antonio
  18. ^ Chiesa di San Nicola di Bari
  19. ^ a b Chiesa di Sant'Agostino
  20. ^ Chiesa di San Biagio
  21. ^ Chiesa di Santo Spirito
  22. ^ Chiesa di Sant'EgidiAgostino
  23. ^ Chiesa di Santa Giovina
  24. ^ Chiesa di Santa Lucia
  25. ^ Chiesa del Purgatorio
  26. ^ Chiesa del Sacro Cuore
  27. ^ Chiesa di San Rocco
  28. ^ Chiesa di San Pietro
  29. ^ Chiesa di Santa Chiara e San Filippo
  30. ^ Resti della chiesa di Santa Maria del Pozzo
  31. ^ Chiesa di Sant'Onofrio
  32. ^ Chiesa di Santa Maria della Conicella
  33. ^ Chiesa di Santa Maria dei Mesi
  34. ^ Chiesa di Santa Giusta
  35. ^ Chiesa di San Donato
  36. ^ Chiesa della Santissima Trinità
  37. ^ Chiesa di Santa Maria degli Angeli
  38. ^ Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Villa Stanazzo
  39. ^ Chiesa di Torre Sansone
  40. ^ Cappella di San Gaetano
  41. ^ a b Ex ospedale di San Giovanni di Dio con annessa cappella
  42. ^ Cappella di San Bartolomeo
  43. ^ Porta di San Biagio
  44. ^ Porta Diocleziana
  45. ^ Porta urbica di Via Umberto I
  46. ^ Torri Montanari
  47. ^ Torre aragonese
  48. ^ Torre civica
  49. ^ Torre San Giovanni
  50. ^ Casa con botteghe medievali
  51. ^ Palazzo dell’Arcivescovato
  52. ^ Storia di Lanciano
  53. ^ a b Palazzo Spoltore
  54. ^ Palazzo De Angelis
  55. ^ Definizione di incannucciate su www.dizionari.corriere.it
  56. ^ Palazzo Berenga
  57. ^ Palazzo Chiavaro, Sabella
  58. ^ Palazzo De Crecchio
  59. ^ Palazzo Lotti
  60. ^ Palazzo del Capitano
  61. ^ Ex cereria de Rosa
  62. ^ ex fabbrica Carabba
  63. ^ Ex ospedale Renzetti
  64. ^ Palazzo ex River
  65. ^ Casino De Cecco
  66. ^ Palazzo De Giogrio
  67. ^ Casa Sella
  68. ^ v. anche se è sbagliata nella dizione della storica famiglia lancianese dei Giordano la scheda Palazzo Giordani, poi Brasile
  69. ^ v. anche se data in maniera erronea la scheda Palazzo Liberatore
  70. ^ Palazzo Fella
  71. ^ Palazzo Vergili
  72. ^ Casa Caramanico, Di Giorgio Bomba
  73. ^ Casa Renzetti
  74. ^ Casa Fenaroli
  75. ^ Casa De Arcangelis
  76. ^ Palazzo Maiella
  77. ^ Palazzo Iavicoli
  78. ^ Palazzo Giancristofaro
  79. ^ Palazzo De Simone
  80. ^ Palazzo dell'ex Liceo
  81. ^ Palazzo Paolini
  82. ^ Palazzo Bielli
  83. ^ Palazzo Colacioppo
  84. ^ Palazzo Iacobitti
  85. ^ Palazzo Fantini
  86. ^ Palazzo Fantini, Paone, Battistella, Carlini
  87. ^ Palazzo Martelli, Fantini
  88. ^ Palazzo Sciarra
  89. ^ Palazzo De Gennis
  90. ^ Villino Bomba – Villante
  91. ^ Villa Sergiacomi
  92. ^ Villa Colalè
  93. ^ Villa D'Alessandro
  94. ^ Villa Di Nunzio
  95. ^ Villa Macchia
  96. ^ Villa Sorge
  97. ^ Palazzo di Via Santa Maria Maggiore 15
  98. ^ Palazzo di Via Santa Maria Maggiore 39
  99. ^ Palazzo di Via Santa Maria Maggiore 48
  100. ^ Casa di Via del Mare 42
  101. ^ Casa di Via Ravizza
  102. ^ Casa di Via Valeria 15-19
  103. ^ Casa di Via Valeria 9-13
  104. ^ Casa di Via Valeria 22-26
  105. ^ Casa di Via del Torrione
  106. ^ Palazzo Petrosemolo
  107. ^ Fonte Grande di Civitanova
  108. ^ Fonte del Borgo
  109. ^ Bifora in Via Santa Maria Maggiore
  110. ^ Porticato ex Zecca
  111. ^ Porticati comunali
  112. ^ Ponte dell'Ammazzo
  113. ^ Ponte di Lamaccio
  114. ^ Ponte Diocleziano
  115. ^ a b Teatro Fenaroli
  116. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  117. ^ Lanciano, formazione: accordo con università Urbino. URL consultato il 27 agosto 2014.
  118. ^ Museo diocesano
  119. ^ Casa Museo di Federico Spoltore
  120. ^ Biblioteca Raffaele Liberatore
  121. ^ Estate musicale Frentana
  122. ^ Sant'Egidio
  123. ^ San Biagio
  124. ^ settimana santa
  125. ^ settembre lancianese
  126. ^ a b c Eventi
  127. ^ La squilla
  128. ^ Silvio Di Giancroce e Mauro De Filippis Delfico, Guida del Santuario del Miracolo Eucaristico di Lanciano, Edizioni S.M.E.L. Lanciano (2006), ISBN 88-87316-08-2
  129. ^ P. Amedeo Giuliani, Le reliquie eucaristiche del miracolo di Lanciano, Tradizione - Storia - Culto - Scienza, Edizioni S.M.E.L., Lanciano (1997)
  130. ^ O. Linoli, Ricerche istologiche, immunologiche e biochimiche sulla carne e sul sangue del Miracolo Eucaristico di Lanciano, Quaderni Sclavo di Diagnostica 7, 661-674 (1971); ristampato dalle Edizioni S.M.E.L., Lanciano.
  131. ^ Il miracolo eucaristico di Lanciano (dal sito del CICAP)
  132. ^ Miracolo de "Lu Frijacriste"
  133. ^ Cassio Longino su Tuttolongino Umberto Nasuti
  134. ^ Sito ufficiale della Virtus Lanciano 1924
  135. ^ Sito ufficiale della A.S. Lanciano Basket
  136. ^ Sito ufficiale della A.S.D. Ikebana Judo Lanciano
  137. ^ Italo Stefano Orecchioni, primo atleta lancianese a vestire i colori della nazionale di atletica leggera nella specialità del mezzofondo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vittorio Renzetti, Andrea Staffa, "Guida al percorso Archeologico Monumentale Ponte di Diocleziano - Santuario del Miracolo Eucaristico" Ed. Abruzzo Promozione Turismo Comune di Lanciano 2001.
  • Vittorio Renzetti, "Scoperta la Chisa di San Legonziano" Bollettino Ufficiale Arcidiocesi Lanciano Ortona, 1999.
  • Vittorio Renzetti, "Il ponte di Diocleziano" Terra e Gente n 1/1997 Ed. Itinerari Lanciano
  • Vittorio Renzetti, "Il Museo di Antologia Urbana e dei Commerci antichi in Abruzzo" Terra e Gente 1993 Ed. Itinerari Lanciano.
  • Vittorio Renzetti, "Le Ceramiche di Lanciano" Terra e Gente 1994 Ed. Itinerari Lanciano.
  • Vittorio Renzetti, "Gli affreschi medievali nella Chiesa di San Nicola" Terra e Gente n 2/1999 Ed. Itinerari Lanciano.
  • Vittorio Renzetti, Vittoria De Cecco, Emiliano Giancristofaro, "Guida storico artistica di Lanciano" Ed. Comune di Lanciano 1993.
  • Vittorio Renzetti, "Il recupero del Monastero Celestiniano di Santo Spirito a Lanciano - Museo della Città" Ed. Tabula Srl Lanciano 2009.
  • Vittorio Renzetti, "L'edilizia a Lanciano tra l'Ottocento e il novecento: Villa Cotellessa e il Palazzo del Capitano" Ed. Terra e Gente n.2/2012.
  • Vittorio Renzetti, "Il Feudo e il Castello di Septe" Ed. Tabula Lanciano 2010.
  • Giovanni Nativio, Lanciano, o cara (pp. 208), 1979, ed. Itinerari, Lanciano.
  • Stella Traynor Moratvska, Longino, soldato romano di Lanciano (pp. 168), trad. di Domenico Policella, 1999, ed. Itinerari, Lanciano.
  • Touring Club Italiano, Guida d'Italia, vol. Abruzzo.
  • Antonio Pasquini, Lanciano - Dall'Adriatico alla Majella/From the Adriatic Sea to the Majella, 2005, Editrice Itinerari, Lanciano
  • Maurizio Angelucci, Contradando per Lanciano, 2002
  • Maurizio Angelucci, 1ª Storia di tutto il territorio di Lanciano - 1st History of the entire Lanciano's territory
  • Maurizio Angelucci - Se scrive Lanciane, se legge Langián(e) - 2007 - Fonologia, Morfologia e sintassi della parlata lancianese
  • Anna Cavasinni e Fabrizio Franceschelli nel DVD "La Battaglia del Sangro" ricostruiscono l'insurrezione lancianese del 5 e 6 ottobre 1943 - territori-link 2009.
  • Enzio d'Antonio, Franco Fanci, Giovanni Nativio, Domenico Policella, Riccardo Urbano "Lanciano di ieri...oggi". Ed. Luca Gamberale, pagg. 175, 2005.
  • Riccardo Urbano, "ABRUZZO, colori, atmosfere, emozioni", pagg. 336, Ed. Tabula, 1978.
  • Riccardo Urbano, "Lanciano" Centro storico, 1975, pagg. 155, Ed. O.G.A. Lanciano.
  • Riccardo Urbano e altri "NICOLA DA GUARDIAGRELE E IL SUO TEMPO" Atti del Convegno - Guardiagrele 1996 - 1997
  • Riccardo Urbano, Nicola da Guardiagrele e la sua croce lancianese (pagg.49) ed. Itinerari, Lanciano
  • Riccardo Urbano, "L'architettura cistercense in S.Maria Maggiore di Lanciano" (pagg.102) Lions Club Lanciano.
  • Riccardo Urbano "Lanciano, Santa Maria Maggiore, Sacro sigillo di Federico II", Abruzzo N.a.i.f., Lanciano
  • Umberto Nasuti, "La Fontana di Longino", Editrice Itinerari 2010, ISBN 978-88-86939-26-3.
  • Melissa Di Giovanni - Umberto Nasuti, "Le Acque a Sant'Egidio. Identità culturali.", Rivista Abruzzese 2013, ISBN 978-88-96804-38-4.
  • Bulgarelli Lukacs Alessandra, L' economia ai confini del Regno : economia, territorio, insediamenti in Abruzzo (15.-19. secolo), Lanciano, Carabba, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]