Gran Sasso

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Gran Sasso d'Italia
Gran sasso italia.JPG
Il Corno Grande e il Corno Piccolo
Stato Italia Italia
Regione Abruzzo Abruzzo
Provincia L'Aquila L'Aquila
Pescara Pescara
Teramo Teramo
Altezza (Corno Grande) 2.912 m s.l.m.
Catena Appennini
Coordinate 42°28′12″N 13°33′00″E / 42.47°N 13.55°E42.47; 13.55Coordinate: 42°28′12″N 13°33′00″E / 42.47°N 13.55°E42.47; 13.55
Altri nomi e significati Gran Sasso
Monte Corno
Fiscellus Mons
Data prima ascensione (documentata) 19 agosto 1573
Autore/i prima ascensione Francesco De Marchi
Francesco Di Domenico
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Gran Sasso d'Italia

Il Gran Sasso (o Gran Sasso d'Italia) è il massiccio più alto degli Appennini continentali, situato nell'Appennino centrale, interamente in Abruzzo, come parte della dorsale più orientale dell'Appennino abruzzese, al confine fra le province di L'Aquila, Teramo e Pescara.

Confina a nord con i territori di Fano Adriano, Pietracamela, Isola del Gran Sasso d'Italia, Castelli e Arsita, a est con le Gole di Popoli, a sud-ovest direttamente con la piana di Assergi, più a valle con la Conca aquilana e la Valle dell'Aterno, a sud è limitato da Campo Imperatore e a valle dalla Piana di Navelli, mentre a ovest-nord-ovest confina con la catena dei Monti della Laga e il Lago di Campotosto, da questi separato dall'alta Valle del Vomano e la Strada statale 80 del Gran Sasso d'Italia che l'attraversa.

Il Gran Sasso d'Italia è un'area ambientale tutelata con l'istituzione del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dai suoi punti più distanti, ovvero il Passo delle Capannelle a nord-ovest e le Gole di Popoli a sud-est, il Gruppo del Gran Sasso misura circa 50 km in lunghezza e 15 km in larghezza.

Orientato da nord-ovest e a ovest a sud-est, come la grande maggioranza dei gruppi montuosi appenninici e preappenninici, ma con caratteristiche ben più aspre di alta montagna, consta di due sottocatene principali parallele: la prima, più settentrionale e più aspra, si estende dal Monte Corvo (2623 m; nord-ovest) al Vado di Sole (sud-est). La sottocatena meridionale, meno elevata e aspra, si estende dal Passo delle Capannelle e dal Monte S. Franco (2132 m; nord-ovest) al Monte Capo di Serre (1771 m; sud-est). Al di là di questa zona centrale vi è un'ampia zona sud-orientale, chiamata dei "contrafforti meridionali". Questi sono caratterizzati da numerosi rilievi meno elevati: Monte Ruzza (1643 m), Monte Bolza (1904 m), Monte Camarda (1384 m), Monte Cappucciata (1802 m), Monte Picca (1405 m) e molti altri, fino alle Gole di Popoli.

Le cime maggiori si trovano nella sottocatena settentrionale: il Corno Grande - che consta di tre vette principali[1]: quella orientale (2903 m), la centrale (2893 m) e la maggiore, quella occidentale (2912 m, che è anche la vetta più alta di tutti gli Appennini continentali) - e il Corno Piccolo (2655 m). Incastonato dentro una conca e protetto dalle tre vette che costituiscono il Corno Grande si trova il Ghiacciaio del Calderone, il secondo ghiacciaio più meridionale d'Europa[2].

Nel cuore del massiccio, tra le due sottocatene, è presente il vasto altopiano di Campo Imperatore e tra le cime maggiori la conca di Campo Pericoli, oltre che profonde valli che ridiscendono tra le suddette cime (es. Val Maone, Valle del Venacquaro, Valle dell'Inferno).

Conformazione[modifica | modifica wikitesto]

Da un punto di vista geomorfologico, il Gran Sasso presenta scenari paesaggistici abbastanza diversi e unici nei due versanti: quello aquilano scosceso, ma prevalentemente erboso, e quello teramano a maggior dislivello più aspro e roccioso. Dal punto di vista geologico è un massiccio di origine sedimentaria costituito da calcari, dolomia, generalmente compatti, e marne. Complessivamente l'altitudine, la composizione delle rocce, il tipo di erosione a cui è stato soggetto, fanno del Gran Sasso la montagna appenninica più simile ai gruppi alpini dolomitici.

Crostone sull'altopiano - Parco Nazionale del Gran Sasso

Data la sua elevazione, che la differenzia dalle altre catene appenniniche, il massiccio è ben visibile da tutti i principali gruppi montuosi dell'Appennino centrale e oltre, dal Monte Conero al Gargano e anche - nelle giornate particolarmente limpide - dai massicci montuosi della Dalmazia.

Originatosi circa 6 milioni di anni fa (Miocene), nel contesto dell'emersione degli Appennini, subì successivamente fasi di spinta e compressione che generarono una serie di fratture e di abbassamenti (Val Charino, Valle del Venacquaro, Val Maone, Campo Pericoli, Campo Imperatore). Su queste, a partire da 600.000 (Günz) fino a circa 10.000 (Würm) anni fa, agirono le forze erosive delle glaciazioni.

Queste ultime hanno lasciato segni particolarmente evidenti, soprattutto sul versante settentrionale del gruppo: piccoli circhi glaciali caratteristici sono individuabili, ad esempio, nella zona del Monte S. Franco (valli dell'Inferno e del Paradiso), ma anche in prossimità del Monte Aquila e del Monte della Scindarella.

I ghiacciai più grandi rappresentavano punti di convergenza naturali di questi circhi glaciali posti più in alto; ad esempio, il ghiacciaio che occupava Campo Pericoli si alimentava dai circhi posti a nord delle creste del Corno Grande, del Monte Aquila, del Monte Portella e del Pizzo Cefalone. In queste conche la neve si compattava e si trasformava in ghiaccio, che confluiva nella Valle del Venacquaro e in Val Maone verso Pietracamela, dove sono visibili ancora oggi resti morenici risalenti alla glaciazione del Riss. Poiché le glaciazioni successive hanno cancellato i segni lasciati da quelle precedenti, e poiché la glaciazione del Riss è antecedente a quella del Würm, questa morena rissiana è una delle rare prove del fatto che le valli del Gran Sasso sono state occupate dai ghiacciai più e più volte nel corso del Neozoico.

Il 22 agosto 2006 nella parete nord-est (il paretone) del Corno Grande, a causa di normali processi erosivi, si è verificata una frana di grandi dimensioni (da 20.000 a 30.000 m³ di roccia si sono distaccati dal quarto pilastro), senza conseguenze sull'incolumità pubblica.

Rilievi principali[modifica | modifica wikitesto]

Elenco delle cime principali in ordine di altezza
Corno Grande, Vetta Occidentale 2912 m
Corno Grande, Vetta Orientale 2903 m
Corno Grande, Vetta Centrale 2893 m
Corno Grande, Torrione Cambi 2875 m
Corno Piccolo 2655 m
Pizzo Intermesoli, Vetta 2635 m
Monte Corvo 2623 m
Monte Camicia 2564 m
Monte Prena 2561 m
Pizzo Cefalone 2533 m
Monte Aquila 2494 m
Pizzo Intermesoli, Vetta Settentrionale 2483 m
Monte Infornace 2469 m
Cima delle Malecoste 2444 m
Monte Portella 2385 m
Monte Brancastello 2385 m
Torri Casanova 2362 m
Pizzo di Camarda 2332 m
Monte Tremoggia 2331 m
Picco Pio XI 2282 m
Monte della Scindarella 2233 m
Monte Brancastello, Anticima Orientale 2230 m
Pizzo S. Gabriele 2214 m
Monte Ienca 2208 m
Monte S. Franco 2132 m
Il Morrone 2067 m
Monte Siella 2027 m
2013-07-31 20.10.14.jpg La catena del gran sasso dal porto di giulianova.jpeg
La catena del Gran Sasso vista da Giulianova, dalla città alta e dal porto
Gran Sasso in inverno
Altopiano del Gran Sasso - Parco Nazionale del Gran Sasso
Cime della sub-catena settentrionale da ovest ad est
Nome metri
Monte Cardito 1740
Colle delle Monache 1942
Colle Abetone 1775
Monte Corvo 2623
Pizzo Intermesoli 2635
Corno Piccolo 2655
Corno Grande
  • Torrione Cambi
  • Vetta Centrale
  • Vetta Occidentale
  • Vetta Orientale
 
2875
2893
2912
2903
Monte Aquila 2494
Monte Brancastello 2385
Monte Infornace 2469
Monte Prena 2561
La Cimetta 2266
Monte Camicia 2564
Dente del Lupo 2297
Monte Tremoggia 2331
Monte Coppo 1987
Monte Siella 2027
Monte S. Vito 1892
Monte Guardiola 1808
Cima della Cioccola (*) 1581
Monte Cimone (*) 1404
Colle Madonna (*) 1350

(*) Nel comune di Civitella Casanova


Cime della sub-catena meridionale da ovest verso est
Nome metri
Colle della Befana 1363
Monte S. Franco 2132
Colle Fiorentino 1410
Il Morrone 2067
Colle dei Briganti 1525
Monte Ienca 2208
Pizzo di Camarda 2332
Pizzo Cefalone 2533
Monte Portella 2385
Cime dei contrafforti meridionali
Nome metri
Monte della Scindarella 2233
Monte Ruzza 1643
Monte Carpelone 1592
Monte Carpesco 1548
Colle Biffone 1471
Colle Rotondo 1403
Monte della Selva 1623
Monte Bolza 1904
Monte Picca 1405
Altre cime: Cima di Faiete, Cima di Monte Bolza, Collalto, Colle Arcone, Colle dei Vallettieri, Colle della Biffa, Colle Mascione, Colle Paradiso, Costa Ceraso, Monte Archetto, Monte Cappellone, Monte Carapellese, monte Cefanello, Monte Cocozzo, Monte Licciardi, Monte Mesola, monte Meta, Monte Rotondo, Monte S. Gregorio.

La natura[modifica | modifica wikitesto]

Tramonto - Parco Nazionale del Gran Sasso

Fino al Cinquecento, il comprensorio del Gran Sasso era caratterizzato dalla presenza di enormi boschi. A partire dal XVI e XVII secolo ebbero inizio operazioni di disboscamento intensivo, soprattutto allo scopo di fornire nuovi pascoli alla pastorizia, che sconvolsero pesantemente il paesaggio. Tanto è vero, che più volte si dovette vietare alle popolazioni del luogo di insistere nel taglio degli alberi. Ad esempio, un documento del 1664, in riferimento ai territori del Marchese della Valle Siciliana (corrispondente, quest'ultima, ai moderni territori di Isola del Gran Sasso e di Tossicia) proclamava: «che non sia persona alcuna che ardisca a tagliare abbeti nella selva dell'Eccellentissimo Signor Marchese». Nel 1848 furono redatti verbali di denuncia in cui veniva indicato che la repressione dei disboscamenti aveva prodotto resistenza ai pubblici ufficiali incaricati delle operazioni di salvaguardia dei boschi.

Flora[modifica | modifica wikitesto]

In particolare, l'essenza maggiormente penalizzata fu proprio l'abete bianco, che si era spinto a queste latitudini nel corso delle glaciazioni, e che fu quasi completamente distrutto; oggi questa meravigliosa conifera sopravvive soltanto nei pressi dell'Eremo di Santa Colomba ed in pochi altri luoghi.

Per parlare della flora del Gran Sasso, bisogna distinguere, anche in quest'ambito, fra i due versanti, quello teramano e quello aquilano. Il primo, esposto a nord-est, è caratterizzato da un substrato argilloso ed è soggetto a maggiori precipitazioni; questi fattori favoriscono l'egemonia del faggio, con lo sviluppo di faggete di notevole pregio. Il versante meridionale, al contrario, possiede un substrato calcareo ed un clima continentale. Questi fattori favoriscono principalmente lo sviluppo di boschetti di pioppi, di carpini e di cerri. Sono presenti, nell'areale, il nocciolo, il castagno (che forma umbratili boschi), l'acero (spesso presente con esemplari mastodontici). Sui versanti più soleggiati si può trovare il sorbo montano e il ciliegio selvatico. Solo grazie a rimboschimenti sono presenti il pino nero, l'abete rosso, e il larice. L'introduzione di quest'ultima specie, secondo Fernando Tammaro e Carlo Catonica dell'Università dell'Aquila è stato un errore perché le condizioni ambientali del luogo sono troppo severe per una conifera decidua quale è, appunto, il larice.

Tra gli arbusti possono essere menzionati il ginepro, il mirtillo (commestibile), la belladonna (di aspetto simile al mirtillo ma velenoso o addirittura mortale), l'agrifoglio.

Le fioriture sono caratterizzate da gigli (specie protetta da una Legge Regionale dell'Abruzzo), campanule, sassifraghe, primule, genziane, garofanini e numerose orchidee. Menzione a parte merita la stella alpina appenninica, una pianta rarissima sulle montagne dell'Appennino.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

L'esponente più imponente della fauna del Gran Sasso è l'orso marsicano, una sottospecie di orso bruno, endemica dell'Appennino, di taglia relativamente ridotta, che fino a qualche anno fa sembrava scomparsa. Presenti anche esemplari di lupo appenninico e di volpe. Altri mammiferi di rilievo sono il gatto selvatico, il cinghiale, il daino ed il capriolo; meno diffuso che in altri areali abruzzesi è invece il camoscio, reintrodotto in tempi relativamente recenti.

Fra i rapaci meritano menzione l'aquila reale, il falco, la poiana comune e lo sparviero. Spicca, fra gli altri uccelli, la presenza del gracchio alpino e del picchio.

Fra i rettili va segnalata la vipera dell'Orsini, anch'essa endemica, di dimensioni inferiori rispetto alla vipera comune e caratterizzata da velenosità meno letale. Staziona nelle pietraie, vicino ai corsi d'acqua e nelle zone di bassi cespugli di ginepro.

Nevati, nevai, cascate di ghiaccio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ghiacciaio del Calderone.

Alle pendici del Corno Piccolo e nei pressi del Monte Camicia sono presenti due nevai perenni. Quello sul Corno Piccolo è ubicato sotto uno sperone roccioso a metà tratto tra il Rifugio Franchetti e la Sella dei Due Corni ed è denominato glacionevato Franchetti. Un canalone (almeno EEA), innevato solitamente per tutto l'anno, è ubicato sul Monte Infornace, dalla Fonte Rionne fino alle vicinanze della vetta.

In tutta l'area del massiccio sono stati segnalati anche alcuni glacio nevati.

Numerose, d'inverno, sono le cascate di ghiaccio, alcune delle quali si trovano alla base del Monte Camicia, nella zona chiamata Fondo della Salsa (toponimo che probabilmente deriva da "Fondo del Balzo", essendo il "balzo" l'impressionante parete Nord del Camicia). Tra le cascate di ghiaccio più famose vanno ricordate: Ghiaccio del Sud e Cascata del peccato.

L'uomo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Paleoantropologia.
La vista del paretone del Gran Sasso nel versante teramano prima della frana del 22 agosto 2006
Il laghetto Pietranzoni, sulla piana di Campo Imperatore nel Gran Sasso d'Italia. Sullo sfondo il Corno Grande.

Il massiccio del Gran Sasso risulta popolato da almeno 100.000 anni.

Frammenti del femore di un uomo di Neandertal di circa 14 anni di età, vissuto 80.000 anni fa durante il Paleolitico, sono stati trovati nella zona di Calascio, in alcune anguste cavità rocciose, chiamate "Grottoni", a quota 670 m s.l.m. Si tratta dei resti del più antico Neandertal ritrovato in Abruzzo. Negli anfratti rocciosi c'erano anche schegge ossee di molti differenti animali, il che fa supporre che le specie cacciate fossero numerose: il lupo, il leopardo, il cavallo, la iena delle caverne, e finanche i topi e le lucertole. Tra gli ungulati, prede privilegiate erano il cervo, il camoscio, il capriolo ed il bue ancestrale. Frammenti di carbone e scaglie di selce hanno consentito di ricostruire le abitudini di questi Neandertal; essi macellavano le prede nelle grotte e le consumavano crude o le arrostivano su fuochi di legno di ginepro e di abete; ricavavano le punte delle lance dalle rocce del Monte Scarafano e del Monte Bolza.

Reperti ritrovati a Campo Pericoli attestano che, in Età del bronzo, i cacciatori preistorici traversavano il territorio da Campo Imperatore a Campo Pericoli attraverso i valichi della Portella e della Sella dei Due Corni. In quest'epoca (XIII-XI secolo a.C.) vi era certamente un insediamento di cacciatori-raccoglitori nella zona di Rocca Calascio, come dimostrano resti di ceramiche rinvenuti in loco ed una punta di freccia, in bronzo, con due fori, considerata, ancora in anni recenti (2000), unica in Italia.

Scavi effettuati nella Grotta a Male[3], a 2 km da Assergi, confermano la permanenza stanziale dell'uomo in quest'area nell'Eneolitico e nell'Età del Ferro.

I numerosi passi che mettono in comunicazione il versante teramano con quello aquilano favorirono, fin dalla preistoria, un intenso scambio commerciale fra l'economia prevalentemente agricola del versante settentrionale e quella basata sulla pastorizia del versante meridionale. In epoca storica, vi sono testimonianze di un intenso sfruttamento di Campo Imperatore come pascolo. Dopo la ricompattazione del Sud Italia operata dai Normanni, in questa zona vennero aperti numerosi tratturi[4], cioè vie di transito per la transumanza delle bestie, utilizzati dai pastori per condurre le mandrie ai pascoli del Tavoliere delle Puglie prima dell'arrivo dei rigidi mesi invernali.

Un altro, interessante, commercio che è stato presente nel territorio, e di cui si ha certezza che fosse già praticato nel XVI secolo, è lo sfruttamento della neve. Questa, ricavata da nevai presenti in quota, veniva stoccata in pozzi profondi anche 20 metri ed utilizzata d'estate per la produzione di sorbetti e per usi medicali. Il commercio della neve era regolamentato dai comuni, che stabilivano apposite tariffe per le concessioni demaniali, e che stilavano anche tabelle di valutazione del prodotto. La neve, principalmente, veniva distinta in "nera", il che significava che era stata raccolta nei dintorni dei paesi, quindi senza garanzia di purezza; e in "candida", denominazione che indicava la provenienza dalle zone di alta montagna.

Questo tipo di attività commerciale è perdurato fino agli inizi del Novecento.

L'origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Hotel Campo Imperatore - Parco Nazionale del Gran Sasso

Chiamato dagli antichi Romani Fiscellus Mons (Monte Ombelico) per la sua posizione centrale nella penisola italiana (Catone, Plinio, Silio Italico), questo massiccio montuoso era denominato nel Medioevo Monte Corno, dizione che serviva ad indicare sia il Corno Grande sia – per estensione – l'intera catena.

Secondo il celebre geografo Roberto Almagià, la denominazione "Gran Sasso" è molto tarda e risalirebbe addirittura al Rinascimento. Per questo autore, il primo abbozzo del toponimo è da ricercarsi in un poemetto del 1636 scritto da Francesco Zucchi di Montereale, in cui si fa riferimento al massiccio come al «Sasso d'Italia».

Il primo documento in cui entrambe le denominazioni compaiono senza possibilità di equivoco è la "Carta topografica del Contado e della diocesi dell'Aquila" (seconda metà del XVIII secolo), nella frase: «Monte Corno overo Gran Sasso d'Italia».

A dare conferma alle parole dell'Almagià sembra essere la consuetudine delle popolazioni locali che, ancora oggi, nei paesi che circondano la montagna, fanno riferimento al massiccio utilizzando il toponimo "Monte Corno".

Territorio e tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Abruzzo.

Il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga interessa ben 44 comuni distribuiti in cinque province. L'area del massiccio vero e proprio, inclusa in quella - più estesa - dell'intero Parco, costituisce un territorio ricco di storia e di antiche tradizioni, legate non solo all'agricoltura e alla pastorizia, ma anche all'artigianato pregiato ed alla cultura enogastronomica.

Particolari - Parco Nazionale del Gran Sasso

In tutto l'Abruzzo, ed anche nel contiguo Molise, antichi culti pagani furono inglobati nei riti cristiani, dando origine ad usanze religiose pregne di echi dionisiaci e di allegorie con il mondo della natura. A Campotosto, paese sull'omonimo lago, si svolge ad esempio, nella penultima settimana di agosto, il rito in costume della "sposa poiana", caratterizzato da una complessa simbolizzazione riguardante il matrimonio. In questo stesso comune i risvolti soprannaturali del rapporto con la divinità si concretizzano nella chiesa di Santa Maria Apparente, che la tradizione vuole edificata per volere della Madonna, apparsa, secondo la leggenda, il 2 luglio 1604 ad una fanciulla del paese.

Capestrano, centro affacciato sulla Valle del Tirino, risale all'epoca preromana, ma si sviluppò intorno al XII secolo, arroccato al Castello dei Piccolomini. Suscitò scalpore il ritrovamento, nel settembre del 1934, del "Guerriero di Capestrano", una statua in pietra di eccezionale interesse, alta più di due metri, caratterizzata da un ampio elmo circolare, la cui datazione sembra collocabile intorno al VI secolo a.C. Sul piedistallo della statua è incisa un'iscrizione, "MA KUPRI KORAM OPSUT ANANIS RAKI NEVII", il cui significato non è, ancora oggi, chiarito. Il "Guerriero" è utilizzato, spesso, nell'iconografia della Regione Abruzzo.

Alla sinistra del fiume Tirino, vi è l'antica chiesa di S. Pietro ad Oratorium, fondata da Desiderio, l'ultimo re longobardo, nel 756 d.C. Murato nella facciata della chiesa è incastonato un quadrato magico (quadrato del Sator), recante un'iscrizione palindroma che può essere letta in qualunque direzione. L'iscrizione, incisa al rovescio, dice: "SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS"; non si tratta di un semplice palindromo come "Anna" o "1991", poiché le parole sono disposte in una matrice che rende possibile la lettura per righe e per colonne in tutte le direzioni. Le frasi del quadrato significano: "Il paesano tiene le ruote al carro con attenzione". Erano le frasi principali dei primi cristiani che s'installavano in Italia in epoca Romana, allorché erano ancora perseguitati.

Il quadrato di Capestrano
R O T A S
O P E R A
T E N E T
A R E P O
S A T O R

Castelli, in provincia di Teramo, è un comune rinomato, fin dall'età barocca, per le ceramiche. Le prime testimonianze di questa lavorazione artigiana nel comune risalgono al Duecento, ma è solo nel XVI secolo che il paese diventa famoso, presso le corti europee, come centro di produzione dei «vasellamenti nobili di candida terra» (fra' Serafino Razzi, 1575). Tipici del periodo settecentesco sono i grandi piatti e le zuppiere fiorate, mentre il "fioraccio" è un motivo decorativo più proprio dell'Ottocento.

Una delle sculture commemorative della tragedia di Fonte Vetica

Tragedie ed incidenti[modifica | modifica wikitesto]

Già il De Marchi riporta un drammatico episodio accaduto nel 1569 nei pressi del Passo della Portella: «L'anno mille cinquecento et sessanta nove, diciotto uomini tornavano sù per la montagna, e così si staccò una palla di nieve et gli affogò tutti. Son sepulti a Sercio.» (Francesco De Marchi, Il Corno Monte, 1573)

Alcuni episodi, in particolare, restano impressi nelle cronache e nell'eco della memoria:

  • la tragedia del terribile inverno 1929, quando due alpinisti, Mario Cambi e Paolo Emilio Cichetti, rimasero intrappolati nel Rifugio Garibaldi a causa del maltempo e della enorme quantità di neve che cadde in quella stagione. I soccorsi partiti da Pietracamela non riuscirono in alcun modo a raggiungere i due. Solo dopo enormi sforzi, una squadra riuscì ad aprirsi la strada fino al Rifugio, dove trovò il diario degli ultimi giorni di sofferenze. Cichetti, alla fine, aveva tentato di tornare a Pietracamela, riuscendo a giungere a 3 km dal paese prima di morire. Il corpo di Mario Cambi fu trovato solo in aprile. A Cambi è stata intitolata la quarta vetta del Corno Grande nota come Torrione Cambi.
  • Il 29 gennaio 1942 perse la vita la guida alpina e maestro di sci ampezzano Ignazio Dibona, nel corso di un salvataggio. Il Dibona era già riuscito a mettere in salvo tre suoi allievi, che erano stati investiti da una massa di neve, e si stava dirigendo alla volta di altri tre sciatori, che si trovavano a mal partito, quando fu travolto insieme a loro da una valanga.

Differenti riflessioni vengono suscitate dalle perdite umane ed ambientali causate da fenomeni di tutt'altra natura:

Diminuzione della portata delle sorgenti:
Sorgente Portata
Ruzzo -70%
Sopra Casale S. Nicola -70%
Rio Arno -40%
Chiarino -40%
Mortaio d'Angri -40%
Vitello d'Oro -40%
Tempera -25%
Vetoio -25%
Tirino -10%
Aterno -10%
  • il 15 settembre 1970, nel contesto degli scavi del traforo del Gran Sasso, la grande talpa escavatrice bucò l'enorme serbatoio sotterraneo di acqua presente nelle viscere della montagna. Gli ambienti montani caratterizzati da rocce calcaree lasciano infatti penetrare l'acqua dai rilievi superiori fino in profondità, per farla poi riemergere molto più a valle. Lo stesso ghiacciaio del Calderone ha sempre agito da cisterna di compensazione: l'acqua di fusione del ghiacciaio, infatti, contribuisce ad alimentare sia il bacino idrografico del Fosso S. Nicola sia la circolazione sotterranea che avviene in profondità nella montagna. Quando la "talpa" bucò il serbatoio sotterraneo, alto 600 m, un getto di acqua e fango dalla pressione di 60 atmosfere travolse ogni cosa. La parte bassa della città di Assergi fu allagata, costringendo ad una evacuazione, ed il corso di molte sorgenti fu compromesso. Complessivamente, nella realizzazione dell'opera, costata, negli anni settanta, 2.000 miliardi di lire, persero la vita 11 persone, il livello della falda acquifera si abbassò di 600 m e la portata delle sorgenti del Rio Arno e del Chiarino fu quasi dimezzata.

[Nella tabella vengono riportati i dati approssimati (per difetto – altre stime[5] delineano un quadro della situazione ancora più fosco) relativi alla riduzione di portata delle sorgenti, causata dall'abbassamento della falda.]

  • Un altro incidente causato dall'imperizia dell'uomo è avvenuto il 16 agosto 2002, quando 50 litri di trimetilbenzene sono fuoriusciti dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, inquinando un corso d'acqua nella zona di Casale S. Nicola, frazione di Isola del Gran Sasso d'Italia. Secondo un documento filmato di Legambiente[6], vi sarebbe la possibilità che un incidente già verificatosi il 4 dicembre 2001, caratterizzato dai medesimi fenomeni osservabili (schiuma sulle acque), abbia avuto la stessa genesi. L'1,2,4-trimetilbenzene (o pseudocumene, C9H12) è un idrocarburo incolore e aromatico, utilizzato come scintillatore nell'esperimento Borexino, per la rivelazione dei neutrini. Tracce di trimetilbenzene furono rilevate, nei limiti di sicurezza, nell'acqua potabile di Silvi Marina (Te) ancora l'8 settembre 2002, a quasi un mese dall'incidente.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio abruzzese è stato interessato ampiamente dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale ma il Gran Sasso è ricordato in particolare per la famosa Operazione Quercia del 12 settembre 1943, in cui Mussolini fu liberato dall'albergo di Campo Imperatore (dove era tenuto prigioniero) ad opera della II Divisione Tedesca del Lehrbataillon e trasportato su un piccolo aereo fino a Pratica di Mare, dove si imbarcò per Vienna. Nell'unica sparatoria di breve durata del blitz nazista caddero una guardia forestale ed un carabiniere. Infatti, vennero uccisi in un posto di blocco presidiato dai soldati tedeschi: il carabiniere Giovanni Natale che fu ferito a un fianco e poi morì il giorno dopo e la guardia forestale Pasqualino Vitocco che quel giorno non era neppure in sevizio, ma si trovava in divisa nei dintorni del posto di blocco.[7]

Istituto Nazionale di Fisica Nucleare[modifica | modifica wikitesto]

Situati sotto oltre 1400 metri di roccia nel cuore del Gran Sasso d'Italia ci sono i Laboratori nazionali del Gran Sasso (LNGS), di proprietà dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Questi hanno il primato di essere il più grande laboratorio scientifico sotterraneo del mondo. Qui si studiano, tra le altre cose, le più piccole particelle dell'universo come, ad esempio, i neutrini e i monopoli di Gut[8].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Alpinismo[modifica | modifica wikitesto]

Salita al Torrione Cambi (nel massiccio del Corno Grande)

La prima scalata documentata al Corno Grande fu compiuta il 19 agosto 1573 dal bolognese Francesco De Marchi, che raggiunse la Vetta Occidentale (2912 m) dalla Via Normale, accompagnato dal cacciatore di camosci Francesco Di Domenico, dal milanese Cesare Schiafinato, da Diomede dell'Aquila e dai portatori Simone e Giovampietro di Giulio.

«Quand'io fuoi sopra la sommità» ricorderà il De Marchi nella sua puntuale Cronaca dell'ascensione «mirand'all'intorno, pareva che io fussi in aria, perché tutti gli altissimi Monti che gli sono appresso erano molto più bassi di questo» (Francesco De Marchi, Il Corno Monte, 1573).

Il De Marchi riferì, comunque, che la cima era stata già raggiunta in precedenza da alcuni cacciatori di camosci, fra cui proprio il Francesco Di Domenico, che per questo fu scelto come guida e che è stato, di fatto, la prima guida di montagna italiana.

Bisognò aspettare 221 anni, il 30 luglio 1794, per vedere una replica: il teramano Orazio Delfico realizzò la prima scalata della Vetta Orientale (2903 m). Delfico era convinto di essere il primo ad aver raggiunto la cima, ed in un certo senso lo era perché, pur essendo la montagna scalata unica (il Corno Grande), la vetta raggiunta era differente. Tra l'altro, Delfico, che, giunto sulla cima, misurò l'altezza della montagna (stimandola in 9577 "piedi parigini" m s.l.m.), effettuò anche una delle prime misurazioni di altezze di montagne mai fatte in Italia (in precedenza erano stati misurati soltanto il Vesuvio, l'Etna ed il Monte Legnone).

La prima salita invernale al Corno Grande fu compiuta dai figli dello statista Quintino Sella: Corradino e Gaudenzio, nel gennaio del 1880. I due, che erano navigati alpinisti con esperienza di salite invernali sulle Alpi, schernirono pesantemente le guide locali, che non erano preparate né equipaggiate per una invernale e che non li accompagnarono sulla vetta. Tra le guide "cosiddette" (come i due alpinisti le definirono) vi era, però, Giovanni Acitelli, che diverrà poi un alpinista storico del massiccio, e che aprirà numerose vie, come il Moriggia-Acitelli (PD) proprio sul Corno Grande.

Con il diffondersi dell'alpinismo "alla moda", di fine Ottocento, questi monti conobbero frequentazioni sempre più assidue; i montanari locali venivano reclutati «per Lire 2 a Lire 5» ma, durante l'inverno, avevano «la massima paura e sconoscenza della neve». L'alpinista più ardito avrebbe quindi trovato, in essi, «soltanto degli indicatori della via da seguire» (Enrico Abbate. Guida d'Abruzzo. 1903).

Con il primo decennio del secolo XX, la moda dei signori che, dalle città, si recavano in montagna per compiere escursioni guidati da montanari del posto tramontò ed il massiccio conobbe un nuovo genere di alpinismo: quello delle grandi sfide, della ricerca della salita "tecnica". Nel 1931 Domenico e Dario d'Armi scalarono la Vetta Orientale dalla cresta nord. Nel 1934 Bruno Marsili e Antonio Panza superano la parete nord del Monte Camicia, soprannominato "l'Eiger dell'Appennino". Su queste cime si cimentarono alpinisti del calibro di Andrea Bafile e Giusto Gervasutti.

Alla fine degli anni settanta, l'alpinismo sul Gran Sasso venne rivoluzionato dal romano Pierluigi Bini, che tracciò una dozzina di vie ben oltre il sesto grado classico, dando origine a un tipo di scalata del tutto originale e rivoluzionaria[9]

Escursionismo[modifica | modifica wikitesto]

Il Pizzo d'Intermesoli dai Prati di Tivo

Marcia dei Tre Prati[modifica | modifica wikitesto]

La Marcia dei Tre Prati, è una passeggiata ecologica non competitiva. Si svolge lungo un percorso di 15 km che congiunge i Prati di Tivo e i Prati di Intermesoli, nel comune di Pietracamela, a Prato Selva, nel comune di Fano Adriano. La prima edizione si svolse nel 1975 per iniziativa di Aldo Possenti, presidente della sezione teramana del Club Alpino, e di Vincenzo Di Benedetto, imprenditore in Fano Adriano. L’edizione 1977 vide la partecipazione di oltre mille persone. Dopo un periodo di sospensione la Marcia dei Tre Prati è stata riproposta nel 2006 (Prati di Tivo, domenica 23 luglio), per iniziativa delle Sezioni del Club Alpino Italiano di Teramo e Isola del Gran Sasso d'Italia con la partecipazione della Sezione Alpini di Teramo e dei Medici del 118.

Rifugi e ostelli[modifica | modifica wikitesto]

  • Rifugio del Monte (1614 m): gestito da Arnaldo Di Crescenzo. Di proprietà del Comune di Fano Adriano. È situato nella Valle del Fosso del Monte alle pendici nord di Monte Corvo. È dotato di 18 posti letto.
  • Rifugio Duca degli Abruzzi (2388 m): gestito da Luigi D'Ignazio e Carlotta Bonci. Di proprietà del CAI. È situato sulla cresta tra Sella Monte Aquila e Monte Portella. È dotato di 20 posti letto (un locale invernale con 3 posti letto è sempre aperto).
  • Rifugio Fontari: gestito da una società, di proprietà del consorzio "il Gran Sasso" (che gestisce gli impianti). È situato sopra le Fontari.
  • Rifugio Giuseppe Garibaldi (2231 m): non gestito. È situato a Campo Pericoli ed è stato il primo rifugio costruito nel Gran Sasso, nel 1886. È sempre aperto per le situazioni d'emergenza. D'inverno è completamente coperto dalla neve.
  • Rifugio Carlo Franchetti (2433 m): gestito da Luca Mazzoleni, di proprietà del C.A.I. sezione di Roma. È situato al centro del Vallone delle Cornacchie, incuneato tra il Corno Grande ed il Corno Piccolo. Inaugurato nel 1960 dal CAI è il rifugio più alto del Gran Sasso. È dotato di 23 posti letto (un locale invernale con 4 posti letto è sempre aperto).
  • Bivacco Andrea Bafile (2669 m). È situato sulla cresta sud-est della Vetta Centrale del Corno Grande. Costruito nel 1966 dal CAI, è sempre aperto per le emergenze.
  • Ostello Campo Imperatore (2130 m): situato accanto alla stazione di monte della funivia del Gran Sasso. È composto dai locali della stazione di monte dell'antica funivia; vi è un museo.
  • Rifugio Nicola D'Arcangelo (1665 m): situato sul versante nord del Vado di Corno (località Vaduccio).
  • Rifugio Fonte Vetica (1632 m): situato presso l'omonima fonte.
  • Rifugio Miramonti Prati di Tivo, quota (1460 m) alle pendici del Gran Sasso d'Italia, Corno Piccolo-(comune Pietracamela
Snow - Parco Nazionale del Gran Sasso
  • Rifugio Fonte Vetica (forestale): situato presso l'omonima fonte, possiede un locale sempre aperto per le emergenze.
  • Rifugio Antonella Panepucci Alessandri (1700 m). È situato sul versante nord del monte San Franco.
  • Ostello Il Faro Verde (850 m): domina l'Alta Valle del Castellano ed è situato in Località Basto.

Sci[modifica | modifica wikitesto]

Sul Gran Sasso vi sono numerose stazioni sciistiche dotate di impianti di risalita per poter praticare lo sci da discesa (o sci alpino):

Vi sono inoltre località dove poter praticare lo sci di fondo (o sci nordico):

Fuoripista del Gran Sasso[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
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Oltre ad offrire la possibilità di praticare discipline sciistiche tradizionali, l'intero massiccio del Gran Sasso è rinomato per le sue fuoripista e i suoi itinerari di scialpinismo, tra cui Monte Aquila, Passo Portella, l'attraversata alta e bassa, Fossa Paganica.

  • Valle Fredda: offre un'ampia panoramica del paesaggio verso occidente; vi sono tre canalini e una discesa larga, si passa accanto Fossa Paganica per poi terminare sulla S.S.17 bis Fonte Cerreto-Monte Cristo. Si parte dalla stazione di monte della seggiovia Scindarella, si prosegue camminando fino alla vetta del Monte Scindarella e si scende a occidente. In primavera vi cadono molte valanghe.
  • Topparamine (il nome ha molte varianti): fuoripista ripidissima e stretta, con frequente caduta di valanghe; è presente un salto di circa 9 metri. Si scende verso occidente, in un canalino parallelo a valle Fredda. Imboccandolo, si può prendere per errore un canalino che finisce a strapiombo. È una fuoripista molto impegnativa.
  • Lo "Schioppatore": fuoripista ripidissima. Vi sono due canalini di pendenza elevatissima (quasi perpendicolari) e una discesa ripida e larga. La neve è spesso ghiacciata. Offre un'ampia panoramica di Monte Prena e, in parte, del Monte Aquila. La discesa termina circa 200 metri a valle della seggiovia Scindarella. Si parte dalla stazione di monte della seggiovia Scindarella, si prosegue camminando fino alla vetta del Monte Scindarella e si scende a oriente.
  • I tre valloni: famosa fuori pista. L'itinerario è il canalone ubicato sotto la funivia del Gran Sasso. Vi si accede dallo "Scontrone", dall'"Uccellaccio", dal rifugio Duca degli Abruzzi o dalla stazione di monte della funivia. Panorama ad occidente, specialmente al tramonto.
  • Monte Aquila: si può scendere sia verso il Teramano che verso l'Aquilano. Comunemente vi è neve fino a giugno. Si sale sul monte o seguendo la passeggiata "Botanica" oppure con le pelli di foca.
  • Passo Portella: ha molte varianti; si scende lungo il canalone verso Fonte Cerreto. Vi cadono spesso delle valanghe.
  • Traversata bassa: si scende verso il Teramano o dal Duca degli Abruzzi verso Val Maone.
  • Traversata alta: consiste nel salire il Corno Grande per la direttissima e discendere sciando sul Ghiacciaio del Calderone.
  • Altre: Uccellaccio e Dentone sono fuoripista piccole al termine delle quali si riprendono gli impianti. Una parte del Dentone veniva utilizzata come pista agonistica.

Ciclismo su strada[modifica | modifica wikitesto]

Il Gran Sasso è meta di numerosi ciclisti e cicloturisti provenienti da tutta Italia. Le località più frequentate sono Prati di Tivo (quota 1500 m) nel versante teramano, una suggestiva scalata lunga 15 km per un dislivello di 1000 metri su un percorso ricco di tornanti, la Strada maestra del Parco e la piana di Campo Imperatore (quota 2100 m), nel versante aquilano.

Il Gran Sasso (teramano o aquilano) è stato più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Edizione Tappa Percorso km Vincitore di tappa
1971 (25 maggio) Pescasseroli > Campo Imperatore 198,0 Spagna Vicente López Carril
1971 (19 maggio) Ancona > Prati di Tivo 175 Italia Giovanni Battaglin
1985 (31 maggio) 14ª Frosinone > Campo Imperatore 195,0 Italia Franco Chioccioli
1989 (28 maggio) Roma > Campo Imperatore 179,0 Danimarca John Carlsen
1999 (22 maggio) Pescara > Campo Imperatore 253,0 Italia Marco Pantani

In estate si svolge la Gran Fondo "Giro intorno al Gran Sasso d'Italia", con partenza e arrivo a Montorio al Vomano. Giunta alla 15ª edizione, nel 2008 si è svolta domenica 20 luglio.

Ciclismo in mountain bike[modifica | modifica wikitesto]

Numerosi percorsi consentono di poter pedalare in mountain bike alle falde del Gran Sasso. Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga sta completando la sistemazione di 320 km di ippovia, chiamata Ippovia del Gran Sasso adatta per andare a cavallo, in mountain bike e a piedi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ la quarta vetta, la più bassa, è il Torrione Cambi, 2875 m.
  2. ^ Grunewald K., Scheithauer J. (2010). Europe's southernmost glaciers: response and adaptation to climate change. Journal of Glaciology, Vol. 56, No. 195, 2010
  3. ^ o Grotta Amare
  4. ^ dal latino tractoria
  5. ^ Le cifre di un disastro, Abruzzoweb.
  6. ^ Gran Sasso, acque coperte di schiuma, Lega Ambiente.
  7. ^ Vincenzo Di Michele, Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso, Firenze, Curiosando Editore, 2011
  8. ^ E Macro resta in attesa. Galileo
  9. ^ UP-CLIMBING

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Autori vari. L'Appennino Meridionale. Club Alpino Italiano Sezione di Napoli. Anno II Fascicolo I, luglio 2005.
  • Autori vari. Abruzzo e Molise - Viaggio attraverso le regioni italiane. Fininternet, 2002.
  • Stefano Ardito A piedi sul Gran Sasso. Subiaco, Iter Edizioni, 2008.
  • Stefano Ardito Guida ai Sentieri. Assergi, Edizioni Gransassolagapark, 2006.
  • Alberto Osti Guerrazzi. I 2000 dell'Appennino, 1a edizione. Pereto, Edizioni Il Lupo & Co., 2002.
  • A. Alesi; M. Calibani; A. Palermi. Gran Sasso/Parco Nazionale Gran Sasso-Laga: le più belle escursioni, 1ª ristampa. Ascoli Piceno, Club Alpino Italiano / Società Editrice Ricerche. 2000.
  • Saggio di bibliografia e di iconografia sul Gran Sasso d'Italia, a cura di Lina Ranalli, in Aprutium, 2001 [ma 2006], Teramo, Paper's World - Edigrafital, 2002
  • Luca Mazzoleni. "La Montagna Incantata" 204 itinerari di scialpinismo nell'Appennino Centrale. Porzi Editoriali, 2004.
  • Leo Adamoli. "Il gigante di pietra" La storia geologica del Gran Sasso d'Italia, 2002, 128 pp., ill., rilegato. CARSA Editore.
  • Luca Mazzoleni. Guida dell'"Alta Via scialpinistica dell'Appennino Centrale", Porzi Editoriali 2010.
  • Atlante storico del Gran Sasso d'Italia, di Silvio Di Eleonora, Fausto Eugeni, Lina Ranalli, Teramo, Ricerche&Redazioni, 2012.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Alpinismo, Scialpinismo, Escursionismo