Bos taurus primigenius

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Uro
Dipinto di un uro
Bos taurus primigenius
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EX it.svg
Estinto (1627)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
(clade) Ungulata
Ordine Artiodactyla
Sottordine Ruminantia
Infraordine Pecora
Famiglia Bovidae
Sottofamiglia Bovinae
Tribù Bovini
Genere Bos
Specie B. taurus
Sottospecie B. t. primigenius
Nomenclatura trinomiale
Bos taurus primigenius
Bojanus, 1827

L'uro (Bos taurus primigenius Bojanus, 1827) è un grande bovino estinto, diffuso originariamente in Europa.[2]

Variazioni di nomenclatura nelle lingue europee[modifica | modifica wikitesto]

Il termine tedesco Auerochse o Ur-Ochs (combinazioni di ur- con Ochs(e), "bue") deriva da una erronea etimologia, dovuta alla confusione fra il termine celtico ur (o ure), termine che rinvia all'acqua[senza fonte], e il prefisso germanico ur-, che significa "originario/proto-". Tale errore venne poi confortato dal nome Bos primigenius, traduzione latina che significa appunto «bue primitivo» o «proto-bue».[3]

In inglese i termini aurochs, urus e wisent vengono tutti usati come sinonimi.[4][5] Questo utilizzo è errato, dal momento che l'uro è una specie completamente distinta dall'ancora esistente wisent (il bisonte europeo).

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome scientifico Bos primigenius non viene ora considerato valido dall'ITIS, che classifica l'uro sotto Bos taurus, la stessa specie dei bovini domestici. Comunque, nel 2003, la Commissione Internazionale di Nomenclatura Zoologica «ha conservato l'utilizzo di 17 nomi specifici sulla base di specie selvatiche, che sono pre-datati o contemporanei a quelli basati sulle forme domestiche», confermando Bos primigenius per l'uro. I tassonomi che considerano i bovini domestici una sottospecie dell'uro selvatico dovrebbero usare Bos primigenius taurus; il nome Bos taurus rimane disponibile per i bovini domestici quando vengono considerati come specie separata.

Come ha affermato il Paleontologisk Museum dell'Università di Oslo, gli uri si evolsero in India circa due milioni di anni fa, migrando verso il Medio Oriente ed altre regioni dell'Asia, e raggiunsero l'Europa circa 250.000 anni fa.[6] Una volta venivano considerati una specie distinta dai moderni bovini europei (Bos taurus), ma una tassonomia più recente ha respinto questa distinzione. I bovini domestici dell'Asia meridionale, o zebù, discendono da un diverso gruppo di uri, che viveva ai margini del deserto del Thar, in India; questo spiega la resistenza dello zebù alla siccità. Gli yak domestici, i gayal e i bovini di Giava non discendono dall'uro.

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Una volta esistevano tre sottospecie di uro: il Bos primigenius namadicus (Falconer, 1859), che viveva in India, il Bos primigenius mauretanicus (Thomas, 1881) del Nordafrica e, naturalmente, il Bos primigenius primigenius (Bojanus, 1827) dell'Europa e del Medio Oriente. Solo la sottospecie europea è sopravvissuta fino a tempi recenti. Tutte e tre sono state addomesticate.[7]

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione delle dimensioni di un uro

L'uro possedeva anche alcuni aspetti che si riscontrano raramente nei bovini moderni, come le corna a forma di lira ricurve in avanti, una striscia pallida lungo la spina dorsale e un dimorfismo sessuale nei colori del mantello. I maschi erano neri con una striscia color grigio più chiaro o marroncina lungo la spina dorsale, mentre le femmine e i vitelli erano rossastri (questi colori si riscontrano tuttora in pochi bovini domestici, come i bovini di Jersey).

Gli uri erano noti anche per il loro temperamento molto aggressivo e nelle culture antiche ucciderne uno era visto come un grande atto di coraggio. I bovini moderni sono divenuti molto più piccoli dei loro antenati selvatici: l'altezza al garrese di una vacca domestica di taglia media è di circa 150 cm,[8] mentre l'uro raggiungeva mediamente i 175 cm di altezza.

Addomesticamento[modifica | modifica wikitesto]

Cranio di un uro

L'addomesticamento dell'uro ebbe inizio nel Caucaso meridionale e nella Mesopotamia settentrionale a partire dal VI millennio a.C., mentre gli aspetti genetici suggeriscono che gli uri vennero addomesticati indipendentemente in Africa settentrionale e in India.[9] L'addomesticamento causò cambiamenti importanti nella fisiologia di queste creature, tanto che i bovini domestici sono stati considerati in passato come specie separata (vedi sopra).

Le analisi genetiche delle ossa di uro e dei bovini moderni sono state fonti di molte notizie riguardo agli uri. Sebbene gli uri si siano estinti in Gran Bretagna durante l'età del bronzo, le analisi delle ossa degli uri che vissero là contemporaneamente ai bovini domestici non hanno indicato alcun apporto genetico dato alle razze moderne. Per questo motivo, si ritiene attualmente che i bovini europei moderni siano discesi direttamente dai processi di addomesticamento avvenuti nel Vicino Oriente. I bovini indiani (zebù), sebbene siano stati addomesticati tra gli ottomila e i diecimila anni fa, sono imparentati con l'uro, da cui hanno avuto origine nel Vicino Oriente circa 200.000 anni fa. Si pensa che anche i bovini africani discendano dagli uri, con i quali sarebbero persino più strettamente imparentati di quanto non lo siano quelli del Vicino Oriente. Si ritiene che gli uri del Vicino Oriente si siano separati da quelli africani circa 25.000 anni fa, forse 15.000 anni prima di venire addomesticati. La razza bovina «turano-mongola», che si incontra attualmente in Cina settentrionale, Mongolia, Corea e Giappone, dovrebbe essere il frutto di un quarto evento di addomesticamento (e di una terza suddivisione tra Bos taurus e le razze di uro). Questo raggruppamento si è separato da quello del Vicino Oriente circa 35.000 anni fa. Non è chiaro se queste distinte popolazioni genetiche siano state composte da distinte sottospecie.

Estinzione[modifica | modifica wikitesto]

Monumento all'ultimo uro a Jaktorów, Polonia

L'areale originario dell'uro si estendeva dalle isole britanniche fino all'Africa, al Medio Oriente, all'India e all'Asia centrale. A partire dal XIII secolo d.C., l'areale dell'uro si restrinse alla Polonia, alla Lituania, alla Moldavia, alla Transilvania e alla Prussia Orientale. In queste zone il diritto di cacciare i grandi animali fu ristretto solo ai nobili, fino a divenire gradualmente una prerogativa solo delle famiglie reali. Con il declino della popolazione degli uri, la caccia cessò, ma le corti reali continuarono a ingaggiare dei guardacaccia che provvedessero al mantenimento di campi aperti per il pascolo degli uri. In cambio del servizio reso i guardacaccia furono esonerati dalle tasse locali e un decreto giudicò la caccia di frodo all'uro punibile con la morte. Nel 1564, i guardacaccia, secondo le stime reali, erano a conoscenza di solo 38 animali. L'ultimo uro visto vivo, una femmina, morì nel 1627 nella foresta di Jaktorów, in Polonia. Il suo cranio venne in seguito sottratto dall'esercito svedese durante l'invasione svedese della Polonia (16551660) ed è ora proprietà del Livrustkammaren di Stoccolma.

Razze bovine derivate[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni venti due allevatori tedeschi, i fratelli Heinz e Lutz Heck, cercarono di riportare in vita gli uri tramite i bovini domestici loro discendenti. Il loro piano si basava sul concetto che una specie non è estinta veramente finché i suoi geni sono ancora presenti in una popolazione vivente. Il risultato è la razza chiamata bovino di Heck, «uro rinato» o «uro di Heck», che mostra una somiglianza incompleta con quello che conosciamo sulla fisiologia degli uri selvatici.

Rappresentazioni culturali dell'uro[modifica | modifica wikitesto]

  • Degli uri sono rappresentati in molte pitture rupestri europee del Paleolitico, come quelle che sono state trovate a Papasidero in Calabria, Lascaux e a Livernon, in Francia. Alla loro forza vitale erano attribuite qualità magiche e sono state ritrovate anche antiche statuette raffiguranti la loro forma. Gli uri, impressionanti e pericolosi, sopravvissero durante l'età del ferro in Anatolia e nel Vicino Oriente e in tutta quest'area vennero adorati come un animale sacro, il toro lunare, associato alla Grande Madre e, in seguito, a Mitra.
  • Degli uri sono dipinti sulla Porta di Ishtar.
  • Nel 1999 uno scavo archeologico a Peterborough, in Inghilterra, riportò alla luce il cranio di un uro. La parte frontale del cranio era stata rimossa, ma le corna rimanevano attaccate. Ciò ha fatto supporre che l'uccisione di questo animale sia stato un atto sacrificale.
  • Il bue selvatico chiamato re'em nella Bibbia (Numeri 23:22 e 24:8, Deuteronomio 33:17, Giobbe 39:9-10, Salmi 22:21, 29:6, 92:10 e Isaia 34:7) viene associato occasionalmente all'uro e nel passato è stato tradotto incorrettamente come «unicorno»[10].
  • Giulio Cesare scrisse di questi animali nella Guerra gallica al capitolo 6,28: « [...] la terza è la specie dei cosiddetti uri. Sono leggermente più piccoli degli elefanti, assomigliano ai tori per aspetto, colore e forma. Sono molto forti, estremamente veloci, non risparmiano né uomini, né animali che abbiano scorto. I Germani si danno molto da fare per catturarli per mezzo di fosse, e poi li uccidono: i giovani si temprano e si esercitano in queste fatiche e genere di cacce. Chi ha ucciso diversi uri, ne espone le corna pubblicamente, a testimonianza della sua impresa, ricevendo grandi elogi. Non si riesce ad abituare gli uri alla presenza degli uomini, né ad addomesticarli, neppure se catturati da piccoli. Le corna, per ampiezza, forma e aspetto, sono molto diverse da quelle dei nostri buoi. Sono un pezzo molto ricercato, le guarniscono d'argento negli orli e le usano come coppe nei banchetti più sontuosi».
  • L'uro («bour» in rumeno) fu anche il simbolo della Moldavia; al giorno d'oggi si può trovare ancora negli stemmi sia della Romania che della Moldavia. Il corno dell'uro è il simbolo dello stemma della città lituana di Taurage. È presente anche nell'emblema di Kaunas, in Lituania, e faceva parte dell'emblema della Bucovina, quando questa regione faceva parte di un Kronland dell'Impero austro-ungarico.
Probabile versione di una bandiera principesca durante il regno di Stefano il Grande
Lo stemma di Turek
  • Il nome di città Turek in Polonia è forma diminutiva della parola slava "tur". L'uro rosso c'è sullo stemma della città.
  • Il castello di Turjak in Slovenia apparteneva ai nobili Turjak (ted. Aursperg) che fin dal secolo XI avevano inserito un uro nel proprio stemma, incidendolo nella torre del castello ricostruito nel 1520 e tuttora esistente.
  • I cognomi slavi orientali Turenin, Turishchev, Turov e Turovsky prendono origine dal nome slavo orientale di questa specie (Tur).[11]
  • Il cantone svizzero di Uri utilizza come proprio stemma la testa di un uro.

Nella cultura contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

  • Il libro a fumetti Asterix in Iberia mostra un uro che rimpiazza un leone in un anfiteatro romano in Spagna, in riferimento alla corrida. Il personaggio che cerca di sconfiggere l'uro decide di farsi chiamare El Urochero (per torero, derivato da toro) e una nota a piè di pagina spiega che la forma El Ureador (per toreador) è scorretta.
  • La serie di racconti fantasy Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin fa frequenti riferimenti all'uro nei dialoghi tra i personaggi e nella descrizione dei luoghi, al posto dei bovini più moderni, per accentuare l'ambientazione medioevale.
  • Nei set d'espansione Era Glaciale e Ondata Glaciale del gioco di carte Magic: l'Adunanza gli uri vennero usati nelle immagini e nei titoli di alcune carte, come tipo di creatura.
  • L'album di debutto Age of Winters della band metal The Sword di Austin, Texas, comprende una canzone intitolata «Lament for the Aurochs».
  • Negli MMORPG Asheron's Call, Guild Wars e Il Signore degli Anelli Online: Ombre di Angmar della Turbine gli uri sono un tipo di mostro da sconfiggere.
  • Le famose ultime righe di Lolita di Vladimir Nabokov sono: «Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell'arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita».
  • Una caccia all'uro viene narrata nel racconto La mano di ferro di Lindsey Davis.
  • Una caccia all'uro viene narrata nel racconto Sarum di Edward Rutherford.
  • Nell'anime Full Metal Panic! i nomi in codice dei membri del M.I.T.H.R.I.L. sono tutti provvisti del prefisso «Uruz».
  • Gli uri sono rappresentati nella serie Conrad Stargard di Leo Frankowski. L'eroe della storia incontra alcuni uri nella Polonia del XIII secolo, li salva e li fa procreare per salvarli dall'estinzione.
  • Nel gioco Final Fantasy X, il protagonista Tidus è membro di una squadra di blitzball chiamata Besaid Aurochs.
  • L'uro è uno dei 30 animali estinti adottati nel set d'espansione di Zoo Tycoon 2: Extinct Animals.
  • Gli Uri compaiono anche in Age of Mythology tra la fauna dei territori nordici.
  • Gli uri compaiono nella serie Chronicles of Ancient Darkness di Michelle Paver.
  • La nuova Lamborghini presentata al Salone di Pechino 2012 si chiama "Urus"
  • Ne parla diffusamente Mauro Raccasi nei suoi romanzi "La Spada del Druido", "Il Regno di Conan", "Il Guerriero di Stonehenge", "I Guerrieri dei Fiordi"
  • Giganteschi ed antichi animali chiamati "Auroch", molto simili agli uri, sono rappresentati nel film Re della terra selvaggia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Bos taurus primigenius in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Bos taurus primigenius in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ AA.VV., Dizionario di preistoria, diretto da André Leroi-Gourhan, vol. I, pag. 645, ed. cit.
  4. ^ AHD4, headwords aurochs, urus, wisent.
  5. ^ MWU, headwords aurochs, urus, wisent.
  6. ^ Universitetet i Oslo, Naturhistorisk museum, Bos primigenius. URL consultato il 16 agosto 2013.
  7. ^ Marco Masetti, Uomini e (non solo) topi. Gli animali domestici e la fauna antropocora, Firenze, 2008, p.94 e ss.
  8. ^ Height of Holstein cows (at hips – note that cattle are often slightly taller at the withers than the hips).
  9. ^ (Cfr. Shaffer and Liechtenstein 1995, 1999)
  10. ^ The International Standard Bible Encyclopedia, alla voce «bue selvatico», Copyright, 1939, di Wm. B. Eerdmans Publishing Co.
  11. ^ Russian Surnames. Popular Etymological Dictionary. Yu. A. Fedosyuk. 6th Ed.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • American Heritage Dictionary of the English Language, 4th edition (AHD4). Houghton Mifflin, 2000. Headwords aurochs, urus, wisent.
  • Bunzel-Drüke, M. 2001. Ecological substitutes for Wild Horse (Equus ferus Boddaert, 1785 = E. przewalslii Poljakov, 1881) and Aurochs (Bos primigenius Bojanus, 1827). Natur- und Kulturlandschaft, Höxter/Jena, 4, 10 p. AFKP. Online pdf (298 kB)
  • C. Julius Caesar. Caesar's Gallic War. Translator. W. A. McDevitte. Translator. W. S. Bohn. 1st Edition. New York. Harper & Brothers. 1869. Harper's New Classical Library.
  • Garfield, Richard van. 1995. Magic the Gathering: Gatherer search: Aurochs. http://gatherer.wizards.com/?first=1&last=100&term=aurochs&Field_Name=on&Field_Rules=on&Field_Type=on&setfilter=Allsets&colorfilter=All
  • International Commission on Zoological Nomenclature. 2003. Opinion 2027 (Case 3010). Usage of 17 specific names based on wild species which are pre-dated by or contemporary with those based on domestic animals (Lepidoptera, Osteichthyes, Mammalia): conserved. Bull. Zool.Nomencl., 60:81-84.
  • Merriam-Webster Unabridged (MWU). (Online subscription-based reference service of Merriam-Webster, based on Webster's Third New International Dictionary, Unabridged. Merriam-Webster, 2002.) Headword aurochs. Accessed 2007-06-02.
  • Shaffer, Jim G. (1995). Cultural tradition and Palaeoethnicity in South Asian Archaeology. In: Indo-Aryans of Ancient South Asia. Ed. George Erdosy. ISBN 81-215-0790-1
  • Shaffer, Jim G. (1999). Migration, Philology and South Asian Archaeology. In: Aryan and Non-Aryan in South Asia. Ed. Bronkhorst and Deshpande. ISBN 1-888789-04-2
  • Vuure, T. van. 2002. History, morphology and ecology of the Aurochs (Bos primigenius). Lutra 45-1. Online pdf (603 kB)
  • Vuure, C. van. 2005. Retracing the Aurochs: History, Morphology and Ecology of an Extinct Wild Ox. Pensoft Publishers. Sofia-Moscow.
  • Wilson, Don E. and DeeAnn M. Reeder: Mammals.
  • AA.VV., Dizionario di preistoria, diretto da André Leroi-Gourhan, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1991, ISBN 88-06-12544-3

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