Mountain bike

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Il mountain bike (spesso abbreviata in MTB, acronimo di Mountain/Trials Bike) è una bicicletta strutturata in maniera da potersi muovere anche fuori da strade asfaltate, sia in salita che in discesa.

Una MDE Carver

Indice

Alcune caratteristiche delle mountain bike[modifica]

Telaio[modifica]

I telai per mountain bike sono caratterizzati dall'avere una geometria diversa da quelli per bici da strada, tendenzialmente più "compatta" a parità di misura, per conferire maneggevolezza e resistenza. Negli ultimi anni si è diffusa la geometria detta "sloping" dall'inglese "slope" per "inclinazione" che presentano il tubo orizzontale abbastanza inclinato verso il basso e il tubo reggisella conseguentemente molto lungo.

Tra i materiali il più usato fino a pochi anni fa era l'acciaio cromo-molibdeno (meno costoso ma più pesante) mentre oggi la maggior parte dei telai sono realizzati in alluminio. L'acciaio è ancora utilizzato per produzioni di bassa gamma o per modelli di nicchia e di grande qualità dove l'uso di leghe speciali e la lavorazione accurata consentono di ottenere pesi simili ai telai in alluminio ma dotati dell'elasticità e robustezza caratteristici di quelli in acciaio (per esempio i nuovi acciai speciali tipo Nivacrom hanno permesso di ridurre il peso di un telaio da circa 2700 a 1500 grammi). Sui modelli più costosi e orientati alla competizione cross-country il telaio è spesso realizzato in composito (fibra di carbonio), con un piccolo risparmio di peso rispetto all'alluminio, più raramente in titanio. L'impiego di quest'ultimo metallo rappresenta il miglior compromesso tra leggerezza, resistenza alla fatica meccanica e alla corrosione ed elasticità strutturale ma il suo impiego è limitato dal prezzo molto elevato della materia prima e della loro lavorazione, visto che vengono realizzati artigianalmente a mano da pochi specialisti.

Forcella e ammortizzatore posteriore[modifica]

Questi 2 componenti aiutano il biker a superare i vari ostacoli attutendo gli urti provocati dalle varie asperita o salti, che altrimenti dovrebbero essere assorbiti con il solo uso di braccia e gambe, che continueranno a essere comunque ed in ogni caso i nostri "ammortizzatori" più importanti.

A seconda della loro presenza o assenza possiamo parlare di:

  • front suspended o hardtail (ovvero con forcella ammortizzata anteriore)
  • full suspended o biammortizzate o softail (con forcella ammortizzata anteriore e sistema ammortizzante posteriore integrato nel telaio)
  • rigide (senza sospensioni)

Principalmente ve ne sono di 2 tipi:

  1. Aria-olio
  2. Molla-olio

Nel primo tipo abbiamo una camera sigillata gonfiabile con aria (mediante apposita pompettina) che ne determina la durezza, abbiamo quindi una forcella, o ammortizzatore, di cui possiamo variare molto facilmente la durezza, mentre nel secondo caso dovremo cambiare la molla con una più dura o morbida a seconda del peso del biker o del nostro gusto. Le forcelle / ammortizzatori ad aria risultano un po' meno performanti ma più leggere per questo motivo vengono montate su biciclette con usi meno gravosi ma dove la leggerezza è la caratteristica preponderante (XC, trail, All Mountain), al contrario quelle a molla le troviamo quasi obbligatoriamente su modelli più gravity (Freeride, DH, e a volte All Mountain), queste ultime si possono trovare spesso anche su biciclette entry level economiche, ovviamente di qualita inferiore.

A seconda del costo ve ne sono di più o meno sofisticate e pesanti, e possono avere varie regolazioni e settaggi:

  • bloccabili (anche attreverso appositi comandi al manubrio Pop-lock) per evitare di perdere spinta in salita con inutili oscillazioni
  • abbassabili (solo forcelle) per essere più efficienti in salita dove una lunga escursione crea solo problemi
  • semibloccabili (solo ammortizzatori), che vengono leggermente induriti in modo da assorbire asperità ma non ondeggiare eccessivamente risolvendo i problemi di alcuni schemi di sospensione descritti poco sotto, possiamo preregolare il ritorno, facendo riestendere più lentamente o velocemente dopo ogni urto.

Tutte queste regolazioni settabili tramite apposite ghiere sono curate dalla parte idraulica (olio) presente in entrambe le tipologie

Particolare menzione all'ammortizzatore posteriore in quanto la sua efficacia e comportamento varia molto in funzione al tipo di "leva" con cui è ancorato al telaio, esistono diversi schemi di sospensione posteriore, i più importanti sono:

  • monoshock (detto anche monopivot o cantilever): il carro (cioè la parte del telaio a cui è collegata la ruota posteriore) è collegato al telaio tramite un solo punto di articolazione. È uno schema semplice, affidabile, ed economico. Per contro ha un livello di funzionalità non molto alto, in pratica pedalando la sospensione tende ad oscillare con il movimento dei pedali, cosa che spreca energie del ciclista e riduce il comfort.
  • quadrilatero deformabile: la sospensione è a forma di quadrilatero, con quattro punti di articolazione, di cui uno sui foderi (cioè i tubi che collegano il forcellino della ruota con la parte anteriore del telaio) obliqui (ovvero quelli in alto). È più costoso del monoshock ma ha il vantaggio di poter essere progettato in modo da fornire una risposta migliore alle sconnessioni del terreno.
  • quadrilatero horst: è un'evoluzione del quadrilatero deformabile, di cui riprende lo schema, ponendo però un punto di articolazione sui foderi bassi (anziché sugli obliqui). Rende la sospensione poco sensibile alla pedalata, cioè non crea ondeggiamenti della bici pedalando, cosa presente sul monoshock o sui quadrilateri deformabili. Prende il nome dal suo ideatore, Horst Leitner. Il brevetto del "quadrilatero horst" è attualmente di proprietà della Specialized
  • quadrilatero lawwill: è l'equivalente delle sospensioni di tipo quadrilatero usate sulle auto sportive. Se ben progettato infatti ha ottime prestazioni. Prende il nome dal suo ideatore, Mert Lawwill, progettista di sospensioni automobilistiche.
  • vpp: è una sospensione relativamente recente, che enfatizza i vantaggi del quadrilatero horst, cioè ottima risposta alle sollecitazioni e agli urti del terreno e insensibilità della sospensione alla pedalata.
  • urt: è una sospensione in cui il movimento centrale (cioè l'asse su cui ruotano le pedivelle) è collegato al carro posteriore e non alla parte anteriore del telaio. È praticamente in disuso, per le sue scarse prestazioni, e viene usato solo più su bici di bassissima gamma.

Cambio e deragliatore[modifica]

La dentatura dei pignoni posteriori è variabile da minimo 11 per il pignone più piccolo a massimo 36 per il più grande, il loro numero può variare da 6 a 10, le corone della pedivella possono essere 1 (prima usata solo nella specialità del downhill dove è previsto l'uso di un tendicatena per far sì che essa non cada tra telaio e guarnitura, ma ora diffusasi anche nella specialità del cross country), 2 o 3 (con la possibilità di sviluppare quindi da 18 a 30 rapporti di trasmissione alla ruota). I rapporti effettivamente utilizzabili in realtà sono almeno due in meno, in quanto il cosiddetto "incrocio di catena" (corona più grande con pignone più grande e la più piccola con il più piccolo), può portare a usura prematura della catena e del pacco pignoni se mantenuto per periodi di tempo prolungati, oltre ad una maggiore fatica nel pedalare. Il cambio posteriore delle mountain bike è di solito caratterizzato dall'avere il bilanciere particolarmente lungo rispetto a quello delle bici da corsa, proprio per consentire escursioni particolarmente accentuate della catena (compreso l'incrocio, che per quanto sconsigliabile deve essere possibile effettuare quando il cambio sia ben regolato). Il principio di funzionamento del cambio è identico a quello di tutte le altre bici.

Lo sviluppo in metri dei rapporti può raggiungere nelle mountain bike valori particolarmente bassi, fino a 1,3 metri circa per ogni giro compiuto dall'asse del movimento centrale (ogni "pedalata") utilizzando corona 22 denti, pignone 34 e una ruota standard da 26 pollici con pneumatico 26 × 2,0 (ad oggi il più diffuso). I rapporti più lunghi consentono sviluppi comunque inferiori a quelli di una bici da corsa.

Nell'estate del 2009 la ditta SRAM, che assieme a Shimano detiene il monopolio della produzione di cambi per MTB, ha per prima messo in commercio un nuovo modello di cambio (lo SRAM XX) con pacco pignoni posteriore da 10 rapporti. Nel 2010 anche Shimano adotta le 10 velocità, introducendo il nuovo standard Dyna-SYS 3x10 nei gruppi Deore XT e SLX e, l'anno successivo, anche nel top di gamma, l'XTR 2011.

Leve del cambio e del deragliatore anteriore[modifica]

Sono poste sul manubrio (rispettivamente a destra e a sinistra) e possono essere manovrate senza staccare le mani dallo stesso, cosa utile se il terreno è sconnesso. Si presentano come leve, a pulsanti (la pressione su un pulsante consente di spostare la catena sugli ingranaggi immediatamente adiacenti a quello in uso), integrate nelle leve freno (la cambiata avviene muovendo verso l'alto o verso il basso l'intera leva del freno) o in forma di "manettino girevole" da impugnare in modo simile all'acceleratore di una moto. Bisogna dire che i comandi cambio tipo mountain bike sono ormai standard su quasi tutte le bici da strada eccetto quelle da corsa.

Pedali[modifica]

Possono essere "flat" (piatti) oppure automatici (a sgancio rapido).

I moderni pedali "flat" hanno un'ampia superficie d'appoggio in alluminio su cui si trovano dei piccoli pin che penetrando nella suola della scarpa impediscono lo scivolamento del piede.

I pedali a sgancio rapido, da usare con apposite scarpette munite di tacchette, sono i più diffusi in quanto consentono una pedalata più rotonda ed efficace (i pedali vengono non solo spinti ma anche tirati verso l'alto) e una presa più sicura del piede. Comunemente noti anche come SPD (Shimano Pedaling Dynamics) dal nome del sistema ideato da Shimano che per primo li ha introdotti, definendo lo standard di predisposizione delle scarpette, sono caratterizzati da due molle tensionabili alloggiate ai due lati di aggancio del pedale, mediante le quali è possibile regolare la forza di sgancio. L'aggancio avviene automaticamente premendo il piede sul pedale, mentre per lo sgancio è necessario ruotare lateralmente il tallone. A differenza dei pedali da strada, gli SPD possono essere utilizzati su ambo i lati, offrendo una possibilità in più di aggancio nel caso il fango o la terra blocchino la molla del pedale stesso. Nell'attuale evoluzione anche i pedali a sgancio rapido si sono evoluti offrendo diverse tipologie in base all'uso. Nel caso di pedali specifici per il cross country si predilige un pedale leggero anche con una piccola superficie di appoggio, che verrà compensata dalla rigidità della scarpa, per le discipline gravity si predilige un pedale con un'ampia superficie d'appoggio.

Esistono anche dei modelli ibridi, consistenti in un pedale con un lato a sgancio rapido e un lato "flat", o in un pedale a doppia molla SPD cui è stata aggiunta una piattaforma esterna, per migliorare l'appoggio del piede in situazioni particolari.

In passato erano presenti anche dei pedali con bordi artigliati per impedire lo scivolamento del piede, a questi, facilitare la spinta, si potevano installare dei puntapiedi, anche specifici per mountain bike (non necessitano di cinghietto). Questa tipologia di pedale è ormai relegata alle bici di bassa gamma. Inoltre l'impossibilità di sfilare rapidamente il piede dai puntapiedi ne rende pericoloso l'uso.

Il passo del filetto su cui si avvitano i pedali è quello standard delle bici da città e da corsa, dunque è possibile montare qualunque tipo di pedale. I materiali più diffusi per la realizzazione dei pedali sono la plastica (modelli economici), la resina indurita (simile alla plastica), l'alluminio (il più usato), e il magnesio o la fibra di carbonio con perni in cromo o in titanio per i modelli più costosi.

Ruote[modifica]

Sono costituite da cerchi quasi sempre della misura comunemente denominata "26 pollici", ma il loro diametro effettivo è di 559mm misurati dal punto di battuta dello pneumatico sul cerchio, corrispondenti a circa 22 pollici anglosassoni. Esistono in commercio ruote per mountain bike dette "29 pollici", sempre più diffuse in ambito XC, in cui il diametro del cerchio è uguale a quello di una bici da corsa standard (622mm). Naturalmente non è possibile montare queste ruote sulle tradizionali mtb ma occorrono dei telai studiati appositamente per queste. Questo tipo di mtb viene così chiamato 29er o 29 pollici proprio per il diametro delle ruote. Negli ultimi anni è stato creato un nuovo standard "intermedio" da 27,5 pollici (650B) che nonostante il nome, va a posizionarsi più vicino ad una 26 pollici. Cerchione, mozzo e raggi sono costruiti e assemblati in modo del tutto analogo a quello delle bici da strada e con gli stessi materiali (solitamente alluminio per i cerchi, acciaio per i mozzi e i raggi), in particolare l'asse filettato delle ruote anteriori è intercambiabile fra bici da corsa e mountain bike, e la costruzione interna dei mozzi non presenta sostanziali differenze a parte le misure ed eventualmente la disposizione dei raggi (nel caso sia previsto un freno a disco). La resistenza agli urti maggiore delle ruote da mountain bike rispetto a quelle da corsa è principalmente dovuta al minore diametro del cerchio e alla maggiore larghezza dello stesso. Fanno eccezione le bici pensate per effettuare primariamente percorsi in discesa ("downhill" o "freeride") che possono presentare mozzi con un asse passante di tipo motociclistico e cerchi a tripla camera ("triple wall").

Pneumatici[modifica]

Scolpite e di larga sezione, variabile nella maggior parte dei casi fra 1,9 e 2,3 pollici, con camera d'aria o tubeless. Il disegno della scolpitura è a volte studiato in funzione di un particolare tipo di terreno, altre volte è un compromesso. In generale per terreni fangosi è preferibile usare taselli molto distanziati che limitino l'accumulo di fango, più ravvicinati invece su terreni duri. Gli pneumatici si distinguono altresì per modelli studiati espressamente per l'utilizzo sulla ruota anteriore ed altri su quella posteriore. È comunque possibile montare qualunque pneumatico, anche da strada con battistrada liscio e sezione molto stretta, purché il diametro sia quello corretto. Esistono in commercio numerosi pneumatici di questo tipo. Le pressioni di gonfiaggio sono in funzione dello pneumatico utilizzato e del terreno di impiego; per pneumatici di larga sezione a camera d'aria non si superano di solito le 5 atm di pressione massima: infatti, per la maggior parte dei casi, si utilizza una pressione di gonfiaggio compresa tra le 2 e le 3 atm su sterrato e fino a 4 su asfalto. È diffusa la pratica di sgonfiare parzialmente le gomme prima di affrontare discese impegnative, al fine di migliorare l'assorbimento delle asperità e, in caso di fondo viscido, l'aderenza. La pressione in questi casi può essere ridotta fino a circa 1,5-2 atm (la gomma cede leggermente alla pressione di un solo dito) a seconda del peso del ciclista. Gli pneumatici resistono ad un certo peso in base ai mm di larghezza (ad esempio una 24 resiste a 85 kg). Un'altra caratteristica è il "TPI"(Tread Per Inch) acronimo di "fili per pollice", che indica il numero dei fili che compongono la carcassa dello pneumatico per ogni pollice quadrato. Più il numero è alto più lo pneumatico risulterà flessibile e scorrevole, quindi indicato ad un uso XC, ma più delicato; viceversa, pneumatici con valori di TPI bassi sono indicati per uso FR/DH, poiché più resistenti, anche se meno flessibili e scorrevoli.

Manubrio[modifica]

Come il telaio, può essere in alluminio, acciaio, lega leggera, titanio o fibra di carbonio. Si possono aggiungere speciali appendici o "corna" alle estremità del manubrio, utili per la presa in salita, in particolare in piedi.

Può essere di varie larghezze. Per una maggiore resa in pedalata essa dipende dalla larghezza delle spalle del biker, tuttavia in tutte le discipline dove la resa di pedalata non è essenziale si tendono a montare manubri più larghi del dovuto, perdendo agilità nello stretto ma aquisendo maggior controllo e precisione di guida.

Freni[modifica]

Il principale requisito che i freni da mtb devono avere rispetto a quelli per bici da corsa è la capacità di lasciare uno spazio elevato fra i bracci del freno e la ruota, in modo da consentire il montaggio di pneumatici a larga sezione mantenendo ancora margine per evitare accumuli di fango. Per questa ragione i comuni freni ad archetto non possono essere utilizzati. Fino alla fine degli anni novanta erano impiegati universalmente freni del tipo "cantilever", in comune con le bici da ciclocross, questi sono poi stati sostituiti verso metà anni '90 dai freni tipo "V-brake", oggi utilizzati su alcune mtb da competizione o sulle biciclette più economiche; tali freni a pattino sono caratterizzati dall'avere i bracci di leva del corpo freno molto lunghi per consentire elevata potenza frenante con basse pressioni sulla leva al manubrio: punti di forza la leggerezza, la facile manutenzione ed il basso costo di gestione. Ultima variante dei freni tradizionali (= ad azione sul cerchio) sono i freni idraulici tipo Magura HS, caratterizzati da una risposta molto modulabile, scarsa manutenzione ed un peso leggermente superiore ad un impianto V-brake.

Da alcuni anni hanno preso decisamente piede freni a disco idraulici simili per costruzione e funzionamento a quelli motociclistici (alcuni modelli sono azionati da un cavo anziché da un fluido in pressione). I freni a disco possono essere montanti solo su ruote appositamente progettate, che presentano un diverso posizionamento dei raggi per sopportare il forte momento torcente che si crea fra il mozzo e il cerchione in frenata. Inoltre, il telaio e la forcella devono essere predisposti con gli appositi supporti per il fissaggio della pinza. I freni a disco meccanici hanno una potenza di frenata superiore a quella dei "V-brake" solo con l'utilizzo di dischi frenanti di notevole diametro (le dimensioni 180 e 203 mm), invece con dischi da 160mm la potenza tra V-brake e dischi si equivale; allo stesso tempo però la frenata risulta decisamente più progressiva e modulabile con una conseguente riduzione del rischio di bloccare la ruota tipico quando ci si trova su terreni cedevoli. Esistono anche i freni a disco idraulici, in tutto e per tutto simili a quelli motocisclistici, molto più potenti leggeri e resistenti dei precedenti; hanno una frenata modulabile e a volte, come nel caso dei freni tipo "Hayes trial", dispongono anche di regolazione ma ciò si traduce in un notevole aumento di costi d'acquisto rispetto ai V-brake e ai dischi meccanici. Inoltre i freni a disco idraulici spingono entrambe le pasticche sul disco, mentre quelli meccanici ne spingono uno solo (l'altra pasticca è fissa), con conseguente necessità di regolazione più frequente. Il disco, in genere autoventilante, può avere il bordo esterno perfettamente circolare o può essere a margherita (il bordo esterno, pur essendo una circonferenza perfetta, presenta delle interruzioni lungo tale circonferenza: dei rientri, o buchi, che si estendono verso il mozzo della ruota): i dischi freno a margherita, come tipo gli "stroker da trial", sono più leggeri e hanno una frenata più potente e modulabile, per questo sono preferibili sia in on-road ma soprattutto in off-road e gare da trial.

Tipi di mountain bike[modifica]

Le MTB si possono classificare in base al telaio e alle sospensioni:

  • front suspended o hardtail (ovvero con forcella ammortizzata anteriore)
  • full suspended o biammortizzate o softail (con forcella ammortizzata anteriore e sistema ammortizzante posteriore integrato nel telaio)
  • rigide (senza sospensioni)

Sono scomparse le MTB a sola sospensione posteriore, in quanto poco funzionali.

Ad un neofita le MTB potrebbero sembrare tutte uguali ma non è cosi, la mtb perfetta non esiste, esiste solo un buon compromesso per quel che si intende fare, e le differenze tra i vari tipi non sono cosi poche. Non è possibile trovare una distinzione netta tra i vari tipi di MTB descritti qui sotto, in quanto il montaggio di alcuni componenti anziche altri porta la bici ad avvicinarsi molto alla "tipologia" successiva e viceversa. Una cosa che determina in maniera marcata la tipologia di utilizzo della MTB ma non è facilmente rilevabile a occhio è la GEOMETRIA, ossia la forma del telaio, parliamo più precisamente degli angoli e della lunghezza con cui sono saltati i vari tubi della bicicletta. La geometria della bici determina la posizione del nostro corpo sulla bici, dandoci o la miglior posizione per "spingere" sui pedali, o la miglior posizione per affrontare le discese, il resto lo fanno i componenti montati sulla mtb.

MTB da cross country (in gergo XC) e da marathon[modifica]

Una competizione XC

È la MTB più “corsaiola”, viene "sacrificata" la robustezza, le doti discesistiche e la comodità, a favore di una maggior leggerezza e velocità e pedalabilità. Ve ne sono di tutti i prezzi da qualche centianaio di euro adatte a piacevoli escursioni non troppo lunghe e qualche migliaio, ultraleggere adatte per gare cross country o marathon e granfondo. Hanno telaio front e full suspended (o addirittura rigido per una maggiore reattività, in questo caso sono necessarie buone doti soprattutto nei tratti particolarmente tecnici che contraddistinguono questa disciplina) Il telaio in genere è in alluminio e/o carbonio (più raramente acciaio o titanio), freni a disco con dimensioni dei dischi intorno ai 160 millimetri di diametro, forcella con 80-100 millimetri di escursione (con peso molto contenuto dagli 8 ai 10 chili per le front, sugli 11-12 chili per le full), con escursioni posteriori limitate (75-100 millimetri) e da schemi di sospensioni volti a limitare al massimo il movimento dell'ammortizzatore in fase di pedalata. In questo tipo di biciclette si sono ormai affermate le biciclette con ruote da 29” che in questo ambito riescono a esprimere il meglio dei loro vantaggi.

MTB da trail[modifica]

È una MTB simile a quelle utilizzate nell'XC, ma non pensata per le competizioni e più orientata alla comodità ed al divertimento, adatta ad affrontare sia salite impegnative che discese tecniche, nonché percorsi stradali (normali strade asfaltate o piste ciclabili) con la massima comodità. Spesso, per questo motivo, è biammortizzata e generalmente ha freni a disco di dimensioni maggiori (180mm) ed escursioni della forcella superiori rispetto alle "sorelle" da XC (dai 100 mm se regolabili, fino ai 130 mm se non regolabili). Le geometrie sono più comode rispetto a quelle utilizzate sulle MTB da competizione, permettendo una maggior guidabilità ed un maggior confort nelle lunghe distanze. Spesso prevedono sospensioni e forcella bloccabili, in modo da evitare oscillazioni (effetto bobbing) durante la pedalata, per trasmettere tutta la potenza alla ruota e quindi al terreno; in alternativa utilizzano ammortizzatori con sistemi dedicati a eliminare le oscillazioni a bassa frequenza indotte dalla pedalata pur rimanendo attivi nell'assorbimento delle asperità. Il loro peso può variare all'incirca dai 12 ai 18 kg.

MTB da all mountain[modifica]

Questa categoria (definita anche come enduro) si situa tra le MTB trail e le MTB da freeride vere e proprie; il loro telai è quasi sempre full suspended (biammortizzato) e i componenti sono di fattura robusta. Possiedono sospensioni dalla corsa più generosa (dai 140 ai 200mm se non regolabili, dai 110 ai 150mm se dotate di regolazione), i freni a disco idraulici (da 180mm o superiori), sono oggigiorno di rigore per le MTB di questa categoria. Sono praticamente in disuso i freni a disco di tipo meccanico e assolutamente sconsigliati, poiché inadatti, i freni di tipo v-brake. Sulle bici più costose sono montati freni a disco idraulici a "margherita" di diametro 180mm o superiore. Il cambio è da almeno 27 velocità e la posizione di guida è più eretta e meno impegnativa rispetto alle MTB da XC per via dell'impiego differente; che le vede rivolte verso escursioni con tratti più lunghi in discesa e singletracks (sentieri) mozzafiato, sentieri di montagna dalle difficoltà tecniche anche elevate e percorsi stradali. Il loro peso varia indicativamente dai 12 ai 18 kg e sono comode ed utilizzabili anche per l'uso prettamente stradale (strade asfaltate). A volte sono anche definite bici da backcountry, richiamando nella definizione la corrente degli snowboarder che si portano la tavola sulla cima e poi scendono, un po' quello che fa l'"all mountain biker", ma non funziona sempre così perché queste mountain-bike si avvicinano a quelle da trail in alcuni casi e alle freeride in altri: la peculiarità di questa categoria, infatti, è di avere al proprio interno modelli con destinazioni d'uso molto diverse (come dimostra anche la grande forbice edittale nella corsa delle sospensioni).

MTB da freeride[modifica]

Una MTB da freeride

Sono MTB che puntano tutto sulla guidabilità e sulla robustezza. In genere i telai sono full suspended con escursioni di forcella e sospensione molto ampie (oltre i 150 mm) e con freni a disco di dimensioni maggiorate (a partire da 180mm se idraulici: di rado vengono utilizzati anche dischi idraulici di 160mm). I freni a disco, se meccanici, debbono essere di dimensioni superiori ai 200 mm ma sono ormai quasi in disuso per questa specifica categoria.

Il termine MTB da freeride è molto generico. Esistono mtb da freeride, freeride leggero, freeride pesante, freeride estremo, che differiscono tra loro per la robustezza, capacità di andare in salita, peso (da 14 a oltre 20 kg per i modelli da freeride estremo).

Il mountain bike freeride spesso, ma non necessariamente, prevede la risalita con mezzi motorizzati o con appositi impianti di risalita. Nel caso si pedali per arrivare all'inizio del trail si parla di freeride pedalato.

C'è da fare una distinzione fra il freerider, che può essere la pratica dell'enduro, dell'all mountain o il freeride con mezzi di risalita e il freeride come categoria di bici. Media:commencal furious 09

MTB da downhill[modifica]

Tipo di mountain bike utilizzata nelle competizioni di downhill, gare ciclistiche svolte esclusivamente su tracciati in discesa. Al contrario di quanto si pensa, anche in queste biciclette si tende a ridurre il peso montando componenti più leggeri rispetto a quelli da freeride, per incrementare le prestazioni in gara. I pesi oscillano dai 16 ai 25 kg. Queste biciclette sono molto resistenti perché devono resistere alle fortissime sollecitazioni dei salti e degli oggetti che si possono trovare durante il tracciato. È consigliabile prima di cimentarsi in questo sport, imparare prima a utilizzare la bici in discese facili e man mano aumentare di difficoltà dato che questo sport ha bisogno di molta tecnica e allo stesso tempo un buona preparazione atletica. I telai sono esclusivamente full suspended con escursioni di forcella e sospensione molto ampie (dai 180 ai 240 mm o anche 300mm solo per due modelli sviluppati dalla Marzocchi o da Risse Racing) e con freni a disco idraulici di dimensioni maggiorate (anche sopra i 200 mm). Generalmente non sono bici "pedalabili" e sono inadatte a percorrere anche brevi tratti su strade asfaltae e in pianura: sono bici utilizzate praticamente solo per "scendere" da rilievi montuosi o colline ed i pedali servono solo per non perdere velocità in discesa. Ciò le rende scomodissime e inadeguate se impiegate per un uso "comune" (come percorsi urbani, pedalate in campagna, percorrere anche piccole salite, ecc.).

Altri tipi di MTB[modifica]

I modelli di MTB sono sempre più vari ed esistono oggi bici da "street", una sorta di incrocio tra BMX e mountain bike (per l'esattezza con telaio tipo mountain bike, ma "impostazione" da BMX), bici robustissime e molto piccole, spesso senza cambio, pensate per evoluzioni emozionanti nell'ambiente urbano, e da "dirt jump", che vengono usate per effettuare acrobazie su rampe di terra o legno(one hand-one foot-can can indian air-backflip ecc.). Le bici da 4X (four-cross) sono adatte per essere usate su tracciati pieni di salti e curve paraboliche come una pista da motocross. Sebbene relegato ad una ristretta nicchia di appassionati, negli ultimi anni si sta diffondendo il fenomeno delle "single-speed"; infatti è in lieve aumento il numero di produttori che propongono in catalogo almeno un modello di questo tipo. In pratica si tratta di una MTB come le altre ma senza alcuno tipo di sistema di cambio di velocità; il rapporto della pedalata è sempre lo stesso.

Le regole per una pratica responsabile e sicura[modifica]

La corretta etica d’uso della mountain bike oggi condiziona l’uso e l’accesso ai sentieri in futuro. Fare la propria parte per preservare e migliorare le condizioni d’uso e l’immagine di questo sport implica l’osservanza di alcune regole formulate dall'IMBA (International Mountain Bicycling Association), l'Associazione Internazionale di Mountain Bike. Queste regole sono riconosciute in tutto il mondo come il codice di condotta per mountain bike. IMBA ha il compito di promuovere il ciclismo fuoristrada ambientalmente e socialmente responsabile[1].

Percorrere solo sentieri dove è permesso circolare in bicicletta
Evitare sentieri e strade non accessibili o ad accesso limitato ai pedoni (nel dubbio, informarsi); rispettare le proprietà private e munirsi di permessi ove sia necessario. Nelle aree di interesse naturalistico il transito è generalmente vietato alle biciclette. Il modo in cui viene usata la mtb condizionerà la normativa degli enti addetti alla salvaguardia del territorio.
Non lasciare tracce evidenti (rifiuti compresi)
Essere sensibili al terreno sotto le ruote, analizzando le differenti tipologie di suolo e rispettando la traccia dei sentieri. Suoli bagnanti e fangosi sono più facilmente danneggiabili. Quando il fondo è cedevole considerare l'ipotesi di un percorso alternativo. Il che non autorizza comunque a creare nuove tracce.
Non tagliare le curve, ma affrontarle secondo le reali capacità della persona e potenzialità del mezzo.
Moderare la velocità e guidare con prudenza nei tratti difficili
Anche la disattenzione di un attimo può diventare un problema. Il rispetto delle regole e non abusare della mtb diventano un imperativo.
Dare sempre la precedenza
Far sapere agli altri fruitori del sentiero della propria presenza. Un saluto amichevole e/o un tocco di campanello è utile e ben educato. Non spaventare il prossimo, ma sorpassare rispettosamente a passo d'uomo e, se necessario, fermarsi.
Non infastidire gli animali
Gli animali sono spaventati da approcci improvvisi o da rumori molesti. Questi atteggiamenti possono costituire pericolo per gli animali, per te e per gli altri. Dare quindi la possibilità agli animali di abituarsi alla presenza umana, specialmente con i cavalli, informando il cavaliere delle intenzioni di sorpassare. Correre in bici selvaggiamente, irrispettosi della natura, è una grave mancanza etica.
Richiudere il cancello dopo essere transitati nella proprietà di qualcuno
Spesso i cancelli sono chiusi per impedire al bestiame di uscire dalla proprietà: se trovate i cancelli chiusi, richiudeteli.
Programmare le uscite senza avventurarsi in sentieri ignoti
Preparare l'equipaggiamento adeguato e valutare le proprie capacità in relazione alla tipologia di percorso che si ha intenzione di affrontare. Rendersi autosufficienti per ogni eventualità, con attrezzatura in perfetto stato e kit di emergenza per far fronte a cambiamenti di tempo o altre imprevedibilità. Una gita ben riuscita, senza essere stati un fardello per gli altri, è una soddisfazione personale.
Ricordarsi di indossare sempre il casco, portarsi un kit per eventuali riparazioni della bici (attrezzo multifunzione, camere d’aria, toppe etc.) e, se si prevede di uscire dai percorsi battuti, una mappa del percorso e una bussola o un GPS e un kit “salva vita” (fischietto, telo vita, luci anteriore bianca e rossa posteriore, specchio per segnalazione, coltellino svizzero multifunzione, siringa succhia-veleno con laccio emostatico, farmacia d'emergenza); non dovrebbero inoltre mai mancare una scorta d'acqua e un telefono cellulare.
Non avventurarsi mai soli e comunque lasciare detto a qualcuno il luogo in cui si intende effettuare l’escursione e l’orario previsto per il rientro per agevolare le ricerche in caso di necessità.

Codice di autoregolamentazione del cicloescursionista[2][modifica]

Il Club Alpino Italiano ha introdotto un codice di autoregolamentazione per il cicloescursionista con lo scopo di tutelare l'ambiente e rispettare gli altri frequentatori.

Norme ambientali

  • I percorsi sono scelti in funzione di tracciati e/o condizioni ambientali che consentano il passaggio della mtb senza arrecare danno al patrimonio naturalistico; evitare di uscire dal tracciato.
  • Le tecniche di guida devono essere ecocompatibili, evitando manovre dannose quali, ad esempio, la derapata (bloccaggio della ruota posteriore).
  • Non fa parte della filosofia CAI servirsi d'impianti di risalita o di mezzi meccanici e poi usare la mtb solo come mezzo di discesa (il downhill è estraneo allo spirito del CAI).

Norme tecniche

  • Il mezzo in uso deve essere in condizioni meccaniche efficienti.
  • L'abbigliamento, l'attrezzatura e l'equipaggiamento devono essere adeguati al percorso da affrontare.
  • Il casco deve sempre essere indossato ed allacciato.

Norme di sicurezza

  • La velocità di conduzione deve essere commisurata alle capacità personali, alla visibilità ed alle condizioni del percorso, in modo da non creare pericolo per sé e per gli altri.
  • Occorre sempre dare la precedenza agli escursionisti a piedi, che devono essere garbatamente avvisati a distanza del nostro arrivo, a voce o con dispositivo acustico.
  • La scelta dei percorsi deve tenere conto delle personali capacità fisiche, tecniche ed atletiche.

Scale di difficoltà[modifica]

DI seguito sono presentate due scale di difficoltà per la MTB, una dedicata soprattutto al freeride e alla MTB "estrema", l'altra più adatta all'escursionismo, pur essendo simili.

Scala Singletrail (Austria/Germania)[3][modifica]

  • S0: sentieri poco ripidi, svolte semplici, accessibili a chiunque
  • S1: sentieri più impegnativi ma con fondo non sdrucciolevole e assenza di gradini
  • S2: presenza di tratti sdrucciolevoli e di qualche gradino
  • S3: terreno perlopiù sdrucciolevole, gradini più tosti ("a misura di corone"), svolte impegnative
  • S4: terreno ripido e sdrucciolevole, svolte impegnative che richiedono tecniche trialistiche
  • S5: solitamente non percorribile, solamente pochi possono affrontare questi tratti in sella

Scala CAI - Club Alpino Italiano[2][modifica]

  • TC: (turistico) percorso su strade sterrate dal fondo compatto e scorrevole, di tipo carrozzabile
  • MC: (per cicloescursionisti di media capacità tecnica) percorso su sterrate con fondo poco sconnesso o poco irregolare (tratturi, carrarecce…) o su sentieri con fondo compatto e scorrevole
  • BC: (per cicloescursionisti di buone capacità tecniche) percorso su sterrate molto sconnesse o su mulattiere e sentieri dal fondo piuttosto sconnesso ma abbastanza scorrevole oppure compatto ma irregolare, con qualche ostacolo naturale (per es. gradini di roccia o radici)
  • OC: (per cicloescursionisti di ottime capacità tecniche) come sopra ma su sentieri dal fondo molto sconnesso e/o molto irregolare, con presenza significativa di ostacoli
  • EC: (massimo livello per il cicloescursionista... estremo! ma possibilmente da evitare in gite sociali) percorso su sentieri molto irregolari, caratterizzati da gradoni e ostacoli in continua successione, che richiedono tecniche di tipo trialistico.

Alle sigle può essere aggiunto il segno + se sono presenti tratti significativi con pendenze sostenute. Il segno + si deve utilizzare solo se sono presenti tratti significativi con pendenze sostenute. Non serve ad indicare la presenza di tratti con fondo diverso e di difficoltà maggiore, neppure a significare una particolare lunghezza della salita o della discesa: solo una particolare ripidità complessiva o di lunghi tratti o di brevi ma frequenti tratti. La determinazione della sigla non deve tenere conto di eventuali tratti non ciclabili e deve essere effettuata tenendo conto delle condizioni ottimali.

Note[modifica]

  1. ^ (EN) www.imba.com
  2. ^ a b mtbcai.it
  3. ^ (DE) singletrail-skala.de

Voci correlate[modifica]

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Collegamenti esterni[modifica]