Monte Conero

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Monte Conero
Sirolo-vista conero.jpg
Il Monte Conero visto da Sirolo
Stato Italia Italia
Regione Marche Marche
Provincia Ancona Ancona
Altezza 572 m s.l.m.
Catena Appennino umbro-marchigiano
Coordinate 43°33′07.2″N 13°36′16.92″E / 43.552°N 13.6047°E43.552; 13.6047Coordinate: 43°33′07.2″N 13°36′16.92″E / 43.552°N 13.6047°E43.552; 13.6047
Altri nomi e significati Monte d'Ancona, Monte, Conero
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Conero

Il monte Cònero è un monte dell'Appennino umbro-marchigiano alto 572 m. Fa parte della provincia di Ancona e in particolare dei comuni di Ancona e Sirolo. Il nome Monte d'Ancona, abbreviato comunemente in Monte, è storicamente il più usato: solo dall'ultimo dopoguerra Conero, fino a quel momento usato solo a livello colto, si è diffuso anche popolarmente.

È il più importante del medio Adriatico e quello che ha le rupi marittime più alte di tutta la costa orientale italiana (più di 500 metri). Nonostante la sua limitata altitudine, merita appieno il nome di monte per l'aspetto maestoso che mostra a chi lo osserva dal mare, per i suoi sentieri alpestri, per gli strapiombi altissimi con panorami mozzafiato e per le attività che vi si svolgono tipiche della montagna, come l'arrampicata libera.

Sul promontorio a cui dà il nome si estende il Parco regionale del Conero.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Origine e significato del nome[modifica | modifica sorgente]

Frutti del corbezzolo

Secondo l'ipotesi più diffusa, il nome Conero viene dal greco κόμαρος (kòmaros), ossia corbezzolo, un albero mediterraneo molto diffuso nei boschi del Conero e che produce caratteristici frutti rossi localmente molto apprezzati. L'origine del nome sarebbe ricollegabile alla storia della vicina città di Ancona, fondata da un gruppo di greci siracusani. Altre ipotesi si rifanno all'aspetto: Kuma (onda) e Oròs (montagna), Kunè (elmo) e Cumerus, che in latino indica un vaso la cui forma è ricordata dal profilo del monte.[1]

Certo è che i latini lo chiamavano Cumero nel I secolo d.C. e nel V è stato citato quale monte da cui ha preso il nome un condottiero, Cùnaro. Poi lo si trova come Cònaro alla fine del XIII secolo e solo nel '700 i Camaldolesi ne scrivono come Cònero, sebbene venisse ancora accettata la precedente dizione.[2]

Conformazione[modifica | modifica sorgente]

Il Conero dai monti Sibillini

Il monte Conero, unico tratto di costa rocciosa calcarea da Trieste al Gargano, spezza la lineare e sabbiosa costa adriatica in due tratti con orientamento diverso, meritando per questa ragione l'appellativo di "gomito d'Italia", condiviso anche dalla città di Ancona.

La parte costiera è quella che presenta i pendii più ripidi, mentre scende assai più dolcemente verso l'entroterra. Su questo lato, il monte presenta dei canaloni, alcuni dei quali percorribili negli itinerari del Parco.

Il paesaggio spettacolare della costa alta è stato originato dalla millenaria azione erosiva delle onde; come in tutte le coste alte, anche la riviera del Conero è infatti soggetta alle frane. La più nota è quella preistorica alla quale è dovuta la formazione di Portonovo.

Da tutta la montagna marchigiana il Monte spicca nel panorama come una cupola color verde scuro che si spinge nel mare.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Mezzavalle dal Monte Conero

Il Conero propriamente detto è la parte centrale di un promontorio che da esso prende nome e che ha questi punti estremi:

  • a nord la città di Ancona, e in particolare il panoramico Colle Guasco sul quale sorge il Duomo della città;
  • a sud la città di Numana, e in particolare l'altrettanto panoramico colle del Pincio, sul quale sorgono i resti dell'antica torre rappresentata nello stemma civico;
  • a ovest le valli del Boranico, del Betelico e dell'Aspio;
  • a est le rupi che, con l'unica interruzione di Portonovo, bordano tutto il promontorio. Esse sono calcaree nella parte centrale e marnoso-arenacee a nord e a sud.

Questa punta rocciosa rompe l'omogeneità della linea costiera adriatica e assume un alto valore naturalistico. La parte centrale del promontorio è la più elevata ed è ricoperta di boschi, per la maggior parte costituiti da macchia mediterranea.

Le spiagge del promontorio del Conero sono quelle tipiche della costa alta: raggiungibili da ripidi e panoramici sentieri (detti "stradelli"), sono separate le une dalle altre da tratti di costa in cui le rocce si immergono direttamente nel mare; inoltre è caratteristica la presenza di file di scogli bianchi in corrispondenza di ogni sporgenza rocciosa.

Geologia[modifica | modifica sorgente]

Dovrebbe essere intuibile la colossale frana che ha generato Portonovo. Dall'altro lato di Mezzavalle si riconosce il monte dei Corvi e si intravede il Trave, che per quasi mezzo chilometro si allunga nel mare.
Scogli delle Due Sorelle

Già dal miocene il Monte era un avamposto dell'Appennino. Dal punto di vista geologico il Monte d'Ancona è infatti una piega dell'Appennino umbro-marchigiano, e precisamente quella che si spinge di più verso oriente, fino, appunto, a toccare il mare.

La sua forma a cupola è data dall'essere una anticlinale a vergenza appenninica, ossia con la pendenza dei suoi strati rocciosi più dolce verso l'interno e più aspra verso il mare, in cui, anzi, gli strati sono quasi verticali, in alcuni tratti. Da Ancona a Portonovo la roccia è marna calcarea o argillosa, da Portonovo a Sirolo è costituita da calcare puro, per poi tornare a essere marna da Sirolo a Numana.

Il monte è attualmente privo di sorgenti, ma la zona pianeggiante del Pantano (presso le antenne Rai vicino alla vetta) è stata originata da fenomeni carsici. Indagini geologiche hanno infatti rivelato che all'interno del monte c'è un enorme serbatoio d'acqua trattenuta da una sponda d'argilla sul lato di Sirolo. Da tale riserva attingono le fonti del Betelico e di Capo d'Acqua (presso San Lorenzo di Sirolo), mentre il fosso di San Lorenzo fa da scolmatore per questa grande riserva.[3]

Nelle cave del Conero sono visibili particolari stratotipi. Il più importante è il limite Eocene-Oligocene presso la cava di Massignano, di importanza globale (GSSP),[4] e un altro è il limite K-T fra Cretacico e Terziario, in una delle grandi cave lungo lo stradone di San Lorenzo. Le rocce più antiche affioranti sono le maioliche del Cretacico inferiore che affiorano al Pirolo, osservabile dal Passo del Lupo, e un altro punto d'osservazione di interesse stratigrafico è sopra Portonovo, affacciati sul Trave e il monte dei Corvi che sono GSSP per il limite Serravalliano-Tortoniano.[5]

Per l'interesse geologico del Conero, il Parco regionale del Conero ha disposto in questi quattro particolari punti dei pannelli informativi.[6]

Flora e fauna[modifica | modifica sorgente]

I rimboschimenti del monte
Fagiano
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco regionale del Conero.

Flora e fauna del monte Conero sono prevalentemente quelle tipiche della macchia mediterranea. Per la flora, i più diffusi sono:

Alcuni rappresentanti della fauna sono invece:

Secondo la Lipu il monte Conero rientra fra i migliori 10 luoghi in Italia per il birdwatching.[8]

Storia e antropizzazione[modifica | modifica sorgente]

Il Conero è un monte tutt'altro che impervio e ostile. Il rapporto dell'uomo con esso e le sue risorse è stato infatti sin dall'inizio molto stretto. In particolare, in tutta l'area del promontorio risultano essere stati sempre abitati i centri di Ancona e Numana, in quanto unici porti naturali e affacci sull'Adriatico.[9]

Preistoria e protostoria[modifica | modifica sorgente]

Particolare delle incisioni rupestri
Gradine illustrate da G. Bevilacqua in Della ricerca di stazioni umane preistoriche nel suolo anconitano, Ancona, 1874

Nel 1963, durante i lavori per la costruzione dell'edificio della Rai,[10] sono stati ritrovati manufatti in selce nella zona del Pantano che fanno risalire la presenza dell'uomo sul monte fino al Paleolitico inferiore. A breve distanza poi, delle incisioni rupestri testimoniano che l'uomo ha frequentato il Conero anche nell'Età del bronzo. Si tratta di coppelle e canali incisi su una lastra di pietra affiorante nel bosco, sempre nell'area della vetta, e raggiungibile tramite una variante della Traversata del Conero. Parte di questi disegni, scoperti nel 1971, sono tuttora coperti dalla terra e dal bosco. Alcune parti, ai limiti dell'area scoperta, sembrano di epoche più recenti.

La funzione di queste incisioni non è chiara. Fra le ipotesi, è possibile che siano ricollegabili a culti in cui il sangue di animali sacrificali dovesse scorrere in quelle canalette a scopi di vaticinio, o che rappresentino in qualche modo i corsi d'acqua ai piedi del monte. Si rilevano però tratti similari con alcune incisioni rinvenute in Valcamonica e Valtellina.[11]

In epoca protostorica alle pendici del Conero hanno vissuto le popolazioni che hanno costruito le gradine. Si tratta di aree pianeggianti create in cima a delle colline di cui una parte è, in genere, più alta del resto. Si ipotizza che il livello superiore potesse essere sacro, oppure quello inferiore usato come recinto per gli animali. In questi insediamenti, diffusi anche verso Ancona, si sono rinvenuti reperti neolitici ma anche di altri periodi, ad esempio inumazioni, urne cinerarie, e ceramiche con decorazioni simili a quelle di parti più meridionali della costa (come la Puglia). È interessante notare che il nome di queste strutture deriva dallo slavo grad (luogo fortificato), ed anche se non è noto il periodo d'introduzione del termine si evidenzia un possibile legame con le popolazioni dell'altra costa adriatica.

Nel IX secolo a.C. la zona è gradualmente passata dall'età del bronzo all'età del ferro e alla civiltà picena, che ha fatto di Numana un importante centro, in particolare fra il VI e il IV secolo a.C.[12]

Cave romane e moderne[modifica | modifica sorgente]

Ingresso delle grotte romane
Turisti presso una delle cave

Anche Roma antica ha lasciato evidenti tracce con la cava di pietra detta grotte romane. La cava entra nella montagna e procede in salita, per seguire la vena di pietra migliore e per favorire l'uscita dei blocchi. Se molte delle scritte che si rinvengono all'interno sono recenti, alcune sono state lasciate da partigiani che vi si rifugiavano nella seconda guerra mondiale, e si trovano anche scritte in minio considerate di epoca imperiale. Tali scritte sono probabilmente indicazioni del destinatario dei blocchi di pietra. Detriti ceramici rinvenuti all'interno dimostrerebbero anche che tale cava è precedente alla seconda metà del primo secolo a.C., e vi si riconoscono tre tecniche di scavo, corrispondenti a periodi diversi, di cui una molto antica.[13]

Il Conero è stato quindi sfruttato sin dai tempi antichi per la propria pietra calcarea rosa e soprattutto bianca, essendone l'unica fonte nella zona, ad esempio per la costruzione dell'arco di Traiano, dell'anfiteatro romano e del Duomo di Ancona. La cava romana sotterranea infatti non è l'unica presente sul monte, anzi, le più evidenti, a cielo aperto, sono le più recenti come quella di Massignano, del Poggio e quelle attraversabili percorrendo lo Stradone di San Lorenzo.

La chiusura e proibizione di ogni attività di estrazione nel 1974 da parte del pretore di Ancona non venne eseguita secondo i moderni criteri ecologici, e si mostrano tuttora come ferite bianche nel manto verde del bosco. Tuttavia oggi offrono interessanti casi di studio per i geologi.

Acquedotto romano[modifica | modifica sorgente]

Tornando alla storia antica, altre tracce della presenza dei romani sono date dal nome di Massignano, probabilmente derivante da fundus maximianus, e si ipotizza che al Poggio ci fosse già ai primi tempi una villa rustica. Esiste inoltre un acquedotto romano sotterraneo, occluso in diversi tratti, che partendo da Capo d'acqua (caput aquae) raggiunge Numana in un verso e dall'altro va in direzione di Ancona, passando per il Buco del Diavolo. Quest'ultimo è un accesso laterale in un fosso fra il Poggio e Camerano, lasciato aperto probabilmente per facilitare la manutenzione, come altri rinvenuti nelle vicinanze.[14]

Insediamenti religiosi[modifica | modifica sorgente]

La grotta del Mortarolo
La chiesa di San Pietro, con annesso ex convento
Santa Lucia al Poggio

Il Conero è stato abitato da eremiti anche prima dell'anno mille. Si ipotizza che i più antichi romitori siano dell'800, ed è possibile che già prima fossero dedicati a culti pagani. Uno è la grotta del Mortarolo, che si trova lungo una variante dell'itinerario 1 sul versante sud orientale del monte. Un altro è la grotta di San Benedetto, affacciato sul mare a circa 300 metri d'altezza, sotto la chiesa di San Pietro; essendo in area di riserva integrale non è visitabile. Nei suoi pressi c'è una roccia sporgente dal monte detta pietra dell'Abate, di difficile accesso e affacciata sul mare, su cui si suppone si ritirasse a meditare il monaco. Si tratta di grotte più o meno naturali in cui sono scavati nicchie, altari o sedili, e sulle cui pareti è incisa una croce.[15] Un'altra grotta, detta dell'Eremita, è individuabile nei pressi delle cave lungo lo stradone di San Lorenzo.

Si sa che la chiesa di San Pietro che si trova presso la cima esisteva già prima del 1038, in quanto in tale data fu donata all'abate benedettino Guimezzone insieme al terreno circostante, vigne, sementi ed anche la grotta di San Benedetto. Inoltre, già nel 1034 era stata donata l'area della chiesa di Santa Maria di Portonovo a un altro benedettino, Pietro Grimaldi.

I monaci edificarono molto sul monte e al suo cospetto: la chiesetta di Portonovo aveva accanto un'abbazia che fu poi abbandonata nel 1320, perché esposta alle frane del monte e alla pirateria; il monastero annesso a San Pietro e la stessa chiesa furono ampliati e restaurati; l'abbazia di San Benedetto, che era presso l'omonima grotta ma di cui non restano che pochi ruderi e un pozzo asciutto. La presenza dei benedettini durò fino al XV secolo, quando preferirono trasferirsi ad Ancona per la scomodità e pericolosità che quei luoghi avrebbero assunto per loro.

Infatti nel 1515, forse perché poco produttivi, fu deciso che dovessero occupare solo la più bassa abbazia di San Benedetto, mentre San Pietro sarebbe stata gestita da monaci gonzagìti. Questi ultimi furono pessimi vicini, che per questioni di confini arrivarono persino a far rotolare grandi massi sull'abbazia sottostante. Nel 1521 l'ultimo benedettino abbandonò in favore dei camaldolesi, ma le cose non migliorarono. Questa piccola guerra ebbe termine probabilmente solo con l'incendio che investì il monastero dei gonzagiti nel 1539,[16] che li costrinse o convinse ad abbandonare il luogo. Solo nel 1561, dopo un breve soggiorno di una congrega di romualdini, i camaldolesi presero a soggiornare presso la chiesa di San Pietro. Tale permanenza, attraverso anche le turbolenze del periodo napoleonico, continuò fino al 1864.[17] [18] [19] [20]

Un ricordo della vita monastica che si svolgeva sul monte è dato da una targa in pietra, affissa presso l'ingresso all'area di San Pietro, che ammonisce le donne dall'entrare, pena la scomunica. Ora l'edificio del convento è un albergo.

Del resto dell'epoca medievale e dei castelli del Poggio e di Massignano non rimane molto più che la chiesetta di Santa Lucia al Poggio.

Contemporaneità[modifica | modifica sorgente]

L'uomo è stato sempre presente sul Conero. Sono individuabili in varie zone, soprattutto sul lato di Sirolo, delle antiche fornaci da calce, e nelle aree boscate dietro Portonovo (in zona di riserva integrale) sono riconoscibili le tipiche spianate delle carbonaie. Oltre allo sfruttamento della pietra e della legna c'è stato anche quello del suolo, che ha condotto, agli inizi del '900, a disboscare praticamente tutto il versante occidentale (quello praticabile) per fini agricoli e pastorali. Sono tuttora presenti i ruderi di alcuni casolari che ricordano questi tempi non troppo lontani nell'ottica della millenaria storia del Conero. L'assenza di alberi causava continue frane quando, negli anni trenta, si decise per un'opera di rimboschimento che durò fino agli anni '70, con gran diffusione del pino d'Aleppo e la riappropriazione graduale del bosco da parte del leccio (v. Parco regionale del Conero#Rimboschimenti).

Attualmente il Conero, oltre ad essere il cuore di un parco naturale, è sede di vari impianti di telecomunicazioni (tra cui della Rai), di diverse strutture ricettive e di ristoro, comodamente raggiungibili sull'unica strada asfaltata che raggiunge la vetta. Il convento presso San Pietro è ora un albergo.

Installazioni militari[modifica | modifica sorgente]

Il Conero riveste un importante ruolo strategico per il controllo del mare Adriatico. La sua esplorazione dunque è lievemente limitata dal fatto che alcune aree sono militari.

Portonovo già nel 1710 ebbe la sua torre di avvistamento, e nel 1810 il fortino napoleonico. Nel XX secolo, con le guerre mondiali e soprattutto con la guerra fredda, sono state costruite basi con gallerie ed aree sotterranee.

Sin dal 2000 la base posta sulla vetta del monte è sede del 3º Distaccamento Autonomo Interforze del CII, mentre quella della Marina Militare poco più a sud e più in basso non è attualmente gestita. In località Poggio è presente un deposito di munizioni della Marina.[21] Sulla strada provinciale fra il Poggio e Massignano rimane l'ingresso all'area militare sotterranea, assai attiva negli anni della guerra fredda[senza fonte].

Il segreto militare e il rapporto con la cittadinanza[modifica | modifica sorgente]

Uno dei cartelli di divieto

Un tunnel noto è quello che attraversa il monte per 800 metri a quota 450-500 circa, partendo dall'area militare, ora inutilizzata, che sorge lungo l'itinerario 1 e sbucando al belvedere nord sulla variante a dello stesso itinerario. Si è discusso di convertire quest'opera e relativi locali esterni dismessi ad un uso culturale, ad esempio per esporre i reperti archeologici della zona.[22]

Quello che però stimola di più la fantasia si apre lungo la strada provinciale, fra Poggio e Massignano, circondato da doppie file di reti con filo spinato entro cui circolavano cani da guardia, torrette di guardia e cartelli che informano sul divieto di fare fotografie e rilievi anche a vista. Costruito negli anni '50 con manodopera locale, tuttora non è noto con certezza cosa esso contenga o abbia contenuto, ma il sindaco di Ancona Guido Monina riferiva da "fonte competente" l'assenza di armi nucleari,[23] e ad un'interrogazione parlamentare del 26 gennaio 1984 l'allora Ministro della Difesa Giovanni Spadolini rispondeva rassicurando che dalle installazioni militari presenti "non può derivare alcun pericolo per la sicurezza e la salute dei cittadini e che non vi è incompatibilità per l'eventuale costituzione di un parco nazionale".[24]

Erano infatti gli anni in cui gli ambientalisti si battevano per l'istituzione del Parco regionale del Conero. Tre di questi, collaboratori del periodico "Il Pungitopo", proprio cercando di documentare gli effetti della presenza dei militari sul monte furono arrestati nel gennaio dell'84 con l'accusa di "procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato". [25] Pienamente prosciolti in appello nel 2006, la vicenda ha destato un certo clamore nell'ambiente politico di allora, specialmente per la curiosità e preoccupazione che gli abitanti della zona già provavano nei confronti di queste installazioni.[26]

Ipogei e leggende del Conero[modifica | modifica sorgente]

Massignano e, più lontano, Camerano
La grotta del Mortarolo dall'interno
L'interno delle grotte romane
La grotta degli Schiavi, com'era dall'interno

Come in ogni territorio che abbia una lunga storia, anche qui sono sorte numerose leggende. Alcune attingono agli elementi più antichi del Conero, mentre altre sono assai recenti (fine del XX secolo). Ne seguono alcune, a titolo d'esempio.

Il Conero ha la fama di essere un monte cavo. Questa voce è suffragata dal fatto che molti dei paesi e cittadine della zona come Varano, Camerano, Poggio e Osimo sorgono su colli ricchi di ambienti ipogei dalle funzioni idrauliche e difensive. Tali opere in alcuni casi collegano fra loro i rilievi, in altri è almeno credenza popolare che lo facciano. Secondo una leggenda, in particolare, su cinque colli ai piedi del monte sarebbero state fondate delle fortificazioni da dei giganti, in tempi antichissimi, che le avrebbero poi collegate con suddetti cunicoli. Uno di questi è il Buco del Diavolo o della paura, che è in realtà parte di un acquedotto romano. Su questo tunnel si narra che chi vi entra non può uscirne se, trovata una chioccia d'oro con dodici pulcini[27], non scriverà sul muro il nome del Diavolo col proprio sangue:

« dodec' pulcini e 'na fiocca dora
niun li ved' n'artorna mai fora »
(Bartolucci, 1979, op. cit.)

Si ritiene che sul Conero esistano circa 150 fra grotte e anfratti, alcuni naturali, altri artificiali o riadattati dall'uomo, ma molti nascosti da frane e vegetazione.[28] Si dice che nella già citata grotta del Mortarolo fosse possibile trovare dei sassi disposti a forma di morto, e che se qualcuno li avesse spostati, nel giro di una notte sarebbero tornati al loro posto. In realtà si tratta di uno scherzo risalente a tempi recenti. Vero piuttosto è che veniva usata come rifugio dai mariti sirolesi nei litigi matrimoniali. Si ritiene che il nome della grotta possa derivare dalla testa da morto o teschio che gli eremiti conservavano nei loro romitori, o da mortis ara (altare della morte) che indicherebbe origini pagane. Un'altra teoria è che derivi dalla mortella o mirto, pianta sacra ad Afrodite e Apollo.[29]

La Grotta degli Schiavi era una grotta marina profonda circa 70 metri che si apriva con due ingressi sul mare, poco a nord degli scogli delle Due Sorelle. Negli anni '30 l'ingresso è crollato, forse a causa dell'attività della vicina cava. Francesco de Bosis la descrisse nel 1861, ritenendo che fosse stata formata dall'erosione marina e dal dissolvimento del calcare per le infiltrazioni. Luigi Paolucci nel 1913 riferì di avervi trovato una sorgente d'acqua dolce, ed anche un proteus anguinus. Si ritiene che il nome della grotta si riferisca ai pirati schiavoni che la usavano come rifugio o per i prigionieri che facevano durante le scorrerie. Secondo una leggenda, la sorgente si sarebbe originata dalle lacrime di una principessa imprigionata lì, il cui riscatto non venne pagato. Altre voci riferiscono che questa grotta sarebbe la stanza in fondo al Buco del Diavolo, con chioccia e pulcini tesoro dei pirati. Si racconta anche che sulle pareti ci fossero ancora gli anelli a cui erano incatenati i prigionieri.[30]

La cava romana è anche nota come grotta degli schiavi a monte, per distinguerla dalla precedente. Il nome in questo caso deriverebbe dagli schiavi usati nella cava, i quali, si racconta, organizzarono una ribellione e seppellirono i loro sfruttatori in fondo alla cava, sotto quella pietra ancora oggi chiamata cassa da morto. La rivolta venne però soffocata nel sangue, e le anime degli schiavi infesterebbero ancora la grotta. Mentre è certo che almeno fino al XX secolo fosse più profonda di quanto si trovi ora,[31] si racconta anche che un tempo arrivasse dall'altro lato del monte. Secondo alcuni ciò potrebbe spiegare come i superstiti papalini della battaglia di Castelfidardo abbiano potuto superare i bersaglieri appostati a Massignano e raggiungere Ancona.[32]

Infine, una leggenda coinvolge anche il Lago Profondo di Portonovo, da cui secondo una leggenda partirebbe un fiume sotterraneo, detto Budello del Profondo, che finisce in mare all'altezza di Porto Recanati. Le versioni più creative di questa storia arrivano a dire che ascoltando attentamente nella Santa Casa a Loreto (oltre 100 metri sul livello del mare) sarebbe possibile sentire il gorgoglio delle acque.[33]

Misteri del XX secolo[modifica | modifica sorgente]

L'idea che il monte sia cavo e le fantasie su ciò che può contenere si sono fatte più forti con la militarizzazione di alcune aree del Conero, con una base distribuita fra l'area di vetta, un'ampia zona un centinaio di metri più in basso e presso il Poggio, e costruendo anche due tunnel.

Tuttora le voci popolari riferiscono di missili puntati verso la costa slava, aerei pronti a decollare, sommergibili e tunnel sottomarini che sbucano in acque internazionali. Le teorie più audaci parlano di una sorta di Area 51, per cui la base all'interno del monte avrebbe a che fare con forme di vita aliene e con gli avvistamenti di UFO che avvengono nella zona del Conero.[34] Queste ipotesi hanno preso parte alla trasmissione Mistero nella puntata del 10 maggio 2012,[35] in cui tra l'altro vengono visitati il Buco del Diavolo[36] e il relitto del Potho, e si intervista Americo Zoia,[37] che prese parte agli scavi del tunnel. Quest'ultima parte è rimasta localmente celebre per la schiettezza del pensionato.[38]

Le teorie sulla cavità del monte Conero hanno anche ispirato due racconti: uno coinvolge Sherlock Holmes,[39] un altro è ambientato in tempi più recenti.[40]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Borgognoni, 1996, op. cit.
  2. ^ Schiavoni, 2006, op. cit., p. 15
  3. ^ Schiavoni, 2006, op. cit., p.12
  4. ^ GSSP di Massignano (Ancona) in ISPRA. URL consultato il 27 gennaio 2014.
  5. ^ GSSP di Monte dei Corvi (Ancona) in ISPRA. URL consultato il 27 gennaio 2014.
  6. ^ Gruppo NOSE dell'Università di Urbino, I pannelli informativi del NOSE. URL consultato il 27 gennaio 2014.
  7. ^ CONOSCERE PER CAPIRE - Convivere con i cinghiali, Nel Parco c'è - Notiziario Ufficiale del Parco del Conero, luglio 2004. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  8. ^ Il Conero tra i 10 luoghi sacri del birdwatching in Italia., Il Resto del Carlino, 4 febbraio 2010. URL consultato il 4 febbraio 2010.
  9. ^ Schiavoni, 2006, op. cit., p. 19
  10. ^ Schiavoni, 2006, op. cit., pp. 83
  11. ^ G. Barbone, R. M. Lusardi Barbone, Gaia Pignocchi, Mara Silvestrini, La roccia con incisioni del Monte Conero: relazione preliminare, XLII Riunione Scientifica dell'I.I.P.P. - L'arte preistorica in Italia, Trento, 2007. URL consultato il 27 gennaio 2014.
  12. ^ Schiavoni, 2006, op. cit., pp. 19-20
  13. ^ Sasso, 2005, op. cit.
  14. ^ Schiavoni, 2006, op. cit., pp. 28,51
  15. ^ Schiavoni, 2006, op. cit., pp. 32,41-42
  16. ^ Nell'opera di Placido Lugano, si attribuisce la tregua all'intervento del beato Paolo Giustiniani.
  17. ^ Placido Lugano, La Congregazione camaldolese degli eremiti di Montecorona, Frascati, Sacro eremo tuscolano, 1908, p. 273. URL consultato il 28 gennaio 2014.
  18. ^ Aldo Spadari, I Greci, la regina picena, la sosta di Traiano in Nel Parco c'è, Ente Parco regionale del Conero, n°5 2006. URL consultato il 28 gennaio 2014.
  19. ^ Cesare Romiti, Guida ricordo di Numana, Osimo, Tipografia La Picena, 1927.
  20. ^ Schiavoni, 2006, op. cit., p. 33
  21. ^ Maribase Ancona, cenni storici. URL consultato il 5 gennaio 2014.
  22. ^ Cristina Gioacchini, Un dono per il prossimo consiglio direttivo in Nel Parco c'è, Ente Parco regionale del Conero, n°5 2006. URL consultato il 7 febbraio 2014.
  23. ^ Monina ci rassicura - Sotto il Conero niente armi nucleari in Corriere Adriatico (Ancona), 31 gennaio 1984, pp. 1,4.
  24. ^ Interrogazione di Pollice e Ronchi (4-02370) in Risposte scritte ad interrogazioni, Camera dei Deputati, 19 giugno 1984, p. 1592. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  25. ^ Interrogazione di Crucianelli ed altri (4-02306) in Risposte scritte ad interrogazioni, Camera dei Deputati, 25 febbraio 1985, p. 3306. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  26. ^ Gilberto Stacchiotti, Pagine di memoria 1 – Cosa c’è sotto il Conero? in Nel Parco c'è, Ente Parco regionale del Conero, n°4 e 5 2013. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  27. ^ Nella terminologia locale, la chioccia e i pulcini sono ricollegabili a cisterne sotterranee e ai condotti che vi si collegano. Si noti che esistono diverse varianti di questa leggenda.
  28. ^ Schiavoni, op. cit., p. 41
  29. ^ Borgognoni, 1996, op. cit.
  30. ^ Schiavoni, op. cit., p. 46
  31. ^ In Schiavoni, 2006, op. cit., p. 45 si riferisce che sia stata fatta saltare durante la seconda guerra mondiale.
  32. ^ Borgognoni, 1996, op. cit.
  33. ^ Bartolucci, 1979, op. cit.
  34. ^ Eleonora Dottori, Ufo sul Conero, arrivano nuove segnalazioni in Il Messaggero.it, 30 settembre 2013. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  35. ^  Il Monte Conero come base aliena, a 3'00"-23'10". Mediaset, 10 maggio 2012. URL consultato in data 9 febbraio 2014.
  36. ^  TMC - Il buco del Diavolo di Camerano e i segreti del Monte Conero (AN). Teses, 23 luglio 2012. URL consultato in data 9 febbraio 2014.
  37. ^  Intervista ad Americo Zoia. 17 maggio 2012. URL consultato in data 9 febbraio 2014.
  38. ^ L'ex operaio Americo sbarca sul web: da Mistero a Youtube in Anconatoday, 14 maggio 2012. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  39. ^ Joyce Lussu, Sherlock Holmes, anarchici e siluri, Roma, Sistema editoriale SE.NO, 2000. ISBN 88-86312-56-3.
  40. ^ Aldo Forlani, Quel maledetto cunicolo nelle viscere del Monte Conero, Parco del Conero, 2005.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Edoardo Biondi et al., Piano di gestione naturalistica del Parco naturale del Conero - Indagini e normativa, Ancona, Consorzio Parco regionale del Conero, marzo 2000. URL consultato il 5 gennaio 2014.
  • Laura Borgognoni, Il Cònero dei misteri: la storia e la leggenda di un monte e i segreti delle sue grotte, Alberto Recanatini, Loreto, Estremi, 1996.
  • Simone Sasso, La cava romana sul Conero: una testimonianza dell'attività estrattiva, Ente Parco del Conero, 2005.
  • Emanuela Schiavoni, Il popolamento antico della zona del Conero e di Camerano, Comune di Camerano, 2006.
  • Giuseppe Bartolucci, Miti e leggende del Cònero Anconitano, Circolo Culturale La Ginestra, 1979.

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