Parco del Cardeto

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Parco del Cardeto
Parco del Cardeto Ancona.JPG
La parte centrale del Parco, con gli scogli della Grotta Azzurra
Localizzazione
Stato Italia Italia
Località Ancona
Informazioni generali
Tipo parco urbano
Superficie 35 ettari
Inaugurazione 2005
Apertura Tutti i giorni dall'alba al tramonto secondo gli orari indicati agli ingressi
Ingressi Via Panoramica, Piazzale Martelli, via Cardeto, via del Faro, via Birarelli
Note il parco ospita anche le fortificazioni del Cardeto e dei Cappuccini, il vecchio faro pontificio e l'antico cimitero ebraico, uno dei più antichi d'Europa
sito ufficiale

Il Parco del Cardeto è il più vasto parco urbano di Ancona. A picco sul mare, occupa le sommità dei colli Cappuccini e Cardeto e si estende in un'area di circa 35 ettari, tutti a ridosso del centro. Comprende luoghi di valore storico, un ambiente naturale di notevole interesse e numerosi punti panoramici sulla costa alta e sulla città. L'apertura del parco è il risultato delle pressioni della cittadinanza, che aveva lungamente sollecitato l'istituzione del parco, ed anche dell'amministrazione comunale, che è riuscita a superare numerosi ostacoli burocratici.

Il 25 luglio 2010 il parco è stato dedicato a Franco Scataglini, in occasione degli 80 anni dalla nascita del poeta.[1][2]

Storia del Parco[modifica | modifica wikitesto]

Il cardo, da cui il parco prende nome. Sullo sfondo il Cardeto con le ginestre in fiore.
Parco del Cardeto - pianta

L'iter della realizzazione del parco è iniziata nel 1972, quando tutta l'area venne destinata a verde attrezzato; una tappa davvero importante fu il 1988, quando si individuò l'area come complesso ambientale e storico, delineando l'idea del parco. Questo importante traguardo fu raggiunto soprattutto grazie ad un gruppo di cittadini che si erano riuniti costituendo il "Comitato per il Parco del Cardeto"[3] il cui presidente era Paolo Luccioni, promotore ed ideatore del gruppo. Il comitato si adoperò moltissimo attraverso un'opera di sensibilizzazione della cittadinanza e di raccolta firme. Il parco venne poi inaugurato soltanto nel 2005 e durante l'inaugurazione venne apposta la targa in memoria di Paolo Luccioni, scomparso nove anni prima.

All'apertura è seguita una lunga polemica tra le associazioni ambientaliste e il Comune di Ancona a proposito della tutela dell'ecosistema dell'area, particolarissimo per un'area verde cittadina, e che rischiava di essere danneggiato da interventi attuati senza le dovute cautele. Alla discussione sul mantenimento della naturalità si sovrappose la questione della destinazione degli edifici abbandonati situati nell'area verde. Attraverso il referendum cittadino del 2005, non valido per il mancato raggiungimento del quorum, i votanti avevano comunque espresso un parere nettamente contrario alla trasformazione in un albergo di un fabbricato in cemento situato nel parco; i voti contrari all'albergo furono circa 20.000[4]. In effetti l'opera non fu poi realizzata.

Nel 2007 è stato aperto un altro vasto settore del parco, sul versante del Colle dei Cappuccini affacciato sul Duomo e sull'Anfiteatro Romano; nell'occasione il parco si arricchì di un ulteriore ingresso, quello di via Birarelli[5].

Nei pressi della Polveriera Castelfidardo, verranno aperte nuove strutture a servizio del parco, entro il Laboratorio Pirotecnico, opera ottocentesca dell'architetto Giuseppe Morando[6]; esso è costituito da due edifici di cui il più piccolo, già restaurato, diventerà Centro di educazione ambientale della Provincia e il più grande ospiterà probabilmente un museo naturalistico e le sedi delle associazioni ambientaliste.

Attualmente gli ingressi al parco sono cinque: dal rione Adriatico si accede attraverso il cancello posto al termine di via Panoramica; il rione Cardeto usufruisce degli ingressi di via Volturno, di piazza Martelli e di via Cardeto; dal rione San Pietro si accede al parco attraverso i cancelli di via del Faro e di via Birarelli.

Natura[modifica | modifica wikitesto]

Narcisi al Campo degli Ebrei in marzo.

Il parco del Cardeto rappresenta per Ancona, a pochi passi dal centro storico, una preziosa riserva di verde; molto interessante, anche paesaggisticamente, è la presenza delle falesie. La vegetazione è costituita in gran parte da macchia spontanea di ginestre, alaterni, biancospini, caprifogli, ornielli, cipressi. Sulle antiche mura e sulle pareti degli edifici esposte a sud crescono piante di violacciocche, capperi e bocche di leone, dalle vistose fioriture. Spettacolare è anche la via del Faro quando gli alberi di Giuda sono in fiore; l'imponente fico della Polveriera è stato purtroppo pesantemente danneggiato durante il restauro della Polveriera stessa. Altro esemplare arboreo maestoso, questo fortunatamente ancora intatto, è l'ulivo del Campo degli Inglesi, che cresce affacciato sulle mura cinquecentesche del Bastione di San Paolo; deve il suo rigoglio proprio ad una articolazione delle antiche mura che lo ripara dai venti settentrionali. La fauna osservabile comprende alcuni mammiferi tipici della zona collinare marchigiana e uccelli come il gabbiano, il falco pellegrino ed il cormorano.

Il fico della Polveriera prima che venisse danneggiato.
Un cardellino che cova nel nido.
Orchidea purpurea a Monte Cardeto.

Cardi e cardellini[modifica | modifica wikitesto]

Monte Cardeto prende nome dalla pianta del cardo, e precisamente dal Silybum marianum, detto in dialetto anconitano pincigarello, specie che un tempo cresceva abbondante in tutta la zona. I semi di questa pianta danno nutrimento al cardellino, che infatti era frequente in tutto il parco. La stessa immagine scelta come emblema del parco rappresenta un cardellino. Da quando il parco è stato aperto al pubblico i cardi e i cardellini sono sempre più rari, a causa dei tagli dell'erba che impediscono alla pianta di crescere e al volatile di trovare cibo. Ancora però un occhio attento riesce ad ammirare la spinosa pianta in qualche luogo (ad esempio in prossimità dell'ingresso di Via del Faro) dove il decespugliatore non è ancora arrivato e, se è periodo di semi, può osservare il cardellino sfilarli abilmente dal fiore appassito.

Le fioriture del Campo degli Ebrei[modifica | modifica wikitesto]

Le antiche lapidi del Campo degli Ebrei sono circondante da un prato naturale che evolve spontaneamente da secoli, cosa assai rara in ambito urbano. Un prato naturale si distingue da quelli seminati dall'uomo per il gran numero di specie presenti (ovvero per la maggiore biodiversità) e per la presenza di piante pregiate perché tipiche del luogo, le cui fioriture che si susseguono armonicamente nel corso dell'anno. È bellissimo osservare questo prato, specialmente quando vi fioriscono i profumatissimi narcisi tazzetta che annunciano la primavera, oppure le orchidee purpuree che ne segnano il massimo splendore; a settembre i colchici autunnali danno invece l'addio alla bella stagione. Con la recente sistemazione del Campo alcune aree che stavano trasformandosi in roveto sono ritornate a prato e ciò è certamente un elemento positivo; purtroppo l'attuale manutenzione irrispettosa della flora, segnata da tagli dell'erba fatti in periodi sbagliati sta portando alla scomparsa delle pregiate piante spontanee da fiore sopra citate. Altre specie che danno luogo a fioriture vistose, e che fortunatamente ancora non risentono dei tagli dell'erba indiscriminati, sono l'anemone, la sulla e la pratolina.

Orchidee spontanee[modifica | modifica wikitesto]

In tutta l'area, in primavera, fioriscono alcune specie di orchidee spontanee, cosa davvero singolare in un parco compreso entro il perimetro urbano; tra queste l'orchidea purpurea, l'orchidea ape, l'orchidea bombo, l'orchidea piramidale. Purtroppo l'attuale gestione della manutenzione e del taglio dell'erba sta rapidamente portando all'estinzione all'interno del Parco del Cardeto di tutte le specie di orchidee spontanee. Tale situazione è da imputare alla scarsità di fondi comunali destinati alla cura del verde, che porta gli uffici competenti ad una situazione di continua emergenza e all'impossibilità di rispettare le specie più rare del parco.

Le fioriture sulle mura[modifica | modifica wikitesto]

Il Parco del Cardeto è attraversato dalla cerchia di mura cinquecentesche, che poggiano sulle pendici meridionali del Colle Cappuccini. Su di esse cresce da secoli una vegetazione rupicola, quasi le mura fossero una falesia marina. Alcune delle piante presenti hanno una fioritura spettacolare: i capperi, le violacciocche e le bocche di leone. È interessante notare che queste specie crescono solo sulle mura esposte verso sud, ove si crea un microclima più caldo e a loro favorevole. Il cappero, poi, è specie propria solo di regioni più meridionali e nelle Marche cresce solo in queste particolari condizioni. In giugno la fioritura del cappero è davvero spettacolare e si apprezza soprattutto la sera, quando i fiori, che durante le ore più calde del giorno sembrano appassiti, riprendono vigore ed emanano un fresco profumo. Ammirando la quantità di capperi presente nel Parco del Cardeto non si riesce quasi a credere che questa specie sia inserita tra le piante "rare e in via di estinzione" della Regione Marche[7].

Testimonianze storiche[modifica | modifica wikitesto]

Museo Diffuso Urbano[modifica | modifica wikitesto]

Museo Diffuso Urbano
Tipo storico
Indirizzo piazza del Plebiscito
Sito comune.ancona.it

Il progetto del Museo Diffuso Urbano di Ancona sorge dalla volontà di far riemergere i numerosi volti della città attraverso i suoi reperti e monumenti, le vie e le mura, le chiese, le sue storie, le sue diverse e possibili letture, per restituirli alla comunità cittadina di cui sono parte fondamentale e per renderli accessibili anche a chi, venuto in visita in città, desidera conoscerla nella sua complessità. Un progetto strategico per il sistema culturale urbano che interesserà tutto il centro storico, concentrandosi particolarmente in alcuni siti particolarmente rilevanti. Al momento il progetto è formato da un unico itinerario interno al parco del Cardeto, precisamente dal Campo degli Ebrei: attraverso un'innovativa infrastruttura tecnologica, che sfrutta le potenzialità della rete, ed un articolato sistema informativo, si presenta come un percorso contemporaneamente reale e virtuale, alla ricerca delle tante tracce della presenza ebraica e alla scoperta dell'importanza che questa Comunità ha esercitato nei secoli sulla vita sociale, culturale ed economica della città. All'interno del Parco del Cardeto è stato infatti inaugurato il Deposito del Tempo, accanto al Campo degli Ebrei, dove all'interno di un piccolo edificio i cittadini potranno approfondire, attraverso la postazione multimediale, i contenuti dell'itinerario ebraico o lasciarsi coinvolgere dall'audiovisivo artistico realizzato appositamente per il Cardeto e per il Campo degli Ebrei.

Campo degli Ebrei[modifica | modifica wikitesto]

Ancona - Il campo degli ebrei
Ancona - Il campo degli ebrei - tomba

Dai verbali del Senato degli anziani della Repubblica di Ancona si apprende che nel 1428 in località Cardeto viene concesso un terreno fuori porta San Pietro da destinare a cimitero. Appena quarant'anni dopo viene concesso altro terreno come ampliamento del primo ed ancora nel 1711 la comunità ebraica acquista dal convento di San Francesco alle Scale la "Possessione del Giardino", situata nella stessa località. Non si ha notizia di dove fosse un precedente cimitero, ma doveva pur esserci dal momento che la comunità dorica era certamente presente già prima del 1000. Il Campo degli Ebrei, situato a cavallo tra il colle dei Cappuccini ed il colle Cardeto, è uno dei luoghi più suggestivi di Ancona. Vi si trovano 178 cippi funerari con iscrizioni ebraiche che datano dal XV secolo al XIX secolo. È a picco sul mare, tanto che, col passare dei secoli, molti cippi sono precipitati dall'alto dirupo costantemente sottoposto all'erosione marina. L'ampio prato è dolcemente inclinato verso Gerusalemme, così come vuole la tradizione, e tutti i cippi hanno le scritte volte ad est. Il prato ha un notevole interesse naturalistico; vedi a proposito il paragrafo "fioriture al Campo degli Ebrei". È tra i cimiteri ebraici più grandi d'Europa ed uno dei più curati e meglio conservati.

Campo degli Inglesi[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al Campo degli Ebrei si trova nel parco anche un'area cimiteriale riservata ai protestanti, detta fin dalla sua istituzione "Campo degli Inglesi". Si trova sul colle dei Cappuccini, e precisamente all'interno del Bastione cinquecentesco di San Paolo. È stato istituito dopo la Restaurazione in seguito alle nuove norme igieniche riguardanti le sepolture introdotte in Italia durante il periodo napoleonico. Esisteva nei pressi anche un "Campo dei Greci", per i cittadini di religione ortodossa; l'esistenza di aree cimiteriali dedicate alle varie religioni testimoniano il cosmopolitismo dell'Ancona ottocentesca. Al suo interno sono rimaste ancora alcune lapidi ombreggiate da un maestoso ulivo. È visitabile solo dopo prenotazione[8].

Bastione di San Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Scalinata di ingresso ai sotterranei del Bastione San Paolo

La sommità del Colle dei Cappuccini è ancora bordata dalle mura cinquecentesche della città, che si articolano in due tratti rettilinei (cortine) e nel Bastione di San Paolo. Al suo interno è ancora oggi visitabile (su prenotazione) una rete di sotterranei caratterizzati da ambienti ampi con elementi architettonici di grande interesse storico: casematte, corridoi d'ascolto, sfiatatoi, feritoie, troniere, posterule. L'uso decorativo del mattone faccia a vista con modanature e cornici rende il complesso ipogeo ancor più interessante[9].

Il vecchio faro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Faro di Ancona.
Il faro vecchio

Il vecchio faro di Ancona, fatto costruire come ricorda una lapide su volontà di papa Pio IX nel 1860, sorge sulla sommità del colle dei Cappuccini, nel punto più panoramico del parco. Dalla cima della torre si può godere di un panorama incredibile sul centro storico, il porto, la cattedrale di San Ciriaco ed il famoso "gomito" (ankòn) che dà il nome alla città. Nel corso degli anni la struttura ha subito vari danni, sia per i due conflitti mondiali sia a causa dei terremoti e degli sfaldamenti del terreno. Per questo, nel 1965 dopo poco più di cento anni di servizio, un nuovo faro è stato edificato a poche decine di metri dal precedente. Dopo una chiusura di quasi quarant'anni, la ristrutturazione ha dato una nuova vita alla storica torretta, simbolo dimenticato della città dorica; nel giro di pochi anni il faro vecchio è stato visitato da migliaia di cittadini e turisti diventando la meta più apprezzata dell'intero Parco del Cardeto. Ciononostante, attualmente (2012) non è possibile visitare il faro vecchio, chiuso per la presenza di un gradino rotto. A causa di un problema di proprietà (il monumento appartiene al demanio), il Comune di Ancona non può occuparsi direttamente della sistemazione della scala, per quanto l'intervento richiesto sia minimo e nonostante il faro di Ancona, nel 2003, sia stato inserito tra i monumenti da restaurare con i fondi del gioco del lotto[10].

La Polveriera Castelfidardo[modifica | modifica wikitesto]

La Polveriera Castelfidardo

Opera di Giuseppe Morando, fu costruita nel 1867 in una conca scavata nel colle del Cardeto. Era insieme alla polveriera napoleonica "Beato Amedeo" (sita nell'attuale parco della Cittadella), il più capiente deposito di polvere da sparo della città. Si tratta di una costruzione a pianta longitudinale, con dei corridoi laterali e una grande sala centrale a volta la quale fungeva da magazzino delle polveri. L'esterno è in mattoni a vista con pietra d'Istria ed oblò. La polveriera Castelfidardo diventerà sede di un auditorium e sede espositiva. A fianco della Polveriera cresce un gigantesco albero di fico (vedi paragrafo sugli aspetti naturalistici).

Forte Cardeto[modifica | modifica wikitesto]

Ancona - Mura e fossato di Forte Cardeto

Nel 1799, su influsso ed iniziativa dei francesi[11] che avevano strappato la città allo Stato della Chiesa, si pose mano alla realizzazione del Forte Cardeto. Questo si presenta piuttosto protetto dalla sua conformazione, dal momento che un lungo fossato ne mantiene nascosta gran parte delle scarpate. È composto da due mezzi bastioni (sud-occidentale e nord-orientale) ed un'ulteriore opera di difesa in posizione avanzata, detta dente, posto a metà del fossato. Il Forte fu collegato al Campo Trincerato dopo l'Unità d'Italia, con la nuova cinta muraria, che si apriva nella porta Cavour, in corrispondenza dell'omonima piazza. All'interno del Parco è ancora presente un tratto (detto scaglioni) di questa cinta ottocentesca.

Forte dei Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

Il Campo degli Ebrei con il sovrastante Forte Cappuccini

Grande interesse nei francesi suscitò anche l'area attualmente occupata dai due fari. La sommità del colle dei Cappuccini fu così trasformata in fortezza, sfruttando la preesistente cinta muraria cittadina del Cinquecento e fortificando i terrazzamenti posti tra il colle ed il centro abitato, per cui si ottenne un'efficace retroguardia rispetto al Cardeto, dotata di due bastioni. Attualmente è oggetto di un ampio lavoro di recupero.

L'ex Caserma Villarey[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caserma Villarey.
Interno della Caserma Villarey

L'ex caserma Villarey ospita la facoltà di Economia dell'Università Politecnica delle Marche, e rappresenta uno splendido palazzo ottocentesco completamente ristrutturato, sito nei pressi di uno degli ingressi del parco; secondo il progetto originale, la caserma sarebbe dovuta divenire l'entrata principale per i visitatori, ma alla fine i locali furono ceduti all'allora Università degli Studi di Ancona. Progettista dell'edificio militare fu Giuseppe Morando, autore di gran parte delle fortificazioni cittadine nel periodo in cui Ancona era piazzaforte di prima classe del Regno d'Italia[12].

Targa alla memoria delle vittime civili della guerra 1940-1945[modifica | modifica wikitesto]

Targa alla memoria delle vittime di guerra

Sotto le mura del Parco del Cardeto, a sinistra dell'ingresso via Birarelli, si trova il rifugio della Seconda Guerra Mondiale dove, in seguito al bombardamento alleato della città, il 1º novembre 1943 trovarono la morte oltre 650 persone, un triste primato in Europa[13] (ma nella targa apposta dal Comune si dice per errore che essi furono 300), tra i quali le orfanelle dell'istituto Birarelli ed il personale insegnante e dell'istituto, lì rifugiatisi in cerca di salvezza. Questa targa ricorda a tutti che la pace è un grande valore e va ricercata sempre.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il parco del Cardeto sarà intitolato a Franco Scataglini., Il Resto del Carlino, 12 gennaio 2010. URL consultato il 19 gennaio 2010.
  2. ^ Ancona celebra Franco Scataglini., Comune di Ancona, 25 luglio 2010. URL consultato il 26 luglio 2010.
  3. ^ Vedi la pagina: www.parcopertite.it/ad-ancona-il-sogno-del-comitato-e-diventato-realta
  4. ^ notizia tratta dal sito "www.laboratoriosociale.org", alla pagina: cardeto dopo il referendum
  5. ^ Vedi il sito del Comune di Ancona, (www.comune.ancona.it) all'articolo Al Parco del Cardeto dal Faro all'Anfiteatro Romano
  6. ^ Claudio Bruschi, Giuseppe Morando, Ancona 2011
  7. ^ La flora protetta delle Marche, a cura di Edoardo Biondi, edito dalla regione Marche
  8. ^ Claudio Bruschi - Il Bastione di San Paolo
  9. ^ Claudio Bruschi - Il Bastione di San Paolo
  10. ^ vedi il sito fm.ilquotidiano.it/articoli/2003/03/27/1717/gioca-al-lotto-e-salva-un-monumento
  11. ^ Napoleone ne decretò la costruzione nel 1797. Cfr. Claudio Bruschi, www.fortificazioni.net, http://www.fortificazioni.net/Ancona/Cardeto.htm. URL consultato il 29 maggio 2013.
  12. ^ Claudio Bruschi, Giuseppe Morando, Ancona 2011
  13. ^ Sergio Sparapani (a cura di), Lezioni di Storia, Il lavoro editoriale, Ancona 2013, ISBN 9788876637100

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]