Arco di Traiano (Ancona)

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Coordinate: 43°37′30.86″N 13°30′23.26″E / 43.62524°N 13.50646°E43.62524; 13.50646

Veduta dell'Arco di Traiano dal fornice dell'Arco Clementino, con il Duomo sullo sfondo
L'Arco di Traiano di Ancona

L'arco di Traiano di Ancona rappresenta una delle testimonianze monumentali più preziose dell'architettura romana.

Di proporzioni assai eleganti, venne eretto dal Senato e dal popolo di Roma nel 100-116 d.C. probabilmente ad opera dell'architetto siriano Apollodoro di Damasco in marmo proconnesio, in onore dell'imperatore che aveva fatto ampliare, a proprie spese, il porto della città, donando ai naviganti un più sicuro accesso all'Italia. Questo è ciò che si legge infatti nella stessa iscrizione dell'arco. Da qui lo stesso Traiano partì per la vittoriosa guerra contro i Daci, episodio riportato sui bassorilievi della scena 58 della Colonna Traiana, a Roma[1].

Le proporzioni dell'arco di Ancona, particolarmente slanciate rispetto agli altri archi romani conservati, sono la sua caratteristica più saliente, insieme allo stretto rapporto con il mare.

Secondo la lunga e costante tradizione, sull'attico era posta la statua equestre di Traiano, in bronzo dorato; secondo ipotesi più recenti[2], la statua di Traiano non era equestre. Alla destra di Traiano si trovava la statua di Plotina, sua moglie; alla sinistra quella di Ulpia Marciana, sua sorella.

Le tre iscrizioni, che tuttora si leggono grazie alle tracce rimaste, erano in bronzo (forse dorato) e così i quattordici rostri e le statue di cui si impadronirono i Saraceni nell'848.

A ridosso dell'arco, dalla parte del Cantiere navale sorse, nel 950 circa, l'alta torre di Gamba, demolita per utilizzare il materiale nella costruzione della Cittadella (1532). Nel 1859 fu costruita la scalinata di accesso e, nei decenni successivi, una cancellata che proteggeva tutto il monumento. Negli anni Trenta del Novecento venne data una dignitosa sistemazione a tutta l'area, a cura della "Brigata Amici dell'Arte" e dell'"Accolta dei Trenta", circoli culturali dell'epoca.

I bombardamenti della Seconda guerra mondiale distrussero i dintorni del monumento, e specialmente la piazza San Primiano, cui l'arco faceva da sfondo. Nel dopoguerra, nel corso di lavori di interramento per l'ampliamento delle banchine portuali, l'Arco venne sempre più allontanato dal mare, alterando un rapporto fondamentale per la lettura del monumento: quello con l'acqua.

Tuttavia l'opera mantiene ancora oggi lo slancio e l'eleganza di un tempo ed è stata recentemente restaurata, resa pienamente fruibile con l'eliminazione della sopracitata cancellata, e sottoposta ad interventi di illuminazione che ne hanno esaltato il profilo e valorizzato la particolare posizione rispetto al nucleo storico della città e al colle Guasco ove si erge il Duomo di Ancona. Di questo arco onorario, uno dei meglio conservati della sua epoca, snello, armonioso, evanescente, può riferirsi ciò che Plutarco scriveva del Partenone, e cioè che il tempo non lo ha toccato, ma un'aura di freschezza alita ancora intorno ad esso, come se in lui fosse stata infusa una vita eternamente fiorente, e un'anima che giammai s'invecchia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fiorella Festa Farina, Tra Damasco e Roma. L'architettura di Apollodoro nella cultura classica - L'Erma di Bretschneider, Roma 2001; Salvatore Settis, La Colonna Traiana, Torino 1988, pag 397, tavola 139; Mario Luni - L'Arco di Traiano e la riscoperta nel Rinascimento, in Studi Miscellanei II vol. a cura del dipartimento di Scienze Storiche ed Archeologiche dell'Università di Roma "La Sapienza" - edit. L'Erma di Bretschneider - 1996 - ISBN 887062-917-1; racconto delle guerre daciche fatto da Italo Calvino in base ai rilievi della colonna
  2. ^ Mario Luni - L'Arco di Traiano e la riscoperta nel Rinascimento, in Studi Miscellanei II vol. a cura del dipartimento di Scienze Storiche ed Archeologiche dell'Università di Roma "La Sapienza" - edit. L'Erma di Bretschneider - 1996 - ISBN 887062-917-1

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