Ciriaco Pizzecolli

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Il ritratto di Ciriaco, di Benozzo Gozzoli (Palazzo Medici-Riccardi, Firenze)

Ciriaco Pizzecolli o de' Pizzicolli, detto anche Ciriaco d'Ancona (Ancona, 1391Cremona, 1452) è stato un archeologo, umanista, epigrafista e viaggiatore italiano.

Per la sua attività di ricerca di testimonianze storiche, effettuata in numerosi paesi del Mediterraneo, Ciriaco di Ancona è chiamato il fondatore o il "padre dell'archeologia", dato che viaggiò il lungo ed in largo per il Mediterraneo (in un'epoca in cui navigare significava affrontare pericoli oggi appena immaginabili) nel tentativo di salvare dall'oblio e dalla distruzione le testimonianze del passato. Furono i suoi stessi contemporanei a chiamarlo pater antiquitatis, cioè padre delle antichità. È oggi considerato internazionalmente il fondatore in senso generale dell'archeologia[1], mentre Winckelmann, con la pubblicazione della Storia delle arti del disegno presso gli antichi, è considerato il fondatore dell'archeologia moderna[1].

Come epigrafista fu inoltre un vero pioniere e tentava di interpretare i monumenti antichi consultando le opere degli autori classici, che ricercava assiduamente nelle biblioteche. È noto che durante le sue ricerche archeologiche in Grecia, aveva sempre i testi di Strabone alla mano[2], i quali, tra l'altro, contribuì a diffondere, copiandone i codici che ritrovava durante i suoi viaggi[3]. Leon Battista Alberti disse[2] della sua infaticabile ricerca di testimonianze del passato:

« Essendo Ciriaco interrogato della ragione per la quale si affaticava, rispondeva: "Per far risuscitare i morti". Risposta di tant'uomo degna" »
(Leon Battista Alberti)

La vocazione[modifica | modifica sorgente]

L'Arco di Traiano di Ancona (in un dipinto del Domenichino), il primo monumento antico studiato da Ciriaco

Originario di una famiglia di naviganti e commercianti anconetani, la passione che Ciriaco ebbe per l'antichità si inserisce nell'atmosfera della cultura umanistica. Fu nella sua città natale, osservando l'Arco di Traiano, che scoccò la scintilla che fece nascere in lui la vocazione per la ricerca delle testimonianze del passato: questo antico monumento gli parlava di un mondo meraviglioso e lontano nel tempo. L'iscrizione dell'Arco di Traiano di Ancona fu in effetti la prima iscrizione di una lunga serie che Ciriaco riportò nei suoi libri facendole conoscere in Europa. Quando aveva diciannove anni gli si presentò poi l'occasione di poter vedere da vicino i marmi dell'arco, dato che erano state montate delle impalcature per poterlo restaurare. Le sue proporzioni perfette, le sue iscrizioni, costituirono per Ciriaco un'attrattiva irresistibile, e forse alla base di tutti i suoi viaggi c'era il desiderio di riprovare l'emozione vissuta da ragazzo nell'osservare il principale monumento antico della sua città. Studiando il passato di Ancona in Ciriaco riemergevano i ricordi della civiltà greca e di quella romana. La sua attività di navigatore e mercante ben presto si affiancò alla ricerca archeologica, tanto da essere chiamato il navigatore-archeologo[4]. Fu un umanista particolare perché autodidatta: non si perfezionò nelle splendide corti o nelle accademie, ma con le ricerche effettuate durante i suoi viaggi e grazie alla corrispondenza con amici umanisti. Studiò latino dapprima ad Ancona e poi a Roma, dove disegnò la maggior parte dei monumenti antichi. A Costantinopoli invece studiò il greco. Perfezionò la conoscenza delle lingue e delle civiltà classiche comprando e studiando rari codici dell'Odissea, dell'Iliade, delle tragedie. Per tutta la vita viaggiò alla ricerca delle testimonianze delle antiche civiltà. Numquam quiescit Kyriacus, ebbe a dire di lui il poeta Francesco Filelfo[5]. Ascoltiamo direttamente dalle sue parole ciò che lo spinse a viaggiare così tanto:

« Io, spinto da un forte desiderio di vedere il mondo, ho consacrato e votato tutto me stesso sia per completare l'investigazione di ciò che ormai da tempo è l'oggetto principale del mio interesse, cioè le vestigia dell'antichità sparse su tutta la terra, e sia per poter affidare alla scrittura quelle che di giorno in giorno cadono in rovina per la lunga opera di devastazione del tempo e a causa dell'umana indifferenza… »
(Ciriaco d'Ancona)

Sono frasi come questa, delle quali sono costellati i suoi scritti, che permettono oggi di considerare Ciriaco un archeologo ante litteram (la parola archeologia non era ancora usata[6]), anzi il precursore dell'archeologia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il panorama che si vede non appena salpati dal porto di Ancona facendo rotta verso la Grecia
Nave del XIV secolo

La formazione e la prima serie di viaggi[modifica | modifica sorgente]

Ciriaco de' Pizzecolli nacque ad Ancona quando la città viveva uno dei suoi momenti più splendidi: era l'epoca in cui dal suo porto ogni giorno partivano e arrivavano navi dai paesi del Mediterraneo orientale, tutti i nobili della città erano anche navigatori o imprenditori navali e gran parte della popolazione era legata con le sue attività al porto. La repubblica marinara, oligarchica e così resistente che mai si trasformò in signoria, senz'altro fu il terreno ideale per uno spirito avventuroso e indipendente come Ciriaco. Egli rimase orfano da bambino; all'età di nove anni suo nonno materno allora lo portò con sé in un viaggio commerciale che aveva come meta Venezia. Le emozioni provate in quel viaggio fecero sorgere in lui fin da bambino il desiderio vedere il mondo. Viaggiò infatti molto su navi di mercanti e le sue mete erano soprattutto nel Vicino Oriente. Nel primo viaggio che compì da solo si imbarcò come scrivanello su una nave diretta ad Alessandria, terra dei Mammalucchi, dove esisteva una colonia anconitana.

Appena ritornato nella sua città, si dedicò agli studi: si mise alla scuola di latino di Tommaso Seneca e approfondì la lettura della Divina Commedia, che nei suoi scritti mostra di conoscere approfonditamente[7]. Dalla sua città natale, nella quale era rimasto circa tre anni, partì di nuovo per una nuova serie di viaggi.

La seconda serie di viaggi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1435, Ciriaco tornò a viaggiare e da quel momento non si fermò più. Questa volta, però, lo scopo delle sue peregrinazioni non era più il commercio, ma le esplorazioni archeologiche. Poco dopo la partenza Ciriaco narra di avere avuto una visione in cui lo stesso Mercurio, dio del commercio degli antichi che Dante pone a simbolo degli degli spiriti attivi, lo spinge a seguire la sua vocazione per la riscoperta del passato[7].

Fino alla fine della sua vita continuò a viagiare, ma Ancona restò però sempre il porto nel quale tornare e nel quale ogni volta rinasceva il desiderio di viaggiare ancora. Durante gli innumerevoli viaggi seguenti esplorò la Dalmazia, l'Epiro, la Morea (come veniva chiamato allora il Peloponneso), l'isola di Chio, le isole Cicladi, Rodi, Creta, Cipro, il monte Athos, la Tracia, Costantinopoli, l'Egitto, la Siria, il Libano.

Comparazione tra l'illustrazione della giraffa inserita nei testi di Ciriaco e la giraffa di un dipinto di Bosch

Durante i suoi viaggi dedicava sempre più tempo alla scoperta di monumenti greci e romani e sempre meno all'attività commerciale, che oramai era soltanto il mezzo per proseguire le sue ricerche. Ecco dalle sue stesse parole descritto lo spirito con il quale ricercava i monumenti antichi:

« Tutto ciò è così ammirevolmente realizzato che io vorrei chiamare quest’arte quasi divina, piuttosto che umana. Tutto ciò sembra che sia stato prodotto non con l’artificio delle mani dell’uomo, ma dalla stessa natura »
(Ciriaco d'Ancona)

Quando vide che i romani del suo tempo ottenevano calcina utilizzando i marmi degli antichi monumenti inorridiva. Il suo amore per le testimonianze che oggi noi diciamo archeologiche lo portò, nel 1433, accompagnando l'Imperatore Sigismondo attraverso una Roma costellata di rovine, pascoli e vigneti, ad annotare amaramente:

« coloro che oggi conducono la loro vita tra le mura di Roma, trasformano turpemente, oscenamente, di giorno in giorno in bianca ed impalpabile cenere gli edifici marmorei, maestosi e elengantissimi sparsi ovunque per la città, le statue famose e le colonne, in modo vile, vergognoso e osceno, così che in breve tempo nessuna immagine e nessun ricordo di esse resterà ai posteri »
(Ciriaco d'Ancona)

È significativo che non usi, per indicare gli abitanti della Roma a lui contemporanea, il nome, per lui quasi sacro, di Romani[8]

Nonostante le numerose terre raggiunte durante le sue esplorazioni egli sognava sempre di raggiungere nuove terre ricche di testimonianze delle antiche civiltà. Tra le imprese che avrebbe desiderato compiere, c'era ad esempio la risalita del corso del Nilo. È vero, era già stato in Egitto, ed aveva vissuto una vera avventura risalendo il corso del Nilo durante la piena dopo avere chiesto il permesso di esplorare il paese al terribile sultano del Cairo.

In quell'occasione aveva potuto ammirare una delle sette meraviglie dell'antichità: le piramidi. Avrebbe però desiderato tornare nella terra dei faraoni e spingersi più all'interno risalendo il fiume, per vedere Tebe, i mitici elefanti bianchi ed infine per trovare nel deserto il celebre santuario di Ammon, posto al centro di un'oasi, che da secoli attendeva di essere riscoperto. A proposito dell'Egitto l'umanista Leonardo Aretino così dice parlando di Ciriaco:

« Sopporterai mari e venti, e la furia delle tempeste, per accumulare le più grandi ricchezze, ma non cercherai gemme, né l'oro dal colore del sole. Come un assetato tu cercherai le antichità perdute, e pensieroso contemplerai le meraviglie delle piramidi e leggerai ignoti scritti simili a figure di belve… »
(Leonardo Aretino)

Si dedicò agli studi sull'antichità classica della quale studiò storia e lingue. Nei suoi numerosi viaggi in Italia, in Dalmazia nell'Egeo, in Egitto e a Costantinopoli redasse dettagliate descrizioni dei monumenti corredandole con disegni di sua mano. Fu il primo europeo moderno che portò in Europa notizie sulle piramidi e sui geroglifici egiziani e che descrisse l'acropoli e Atene ed il Partenone, di cui tante volte aveva letto negli antichi testi. Grazie a lui l'Europa occidentale poté ammirare il primo disegno del Partenone[9][10]

La sua passione per la classicità lo portò a dichiarare pubblicamente che riteneva Mercurio suo protettore; all'indomani della sua partenza dall'isola di Delo nella quale si era entusiasmato per le testimonianze trovatevi, scrisse in onore del dio greco e romano una preghiera di ringraziamento. Alcuni contemporanei di Ciriaco non solo si scandalizzarono per ciò che ritenevano un'eresia, ma per scherno soprannominarono l'umanista "Nuovo Mercurio"[11]. In realtà Ciriaco, in quel momento poeta, cantando Mercurio adombrava, sotto il velo della finzione artistica, i misteri della fede cristiana[7].

In conclusione si può dire che l'eredità di conoscenze sull'antichità greca e romana che ci ha lasciato Ciriaco è grande, tanto che si può considerare il maggiore tra gli studiosi italiani che nel Quattrocento svolsero una simile attività di ricerca[12].

Ciriaco politico[modifica | modifica sorgente]

L'amore per le antichità in Ciriaco si accompagnava ad un impegno attivo nelle vicende del suo tempo, come prova il fatto che quando Galeazzo Malatesta, nel 1413, tentò di impadronirsi di Ancona assediando Porta Capodimonte, tra i valorosi difensori della città ci fu anche Ciriaco Pizzecolli; la pronta difesa fu efficace e il nemico fu respinto[13].

In campo internazionale, Ciriaco sosteneva la necessità dell'unione tra i Greci (cioè i Bizantini) e i Latini (cioè gli europei occidentali) per arginare l'espansione turca. Si rattristava quando pensava alla caduta dell'Impero romano d'Occidente e temeva perché vedeva in pericolo anche l'ultimo baluardo della classicità: Costantinopoli. Andò a parlare con il papa e tutti i sovrani del tempo per convincerli ad aiutare l'Impero d'Oriente contro l'avanzata turca. Era necessario riunire cattolici ed ortodossi, ma quando ciò si verificò (concilio di Firenze) il successo fu effimero: i turchi erano davvero inarrestabili, e Costantinopoli cadde nel 1453. Con essa spariva l'ultima scheggia dell'Impero Romano. I profughi di Costantinopoli però contribuirono a diffondere in Europa le testimonianze del mondo antico, dando linfa alla cultura umanistica della quale Ciriaco d'Ancona è uno dei protagonisti.

Incerta è la data di morte. Una volta si pensava al 1452 ma la sua presenza nella capitale bizantina appena conquistata da Maometto II, attestata da Jacopo de' Languschi, fa pensare a una data più tarda, probabilmente il 1455[14].

Le opere di Ciriaco[modifica | modifica sorgente]

Uno dei monumenti più celebri che Ciriaco per primo studiò e riportò alla conoscenza della cultura europea fu il Partenone

L'Itinerarium è una lunga lettera indirizzata a papa Eugenio IV tra 1441 e 1442 (l'opera è conservata integralmente). Nell'Itinerarium presenta il proprio modo di essere, descrivendo i propri interessi, e le sue esplorazioni. In quest'opera Ciriaco dichiara la propria volontà di salvare dall'oblio le testimonianze di un passato lontano ed amato, pronto a lottare senza tregua contro l'opera distruttrice del tempo e degli uomini. L'opera continua descrivendo la propria partecipazione al certamen coronarium, un concorso poetico che si svolgeva a Firenze, durante il quale vari poeti declamavano i loro sonetti per aggiudicarsi una corona argentea di alloro. Inizia quindi la descrizione di un itinerario ideale tra le città italiane da lui visitate, descrivendone i monumenti antichi. In questa opera si scaglia contro l'usanza che avevano i Romani del suo tempo di ottenere calcina utilizzando i marmi degli antichi monumenti: «Essi, giorno dopo giorno, trasformano in bianca e minutissima polvere edifici di marmo maestosi ed elegantissimi, straordinarie statue e colonne in modo vile, vergognoso e osceno, tanto che in breve non ne sarà più visibile alcuna traccia agli occhi dei posteri. Che delitto!»

I Commentarii sono un'opera in sei volumi nella quale raccolse molto del materiale che aveva raccolto nei suoi viaggi: testi di antiche lapidi, descrizioni e disegni di monumenti classici dei vari paesi del Mediterraneo. Fino al 1992 si riteneva che l'ultima copia fosse andata perduta, ma questa idea è ormai superata; vedi il paragrafo Il manoscritto dei Commentaria di Ciriaco non è perduto, in questa stessa pagina.

Nel 1532 si persero una serie di manoscritti donati alla città di Ancona durante l'incendio dell'archivio cittadino che seguì alla perdita dell'indipendenza della città. Altri testi, che si sono conservati, trattano di testimonianze archeologiche, o sono di carattere poetico; partecipò infatti ad alcuni competizioni poetiche con altri umanisti.

Appello per la ricerca delle opere di Ciriaco[modifica | modifica sorgente]

Dal 13 al 14 marzo del 2000 ci fu, ad Ancona[15], un convegno dal titolo "Ciriaco d'Ancona e il suo tempo. Viaggi, commerci e avventure fra sponde adriatiche, Egeo e Terra Santa", al quale parteciparono studiosi italiani e croati. Nel corso del convegno venne lanciato un appello, poi rinnovato al momento di pubblicarne gli atti. Se ne riporta qui il testo, votato all'unanimità da tutti i convegnisti[16]

"Preso atto che risulta molto carente la situazione della stampa delle opere di Ciriaco Pizzecolli, si auspica che si possa iniziare un lavoro sistematico di di ricerca di manoscritti nelle biblioteche, finalizzato al completamento delle edizioni critiche e di una raccolta sistematica delle opere di Ciriaco d'Ancona"[17]

Il manoscritto dei Commentaria di Ciriaco non è perduto[modifica | modifica sorgente]

L'appello nacque anche da un fatto nuovo emerso pubblicamente durante il convegno del 2000[18] e nel precedente convegno internazionale dedicato a Ciriaco nel 1992[19]. Si pensava sino ad allora che l'ultimo manoscritto dei preziosi Antiquarium rerum commentaria di Ciriaco fosse stato distrutto nell'incendio della biblioteca Sforza di Pesaro nel 1514[20]. L'opera rappresenta il sunto di tutta l'infaticabile opera di ricerca del navigatore-archeologo e comprende inestimabili resoconti di viaggio, trascrizioni di epigrafi, rilievi di antichi monumenti e appassionate lettere ai potenti dell'epoca. Anche se ampi brani dell'opera si sono comunque conservati perché citati da altri autori, la perdita di un tale testo sarebbe comunque enorme. Durante i due convegni si appurò che questa ricostruzione è ormai superata: un manoscritto dei Commentaria è stato invece segnalato successivamente all'incendio di Pesaro, dall'umanista Pietro Ranzano nella biblioteca di Angelo da Benevento, a Napoli[21]. Ecco dunque perché nell'appello del 2000 si auspica l'avvio di un'attività di ricerca nelle biblioteche italiane ed estere che custodiscono manoscritti cinquecenteschi per ritrovare copie del prezioso testo ciriacano.

Ciriaco nella letteratura e nell'arte[modifica | modifica sorgente]

Ciriaco Pizzecolli è il protagonista di un romanzo del 1958 dell'austriaco Fritz von Herzmanovsky-Orlando, pubblicato postumo, di argomento fantastico: Maskenspiel der Genien (La maschera del Genio)[22]

Recentemente (6 gennaio 2011) è stato riconosciuto[23] come un ritratto di Ciriaco un personaggio del dipinto di Benozzo Gozzoli "Il viaggio dei Magi", nella cappella dei Magi a Palazzo Medici Riccardi a Firenze. In questo dipinto Ciriaco è affiancato da altri famosi umanisti con i quali era in rapporti di amicizia, ad esempio Gemisto Pletone. Si aggiunge così un secondo ritratto oltre alla scultura conservata ad Ancona nel Museo della Città.

Ricordano il suo nome[modifica | modifica sorgente]

Esistono nella toponomastica italiana vie dedicate a Ciriaco d'Ancona a Roma e ad Ancona.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b R. Bianchi Bandinelli, M. Pallottino, E. Coche de la Ferté, Enciclopedia dell'Arte Antica - Treccani, alla voce "Archeologia", da cui si riporta il seguente brano: "Quindi, se Ciriaco de' Pizzicolli (v. Ciriaco D'Ancona), che viaggiò in Grecia fra il 1412 e il 1448 ricercando e annotando opere d'arte e iscrizioni, può dirsi, in certo modo, il fondatore dell'archeologia in senso generale, l'archeologia nel suo carattere storico-artistico, come viene intesa oggi, può ben dirsi datare dalla pubblicazione della Storia delle arti del disegno presso gli antichi di J. J. Winckelmann, avvenuta nel 1764"
  2. ^ a b R. Bianchi Bandinelli, M. Pallottino, E. Coche de la Ferté, Enciclopedia dell'Arte Antica - Treccani, alla voce "Ciriaco d'Ancona"
  3. ^ Passando da Mistrà nel 1447, Ciriaco ad esempio aveva copiato un codice di Strabone appartenuto a Gemisto Pletone, come riportato in: Maria Luisa Gatti Perer, Alessandro Rovetta, Cesare Cesariano e il classicismo di primo Cinquecento, con contributi di Gabriele Morolli, edizioni Vita e Pensiero, 1996 (pagina 349)
  4. ^ Vedi ad esempio questo sito
  5. ^ http://romanizzazione.uniud.it/Pannello%207.pdf
  6. ^ Solo alla fine del XIX secolo si cominciò ad usare il termine archeologia; in quel periodo la scienza dell'antichità adottò metodi più scientifici. La parola è composta di due elementi: archaios, che significa antico, e -loghia, cioè discorso, studio. Era usata già in greco classico col significato di studio dell'antichità.
  7. ^ a b c Voce "Ciriaco d'Ancona", nell'Enciclopedia Dantesca Treccani
  8. ^ Vedi pagina
  9. ^ nel codice Barb. Lat. 4224 se ne conserva una copia di mano di Giuliano da Sangallo, come riportato alla pagina [1]
  10. ^ Il disegno di Ciriaco è riprodotto in questa pagina
  11. ^ Ludwig Freiherr von Pastor, The History of the Popes, from the Close of the Middle Ages, Volume 25 Taylor & Francis, 1929 (consultabile su Google libri alla pagina
  12. ^ Si riporta quanto dice l'enciclopedia Treccani alla voce "Italia": Agli studî archeologici diedero un notevole contributo studiosi italiani, a cominciare dagli umanisti, che visitarono spesso la Grecia e l'Oriente, raccogliendo oggetti, epigrafi, descrizioni e disegni di monumenti: il maggiore tra essi è Ciriaco d'Ancona, che tra il 1418 e il 1448 percorse le varie regioni e isole della Grecia, l'Asia Minore, l'Egitto, lasciando preziosissime notizie. Vedi: Italia in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  13. ^ dal sito www.comune.ancona.it, alla pagina di storia cittadina
  14. ^ F. Babinger, Maometto il Conquistatore, Torino, 1967, p. 543
  15. ^ Vedi Il tempo di Ciriaco, da Notiziario della Giunta regionale Marche.
  16. ^ I convegnisti erano: Franco Cardini (Università di Firenze), Michele Polverari (Pinacoteca Comunale di Ancona), Massimo Costantini (Università di Pescara); Renzo Nelli (Università di Firenze), Giorgio Vercellin (università di Venezia), Gianfranco Paci (università di Macerata), Ante Šolić (Archivio di stato di Ragusa - Croazia), Patrizia Bossi (dottore di ricerca dell'Università di Ancona), Claudio Finzi (Università di Perugia), Mario Scalini (Museo degli Argenti di Palazzo Pitti - Firenze), Anna Benvenuti (università di Firenze), Giuliano De Marinis (Soprintendente archeologo delle Marche)
  17. ^ Centro Studi Oriente Occidente (a cura di), Ciriaco d'Ancona e il suo tempo, Canonici (Ancona) 2000 (pagina 10)
  18. ^ Patrizia Bossi, L'itinerarium di Ciriaco Anconitano, in Ciriaco d'Ancona e il suo tempo, edito nel 2000 da Canonici (Ancona) a cura del Centro Studi Oriente Occidente (pagina 169)
  19. ^ Il convegno internazionale del 1992 aveva come titolo: "Ciriaco d'Ancona e la cultura antiquaria dell'Umanesimo". Gli atti sono stati pubblicati nel 1998 (Ciriaco d'Ancona e la cultura antiquaria dell'Umanesimo, atti del convegno internazionale di studio Reggio Emilia 1998)
  20. ^ L'idea ormai superata deriva dal volume di R. Sabbadini, Ciriaco d'Ancona e la sua descrizione autografa del Peloponneso trasmessa da Leonardo Botta, in Miscellanea Ceriani, Milano 1910 (pagine 183-247)
  21. ^ A dare la notizia è stato R. Cappelletto, Ciriaco d'Ancona nel ricordo di Pietro Ranzano, in Ciriaco d'Ancona e la cultura antiquaria dell'Umanesimo, atti del convegno internazionale di studio Reggio Emilia 1998 (pagine 71-80)
  22. ^ Fritz Herzmanovsky-Orlando (Ritter von) Maskenspiel der Genien edizioni A. Langen, G. Müller, 1958
  23. ^ Diana Gilliland Wright, 2010, "Incontro dell'Archaeological Institute of America"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

opere di Ciriaco[modifica | modifica sorgente]

  • Ciriaco d'Ancona Lettere inedite, Flori e Biagini, 1896
  • Ciriaco d'Ancona Itinerarium Forni Editore, 1969
  • Ciriaco d'Ancona Commentariorum Cyriaci Anconitani nova fragmenta notis illustrata (a cura di Annibale degli Abbati Olivieri-Giordani) In aedibus Gavenelliis, 1763
  • Ciriaco d'Ancona Inscriptiones: seu Epigrammata græca et latina reperta per Illyricum a Cyriaco Anconitano apud Liburniam, designatis locis, ubi quæque inventa sunt cum descriptione itineris

saggi in italiano[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe A. Possedoni (a cura di). Ciriaco d'Ancona e il suo tempo. Ancona, edizioni Canonici, 2002. (Atti del convegno internazionale organizzato nel marzo 2000 dal centro studi oriente-occidente)
  • Gianfranco Paci, Sergio Sconocchia Ciriaco d'Ancona e la cultura antiquaria dell'Umanesimo, Diabasis, 1998 (Atti del convegno internazionale dedicato a Ciriaco nel 1988)
  • Christian Hülsen La Roma antica di Ciriaco d'Ancona, E. Loescher (W. Regenberg), 1907
  • Mario Luni, Ciriaco d'Ancona e Flavio Biondo: la riscoperta dell'antico a Urbino nel Quattrocento,in P. Dal Poggetto, Piero della Francesca e Urbino, Venezia 1992, pp,41-47.
  • Mario Luni,Ciriaco di Ancona e la riscoperta archeologica nella regione medioadriatica, in AA.VV., Ciriaco e la cultura antiquaria dell'umanesimo, Reggio Emilia 1998, pp. 395-442.

saggi in altre lingue[modifica | modifica sorgente]

  • Edward W. Bodnár Cyriacus of Ancona and Athens, Latomus, 1960
  • Edward W. Bodnár, Charles Mitchell Cyriacus of Ancona's journeys in the Propontis and the Northern Aegean, 1444-1445, American Philosophical Society, 1976
  • Phyllis Williams Lehmann Cyriacus of Ancona's Egyptian Visit and Its Reflections in Gentile Bellini and Hyeronymys Bosch, J.J. Augustin., 1977
  • Carel Claudius van Essen Cyriaque d'Ancône en Egypte, Noord-Hollandsche Uitg. Mij., 1958
  • S. Kokole, Ciriaco d'Ancona v Dubrovniku: renesancna epigrafika, archeologija in obujanie antike v humanisticnem okolju mestne drzavice sredi petnajstega stoletja, in "Arheoloski vestnik"

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