Roxolani

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Scena XXIII della Colonna traiana a Roma, dove si riconoscono cavalieri sarmati catafracti, della popolazione dei Roxolani.

I Roxolani erano un tribù sarmata, derivante probabilmente dagli Alani e "cugina" dei vicini Iazigi. Il primo luogo in cui è ricordata la loro presenza è tra i fiumi Don e Dnepr, nell'odierna Russia. Verso la fine del I secolo a.C. migrarono attraversando il Danubio, stanziandosi nella pianura di Bărăgan, attuale Romania.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Primo e secondo secolo a.C.

Popolazioni sarmate nel II secolo a.C. Legenda della cartina: I) Mar Nero; II) Mar d'Azov; 1) Neapolis; 2) Panticapaeum; 3) Phanagoria; 4) Theodosia; 5) Kimmerikon; 6) Hermonassa; 7) Tanais; 8) Olbia; 9) Chersonesos; S) Sciti in Crimea; B) Regno del Bosforo; J) Iazigi; R) Rhoxolani; Sr) Siraces; M) Maeotae (penisola di Taman); T) Tauri.

Lo storico greco-romano Strabone (vissuto tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo) li descrive come nomadi.[1] Attorno al 100 a.C. i Roxolani invasero la Crimea guidati dal loro re Tasio per dare ausilio al re scita Palaco, ma vennero sconfitti da Diofanto, generale di Mitridate VI.

[modifica] Roma ed il I secolo d.C.

Nella seconda metà del I secolo i Roxolani iniziarono a fare delle incursioni oltre il Danubio, penetrando nel territorio romano. Una di queste scorrerie venne intercettata tra il 68 e il 69 dalla Legio III Gallica e da ausiliari romani, che sconfissero 9000 Roxolani a cavallo, la cui forza era limitata dai pesanti bagagli e armamenti che avevano con loro. Tacito descrive che il peso delle armature indossate dai più importanti esponenti della tribù era tale da rendere difficile qualsiasi manovra.[2] La lancia kontos, principale arma bianca usata dalle popolazioni sarmate era inutilizzabile in queste condizioni. I Roxolani (o più probabilmente gli Iazigi, anch'essi di stirpe sarmata) si vendicarono di questa sconfitta nel 92, quando si unirono ai Daci nella distruzione della Legio XXI Rapax.

[modifica] Dalla conquista della Dacia (101-106) al IV secolo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Conquista della Dacia.

Durante le campagne in Dacia di Traiano, i Roxolani di un certo Susago si allearono con i Daci fornendo loro la forte cavalleria, ma vennero sconfitti durante la prima campagna, tra il 101 e il 102. Nella seconda fase invece la tribù si mantenne lontana dagli scontri, che terminarono nel 105-106 con la distruzione del regno dei Daci. La sottomissione della Dacia e la sua annessione come provincia dell'Impero Romano fecero sì che i Roxolani si stanziassero sul confine. L'imperatore Adriano, per prevenire nuove guerre, rinforzò preesistenti fortificazioni e ne creò di nuove sulle rive del Danubio per limitare le scorribande della tribù.

Successivamente una campagna contro i Roxolani venne intrapresa da Marco Aurelio, sempre sulle rive dei Danubio. È noto inoltre che i Roxolani attaccarono la provincia romana della Pannonia nel 260. Poco dopo alcuni contingenti della tribù vennero arruolati nell'esercito romano.

Comunemente alle altre popolazioni sarmate i Roxolani vennero conquistati dagli Unni durante la metà del IV secolo.

[modifica] Società

[modifica] I guerrieri e l'esercito

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Catafratto.
Catafratti tra i sarmati Roxolani che combatterono contro Traiano durante la conquista della Dacia degli anni 101-106.

Lo storico Ammiano Marcellino li descrive nel IV secolo in modo molto simile a ciò che ancora è visibile sulla Colonna Traiana degli inizi del II secolo:

« Esperti più in razzie che in campo aperto, portano aste più lunghe del cosueto ed indossano corazze formate da piastre di corna raschiate e levigate, adattate come piume sulle loro vesti di lino. I loro cavalli vengono spesso castrati, al fine di evitare che si imbizzarriscano, eccitandosi nel vedere le femmine, o nelle imboscate, divenuti focosi, non tradiscano i loro cavalieri con frequenti nitriti. Montano questi cavalli veloci ed obedienti, cavalcano per spazi immensi quando inseguono i nemici o se sono in fuga; a volte ne portano con sé un altro, o anche due, affinché con il cambio, le forze degli animali si riprendano grazie all'alternanza del riposo. »
(Ammiano Marcellino, Storie, XVII 12.2-3.)

[modifica] Note

  1. ^ Strabone, Geografia, VII.
  2. ^ Tacito, Historiae, I, 79; Annales, VI, 34.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti primarie

[modifica] Fonti moderne

  • R.Brzezinski & M.Mielczarek, illustrato da G.Embleton, The Sarmatians 600BC - AD 450, Oxford 2002. ISBN 1-84176-485-X
  • A cura di Grigore Arbore Popescu, Traiano ai confini dell'impero, Milano 1998. ISBN 88-435-6676-8
  • Michael Grant, The Antonines: the roman empire in transition, Londra e New York 1996.
  • Julian Bennet, Trajan, Optimus Princeps, Bloomington 2001. ISBN 0-253-21435-1
  • Filippo Coarelli, La colonna Traiana, Roma 1999. ISBN 88-86359-34-9
  • Guido Migliorati, Cassio Dione e l’impero romano da Nerva ad Antonino Pio – alla luce dei nuovi documenti, Milano 2003.
  • Cambridge University Press, Storia del mondo antico, L’impero romano da Augusto agli Antonini, vol. VIII, Milano 1975, pag.673.
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