Partenone

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Coordinate: 37°58′17.39″N 23°43′35.69″E / 37.971497°N 23.726581°E37.971497; 23.726581

Partenone
La facciata del Partenone
La facciata del Partenone
Civiltà Antica Grecia
Utilizzo tempio
Stile Ordini dorico e ionico
Epoca V secolo a.C.
Localizzazione
Stato Grecia Grecia
Periferia Atene
Amministrazione
Patrimonio Acropoli di Atene
sito web

Il Partenone (in greco antico Παρθενών, traslitterato in Parthenṓn, in greco Παρθενώνας, traslitterato in Parthenṓnas) è un tempio greco, octastilo, periptero[1] di ordine dorico dedicato alla dea Atena, che sorge sull'Acropoli di Atene.

Questo tempio è il più famoso reperto dell'antica Grecia[2]; è stato lodato come la migliore realizzazione dell'architettura greca classica e le sue decorazioni sono considerate alcuni dei più grandi elementi dell'arte greca. Il Partenone è un simbolo duraturo dell'antica Grecia e della democrazia ateniese e rappresenta senz'altro uno dei più grandi monumenti culturali del mondo.

Nome[modifica | modifica sorgente]

Il nome del Partenone deriva dalla monumentale statua di culto crisoelefantina (da χρυσός chrysós, "oro" ed ἐλέφας eléphas, "avorio") realizzata da Fidia, raffigurante Atena Parthénos (Παρθένος) e ospitata nella stanza orientale della costruzione. L'epiteto di Atena si riferisce allo stato di nubile e "vergine" della dea[3], nonché al mito della sua creazione, per partenogenesi, dalla testa di Zeus.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il Partenone sostituì il più antico tempio di Atena Poliàs che era stato distrutto dai Persiani nel 480 a.C., al tempo di Serse (guerre persiane). Come la maggior parte dei templi greci, il Partenone fu utilizzato come tesoreria e, per qualche tempo, servì come tesoreria della lega di Delo, che diventò, successivamente, l'Impero ateniese.

La facciata ovest del Partenone

Nel VI secolo, il Partenone venne convertito in una chiesa cristiana[4] dedicata alla Madonna; dopo la conquista turca, fu convertito in moschea. Nel 1687, durante l'assedio di Atene da parte della Repubblica di Venezia, il Partenone fu colpito da una cannonata che fece scoppiare la polvere da sparo lì depositata; l'esplosione danneggiò seriamente il Partenone e le sue sculture.

Nel XIX secolo, Lord Elgin rimosse alcune delle lastre rimanenti e le portò in Inghilterra. Queste sculture, conosciute oggi come marmi di Elgin, sono in mostra al British Museum. Il governo greco e parte della comunità internazionale ne richiedono da molti anni il rientro in patria.

Il Partenone, insieme agli altri edifici sull'Acropoli, è oggi uno dei siti archeologici più visitati in Grecia. Il Ministero greco della cultura grazie ai finanziamenti per i Giochi Olimpici del 2004 e ai finanziamenti giunti dall'UNESCO, ha inaugurato un imponente progetto di restauro, tuttora in corso.

Il nuovo Museo dell'Acropoli, che è stato aperto nel giugno 2009, situato ai piedi dell'Acropoli, raccoglie tutti i frammenti del fregio in possesso del governo greco, assieme ad altri in corso di recupero, in uno spazio architettonico ricostruito con le esatte dimensioni e l'orientamento del Partenone.

Progettazione e costruzione[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione del Partenone

Il Partenone fu costruito per iniziativa di Pericle, il generale ateniese del V secolo a.C. Fu costruito dall'architetto Ictino, a prosecuzione di un progetto già avviato con Callicrate sotto Cimone. La costruzione avvenne sotto la stretta supervisione dello scultore Fidia (nominato episkopos, supervisore), che, inoltre, costruì la statua della dea Atena al suo interno, di circa 12 metri fatta in bronzo, oro e avorio. L' edificazione del tempio cominciò nel 447 a.C., e fu completata sostanzialmente attorno al 438 a.C., ma il lavoro sulle decorazioni continuò almeno fino al 432 a.C. Sappiamo che la spesa maggiore fu il trasporto della pietra dal Monte Pentelico, circa 16 chilometri da Atene, fino all'Acropoli. I fondi furono in parte ricavati dal tesoro della lega di Delo, che fu spostato dal santuario panellenico di Delo all'Acropoli nel 454 a.C.

Sebbene il vicino Hephaisteion sia l'esempio esistente più completo di tempio di ordine dorico, il Partenone, a suo tempo, fu considerato il migliore. Il tempio, scrisse John Norwich, "gode della reputazione di essere il più perfetto tempio dorico mai costruito. Persino nell'antichità i suoi miglioramenti architettonici erano leggendari, specialmente la sottile corrispondenza tra la curvatura dello stilobate, l'assottigliarsi dei muri del naos e l'entasis delle colonne". Lo stilobate, piattaforma sulla quale si reggono le colonne, curva in su leggermente per ragioni ottiche. L'entasis è il leggero rigonfiamento posto sul fusto a 1/3 della sua altezza che annulla l'illusione ottica che le colonne siano concave nella zona centrale. L'effetto di queste leggere curve è quello di far apparire il tempio più simmetrico di quanto realmente sia. Altra correzione ottica è la diversa distanza delle colonne per risolvere il problema dell'angolo, o la diversa forma delle colonne d'angolo per correggere il diverso intercolumnio tra i lati del tempio. A differenza dei classici templi che presentano sei colonne sulla facciata e 13 sul lato lungo, il Partenone è ottastilo, ha cioè 8 colonne sul lato corto e 17 su quello lungo.

Evidenziazione delle correzioni ottiche in un tempio greco

Misurate allo stilobate, le dimensioni della base del Partenone sono di 69,5 per 30,9 metri. Il pronao era lungo 29,8 metri e largo 19,2, con colonnati dorico-ionici interni in due anelli, strutturalmente necessari per sorreggere il tetto. All'esterno, le colonne doriche misurano 1,9 metri di diametro e sono alte 10,4 metri. Le colonne d'angolo sono leggermente più grandi di diametro. Lo stilobate ha una curvatura verso l'alto, in direzione del proprio centro, di 60 millimetri sulle estremità orientali ed occidentali e di 110 millimetri sui lati. Alcune delle dimensioni seguono il canone del rettangolo aureo che esprime la sezione aurea, lodata da Pitagora nel secolo precedente la costruzione.

Decorazione[modifica | modifica sorgente]

Il Partenone è un Tempio dorico octastilo e periptero con caratteristiche strutturali ioniche. La ricchezza delle decorazioni nel Partenone è unica per un classico tempio greco. Non va in contrasto, comunque, con le funzioni del tempio-tesoreria. Nell'opistodomo (la stanza sul retro della cella) erano depositati i versamenti monetari della Lega di Delo di cui Atene era il membro capo.

Metope[modifica | modifica sorgente]

Dettaglio delle metope occidentali. Illustra la condizione attuale del tempio, dopo 2.500 anni di guerre, inquinamento, errata conservazione, saccheggi e vandalismo

Le novantadue metope doriche (realizzate da Fidia e da suoi allievi) furono scolpite come altorilievi. Le metope, concordando con i registri degli edifici, sono datate come degli anni 446-440 a.C. Le metope del lato est del Partenone, sopra l'entrata principale, raffigurano la Gigantomachia (la lotta degli dei dell'Olimpo contro i Giganti). Sul lato ovest, le metope mostrano l'Amazzonomachia (la mitica battaglia degli Ateniesi contro le Amazzoni). Le metope del lato sud — con l'eccezione di 13-20 metope piuttosto problematiche, ormai perdute — mostrano la Centauromachia Tessala. Sul lato nord del Partenone, le metope sono poco conservate, ma l'argomento sembra essere la Guerra di Troia.

Stilisticamente, le metope sopravvissute presentano tracce di stile severo nell'anatomia delle teste, nella limitazione dei movimenti del corpo alle curve e non ai muscoli e nella presenza di vene pronunciate (veins) nelle immagini della Centauromachia. Parecchie metope rimangono ancora sull'edificio ma con l'eccezione di quelle del lato nord, che sono severamente danneggiate. Alcune di esse sono situate al museo dell'Acropoli, altre, più numerose, sono al British Museum ed una può essere ammirata al museo del Louvre.

Fregio[modifica | modifica sorgente]

Schema generale delle rappresentazioni lungo il fregio:
I Consegna del Peplo - II Schiera degli dei - III Schiera degli eroi - IV Donne
1 Cavalieri che si preparano per la cavalcata - 2 Cavalieri - 3 Corsa dei carri - 4 Uomini anziani - 5 Musici - 6,7 Portatori di anfore - 8 Capre sacrificali - 9 Bestiame sacrificale - 10 Portatori di tavolette - 11 Bestiame sacrificale - 12 Uomo
Fregio: Atena, a sinistra, ed Efesto assistono alla processione

Il tratto più caratteristico nella decorazione del Partenone è sicuramente il lungo fregio ionico posto lungo le pareti esterne della cella. Si tratta di una caratteristica innovativa, dal momento che il resto del tempio è costruito in stile dorico.

L'intero fregio marmoreo è stato scolpito in altorilievo da Fidia e dai collaboratori della sua bottega. Il fregio continuo era lungo 160 metri di cui ne sopravvivono 130, circa l'80%, dislocati oggi in vari musei europei. La parte mancante ci è nota dai disegni effettuati da Jacques Carrey nel 1674, tredici anni prima che il bombardamento veneziano danneggiasse il tempio.

In una prima semplice lettura, il fregio rappresenta la solenne processione che si teneva ogni quattro anni in occasione delle feste panatenaiche. Sono invece possibili diverse interpretazioni circa il significato della rappresentazione o la sua possibile attribuzione ad un evento storico preciso: c'è chi ipotizza che l'ampio spazio riservato alla rappresentazione della cavalleria sia un esplicito riferimento all'eroismo bellico delle Guerre Persiane; altri hanno ritenuto di riconoscere nei vari personaggi della processione figure rappresentanti la polis aristocratica e arcaica in contrapposizione ad altre che incarnerebbero invece la democrazia dell'Atene classica, in un tentativo di unire passato e presente[5]. Sta di fatto che si tratta della rappresentazione di un avvenimento comunitario, che era legato al culto di Atena e quindi della patria che la dea rappresentava: gli individui di ogni strato della società potevano identificarsi nei personaggi del fregio e riconoscere i vari momenti della cerimonia.

L'intero fregio è stato concepito per essere letto a partire dall'angolo sud-ovest: lo spettatore a partire da questo angolo poteva scegliere se dirigersi verso nord, oppure dirigersi direttamente verso est. Dall'angolo sud-ovest del fregio prendono il via dunque due processioni che girano attorno alla cella per confluire poi sul lato est (quello dell'ingresso al tempio), al cui centro è rappresentato il gesto della consegna del Peplo alla dea Atena. Al gesto della consegna assiste la schiera degli dei e degli eroi.

Tutte le figure del fregio sono state rappresentate da Fidia in modo idealizzato, come se tutti i personaggi fossero abitanti di una dimensione trascendente di eterna festa e allegria. Questo effetto complessivo di aura divina è dato dalla scelta di soggetti giovani, dalle espressioni dei quali non traspare fatica, nonostante molti siano impegnati in qualche azione (come trasportare anfore o cavalcare), bensì solenne allegria.

Frontoni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Frontoni del Partenone.

Pausania, viaggiatore del II secolo, quando visitò l'Acropoli e vide il Partenone, ne descrisse solo i frontoni. Il frontone orientale racconta della nascita di Atena dalla testa di suo padre Zeus, mentre il frontone occidentale narra la disputa che Atena (con il ramo d'ulivo) ebbe con Poseidone (che dona l'acqua) per il possesso di Atene e dell'Attica, ed è costituito da statue a tuttotondo incassate nella cavità. Le statue in particolare non sono distaccate una dall'altra, non hanno una storia a sé propria, ma interagiscono fra di loro, entrano in contatto concatenandosi e sono costruite in una sequenza di arsi e tesi, ad ogni movimento concitato ne corrisponde una rilassato e teso (ciò si vede anche nelle vesti delle donne che seguono una ritmo naturale e libero e soprattutto equilibrato). Il lavoro sui frontoni durò dal 438 al 432 a.C.

Funzione dell'edificio[modifica | modifica sorgente]

Strutturalmente, il Partenone è chiaramente un tempio, che precedentemente conteneva la famosa statua di Atena di Fidia ed era il luogo di raccoglimento di offerte votive. Poiché i sacrifici greci si svolgevano sempre su di un altare invariabilmente a cielo aperto (mai all'interno, dove potevano accedere solo i sacerdoti), il Partenone non corrisponde ad alcune delle definizioni di "tempio"; non è stato infatti scoperto nessun resto di altare. Così, alcuni studiosi hanno sostenuto che il Partenone venisse utilizzato esclusivamente come tesoreria. Questa opinione, formatasi prima nel tardo XIX secolo e rafforzatasi negli ultimi anni, non è comunque maggioritaria, dato che la maggior parte degli studiosi vede ancora l'edificio nei termini che Walter Burkert ha descritto per i santuari greci, con temenos, altare e un tempio con la statua di culto.

Storia recente[modifica | modifica sorgente]

Il Partenone sopravvisse come tempio di Atena per un migliaio di anni. Era sicuramente ancora intatto nel IV secolo, ed allora era già vecchio come la Cattedrale di Notre-Dame a Parigi oggi, e molto più vecchio della Basilica di San Pietro a Roma. Ma, a quel tempo, Atene era stata ridotta in una città provinciale dell'Impero romano, sebbene con un passato glorioso. Nel V secolo la grandiosa statua di Atena Parthénos fu asportata da un imperatore e portata a Costantinopoli, dove fu in seguito distrutta, forse nel saccheggio della città durante la Quarta crociata (1204).

La posizione del Partenone sull'Acropoli gli permette di dominare il profilo di Atene

Successivamente fu convertito in chiesa, in epoca bizantina diventò chiesa della Madonna, o della Theotokos (Madre di Dio). All'epoca dell'Impero latino diventò brevemente una chiesa cattolica dedicata sempre alla Madonna. La conversione del tempio in chiesa richiese la rimozione delle colonne interne e di alcuni dei muri della cella, e la creazione di un'abside nella facciata orientale. Questo portò, inevitabilmente, alla rimozione ed alla dispersione di alcune delle metope scolpite. Quelle raffigurazioni di dèi furono reinterpretate in base al tema cristiano, o rimosse e distrutte.

Nel 1456, Atene cadde sotto gli Ottomani ed il Partenone fu trasformato in moschea. Al contrario di racconti successivi, gli Ottomani generalmente rispettarono gli antichi monumenti sui propri territori, e non distrussero le antichità di Atene, benché non abbiano avuto un effettivo programma per proteggerle. Comunque, in tempo di guerra, furono disponibili a demolirlo al fine di procurarsi materiali per muri e fortificazioni. Al Partenone fu aggiunto un minareto e la sua base ed il suo scalone sono ancora funzionali, essendo alto come l'architrave ed invisibile dall'esterno; ma l'edificio non fu danneggiato. I visitatori europei nel XVII secolo dimostrano che l'edificio era in gran parte intatto.

Il lato meridionale del Partenone, che sostenne considerevoli danni nell'esplosione del 1687

Il Partenone subì la maggiore distruzione nel 1687, quando i Veneziani, sotto Francesco Morosini, attaccarono Atene. Gli Ottomani fortificarono l'Acropoli ed usarono l'edificio come magazzino di polvere da sparo. Il 26 settembre, una palla di cannone veneziana, sparata dalla collina del Filopapo, fece esplodere il magazzino e la costruzione fu parzialmente distrutta. Ogni struttura rimasta all'interno del tetto fu distrutta, ed alcune delle colonne, particolarmente sul lato sud, furono decapitate. Le sculture furono rovinate pesantemente. Molte caddero per terra e più tardi i loro pezzi furono usati come souvenir. Dopodiché, molte parti dell'edificio caddero e fu eretta una moschea più piccola.

Durante il tardo XVIII secolo, molti altri europei visitavano Atene, e le pittoresche rovine del Partenone furono spesso ritratte in disegni e dipinti, che aiutarono a suscitare simpatia nel Regno Unito ed in Francia per l'indipendenza greca. Nel 1801, l'ambasciatore britannico a Costantinopoli, il Conte di Elgin, ottenne il permesso dal Sultano per fare stampi e disegni delle antichità sull'Acropoli, per demolire recenti edifici se fosse stato necessario per vedere le antichità, e di rimuovere le sculture da esse. Lo interpretò come permesso di prendere tutte le sculture che avrebbe potuto trovare. Egli assunse gente del luogo per staccare le metope dalla costruzione stessa e da terra (poche), e per comprare alcuni pezzi più piccoli dagli abitanti locali.

Oggi queste sculture sono al British Museum, dove sono conosciute come "marmi di Elgin" o come "marmi del Partenone". Altre sculture del Partenone sono al Museo del Louvre a Parigi ed a Copenaghen. La maggior parte di quelle restanti è conservata ad Atene, al Museo dell'Acropoli, situato ai piedi della collina, a poca distanza a sud-est del Partenone. Qualcun'altra può essere ancora vista sull'edificio stesso. Il governo greco ha insistito per molti anni sul fatto che le sculture al British Museum debbano essere riportate in Grecia. Il British Museum ha tenacemente rifiutato di considerarlo e i governi britannici sono stati contrari a forzare il museo in questo senso.

Durante la guerra condotta contro i Turchi, il Partenone subì ulteriori danni: i turchi asserragliati sull'Acropoli per continuare a combattere contro i Greci che ormai si erano impadroniti dell'intera città iniziarono a demolire le colonne del tempio al fine di estrarne metallo per la fusione di pallottole; i greci che dal basso vedevano il Partenone andare in pezzi chiesero una tregua e arrivarono a offrire le munizioni ai turchi per continuare la resistenza, a patto che lasciassero integro il tempio. Con la definitiva conquista della città vennero abbattute tutte le costruzioni medievali e ottomane sull'Acropoli. L'area diventò una zona storica controllata dal governo greco. Oggi attrae milioni di turisti ogni anno, che salgono il sentiero dal lato occidentale dell'Acropoli, attraverso i restaurati Propilei, e seguono la via Panatenaica verso il Partenone, circondato da un piccolo recinto per evitare danni.

Repliche[modifica | modifica sorgente]

Il Partenone di Nashville, costruito nel 1897, è una replica delle stesse dimensioni dell'originale Partenone.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Parthenon
  2. ^ Beard, Mary (2010). The Parthenon. Profile Books. p. 118. ISBN 1-84765-063-5.
  3. ^ (EN) Henry Liddell e Robert Scott, παρθένος in A Greek-English Lexicon, 1819.
  4. ^ Freely 2004, p. 69
  5. ^ G.Bejor, M.Castoldi, C.Lambrugo 2008, p.239, 240

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giorgio Bejor, Marina Castoldi, Claudia Lambrugo, Arte greca. Dal decimo al primo secolo a.C., Milano, Mondadori, 2008, ISBN 978-88-88242-91-0..

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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