Acquedotto Traiano
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Il decimo acquedotto di Roma, l'Acquedotto Traiano (Aqua Traiana) venne costruito dall'imperatore di cui porta il nome, nel 109, per l'approvvigionamento idrico della regione urbana di Trastevere, l'unica che a quell'epoca non era ancora dotata di un adeguato apparato idrico. L'Aqua Alsietina, infatti, costruita oltre un secolo prima da Augusto per il servizio della naumachia che l'imperatore aveva appena fatto realizzare proprio nella zona di Trastevere, non era potabile.
Captava separatamente acque da varie sorgenti ai piedi dei monti Sabatini, nell'area nord-occidentale del lago di Bracciano (il lacus Sabatinus); attraverso vari cunicoli le acque venivano poi convogliate al condotto principale, il cui inizio (il "caput aquae") è situabile tra le terme di Vicarello e il comune di Trevignano. Da lì il condotto girava sul lato orientale del lago, in parte sotterraneo e in parte su modeste arcuazioni, ricevendo alcuni apporti. Dopo Anguillara seguiva sulla sinistra il corso del fiume Arrone, unico emissario del lago, poi se ne distaccava e, dopo aver incrociato su un lungo tratto di arcuazioni l'acquedotto dell'Aqua Alsietina, tornato in sotterranea seguiva la via Clodia (tra la via Cassia e la via Aurelia) fino alla località La Giustiniana. Da qui seguiva approssimativamente il tracciato delle attuali vie della Pineta Sacchetti e del Casale di S. Pio V, per uscire di nuovo all'aperto, su un viadotto ad arcate, e seguire la via Aurelia antica, sull'esterno di Villa Doria Pamphilj, fino al "castello" terminale situato dove in seguito sarebbe stata costruita la "Porta Aurelia" (oggi Porta San Pancrazio).
In mancanza di fonti ufficiali che forniscano notizie più precise, il percorso totale è valutabile intorno ai 57 km, con una portata giornaliera pari a 2.848 quinarie[1], quasi 118.200 m3 (1.367 litri al secondo).
Il condotto, in calcestruzzo rivestito largo 1-1,30 m. per un'altezza di 1,78-2,30 m., correva per lunghi tratti a fior di terra, come dimostrato dai numerosi “sfiatatoi” tuttora visibili, ed aveva una pendenza media di 2,67 m. per km. L’intero percorso si svolgeva su terreni, di 9 m. di larghezza, appositamente acquistati personalmente dall'imperatore.
L'esistenza di alcuni mulini per la produzione di farina nella zona tra il Gianicolo e Trastevere, attestata nel VI secolo ma probabilmente presenti anche molto prima, induce a ritenere che il dislivello sia stato sfruttato per la produzione della forza motrice per il loro funzionamento, con l'acqua che, precipitando da un livello alto ad uno inferiore, imprimeva il necessario movimento alle pale del mulino.
Tagliato una prima volta durante l'assedio di Roma da parte dei Goti di Vitige, nel 537, l'acquedotto Traiano fu ripristinato da Belisario. Di nuovo tagliato ad opera dei Longobardi di Astolfo nel 752, fu ancora ripristinato da papa Adriano I nel 772 e restaurato da papa Gregorio V nell'846. Interrotto e riattivato a più riprese nel corso dei secoli, per il funzionamento dei mulini e per l'approvvigionamento dei palazzi del Vaticano, nel XVII secolo fu infine completamente ricostruito, pur sulle antiche strutture, divenendo l'acquedotto dell'"Acqua Paola".
[modifica] Note
- ^ La quinaria era l'unità di misura della portata di un acquedotto, e corrisponde a circa 41,5 m3 giornalieri, cioè 0,48 litri al secondo.
[modifica] Bibliografia
- Romolo A. Staccioli, Acquedotti, fontane e terme di Roma antica, Newton & Compton, Roma, 2005