Campagne partiche di Traiano

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Campagne partiche di Traiano
Il teatro delle campagne militari di Traiano
Il teatro delle campagne militari di Traiano
Data 114 - 117
Luogo Armenia e
Mesopotamia.
Esito Vittoria romana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
14 legioni,
vexillationes di 7 legioni ed
unità ausiliarie
(totale: circa 180.000 uomini)
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Le campagne partiche di Traiano (114-117) costituiscono la prima vera campagna militare da parte dei Romani fino al "cuore" dell'impero partico con la conquista della stessa capitale, Ctesifonte ed il raggiungimento del golfo persico.

Indice

Contesto storico [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Traiano.

Tra la fine del I e l'inizio del II secolo, l'evoluzione politica dell'Impero romano fu caratterizzata dal prevalere di una successione imperiale non più dinastica, bensì adottiva: i singoli imperatori erano, infatti, scelti in base ai meriti individuali per succedere al trono più ambito dell'Occidente. Roma era ormai padrona dell'intero bacino del Mediterraneo. Traiano da pochi anni aveva inoltre condotto le armate romane ad occupare la stessa Dacia, a nord del Danubio, territorio ricco di miniere d'oro ed argento.

Casus belli [modifica]

Nel 113, Traiano decise di procedere all'invasione del regno dei Parti. Il motivo era la necessità di ripristinare sul trono d'Armenia un re che non fosse un fantoccio nelle mani del re parto, come Partamasiri.

« Poi [Traiano] decise di compiere una campagna contro Armeni e Parti, con il pretesto che il re armeno aveva ottenuto il suo diadema, non dalle sue mani, ma dal re dei Parti, anche se la sua vera ragione era il desiderio di ottenere nuovi successi e fama»
(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 17.)

La verità è che Traiano progettava questa campagna da diversi anni, sulle orme del grande Alessandro e della progettata, ma mai realizzata, spedizione di Cesare di 150 anni prima.[1] Altre ragioni atte a scatenare una nuova guerra contro i Parti, furono però sia di natura economica (per il controllo delle rotte commerciali dalla Mesopotamia), sia militare (per ottenere una migliore sicurezza delle frontiere a est).[2]

Forze in campo [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Esercito romano e limes orientale.

Certamente le legioni romane coinvolte nel corso di questi sei anni di guerra, furono quelle della Cappadocia come la XII Fulminata e la XV Apollinaris. In aggiunta le legioni siriane (la III Gallica, la IV Scythica, la legio VI Ferrata e la Legio XVI Flavia), della vicina Giudea (la X Fretensis), Arabia (la III Cyrenaica) ed Egitto (XXII Deiotariana).

A queste si aggiunsero numerose altre legioni provenienti soprattutto dal limes danubiano e renano:

Il totale delle forze messe in campo dall'Impero romano potrebbe aver superato i 180.000 armati; di essi, una metà fu costituita da legionari (provenienti da ben 21 legioni), la restante da ausiliari.[10]

Fasi del conflitto [modifica]

Tra il 114 ed il 117 Traiano affrontò questa nuova sfida militare dopo il grande successo ottenuto un decennio prima con la conquista della Dacia (101-106).

114 [modifica]

Traiano: aureo[11]
Traianus Aureus 90010149.jpg
IMP TRAIANO OPTIMO AVG GER DAC P M TR P, testa laureata a destra, busto drappeggiato con corazza; PROFECTIO AUGUSTI, Traiano in abiti militari a cavallo, marcia verso destra, con davanti a lui un soldato, e tre dietro di lui che chiudono la "colonna" militare.
7,35 g, coniato alla fine del 113, inizi del 114.
Traiano: Æ Sesterzio[12]
TRAIANUS RIC II 655-2250343.jpg
IMP CAES NER TRAIANO OPTIMO AVG GER DAC P M TR P COS VI P P, busto laureato con drappeggio verso destra; Traiano seduto verso destra su una piattaforma, accompagnato da due ufficiali, è acclamato imperator dai soldati per l'VIII volta (salutatio imperatoria dopo il primo anno di campagne militari in Armenia e Mesopotamia), in esergo IMPERATOR VIII SC.
31 mm, 20.82 gr, 5 h, coniato nel 114 nella zecca di Roma.

Durante il viaggio verso l'Oriente, mentre si trovava ad Atene, gli venne incontro un'ambasceria proveniente da Osroe, il quale gli propose la pace offrendo in cambio dei doni: infatti l'apprensione delle intenzioni bellicose di Traiano aveva reso terrorizzato il re partico, il quale aveva deciso prudentemente di negoziare la pace prima ancora dell'inizio delle ostilità: implorò quindi l'Imperatore romano di non guerreggiarlo, chiedendo inoltre che il governo dell'Armenia fosse affidato a Partamasiri, figlio di Pacoro, una volta deposto Exedares, che, a suo dire, non era un re soddisfacente né per i Romani né per i Parti.[13] L'Imperatore, tuttavia, né accettò i doni, né diede alcuna risposta, né per iscritto né per orale, a parte l'affermazione che l'amicizia si determina con i fatti e non con le parole, e che quindi una volta raggiunta la Siria avrebbe fatto tutto ciò che sarebbe dovuto essere compiuto.[13] E attraversò quindi l'Asia, la Licia e le province confinanti con l'intenzione di giungere a Seleucia.[13]

Traiano, raggiunta Antiochia[14] nel gennaio di quest'anno (con le monete che ne celebrarono la Profectio[11]), radunò le legioni ed i suoi migliori generali, tra cui Lusio Quieto (a capo della cavalleria maura)[15] e Quinto Marcio Turbone[16] (allora praefectus classis Misenis) e ricevette anche doni e messaggi di amicizia da parte del re Abgar VII di Osroene, preferendo però rimanere neutrale.[14]

Raccolta, pertanto, l'armata, marciò sull'Armenia (regno "cliente" per lungo tempo dei Romani) e ne conquistò la sua capitale Artaxata.[17] Il re armeno, Partamasiri, se in una prima lettera si era autodefinito "re", non ricevendo però alcuna risposta, in una seconda lettera, omettendo il suo titolo, richiese che Marco Giunio, governatore della Cappadocia, fosse inviato a lui, implicando che desiderava negoziare una pace con lui.[17] Traiano gli spedì quindi il figlio di Giunio, mentre egli stesso si diresse a Arsamosata, che espugnò senza nemmeno combattere.[17] Giunse quindi a Satala e ricompensò con doni Anchialo, il re degli Heniochi e dei Machelones.[17] A Elegeia in Armenia ricevette Partamasiri: il principe lo salutò, si tolse il diadema dalla testa e lo pose ai suoi piedi, poi si inchinò, aspettandosi di riceverlo indietro; sentendo l'ostilità dei soldati, e temendo per la sua incolumità, il principe armeno considerò la possibilità di fuggire, ma trovandosi circondato da tutte le parti, argomentò che non poteva essere costretto a parlare di fronte alla folla.[17] Fu quindi condotto nella tenda, ma non ottenne nulla di quanto desiderato.[17] Partamasiri cominciò quindi a parlare con grande franchezza, dichiarando tra le altre cose che non era stato né sconfitto né catturato, ma che era venuto qui volontariamente, ritenendo che non gli sarebbero stati fatti dei torti e che avrebbe riottenuto il regno, come Tiridate lo aveva ricevuto da Nerone.[18] Traiano rispose che l'Armenia ormai apparteneva ai Romani e sarebbe stata governata da quel momento in poi da un governatore romano, ma permise a Partamasiri di partire per dove desiderasse.[18] Inviò quindi il principe via insieme ai seguaci parti e gli diede una scorta di cavalleria per assicurarsi che non si sarebbe associato con nessuno e che non avrebbe cominciato nessuna rivolta; comandò inoltre a tutti gli Armeni che erano con il principe di rimanere dov'erano, in quanto erano già suoi sudditi.[18] Deposto il suo re, un certo Partamasiri, annesse i suoi territori all'Impero romano, facendone una nuova provincia.[18]

In seguito a questo evento il Senato gli riconobbe ufficialmente il titolo di Optimus Princeps.[19] Secondo Cassio Dione:

« ...[Traiano] Marciava a piedi insieme alle truppe del suo esercito, e si curava dello schieramento e la disposizione delle truppe durante tutta la campagna, conducendoli a volte in un solo ordine e a volte in un altro; ed attraversò tutti i fiumi che loro attraversavano. A volte anche fece anche sì che i suoi esploratori mettessero in circolazione notizie false, in modo che i soldati potessero fare pratica allo stesso tempo di manovre militari e diventare coraggiosi e pronti ad ogni eventuale pericolo. Dopo che aveva catturato Nisibis e Batnae gli fu conferito il nome di Parthicus; ma era molto più orgoglioso del titolo di Optimus rispetto a tutto il resto, in quanto esso si riferiva più al suo carattere rispetto alle sue armi. »
(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 23.1-2.)

Le sue armate proseguirono poi da settentrione fino in Media ad est, ed in Mesopotamia settentrionale. Lasciando guarnigioni in luoghi opportuni, Traiano giunse ad Edessa, dove incontrò Abgar per la prima volta: infatti, sebbene Abgar gli avesse già in precedenza inviato inviati e doni in numerose occasioni, non si era mai presentato di persona all'Imperatore, come del resto anche Manno, re dell'Arabia, e Sporace, re dell'Anthemusia.[20] In quest'occasione, tuttavia, temendo il suo arrivo, lo incontrò per strada, gli porse le sue scuse, e ottenne il perdono, anche grazie al fatto che il figlio, Arbandes, godeva del favore dell'Imperatore.[20] Divenne quindi amico di Traiano e lo intrattenne in un banchetto.[20] Quando Traiano giunse in Mesopotamia, sia Manno che Manisaro inviarono inviati per implorare la pace: Manisaro disse che Osroe stava conducendo una guerra contro di lui, ed era pronto a ritirarsi dalle parti di Armenia e Mesopotamia che aveva catturato.[21] Traiano rispose che non gli avrebbe creduto fin quanto non fosse venuto presso di lui promettendoglielo, e confermando le sue offerte con i fatti.[21] Ebbe anche dei sospetti su Manno, perché questo re aveva inviato degli ausiliari in sostegno di Mebarsapes, re di Adiabene, che in quell'occasione aveva perduto finendo nelle mani dei Romani.[21] Traiano decise quindi di non attendere, ma di dirigersi verso l'Adiabene.[21] E così avvenne che Singara e diverse altre fortezze furono occupate da Lusio senza combattere.[21]

115 [modifica]

Quest'anno le armate romane passarono l'Eufrate dalla Siria, e discesero il Tigri dagli altopiani armeni, e si diressero a sud contro la Partia stessa. Occuparono le città di Edessa, Nisibis,[22] Singara e Dura Europos. Solo la città fortificata di Hatra, sul Tigri, resistette all'assedio imperiale, provocando numerosi morti nelle file degli assedianti romani.

Si racconta che, al termine della campagna militare, nel corso dell'inverno mentre l'Imperatore si trovava nella città di Antiochia, quest'ultima fu sconvolta da un terribile terremoto, tanto che lo stesso Traiano fu costretto a rifugiarsi nel Circus per diversi giorni.[23][24]

« Mentre l'imperatore Traiano si trovava a soggiornare in Antiochia, un terribile terremoto colpì la città. Molte città subirono dei danni, ma Antiochia fu quella più sfortunata di tutti. Qui Traiano stava trascorrendo l'inverno (del 115) e molti soldati e civili erano accorsi qui da tutte le parti, in relazione con la campagna militare, vi erano poi ambascerie, affari e visite turistiche; non vi fu pertanto alcun popolo che rimase illeso, e quindi ad Antiochia il mondo intero sotto dominio romano, subì il disastro. C'erano stati molti temporali e vento portentoso, ma nessuno si sarebbe mai aspettato tanti mali tutti insieme. Per prima cosa si sentì improvvisamente un grande boato, seguito da un tremito della terra tremendo. Tutta la terra si alzava, molti edifici crollarono, altri si alzavano da terra per poi crollare e rompersi in pazzi al suolo, mentre altri erano sballottati qua e là, come se si trattasse di un'onda del mare, e poi rovesciati, e la distruzione colpì fino all'aperta campagna. Il crollo dei palazzi e la rottura di travi di legno insieme con piastrelle e pietre fu terribile, e una quantità inimmaginabile di polvere si levò, tanto che era impossibile per uno vedere qualcosa o parlare o sentire una parola. Per quanto riguarda le persone, molte che erano fuori casa, furono gettate violentemente verso l'alto e poi a terra, come se fossero caduti da un'alta rupe; altri furono uccisi e mutilati. Anche gli alberi in alcuni casi, sobbalzarono, con le radici e tutto il resto. Il numero di coloro che rimasero intrappolati nelle case e morirono aumentarono, molti furono uccisi dalla forza stessa della caduta di detriti, e un gran numero furono soffocati sotto le rovine. Coloro che giacevano con una parte del loro corpo sepolto sotto le pietre o le travi di legno, patirono una morte terribile, non essendo in grado di vivere troppo a lungo, ma neppure di trovare una morte immediata. »
(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 24.1-6.)
« Così grande era la calamità che travolse Antiochia in questo momento. Traiano si fece strada attraverso una finestra della stanza in cui era alloggiato. Qualcuno più grande della statura umana, sembra sia venuto da lui a prenderlo, per portarlo via, in modo che riuscì a fuggire con solo alcune lievi ferite, e sebbene la situazione perdurasse per diversi giorni, visse fuori di casa nell'ippodromo. Anche il monte Casio subì pesanti scosse di terremoto, tanto che le sue stesse vette sembravano chinarsi e rompersi, pronti a gettarsi sulla stessa città. Molte colline si assestarono, molta acqua non precedentemente visibile venne alla luce, mentre molti corsi d'acqua scomparvero. »
(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 25.5-6.)

116 [modifica]

Traiano: aureo[25]
Trajan RIC 325 - 650918.jpg
IMP CAES NER TRAIAN OPTIM AVG GER DAC PARTHICO, testa laureata a destra, globo alla base del busto P M TR P COS VI P P S P Q R, PARTHIA CAPTA, la Partia è seduta sulla sinistra, a destra un parto.
7,27 g, coniato nel 116.
Traiano: sesterzio[26]
Trajan Sestertius 116 833039.jpg
IMP CAES NER TRAIAN OPTIMAVG GER DAC PARTHICO P M TR P COS VI P P, testa laureata a destra; ARMENIA ET MESOPOTAMIA IN POTESTATEM P R REDACTAE, Traiano in piedi tiene in mano un parazonium ed una lancia, ai suoi piedi le figure dell'Armenia, dell'Eufrate e del Tigri.
33 mm, 26.29 g, coniato nel 116/117.

Traiano, con il principio della primavera, penetrò in territorio nemico, risolvendo il problema del fatto che la regione presso il Tigri fosse carente di legno per la costruzione delle navi, trasportando le sue navi, che erano state costruite utilizzando le foreste nei pressi di Nisibi, presso il fiume su vagoni: esse erano state costruite, infatti, in modo tale che potessero essere smontate e poi rimesse insieme.[27] Incontrò, tuttavia, enormi difficoltà nell'attraversare il fiume opposto ai monti Gordiani, in quanto i barbari avevano disposto il proprio schieramento sulla riva opposta e tentarono di ostacolargli il passaggio: tuttavia, Traiano, avendo a disposizione una grande abbondanza di navi e soldati, con una strategia riuscì ad attraversare comunque il fiume, impadronendosi così dell'intero Adiabene.[27] Dopo questi successi, i Romani continuarono la loro avanzata, riuscendo addirittura ad impadronirsi di Babilonia (dove Traiano visitò il palazzo dove era morto Alessandro): i successi romani erano dovuti ai conflitti civili che affliggevano la Partia in quel periodo.[27]

Traiano prese in seguito in considerazione la possibilità di connettere tramite un canale il Tigri con l'Eufrate, in modo da far sì che le sue navi potessero seguirlo lungo il percorso e utilizzarle come una sorta di ponte: rinunciò però a questo piano quando si rese conto che, avendo l'Eufrate una maggiore elevazione rispetto al Tigri, il rischio che la messa in atto del piano avrebbe reso l'Eufrate innavigabile era forte.[28] Quindi utilizzò le sue macchine per trascinare le navi lungo lo spazio stretto che separa i due fiumi per poi attraversare il Tigri ed entrare a Ctesifonte.[28] Quando prese possesso della capitale del regno dei Parti fu salutato imperatore ed ottenne il titolo di Parthicus.[28] Oltre agli altri titoli conferitegli dal senato, gli fu garantito il privilegio di celebrare quanti trionfi egli volesse.[28] Dopo aver espugnato Ctesifonte concepì il desiderio di navigare lungo il mar Eritreo.[28] Conquistò agevolmente Mesene, un isola sul Tigri della quale era re un certo Atambelo; ma, per via di una tempesta, combinata con la forte corrente del Tigri e dalle ondate provenienti dall'oceano, si trovò egli stesso in serio pericolo.[28] Atambelo, che come già detto governava l'isola sul Tigri, rimase fedele a Traiano, persino quando gli ordinò di pagargli un tributo.[28] Traiano decise di annettere i nuovi territori creando le due nuove province di Mesopotamia e Assiria.

Egli continuò, pertanto, verso sud fino al Golfo Persico, ma desistette dal continuare lamentandosi di essere troppo vecchio per seguire le orme di Alessandro, e dopo aver appreso dello scoppio di nuovi disordini tra gli Ebrei in Mesopotamia, Siria, Cipro, Giudea, Egitto e Cirenaica (vedi seconda guerra giudaica). Quando Traiano giunse sulle rive dell'oceano (Golfo Persico), e, nell'atto di assistere alla partenza di una nave per l'India, pare che disse: "Sarei certamente arrivato fino in India, se fossi ancora giovane"; cominciò quindi a rimpiangere la sua avanzata età, e considerò Alessandro Magno un uomo fortunato in quanto, avendo compiuto le sue conquiste in giovine età, poté giungere fino in India.[29] Malgrado tutto dichiarò che si sarebbe spinto ancora più oltre di Alessandro, e avrebbe quindi scritto al senato, anche se era incapace di preservare persino il territorio che aveva già sottomesso.[29] Per le sue gesta ottenne tra gli altri onori il privilegio di celebrare un trionfo per ogni nazione sottomessa, e il senato e il popolo romano si stava preparando a costruire in suo onore un arco trionfale per celebrare le sue ultime vittorie contro i Parti.[29] Traiano, tuttavia, era destinato a non tornare più a Roma né a proseguire le sue campagne militari, e anzi giunse a perdere persino i primi territori conquistati nelle sue campagne contro i Parti.[29] La conquista, infatti, non era ancora ben salda, la vastità dei territori occupati e la presenza di sacche di resistenza e la tattica della guerriglia con arcieri a cavallo, usata dai Parti, la mettevano in pericolo. Infatti, mentre stava salpando per l'Oceano, gli giunse la notizia che i distretti conquistati gli si erano rivoltati e avevano espulso le guarnigioni romane.[29]

Traiano apprese di questo mentre si trovava a Babilonia, e reagì immediatamente inviando Lusio e Massimo contro i ribelli.[30] L'ultimo dei due fallì venendo sconfitto dai ribelli, ma Lusio ottenne invero molti successi, come la riconquista di Nisibis e di Edessa, quest'ultima messa a sacco e data alle fiamme.[30] Inoltre Seleucia fu riconquistata e data alle fiamme dai luogotenenti Erucio Claro e Giulio Alessandro.[30] Traiano, ormai conscio delle difficoltà crescenti, pensò quindi di dover rinunciare alla Mesopotamia meridionale, creando però uno regno cliente e mettendovi sul suo trono, un re a lui fedele: il giovane Partamaspate, incoronato re dei Parti dallo stesso imperatore romano a Ctesifonte.[30]

Decise quindi di recarsi in Arabia per reprimere l'insurrezione dei cittadini di Hatra, una cittadina né grande né prospera, ma protetta dal clima desertico, il quale rendeva quasi impossibile un assedio da parte di un grosso esercito: infatti né Traiano né Severo riuscirono ad espugnare la città, sebbene essi fossero riusciti a distruggere parti delle mura.[31] Dopo aver rischiato addirittura la propria incolumità, l'Imperatore decise di desistere dall'assedio, e poco tempo dopo la sua salute cominciò a declinare.[31][32]

117 [modifica]

La salute malferma, la vecchiaia ed una nuova rivolta di Ebrei scoppiata nel 115 prima in Cirenaica, poi in Egitto, chiusero questo primo capitolo di offensive romane in territorio partico con la morte dell'imperatore.[32]

Traiano si stava preparando per un'ulteriore spedizione in Mesopotamia, ma, essendosi aggravate le sue condizioni di salute, decise di desistere, intendendo tornare in Italia, lasciando Publio Elio Adriano con l'esercito in Siria.[33] Traiano, colpito da un malore, spirò, e il suo successore, Publio Elio Traiano Adriano, decise al contrario di ripristinare lo status quo precedente ai primi scontri e riportò i confini imperiali lungo il fiume Eufrate.[33] I territori strappati ai Parti erano già peraltro resi instabili dalle continue rivolte. E così accadde che i Romani in un primo momento avessero conquistato l'Armenia, la maggior parte della Mesopotamia, e reso i Parti loro vassalli, per poi perdere tutti i guadagni territoriali acquisiti, anche perché i Parti detronizzarono Partamaspate e tornarono indipendenti da Roma.[33]

Conseguenze [modifica]

Mappa delle antiche città di Ctesifonte e Seleucia al Tigri.
Busto dell'imperatore Traiano, che occupò i territori partici fino al golfo persico.

Con la nuova politica espansionistica di Traiano, quest'ultimo ignorava così il consiglio di Augusto, di mantenere l'impero entro i confini "naturali" dallo stesso lasciati (consilium coercendi intra terminos imperii).[34] La ragione di questo monito, ovviamente, era la previsione di una perdita finanziaria per l'Impero, in caso di ulteriori conquiste per la difficile gestione di territori tanto ampi.[35]

Reazioni immediate [modifica]

Con la morte di Traiano tutti i territori orientali occupati ad est dell'Eufrate, fino al golfo persico (comprese le nuove provincie di Mesopotamia ed Assiria, oltre a quella d'Armenia), furono abbandonate dal successore Adriano. Quest'ultimo adottò una politica di rafforzamento dei vecchi confini, mantenendo le precedenti acquisizioni di Traiano come la Dacia e l'Arabia petrea.

Impatto sulla storia [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre romano-partiche.

La conquista della capitale dei parti Ctesifonte da parte delle armate romane fu il pretesto per i futuri imperatori, da Lucio Vero a Settimio Severo, fino a Giuliano l'Apostata per compiere nuove campagne militari oltre l'Eufrate, sulle orme del leggendario Alessandro Magno.

Note [modifica]

  1. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 11.3.
  2. ^ Frank A. Lepper, Trajan’s Parthian war, Oxford 1948, pp. 158–204; Julien Guey, Essai sur la guerre parthique de Trajan (114–117), Bucarest 1937, pp. 19 seg.; Klaus Schippmann, Grundzüge der parthischen Geschichte, Darmstadt 1980, p. 60.
  3. ^ CIL III, 6706.
  4. ^ AE 1968, 511.
  5. ^ CIL X, 2733.
  6. ^ AE 1939, 132.
  7. ^ CIL VI, 32933.
  8. ^ AE 1962, 311.
  9. ^ J.R.Gonzales, Historia de las legiones romanas, p.726.
  10. ^ Yann Le Bohec, L'esercito romano, p. 34 e 45.
  11. ^ a b Roman Imperial Coinage, Traianus, II, 297; BMC 512 var. Calicó 986a. Cohen 40 var. Hill 690.
  12. ^ Roman Imperial Coinage Traianus,II 655.
  13. ^ a b c Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 17.
  14. ^ a b Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 18.
  15. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 32.4.
  16. ^ AE 1955, 225, AE 1975, 837.
  17. ^ a b c d e f Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 19.
  18. ^ a b c d Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 20.
  19. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 23.1.
  20. ^ a b c Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 21.
  21. ^ a b c d e Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 22.
  22. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 23.
  23. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 24-25.
  24. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, 13.11.
  25. ^ Roman Imperial Coinage, Traianus, II, 325.
  26. ^ Roman Imperial Coinage Traianus, II 642; Banti 29.
  27. ^ a b c Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 26.
  28. ^ a b c d e f g Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 28.
  29. ^ a b c d e Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 29.
  30. ^ a b c d Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 30.
  31. ^ a b Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 31.
  32. ^ a b Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 32.
  33. ^ a b c Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 33.
  34. ^ Tacito, Annales, I, 11.
  35. ^ Michael Alexander Speidel, Bellicosissimus Princeps, in Traian. Ein Kaiser der Superlative am Beginn einer Umbruchzeit?, Mainz 2002, pp. 23–40.

Bibliografia [modifica]

Fonti primarie [modifica]

Letteratura storiografica [modifica]

  • Autori Vari, Storia del mondo antico, in L'impero romano da Augusto agli Antonini, Milano, 1975, Cambridge University Press, vol. VIII.
  • F.A.Arborio Mella, L'impero persiano da Ciro il Grande alla conquista araba, Milano 1980, Ed.Mursia.
  • Julian Bennet, Trajan, Optimus Princeps, Bloomington, 2001. ISBN 0-253-21435-1.
  • J.R.Gonzalez, Historia del las legiones romanas, Madrid 2003.
  • Julien Guey, Essai sur la guerre parthique de Trajan (114–117), Bucarest 1937.
  • Yann Le Bohec, L'esercito romano (in italiano), Roma, 1992. ISBN 88-430-1783-7
  • F.A. Lepper, Trajan's parthian war, Oxford, 1948.
  • Edward Luttwak, La grande Strategia dell'Impero romano, Milano, 1981.
  • Guido Migliorati, Cassio Dione e l'impero romano da Nerva ad Antonino Pio – alla luce dei nuovi documenti, Milano, 2003. ISBN 88-343-1065-9.
  • F.Millar, The roman near east - 31 BC / AD 337, Harvard 1993.
  • Klaus Schippmann, Grundzüge der parthischen Geschichte, Darmstadt 1980.
  • Michael Alexander Speidel, Bellicosissimus Princeps, in Traian. Ein Kaiser der Superlative am Beginn einer Umbruchzeit?, Mainz 2002.

Voci correlate [modifica]