Terza guerra giudaica

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Terza guerra giudaica
Rivolta di Bar Kokheba
Parte delle guerre giudaiche
First century palestine.gif
La Palestina nel I secolo.
Data 132-135
Luogo Giudea, Impero romano
Esito Vittoria romana. I Romani ridussero in schiavitù molti Ebrei di Giudea, ne uccisero molti altri, soppressero le autorità politico-religiose ebraiche, bandirono gli Ebrei da Gerusalemme e disciolsero la Giudea per formare la Siria Palestina.
Schieramenti
Impero romano Ebrei di Giudea
Comandanti
Adriano
Sesto Giulio Severo
Simon Bar Kokheba
Effettivi
Dodici legioni, 60.000/120.000 uomini Non noto (probabilmente centinaia di migliaia, male armati)
Perdite
Legio XXII Deiotariana distrutta 580.000 Ebrei (civili), 50 città fortificate e 985 villaggi rasi al suolo

La terza guerra giudaica, nota anche come rivolta di Bar Kokhba (o Bar Kokheba), (in ebraico: מרד בר כוכבא), fu l'ultima grande rivolta ebraica contro l'occupazione romana.

Si svolse tra il 132 e il 135 ed ebbe come teatro la Palestina, che non aveva invece partecipato alla rivolta dell'epoca traiana, dove ebbe luogo il rafforzamento delle correnti religiose e culturali che avevano scatenato la precedente rivolta. D'altra parte il popolamento della regione era tornato ad alto livello con un numero alto di uomini pronti alle armi.

Indice

[modifica] Contesto storico

La ribellione scoppiò per due motivi: da un lato il divieto di circoncisione da parte dell'imperatore Adriano per eliminare un costume, non solo giudaico, considerato barbaro e in contrasto con i canoni estetici adrianei (per i giudei fu invece un atto mirato, senza alcuna ragione apparente, a interrompere il patto tra Dio e il suo popolo), dall'altro il progetto di costruire una nuova città sulle rovine di Gerusalemme e insediarvi il culto di Giove (un vero sacrilegio per gli Ebrei). Adriano presentava quindi dal punto di vista giudaico, i tratti più evidenti e cupi del persecutore pre-messianico. A questo punto mancava solo un messia che apparve sotto il nome di Simone bar Kochba.

[modifica] La rivolta

Tetradramma d'argento della rivolta ebraica, raffigurante il Tempio e l'arca dell'alleanza all'interno.

La rivolta scoppiò all'improvviso ma era stata preparata con cura vista la resistenza opposta ai Romani, resa possibile dall'occupazione preventiva delle posizioni più favorevoli, fortificate con mura e camminamenti. I ribelli esercitarono attività di guerriglia, evitando scontri in campo aperto con le preponderanti forze nemiche e infliggendo gravi danni ai romani. In questa prima fase, dove la preparazione dei ribelli, la sorpresa dei romani e le doti non buone del governatore Rufo favorirono il successo dei giudei, si pensa che gli insorti abbiano cercato di conquistare Gerusalemme, anche se non si sa con quale esito; Rufo mantenne abbastanza a lungo il comando e, malgrado il largo dispiegamento di forze, proprio per questo non ci furono risultati eccezionali tanto che Adriano gli tolse il comando per assegnarlo a Giulio Severo, che preferì tagliare ai ribelli i loro collegamenti e rifornimenti isolando le varie unità e stanandole una ad una.

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L'ultima decisiva battaglia si svolse nel 135 vicino a Gerusalemme e in quel frangente lo stesso Simone morì. La strage fu immensa: secondo Cassio Dione le perdite giudaiche giunsero a 580 mila morti. La Giudea venne ridotta ad un deserto. I rabbi che maggiormente si erano distinti nel sostegno della guerra vennero catturati ed uccisi. Ai posteri le notizie pervengono da fonti pagane e cristiane, nessuna fonte giudaica. Sappiamo che il territorio controllato dai ribelli era diviso in vari distretti retti da capi militari e civili e tutti compresi nel deserto della Giudea, un territorio modesto. Il tempo veniva considerato dall'inizio dell'insurrezione e il movimento non interessò le città ma solo le campagne, grazie anche al maggior controllo di esse da parte dei romani oltre al minor coinvolgimento del cittadino medio. La finalità dell'insurrezione era la redenzione e libertà di Israele che consisteva nella piena e rigorosa attuazione delle disposizioni civili e religiose della Legge Mosaica e nella ripresa del disegno di guerra totale all'idolatria e alla potenza che la rappresentava, Roma. Assente riferimenti a ristrutturazione società.

Simone bar Kochba assunse il titolo ufficiale di "principe di Israele", un messaggio evidente: il principe messianico che guidava il suo popolo nella guerra degli ultimi tempi. Ebbe buon seguito soprattutto nelle campagne e fra gli strati medio bassi della società oltre ad un certo numero di rabbi che lo appoggiarono. La maggior parte dei rabbi non si schierò però con lui, anzi lo definirono "figlio della menzogna", e questo rappresentò la sanzione definitiva del fallimento dell'ultima speranza messianica. Due argomenti polemici contro questi ribelli: l'insistita sottolineatura dei crimini dei Giudei, causa della messa a fuoco della Palestina, e la persecuzione di Simone contro i Cristiani che non lo seguirono nella rivolta. Simone sosteneva di essere disceso come luce dal cielo a illuminare i suoi seguaci. Dopo la vittoria Publio Elio Traiano Adriano trasformò Gerusalemme in una colonia romana, i nuovi coloni subentrarono ai Giudei ai quali fu impedito di entrare in città pena la morte; Antonino Pio successore di Adriano permise invece di nuovo ai giudei la circoncisione pochi anni dopo ma solo sotto Costantino fu permesso ai Giudei di rientrare a Gerusalemme per pregare e piangere sul luogo del santuario.

[modifica] Conseguenze

La tragedia dell'epoca di Adriano segnò per i Giudei la fine del sogno di uno stato indipendente e il rinvio definitivo dell'arrivo di un Messia. La speranza messianica non venne meno, ma perse l'immediatezza. Ai Giudei non rimase che raccogliersi sulla meditazione delle leggi mosaiche e Israele non abbandonò la speranza di una restaurazione di Sion, la collina su cui sorge Gerusalemme simbolo della città e dello spirito che incarna. La realizzazione di questa aspirazione coincide con la nascita del sionismo nell'Ottocento alla proclamazione dello stato di Israele nel 1948.

[modifica] Voci correlate

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