Rivolta batava
| Rivolta batava parte delle guerre romano-germaniche
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La frontiera renana dell'Impero romano nel 70, mostra dove vivevano i Batavi lungo il delta del Reno. Il territorio romano è più scuro. I loro territori erano chiamati Insula Batavorum dai Romani e corrispondevano alla moderna regione della Gheldria. La loro città principale era Noviomagus Batavorum (Nimega), dove si trovava una fortezza legionaria (dove era posizionata la legione X Gemina).
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| Data | 69 - 70 | ||
| Luogo | Germania inferiore | ||
| Esito | Vittoria romana | ||
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| Comandanti | |||
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| Voci di rivolte presenti su Wikipedia | |||
La rivolta batava ebbe luogo nella provincia romana della Germania inferiore tra il 69 e il 70. I ribelli batavi, guidati da Gaio Giulio Civile, riuscirono a distruggere quattro legioni, infliggendo sconfitte umilianti all'esercito romano, ma dovettero poi arrendersi al generale Quinto Petillio Cereale. Dopo la stipula della pace la situazione tornò normale, ma i Romani mantennero una legione stabilmente in zona.
Indice |
Contesto storico [modifica]
| Per approfondire, vedi Guerra civile romana (68-69). |
I Batavi erano una popolazione germanica, che abitava la regione oggi denominata Gheldria (nei Paesi Bassi), nei pressi del delta del fiume Reno, conosciuto anche come Insula Batavorum ("Isola dei Batavi", poiché circondata dai rami del Reno), parte della provincia romana della Germania inferiore.[1] Essi erano una popolazione abile nella guerra, sia come cavalieri, marinai e nuotatori. Avendo ottenuto il privilegio di essere esentati dal tributum romani (tassa diretta sulla terra, richiesta normalmente ai peregrini), essi furono costretti a fornire all'Impero romano uno sproporzionato numero di unità di truppe ausiliarie durante la dinastia giulio-claudia: un'Ala di cavalleria e otto di cohortes equitatae.[2] Essi avevano inoltre fornito la maggior parte della guardia personale di Augusto (Germani corpore custodes), che prestò servizio fino almeno al 68 d.C..
La rivolta batava si materializzò nell'Anno dei quattro imperatori, durante il quale vi fu un susseguirsi di imperatori sul trono dell'Impero romano.
Forze in campo [modifica]
- Romani
| Per approfondire, vedi Esercito romano. |
Legioni distrutte a Castra Vetera dai rivoltosi e non ricostituite: V Alaudae e XV Primigenia. Legioni di guardia a Mogontiacum e poi ricostituite sotto altri nomi: IIII Macedonica, divenuta IIII Flavia Felix e XVI Gallica (divenuta XVI Flavia Firma). Altre legioni coinvolte: I Germanica, fusa con la VII di Galba per diventare la VII Gemina; VIII Augusta; XI Claudia; XIII Gemina; XXI Rapax; II Adiutrix; I Adiutrix; VI Victrix.
- Batavi
| Per approfondire, vedi Organizzazione militare dei Germani. |
Gli auxilia dei Batavi ammontavano a circa 5.000 armati, implicando che durante l'intero periodo Giulio-Claudio, circa il 50% di tutti i maschi dei Batavi che veniva arruolato (dai 16 anni) potrebbe essere stato impiegato nelle unità ausiliarie.[3] E benché i Batavi costituissero solo lo 0.05% della popolazione totale dell'Impero romano (stimata in 70 milioni circa, nel 23 d.C.,[4] costituivano il 4% circa dell'intera forza ausiliaria. Essi erano considerati dai Romani come una forza validissima (fortissimi, validissimi) tra i loro auxilia.[5] Prestavano servizio tra gli auxilia romani, sia con unità di cavalleria, sia di fanteria, utilizzando perfette tecniche per attraversare a nuoto fiumi, indossando armature e armi pesanti.[6][7]
La rivolta [modifica]
Gaio Giulio Civile (letteralmente: "Giulio il cittadino", chiaramente un nome latino adottato dopo aver ottenuto la cittadinanza romana, non il suo nome nativo) era un principe ereditario dei Batavi e prefetto di una coorte degli stessi. Aveva servito per 25 anni nell'esercito romano, ottenendo la cittadinanza come veterano; si era distinto per il servizio in Britannia, dove le otto coorti dei Batavi si erano distinte in guerra in modo egregio durante i primi anni della conquista dell'isola a partire dal 43.[8]
Dal 69 Civile, insieme alle truppe ausiliarie e al popolo dei Batavi, si allontanarono da Roma. Dopo che le coorti dei Batavi furono ritirate dalla Britannia e trasferite in Italia nel 66, Civile e suo fratello (altro prefetto di coorte furono arrestati dal governatore della Germania inferiore con l'accusa di sedizione. Il governatore ordinò l'esecuzione del fratello, mentre Civile, che come cittadino romano aveva il diritto di appellarsi all'Imperatore, fu inviato a Roma in catene per essere giudicato da Nerone.[9]
Fu però rilasciato dal successore, Galba, il quale sciolse la guardia personale dell'Imperatore, poiché fedele a Nerone. L'aver allontanato alcune centinaia di truppe batave, fu per questo popolo un grave insulto.[10] Nello stesso tempo, le relazioni tra le coorti dei Batavi e la legione a cui erano sottoposte ormai da 25 anni, dall'invasione della Britannia (la XIV Gemina), peggiorarono notevolmente, degenerando in aperto conflitto almeno in due occasioni.[11]
Contemporaneamente l'Impero romano fu coinvolto in una nuova guerra civile, dal tempo della battaglia di Azio, esattamente un secolo dopo. Il governatore della Germania inferiore, ordinò quindi di arruolare più truppe, costringendo i Batavi a fornire un numero di truppe superiore a quanto era stato in passato stabilito con un trattato. La brutalità, la corruzione dei centurioni romani nell'eseguire gli ordini (compresi alcuni episodi di violenze sessuali su giovani uomini), portarono ad un profondo malcontento da parte dei Batavi, fino a moltiplicarne il proprio dissenso.[12]
Civile ora condusse il suo popolo alla rivolta. Inizialmente egli si schierò dalla parte di Vespasiano, l'allora governatore della Siria, e che probabilmente aveva servito durante la conquista della Britannia, 25 anni prima, quando Vespasiano era a capo della legione II Augusta.[13] E la rivolta si trasformò in una lotta per l'indipendenza.[14] Civile approfittò del fatto che alcune legioni erano assenti dal limes renano a causa della guerra civile, e quelle presenti erano sotto-dimensionate. In aggiunta, i comandanti romani e i loro subalterni erano divisi nell'essere fedeli all'uno o all'altro imperatore.[15]
Civile riuscì così a battere rapidamente i vicini dei Batavi, come i Canninefati, che a loro volta avevano battuto i Frisoni. Poi i ribelli catturarono due forti romani nei loro territori, ad una coorte di Tungri fu sconfitta da Civile.[16]
Allora furono inviate due legioni contro Civile, che però riuscì a vincerle grazie anche all'intervento di un'Ala di cavalleria dei Batavi.[1] La Classis Germanica (flotta militare sul Reno), largamente composta da truppe dei Batavi, cadde poi sotto il controllo di Civilis.[17] La cosa più importante fu che le otto coorti di Batavi, che stazionavano a Mogontiacum insieme alla legione XIV Gemina, si ammutinarono e unirono a lui, riuscendo a sconfiggere a Bonna un esercito accorrente, che tentava di impedire loro di tornare nei loro territori d'origine.[18]
E così Civile si trovò a comandare almeno 12 unità (pari a circa 6.000 armati) di truppe ausiliarie ben addestrate ed equipaggiate, oltre ad un numero imprecisato di leve provenienti dalla tribù originaria dei Batavi, e numerosi armati delle vicine tribù germaniche che, nel frattempo si erano unite alla causa.[19] Numerose altre unità ausiliarie, di origine germanica o gallica, inviate contro Civile, disertarono, tanto da coinvolgere la rivolta al resto della Gallia Belgica, compresi i Tungri, i Lingoni e i Treviri.[20] Poi fu capace anche di distruggere i resti delle due legioni, che erano rimaste a guardia della provincia della Germania inferiore (la V Alaudae e la XV Primigenia).[21]
La posizione di Roma lungo il Reno e perfino in Gallia, era diventata ormai insostenibile. La guerra civile era ora terminata, e così i Romani poterono inviare nell'area un forte esercito di otto legioni per sedare la rivolta (cinque dall'Italia, due dalla Spagna e una dalla Britannia).[22] Il suo comandante era Quinto Petilio Ceriale, il quale riuscì a battere gli insorti in due difficili battaglie, la prima presso Augusta Treverorum, la seconda presso Castra Vetera, prima di inseguirli nei loro stessi territori.[23]
Conseguenze [modifica]
Ciò che rimane del racconto di Tacito descrive un incontro sull'isola dei Batavi, sul delta del Reno, tra Civile e Ceriale per discutere le condizioni di resa.[24] Sappiamo poco di come si svolse l'incontro. È invece certo che, considerata l'amicizia tra Civile e Vespasiano, quest'ultimo trattò il primo con indulgenza, perdonandolo, anche perché aveva ancora bisogno delle truppe ausiliarie di questo popolo.[25]
Ceriale prese alcune di queste unità di Batavi, appena riformate, e le portò con sé in Britannia. Le stesse dimostrarono con il tempo che aveva avuto ragione Vespasiano a non punirle troppo severamente, dimostrandosi in seguito fedeli.[26]
Perfino nel tardo 395, sono ancora riscontrabili unità con il nome dei Batavi, sebbene lo fossero solo di nome più che di fatto, venendo ora arruolati un po' in tutto l'impero (es. Palatini, equites Batavi seniores o auxilium Batavi seniores).[27]
Note [modifica]
- ^ a b Tacito, Historiae IV, 18.
- ^ Tacito, Historiae IV, 12.
- ^ Birley (2002), p.43.
- ^ Scheidel (2006), p. 9.
- ^ Tacito Germania 29.1 e Historiae II, 28.
- ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXIX, 9.6.
- ^ Tacito Historiae IV, 12.
- ^ Tacito Annales IV.12
- ^ Tacito Historiae IV, 13.
- ^ Tacito, Historiae, II, 5.
- ^ Tacito, Historiae, I, 64 e II, 66.
- ^ Tacito, Historiae, IV, 14.
- ^ Tacito Historiae IV.13
- ^ Tacito, Historiae IV, 54.
- ^ Tacito, Historiae IV, 24 e 27.
- ^ Tacito, Historiae, IV, 15-16.
- ^ Tacito, Historiae IV, 16.
- ^ Tacito, Historiae, IV, 20.
- ^ Tacito, Historiae, IV, 21 e 28.
- ^ Tacito, Historiae, IV, 33 e 66-67.
- ^ Tacito, Historiae.
- ^ Tacito, Historiae, IV, 68.
- ^ Tacito, Historiae, V.
- ^ Tacito, Historiae V, 26.
- ^ Birley (2002), p. 44.
- ^ Tacito, Agricola, 35-38.
- ^ Notitia Dignitatum, IV e V.
Bibliografia [modifica]
- Fonti primarie
- Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXIX.
- Notitia Dignitatum.
- Tacito, Historiae
- Fonti secondarie
- A.Birley, Band of Brothers: Garrison Life at Vindolanda, 2002.
- Jona Lendering, "The Batavian revolt", da livius.org, parte 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9
- Walter Scheidel, Population and Demography, Princeton/Stanford Working Papers in Classics, Version 1.0, (April 2006).
- William Smith, "Civilis", Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, vol. 1, pp. 758-760