Simon Bar Kokheba

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Simon Bar Kokheba, raffigurato in un bassorilievo sul palazzo moderno della Knesset a Gerusalemme

Simon Bar Kokheba o Bar Kochba (in ebraico: שמעון בר כוכבא, in italiano: Simone Figlio della Stella) (floruit 132 - 135; ... – ...) è stato condottiero, ribelle e rivoluzionario ebreo, pretendente al trono del Regno di Giuda, che guidò la terza guerra giudaica contro i romani, ma sul quale le fonti scarseggiano. Allo scoppio della guerra era imperatore Adriano, ma le tensioni fra giudei e romani stavano crescendo da parecchio tempo. Bar Kochba, si autonominò Messia, Principe d'Israele e poi re di Giudea (o dei Giudei).

Storia della rivolta[modifica | modifica sorgente]

Nel 132[1] avvenne la sua autoproclamazione a Messia, mettendosi a capo dell'ultima rivolta ebraica contro l'Impero Romano. Dopo la sconfitta di quella ribellione, i rabbini ebrei lo chiamarono Bar Koseba, ossia "il figlio della menzogna". Durante la rivolta i cristiani si rifiutarono di combattere e secondo Giustino di Nablus, vennero condannati ad essere puniti duramente a meno che non disconoscessero Gesù come Messia e maledicessero il suo nome[2].

Comunque dopo un primo momento nel quale la guerriglia e l'effetto sorpresa permisero ai ribelli di conseguire notevoli successi, i romani si decisero a reprimere la rivolta con un intervento massiccio. Adriano assegnò a questa campagna Giulio Severo (da poco tornato dalla Britannia) che basò la sua strategia offensiva sul temporeggiamento volto a sfiancare l'avversario e sull'esecuzione immediata dei prigionieri. Nel 135 i rivoltosi vennero schiacciati definitivamente dalla superiorità militare romana a Bethar e l'ultima opposizione giudaica ai romani venne vinta. Gerusalemme venne trasformata in una città "ellenistica" e le venne cambiato il nome in Aelia Capitolina, non permettendo più agli ebrei di metterci piede. Iniziò così un periodo di forte repressione religiosa sotto il dominio romano di Adriano

Monete coniate sotto il governo di Bar Kochba

Nel 1960 vennero alla luce diverse lettere scritte da Bar Kokheba ai suoi ufficiali in alcune grotte a Wadi Murabba, chiamati manoscritti di Murrabba'at, e a Nahal Hever. Inoltre l'archeologia ci ha permesso di trovare delle monete con il nome di Bar Kokhba, raffiguranti il tempio distrutto nel 70, indice questo che avesse fondato un vero stato in Giudea e che battesse conio, oltre che della sua volontà di ricostruire lo stesso tempio, dopo la restaurazione del Regno d'Israele, che invece non avvenne mai.[3] Simon Bar Kokheba fu ucciso in battaglia dai romani nel 135: la sua morte segnò il colpo definitivo alla nazione ebraica, che non sarebbe più risorta fino al 1948, con la nascita del moderno Stato di Israele. Gli ultimi ebrei rimasti si dispersero definitivamente, tranne piccole comunità intorno a Gerusalemme, e i samaritani a Sichem.

In secoli passati, Jean Meslier e altri studiosi critici nei confronti del cristianesimo, avevano identificato in Bar Kochba una delle figure storiche che avrebbero ispirato il personaggio evangelico di Barabba. L'ipotesi è resa insostenibile dal fatto che la moderna critica lerreraria ha datato i testi evangelici alla seconda metà del I secolo, in ogni caso prima della rivolta qui discussa.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vittorio Messori, Ipotesi su Gesù, pp. 119-121.
  2. ^ Wars between the Jews and Romans
  3. ^ La facciata del tempio mostrata sulle monete di Bar Kokhba
  4. ^ Jean Meslier, Il testamento

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vittorio Messori, Ipotesi su Gesù, Torino, 1976.
  • Yigael Yadin, "Bar-Kokhba. The rediscovery of the legendary hero of the last Jewish revolt against Imperial Rome", Londra, 1971
  • Corrado Martone, "Il giudaismo antico (538 a.e.v. - 70 e.v.)", Carocci, Roma 2008. (Traduce in appendice alcune lettere di Bar Kokheba, inedite in italiano).

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