Guerra latina

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Guerra latina
Ligue-latine-carte.png
Data 340 a.C. - 338 a.C.
Luogo Campania e Lazio
Casus belli Lotta per l'egemonia sulla penisola italica
Esito Vittoria romana
Schieramenti
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La guerra latina (340-338 a.C.) fu un conflitto combattuto tra la Repubblica Romana ed i suoi vicini, il popolo dei Latini. Si risolse in una vittoria romana, una disfatta della Lega Latina, e la definitiva acquisizione del territorio sotto l'influenza romana.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Roma era appena uscita vittoriosa dalla prima guerra sannitica, che si era conclusa con un trattato di pace con i Sanniti.[1]. Quando i Sanniti furono oggetto di attacchi da parte dei Latini, inviarono degli ambasciatori a Roma, per chiedere che facesse cessare gli attacchi dei Latini, anche questi alleati dei romani.

Le notizie dell'ambasceria sannita arrivò ai Latini, che si sentivano pronti per chiedere pari diritti ai romani[2].

« Se i Romani sono davvero nostri consanguinei (di questo in passato ci si vergognava, mentre adesso è motivo di vanto), se con 'esercito alleato' essi davvero intendono un esercito che unito al loro raddoppi le forze di ciascuno, da non impiegare se non per avviare o concludere guerre comuni, allora perché non siamo uguali in tutto? Perché uno dei due consoli non tocca ai Latini? Là dove c'è una partecipazione di forze dovrebbe esserci anche partecipazione di autorità. E questo, per altro, non sarebbe particolare motivo di vanto per noi: in fondo, abbiamo già accettato che Roma fosse capitale del Lazio! »
(Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 4.)

Fu inviata una delegazione al Senato Romano per chiedere la formazione di una singola repubblica tra Roma ed il restante Latium, con un'equiparazione delle popolazioni dello stesso. I latini chiesero inoltre che un console fosse latino. Ma Roma, che era stata la città-guida nella Lega Latina, rifiutò le loro proposte sdegnosamente, dando il via alla guerra[3].

Guerra latina[modifica | modifica wikitesto]

I romani portarono il primo attacco nei pressi del Vesuvio, nel punto in cui la strada portava al Veseri[4]. Guidati dai due consoli Publio Decio Mure e Tito Manlio Imperioso Torquato, sconfissero i Latini nella sanguinosa battaglia del Vesuvio, dove Publio Decio Mure morì in battaglia[5].

I Latini, che avevano subito pesantissime perdite (solo un quarto dei partecipanti alla battaglia era riuscito a scappare[6]), ripararono a Minturno, mentre il loro campo veniva preso dai romani.

Sotto la spinta del loro comandante Numisio, i Latini riuscirono a riorganizzarsi, grazie all'arrivo di forze fresche dai popoli Latini e Volsci, ma furono nuovamente sconfitti da Tito Manlio nella battaglia di Trifano[7].

L'anno successivo, consoli Tiberio Emilio Mamercino e Quinto Publilio Filone, i Latini, ribellatisi nuovamente, furono ancora una volta sconfitti nella battaglia della pianura Fenectana. Posto l'assedio alla città di Pedo, il console Tiberio Emilio tornò a Roma, e il conflitto languì fino all'entrata in carica dei due consoli dell'anno successivo[8].

Consoli Lucio Furio Camillo e Gaio Menio Publio, i romani ripreso l'assedio di Pedo. Giunti alla battaglia campale, i romani sconfissero gli abitanti latini di Pedo, a cui si erano uniti anche i Tiburtini e Prenestini. Presa Pedo, i due consoli espugnarono ogni singola città latina del Lazio che si era ribellata, ottenendo la definitiva sconfitta dei Latini e la fine della guerra latina[9].

Per questa loro impresa, ai due consoli, fu concesso l'onore del trionfo e nel foro furono collocate statue che li raffiguravano a cavallo[10].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del Latium vetus, della Campania e del Sannio, teatro della guerra latina.

Come conseguenza della cessazione delle ostilità, il Senato romano decise del destino di ogni singola città latina per quello che era stato il suo comportamento nei confronti di Roma[11], mitigato dalla necessità di pacificare la regione.

Ai Lanuvini, Aricini, Nomentani e Pedani venne concessa la cittadinanza romana e furono lasciati i culti religiosi, ai Tuscolani fu permesso di mantenere gli stessi diritti civili goduti in passato, ai Veliterni furono rase le mura della città e ne furono allontanati i Senatori, ad Anzio fu insediata una nuova colonia romana, fu concessa la cittadinanza, ma le navi furono sequestrate, i Tiburtini e Prenestini vennero privati del territorio, mentre agli altri popoli latini venne negato il diritto di esercitare mutui scambi commerciali, di contrarre matrimoni misti e di tenere delle assemblee comuni[12]. Di fatto venne a cessare la Lega Latina.

Per quanto riguarda gli altri popoli, si decise che venisse concessa la cittadinanza, senza diritto di voto, ai Cavalieri Campani, per aver rifiutato di unirsi ai Latini, agli abitanti di Fonda e di Formia, per aver permesso il passaggio degli eserciti romani, Cuma e Suessula furono private del territorio, come era accaduto per Capua.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • William C. Morey, Outlines of Roman History, New York, Cincinnati, Chicago: American Book Company (1901) (through Forum Romanum)
  • Theodor Mommsen, History of Rome (through Classic Literature)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 2.
  2. ^ Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 3.
  3. ^ Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 4-6.
  4. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 8.
  5. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 9-10.
  6. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 10.
  7. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 11.
  8. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 11.
  9. ^ Tito Livio, Ab urbe condita libri, VIII, 13.
  10. ^ Tito Livio, Ab urbe condita libri, VIII, 13.
  11. ^ Tito Livio, Ab urbe condita libri, VIII, 14.
  12. ^ Tito Livio, Ab urbe condita libri, VIII, 14.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]