Ausoni

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Gli Ausoni erano una popolazione osca (anche se relitti linguistici testimoniano che appartenessero allo stesso gruppo italico dei Latini, il latino-falisco[senza fonte]) stanziata nell'Italia meridionale. Poche e frammentarie sono le testimonianze che ci sono giunte da alcuni storici greci e latini.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime colonie greche, stanziatesi nel territorio italiano, incontrarono tre principali popolazioni: Ausoni, Enotri e Japigi. [senza fonte]

Di origine indoeuropea, gli Ausoni, esistevano già intorno al 1600 a.C., cioè all'inizio del Bronzo medio. L'Ausonia era il loro territorio, si estendeva dal basso Lazio fino alla Calabria, abitavano le terre della Campania fino al fiume Sele; gli Enotri vivevano nel territorio a sud e gli Japigi nell'attuale Puglia (ad essi si affiancava un'altra popolazione enotria, quella dei Choni). Fra queste, quelle degli Ausoni e degli Enotri rappresentano, secondo le fonti, le più antiche popolazioni italiche dominanti ed avevano nell'VIII secolo a.C. ormai raggiunto una loro stabilità territoriale.

Secondo la tradizione mitologica, verso il 1400 a.C. un gruppo di Ausoni guidato da Liparo[1] avrebbe raggiunto l'isola eoliana di Lipari e vi si sarebbe stabilito fondandovi una città chiamata Lipara (forse nel più volte riutilizzato sito del Castello di Lipari) ed uno stato che si mantiene lì dal 1240 all'850 a.C., per poi essere distrutto violentemente e non più ricostituito. Attorno al 1270 a.C. una parte del popolo ausonico sarebbe emigrata dalla Campania in Sicilia.[2].

Quadri etnologici della sopra citata Ausonia del VII secolo a.C. la vedono abitata dagli Osci, popolo italico differenziato in popolazioni con dialetti e territorialità proprie, tra cui gli Ausoni che occupavano i soli versanti meridionali dei Monti Ausoni e dei Monti Aurunci. Spesso vengono confusi con gli Aurunci, in realtà, quantomeno nelle origini, pur avendo stirpe comune furono due popolazioni distinte. Vi è da aggiungere che Strabone racconta che il territorio della pianura Pontina costituì l'antico insediamento del popolo degli Ausoni, i quali occupavano la costa fino alla Campania, ma che in seguito venne occupata dagli Osci (identificabili con i Volsci).[3]


Intorno al IV secolo a.C. gli Ausoni e gli Aurunci entrarono in contatto con i Romani schierandosi apertamente contro di essi e alleandosi con i Sanniti, anch'essi di lingua osca. Tale alleanza risultò fatale: le città della Pentapoli Aurunca (Ausona, Vescia-Sessa, Minturnae, Sinuessa e Veseris, ma su localizzazione ed appartenenza esistono varie controversie) e con esse Capua e Nola, vennero annientate con estrema ferocia, dopo anni di battaglie e sanguinose guerre.

Le fonti storiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Popoli dell'Italia antica, Storia della Calabria, Storia di Reggio Calabria, Enotri, Itali, Morgeti e Siculi.

Dionigi di Alicarnasso (1 11,2-4; 12,1):

Gli Arcadi, primi tra gli Elleni, attraversato l'Adriatico si stanziarano in Italia, condotti da Enotro, figlio di Licaone, nato 17 generazioni prima della guerra di Troia..., giunse all'altro mare, quello che bagna le regioni occidentali d'Italia. Questo si chiamava Ausone dagli Ausoni che abitavano le sue rive;... e fondo' sulle alture piccoli centri abitati vicini gli uni agli altri, secondo la forma di insediamento consueta tra gli antichi. E la regione occupata, che era vasta, fu chiamata Enotria ed enotrie tutte le genti su cui regnò[4].

Da questi pochi frammenti ricaviamo che gli Ausoni erano stanziati in Calabria già intorno al XVI secolo a.C. (una generazione è pari a 30 anni circa).

Strabone (VI 255) ne da conferma allorquando indica gli Ausoni come i fondatori della città di Temesa (citata anche da Omero nell'Odissea)[5].

Secondo Diodoro Siculo gli Ausoni erano stanziati nel territorio Calabrese.

E Catone (Origini III) li pone anche a Tauriano[6].

La tribù dei Pelleni nei pressi dell'odierna Crotone è di stirpe ausone (Licofrone, Alessandra, vv.910-929).

Ellanico di Lesbo (riportato da Dionigi di Alicarnasso (I 22,3), narra che tre generazioni prima della guerra di Troia (quindi attorno al 1270 a.C.), gli Ausoni furono scacciati dagli Iapigi. Sotto la guida di Siculo, loro re, approdano nella vicina Sicania[7].

Secondo Antioco di Siracusa (anch'esso riportato da Dionigi di Alicarnasso (I 22,5)), invece, sono gli Enotri a spingere gli Ausoni in Sicania, i quali ivi giunti cacciano i barbari (Sicani) dall'isola[8].

(Tito Livio, AB Urbe condita, IX,25)

I consoli, partiti da Sora, portarono la guerra nel territorio e nelle città degli Ausoni.
Infatti con l'arrivo dei Sanniti quando si era combattuto presso Lautulae, tutto si era messo in moto, ed in giro ovunque in Campania ci furono cospirazioni, né Capua stessa fu esente da sospetto; che anche a Roma si arrivò perfino ad un inizio di inchieste.
La gente degli altri Ausoni venne in potere (dei Romani) per il tradimento delle loro stesse città, come nell'episodio di Sora.
Ausona, Minturnae e Vescia erano le città dalle quali i giovani più importanti, in numero di dodici, congiurati a tradire le loro città, vennero dai consoli.
Spiegano che i loro concittadini già da prima desiderando la venuta dei Sanniti, come seppero che c'era stata battaglia a Lautulae, ritennero i Romani vinti, e aiutarono con soldati ed armi i Sanniti; spiegavano che messi invece i Sanniti in fuga, conducevano una pace incerta, non chiudendo le porte ai Romani, per non farsi dichiarare guerra, sicuri di chiuderle se l'esercito si fosse avvicinato; in questa incertezza degli animi potevano essere vinti mentre non erano accorti.
Su loro proposta, l'accampamento fu spostato più vicino, e nello stesso tempo intorno alle tre città furono mandati soldati: una parte armati che nascosti minacciassero i luoghi vicini alle mura, una parte vestiti con toga con i gladi coperti dalle vesti che entrassero in città la mattina all'apertura delle porte.
Questi allo stesso tempo iniziarono a trucidare i custodi, e allo stesso tempo fu dato un segnale agli armati perché accorressero dai nascondigli.
Così le porte furono occupate e le tre città, nella stessa ora e con lo stesso stratagemma furono catturate; ma poiché l'attacco fu portato in assenza dei condottieri, non ci fu nessuna misura nelle stragi e la gente degli Ausoni fu distrutta, per un crimine di defezione a malapena certo, come se avesse combattuto strenuamente in guerra.


Tito Livio nella sua opera "storia di Roma", narra che nel 337 a.C. gli Ausoni o Aurunci, sconfitti dai Sidicini dovettero rifugiarsi nella vicina città Sinuessa, da allora denominata Sessa Aurunca[9].

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Parco di Roccamonfina[modifica | modifica wikitesto]

Sulla sommità del Monte La Frascara (quota 928 metri) si trovano le mura megalitiche di una struttura militare, oggi immersa in un fitto castagneto: le mura sono costituite da grossi blocchi di pietra di dimensioni anche molto variabili da 53 cm a 2,10 m, con un perimetro poligonale di circa 180 metri, che racchiude un'area di circa 2.500 metri quadrati. Le mura potrebbero risalire alla civiltà Ausona.

Miti e Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Re degli Ausoni era Ausone, figlio di Ulisse e della maga Circe (secondo altri figlio di Ulisse e della ninfa Calipso). Figlio di Ausone era Liparo (da cui il nome delle isole Lipari) (Diodoro Siculo).

Altra legenda vuole che Ausono fosse figlio di Italo, re degli Enotri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Diodoro Siculo (V.7).
  2. ^ Luigi Bernabò Brea[senza fonte]
  3. ^ Strabone, Geografia, V, 3,6.
  4. ^ Dionigi di Alicarnasso 1 11,2-4; 12,1
  5. ^ Strabone VI 225
  6. ^ Catone Origini III
  7. ^ Ellanico di Lesbo, Dionigi di Alicarnasso I 22,3
  8. ^ Antioco di Siracusa, Dionigi di Alicarnasso I 22,5
  9. ^ Tito Livio narra nel 337 a.C.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Tito Livio: Ab Urbe condita

Letteratura etnografica[modifica | modifica wikitesto]

  • Ettore M. De Juliis, Magna Grecia, Bari, Edipuglia, 1996, ISBN 88-7228-158-X.
  • Antonio Sciarretta, Gli Italici occidentali in Toponomastica d'Italia. Nomi di luoghi, storie di popoli antichi, Milano, Mursia, 2010, pp. 92-112, ISBN 978-88-425-4017-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]