Enotri

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Gli Enotri sono un'antica popolazione dell'Italia preromana stanziata, attorno al XV secolo a.C., in un territorio di notevoli dimensioni, che da questi prese il nome, Enotria (dal nome di Enotro figlio di Licaone), comprendente le attuali Campania meridionale, parte della Basilicata e la Calabria. Dionigi di Alicarnasso dice che gli Enotri, sono i più antichi colonizzatori provenienti dalla Grecia.[1]

Etnonimo[modifica | modifica wikitesto]

Incerta è l'origine del nome, questione ancora aperta che ha alimentato numerose dispute storiche e filologiche. Alcuni diedero al nome il significato di “terra del Sud” in contrapposizione all'Etruria, che secondo gli stessi significherebbe “terra del Nord”.[senza fonte]

Altri lo attribuirono all'uso di denominare la terra ed il popolo su di essa insediato dalla caratteristica produttiva del suolo, quindi Enotria sarebbe “terra ove si coltiva la vite e si produce il vino”.[senza fonte]

Altri, ancora, forti della consuetudine antica delle popolazioni italiche di individuare il popolo con il nome del loro capo, individuarono un Enotro, indigeno o no, Re o Giudice, principale artefice e protagonista delle gesta fondative e costitutive del suo popolo.[senza fonte]

Gli Enotri[modifica | modifica wikitesto]

Altri, infine, propensi alla tesi dell'espansione delle civiltà per migrazioni piuttosto che per naturale sviluppo autoctono, derivarono il nome da quello di Enotro, principe dell'Arcadia, eroe mitico figlio di Licaone, sbarcato sulla riva ionica dell'istmo con il fratello Peucezio, protagonista di una colonizzazione greca avvenuta diversi secoli prima di quella “storica” ad opera degli Achei e dei Dori.[2] Re degli Enotri, succedendo agli Itali, Morgeti e ai Siculi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Popoli dell'Italia antica, Storia della Calabria, Storia di Reggio Calabria, Storia di Catanzaro, Ausoni, Itali, Morgeti e Siculi.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

In mancanza di fonti dirette, le vicende storiche degli Enotri, come di altri popoli preromani, possono essere ricostruite unicamente sulla base delle notizie fornite da autori posteriori greci e romani, dei dati della toponomastica e dell'archeologia. Gli Enotri sarebbero giunti in Italia alle soglie dell'Età del ferro (XI secolo a.C.), e si distinsero in tre rami Itali, Morgeti e Siculi.[3][4]

Gli antichi storici Greci li dicevano provenire, all'inizio dell'Età del Ferro ((XI secolo a.C.), dalla Grecia insieme ad altri popoli dello stesso gruppo etnico[5][6] attraverso il Canale d'Otranto. Per gli storici romani, furono di antica stirpe greca del Peloponneso (XV-XII secolo a.C.),[7] e per lo storico siceliota Antioco di Siracusa furono il primo popolo antico in Italia di cui si ebbe notizia.[8]

Secondo una visione continuista[9], gli Enotri rappresenterebbero il ramo meridionale di uno strato etno-linguistico molto antico e diverso da quello protolatino, che avrebbe occupato l'area tirrenica dalla Liguria alla Sicilia (strato ligure-sicano).

Il glottologo e linguista italiano Giacomo Devoto ne ipotizzò un'origine Balcanica proto-Illirica[10]. In ogni caso, stando ad Antonino Liberale (autore greco del II secolo d.C.), il loro arrivo provocò la fuga degli Elimi in Sicilia.

Dagli Enotri, si sarebbero poi distinte le popolazione degli Itali, Morgeti e Siculi.[11]

« Così quelli che erano Enotri, diventarono Siculi, Morgeti, Itali »
(Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I, 12.3 vg)

Nel territorio collinare di Roscigno, a quasi due chilometri del centro abitato, si trova il sito archeologico del Monte Pruno, si trova un esteso pianoro su cui era sorto un vasto insediamento degli Enotri e Lucano datato VII al III secolo a.C.

Dagli Ausoni agli Enotri[modifica | modifica wikitesto]

Dionigi di Alicarnasso (1 II, 2-4; 12,1 vg), nelle fonti storiche.

« Gli Arcadi primi tra gli Elleni, attraversato l'Adriatico si stanziano in Italia, condoto da Enotro, figlio di Licaone, nato 17 generazioni prima della guerra di Troia... giunse all'altro mare, quello che bagna le regioni occidentali d'Italia. Questo si chiama Ausonia dagli Ausoni che abbitavano le sue rive;... e fondò sulle alture piccoli centri abitati vicini gli uni gli altri, secondo la forma di insediamento consuete dagli antichi. E la regione occupata, che era vasta, fu chiamata Enotria ed enotrie tutte le genti su cui regna »

Da questa citazione di Dionigi di Alicarnasso, ricaviamo che gli Ausoni[12] erano gente del regno degli Enotri, e che erano stanziati in Calabria, nella zona di Reggio Calabria già intorno al XVI secolo a.C, e Catanzaro.

Strabone (VI 225 vg) ne da conferma e indica gli Ausoni come fondatari della città di Temesa (citata anche da Omero nell'Odissea).

Secondo Catone (origini III vg) li pone anche a Tauriana (l'attuale Palmi).

E Diodoro Siculo dice che gli Ausoni erano stanziati nel territorio di Reggio Calabria.

La città di Chone (l'attuale Cirò), si trova nel territorio dell'alto Ionico calabrese, era abitato dalla popolazione degli Enotri-Choni.

La Città di Crotone, era abitata da popolazione enotra.

La Calabria fu detta Italia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i Greci,la regione sarebbe stata abitata, prima della colonizzazione, da più comunità, tra cui gli Ausoni-Enotri (coltivatori della vite), che furono gli Itali, Morgeti, Siculi, i Choni. E proprio dal mitico sovrano Italo[13], la Calabria fu detta "Italia". Ma chi era in realtà, Italo? Solo una figura mitologica e leggendaria, o un vero e proprio fondatore del primo assetto politico ed etnico della Calabria? Ormai i ricercatori propendono per la seconda ipotesi, collocando la presenza di Re Italo nella prima metà del XV secolo a.C. Antioco di Siracusa, considerato il primo storico dell'Occidente ce lo raffigura come "Un Re buono e saggio, capace di sottomettere le popolazioni vicine facendo uso di volta in volta della persuasione e della forza", Italo il Re degli Enotri che mutarono il loro nome in Itali, suo figlio Italo Morgete, da lui furono detti Morgeti (San Giorgio Morgeto).

Arrivo degli Enotri a Reggio Calabria e il nome Italia[modifica | modifica wikitesto]

Si era dunque formato nei secoli anteriori allo sbarco dei greci un agglomerato più ampio con il nome di Rhegion (Ρηγίων), e prima ancora noto come Erythrà (Ερυθρά), abitato in epoche diverse da popoli appartenenti alle stirpi degli Ausoni, degli Enotri e infine degli Itali-Morgeti.

Dionigi di Alicarnasso e Diodoro Siculo ci dicono che gli Ausoni erano stanziati nella zona di Reggio già intorno al XVI secolo a.C. Mentre gli Itali, secondo molte fonti tra cui lo stesso Dionigi di Alicarnasso, Tucidide e Virgilio, dicono che questi ultimi erano un ramo degli Enotri, e che i Morgeti non avevano seguito la maggioranza del loro popolo nel passaggio alla vicina Sicilia (dando poi il loro nome all'isola).

Il piccolo nucleo rimasto al di qua dello Stretto era stato governato da un Re-Patriarca che con saggezza e generosità aveva conquistato il cuore dei propri sudditi, entrando nella leggenda popolare e nel mito come Re Italo (suo figlio Morgete fu Re dei Morgeti). Alla sua morte i sudditi avevano deciso di assumere il nome di Itali. E con il tempo il territorio della punta dello stivale prospiciente lo Stretto aveva preso il nome di "Italia".

« Italo, uomo forte e savio. »
(Dionigi di Alicarnasso)
« Quella regione fu chiamata Italia da Italo, re arcade. »
(Tucidide)
« Nell'Italia vi sono ancora dei Siculi e il paese fu chiamato Italia da Italo, un re dei siculi che aveva questo nome. »
(Tucidide, Storie VI,4,6)
« Dagli Enotri cólta, prima Enotria nomossi: or, com'è fama, preso d'Italo il nome, Italia è detta. »
(Virgilio, Eneide III, 164)

Secondo altre fonti questo nome era legato a una delle fatiche di Eracle contro Gerione. Certo è però che l'arrivo dei greci non fece scomparire tale nome, anzi si espanse offrendo una illuminante testimonianza della straordinaria mescolanza di culture, tradizioni e riti religiosi tra le popolazioni autoctone e i nuovi arrivati che si realizzò con l'arrivo dei greci. Da una felice combinazione di diverse culture quindi scaturì quella tipica civiltà meticcia dei Greci d'Occidente, che più tardi si sarebbe guadagnata la definizione di Magna Grecia.

Con il passare del tempo il nome Italia si consolidò nell'uso comune cominciando a definire gli abitanti delle città-stato del Mezzogiorno prima come Italioti, poi Italici con l'arrivo dei Romanie, solo molto tempo dopo avrebbe risalito la penisola per definirla "Italia" nella sua interezza con la conquista della Gallia Cisalpina da parte di Giulio Cesare.

Arrivo degli Enotri a Catanzaro e il nome Italia[modifica | modifica wikitesto]

Intorno al X secolo a.C., giunsero nell'area catanzarese gli Enotri, che da un secolo circa si stavano stabilendo in Italia. L'integrazione con le popolazioni locali fu pacifica e consentì un ulteriore aumento della popolazione soprattutto sulla costa. Alcuni ritrovamenti di antiche necropoli con iscrizioni riconducibili a questo popolo, sono avvenuti nell'attuale quartiere Germaneto, in un'area adiacente all'antica Scolacium lungo il fiume Corace[14]. In questo periodo l'intero istmo di Catanzaro fu dominato dagli Enotri, capeggiati dal Re Enotrio Italo, che si stanziò definitivamente nella terra tra i due golfi, come affermano chiaramente Antioco da Siracusa e Aristotele:

« "L'intiera terra fra i due golfi di mari, il Nepetinico e lo Scilletinico, fu ridotta sotto il potere di un uomo buono e saggio, che convinse i vicini, gli uni con le parole, gli altri con la forza.

Questo uomo si chiamò Italo che denominò per primo questa terra Italia. E quando italo si fu impadronito di questa terra dell'istmo, ed aveva molte genti che gli erano sottomesse, subito pretese anche i territori confinanti e pose sotto la sua dominazione molte città". »

(Antioco di Siracusa V secolo a. C.)
« Italo, re degli Enotri, da lui in seguito presero il nome di Itali e Italìa l'estrema propaggine delle coste europee polo a delimitata a Nord dai golfi [di Squillace e di S.Eufemia], di lui dicono che abbia fatto degli Enotri, da nomadi che erano degli agricoltori stabili, e che abbia imposto loro nuove leggi, istituendo tra l'altro per primo le sissizie »
(Aristotele, Politica, VII, 10, 2-3)

Il reale motivo per cui gli Enotri si stabilirono definitivamente in quest'area fu la sconfitta subita dai Lucani, in Puglia, Basilicata e Calabria settentrionale che spinsero questo popolo a scendere fino ad occupare parte della Calabria centro-meridionale fino all'attuale zona della piana di Gioia dove presero il nome di Ausoni da Re Siculo Ausone[15] figlio di Re Enotrio Italo.

Secondo Strabone,Italo fu il fondatore di Pandosia Bruzia, la capitale del suo Regno ,probabilmente da identificare con la città odierna di Acri.

Dall'arrivo dei Greci al V secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

Il sopraggiungere dei Greci con i primi insediamenti stabili come Metaponto, sorta su uno indigeno (Metabon), confinò gli Enotri nell'entroterra. Da queste posizioni iniziarono una guerra di logoramento infinita con le colonie della Magna Grecia che riuscirono più volte a saccheggiare. Dal V secolo a.C. in poi scomparvero sotto la pressione delle genti sabelliche. [senza fonte]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Vera, probabile o falsa che sia stata l'ipotesi della origine greca del loro eroe capostipite, certo è che l'elemento indigeno, così come sarà durante la colonizzazione storica degli Achei e sempre nella storia di tutti i popoli, giocò un ruolo fondamentale nello sviluppo di una civiltà che costituì l'embrione di quella magnogreca poi, romana dopo e occidentale infine.

Organizzazione politica[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione politica degli Enotri fu prevalentemente di tipo oligarchico – monarchico e, soprattutto federativo.Più villaggi, correlati tra loro da vitali interessi, costituirono e fondarono le “città”, nelle quali risiedevano le più alte istituzioni politiche e religiose: il “capo” e il “sacerdote”.

Il capo assumeva il comando militare e disponeva della vita e della morte dei suoi sudditi in tempo di guerra; in tempo di pace attendeva al governo della comunità con “paterna” cura, amministrando la giustizia e organizzando le attività cittadine. Assurto al potere per le peculiari attitudini al comando o per le riconosciute superiori autorità e competenze, inizialmente trasmetteva il potere per retaggio in seno alla propria famiglia, che diventava ancorpiù potente per il prestigio e le ricchezze accumulate nell'esercizio del potere medesimo. Poi, con l'irrobustirsi del tessuto sociale del gruppo e con l'affermarsi di nuove, diverse e articolate supremazie, il diritto ereditario veniva affievolendosi lasciando spazio ad un sistema elitario tramite il quale la scelta veniva effettuata nell'ambito del “consiglio dei principi”, cioè dei rappresentanti delle famiglie più ricche e prestigiose. [senza fonte]

Tale Consiglio, oltre che ad esprimere nel suo seno il capo, divenuto “primus inter pares”, collaborava con questi nel governo ordinario, attenuandone notevolmente il potere individuale.

“L' Assemblea dei cittadini liberi” non aveva altra funzione o diritto che apprendere le decisioni del Capo e del Consiglio per eseguirne i deliberati. Più città, probabilmente dodici, come in Arcadia e come più tardi nella stessa Enotria diventata, o ridiventata, Bruzio, erano “federate” tra di loro, individuando un popolo, riconosciuto e caratterizzato da uniformità di costumi, religione, interessi, ambiente, idioma, guidato da un “sommo capo”, anch'egli primus inter pares, fra i dodici capi delle singole città. [senza fonte]

Veniva chiamato in momenti di pace “MEDDIX TUTICUS”, cioè giudice supremo, e amministrava la giustizia, le attività economiche e gli interscambi tra le diverse città, nonché i fatti più importanti che potevano interessare una singola città. Veniva assistito e collaborato dal Consiglio dei dodici rappresentanti delle città federate. Assumeva ogni potere, diventando re e condottiero nei momenti di guerra o di gravissima crisi interna.

I Principi avevano la responsabilità del governo all'interno delle singole città; davano conto del loro operato all'Assemblea dei cittadini, la rappresentavano nel Consiglio di federazione, trasmettevano alla propria città le decisioni del Consiglio federale e del capo supremo.

La classe sacerdotale, quando e se non si immedesimava con quella dominante, esercitava il ruolo fondamentale di mediazione del potere del Capo nei confronti del popolo, che grazie ad essa, accettava, subiva, manteneva e salvaguardava il potere istituito. Gelosa depositaria dei “segreti” della scienza, dell'economia e della cultura, costituiva il riferimento costante del potere civile stesso e di ogni importante decisione.[senza fonte]

Incerta è la figura del “cittadino enotrio” . In tempo di democrazia, assumeva a rotazione le cariche locali, partecipava alle assemblee, eleggeva il consiglio locale all'interno del quale veniva individuato il “lucumone”. In tempo di oligarchia, attendeva alle pubbliche funzioni secondo gli ordini e le decisioni del “principe” e del suo apparato burocratico.[senza fonte]

Ecateo da Mileto li descrive come un popolo di montanari, dedito alla pastorizia, che rese abitata ogni contrada della fertile terra di Ausonia.

Polibio li dice un popolo in possesso di “ogni virtù, per onestà di costumi, benignità della natura, ospitalità verso tutti, e diverso dagli altri greci per colpe e crudeltà; notevole per religioso rispetto verso gli dei”.

Virgilio declama l'Enotria “terra antica, potente in armi e feconda, gli Enotri la coltivarono, ora è fama che i posteri la chiamarono Italia, dal nome del loro signore”.

In quanto popolo di pastori doveva godere di grande stima e rispetto, perché nell'antichità la figura del pastore era portatrice di attributi straordinari di potenza e di saggezza. Infatti, pastore era il grande re di Creta Minosse, pastori erano i primi capi dei villaggi e delle città; pastore era ritenuto Zaleuco, il grande legislatore di Locri; gli abiti del pastore, nei canti omerici, erano vestiti dagli eroi e dalle divinità.

In quanto pastori, abitarono le zone alte e aspre della catena costiera, con propensione più verso le ubertose colline interne che verso le strette e aride coste di questo lembo tirrenico. Per esercitare la pastorizia, disboscarono le colline e le lussureggianti e strette valli che, unitamente alle gole profonde ed alle aspre montagne, costituivano originariamente, in un tutt'uno, un'uniforme distesa boschiva.

Il disboscamento e l'acquisizione dei “misteri” della fecondazione della terra, in un ambiente naturale quanto mai propizio, crearono le premesse per un'agricoltura ricca di messi e di frutti. La fecondità di questi luoghi di Ausonia, “terra che ogni cosa aumenta”, che moltiplica i semi ed i frutti, ben presto li attirò all'agricoltura e, quindi, all'artigianato, agevolato quest'ultimo dalla ricchezza e dalla qualità delle cave di argilla, dai primi scambi e baratti, dalle prime leggi comportamentali, dagli ordinamenti articolati di una cultura che si faceva sempre più tipicamente urbana.

Sono descritti pacifici e operosi, a volte forti e bellicosi, tal altre austeri e magnanimi, sempre, però, ospitali come nessun altro, certamente seppero essere gli uni e gli altri a seconda delle diverse circostanze politiche.[senza fonte]

Omero, che li descrive in uno stadio di civiltà avanzato, quando già il re Italo li aveva convertiti all'agricoltura ed i traffici tra Asia, Africa ed Europa li avevano collocati nel pieno centro di un turbinio di ricchezze e di idee, discorrendo del popolo dei Feaci, popolo che si ritiene idealizzazione poetica degli Enotri, li descrisse quanto mai felici, soprattutto perché vicini al regno degli dei. Le cime dei monti, per gli antichi, erano i luoghi di contatto e di convegno con le proprie divinità celesti e, per il cantore di Odisseo, il popolo che abitava le montagne e le alture doveva godere dell'inestimabile e mirabile dono di essere un “prescelto” dagli dei e di essere a loro vicino e da loro favorito.

Ebbero grande rispetto verso gli Dei, specialmente verso quelli ai quali i misteri, le paure e le speranze di una natura sempre cangiante, difficile ed aspra, ma pur feconda, li conducevano. L'alto e profondo senso religioso costituì sempre il substrato informatore e la motivazione fondamentale di ogni manifestazione comportamentale. [senza fonte]

Insediamenti[modifica | modifica wikitesto]

Dionigi di Alicarnasso scrive che gli Enotri si stabilirono in diversi piccoli centri contigui, preferendo per questi le zone elevate rispetto a quelle pianeggianti.[16]

Nelle zone interne del Cilento la popolazione indigena degli Enotri abitava intorno alla prima metà del VI secolo a.C. prima di essere sopraffatta dal popolo dei Lucani. Un tipico insediamento Cilentano del popolo degli Enotri si può osservare e studiare nel comune di Roscigno (SA) in località Monte Pruno dove nel 1938 venne rinvenuta una sepoltura con ricchissimo corredo funebre, la "Tomba di Monte Pruno".

Altro insediamento enotrio è venuto alla luce nella campagna di scavi del 1991-1995, a cura della Soprintendenza Archeologica della Calabria, nel Comune di Tortora (CS) in località San Brancato, alla foce del fiume Noce; in particolare è stata rinvenuta una necropoli con 38 deposizioni risalenti al periodo metà VI - metà V secolo a.C., con abbondante corredo funerario di vasi e monili (in parte esposti al museo archeologico di palazzo Casapesenna a Tortora Centro) e una stele litica con iscrizione bustrofedica in una lingua simile all'osco e caratteri achei[17]. Tracce dell'abitato enotrio sono venuti alla luce sul colle Palècastro di Tortora nel corso della campagna di scavi 2001-2005[18].

Ulteriori segni di stanziamenti di questa antica popolazione italica sono stati rinvenuti nella località Colle dei Greci, nel territorio comunale di Latronico. A seguito di diverse campagne di scavi sono state individuate diverse necropoli, con ritrovamenti di vasi di tipo greco, spade, pugnali, fuseruole, alari, statuette, elmi, ambre, bacili in bronzo. Estremamente interessante il ritrovamento di una sepoltura completa di scheletro risalente a 2500 anni fa.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Diritto[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Omero la descrisse come la terra dell'"Eldorado", autentico paradiso terrestre, il cui solo nemico e pericolo fosse l'agguato dell'irascibile scuotitore Poseidone.

La terra degli Enotri fu ricca di ogni bene. Le montagne, la Catena Costiera e la Sila, “ingens” e “magna” (Virgilio) con foreste di alberi giganteschi, erano la delizia dei cacciatori per la bontà, la varietà e l'abbondanza di prede; le loro pinete davano legname ottimo per qualsiasi uso (Dionigi di Alicarnasso), soprattutto per la costruzione di edifici e di navi e la pece silana, resinosa, lucente e grassa, ottima per il trattamento dei vasi vinari e usata anche per medicamento, richiestissima in tutto il bacino del Mediterraneo.

Le colline con folti e fruttiferi castagneti, querceti e uliveti offrivano copiosamente e spontaneamente i loro prodotti, essenziali al regime alimentare del tempo (farine, ghiande, olio). Le valli e i dolci pendii, ben soleggiati e ventilati, erano fecondi di abbondanti messi, di verdi pascoli, di frutteti sempre maturi, di vigneti rinomatissimi per le varietà diverse, da cui si producevano vini squisiti.

I fiumi ed i mari, molto pescosi, offrivano all'economia del tempo una validissima integrazione. La lana, abbondantemente prodotta dagli armenti, forniva i numerosi telai per la confezione di raffinati tessuti.

Dalle sue viscere effluivano sale, oro, argento e rame (Temesa, nota sin dai tempi omerici, sita alla foce del Savuto o nei pressi di Fiumefreddo Bruzio o in località Casalini di S.Sosti, era il maggiore centro di scambio e produzione del rame) in quantità sufficiente ai bisogni del tempo e, forse ancora oggi, potrebbero nascondere ricchezze imprevedibili.

Le falde occidentali del Cocuzzo offrivano pietre preziose e minerali importanti. Contrariamente alla opinione invalsa fino a qualche decennio fa, ma conformemente alle recenti scoperte archeologiche e alle analisi più attente ed obiettive, si può affermare che gli Enotri raggiunsero un discreto livello di civiltà e vantarono non comuni ricchezze già prima dell'avvento dei Greci durante la “colonizzazione storica”.

Posti alla convergenza di importanti flussi commerciali del Mediterraneo, ebbero modo di venire a contatto con le civiltà più antiche e progredite dell'Asia, della Fenicia e dell'Egitto, indo – europee, balcane, micenea e greca. L'evoluta civiltà eolica, ben conosciuta e studiata, non mancò di contaminare ed integrarsi con la dirimpettaia costa continentale, tramite, pacifico e sicuro, dei contatti micenei.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

In quale misura e con quale ruolo furono coinvolti in questo mirabile turbinio di culture, purtroppo, per la scarsità di dati storici e archeologici, non è ancora dato di sapere; però, si può ben capire che, anche se interessati solo marginalmente e sporadicamente, gli abitatori di questi luoghi, certamente, ebbero occasioni sufficienti per apprendere moltissimo in ogni campo di attività: nell'arte, nell'architettura, nelle lettere, nelle attività produttive, nell'organizzazione politica, nei costumi, nelle scienze, nella filosofia, nella religione.

Dai canti omerici, che giorno dopo giorno acquistano sempre più valore storico, dagli autori più stimati dell'antichità, dalle recenti scoperte archeologiche si intravedono popolazioni italiche culturalmente e civilmente progredite sin dai tempi dell'Odisseo.

Dal profitto, dall'espansione, dai vertici toccati dall'incontro di questa civiltà con quella achea, si intuisce quale inestimabile ruolo rivestirono queste popolazioni indigene in quello straordinario sviluppo segnato dal periodo magnogreco. Se a Crotone Pitagora, Democede, Alcmeone e Milone, a Reggio Clearco, a Locri Zaleuco e Nosside, a Eraclea Zeusi,…….., se in tutta la Calabria costoro e tantissimi altri eccelsero in ogni campo segnando qui e non altrove, più di altrove, livelli di civiltà raramente sfiorati; se Sibari, Crotone, Reggio, Locri e tante altre città italiote vissero momenti di grande splendore e ricchezza, che solo Atene conobbe, ma qualche tempo più tardi e, soprattutto, a discapito di un'area geografica notevolmente più vasta e in un arco di tempo più ampio, tutto ciò significa, inconfutabilmente, che il luogo che le ha accolte, generato, ospitato e cresciuto in grembo fu, di per sé stesso, fecondo e fortunato quanto mai, purtroppo, lo sarà più in seguito a causa della stoltezza dei suoi stessi figli e di chi li ha sprovvedutamente governato.(V.De Rose, Mendicino alla radice del mito)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità Romane I 13.2 vg
  2. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 9.11
  3. ^ Antonio Floccari storia di Cinquefrondi "
  4. ^ Antonio Floccari: Cinquefrondi [1]
  5. ^ Pausanias. Description of Greece, Arcadia, 8.3.5 (Theoi Project)
  6. ^ Dionysius of Halicarnassus. Roman Antiquities. Book I, 11-13 (LacusCurtius)
  7. ^ sedici generazioni prima della Guerra di Troia, Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I, 9.4
  8. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I, 12.3
  9. ^ Antonio Sciarretta, Liguri, Enotri e Sicani in Toponomastica d'Italia. Nomi di luoghi, storie di popoli antichi, Milano, Mursia, 2010, pp. 174-194, ISBN 978-88-425-4017-5.
  10. ^ Gianna G. Buti e Giacomo Devoto, Preistoria e storia delle regioni d'Italia, Sansoni Università, 1974
  11. ^ Magna Grecia: l'Italia meridionale dalle origini leggendarie alla conquista romana, Ettore M. De Juliis, Edipuglia srl, 1996 , pg 22.
  12. ^ http://www.summagallicana.it/lessico/a/Ausoni.htm.
  13. ^ http://xoomer.virgilio.it/hdlcam/italo.htm.
  14. ^ Maiuri, "Arte e civiltà nell'Italia antica"
  15. ^ Secondo
  16. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 12.1
  17. ^ F. Mollo, Archeologia per Tortora, Frammenti dal passato, S.T.E.S. srl, 2001
  18. ^ G.F. La Torre, Blanda Julia sul Palècastro di Tortora Scavi e ricerche (1990-2005), Di.Sc.A.M. 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Itali
Morgeti
Siculi
San Giorgio Morgeto
Roscigno
Monte Pruno
Ausoni di Enotria
Chone di Enotria