Catanzaro

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Catanzaro
comune
Catanzaro – Stemma Catanzaro – Bandiera
(dettagli)
Catanzaro – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
Amministrazione
Sindaco Sergio Abramo (PdL) dal 21/01/2013
Territorio
Coordinate 38°54′36″N 16°35′15″E / 38.91°N 16.5875°E38.91; 16.5875 (Catanzaro)Coordinate: 38°54′36″N 16°35′15″E / 38.91°N 16.5875°E38.91; 16.5875 (Catanzaro)
Altitudine 320 m s.l.m.
Superficie 112,72[1] km²
Abitanti 91 028[2] (31-12-2013)
Densità 807,56 ab./km²
Comuni confinanti Borgia, Caraffa di Catanzaro, Gimigliano, Pentone, San Floro, Sellia, Settingiano, Simeri Crichi, Tiriolo
Altre informazioni
Cod. postale 88100
Prefisso 0961
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 079023
Cod. catastale C352
Targa CZ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 1 328 GG[3]
Nome abitanti catanzaresi
Patrono San Vitaliano da Capua
Giorno festivo 16 luglio
Soprannome la Città tra i due mari
la Città dei tre colli
la Città delle tre V
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Catanzaro
Posizione del comune di Catanzaro all'interno dell'omonima provincia
Posizione del comune di Catanzaro all'interno dell'omonima provincia
Sito istituzionale
« Qui mi sento bene, anzi molto bene, perché è qui che è più bello vivere. Nella mia geografia ancora sta scritto che tra Catanzaro e il mare si trovano i Giardini delle Esperidi. »
(George Gissing, Sulla riva dello Jonio, 1901)

Catanzaro (ascolta[?·info], IPA: [katanˈʣaro][4], Catanzaru in dialetto catanzarese[5] /ˌkatan'ʦaru/, Καταστάριον, traslitterato in Katastàrion in Greco), è un comune italiano di 91 028 abitanti[2], capoluogo dell'omonima provincia e della regione Calabria.

È il secondo[6] comune della regione per popolazione ed è il centro di una area urbana che conta circa 150 000 abitanti.

Storico capoluogo dell'antica provincia di Calabria Ultra per oltre 200 anni[7], la città di Catanzaro è sede dell'Università degli Studi "Magna Græcia", il secondo ateneo calabrese per numero di iscritti[8]. Nei mesi estivi il litorale ionico da Catanzaro a Soverato è soggetto a importanti flussi turistici, soprattutto giovanili, per la presenza di numerose strutture ricettive.

Catanzaro è conosciuta come la "Città tra due mari"[9], in quanto è situata nell'istmo di Catanzaro, ovvero la striscia di terra più stretta d'Italia, dove soli 30 km separano il mar Ionio dal mar Tirreno. Ciò consente di vedere contemporaneamente, dai quartieri nord della città in alcune giornate particolarmente limpide, i due mari e le isole Eolie. È detta inoltre Città dei tre colli[10] corrispondenti ai tre colli rappresentati nello stemma civico che sono il colle di San Trifone (oggi San Rocco), il colle del Vescovato (oggi Piazza Duomo) e il colle del Castello (oggi San Giovanni).

Catanzaro era infine anticamente conosciuta, come la Città delle tre "V", riferite a tre caratteristiche distintive della città, ovvero:

("V V V" era la sigla con cui venivano identificati, sui mercati nazionali ed esteri i velluti, i damaschi ed i broccati provenienti dalla città)[11].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

CZpanorama2mari.jpg
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Panorama dei due mari visto da Catanzaro nord

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Catanzaro si affaccia sul golfo di Squillace, nel mar Ionio, dove secondo alcuni studiosi[12] si trovava il porto del regno dei Feaci, nel quale, come racconta Omero nell'Odissea, Ulisse fu accolto e raccontò la sua storia[13].

Il territorio comunale si estende dal mare fino all'altezza di circa 600 metri, La casa comunale sorge a 320 m. Comprende una zona costiera sul mar Ionio che ospita 8 km di spiaggia e un porto turistico, da qui il centro abitato risale la valle della Fiumarella (anticamente detta fiume Zaro), sede di un forte sviluppo urbanistico, fino ai i tre colli: del Vescovado, di San Trifone (o di San Rocco) e di San Giovanni (o del Castello) su cui sorge il centro storico della città e che si ricollegano con la Sila verso Nord. Per la sua particolare orografia il territorio comunale è bagnato dal mare, ma soggetto a fenomeni nevosi d'inverno.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

I corsi d'acqua principali sono il torrente Fiumarella (nel dialetto locale Hjiumareddha, anticamente detto Zaro), nel quale confluisce il torrente Musofalo, il torrente Corace (anticamente detto Crotalo), il maggiore in termini di portata d'acqua che delimita il confine comunale a sud e il torrente Alli che delimita il confine comunale a nord. Per loro natura i corsi d'acqua sono a carattere torrentizio ed hanno una scarsa portata nella maggior parte dell'anno, mentre si gonfiano dopo le piogge.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Catanzaro.
« Trovare un vero amico è così raro
come un dì senza vento a Catanzaro. »
(antico proverbio catanzarese)

Il clima di Catanzaro è tipicamente mediterraneo, è di tipo temperato, caratterizzato dalla presenza costante di fenomeni ventosi anche di forte intensità nei mesi primaverili ed autunnali.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,9 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,5 °C.

Il clima, come detto, è segnato dalla presenza del vento, anche di forte intensità, soprattutto nei mesi primaverili ed autunnali. L'intensità media annuale è di circa 4 nodi con picchi che sfiorano la media di 6 nodi nei mesi di aprile e maggio caratterizzati da forti venti di scirocco e libeccio.

Le precipitazioni medie annue si aggirano sui 1.000 mm e si distribuiscono mediamente in 87 giorni, con un prolungato minimo estivo e un picco tra l'autunno l'inverno[15].

CATANZARO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 11,5 11,7 13,2 16,1 20,9 25,0 27,8 28,1 25,1 20,5 16,3 13,2 12,1 16,7 27,0 20,6 19,1
T. min. mediaC) 6,3 6,6 7,7 10,0 14,2 17,9 20,3 20,9 18,2 14,3 10,8 7,8 6,9 10,6 19,7 14,4 12,9
Precipitazioni (mm) 144 118 114 68 39 20 13 17 51 120 119 172 434 221 50 290 995
Giorni di pioggia 11 10 10 9 5 3 2 2 6 8 9 12 33 24 7 23 87
Vento (direzione-m/s) NW
3,3
SE
3,4
SE
4,6
SE
5,8
SW
5,3
SW
4,7
SW
2,7
SE
2,8
E
4,5
E
5,0
SE
3,3
NW
2,5
3,1 5,2 3,4 4,3 4,0
Classificazione climatica: zona C

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Catanzaro.
Catanzaro, nel suo nome il segreto della seta
Trattamento di abiti in seta

Perché l'arte della seta si sia sviluppata solo a Catanzaro è un mistero ancora irrisolto, considerando il fatto che a quei tempi tutto il meridione d'Italia era sotto dominio bizantino. Secondo un recente studio, il significato stesso del nome primitivo della città, Katantzárion, potrebbe essere fatto risalire al verbo greco katartizen, il cui significato è "preparare", "confezionare" ed anche "lavorare" e denota chiaramente l'azione che appartiene ad un qualche processo preparatorio, con riferimento ad un luogo "segreto" (ant) "posto sotto" (katà) "le terrazze" (anzar) "di un monte". Laggiù (katacì) oltre il fiume Zaro, il cui accesso, consentito solo a chi conosceva il posto, era controllato dalla porta di Stratò, su cui erano presenti tutte le risorse ambientali per l'impianto di un opificio, l'acqua necessaria in tutte le fasi della lavorazione, il vento per allontanare il cattivo odore, il sole per asciugare la seta. In quel luogo occulto, gli artigiani (katartarioi) esercitavano la trattura della seta grezza (katarteon sericon) e con le loro "segrete invenzioni" per la filatura e la torcitura, preparavano il prezioso filo di seta (katartizein metaxa). La presenza di una tale struttura ovvero uno stabilimento imperiale (risalente alla prima colonizzazione), con manodopera qualificata e speciali attrezzature tecniche, nel quale potrebbero essere confluiti sia gli artigiani espulsi dalle corporazioni e mandati in esilio, sia schiavi orientali giustificherebbe lo sviluppo e la successiva affermazione dell'arte della seta nella sola Catanzaro, dove più profonde erano le radici bizantine.

Il telaio Jacquard meccanico e Giovanni il calabrese

Nel campo delle innovazioni tessili che riguardano la tessitura e la filatura, il francese Joseph-Marie Jacquard vanta l'invenzione nel 1801 un congegno frutto dell'elaborazione di precedenti progetti (la tecnica degli aghi e dei cartoni perforati di Basile Bouchon e Jean Baptiste Falcon e il cilindro di Vaucanson) destinato a rivoluzionare la produzione tessile del XIX secolo. Venne a sostituire i telai al tiro o a liccetti dove il tessitore era coadiuvato da un aiutante, spesso un ragazzo o bambino, che sollevava i licci tirando delle manopole poste su un lato del telaio.

In realtà il primo prototipo del telaio fu realizzato da un tessitore catanzarese nella seconda metà del quattrocento noto a Lione come Jean Le Calabrais, Giovanni il Calabrese. Egli fu invitato a corte da Luigi XI che aveva intenzione di impiantare la manifattura tessile di Lione. Il telaio destò grandi preoccupazioni, nel mondo operaio dei tessitori francesi e fu boicottato in diverse occasioni ostacolandone la diffusione, temendo un aumento della disoccupazione nel settore tessile. Oggi un esemplare del telaio è custodito nel museo delle arti e dei mestieri a Parigi.

Il francese Joseph Marie Jacquard, studiò il telaio di Giovanni il Calabrese e perfezionandolo, trovò il modo per migliorare ulteriormente la realizzazione dei tessuti operati. Riuscì, poi, a brevettare la macchina tessile che da lui prese il nome[16].

« L'intiera terra fra i due golfi di mari, il Nepetinico [S. Eufemia] e lo Scilletinico [Squillace], fu ridotta

sotto il potere di un uomo buono e saggio, che convinse i vicini, gli uni con le parole, gli altri con la forza. Questo uomo si chiamò Italo che denominò per primo questa terra Italia. E quando italo si fu impadronito di questa terra dell'istmo, ed aveva molte genti che gli erano sottomesse, subito pretese anche i territori confinanti e pose sotto la sua dominazione molte città. »

(Antioco di Siracusa, Sull'Italia, V secolo a.C.)
Area di probabile insistenza dell'antica colonia magnogreca di Skylletion, successivamente divenuta Minervia Scolacium in epoca romana.

Alcune ipotesi fanno risalire l'origine di Catanzaro a un'antica colonia greca nel luogo che in seguito divenne l'antica Scolacium, oppure ritengono che sia sorta sulle rovine dell'antica città di Trischines. Altre ipotesi più accreditate individuano la fondazione da alcuni insediamenti posti in ordine sparso nella zona dell'attuale Catanzaro Marina, Tiriolo (anticamente Teura), Santa Maria di Catanzaro, sul colle Trivonà (Trischines) e lungo la valle del Corace che formavano l'antica "Terra dei Feaci". E proprio alla foce del torrente, secondo la leggenda, Ulisse fondò l'antica Skilletion. Di recente ritrovamento nel quartiere Germaneto lungo la valle del Corace, una necropoli greca del V secolo a.C. e un antico centro romano[17] testimoniano la presenza di antichi insediamenti lungo la valle del Corace. Dai ritrovamenti archeologici emerge che l'attuale territorio comunale era compreso nell'area abitata fin dall'età del ferro dalla popolazione dei "Vituli", così chiamati perché adoratori del simulacro del vitello, che i greci ribattezzarono "Italoi" (adoratori del vitello) e governati dal famoso re Italo (dal quale in seguito prese il nome tutta la penisola italiana), fratello di Dardano progenitore dei troiani.

Secondo la leggenda due condottieri bizantini, Cattaro e Zaro, condussero le popolazioni rivierasche della città magno-greca di Skilletion o Skillakion, corrispondente alla romana Scolacium (nei pressi dell'odierna Catanzaro Marina), prima sullo Zarapotamo (oggi Santa Maria di Catanzaro) poi successivamente sul Trivonà, in una fortezza militare (secondo alcune ipotesi già esistente da qualche secolo nel luogo che attualmente è il quartiere che porta il nome di Grecìa). La scelta territoriale sarebbe stata legata alle continue incursioni saracene, che spinsero a spostare l'abitato in zone più elevate. Tale fondazione è attribuita tradizionalmente alla seconda metà del IX secolo, per decisione del generale bizantino Niceforo Foca il vecchio, dal quale avrebbe inizialmente preso il nome di "Rocca di Niceforo". Il passaggio da fortezza a centro urbano vero e proprio avvenne ad opera del generale Flagizio che avviò la costruzione di una cittadella, di un recinto fortificato e infine la sistemazione di cisterne e provviste di grani. Potenziato dall'accentramento di popolazione, prese forma urbana ed in seguito fu incastellato e assunse la denominazione di Katantzárion, con il permesso dell'Imperatore ottenuto da Flagizio. Secondo alcune ipotesi, proprio da questo periodo che vide lo sviluppo di officine per la lavorazione della seta importata dall'oriente e delle coltivazioni di gelso, deriva il nome attuale della città dal termine greco "Katartarioi", ovvero filatori di seta.

Agli inizi del X secolo la città bizantina fu occupata dai Saraceni, che vi fondarono un emirato[18] e prese il nome arabo di Qatansar. La presenza araba è testimoniata da ritrovamenti ottocenteschi[19] di una necropoli che restituì oggetti con iscrizioni arabe. Durante il periodo Arabo la città si ribellò più volte. Nel 929 a seguito di una nuova rivolta e del rifiuto di pagare i tributi Catanzaro venne duramente saccheggiata dal generale saraceno Al-Mahdi[20].

Intorno al 1000 Catanzaro si ribellò al dominio saraceno, tornando per un breve periodo nuovamente sotto controllo bizantino. Nel 1069 fu l'ultima città calabrese, dopo mesi di resistenza, a cadere sotto l'assedio dei Normanni di Roberto il Guiscardo che eressero il Castello Normanno, e la città fu feudo della famiglia Altavilla con il conte Rodolfo († 1098), figlio di Goffredo d'Altavilla[21]. In quest'epoca conobbe una fioritura di arti e dei mestieri, e in particolare la lavorazione della seta, con scambi commerciali sia con le altre regioni d'Italia che con i paesi orientali ed europei.

Torre Cavallara del XV secolo

Per farne un centro di dominio, i Normanni l'elessero a Contea, conferendola a Ugone Falluc e alla sua discendenza, per passare poi sotto il controllo di un ramo cadetto degli Altavilla con Rao (Radulfo) da Loritello. Alla metà del XIII secolo in pieno periodo svevo, la città fu feudo delle famiglia Ruffo che ebbe nel calabrese Pietro I, grande marescalco di Federico II, il primo dei Conti Ruffo di Catanzaro "Dei Gratia Comes Catanzarii". Da questi perduta nelle sue lotte contro Manfredi, la città ritornò ai Ruffo quando Carlo I d'Angiò la donò al secondo Pietro Ruffo, pronipote del precedente, suo generale nella guerra del Vespro. Per quattordici anni, ad opera del Re Ladislao, rimase nel demanio regio. Nel 1420, ritornò a Nicolò Ruffo. Ultima Ruffo fu Enrichetta, figlia di Nocolò, che andò sposa ad Antonio Centelles. In seguito alla ribellione di costui che fomentò le plebi rurali, Alfonso I ne fece di nuovo una città demaniale. Per cui pochi anni dopo (1460) si accese nuova guerra durante la quale Catanzaro trucidò i partigiani di Centelles. Ritornata la pace, la città ebbe concessi nuovi privilegi che favorirono enormemente l'affermarsi della sua industria della seta, per cui i suoi damaschi andavano noti in tutta Europa. Da quel tempo Catanzaro acquista sempre più l'aspetto e l'importanza di quieta città aristocratica ed artigianale. Tuttavia questa condizione le conferisce l'energia di comportarsi eroicamente, nel 1528, e di resistere all'assedio posto dai francesi, meritandosi da Carlo V il titolo di "Fedelissima" e l'autorizzazione a fregiare il proprio stemma con l'aquila imperiale. L'importanza economica, ma soprattutto militare portò, pochi anni dopo, nel 1593 la città ad essere nominata capoluogo della provincia Calabria Ulteriore, ruolo che detenne per oltre 220 anni fino al 1816[7], anno in cui avvenne la divisione amministrativa della provincia.

La sua importanza per tutto il territorio regionale ebbe conferma nel 1970, anno in cui venne nominata capoluogo della regione Calabria.

La rivolta di Catanzaro[modifica | modifica wikitesto]

Antiche mura della città

Il 1461 fu un anno sanguinoso per la città. Da tempo il potente Marchese Centelles, uomo avido e violento che tiranneggiò in modo spietato sulla città, appoggiato da vari nobili dell'epoca, cercava di organizzare una rivolta contro il sovrano Ferdinando I di Napoli.
I primi mesi del 1461 furono particolarmente spietati, per timore di essere scoperto, il Marchese non esitava a far imprigionare o giustiziare chiunque destasse sospetto ai sui occhi.

La pazienza dei catanzaresi terminò l'8 maggio 1461 quando la città intera si ribellò al feudatario tiranno. Durante la notte un gruppo di cittadini tentarono un assalto al castello in cui viveva il Marchese. La notizia si sparse rapidamente in tutta la città dando vita alla sommossa che costrinse il Marchese Centelles alla fuga. Durante gli scontri scoppiò un grande incendio nel quartiere Paradiso adiacente al castello, ma le fiamme (secondo la leggenda per intercessione di San Vitaliano) furono miracolosamente deviate dal mutare del vento contenendo il numero di vittime ed evitando che il fuoco si propagasse all'interno della città.

In seguito a questo evento l'antico rione Paradiso fu ribattezzato con il nome, che tuttora possiede, di Case Arse.

Assedio alla città sotto l'imperatore Carlo V[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Catanzaro.
Nomi storici
Catanzaro sulla rivista Cento Città d'Italia del 1927

Catanzaro ha avuto differenti nomi, che corrispondono alle diverse epoche storiche attraversate dalla città:

  • Katantza'rion, insediamento greco-romano;
  • Cathacium, durante epoca tardo-romana;
  • Cantacium, Catanzium, Catancium, altre varianti latino-medievali del toponimo[22];
  • Quatansàr, quinquiennio saraceno;
  • Rocca di Niceforo, periodo Bizantino;
  • Cathacium, periodo Normanno;
  • Cathanzario, regno di Napoli;
  • Catanzaro, unità d'Italia.

Quando l'imperatore Carlo V divenne re di Napoli, la città dimostrò la propria fedeltà alla Corona. Nel 1528 il francese Odet de Foix de Lautrec fu incaricato dal re Francesco I di conquistarla al Regno di Francia. Perciò inviò in Calabria due contingenti, al comando rispettivamente di Simone Tebaldi, conte di Capaccio, e di Francesco di Loria da Tortorella. Ad essi si associarono diversi nobili calabresi come il Marchese di Crotone e pugliesi come il Marchese di Taranto parteggianti per la Francia che formarono un esercito di circa 35.000 uomini. Il Viceré della Provincia di Calabria Ulteriore, Don Pedro d'Alarcon de Mendoza, con 11 000 uomini forniti dai nobili rimasti fedeli alla Corona, organizzò la difesa della Calabria Ulteriore eleggendo la città di Catanzaro, considerata inespugnabile, Piazza d'armi e comando generale delle operazioni.

La città venne invano assediata per settimane, nonostante la netta inferiorità numerica, i catanzaresi resistettero eroicamente fino al 28 agosto 1528 dopo la vittoria, l'Imperatore le concesse il diritto di utilizzare come suo simbolo l'Aquila imperiale, recante sul petto uno scudo rappresentante i tre colli della città sormontati da una corona, e reggente col becco un nastro azzurro col motto Sanguinis Effusione . Nello stesso periodo a Catanzaro fu concessa l'esenzione dai tributi regi e la facoltà di battere moneta, del valore di un carlino. Le monete provenienti da Catanzaro recavano su una faccia la scritta "OBSISSO CATHANZARIO" e sull'altra "CAROL. V S IMP".

Il Capoluogo di Calabria Ulteriore[modifica | modifica wikitesto]

Moneta di Catanzaro del XVI secolo

Nel 1584 la città di Reggio Calabria riuscì a farsi trasferire da Catanzaro gli Uffici della Regia Udienza della Calabria Ulteriore. Ma nel 1594, quando per la disastrosa incursione di Bascià Cicala la città di Reggio fu terribilmente saccheggiata, compresi gli archivi e i tribunali, gli uni e gli altri ebbero definitiva sistemazione in Catanzaro e la loro permanenza divenne fondamentale per l'affermarsi di quella città quale sede centrale della vita civile della regione. Catanzaro divenne così punto di riferimento fondamentale dell'attività burocratica e giudiziaria della provincia, che portò un afflusso considerevole di forestieri. Emerse un forte ceto burocratico che già agli inizi del Seicento contava un gran numero di avvocati, ma soprattutto ne conseguì che ogni avvenimento avesse luogo a Catanzaro si diramasse successivamente lungo tutto il territorio. Tra i vari fenomeni, si ricorda la congiura di Fra Tommaso Campanella che influenzò il pensiero dei catanzaresi per molti anni sino al terremoto del marzo 1638 che a Catanzaro provocò più paura che danni[23][24]. Comunque sia nella città furono registrati in quegli anni fenomeni in controtendenza rispetto al resto del Mezzogiorno, come l'aumento demografico registrato nel censimento del 1669 e la crescita d'importanza che acquistarono nella vita politica cittadina medici e avvocati, che godevano di prerogativa di nobiltà. Medici e avvocati, assieme agli onorati e al popolo, divennero i tre ceti egemoni della città. Questi avevano ugual potere all'intero dell'amministrazione cittadina e ciò permise loro di mantenere l'ordine pubblico attraverso squadre armate che li rappresentarono durante i conflitti scoppiati nel periodo successivo, in maniera particolare durante i moti del 1647- 48.

Moti 1647-48[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del Cinquecento erano stati costruiti edifici di culto che si erano affiancati ai più antichi insediamenti francescani e domenicani già presenti in città. Nel corso del Seicento tale fenomeno si ridimensionò e vennero mantenuti solamente il convento del Carmine e quello dei Teatini ed entrambi svolgevano un'illecita attività finanziaria di prestito ad interesse, che aggravò maggiormente la condizione economica della popolazione già soggetta all'ennesimo aumento della gabella. Il 26 luglio 1647 i catanzaresi al grido di fuori gabella s'avviarono verso l'ufficio degli arrendatori, ovvero coloro i quali riscuotevano la gabella, ma trovandoli vuoti, sfogarono la rivolta sulle abitazione degli stessi. Alcune vennero incendiate, mentre altre vennero risparmiate dall'intervento delle squadre armate inviate dai tre ceti influenti della città che mantennero l'ordine cittadino anche nei mesi successivi. Quando il Preside della Provincia si accorse che i moti non erano del tutto sedati, ordinò di impiccare i capi dei ribelli provocando la fuga del resto dei rivoluzionari dalla città.

Tra il 1657 -'58 la Calabria fu messa in ginocchio da particolari eventi che si presentarono a distanza di poco tempo l'uno dall'altro: una carestia, un'eccezionale nevicata e due terremoti. Solo il catanzarese rimase miracolosamente indenne, ma a provocare danni furono due incendi che distrussero la sagrestia della Cattedrale e la volta del Collegio di Gesù tra il 1660 e 1661[25].

Il Risorgimento catanzarese[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della perdita del ruolo di capoluogo di Calabria Ulteriore a favore di Monteleone (l'odierna Vibo Valentia), Catanzaro era priva di funzioni amministrative e giudiziarie, anche se restava pur sempre un caposaldo militare e civile. Tali ruoli le permisero tramite la riforma dell'istruzione di Giuseppe Bonaparte di promuovere la rigenerazione della società tramite la scuola e la cultura. Le idee illuministe che avevano animato gli anni della rivoluzione francese erano giunte infatti, anche a Catanzaro. Uomini di cultura quali il filosofo Gregorio Aracri ed il poeta e cantante Luigi Rossi avevano apertamente diffuso le nuove idee e all'interno della città operavano logge massoniche fondate e dirette su principi che avevano animato il periodo della rivoluzione.

Nel 1808 a Catanzaro fu istituito un Real Collegio di cui si distinsero uomini di cultura come Orazio Lupis e un Real Liceo nel 1812, al quale fu annesso un corso universitario di medicina e giurisprudenza. Nello stesso anno fu aperta la Scuola Agraria che ebbe notevole importanza nello sviluppo economico e culturale della città, così come anche l'industria tipografica che venne favorita dal sostegno degli avvocati della città. Se Catanzaro, grazie a questi nuovi istituiti di formazione, acquistava credito in campo intellettuale e culturale, continuavano a sussistere gravi problemi strutturali, come la necessità di un nuovo acquedotto che erogasse acqua pulita all'interno della città. Qui infatti giungevano solo acque malsane erogate da due fontane pubbliche, insufficienti ai bisogni della popolazione oltre che dannose. Nel corso del tempo, problemi tecnici, sociali e d'interesse privato, portarono la Nuova Fontana ad essere una sorta di miraggio, tanto che Pietro Colletta osservò che Catanzaro era come Tantalo nella favola, nuota nell'acqua e soffre la sete, almeno fino al 22 giugno 1810. In tale data, Gioacchino Murat decretò l'avvio alla costruzione della Fontana che sarà completata nel 1840.

Tutto ciò continuava però a non soddisfare le esigenze del popolo, povero e sofferente, come testimoniava il copioso numero di neonati abbandonati all'Ospedale dei Projetti (o Trovatello) in cui si trovava la Ruota della città[26].

Già agli inizi del secolo, il governo aveva imposto ai comuni delle onerose tassazioni a beneficio dei Projetti, ma quando le risorse finanziarie si rivelarono insufficienti e i pagamenti alle nutrici si fermarono, i bambini furono abbandonati sulla pubblica via. Nel Consiglio Generale degli Ospizi vi è inoltre riportata la statistica annotata dal canonico Greco, secondo cui dal 1802 al 1811 su circa 498 nati, 162 erano i morti per scarsa assistenza ricevuta durante i primissimi giorni di vita; invece nel 1813, è riportato un numero di nascite pari a 509: 398 legittimi, 9 illegittimi e ben 95 trovatelli. La perdita del ruolo di capoluogo, aveva portato nella città di Catanzaro a creare un nuovo organismo decurionale. Quest'organismo permetteva al governo centrale di avere un maggior controllo sul governo locale; pertanto il ruolo di decurione (o sindaco) non acquisì una buona reputazione, tanto che i cittadini tentavano a mantenersi ben distanti da esso[27].

Con il ritorno di Ferdinando I sul trono regio a Napoli nel 1816, Catanzaro conquistò quella ripartizione amministrativa già auspicata dagli illuministi riformatori prima della caduta borbonica e acquistò il ruolo di capoluogo della neo nata Calabria Ulteriore Seconda, lasciando a Reggio Calabria il capoluogo della Calabria Ulteriore Prima. Catanzaro ebbe merito di ospitare la Gran Corte Civile delle Calabrie e divenne un luogo importante per il governo centrale, dove nel frattempo erano tornati i Borbone, che avevano l’obiettivo di reintegrare il vecchio ordine così come deciso nel Congresso di Vienna. Catanzaro rientrò perfettamente nell'immobilismo che sembrava dover caratterizzare il periodo della Restaurazione. Tuttavia le idee liberali continuavano a circolare soprattutto tra le menti più giovani e nel tempo, accolsero un cospicuo numero di persone, tanto da rendere Catanzaro uno dei centri carbonari più attivi del Mezzogiorno, merito oltretutto dell'arciprete Domenico Angherà. Non si conoscono i nomi dei carbonari di Catanzaro, ma si suppone ci fossero personalità d' importanza e di cultura che ostentavano un rispetto formale per il governo borbonico, nascondendo le loro reali intenzioni. Tale atteggiamento portò ad accrescere dubbi sugli ideali che animavano gli animi, soprattutto all'interno della scuola: i docenti sospettati di avere contatti con la Carboneria vennero dimessi dalle loro cariche. Iniziò così anche a Catanzaro la persecuzione borbonica contro i principi liberali e si fece spazio l'idea di instaurare un governo cittadino che punisse i liberali. A Catanzaro vennero richiamate a tale scopo personalità d'eccellenza quali: i magistrati Ilario de Basio e Carlo De Nobili, il professor Costantino Lopez e il giurista Vincenzo Catalani. Nonostante l'assopimento generale, la diffusione del pensiero liberale acquistò maggior vigore con l'avvento di Luigi Settembrini, giunto da Napoli nel 1835 per la cattedra di eloquenza e di greco presso il liceo cittadino, attraverso la quale faceva proseliti alle idee liberali e alla società segreta fondata da Benedetto Musolino “Figlioli della Giovane Italia”, omonima della Giovine Italia mazziniana.

Con l'inizio degli anni '50, l'ambiente catanzarese si apre progressivamente alla cultura europea e nazionale come prova l'ampia attività pubblicistica di carattere politico-culturale ed economico dell'epoca. La Società Economica catanzarese s'interessò particolarmente ai temi di sviluppo economico e sociale e tra i membri si ricordano i nomi di: Carlo De Nobili, Giuseppe Caruso, Giuseppe Cua, Francesco Codispoti, Antonio Zuccaro, Vincenzo De Grazia e Gennaro Menichini. Altre personalità di spessore estranee all'ambiente economico, ma ugualmente impegnate al recupero economico e civile di Catanzaro, furono il letterato Liborio Menichini e il tecnico dinamico e dalla mente poliedrica, Luigi Grimaldi.

Moti 1848[modifica | modifica wikitesto]

Dopo i moti del 1821, del 1837 e del 1844, il 1848 non colse i Catanzaresi impreparati. Causa scatenante furono i fatti di Napoli del 15 maggio[28], che fratturarono definitivamente l'equilibrio dei rapporti tra la monarchia e la borghesia. Inoltre il tentativo del re Ferdinando II di rendere inoperante la Costituzione da lui stesso concessa a febbraio, provocò un fremito d'indignazione in tutto il regno. La Calabria fu in subbuglio; Catanzaro e Cosenza furono i focolari più importanti, mentre Reggio Calabria, che aveva tentato di insorgere già un anno prima, risentiva ancora del recente fallimento. Pertanto anche a Catanzaro vennero a formarsi dei comitati aventi lo scopo di organizzare la lotta armata contro la prevedibile reazione borbonica. La partecipazione fu numerosa soprattutto da parte di contadini e agricoltori. I comitati avevano però carenza di fondi e ciò rese inoperosi i volontari che non vennero né armati né remunerati e con l'avvicinarsi del periodo della mietitura, preferirono abbandonare gli ideali per tornare ai loro campi. Pertanto all'alba del 27 giugno 1848, giorno del combattimento all'Angitola, i rivoltosi dimezzati ricevettero una dura sconfitta dal generale Alessandro Nunziante che invece aveva ricevuto rinforzi da Napoli[29].

Stessa sorte toccò ai rivoltosi di Pizzo Calabro e Filadelfia, portando diversi comitati cittadini a sciogliersi, compreso quello di Catanzaro i cui capi più compromessi e sopravvissuti alle battaglie, si diedero alla fuga per non rischiare l'ergastolo, come invece accadde a chi fu catturato[30]. Ciò non spense gli animi rivoluzionari catanzaresi, piuttosto per citare Basile: in Calabria il 1848 preparò il 1860[31].

Dopo l'unificazione[modifica | modifica wikitesto]

Lo sbarco di Giuseppe Garibaldi e i Mille in Reggio Calabria il 21 agosto 1860 diede nuova speranza agli animi liberali calabresi e risolse contrasti e incertezze di nuovi gruppi finora titubanti che si schierarono a favore dei liberali, incrementando concretamente le condizioni favorevoli all'insurrezione. Ancora una volta però il moto insurrezionale filounitario non era presente in tutta la regione e soprattutto a Catanzaro vi erano forti disaccordi tra i pensatori liberali radicali come Antonio Greco, Domenico Angherà e il generale Francesco Stocco ed i liberali moderati guidati dal sindaco Giovanni Marincola e l'Intendente Leonardo Larussa. I contrasti si acutizzarono nel momento della designazione dei candidati per le elezioni politiche fissate il 26 agosto 1860 in Calabria e che videro predominare nel capoluogo, Greco per l'ala democratica e Vincenzo Stocco, nipote del generale Francesco Stocco, per l'ala moderata. La scelta di due uomini d'orientamento tanto diverso non fece altro che rallentare il moto d'insurrezione nella provincia di Catanzaro; inoltre il dissidio non aveva tanto valore ideologico quanto era strettamente correlato a rivalità locali, inerenti per lo più interessi amministrativi o familiari. Intanto il generale Stocco, richiamato a Napoli da Garibaldi e ormai governatore riconosciuto dei moderati, non faceva altro che rafforzare via via il desiderio di annessione al Piemonte, che gli permise di confermare la vittoria nel Plebiscito del 21 ottobre 1860, inserendo la provincia di Catanzaro nell'ala conservatrice. Ancora una volta il risultato non piacque all'ala democratica che non fece altro che accentuare il dissidio ancora una volta all'elezione del primo parlamentare catanzarese in seguito all'unificazione. Il passaggio dal vecchio al nuovo regime e l'importanza del Plebiscito del 1860 ebbe una valenza politica piuttosto contraddittoria, ma fu un momento di particolare importanza nel processo di sviluppo del moto unitario.

Durante i moti del '48, i catanzaresi si rifugiarono all'interno della recinzione muraria tipica della città. La protezione fornita dalle mura le fece riacquistare il ruolo di 'città-guarnigione', che era andato perduto assieme al ruolo di capoluogo di Calabria Ulteriore nel 1806. Non a caso nel 1857 da Catanzaro partirono le operazione contro il brigantaggio guidate da Afan De Rivera[32]. Catanzaro a metà del XIX secolo subì un processo di trasformazione e adeguamento delle strutture urbanistiche che aveva come obiettivi di restituire decoro alla skyline cittadina e migliorare le condizioni di vita attraverso l'attivazione di strutture pubbliche: fu completata la Nuova Fontana, venne costruito il Teatro Comunale e nuovi palazzi privati di pregevole fattura, quali palazzo Alemanni e palazzo Doria, mentre altre strutture ancora danneggiate dal sisma del 1783, vennero restaurate. I lavori proseguirono anche per gran parte del Novecento. Le varie migliorie permisero oltretutto di sviluppare il mercato edilizio che, almeno per i palazzi nobiliari, riuscì a risollevarsi, mentre per le zone abitate da contadini e artigiani, bisognerà aspettare il periodo post-unificazione prima di vedere miglioramenti. La componente sociale cittadina era nel frattempo mutata: la fetta più larga era composta da professionisti e funzionari amministrativi, mentre il resto della popolazione (contadini, artigiani, operai sottopagati) formavano una quota certamente rilevante, ma meno cospicua rispetto al passato. Nel dibattito sul piano regolatore approvato nel 1877, Catanzaro veniva allargata e il Corso e le aree limitrofe coincidenti con l'asse centrale della città, dovevano essere livellate per riordinare le costruzioni che furono erette in seguito al terremoto distruttivo del 1783 e per adeguare il tessuto cittadino alle nuove esigenze di traffico, mobilità e conservare il ruolo amministrativo della giustizia negli istituti universitari, nei comandi militari e altre istituzioni regionali.

Brigata Catanzaro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Brigata Catanzaro.
(LA)

« Sanguinis mortisque colores gestamus
ubique victores »

(IT)

« Portiamo i colori del sangue e della morte
ovunque vincitori »

(Motto della Brigata)
Nastrina della Brigata Catanzaro


« … nella Brigata Catanzaro fatalmente si muore, speranza non c'è »
(Attilio Frescura, Diario di un imboscato, 1916)
Motto della Brigata Catanzaro

Si formò a Catanzaro nel quartiere Lido, sotto il comando del colonnello Ferella Gaetano, nei primi mesi del 1915. Pochi giorni dopo la dichiarazione di guerra il reggimento era stanziato in Friuli e faceva parte della Terza Armata (Armata del Carso), agli ordini di Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d'Aosta. Ebbe il battesimo del fuoco partecipando con la Brigata Sassari all'assalto del Trincerone di Bosco Cappuccio che riuscì a conquistare con slancio ammirevole. In seguito fu impiegata come brigata d'assalto, in tutte le battaglie dell'Isonzo, fu una delle più valorose e sfruttate unità del Regio Esercito.

Formata per lo più da calabresi (circa 6.000), comprendeva il 141º e 142º Reggimento fanteria. Fu protagonista dell'episodio del recupero dei cannoni italiani caduti in mano nemica, dopo un furibondo combattimento in cima al Mosciagh (Altopiano dei Sette Comuni) che si svolse nella notte tra il 27 ed il 28 di maggio. L'ardita impresa fu marcata dalla differenza di armamento che c'era tra la Brigata italiana e i corrispettivi austriaci. Fu in seguito a questo evento che nacque il nuovo motto della Brigata Catanzaro:

« Su Monte Mosciagh la baionetta ricuperò il cannone »

Lo stesso Cadorna dopo quell'operazione scrisse:

« … Pure, fra tante angosce, una sensazione si faceva strada in me. Era, in principio, assai incerta e debole, e poteva apparire più illusione che speranza. Ma, dal 27 al 28 di maggio mi era parso, a un tratto, che fosse finita per gli austriaci la fase bella del tentativo, l'avanzata irresistibile, quella che ogni giorno ci apriva una ferita di più nella carne … »
(Luigi Cadorna, Corrispondenza di guerra, 1915)

Fu proprio dopo quest'episodio che la Brigata ricevette la prima Medaglia d'Oro al Valor Militare.

La rivolta della brigata del 16 luglio 1917[modifica | modifica wikitesto]

Cartolina della legione Catanzaro

La brigata Catanzaro, come tante altre, aveva avuto i suoi giorni in linea (23 e 24 maggio) e pur con perdite notevoli era stata ricondotta in trincea (Hermada) 10 giorni dopo. Ritirata nuovamente a Santa Maria la Longa, paesino della bassa friulana il 24 giugno (64% gli effettivi) si paventò subito un suo reimpiego. Il malcontento divampò tra i soldati, privati dello sperato riposo. Il parroco del paese aveva avuto sentore che qualcosa si andava tramando, dai discorsi fatti nelle osterie. Credette suo dovere mettere sull'avviso il comandante della Brigata, ma fu tranquillizzato dal fatto che quelle erano ritenute normali lamentele. Quando di lì a qualche giorno la Brigata ricevette l'ordine di tornare al fronte, la sommossa divampò.

Alle 22.30 del 15 luglio, con un violento fuoco di fucileria, razzi multicolori ascesero il cielo per dare il segnale della rivolta ad altre Brigate. Viene dato l'allarme al Comando Supremo a Udine. Nel cuore della notte gruppi di artiglieria, carabinieri e squadroni di cavalleria circondano la Brigata Catanzaro. Verso le 3.00 del mattino la rivolta è spenta. Si istruì il processo per direttissima a seguito del quale 28 militari furono condannati a morte, passati per le armi e gettati in una fossa comune. Qualche ora dopo, sotto buona scorta la Catanzaro fu rispedita nella bolgia. Lungo la strada altri dieci vennero condannati e fucilati per insubordinazione di fronte al nemico. Facevano parte di quei 114 uccisi con esecuzione sommaria.

Così Gabriele D'Annunzio[33] commentò l'accaduto:

« Di spalle al muro grigio furono messi i fanti condannati alla fucilazione, tratti a sorte dal mucchio dei sediziosi……Siete contadini. Vi conosco alle mani. Vi conosco al modo di tenere i piedi in terra. Non voglio sapere se siete innocenti, se siete colpevoli. So che foste prodi, che foste costanti. La legione tebana, la sacra legione tebana, fu decimata due volte. Espiate voi la colpa? O espiate la patria contaminata?……Il Dio d'Italia vi riarma e vi guarda. »

I moti di Reggio e il ruolo di capoluogo della Calabria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quattro giornate di Catanzaro.
« Sono lieto di essere qui in Calabria e di trovarmi ora in questa città di Catanzaro, città dinamica che, per la centralità della sua posizione geografica e per le mansioni amministrative che le competono, è chiamata a svolgere un importante ruolo di servizio a favore di tutta la Calabria. »
(Papa Giovanni Paolo II, Catanzaro, 6 ottobre 1984)

La tragica vicenda della rivolta di Reggio Calabria per la scelta del capoluogo della regione venne vissuta in maniera meno drammatica a Catanzaro.

Dopo le elezioni regionali del 1970, era previsto che la prima riunione del nuovo consiglio regionale si tenesse nelle città sede di Corte d'Appello, quindi, per la Calabria, a Catanzaro. Ma rimaneva e rimase impregiudicato per mesi quale sarebbe stata la scelta della città capoluogo, che spettava comunque al consiglio regionale.

Alle manifestazioni reggine c'era il timore che si reagisse con manifestazioni catanzaresi e qualche avvisaglia la si ebbe con l'attentato che, durante una manifestazione antifascista, costò la vita all'operaio Malacaria. La città e la sua classe dirigente dimostrarono nell'occasione maturità civile e democratica.

La scelta di suddividere tra Catanzaro e Reggio le nuove istituzioni regionali, concentrando nella prima, nominata capoluogo della Calabria, la giunta e gli assessorati, e nella seconda il consiglio regionale, fu accettata dai catanzaresi come politicamente equa[34].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stemma di Catanzaro.
Catanzaro-Gonfalone.png
Catanzaro-Stemma.png
« Fa la città per la sua impresa un'aquila imperiale con la testa rivolta a destra, armata di corona, con le ali e coda sparse, in atto di sollevarsi a volo, nel di cui seno, che forma uno scudo, vi sono tre monti in campo vermiglio, sopra dei quali vi è una corona; tiene l'aquila col becco una fascia, nella quale sta questo motto delineato: "Sanguinis effusione" per dimostrare che col sangue dei suoi cittadini, mai sempre sparso, in servigio della Cattolica Corona, ha quell'aquila meritato, che le concesse la sempre gloriosa memoria dell'imperatore Carlo V per aggiungerla alla sua antica insegna »
(Vincenzo D'Amato, Memorie historiche dell'illustrissima, famosissima, fedelissima città di Catanzaro, 1670)

L'elemento centrale dello stemma della città è l'aquila imperiale accordata da Carlo V nel 1528, in seguito alla resistenza offerta dai catanzaresi contro il francese Odet de Foix de Lautrec, che voleva conquistare la Calabria; lo stemma è completato da uno scudo che riproduce i tre colli su cui si erge la città e da un nastro azzurro, stretto dal becco dell'aquila, su cui è riportato il motto "Sanguinis effusione" ("con spargimento di sangue, ottenuta è sottinteso"), motivato dalle perdite riportate in varie battaglie dai combattenti catanzaresi.

« Drappo palato di otto, di giallo e di rosso... »
(Blasonatura del gonfalone)

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Centro storico di Catanzaro.
Il centro storico con il duomo sullo sfondo

Il centro storico del capoluogo di regione fino alla fine Regno Borbonico ospitava 22.000 abitanti e si caratterizzava per i confini naturali entro il quale era annesso: a nord il confine era rappresentata dalla Porta di Terra, e a sud il contrafforte si estendeva a terrazzi degradanti fino all'odierno quartiere Sala, mentre ad est e a ovest il territorio è stretto dalla valle della Fiumarella e dal fiume Musofalo. Nel suo caratteristico disegno urbanistico incarna le tradizioni e l'architettura di tutte le popolazioni che nel corso dei secoli hanno contribuito alla fortificazione e alla costruzione della città, ma soprattutto evidenti sono i segni dei tanti cataclismi che hanno colpito Catanzaro, in primis i vari terremoti che hanno distrutto o danneggiato alcuni fra i principali edifici e monumenti o i bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale. La causa è stata sicuramente dettata dalla caratteristica situazione orografica del centro storico, arroccato su tre colli. Tuttavia ha inciso pesantemente e negativamente la mano dell'uomo. I vari piani regolatori redatti a partire da fine Ottocento fino alla metà del Novecento non hanno mai portato ad una completa riqualificazione del nucleo storico. Icone della storia della città sono state demolite, un esempio è l'antica Porta di Mare o lo storico Teatro Comunale, ribattezzato San Carlino. Tuttavia quivi trovano sede le principali architetture religiose della città, pregevoli palazzi storici ed edifici monumentali, piazze ed antichi conventi, la maggior parte collegati alle tante chiese presenti su tutto il territorio. La principale via della città è Corso Mazzini, la cui situazione urbanistica fino agli anni trenta si presentava problematica a causa delle ristrette dimensioni, infatti l'arteria in alcuni tratti non superava i 5 metri di larghezza, e ciò causava non pochi disagi al traffico delle carrozze. Il corso negli anni a seguire è stato oggetto di molteplici modifiche che lo hanno portato ad avere le attuali caratteristiche. Paralleli al corso scorrono dedali di strette viuzze e rioni. Il nucleo più antico della città è La Grecìa, l'antica area che accolse i cittadini Greci che vennero dalla costa in seguito alle invasioni Saracene. Oggi il centro storico è un contenitore naturale dove confluiscono le differenti culture che hanno contribuito a plasmare la storia del capoluogo di regione.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Giovanni Battista
Il Duomo della città

Le principali chiese della città sono concentrate nel centro storico. Il Duomo di Catanzaro è sicuramente il luogo di culto più importante del capoluogo. Sorge nel sito della prima cattedrale, eretta nel 1121 in epoca normanna e dedicata a Santa Maria Assunta e agli Apostoli Pietro e Paolo. La chiesa venne fortemente rimaneggiata nel 1511 con una facciata rinascimentale, che crollò a causa del terremoto del 1638. Danneggiata dai bombardamenti nell'agosto del 1943 venne completamente stravolta nel dopoguerra. I bombardamenti provocarono solo il crollo del transetto sinistro e il danneggiamento del campanile. Il resto della sua distruzione fu ad opera di un'anacronistica ristrutturazione. Alle spalle della cattedrale sorge la Chiesa del Santissimo Rosario, che presenta una facciata rinascimentale e interno a navata unica, coperta da volta a botte lunettata, con transetto e quattro cappelle per lato; all'incrocio tra navata e transetto si eleva una cupola priva di tamburo. La costruzione risale al XV o XVI secolo, con numerosi rifacimenti, dovuti ai danni dei terremoti del 1638, del 1783 e del 1832, dopo il quale era rimasta chiusa fino al 1891. È annessa la Congrega del XVII secolo con intagli lignei e stucchi. Una delle chiese più antiche della città è quella dedicata a Sant'Omobono. Non si hanno fonti certe sulla sua costruzione tuttavia fu eretta probabilmente fra il XI e il XII secolo. Luogo ricco di spiritualità e importante per i catanzaresi, tanto da essere considerato spesso il principale luogo di culto della città, è la Basilica dell'Immacolata. Dedicata alla patrona della città dei tre colli, era sorta inizialmente come chiesa dedicata alla Trinità nel 1254. Rimaneggiata tra il 1750 e il 1763 con l'aggiunta delle navate laterali e la cupola. Tra il 1783 e il 1833 svolse le funzioni di cattedrale, essendo stato il Duomo danneggiato dal terremoto. La facciata venne ricostruita nel 1913 e venne rimaneggiato anche il campanile. Ha tre navate con cappelle gentilizie e transetto. Dietro il Duomo sorge la Chiesa del SS. Rosario con l'Oratorio dell'Arciconfraternita del SS. Rosario ambedue con rimaneggiamenti di diversi secoli, quest'ultimo impreziosito da stucchi, intagli lignei ed affreschi. Tra le chiese cinquecentesche spicca per pregio ed importanza la Chiesa del San Giovanni. Sorse sull'elevazione maggiore della città, in corrispondenza dei resti dell'antico castello tra il XV e il XVI secolo e venne rimaneggiata nel Seicento; in seguito venne aggiunta la scalinata ottocentesca. All'interno presenta navata unica, cappelle laterali comunicanti e transetto. Risale al XVI secolo la Chiesa di Santa Teresa, comunemente conosciuta come chiesetta dell'Osservanza, dal nome della piazzetta nella quale è sita. Con l'annesso convento, secondo la tradizione sarebbe sorta in luogo di una precedente cappella, dedicata alla Madonna della Ginestra. All'interno vi si aprono la cinquecentesca cappella del Santo Sepolcro, che ospitava reliquie della Terra Santa, e la cappella del Santissimo Crocefisso. Conserva la statua della Madonna delle Grazie, opera di Antonello Gagini. Tra le principali chiese Seicentesche si segnala la Chiesa di Santa Maria del Carmine. Sita nel rione Grecîa, il nucleo più antico della città, fu edificata nel XVII secolo e rimaneggiata nel secolo seguente, presenta una facciata modificata nel XX secolo e l'interno a navata unica con cappelle laterali. La chiesa era annessa all'omonimo convento carmelitano ed all'oratorio del secolo XVII. Settecentesca la Chiesa di San Rocco, caratterizzata da una navata unica e cappelle laterali, conserva stucchi decorativi e affreschi moderni. La Chiesa del Monte dei Morti e della Misericordia, eretta analogamente nel XVIII secolo, presenta un ricco portale barocco al centro della facciata e interno a croce greca, con incrocio coperto da una cupola priva di tamburo, e cappelle laterali. Di grande importanza storica e culturale per il folklore e le tradizioni del capoluogo calabrese è la Chiesa di Santa Maria di Portosalvo. Eretta agli inizi dell'ottocento è dedicata alla patrona dei pescatori e delle vittime del mare. L'interno è a croce greca con un'unica navata. Si trova nel quartiere Lido.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo De Nobili, sede del Municipio
Palazzo di vetro, sede della Provincia

Le architetture civili di Catanzaro consistono in edifici e altri monumenti che hanno accompagnato la storia della città nel corso dei secoli. Molteplici i pregevoli palazzi storici, in passato sede delle famiglie altolocate della città dalle quali prendono il nome: tra questi Palazzo De Riso, Palazzo Mancusi, Palazzo Ferrari-De Riso, Palazzo Anania, Palazzo Rocca-Grimaldi, Palazzo Gironda-Veraldi. Presso Palazzo Ruggero-Raffaelli aveva anticamente sede il Convento dei Paolotti. La maggior parte siti negli antichi rioni del centro storico, altri hanno sede lungo Corso Mazzini e si caratterizzano per i loro saloni affrescati sfarzosamente e i pregevoli dettagli che accompagnano i vari appartamenti. Alcuni, come Palazzo Menichini, risentono ancora dei danni provocati dai bombardamenti che colpirono la città nel 1943. Altri invece sono considerati veri e propri simboli di Catanzaro, un esempio lampante ne è Palazzo Fazzari, uno dei più importanti e frequentati.

Piazza Prefettura ospita, oltre che la Basilica dell'Immacolata, tre importanti edifici storici del capoluogo: un tempo quivi sorgeva lo storico teatro comunale, demolito, in seguito verrà edificato sul suddetto terreno il Palazzo delle poste sulle quali pareti è incastonato un murale dell'artista locale Mimmo Rotella che adotta le modalità della sua pittura di quegli anni ma la piega, con le figure rappresentate, alle esigenze di simboleggiare l’universo delle telecomunicazioni, fra passato e presente. Sorge anche il Palazzo di vetro, sede della provincia di Catanzaro, edificato negli anni sessanta su progetto dell'arch. Saul Greco, ma soprattutto l'edificio che tra questi può annoverare una più ricca storia e tradizione: il Palazzo della Prefettura, un tempo sede della provincia.

Le istituzioni della città hanno sede in edifici che ancora oggi rappresentano le emergenze architettoni­che più pregiate, significative e antiche di Catanzaro. Lungo Corso Mazzini è sito Palazzo Grimaldi-Montuori, oggi sede della locale camera di commercio. Palazzo De Nobili, situato nella zona sud-est del centro storico, è invece sede di rappresentanza del comune dal 1863[35]. La Giunta regionale della Calabria ha sede a Palazzo Alemanni.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

« Entrò vittorioso Roberto [il Guiscardo] anno 1055 - si fè giurare homaggio e conoscendo, che il dominio della Calabria dipendeva assolutamente dall'assicurarsi di questa Piazza, sì per esser in sito naturalmente inespugnabile, come per star situata nel centro della Provincia, per dove con facilità si può tramandar a gli altri luoghi soccorso in tempo di guerra, vi fondò un fortissimo Castello in quell'estremo della Città, sopra un masso di scoglio al di fuori tagliato, con torri e bastioni sì bene intesi, che alla fortezza sua naturale congiunti, lo resero sicuri di batteria e di scalate... »
(Vincenzo D'Amato, Memorie historiche dell'illustrissima, famosissima, e fedelissima città di Catanzaro, 1670)
Antica Porta di Mare o Marina

Fin dalla sua fondazione la città fu costruita con precisi scopi difensivi, capace di resistere a lunghi assedi. Era una città fortezza dotata di torri, bastioni, porte civiche e racchiusa in una cinta muraria di circa 7 km. L'impianto difensivo era di tipo complesso, la città era difesa dalla sua stessa posizione, accerchiata da profonde e ripide valli ed inoltre in prossimità delle mura c'erano fossati e trincee fortificate. In realtà la struttura difensiva iniziava fin dalla costa, infatti sulle colline che fiancheggiano la valle dove oggi sorgono i quartieri Sala, Santa Maria e Lido, erano costruite un susseguirsi di torri d'avvistamento fino alla costa, una delle quali è ancora visibile sulle colline del quartiere Aranceto. Le porte di accesso erano 6:

  • Porta Marina o Granara, sicuramente la porta principale perché consentiva l'accesso dalla costa ed era utilizzata per il commercio del frumento, secondo il D'Amato qui erano posizionate 4 torri di guardia, 3 bastioni con cannoni e poco distante il Baluardo dei Palmeti;
  • Porta di San Giovanni o Castellana, posizionata nei pressi dell'attuale piazza Matteotti, adiacente a questa porta vi era un profondo fossato, chiamato fosso rivellino, attraversabile tramite un ponte levatoio;
  • Porta Pratica, consentiva l'accesso da Occidente al rione Paradiso, oggi quartiere Case Arse, di fianco a difesa della porta vi era il Bastione di San Nicola Caracitano;
  • Porta Stratò, situata nell'omonimo rione ad Oriente del centro storico, era una porta civica ad arco a sesto chiuso nascosta dalla chiesetta di Santa Maria della Portella, che svolgeva la duplice funzioni di luogo di culto e di postazione di avvistamento, in quanto in caso di pericolo veniva suonata la campana che avvertiva la popolazione della chiusura delle porte. È tuttora visibile il sentiero che sale dalla valle del Musofalo è giunge fino alla chiesetta. Il nome stesso "Stratò" deriverebbe dal toponimo greco che significa occulto, nascosto;
  • Porta del Gallinaio, era una porta civica secondaria, utilizzata per l'accesso del bestiame;
  • Porta Silana, anch'essa porta civica secondaria, utilizzata per il passaggio di bestiame, consentiva l'accesso alla città dal retrostante altopiano della Sila.

In posizione rialzata rispetto al resto dell'antica città, sul colle del Castello fu costruito il Castello Normanno o d'Altavilla, oggi complesso monumentale San Giovanni, sotto il quale erano costruiti lunghi cunicoli sotterranei, i quali possono essere visitati ancora oggi.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Il Cavatore

I monumenti che nel corso del tempo si sono ritagliati uno spazio importante nella storia e nella memoria dei catanzaresi sono quasi tutti disseminati nel centro storico o perlomeno ai limiti dei suoi confini. Simbolo della città la fontana monumentale del Cavatore. Incastonata nel muro dell'antico castello normanno, affaccia su piazza Matteotti, apparendo come la prima immagine che introduce al centro storico. Ideata e costruita da Giuseppe Rito, scultore alla cui opera si fanno risalire le origini del contemporaneo in Calabria, rappresenta la forza e la tenacia dei catanzaresi. Fa parte del complesso monumentale del san Giovanni. Spesso luogo di ritrovo dei ragazzi del capoluogo è l'imponente monumento ai caduti della Grande Guerra del 1915-1918, sito anch'esso nella centralissima piazza Matteotti. È un poderoso gruppo scultoreo in bronzo di connotazione classica. Opera dello scultore Michele Guerrisi, la sua inaugurazione risale al 1933 e risulta parzialmente danneggiato dai bombardamenti che colpirono duramente la città nel 1943. Ad un altro eroe nazionale è dedicato il monumento al generale Stocco, sito nella piazzetta dell'Osservanza sul quale affaccia sull'antico ospedale militare. La statua dedicata al generale garibaldino, risale al 1898 ed è opera dello scultore Francesco Scerbo. Sempre opera di Giuseppe Rito è la statua dell'Assunta, installata su un alto piedistallo situato nella cima del campanile del Duomo.

Visione notturna del Ponte di Catanzaro

Una vera e propria opera d'arte ingegneristica viene considerato il Ponte Bisantis (detto anche Viadotto Bisantis, Viadotto Morandi o "U ponta e Catanzaru" in dialetto catanzarese), un ponte ad arco stradale e pedonale. Composto da un'unica carreggiata e da 3 corsie, due in direzione Sud-Ovest e una in direzione Nord-Est, costruito su una sola arcata, collega il centro di Catanzaro con il rione De Filippis e con la periferia nord della città (Mater Domini, Gagliano) situati dall'altro lato della valle del torrente Fiumarella. Fu costruito su progetto del già illustre Ing. Riccardo Morandi e per questo è anche conosciuto come Viadotto Morandi. All'epoca dell'inaugurazione era il secondo ponte ad arco singolo in C.A. al mondo per ampiezza della luce. Al giorno d'oggi, pur essendo uscito dai primi 20 di questa classifica, rimane una pietra miliare nella storia dell'ingegneria mondiale, della città di Catanzaro e della Nazione. È considerato come un vero e proprio monumento, nonché il simbolo della città dei tre colli. La lunghezza della sede stradale è di 468,45 m mentre 110 m è l'altezza massima che lo separa dal fondo valle. il caratteristico arco ha un'ampiezza di 231 m luci mentre la sua struttura scatolare misura in chiave 10,50 m e alla base 25 m.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scolacium.
Quartiere Lido visto dal parco archeologico Scolacium

Durante i lavori per le fondamenta della futura Cittadella della regione Calabria, nel quartiere Germaneto, sono stati rinvenuti importanti reperti archeologici risalenti ai periodi greco e romano, che testimoniano la presenza di villaggi sparsi lungo tutta la valle del Corace appartamenti alla parte settentrionale dell'antica Scolacium. Proprio nella storia dell'antica città di Minervia Scolacium è radicata l'origine del capoluogo calabrese. Il parco archeologico si trova in nella frazione di Roccelletta nel comune di Borgia[36], località tuttavia completamente conurbata con il quartiere marinaro del comune di Catanzaro. Reperti sono stati recuperati anche nel quartiere di Santa Maria di Catanzaro. Dell'abitato preromano rimane poco infatti i resti visibili nel sito dimostrano l'impianto della colonia romana con i monumenti più importanti. Tra essi vanno segnalati gli avanzi delle strade lastricate, degli acquedotti, dei mausolei, di altri impianti sepolcrali, della basilica e di un impianto termale. Il teatro poggia sul pendio naturale della collina e poteva ospitare circa 5000 spettatori. Fu costruito nel corso del I secolo e fu dotato di una nuova scena in occasione della fondazione della colonia da parte di Nerva, in concomitanza con il notevole sviluppo monumentale della città e con l'ampliamento dell'intero abitato. Fu peraltro oggetto di numerosi rifacimenti successivi, fino al IV secolo. Dal teatro, da rilevare, proviene la maggior parte del materiale recuperato durante gli scavi, tra cui spiccano i pregevoli frammenti architettonici e gruppi scultorei. Poco distante dal teatro si trovano i resti dell'anfiteatro, la cui costruzione risale all'epoca dell'imperatore Nerva. Il parco archeologico si pone anche come un importante polo artistico per il territorio, infatti ogni estate qui vi si svolge la rassegna "Intersezioni", curato da Alberto Fiz, direttore del Museo delle arti di Catanzaro, che dal 2005 coinvolge artisti di fama internazionale come Daniel Buren, Tony Cragg, Jan Fabre, Mimmo Paladino, Antony Gormley, Stephan Balkenhol, Wim Delvoye, Marc Quinn, Dennis Oppenheim, Michelangelo Pistoletto e Mauro Staccioli[37].

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Villa Margherita. Sullo sfondo i capitelli che raffigurano i volti dei sindaci della città
Villa Margherita. Sullo sfondo i capitelli che raffigurano i volti dei sindaci della città
Scorcio del Parco della Biodiversità mediterranea

Secondo i dati prodotti dall'Istat, Catanzaro è la città più verde della Calabria e una delle più verdi d'Italia[38]. Sui Tre Colli ogni abitante ha a disposizione 36,4 mq di verde, ovvero oltre sei metri quadrati in più rispetto alla media nazionale. Se poi si fa il raffronto con le altre città calabresi, Catanzaro è di gran lunga avanti. Basti pensare che il secondo capoluogo di provincia è Vibo Valentia con 24,3 m² per abitante. Poi seguono Reggio (15,5 m²), Cosenza (11,6 m²) e Crotone (3,7 m²). Inoltre insieme a Potenza, Catanzaro è l'unico capoluogo meridionale che si colloca sopra la media nazionale sia per densità del verde che per superfici destinate ad uso agricolo. Il capoluogo calabrese dispone anche di un’elevata consistenza del verde "storico" tutelato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, che si estende a parchi, ville e giardini che la normativa definisce "di non comune bellezza": Catanzaro ne dispone di ben 3 milioni di mq.

Le aree verdi sono distribuite capillarmente in tutti i principali rioni e quartieri della città[39]. La zona nord fruisce del polmone verde di Catanzaro, il Parco della Biodiversità mediterranea. In origine denominato Parco della scuola Agraria, fu voluto dall'allora presidente della provincia Michele Traversa. È uno dei principali salotti buoni della città. Si estende lungo 610.000 mq e riveste una grande importanza nel tessuto urbanistico del capoluogo, non a caso all'interno si trova il Parco Internazionale della Scultura, che occupando 63 ettari del parco, ne fa un vastissimo museo all'aperto. Il luogo principale della movida catanzarese sono invece i Giardini di San Leonardo, ritrovo dei giovani del capoluogo. Nel centro storico è invece ubicata Villa Margherita, giardino storico, fu dedicata a Margherita di Savoia in occasione della sua visita in città. Al suo interno sono presenti i busti dei sindaci che contribuirono in modo decisivo allo sviluppo sociale e culturale della città. Nel quartiere Siano è allocata la Pineta e giardino botanico Li Comuni, importante centro per il turismo integrato mare-monti. Si estende su una superficie di 700 ettari e al suo interno si sviluppano tracciati vari per circa 30 km. È diviso in tre grandi aree: la prima è interamente salvaguardata a fruibilità ridotta e specializzata (escursioni, itinerari guidati); la seconda, a larga fruibilità; la terza in cui si concentrano i parcheggi, gli spazi per la didattica, l'orto botanico, i laghetti e il teatro. Nella zona sud la zona urbanisticamente più importante è la vasta pineta di Giovino che insieme alla parallela spiaggia e al nuovo lungomare costituisce parte del progetto di riqualificazione e di valorizzazione di un'area che si è posta fra le maggiori località turistiche balneari del capoluogo. Altra passeggiata verde cara ai catanzaresi è il lungomare di Catanzaro Lido la cui striscia verde si estende per 3.800 m², attraversata da una pista ciclabile.

Nel 2012-2013 è stata intrapresa un'abbondante opera di recupero degli spazi verdi cittadini da parte dell’amministrazione Abramo. Un intenso restyling ha riguardato due giardini storici della città; il parco dell'ex Ghiacciaia dopo anni di incuria e di abbandono ha subito una decisa riqualificazione e inoltre è stato ufficialmente intitolato a Carlo Alberto Dalla Chiesa[40]. L'inaugurazione è avvenuta alla presenza della figlia del generale vittima di Mafia, l'on. Maria Simona Dalla Chiesa. Altra riqualificazione ha interessato la villa dedicata ai fratelli Guglielmo e Florestano Pepe che è stato adibito ad area sgambatura per cani, la prima mai presente nel capoluogo calabrese[41][42].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[43]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

I cittadini stranieri residenti a Catanzaro sono 2.550[44], così suddivisi per nazionalità (sono indicati solo i dati superiori alle 100 unità):

  1. Romania: 490
  2. Marocco: 435
  3. Ucraina: 270
  4. Bielorussia: 205
  5. Polonia: 171
  6. Bulgaria: 169
  7. Cina: 156
  8. Filippine: 145

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetti calabresi e Dialetto catanzarese.
area di diffusione del dialetto catanzarese
« Tutti l'omini nescianu libberi e sunnu i stessi pe' dignità e diritti; Ognunu ava u cerveddhu soi e a raggiuna e a cuscenza sua, e ava ma si cumporta cull'atri propriu comu si fhussèranu i frati soi. »
(Dichiarazione universale dei diritti umani - Art.1)

Il dialetto catanzarese è di tipo siciliano, distinguendosi sia da quello cosentino (di tipo napoletano), sia dal dialetto reggino, anch'esso di tipo siciliano ma con maggiore influenza greca.

Proprio per la sua posizione centrale, l'istmo di Catanzaro, fa da linea di demarcazione tra queste due aree presentando una forma linguistica con caratteristiche autonome e nello stesso tempo influenzata da entrambe. Per quanto riguarda la pronuncia l'eredità lasciata dal greco è evidente nella pronuncia aspirata della lettera f accompagnata dalle vocali che trasformano ad esempio fi in hi e quindi fiato in hiatu, mentre dal latino la pronuncia marcata delle lettere t,d e p (molto simile al sardo) e la presenza della lettera u in chiusura di parola in sostituzione della o esempio torno si trasforma in tornu. Molto utilizzata tra la popolazione cittadina l'espressione dialettale Jamma Ja a scopo esortativo, equivalente alle espressioni imperative avanti! - andiamo!, derivata dal termine greco Yagma Ya utilizzato per comandare le cariche in battaglia.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Naca e Festa della Madonna di Porto Salvo.
La naca
La statua della Madonna di Porto Salvo, nell'omonima basilica a Catanzaro Lido

Il culto di San Vitaliano da Capua venne introdotto, con la traslazione delle reliquie del santo, giunte dal santuario di Montevergine e da Benevento, in un'apposita cappella della cattedrale voluta dal conte Pietro Ruffo nel 1311. Dopo la rovina della cappella le reliquie furono trasferite ufficialmente dal vescovo Nicolò Orazio nel 1583. Secondo la tradizione dal suo sepolcro sarebbe trasudato un liquido miracoloso detto "manna".

Il santo è ricordato il 16 luglio, in ricordo probabilmente della prima traslazione delle reliquie, ma viene celebrato a Catanzaro anche in occasione della domenica in albis. Nel 1922 fu celebrato solennemente il settimo centenario dell'arrivo delle reliquie.

Il culto della Madonna di Porto Salvo ha origini antiche e la festa della protettrice dei pescatori e dei caduti del mare è una ricorrenza molto sentita soprattutto a Catanzaro Lido. La statua della Madonna è portata in processione su un grande peschereccio al cui seguito vi sono centinaia di barche addobbate a festa.

Il capoluogo calabrese è una città ricca di tradizioni folkloristiche che si sono conservate a lungo nel corso dei secoli e che trovano occasione di riemergere in momenti particolari della vita catanzarese. Tutto ciò non è nient'altro che l'eredità lasciata dalle tante popolazioni che si sono succedute nell'insediamento del territorio, influenzandone vistosamente la cultura e lasciando tracce ben visibili ancora oggi. La Naca è l'evento principe della settimana santa e uno dei più attesi in città durante tutto l'anno. È una caratteristica processione del venerdì santo le cui origini si fanno risalire al medioevo che ogni anno richiama centinaia di fedeli provenienti anche dalla provincia.

Caratteristiche dei tre colli sono le tante fiere che si svolgono durante l'anno, accompagnate da degustazioni gastronomiche, che puntano alla conoscenza e alla valorizzazione del prodotto locale, da esibizione di gruppi folkloristici e da sbandieratori o attori di strada che rappresentano nei loro spettacoli la storia del capoluogo[45]. Le fiere più importanti della città sono quelle di San Vito, che si svolge dal 13 al 15 giugno nel quartiere Lido, e quella di San Lorenzo, che ha luogo nel quartiere Mater Domini dal 5 al 10 agosto[46].

Feste dedicate ai santi
  • Festa patronale: 16 luglio
  • Festa della Madonna di Porto Salvo: ultima domenica di luglio - parrocchia omonima, piazza A. Garibaldi (Catanzaro Lido)
  • Festa di San Giuseppe: 1º maggio - parrocchia omonima, via Mattia Preti (rione Piano Casa)
  • Festa di Santa Rita: 22 maggio - parrocchia Sacro Cuore (Catanzaro Lido)
  • Festa di S. Antonio: 13 giugno - parrocchia omonima, via Elvidio Borelli (quartiere San Leonardo)
  • Festa di San Giovanni: 24 Giugno (quartiere Santo Janni)
  • Festa di Maria SS. delle Grazie: 1ª domenica di settembre - parrocchia Maria Immacolata (quartiere Pontegrande)
  • Festa di S. Maria di Zarapoti: 2ª domenica di settembre - parrocchia omonima (Santa Maria di Catanzaro)
  • Festa di Santa Croce: 3ª domenica di settembre - parrocchia omonima, via Madonna dei Cieli (rione Pontepiccolo)
  • Festa della Madonna dei Cieli: 3ª domenica di settembre: - parrocchia omonima, via Madonna dei Cieli (Stadio)
  • Festa di S. Maria del Carmelo: 3ª domenica di settembre - parrocchia omonima, via Ferdinandea (quartiere Siano)

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Alemanni - Sede della Giunta regionale della Calabria
Corte d'appello

Catanzaro, fregiandosi del ruolo di capoluogo di regione, è sede di molti enti, istituzioni e associazioni. La città accoglie la Giunta regionale della Calabria, che ha sede a palazzo Alemanni, nel centro storico, uno degli edifici più antichi e importanti del capoluogo, e inoltre tutti gli assessorati regionali e tutte le istituzioni di valenza regionale. Nell'ambito delle forze di Polizia, sono presenti a Catanzaro la Polizia Scientifica, il centro operativo Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e il comando regionale della Guardia di Finanza. La città dispone di un carcere minorile, che ha sede nel quartiere Stadio, e di un carcere sito nel quartiere Siano.

Essendo capoluogo dell'omonima provincia e della regione Calabria, Catanzaro ospita, nel comparto della Pubblica amministrazione, le varie sedi regionali della protezione civile, nel quartiere Germaneto, dell'Inps, dell'Inail e, nel quartiere marinaro, dell'Ufficio scolastico regionale. È sede anche della direzione regionale dell'Agenzia delle entrate. Nell'ambito della magistratura, la Corte d'appello di Catanzaro è la principale della regione, la più antica e prestigiosa. Fu inaugurata nel 1809 con decreto 29 maggio 1809 n. 381 da parte del re Gioacchino Murat. Nel 1817, dopo la restaurazione Borbonica assunse la denominazione di Gran Corte Civile per volere di re Ferdinando I. L'antica e definitiva denominazione fu ripristinata dopo l'unità d'Italia con decreto del 17 febbraio 1861 da parte di Eugenio Emanuele di Savoia-Villafranca. Precedentemente già dal 1606 esisteva a Catanzaro la Regia Udienza con sentenza del consiglio Collaterale che vi stabilì definitivamente la sua sede il 6 aprile 1606 proclamando che "la Regia Udienza non dovevasi più muovere da Cathanzario e che in perpetuum vi Rimanesse". È attualmente in costruzione (2013) il nuovo edificio del tribunale, che va ad affiancare quello già esistente. Sui tre colli hanno sede importanti istituzioni religiose. Un esempio è rappresentato dal seminario arcivescovile liceale, fondato nel 1567. Catanzaro è inoltre sede arcivescovile dell'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace.

L'Azienda ospedaliera "Pugliese-Ciaccio" coordina il presidio ospedaliero Pugliese, uno dei più grandi e importanti della regione, e il presidio ospedaliero Ciaccio. Un altro ospedale, sito nel quartiere Pontepiccolo è il Sant'Anna Hospital alla quale si aggiungono la casa di cura Villa del Sole e il Centro Medico Diagnostico Igea - Villa Serena.

Qualità della vita[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la classifica generale per la "Qualità della vita" stilata dal Sole 24 ore nel 2012, Catanzaro occupa la posizione 78 su 107 città, con 448 punti totali. All'interno di questo dato complessivo la posizione migliore è data dalla voce "Ordine pubblico", dove si attesta ad un 18º posto, seguita dalla voce "Popolazione" (l'insieme dei dati demografici, divorzi, immigrazione irregolare ed emigrazione) che segna un 57º posto. La posizione peggiore invece è data dalla voce "Servizi" che si attesta al 102º posto. Nel totale ha guadagnato 5 posizioni rispetto alla classifica stilata nel 2011[47].

Secondo la classifica generale di Legambiente Ecosistema Urbano 2012, Catanzaro è al 41º posto su 44ª città medie (da 80.000 a 200.000 abitanti), con una percentuale del 30,70%. Questo dato è stabilito dalla media tra i valori migliori e quelli peggiori. Tra le voci migliori di Legambiente per Catanzaro ci sono: il Verde urbano fruibile al 5º posto; la Dispersione della rete al 5º posto; la Produzione di rifiuti urbani al 9º posto; il Consumo elettrico domestico all'11º posto. Bene anche l'offerta del trasporto pubblico, con il 13º posto. Tra le voci peggiori invece vi sono: il Consumo idrico domestico al 43° su 44 e l'Eco management al 44º posto su 44. Non vanno bene nemmeno la raccolta differenziata e la capacità di depurazione, anche qui tra le ultime posizioni[48].

I dati sulla qualità dell'aria non sono disponibili.

Problemi[modifica | modifica wikitesto]

Catanzaro sud

Sebbene Catanzaro venga definita città relativamente tranquilla, da risultare all'apparenza quasi poco appetibile per la criminalità organizzata e non, una certa tendenza inversa che ha avuto luogo negli anni più recenti ha messo in luce molte problematiche che affliggono il capoluogo e complici l'estraneità dei fatti della maggior parte della popolazione e l'omertà che ne consegue, sono sempre state sottovalutate o perlomeno poco considerate dalle autorità locali competenti[49]. Il fenomeno della microcriminalità, sfocia spesso in vere e proprie faide tra piccole famiglie facenti parte della criminalità organizzata. In particolare i quartieri sud della città sono spesso teatro di violenze e, non per ultime, scritte sui muri inneggianti alla 'Ndrangheta[50].

La convivenza fra le varie etnie che popolano una città è elemento fondamentale per favorire la pacifica convivenza fra cittadini, tuttavia non sempre l'integrazione nel tessuto sociale cittadino degli immigrati ha avuto un buon impatto. Nei quartieri di Santa Maria, Corvo, Aranceto e Pistoia, sono stanziati da anni comunità di gruppi Rom e Sinti e ciò crea non poche divergenze e attriti con la popolazione locale[51]. Le suddette zone sono spesso teatro di spaccio di droga e la povertà raggiunge livelli rilevanti. I pattugliamenti e le perquisizioni di abitazioni da parte delle forze dell'ordine sono costanti. Anche zone soggette a grandi flussi giovanili come i giardini di San Leonardo, luogo principe della movida catanzarese, sono luoghi di spaccio di cocaina e marijuana. In questo campo è forte il lavoro sinergico operato da autorità e associazioni, destato a porre un ostacolo al problema dello spaccio e del consumo di droga nel capoluogo[52]. A questo proposito Catanzaro è città aderente alla Giornata mondiale contro la droga[53].

Il servizio sanitario, sebbene dotato di buone competenze e professionalità, deve fronteggiare una carenza di personale che da anni coinvolge in primis l'Ospedale Pugliese, principale polo sanitario della città e uno dei primi in Calabria[54][55]. Ciò è spesso stato accostato alla tendenza della regione a destinare altrove finanziamenti necessari per un comparto che spesso deve fronteggiare anche la carenza di strutture necessarie per il normale svolgimento delle attività. In alcune zone della città la salute dei cittadini è stata spesso messa a repentaglio dalla presenza di eternit[56], materiale fabbricato con l'amianto e scientificamente responsabile di gravi malattie dell'apparato respiratorio, con relativi decessi per cancro.

Preoccupante è invece il calo demografico che affligge Catanzaro, che nel censimento del 2011 ha evidenziato come la città sia scesa al di sotto dei 90.000 abitanti, in prosecuzione di un trend negativo che non stenta a fermarsi e che coinvolge comunque tutte la regione, scesa al di sotto dei 2 milioni di abitanti. Catanzaro in qualità di capoluogo di regione ha sicuramente pagato in modo deciso i rallentamenti e le paralisi che si sono registrate negli ultimi anni e che hanno colpito la regione stessa. Il sistema economico mostra elevate percentuali di disoccupazione giovanile[57].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Mimmo Rotella "battezza" le tre copie del suo ritratto tracciando su ciascuna il medesimo disegno in acrilico: un quadrato, un triangolo e un cerchio, seguiti dalla scritta ZEN

La città da Catanzaro si è sempre imposta come importante centro culturale per la regione Calabria e non solo. Nel corso degli anni a distinguersi in particolar modo è stata l'attività teatrale, sempre molto attiva nella città dei tre colli, che ha richiamato a sé spesso grandi personaggi dell'epoca, attratti da questa vitalità. Promotore della cultura catanzarese fu in passato lo storico Teatro Real San Francesco, poi soprannominato San Carlino per le analogie tecniche e culturali con lo storico Teatro San Carlo di Napoli. Il piccone demolitore mise fine alla grande tradizione instauratasi in città nel 1938, quando dopo 108 anni di vita lo storico polo teatrale venne abbattuto. A tal proposito il Teatro Masciari, sito nel cuore pulsante del centro storico, fu fatto testimone di quella tradizione che era destinata a continuare in città nonostante la criticata demolizione del Comunale. Un grande impulso culturale è stato dato dal Teatro Politeama, inaugurato nel 2002 sulle note del Va, pensiero di Giuseppe Verdi, che si pone come uno dei più dinamici e moderni teatri d'opera in Italia. Il capoluogo calabrese ha anche dato i natali a personalità che con il loro operato in ambito culturale e non hanno dato lustro alla propria terra d'origine. Degni di nota, personaggi come il cinquecentesco Giovanni Battista Zupi, primo astronomo a scoprire le fasi orbitali di Mercurio, il premio Nobel per la medicina Renato Dulbecco, il pittore Mimmo Rotella, inventore del décollage e l'arch. Saul Greco, professore e preside della Facoltà di Architettura dell'Università di Roma "La Sapienza". Tuttavia anche le varie associazioni culturali sorte in città si sono fatte promotrici della diffusione della cultura. Un esempio è rappresentato dal gruppo storico Mirabilia che, nato nel mese di maggio del 1996 come espressione artistica nel contesto della manifestazione Mirabilia, si compone di circa 200 figuranti fra dame, damigelle e paggi, dignitari, nobili, honorati, popolani e maestri d'arte, cavalieri e armigeri in armi e armature, artisti, musici e sbandieratori, trampolieri e mangiafuoco, e mira alla conoscenza e alla promozione della secolare storia della città di Catanzaro anche fuori dai confini regionali. Importante luogo di integrazione socio-culturale è il Centro polivalente per i giovani, finanziato dalla legge regionale 8/88 e dall’Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili del Comune di Catanzaro, gestito dal Settore Prevenzione del Centro Calabrese di Solidarietà. Aperto nel 2007 è uno spazio accogliente e stimolante che offre una vasta serie di opportunità ludico-culturali ai giovani della città. Con l’intento di dare risposte qualificate, innovative e di contrasto, al crescente disagio giovanile, spesso espresso sotto forma di malcontento, noia e passività, gli educatori che vi lavorano si impegnano quotidianamente a favorire lo spirito di iniziativa e la capacità di cooperare tra i giovani. Spiccano i poli museali, ricchi e mirati ad accogliere artisti di caratura internazionale e a promuovere l'arte sorta nel territorio e gli artisti locali. Il Complesso monumentale del San Giovanni, antico castello normanno di Catanzaro, dopo anni di abbandono, negli anni 70 è stato riqualificato come una moderna e importante area espositiva. Tuttavia degni di nota sono anche il MARCA che ospita periodicamente le mostre di grandi artisti internazionali, così come il MUSMI, museo dedicato a uno dei simboli che fecero celebre la città in tempo di guerra: la Brigata Catanzaro. Importanza rilevante nell'ambito culturale della città calabrese ha il dialetto di cui si sono fatti promotori nel corso del tempo tutti i poeti e gli attori locali che si sono cimentati in rappresentazioni in vernacolo.

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Le maggiori biblioteche catanzaresi sono la Biblioteca comunale "Filippo De Nobili" che possiede attualmente circa 120.000 opere tra volumi ed opuscoli, e la Biblioteca provinciale "Bruno Chimirri", situata in Villa Margherita che dispone di un patrimonio librario di oltre 20.000 volumi. L'Archivio di Stato di Catanzaro è costituito invece da oltre 50.000 documenti, fra cui ben 1359 pergamene (1307-1859). I documenti cartacei datano dal secolo XVI. Sono da segnalare, in particolare, i seguenti fondi: l'Archivio delle Ferriere di Mongiana, la Cassa sacra e la Regia udienza, gli atti notarili antichi, documenti sul brigantaggio e sui moti patriottici. Anche la Camera di commercio della città dispone di una propria biblioteca. L'accorto sistema bibliotecario dell'Università Magna Græcia è destinato a soddisfare le esigenze degli studenti tramite libri, tesine, articoli, file multimediali e riviste. Il sistema è composto da tre poli bibliotecari, ognuno dedito ad una facoltà: la biblioteca di giurisprudenza, la biblioteca di farmacia e la biblioteca di medicina. Occupano un posto di rilievo anche la Biblioteca "San Pio X" del Pontificio seminario regionale e la Biblioteca arcivescovile intitolata al cardinale Antonio Lombardi. Per ultima si segnala la Biblioteca del Comando militare regionale "Calabria".

Ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Nel campo della ricerca, il capoluogo calabrese ospita la sede regionale dell'Istituto regionale ricerca educativa (IRRE). La funzione di tali istituti è quella di dare supporto all'amministrazione scolastica ed in particolar modo alle istituzioni scolastiche diffuse sul territorio. Le attività svolte sono prevalentemente legate alla ricerca educativa indirizzata a raccogliere e ad elaborare e diffondere la documentazione pedagogico-didattica, a condurre studi in campo educativo, a promuovere ed assistere l'attuazione di progetti di sperimentazione, ad organizzare ed attuare iniziative di "monitoraggio" e di aggiornamento sul campo. L'istituto per la ricerca, la formazione e l'innovazione educativa opera in collaborazione con il MIUR e l'Unione europea.

Università e accademie[modifica | modifica wikitesto]

L'Università degli Studi "Magna Græcia" è stata fondata nel 1998. L'ateneo, seconda università calabrese per numero di iscritti, è imperniato sulle facoltà principali di medicina, farmacia, giurisprudenza, sociologia e scienze motorie. Nonostante la recente fondazione del polo universitario, sito nel quartiere Germaneto, la presenza dell'istituzione universitaria nella città è radicata nel passato e la sua storia si sviluppa in tre tappe:

  • nel 1967 viene istituito il Consorzio per l'Università di Reggio Calabria che prevede la dislocazione di alcuni corsi di studio a Catanzaro;
  • nel 1979, con decreto prefettizio del 18 gennaio, viene istituito il Consorzio per la Promozione della Cultura e degli Studi Universitari di Catanzaro, finalizzato alla stabilizzazione di insediamenti universitari nel territorio;
  • nel 1982 nasce l'Università degli studi di Reggio Calabria, che contempla l'istituzione di tre facoltà a Catanzaro.

Dopo una prima fase di attività, utile all'assestamento delle facoltà, si pongono le basi per la nascita dell'Ateneo: tale obiettivo viene sancito da un decreto ministeriale del 29 dicembre 1997: così, nel 1998, nasce appunto l'Università degli Studi di Catanzaro "Magna Grecia". All'interno dell'ateneo è istituito anche il Policlinico Universitario "Mater Domini", che conta 400 posti circa ed è dotato di avanzate tecnologie per la lotta ai tumori. È inoltre un centro oncologico d'eccellenza.

Tuttavia la città può contare anche sull'Accademia di belle arti, istituita con D.P.R. nº 1162 del 30.10.1972, che ha una bacino d'utenza che comprende le provincie di Vibo Valentia, Crotone e Cosenza. L'istituto è composto da 11 dipartimenti. Importante istituzione religiosa è il Pontificio seminario regionale San Pio X[58], fondato nel 1912. È un istituto aggregato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale ed è tra i 15 seminari regionali esistenti in tutta Italia per la formazione di nuovi sacerdoti. Catanzaro è inoltre sede del conservatorio musicale, che offre corsi di formazione musicale di base promossi dall'istituto F. Torrefranca di Vibo Valentia. Sempre nel campo delle arti, occupa grande rilevanza l'accademia d'arte teatrale "Officina Teatrale" che con l'istituto Silvio D'amico di Roma e la scuola civica parificata Paolo Grassi di Milano è il terzo polo artistico nazionale. I corsi sono di durata triennale, alla fine dei quali dopo aver superato un esame, viene rilasciato il diploma di attore professionista riconosciuto in tutta Italia e nei paesi dell'Unione Europea.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Musei di Catanzaro.

Il polo museale più importante della città è sicuramente il Museo d'arte moderna e contemporanea di Catanzaro "MARCA". È ospitato in una antica costruzione di tre piani del centro storico cittadino recentemente restaurata. Il MARCA non è solo una prestigiosa sede museale, ma vuole anche essere un luogo di produzione di arte e cultura, all’interno del quale dialogano architettura e design, musica e teatro, cinema e poesia. L'esposizione museale, inaugurata nel 2008, è suddivisa in tre ambienti e consiste di un notevole patrimonio di opere databili tra il 500 e il '900, a cui si aggiungono quelle della Fondazione Rotella. Di grande rilievo storico è il Museo storico militare Brigata Catanzaro, situato nel Parco della Biodiversità Mediterranea, che presenta una vastissima collezione di armi, equipaggiamenti militari e mappe d'epoca dal 1600 fino alla seconda guerra mondiale. Tra le caratteristiche del museo è la riproduzione delle trincee, con effetti sonori che riproducono le ambientazioni della Grande Guerra. Nel polmone verde del centro cittadino, Villa Margherita, è invece ubicato il Museo provinciale che contiene collezioni di monete (pubblicate nella Sylloge Nummorum Graecorum della British Academy), vari reperti, e una raccolta di materiale preistorico. Il più importante artista locale, Mimmo Rotella, volle invece la costruzione della Casa della memoria, il cui obiettivo è la divulgazione e la promozione dell'arte contemporanea. Unico nel suo genere in Italia è il Museo delle carrozze. Allocato in un ampio edificio stile medioevale, ospita la collezione di preziose carrozze del barone De Paola, utilizzate per le riprese di numerosi film italiani e stranieri tra cui Via col vento[senza fonte]. Annesso all'edificio si trova un altro museo sulla civiltà contadina. Il Museo risorgimentale, invece, contiene vari cimeli, biffettiere[cosa sono?], armi dell'epoca garibaldina e delle guerre d'Africa e di Spagna, carte cospirative, i diari di guerra e i documenti mazziniani, ponendosi quindi come un'importante testimonianza della storia d'Italia. Importanti testimonianze della storia locale sono invece il Museo della seta, che presenta collezioni di attrezzature e documentazioni della lavorazione e della commercializzazione della seta, e la Gipsoteca Jerace, che raccoglie le opere in gesso e marmo del famoso scultore Francesco Jerace. Il Museo diocesano, sito presso l'Arcivescovado, ospita al suo interno opere provenienti dal Duomo della città e da altre chiese cittadine.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

  • Radio Catanzaro Centro
  • Radio Catanzaro Classic
  • Radio Amica
  • RTC radio catanzaro 104
  • Radio Amore

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Le testate giornalistiche con sede a Catanzaro sono:

Altre testate regionali con sedi distaccate a Catanzaro sono:

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Catanzaro è sede di emittenti televisive regionali terrestri e satellitari. Un personaggio legato alla televisione calabrese e catanzarese è stato l'imprenditore catanese Tony Boemi[59]. Sbarcato in Calabria dopo aver lavorato per qualche anno a Messina, si stabilisce sui tre colli. Qui apre un piccolo laboratorio di elettronica dove costruisce radioline, impianti di diffusione, assembla un registratore e ci mette il suo marchio e realizza un laboratorio linguistico[59]. Quando nella seconda metà degli anni settanta compaiono le tv libere, Boemi attrezza il suo studio in modo da poter trasmettere in televisione[59]. Dopo anni di gavetta costruisce il primo studio di Telespazio TV, fondata da lui nel 1976, alle porte di Catanzaro[59]. L'emittente in questione è la principale televisione calabrese con una copertura del 95% che comprende anche parte della Basilicata e della Sicilia. Legata a Telespazio TV è Telespazio Studio 3, il più grande studio dell'emittente che oggi ha sede a Catanzaro in viale De Filippis.

Altra importante emittente televisiva regionale, con sede a Catanzaro, è RTC-Telecalabria, la prima tv locale fondata nel 1976 nel capoluogo. RTC Telecalabria copre, con il suo segnale digitale, l'intera Calabria e varie aree della Sicilia orientale e della bassa Basilicata. È stata fondata ed è diretta dal giornalista Giuseppe Soluri, attuale presidente dell'Ordine regionale dei giornalisti.

Calabria Channel invece è un'emittente satellitare, sul canale 875 di Sky con copertura internazionale che comprende tutti gli Stati europei e i Paesi extra europei che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Per ultima ha sede sui tre colli l'emittente regionale Infospazio Tv.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seta.
Antico telaio per la lavorazione della seta
« Hora godendo Catanzaro una perfettissima quiete diedesi alla coltura delle piante sudette, appellate Celsi, o come altri dicono Mori, e col beneficio dell'acque, che l'irrigavan, crebbero in breve con le foglie poi delle quali comincionsi a nutrir il Verme; indi da gusci del detto a cavar nell'acqua bollente la seta; con la pratica d'alcuni Orienteli nella Città commoranti imparando molti la testura di quella, ne fecero drappi di varie sorti; onde in modo vi si stabilì l'Arte »
(Vincenzo D'Amato, Memorie historiche dell'illustrissima, famosissima, e fedelissima città di Catanzaro, 1670)

Sulla base di questo testo, si ritiene che l'arte della seta sia stata introdotta a Catanzaro nel 1072, da una casta di Orientali che abitava la città. Secondo una tradizione catanzarese, sia il gelso che il baco sarebbero stati introdotti in Europa, proprio in quel secolo che vide la nascita della città, infatti una recente ipotesi fa derivare il nome stesso della città dal termine "Katartarioi" ovvero "filatori di seta"[60]. È certo che i primi centri europei dove si lavorò la seta, tra la fine del IX e i primi anni del X secolo d.C., sono italiani, per l'esattezza Catanzaro e Palermo. La spiegazione è abbastanza intuitiva: la prima era sotto il dominio dei bizantini, mentre la seconda era araba e, quindi, tutte e due strettamente legate a culture orientali allora molto forti. Agli inizi del Quattrocento, sotto il dominio Aragonese si ebbe un ulteriore periodo di sviluppo, dovuto all'antica tradizione della lavorazione e del commercio della seta. Nel 1519 Re Carlo V "riconosce" il Consolato dell'arte della Seta, anche se gli Statuti dell'Arte della Seta[61], a noi pervenuti sono dell'8 maggio 1568, è certo che a Catanzaro l'arte della seta era già florida in tempi precedenti, infatti alcuni artigiani furono chiamati in Sicilia (a Palermo nel 1432 e a Messina nel 1468) per insegnare l'arte del velluto, e in Francia (a Lione nel 1466 e Tours nel 1470) quando il re Luigi XI decise di istituire nei propri domini la manifattura della seta, dove comparve il primo telaio meccanizzato attribuito a "Giovanni il Calabrese"[62].

Grande importanza ebbero gli ebrei, ma quando vennero banditi da tutti i territori dominati dalla Spagna, anche la tradizione manifatturiera declinò, in quanto opera prevalentemente di questa popolazione[61]. Ne resta traccia nel quartiere tuttora chiamato Filanda, dove anticamente erano ubicati i laboratori per la tessitura e la filatura della seta.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Teatro Politeama

La tradizione teatrale della città risale al tardo Seicento quando in occasione della nascita dell'erede al trono spagnolo, ci furono quasi due mesi di rappresentazioni che animarono piazza San Giovanni. Le attività teatrali si continuarono a svolgere nelle piazze cittadine e in un piccolo teatro in piazza Duomo, distrutto dal terremoto del 1783.

In seguito venne costruito lo storico teatro comunale, progettato dall'architetto Vincenzo De Grazia nel 1818 e terminato nel 1830. Il teatro rappresentava opere di Pergolesi, Rossini, Goldoni, Giacosa e D'Annunzio, Scribe, Sardou, Mirabeau, Dumas, Ibsen, Tolstoj, Shakespeare, Dostoevskij. Ne calcarono il palcoscenico i più noti artisti del tempo, da Ermete Novelli a Ermete Zacconi, da Giovanni Emanuel a Gustavo Salvini.

In seguito alla crisi economica e sociale che investì la città dopo la prima guerra mondiale, il teatro declinò e venne infine demolito nel 1938, mentre l'attività teatrale continuò in modo diseguale con il teatro Masciari, fino alla costruzione del Teatro Politeama. Situato nel centro storico, è stato inaugurato nel 2002, su progetto di Paolo Portoghesi. Occupa lo spazio dove si trovava l'omonimo cinema e teatro costruito negli anni trenta e un vicino mercato coperto della stessa epoca. Il palcoscenico è uno dei più avanzati in Italia dal punto di vista tecnologico ed è il "cuore" del teatro: largo 22,30 m e profondo 20 m, ha un'altezza di 30 m. La sala centrale a forma di ferro di cavallo, intorno a cui si articola l'edificio, riprende la tradizione del teatro classico all'italiana. Lo spazio disponibile è di 53.000 m³ e di 5.700 m².

Inoltre sui tre colli ha attualmente sede l'Accademia d'arte teatrale "Officina teatrale", il terzo polo artistico italiano con Milano e Roma.

Maschera tipica "Giangurgolo"
"Giangurgolo"

Nata in città nel tra il XI e il XII secolo[63], al tempo della Commedia dell'arte, divenne famosa in quanto rappresentava la figura del Capitano di origine spagnola, vanitoso e bugiardo, che ha più del furfante che dell'uomo d'armi. Secondo l'opinione più accreditata, dal punto di vista etimologico Giangùrgolo vuol dire “Gianni l'ingordo”, per la sua caratteristica distintiva: l'ingordigia. La figura è caratterizzata da una maschera rossa con un nasone di cartone, in testa un cappello a forma di cono, di colore nero, con fascia rossa, ornato con una piuma di pavone. Grande mangiatore, consuma carretti di maccheroni, molto pane e intere botti di vino, adopera la spada per inezie, ma è sempre pronto a fuggire come il vento.La simpatica maschera, era protagonista sui palcoscenici dei teatri secenteschi soprattutto perché rappresentava la realtà regionale e dialettale calabrese durante la dominazione spagnola. Intorno al 1600 le rappresentazioni si diffondono in tutta Italia, un importante interprete è Ottavio Sacco.

Ecco cosa si racconta nelle scene:

«Nel convento delle Suore di Santa Maria della Stella di Catanzaro,il 24 giugno 1596 nasce il personaggio Giangurgolo. Il suo nome deriva da Giovanni, in onore del Santo del giorno del suo ritrovamento. Trascorre la sua infanzia presso il Convento dei Cappuccini del Monte dei Morti, dove un prete provvede alla sua educazione e insegna al giovane le tecniche di caccia. Ed è proprio in una battuta che inizia la sua storia: nei boschi Giovanni cerca di salvare uno spagnolo che era stato aggredito da briganti; lo spagnolo riceve da lui tutte le cure possibili, ma nonostante tutto muore. Poco prima di morire, in segno di riconoscenza, nomina Giovanni suo erede, consegnandogli, oltre alle sue immense ricchezze, una lettera che contiene il modo per salvare Catanzaro. Da questo momento, in onore del defunto spagnolo, Giovanni tramuta il suo nome in Alonso Pedro Juan Gurgolos (Giangurgolo). Egli inizia la sua personale lotta contro l'occupazione spagnola che in quegli anni si abbatteva su Catanzaro: Giangurgolo si organizza con un carrozzone da teatro col quale, insieme ad alcuni suoi amici, propone spettacoli satirico - politici incitando alla rivolta il popolo catanzarese. Questo piano però fallisce quando le sue intenzioni vengono alla luce e Giangurgolo viene condannato a morte. La scoperta delle sue origini nobili gli salva però la vita, costringendolo però a fuggire in Spagna. La permanenza in quel luogo a lui sconosciuto non dura a lungo, ed egli riesce a tornare a Catanzaro, dove però la peste aveva colpito gran parte della città. Al suo ritorno egli riesce a ritrovare il suo amico di teatro Marco, anch'esso malato, e per un abbraccio tra i due la peste viene trasmessa anche a Giangurgolo. La sua morte chiude il sipario della rappresentazione».

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Morzeddhu e Cucina calabrese.
I vermituri
Il cocktail piccante Momò

La gastronomia di Catanzaro, che affonda le sue radici nella tradizione tipicamente mediterranea, è caratterizzata da una forte presenza di sapori forti e aromatici. Frequente l'uso del peperoncino piccante, presente in quasi tutti i piatti tradizionali, spesso associato ad altre spezie aromatiche come l'origano, il basilico e l'alloro.

Il piatto forte della gastronomica locale è il morzello (u morzeddhu in dialetto), di solito servito caldo nella pitta, pane casereccio piuttosto schiacciato e dalla forma circolare, tagliato a libretto. L'ingrediente base è costituito dalle interiora di vitello (diuneddhi), con conserva di peperoni piccanti, sale, origano, alloro, e vino rosso. Simile al Morzello è il soffritto (u suffrittu), che i catanzaresi amano mangiare a cena la vigilia di Capodanno. È un piatto a base di carne magra di maiale che viene soffritta nella tiana, una caratteristica pentola di terracotta, e insaporita con alloro, origano, vino bianco e concentrato di pomodoro. Anche il soffritto si serve nella pitta.

Altro piatto tipico locale sono i vermituri ossia le lumache di terra bollite al sugo con l'aggiunta di peperoncino. Il piatto ha radici molto antiche, vengono raccolte durante le prime piogge nel mese di ottobre e la preparazione è rimasta intatta nel tempo. L'usanza prevede che siano lavate bene per eliminare la terra, poi lasciate riposare in un recipiente forato munito di coperchio per 24 ore. Dopo vengono risciacquate e fatte bollire per più di mezz'ora in una padella con olio, pomodori, aglio, sale, origano e peperoncino piccante.

I primi piatti più caratteristici della molto varia cucina catanzarese sono la pasta e ceci con finocchi selvatici, la pasta dei mietitori, con un sugo a base di cipolle, zucchine e patate, la pasta di casa (pasta 'e casa) che ha una preparazione tutta particolare e che è condita con un ragù particolare caratterizzato da 'nduja, carne macinata, carote, patate bollite, peperoni, olio extravergine di oliva, aglio, cipolla, sale e infine parmigiano o pecorino; inoltre la pasta con le alici, preparata con acciughe sotto sale, mollica di pane e peperoncino piccante. Molto utilizzata la carne di maiale e di manzo.

Altra specialità locale del periodo estivo è la granita di mandorle (detta anche orzata) con la brioche. La tradizione vuole che venga consumata al mattino, inzuppando la brioche calda appena sfornata nella granita di mandorle servita in una coppa di vetro[64].

Tra i dolci i monaceddhi, ovvero uova sode farcite di cacao e fritte, la pitta 'nchiusa, le "nipitelle", mezzelune di pasta frolla farcite con uva passa, noci e miele. Una tipicità delle feste natalizie è rappresentata dalle cuzzupe, ciambelle decorate con uova, tipiche di Pasqua.

Tra i drink da aperitivo si segnala il cocktail piccante di origine catanzarese chiamato momò. Molto bevuto soprattutto nei mesi estivi, è composto da Bitter Campari, Vecchio Amaro del Capo, seltz con l'aggiunta di uno spiedino di frutta e di un peperoncino locale interamente immerso nel drink che rende la bevanda leggermente piccante[65].

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Il logo della decima edizione del Magna Graecia Film Festival

L'organizzazione e la categorizzazione di eventi hanno come scopo la valorizzazione del territorio, dei prodotti locali, ma anche la divulgazione della cultura necessaria ad una crescita esponenziale e culturale della città stessa. Location di eventi e manifestazioni sono spesso poli teatrali e piazze, con uno sguardo privilegiato al centro storico, il nucleo più importante culturalmente e artisticamente parlando della città, ma anche al parco archeologico di Scolacium. Nel quartiere marinaro è invece ubicata l'area Magna Grecia, che ogni anno ospita concerti e spettacoli di artisti di caratura nazionale e internazionale. Eventi culturali[66], religiosi[67], musicali[68] e sportivi[69] animano le vie della città.

Di grande risalto è Mirabilia. Un fantastico Viaggio nella Storia, manifestazione storico-rievocativa che, attraverso giostre e tornei cavallereschi, cortei storici, rappresentazioni di eventi di rilievo, giochi e visite sui luoghi storici, mostre e rassegne diverse, dal 1996 ha consentito una immersione nella misteriosa storia della città.

Di particolare spicco è la "Notte Piccante" che viene organizzata ogni mese di settembre nelle vie del centro storico, sulla scia della Notte bianca, che è capace di attirare oltre 150.000 presenze[70]. L'evento coordina varie iniziative artistiche, culturali, gastronomiche, musicali, mondane e sportive e inoltre le principali architetture della città, come gli antichi palazzi o le chiese, rimangono aperti al pubblico per tutta la durata della kermesse. Il tutto contornato da vari stand che offrono degustazione di prodotti tipici locali fra cui spicca u morzeddhu.

Tante e variegate le kermesse che richiamano la presenza di artisti di caratura internazionale. Importante palcoscenico estivo è rappresentato dal Magna Graecia Film Festival[71], rassegna cinematografica che per la prima volta nel 2013 ha avuto luogo a Catanzaro Lido[72].

Il Parco della biodiversità mediterranea è teatro di una delle più importanti rassegne di musica rock, blues, soul e progressive organizzate sul territorio nazionale, settembre al Parco[73]. Il Festival d'Autunno è invece un evento che coordina lo svolgersi di programmazioni musicali e conferenze culturali. Nel corso del tempo è riuscito a confermarsi nei circuiti nazionali di maggior interesse, annoverando infatti la presenza di importanti personalità del mondo dello spettacolo[74][75].

Manifestazione all'avanguardia nel panorama nazionale è il—Progetto Gutenberg, patrocinato dal liceo classico Galluppi, che coinvolge i principali plessi scolastici del capoluogo[76]. Non meno rilevante il "Festival dei Fiori e dell'Artigianato" che si svolge nel centro urbano, organizzato dall'Assoc. "Castello d'Altavilla" e dal periodico "il Cavatore", con il patrocinio della CCIAA di Catanzaro.

Persone legate a Catanzaro[modifica | modifica wikitesto]

Nati a Catanzaro[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Ceravolo, presidente dell'Unione Sportiva Catanzaro;
  • Massimo Palanca, storica bandiera anch'esso della suddetta società;
  • Corrado Alvaro, scrittore, giornalista e poeta, che a Catanzaro compì i suoi studi liceali;
  • George Gissing, scrittore inglese che soggiornò a Catanzaro nel dicembre 1897;
  • Francesco Caporale, presbitero italiano rappresentante del cattolicesimo sociale calabrese della prima metà del '900, deceduto a Catanzaro.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi I tre colli di Catanzaro.
Catanzaro nel 1928, foto scattata dal dirigibile Esperia
Viale De Filippis, simbolo dell'espansione urbanistica della città

Il nucleo più antico della città è arroccato su uno sprono a fianchi assai ripidi quasi per tutta la loro lunghezza pressoché inpraticabili, tra le due profonde vallate dei torrenti Musofalo e Fiumarella. Nel corso dei secoli, vari fattori di diversa natura ne hanno determinato la perdita dei tipici caratteri medievali in seguito a continue demolizioni di case e costruzione di edifici dalla caratteristica architettura cementizia. Case a non più di due piani, ornate da balconi e portali pretensiosi, dedali di viuzze strette e anguste hanno visto trasformata la loro struttura originaria, che tuttavia persiste ancora nel centro storico, caratterizzato da antichi rioni formati da antichissimi nuclei alcuni risalenti all'epoca saracena o bizantina.

La prima vera trasformazione dell'apparato urbanistico della città fu graduale e avvenne a cavallo fra i due catastrofici terremoti che colpirono il capoluogo nel 1638 e nel 1783. Tuttavia l'apertura di Corso Mazzini nel 1870, segnò l'inizio di un'epoca di rivoluzione che portò alla costruzione di apparati moderni per l'epoca. Notevoli e pregiate costruzioni, con epicentro la principale arteria cittadina, cambiarono il volto alla città. Soprattutto fino agli anni sessanta le architetture edificate intorno al 1890 rappresentavano un aspetto singolare e tutto particolare della città. La nascita del rione Fondachello segnò un'importante dilatazione urbanistica che, a partire dal 1885, ebbe come luogo d'espansione le pendici meridionali dello sprone. Intorno alla principale stazione ferroviaria della città sorse l'odierno quartiere Catanzaro Sala. Ciò comportava un progressivo potenziamenti dei trasporti e delle infrastrutture presenti nella zona e la stazione, posta sulla linea ferroviaria diretta al quartiere marinaro, fu proseguita fino al borgo di origine normanna di Sant'Eufemia, oggi parte integrante del comune di Lamezia Terme.

La violenta recessione che colpì la Calabria a cavallo fra il 1890 e il 1910 causò il rallentamento dell'attività espansiva urbanistica del capoluogo, che negli anni precedenti era stata veloce e progressiva. Una timida ripresa, che successivamente riportò le velocità d'espansione a livelli notevoli, venne orientata verso la zona nord del territorio cittadino. Zona più salubre rispetto alla parte sud, fu teatro del sorgere di un nucleo di abitazioni provvisorie inquadrato con l'appellativo di Baracche, oggi corrispondente a via Mario Greco (A scinduta dei Barracchi in dialetto locale), eretto successivamente al terremoto che colpì la città nel 1832. I nuovi rioni presero i nomi di Milano e San Leonardo, che si svilupperanno ed ingrandiranno negli anni tra le due guerre mondiali, e saranno caratterizzate da villette residenziali.

Ampio panorama della città

Soprattutto dopo la seconda guerra mondiale verso nord sono sorti i quartieri Bellamena e Stadio, e quindi, lungo la strada per la Sila, quelli di Pontepiccolo, Pontegrande, Piterà e Sant'Elia. Successivamente, causa la particolare situazione orografica del capoluogo, l'espansione urbana si è sviluppata mediante la costruzione di nuovi ponti verso est con i quartieri Siano, Campagnella e Cava e verso ovest con i quartieri Gagliano, Mater Domini e Sant'Antonio.

Negli ultimi 20 anni l'abitato si è espanso verso la costa, lungo la valle della Fiumarella e del Corace, verso i quartieri di Sala, Santa Maria, Pistoia, Corvo, Lido e Giovino e intorno a preesistenti piccole frazioni che sono state inglobate nella città.

Con il recente sviluppo urbanistico si sta delineando un modello di città "tripolare" organizzata per funzionalità, in cui il centro cittadino rimarrà polo d'indirizzo politico e organizzativo, il quartiere Lido centro turistico e il nuovo quartiere Germaneto centro universitario e direzionale.

Lungo la costa si è assistito ad una progressiva conglomerazione con alcune frazioni di comuni limitrofi come Roccelletta di Borgia, Caraffa di Catanzaro, Sarrotino, Simeri Crichi.

Negli anni passati è stata avanzata la proposta di costituire un'area metropolitana, già deliberata dalla regione Calabria[77], con la città di Lamezia Terme, proposta attualmente accantonata che prevedeva un'area comprendente 10 comuni creando un'area integrata che si sarebbe estesa dalla costa ionica a quella tirrenica, coinvolgendo oltre 200.000 abitanti. Nonostante l’attuale accantonamento della proposta, resta tuttavia evidente un processo di conurbazione che sta coinvolgendo i comuni di Catanzaro e Lamezia e il territorio attraversato dalla Strada statale 280 dei Due Mari.

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antichi rioni di Catanzaro.

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è suddiviso in 22 quartieri a loro volta ripartiti in vari sobborghi e rioni, inizialmente raggruppati in 11 circoscrizioni e successivamente, dopo il 2005, ridotte a 4[78].

Circoscrizione Quartieri Superficie in km² Popolazione Densità ab./km²
I Sant'Elia - Pontegrande - Pontepiccolo - Gagliano - Mater Domini - Sant'Antonio 43,25 17.285 399,67
II Stadio - Centro storico - San Leonardo 10,11 27.981 2.767,66
III Sala - Siano - Santa Maria - Germaneto 32,08 25.759 802,97
IV Fortuna - Lido 17.81 24.974 1.402,25

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Centrale a turbogas della Edison
Stabilimento produttivo della Cal.Me

Catanzaro con un reddito pro-capite di 18.416[79] € annui è il capoluogo di provincia calabrese con il reddito più elevato. L'economia è stata caratterizzata da periodi di forte sviluppo alternati a fasi di declino. Agli inizi del secolo è sede del primo Congresso eucaristico della regione, oltre ad essere un punto di riferimento commerciale e industriale; risale a questo periodo la nascita di numerose fabbriche, situate nella zona sud, come la "Tonnina" (produzione del tannino) di proprietà francese, la "Ladoga" e la "Gaslini" oltre ad altre fabbriche situate nelle zone di Santa Maria e Sala. Durante la seconda guerra mondiale si assiste ad un declino economico dovuto alla chiusura della maggior parte della precedenti attività produttive. Nel dopoguerra inizia un forte ripresa; in questo periodo è sede della prima Fiera Campionaria del meridione. Attualmente l'economia è incentrata nei settori dei servizi telematici alle imprese e alle amministrazioni pubbliche. Il settore della pubblica amministrazione fa registrare il più alto numero di addetti, seguito da quello dei servizi.

Settore Industrie Servizi Amministrazione Altro
Numero di imprese 1.151 2.716 633 2.227
Addetti per settore 5.048 5.577 26.673 7.314
Percentuale sul totale 11,32% 12,50% 59,79% 16,39%

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi COMALCA.

Catanzaro è il principale mercato agricolo della regione. Nel capoluogo calabrese venne infatti fondato nel 1980 il COMALCA, acronimo di Consorzio mercato agricolo alimentare Calabria, con l'intento di costituire e gestire il nuovo Centro Agroalimentare di Catanzaro rientrante nel Piano nazionale dei mercati. L'azienda è il principale centro agroalimentare della Calabria con funzione di coordinamento tra i vari mercati agricoli regionali e nazionali. Ha sede in viale Europa, nel quartiere Germaneto. È una società mista pubblico-privato. La città è anche un importante centro alimentare con numerosi oleifici, pastifici e distillerie. Nel territorio comunale sono attivi l'agricoltura (cereali, barbabietole da zucchero, ortaggi, frutta, soprattutto agrumi, uva da vino, olive e noci), l'allevamento (soprattutto ovino) e lo sfruttamento dei boschi.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Il settore industriale è per lo più rappresentato da aziende di media e piccola dimensione incentrato su produzioni per il mercato locale e nazionale (esempi di aziende catanzaresi degne di nota sono: Guglielmo Caffè, Telespazio Tv, RTC Telecalabria, Cal.Me, SIARC, AZ spa distributore del marchio Sidis per la Calabria). Di recente costruzione la centrale di turbogas della Edison situata all'entrata della città in prossimità del torrente Alli.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

La scogliera di Copanello
Panorama notturno di Montepaone
La costa fra Soverato e Pietragrande
La spiaggia di Giovino

Il settore turistico, viste le grandi potenzialità a disposizione del territorio, potrebbe essere il volano dell'economia catanzarese. Tuttavia la pecca che caratterizza quasi tutto il Mezzogiorno d'Italia è la mancanza di strutture adeguate, per far fronte alla sempre più crescente domanda. Particolarmente sviluppato è il turismo marittimo, ma non disdegna nemmeno il turismo artistico, vista l'ampio patrimonio culturale di cui dispone il capoluogo di regione, soprattutto la zona racchiusa entro i confini del centro storico. Anche in questo caso la spesso superficiale valorizzazione economica messa in atto dagli enti locali rappresenta un deficit importante. Nonostante ciò sono crescenti le iniziative messe al bando per valorizzare il patrimonio storico-artistico e culturale di cui dispone la città[80].

Catanzaro occupa una posizione privilegiata nel campo del turismo integrato mare-monti essendo collocata a metà fra la Sila e il Mar Ionio. La parte dell'altopiano silano catanzarese è nota come Sila Piccola, dove spiccano rinomate località turistiche invernali come Zagarise e Taverna. I maggiori flussi turistici riguardano la fascia costiera definita Ionio catanzarese. Secondo l'undicesimo rapporto sul turismo stilato nel 2011 dall'Assessorato al turismo della Regione Calabria, sulla fascia ionica si concentrano il 65,76% delle presenze turistiche, a fronte del 28,42% a cui sono soggette la fascia tirrenica e il Lametino. L'entroterra catanzarese ha richiamato solamente il 3,85% delle presenze turistiche, mentre la montagna, nonostante le grandi potenzialità paesaggistiche, solo l'1,97%[81]. Il fulcro del turismo marittimo è il quartiere marinare del capoluogo, Catanzaro Lido, che è parte integrante di un comprensorio soggetto a importanti flussi turistici che abbraccia i comuni di Soverato, definito la "perla dello ionio"[82], Montepaone, Squillace e Stalettì. Le suddette località ospitano locali notturni e discoteche, che attirano i giovani dell'entroterra catanzarese e non solo. Significativa la crescita esponenziale della qualità dei servizi di ospitalità come alberghi (con l'insediamento di importanti catene internazionali come Best Western), residence, enoteche, ristoranti e stabilimenti balneari che contribuiscono allo sviluppo del Turismo d'affari. Le zona maggiormente frequentate e interessate da frequenti fenomeni di movida sono Soverato e le località di Caminia, Pietragrande e Copanello. Tuttavia la località balneare di Giovino, nel comune di Catanzaro, è stata soggetta negli ultimi anni a interventi di riqualificazione che hanno portato alla costruzione del nuovo lungomare che insieme alla grande pineta che caratterizzava la zona, è diventato luogo appetibile per i vari locali che vi si sono stabiliti, spostando il baricentro del flusso turistico e notturno da Catanzaro Lido.

La maggior parte delle imprese turistiche hanno una struttura medio-piccola, la maggiore domanda proviene dalle famiglie (40,5%), soprattutto italiane (86,8%). Tuttavia negli ultimi anni solo la minor parte delle suddette imprese hanno avviato strategia promozionali[83].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Catanzaro è servita dalla strada statale 280, che ha funzione di raccordo autostradale con caratteristiche di superstrada. Questo collegamento comportò la realizzazione di imponenti opere d'arte, resesi necessarie a causa della morfologia della città. Fra di esse spicca il noto Ponte Bisantis, che attraversa la valle della Fiumarella, costruito nel 1962 su progetto dell'ing. Riccardo Morandi.

Un'altra importante arteria che serve Catanzaro è la SS 106 Jonica, che attraversa il quartiere costiero di Lido.

In passato, fino alla realizzazione delle nuove strade a scorrimento veloce, Catanzaro era raggiungibile percorrendo le tortuose strade statali dell'entroterra, la 19 (per Cosenza e Battipaglia) e la 109 (per Petilia Policastro).

Il quartiere direzionale di Germaneto è servito dalle varianti alle strade statali 106 e 280. Quest'ultima è stata aperta al traffico il 12 ottobre 2011[84], con la classificazione provvisoria di nuova strada ANAS 354 di Germaneto (NSA 354)[85]. La classificazione definitiva è invece risalente al 2012. La prima invece è stata inaugurata successivamente, l'11 aprile 2013[86].

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

I percorsi delle linee ferroviarie all'interno della città.

La città è servita dalla ferrovia Jonica e dalla trasversale Catanzaro - Lamezia che la collega alla ferrovia Tirrenica. Vi è anche una linea a scartamento ridotto, gestita dalle Ferrovie della Calabria, diretta a Cosenza.

Dopo la dismissione della stazione di Catanzaro, che sorgeva in località Sala, avvenuta nel 2008, la stazione principale della città, posta nel punto di incontro delle tre linee, è quella di Catanzaro Lido, posta nell'omonimo quartiere. La predetta stazione di Sala venne sostituita da quella denominata Catanzaro Germaneto, situata nell'omonima zona di espansione nella valle del Corace, alcuni chilometri a ovest della città.

Il centro cittadino è invece servito dalla linea per Cosenza delle Ferrovie della Calabria, particolarmente dalle stazioni Catanzaro Sala e Catanzaro Città. La tratta urbana di tale infrastruttura, comprendende 11 stazioni e costituisce un'importante infrastruttura per la mobilità cittadina; su di essa viene espletato il servizio ferroviario metropolitano[87], integrato con la rete di autobus urbani.

Porti[modifica | modifica wikitesto]

Il capoluogo calabrese usufruisce di un piccolo porto turistico sito nel quartiere Lido.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Le 25 autolinee sono gestite dalla società Azienda per la mobilità di Catanzaro (AMC) che ha in capo, oltre la gestione del trasporto pubblico urbano e suburbano, della sosta e il controllo del traffico.

I collegamenti con i principali centri della provincia, della regione e con le principali città italiane sono garantiti delle Autolinee Romano, società fondata a Crotone nel 1922, che dispone di un capolinea in città e da autocorse svolte delle Ferrovie della Calabria. L'azienda ha in capo, oltre che la gestione della funicolare, la gestione di parcheggi di interscambio. Capolinea delle autolinee FCè la Stazione di Catanzaro Città, che svolge il ruolo di hub per il trasporto pubblico provinciale e regionale.

Funicolare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Automotofunicolare di Catanzaro e Funicolare di Catanzaro.
Stazione quartiere Sala

La funicolare di Catanzaro unisce il centro storico con quartieri a sud dello stesso. Il tempo di percorrenza è di circa 5 minuti. Il servizio è gestito dalle Ferrovie della Calabria.

La funicolare è stata attivata nel 1998 ricostruendo la tratta a funicolare della cosiddetta "tranvia automotofunicolare", funzionante dal 1910 al 1954, una linea tranviaria che collegava la stazione FS di Catanzaro Sala con il quartiere Pontegrande, sito a nord della città.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Catanzaro e Elezioni comunali a Catanzaro.

Dal 21 gennaio 2013 il sindaco di Catanzaro è Sergio Abramo (Il Popolo della Libertà).

Consolati[modifica | modifica wikitesto]

Hanno sede in città i consolati per Calabria e Basilicata del Marocco e della Russia e per la sola Calabria della Spagna[88].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sport a Catanzaro.

Lo sport più praticato e più seguito a Catanzaro è il calcio. La città annovera un'ottima tradizione sportiva nel calcio, nel basket e nel beach soccer. La principale società del capoluogo è sicuramente l'Unione Sportiva Catanzaro che può vantare 7 partecipazione alla Serie A e una finale di Coppa Italia persa. Il Catanzaro Beach Soccer è invece la squadra più titolata d'Italia. Nel basket maschile e femminile varie formazione oramai scomparse militarono per anni nella massima serie dei rispettivi campionati[89]. La principale formazione di calcio a 5 femminile è la Woman Soccer Catanzaro, che milita anch'essa in Serie A[90]. Un problema che affligge il capoluogo di regione, ma a cui negli ultimi anni si sta cercando di far fronte, è la carenza di strutture sportive[91] Per il Basket la squadra che rappresenta la città è il Planet Basket Catanzaro militante in Divisione Nazionale C.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Catanzaro storia, cultura, economia a cura di Fulvio Massa, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 1994.
  • John A. Davis, Rivolte popolari e controrivoluzione nel Mezzogiorno continentale, Le insorgenze popolari nell'Italia rivoluzionaria e napoleonica (Apr. - Jun., 1998), No. 2, Studi Storici Anno 39.
  • Valentina Rao, Le insorgenze popolari nell'Italia rivoluzionaria e napoleonica, Anno 39, Studi Storici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Simboli di Catanzaro

Trasporti

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