Falerna

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Falerna
comune
Falerna – Stemma
Lungomare di Falerna Marina
Lungomare di Falerna Marina
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
Amministrazione
Sindaco Giovanni Costanzo (lista civica Rinascita Democratica Popolare) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 39°00′00″N 16°10′00″E / 39°N 16.166667°E39; 16.166667 (Falerna)Coordinate: 39°00′00″N 16°10′00″E / 39°N 16.166667°E39; 16.166667 (Falerna)
Altitudine 550 m s.l.m.
Superficie 24,04 km²
Abitanti 3 885[1] (31-03-2013)
Densità 161,61 ab./km²
Frazioni Castiglione Marittimo, Falerna Centro Capoluogo, Falerna Marina
Comuni confinanti Gizzeria, Lamezia Terme, Nocera Terinese
Altre informazioni
Cod. postale 88042
Prefisso 0968
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 079047
Cod. catastale D476
Targa CZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti falernesi
Patrono S. Tommaso d'Aquino
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Falerna
Posizione del comune di Falerna all'interno della provincia di Catanzaro
Posizione del comune di Falerna all'interno della provincia di Catanzaro
Sito istituzionale

Falerna è un comune italiano di 3 885 abitanti[1] della provincia di Catanzaro in Calabria.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Per lungo tempo, il riferimento storico su Falerna, ritenuto più antico, è stato una bolla del novembre 1606, ripresa da padre Francesco Russo nel Regesto Vaticano per la Calabria. Tuttavia, una ricerca dello storico Armido Cario ha svelato un errore di attribuzione: l'atto, infatti, riguarderebbe Feroleto Antico e non Falerna. Ragion per cui, il primo riferimento storico risulta un incartamento per il concorso pretale del 1616[2]. Il centro abitato di Falerna nacque, quindi, nei primi anni del Seicento, e si popolò di nuove genti a seguito del rovinoso terremoto del 1638, che colpì il Lametino e la Valle del Savuto.

Nei feudi dei d’Aquino i paesi si trovarono al centro del disastro e i danni furono ingenti. Castiglione, l’antico feudo della famiglia, contò 101 morti e complessivamente, nello Stato feudale, i morti furono oltre 4.000.

Il terremoto scoppiò in una fase delicata per la famiglia d’Aquino, quando i feudatari cercavano di arrestare l’esodo della popolazione per disporre di maggiore forza lavoro da utilizzare nello sfruttamento delle campagne, al fine di acquisire ulteriori ricchezze e consolidare il prestigio all’interno della nobiltà calabrese.

L’opera di ricostruzione fu, pertanto, indispensabile, e sotto il dominio di Giovanna Battista d’Aquino, quarta principessa di Castiglione, gli sforzi per combattere la tendenza allo spopolamento portarono al centro dell’attenzione il nuovo centro abitato di Falerna.

Il villaggio si sviluppò alle falde del Monte Mancuso, in posizione ancora più elevata rispetto a Castiglione, su un territorio dove i feudatari raccolsero pastori e agricoltori provenienti dai paesi vicini, promuovendo così la trasformazione dei “pagliai” in case in muratura. Il centro crebbe rapidamente e raccolse tutti i contadini sparsi nei piani di Stia, Carito, Canne e Polpicello.

Nella “numerazione dei fuochi” delle province meridionali, Falerna compare per la prima volta nel 1648 con 32 fuochi; lo stesso anno Castiglione registrava 213 fuochi. Nei Registri per il “Relevio” (tassa dovuta dal feudatario all’atto della prima investitura o nella successione feudale in cui avveniva il trapasso dal primo investito) Falerna figura per la prima volta nel 1636, feudatario Cornelia d’Aquino, assieme a Conflenti, Castiglione, Serrastretta, Martirano, Motta Santa Lucia, Nicastro, Zangarona.

I nuclei familiari di Falerna passarono da 32 nel 1648 a 57 nel 1669, fino ad arrivare a mille abitanti sul finire del Seicento, ivi compresi quelli di Castiglione.

I d’Aquino, trasferitisi prima a Nicastro e poi a Napoli, lasciarono la conduzione dei feudi a diversi procuratori, e nel corso del Settecento Castiglione decadde, cedendo la guida del territorio a Falerna, che nel 1783 arrivò a contare circa 800 abitanti, contro i 366 di Castiglione.

Nel 1799, muore l'ultima feudataria, Vincenzina D'Aquino Pico. Nel 1806, gli occupanti francesi aboliscono la feudalità, attraverso le cosiddette Leggi eversive della feudalità. Nel 1807, con legge 19 gennaio, Falerna veniva riconosciuto come luogo, ossia Università, nel governo di Martirano. Col successivo riordino, disposto con decreto 4 maggio 1811, Falerna venne riunito a Castiglione Marittimo, dando vita al comune: Castiglione mantenne il capoluogo per il primo quinquennio, in virtù del suo glorioso e nobile passato. Nel 1816, con il decreto reale 1º maggio n. 360, emanato da Ferdinando I delle Due Sicilie e con il conseguente riordino amministrativo, Falerna fu elevato a capoluogo, in ragione del ridotto peso demografico di Castiglione.

Società[modifica | modifica wikitesto]

La comunità locale è stata duramente colpita dai fenomeni migratori che interessarono la Penisola all'inizio del XX secolo. Diverse delle 956 vittime del Disastro di Monongah, la più grave sciagura mineraria mai accaduta negli Stati Uniti d'America, avvenuta il 6 dicembre 1907 a Monongah, nel West Virginia, erano emigranti provenienti da Falerna. Nel corso del 2006 il Comune di Falerna ha contribuito finanziariamente[3] all'iniziativa della costruzione di un monumento intitolato all'Eroina di Monongah, dedicato alle vedove dei minatori periti nella tragedia e situato nei pressi del Municipio della cittadina della Virginia Occidentale.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio cittadina è l'A.S.D. Falerna che, nella stagione attuale, milita in Terza categoria nel girone E della provincia di Catanzaro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat al 31/03/2013
  2. ^ Falerna: il nome del sito citato per la prima volta nell'incartamento relativo ad un concorso religioso, Gazzetta del Sud, 29/01/2013, pag. 36
  3. ^ Comune di Falerna, delibera della Giunta Comunale n. 186 del 16.05.2006
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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