Maida

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Maida
comune
Maida – Stemma Maida – Bandiera
Arco di Sant'Antonio
Arco di Sant'Antonio
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
Amministrazione
Sindaco Natale Amantea (PdCI) dal 28/05/2007
Territorio
Coordinate 38°51′00″N 16°22′00″E / 38.85°N 16.366667°E38.85; 16.366667 (Maida)Coordinate: 38°51′00″N 16°22′00″E / 38.85°N 16.366667°E38.85; 16.366667 (Maida)
Altitudine 299 m s.l.m.
Superficie 58,34 km²
Abitanti 4 453[1] (31-12-2010)
Densità 76,33 ab./km²
Frazioni Vena di Maida
Comuni confinanti Caraffa di Catanzaro, Cortale, Feroleto Antico, Jacurso, Lamezia Terme, Marcellinara, Pianopoli, San Floro, San Pietro a Maida
Altre informazioni
Cod. postale 88025
Prefisso 0968
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 079069
Cod. catastale E834
Targa CZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona C, 1 323 GG[2]
Nome abitanti Maidesi
Patrono san Francesco di Paola
Giorno festivo 2 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Maida
Posizione del comune di Maida all'interno della provincia di Catanzaro
Posizione del comune di Maida all'interno della provincia di Catanzaro
Sito istituzionale

Maida (pronuncia Màida), (['maida]) è un comune italiano di 4.451 abitanti[3] della provincia di Catanzaro in Calabria.

L'abitato di Maida sorge su una collina tra i fiumi Jayari a ovest e Cottola a est. Il territorio comunale comprende anche la frazione di minoranza etnica e linguistica albanese (arbëreshë) di Vena di Maida (Vjna in lingua arbëreshë).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini ed il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Maida fu abitato dai tempi più remoti. Lo testimoniano le numerose grotte presenti nella zona, certamente abitate in epoche lontanissime e alcuni reperti scoperti nel litorale. Nel 1980, durante una campagna di scavi promossa dall'Università di Pisa, sono stati scoperti in località Casella manufatti in pietra risalenti al Paleolitico Inferiore, nel loro strato originario. Si tratta in maggioranza di choppers unifacciali e raschiatoi in scheggia. Altri manufatti dello stesso periodo, del Paleolitico Superiore e del Neolitico, sono stati rinvenuti perché portati in superficie dalle attività agricole. Si tratta di schegge corte e spesse in selce, quarzite e diaspro, per la maggior parte raschiatoi.[4][5] Dal II millennio a.C. in poi ci furono varie invasioni di popoli indoeuropei. Tra i tanti ricordiamo gli Enotri. Tra il VII e il VI secolo a.C. arrivarono i Greci, che, anche in questi luoghi, fondarono delle città. Alcuni scrittori (Vossio) sostengono che a Maida sorgesse l'antica Lametia, altri (Barrio) la identificano con Melania. In seguito troviamo i Romani e i Longobardi.

I Bizantini scoprirono e nell'VIII secolo, fortificarono il borgo, che chiamarono Maghida; tale nome sopravvive nel dialetto. Nel X secolo la fortezza venne conquistata dagli Arabi, e divenne parte dell'Emirato di Squillace.[6] Successivamente troviamo i Normanni, gli Svevi e gli Angioini. Fu occupata nel 1087 da Miera di Falluca, signore di Rocca Falluca e Catanzaro durante il conflitto che oppose l'erede del Guiscardo Ruggero Borsa al fratellastro Boemondo I d'Antiochia, ma a causa di questa conquista i Falluca persero i loro domini. Il trattato di pace del 1089 fra Ruggero Borsa e Boemondo stabilì l'assegnazione di Maida e di Cosenza a Boemondo in cambio di Bari.[7] Durante uno dei suoi viaggi, il 23 maggio 1223, Federico II si fermò a Maida. Egli istituì una grande riserva di caccia parzialmente ricadente nel territorio del feudo di Maida. In questo periodo Maida perse gradualmente l'uso della lingua greca.[6] Successivamente Carlo I d'Angiò assegnò il castello di Maida a Egidio di Santo Liceto. Egli non si fece ben volere dai Maidesi tanto che, in assenza del feudatario, la popolazione insorse distruggendo parzialmente il castello. Dopo un'indagine durata due anni, Carlo d'Angiò fece punire i responsabili e ordinò la ricostruzione del castello. Durante tale ricostruzione il castello venne ampliato, comprendendo l'attuale Piazza Roma. Il castello venne dotato di granai, scoperti a metà degli anni novanta.[6] Successivamente il feudo passò nelle mani del figlio, Egidio junior, poi a Guglielmo di Santoliceto, e infine alla figlia di quest'ultimo, Luisa. Successivamente il feudo tornò alla Corona, che lo concesse alla Regina Sancia.[6] Nel 1334 Roberto d'Angiò assegna il feudo di Maida a Goffredo Marzano, dopo aver ottenuto, nel 1331, il castello dalla Regina Sancia.

In questo periodo, fin dal 1385, ci fu una fuga, intensificatasi col consolidamento del potere dei Caracciolo agli inizi del XVI secolo, verso i paesi limitrofi per sottrarsi alla dominazione feudale.[6] Nel 1400 appare già padrone del feudo Gualtiero Caracciolo detto il Viola. E la famiglia Caracciolo sarà a lungo, tranne brevi pause, padrona del feudo. Il 2 giugno 1459 i Maidesi si rivoltarono contro il feudatario per ottenere sgravi fiscali, il generale Davalos sedò la rivolta.[6] Nella metà del XV secolo arrivano dei coloni albanesi che daranno origine all'abitato di Vena di Maida. Dopo la morte di Ottino Caracciolo il feudo divenne demanio regio per volere di re Ferdinando I d'Aragona, che concesse a Maida dei benefici. Successivamente Ferdinando assegnò Maida al figlio Federico, che concesse nuovi statuti, detti Capitoli; essi concedevano ai Maidesi il beneficio di commerciare con l'esenzione dalle tasse durante la domenica, negavano l'estradizione, gli abitanti potevano essere giudicati solo dalla magistratura del feudo. Veniva vietata qualsiasi forma di requisizione non indennizzata, se non effettuata dal principe, venivano abolite le corvè non indennizzate. Inoltre venne abolita la tassa di un terzo sul raccolto alla Corona, e altri privilegi che favorirono lo sviluppo di Maida.[6]

XVI e XVII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1496 sale sul trono napoletano Federico d'Aragona che conferma a Maida tutti i privilegi goduti precedentemente e ne elargisce dei nuovi. I maidesi erano molto legati a questo re e diversi cittadini accorsero in sua difesa quando fu attaccato dal re di Francia e dagli spagnoli. Federico fu sconfitto e divenne viceré Consalvo di Cordova. Agli inizi del secolo 64 famiglie di nobili maidesi avrebbero appoggiato una causa, intentata dal comune di Maida, per esercitare una sorta di diritto di prelazione sul feudo, nel tentativo di scongiurare il dominio baronale dei Caracciolo. La causa sarebbe stata persa nel 1507, con gravi perdite finanziarie per il comune. Della causa esistono notizie storiche, ma non gli atti ufficiali, il che fa pensare a un falso.[6] Il periodo successivo fu difficile, caratterizzato da economia in crisi, diminuzione delle entrate e aumento delle tasse. Successivamente il feudo fu venduto ai Loffredo, ma i Caracciolo continuavano a vantare diritti, specialmente sulle terre di Maida e Lacconia. La contesa venne risolta, tra il 1518 e il 1519, da re Carlo V a favore dei Loffredo.[6] A seguito di tali avvenimenti l'economia di Maida crollò. A rendere la situazione più grave furono le incursioni saracene: per proteggersi si costruirono, negli anni sessanta del Cinquecento, lungo la costa numerose torri di avvistamento, di esse sono ancora visibili i ruderi. Le torri erano abbastanza vicine da comunicare tra loro con messaggeri a cavallo di giorno e fuochi di segnalazione durante la notte; Maida non ebbe incursioni dai Saraceni. In questo periodo Maida ospitava una università.[6] Nel 1561 Maida contava 979 fuochi (famiglie).[8] Il feudo divenne successivamente oggetto di diverse compravendite. Dopo le nozze di Dianora Caracciolo con Marcantonio Loffredo il feudo passò nelle mani di quest'ultima famiglia e fu elevato a principato.

Nel XVII secolo sono da rilevare i terremoti del 1638 e del 1659 ed il peggioramento della situazione economica, che misero in difficoltà i feudatari. Quest'ultimi per migliorare l'economia fecero costruire canali irrigui, molini, acquedotti a Cortale, Jacurso e nei dintorni di Maida, ma le numerose tasse imposte resero molto tesi i rapporti con i cittadini, che uccisero, all'uscita di teatro, uno degli ultimi dei Loffredo: Marcantonio. Di positivo, in questo secolo, c'è un certo risveglio culturale con la presenza di un teatro e di una Accademia, detta degl'Inquieti, fondata da Pietro Paladino, ex seguace di Giambattista Marino.

XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 1691 il feudo fu acquistato dal cardinale Fabrizio Ruffo. Dopo la sua morte (1692) gli succedettero dapprima il nipote Francesco, poi il figlio di questi Carlo e, via via, altri eredi della famiglia, tra cui Ippolita.

Essa fu una buona feudataria, in quanto era cresciuta nella cittadina ed era legata affettivamente a Maida.

Per aiutare la gente, dopo il terremoto del 1783, essa fece aprire una filanda, in cui dette lavoro a molti disoccupati, promosse l'istituzione di piccole concerie e cercò di venire incontro ai bisognosi.

Nel 1735 il re Carlo III, insediato a Napoli dal padre Filippo V fece una visita a Maida e andò a cacciare nel bosco dell'Ascrea.

Il terremoto del 1783 produsse molti danni: caddero a Maida il castello, l'ospedale di San Pietro, il teatro, le mura cittadine e varie chiese. I morti furono 95.

Il governo pensò di intervenire per aiutare la popolazione requisendo i beni della maggior parte delle case religiose e costituendo la Cassa Sacra. Pertanto Maida si vide spogliata dei numerosi conventi e privata dei redditi di quei beni.

Alla fine del Settecento si diffusero anche a Maida le idee illuministiche e giacobine. Il cardinale Fabrizio Ruffo, nel marzo 1799, si recò anche a Maida per reprimere il movimento giacobino. Egli impose tasse altissime ai nobili del luogo e riuscì a convincere molti cittadini a seguirlo nella sua spedizione napoletana.

In questi anni, tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, sorsero numerosi palazzi, alcuni dei quali, secondo alcune fonti, furono progettati da Sintes, allievo di Vanvitelli.

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo della contro-rivoluzione borbonica, il 16 luglio 1806, il territorio di Maida fu teatro di una battaglia tra francesi ed inglesi, risoltasi in favore di questi ultimi.[9]

I nomi "Maida Hill" e "Maida Vale" a Londra prendono origine da questa battaglia.

Il ritorno dei Francesi a Napoli segna la fine del sistema feudale. C'è una riforma amministrativa e Maida diventa capoluogo di un circondario che comprende tutti i territori dell'ex feudo.

Il 29 agosto del 1860 i maidesi assistettero al passaggio di Giuseppe Garibaldi: egli si affacciò dal balcone di palazzo Farao per annunciare "la disfatta di diecimila borbonici", come ricorda la lapide posta su quel palazzo, nel 1945 passato in eredità alla famiglia Ciriaco.[10] Dopo l'Unità d'Italia, Maida visse gli stessi problemi economici e politici degli altri paesi del Sud. La terra era nelle mani di pochi latifondisti e l'unica risorsa era l'artigianato. Alla fine dell'Ottocento iniziò l'emigrazione che continuò per tutto il Novecento, con le uniche interruzioni durante la prima e seconda guerra mondiale e gli anni vicini.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1903 il comune acquista e demolisce la chiesa di S. Michele Arcangelo,[11] su quel terreno verrà edificato nel 1930 il monumento ai caduti. Durante il periodo fascista furono podestà di Maida Pietro Bilotta, dal 1927, e Nicola Votta, dal 1938, dopo essere stato commissario prefettizio nell'anno precedente. Nel 1944, sindaco il gen. ferdinando Fabiani, venne istituita una "Scuola Ginnasiale" col contributo di diversi cittadini. Nel 1951 venne inaugurata l'agenzia della Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania. Nel 1953 il paese subì la devastazione di un'alluvione, che innescò una nuova ondata di emigrazione.[4]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Acquedotto, tratto finale
Ruderi del castello di Maida

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria Cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente era una chiesa di rito greco, era punto di riferimento dei monaci basiliani, che vivevano nelle "Laure". Il titolo di "Cattolica" è proprio dovuto al fatto che i monaci la chiamavano katholikon. La chiesa mantenne la pianta a croce greca, probabilmente fino al 1783, quando fu distrutta da un terremoto. I Maidesi vollero ricostruire la chiesa nella configurazione attuale. La chiesa sorge ora su dei contrafforti ottenuti da un antico palazzo baronale.[12] Nei secoli XVII e XVIII Maida era residenza estiva del vescovo di Nicastro, la chiesa di S. Maria Cattolica è riportata come cattedrale almeno dal 1565.[13] Fino al terremoto del 1905 la chiesa era dotata di una torre campanaria, definitivamente demolita nel 1930;[12] tale torre era originariamente usata per avvistamenti dal mare.[14] Contiene affreschi dipinti da Zimatore e Grillo, tra cui il Cristo Re, situato nel catino absidale, e i Quattro Evangelisti, situati ai quattro pennacchi della cupola. Sulle pareti iniziali delle due navate laterali si trovano due affreschi di Andrea Cefaly: "Gesù tra i dottori" e "Lasciate che i pargoli vengano a me". Il sagrato, che domina la piana di Lamezia Terme, è caratterizzato da una pavimentazione in pietra e mattoni, scoperta e restaurata agli inizi degli anni 2000. Tale sagrato appoggia sulla sottostante chiesa di San Sebastiano.

Chiesa di San Nicola de Latinis[modifica | modifica wikitesto]

Una lapide sulla facciata, sopra il portone, ricorda i restauri avvenuti nel 1638 su commissione di Marcantonio Loffredo. Sopra di essa vi è una nicchia contenente una statua del santo realizzata nel 1955. Contiene il quadro di San Nicola, si tratta di una trasposizione del XVII secolo dell'iconografia bizantina del santo.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello Normanno[modifica | modifica wikitesto]

Nel paese sono ancora presenti i ruderi dell'antico castello. Esso era di forma quadrata con quattro torri agli angoli.[14] Di una delle torri orientali è ancora ben distinguibile il corpo, anche se parzialmente nascosto da costruzioni moderne. È stato sede di una prigione, di cui esistono ancora alcune celle e la scala in ardesia. Il castello è stato, negli anni cinquanta, circondato da costruzioni moderne, che in parte lo nascondono.[6] Il castello e Maida erano rifornite d'acqua attraverso un acquedotto, di cui fa parte l'arco di Sant'Antonio, restaurato negli anni novanta. Il paese era così attraversato da un corso d'acqua che alimentava un mulino con abbeveratoio all'entrata nord dell'abitato.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[15]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 248 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

La Ciciarata[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno, il 2 aprile, si festeggia nei ruderi del convento dei Padri Minimi, la Ciciarata. Dopo la messa vengono distribuiti gratuitamente pasta e ceci ai fedeli, in ricordo della carità del santo patrono; la comunità di origine maidese ad Ambler continua la tradizione[6] insieme ad altre comunità di emigrati nel mondo. Negli anni in cui il 2 aprile cade durante la settimana santa, la festa viene posticipata.

Persone legate a Maida[modifica | modifica wikitesto]

  • Tony Pileggi, pittore;
  • Ottorino De Fiore di Cropani;
  • Joseph Talese, padre di Gay Talese;
  • Il primo ad effettuare interventi di rinoplastica fu Vincenzo Vianeo, che esercitò la sua professione nella natia Maida, all'inizio del Cinquecento. Bernardino seguì l'esempio del padre, ma si trasferì a Tropea, dove i suoi figli, Pietro e Paolo Vianeo, continuarono l'operato degli avi e acquisirono fama nazionale e internazionale nel XV secolo;
  • Antonio Francesco Parisi, storico e bibliotecario;
  • Monsignor Giovanni Cervadoro nacque a Maida probabilmente il 25 agosto 1783, durante o subito dopo il terribile terremoto che sconvolse la Calabria. L'evento epocale ne impedì la regolare registrazione anagrafica. Figlio di Angela Lanatà e Maestro Francesco Cervadoro, studiò al seminario di Nicastro, dove manifestò alte doti intellettuali e patriottiche. Ben presto si distinse come prete ed educatore. Nominato Canonico della Collegiata di S. Maria Cattolica, gli fu affidata l'istruzione pubblica. Senza trascurare i suoi doveri di sacerdote, gli interessi politici lo portarono ad unirsi alle società segrete della Carboneria ed a fondare, nel 1811, una loggia, I Filadelfi Melanici, dal nome dell'antica denominazione di Maida. Nel 1820 trasformò la loggia in una delle prime Vendite Carbonare calabresi, i Conservatori della Libertà, di cui fu il Gran Maestro. Insieme agli altri membri abitualmente si riuniva nella Congregazione del Rosario della Chiesa di S. Domenico. La Vendita ebbe giurisdizione su altre un po' ovunque in Calabria per ottenere indipendenza, libertà, rinnovamento della cultura. Il 21 marzo 1821 il Vescovo di Nicastro, Mons. Gabriele Papa, ordinò al Sindaco di provvedere, nella massima segretezza, all'arresto del Canonico. Nel 1829 fondò la prima scuola media di Maida, nella casa di famiglia (ma ora non appartiene più agli eredi) e scrisse le regole da lui stesso chiamate Stabilimenti Speciali, che sembrano stranamente moderne e giustificano da sole il grande successo che la Scuola ebbe fino alla morte prematura del suo fondatore il 25 agosto 1836. Al Canonico Carbonaro è dedicata una lapide posta lungo Corso Garibaldi ed una strada nel rione Campo.
  • Alessandro Bonsignore, importante avvocato (impegnato politicamente per un certo periodo) del foro di Palermo, nacque a Maida nel 1929;
  • Andrea Fabiani, avvocato penalista e docente universitario, i cui scritti sono posseduti anche dalla Library del Congresso degli Stati Uniti;
  • Ferdinando Fabiani, generale dell'esercito, decorato di medaglie di argento e di bronzo al v.m., sindaco di Maida con la liberazione dal fascismo e negli anni cinquanta.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Vena di Maida[modifica | modifica wikitesto]

Insegna bilingue italiano/albanese a Vena di Maida

Del territorio di Maida fa parte la località Vena di Maida (Vjna in lingua arbëreshë), originariamente Calabritti.[6] Il 4 maggio del 1831, col decreto istitutivo dei Comuni e dei Circondari, si stabiliva il Comune di Vena. Il 14 ottobre del 1839 Vena era assegnata come frazione al Comune di Maida.[16] Il paese fu fondato nel XV secolo da una comunità albanese (Arbëreshë), venuta in Calabria al seguito dell'esercito del nobile albanese Demetrio Reres. Secondo lo storico Gaetano Boca, Vena sorse su territori confiscati dal re Alfonso I di Aragona a Luigi Caracciolo, conte di Nicastro e Signore di Maida. I nuclei albanesi di Vena unitariamente a quelli insediati a Zangarona vegliavano sulle mosse del conte Caracciolo e altri elementi dello stesso casato che avevano terre e castelli nei territori che vanno da Girifalco a Maida, a Curinga e in tutto il Lametino. [senza fonte] Particolarmente noto per la magnificenza dei suoi costumi il paese fu visitato, nei secoli scorsi, da numerosi viaggiatori, tra cui Henry Swinburne, Craufurd Tait Ramage, Rilliet e Alexandre Dumas. Quest'ultimo gli dedicò un intero capitolo nel suo "Viaggio in Calabria" e lo cita in "Luisa Sanfelice". Anche lo scrittore contemporaneo Carmine Abate, ispirandosi al libro di Dumas, situa nella località lo svolgimento del suo romanzo "Tra due mari".

Tuttora abitata dai discendenti di soldati albanesi, si è perso da secoli il rito greco-bizantino, ma è mantenuta la lingua albanese, tratto essenziale della minoranza etnica, e rimangono i costumi tradizionali albanesi, simili a quelli di Caraffa di Catanzaro, che vengono conservati da alcune famiglie, anche se ormai poco usati, solo in rare occasioni.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

In tutta la zona l'attività economica primaria è l'agricoltura; notevoli particolarmente gli oliveti, gli agrumeti e le colture di kiwi. Negli ultimi tempi[Quando?] sono sorte alcune attività legate al turismo.

Un'attrazione è la veduta dall'alto del monte Contessa (nel territorio di Jacurso), dei due mari: Ionio e Tirreno. Maida ha tre zone industriali e una moltitudine di attività: dal settore dell'arredamento (produzione), ai detersivi (produzione), all'industria alimentare e dei trasporti. Dispone anche di un grande centro commerciale. Il centro commerciale Due Mari è il centro più grande della Calabria e uno dei più grandi in Italia con 110 negozi un cinema e un casinò Negli ultimi anni sono stati realizzati un impianto eolico denominato “Piano Barone” per la produzione di energia, della potenza nominale di 96 MW, e le relative infrastrutture, ricadenti nei Comuni di San Pietro a Maida e Maida.

La tradizione alimentare, nel paese, è molto viva: infatti permane l'uso di produrre in casa molti tipi di sott'oli, sott'aceti e insaccati, soprattutto di carne di maiale. Prodotti tipici sono anche il vino e l'olio.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Città gemellate[modifica | modifica wikitesto]

Stati Uniti Ambler, PA, USA[17]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato Istat al 30/11/2010
  4. ^ a b G. Colistra, Maida chiese monumenti folclore, Frama Sud 1985
  5. ^ G. Grandinetti, A. Milano, I primi uomini nella Piana Lametina in Museo Archeologico Lametino, Milano, 2002
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m Marcantonio Votta, Maida Personaggi e Storia, Lamezia Terme, 1997
  7. ^ Patrizia Melella, «FALLOCH (Faloch, Foloch, Falluca), Miera de'». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. XLIV, Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1994
  8. ^ Antonio F. Parisi, Il Feudo di Maida, 1958, p. 89
  9. ^ Horace Rilliet Colonna mobile in Calabria - Traduzione di Antonio Coltellaro - editore Rubbettino
  10. ^ http://www.circoloculturalelagora.it/murat%201995.pdf
  11. ^ Il Buon Seme bollettino parrocchiale in G. Leone, Chiese di Maida
  12. ^ a b G. Leone, Chiese di Maida, C.L.E., 2002
  13. ^ Regesto Vaticano n. 21457 in G. Leone, Chiese di Maida
  14. ^ a b F. De Fiore, Monografia di Maida, 1894, p. 29
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  16. ^ Vena di Maida
  17. ^ Deliberazione del Comune di Maida n.23 del 22.6.2010

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Dumas, Viaggio in Calabria, Rubbettino editore, 1996, ISBN 88-7284-445-2
  • A. Fabiani, La battaglia di Maida, nel Calabrese del 30 settembre 1846
  • R. Hopton, The Battle of Maida 1806 - Fifteen Minutes of Glory, Leo Cooper, 2002, ISBN 0-85052-845-3
  • Antonio F. Parisi, Il feudo di Maida, ed. Historica, Pinerolo 1958
  • Giancarlo Leone, Chiese di Maida, Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli, 2002, cod. 6.614 (scheda)
  • Giuseppe Barone, Màida, Tipografia Emilio Naldi, Firenze, 1942
  • F. De Fiore, Monografia di Maida, Tipografia F. Bevilacqua, Nicastro, 1894 (collocazione CAL 945.781 DEF, Biblioteca Comunale "Pietro De Nava", Reggio Calabria)
  • Marcantonio Votta, Maida Personaggi e Storia, Tipografia Costanzo, Lamezia Terme, 1997
  • La battaglia di Maida su Murat.it
  • G. Ammendola, Il feudo calabrese di Maida fra riforme e restaurazione, Edizioni Polistampa, Firenze, 1997
  • G. Colistra, Maida chiese monumenti folclore, Tipolitografia Frama Sud S.p.A., Chiaravalle Centrale, 1985
  • R. Spadea (a cura di), Museo Archeologico Lametino, Edizioni ET, Milano, 2002
  • Associazione Pro-Loco - Maida, G. Colistra (a cura di), "Atti del Convegno di Studi 'Archivi e storia di Calabria: strutture, documentazione, prospettive' Maida- 27-28 giugno 1981", Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 1987
  • Associazione Pro-Loco - Maida, G. Colistra (a cura di) "Aspetti e momenti della storia di Maida in Calabria", BATAL, Lamezia Terme, 1983

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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