Diocesi di Lamezia Terme

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Diocesi di Lamezia Terme
Dioecesis Neocastrensis
Chiesa latina
CattedraleLamezia.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Catanzaro-Squillace
Regione ecclesiastica Calabria
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Luigi Antonio Cantafora
Vescovi emeriti Vincenzo Rimedio
Sacerdoti 69 di cui 61 secolari e 8 regolari
2.020 battezzati per sacerdote
Religiosi 8 uomini, 100 donne
Diaconi 22 permanenti
Abitanti 140.000
Battezzati 139.400 (99,6% del totale)
Superficie 915 km² in Italia
Parrocchie 60
Erezione IX secolo
Rito romano
Cattedrale Santi Pietro e Paolo
Indirizzo Via Lissania 2, 88046 Lamezia Terme [Catanzaro], Italia
Sito web www.diocesidilameziaterme.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2005 * *
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Lamezia Terme (in latino: Dioecesis Neocastrensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2004 contava 139.400 battezzati su 140.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Luigi Antonio Cantafora.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La diocesi comprende la città di Lamezia Terme, dove si trova la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo. Rientrano sotto la sua giurisdizione i comuni di Amato, Conflenti, Cortale, Curinga, Decollatura, Falerna, Feroleto, Gizzeria, Jacurso, Maida, Marcellinara, Martirano, Martirano Lombardo, Miglierina, Motta Santa Lucia, Nocera Terinese, Pianopoli, Platania, San Mango d'Aquino, San Pietro a Maida, San Pietro Apostolo, Serrastretta, Soveria Mannelli, Tiriolo.

Il territorio si estende per 915 km² ed è suddiviso in 60 parrocchie.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Non è facile ricostruire la storia della Dioecesis Neocastrensis (diocesi di Nicastro)[1] prima del XVII secolo anche perché l'archivio diocesano fu completamente distrutto, assieme alla cattedrale, in occasione del terremoto del 1638[2]. Il primo vescovo accertato storicamente è stato Enrico, insediato nel 1094, 38 anni dopo la conquista di Roberto il Guiscardo[3]. Per il Moroni[4] e l'Ughelli[5] la diocesi di Nicastro sarebbe stata costituita alla fine dell'XI secolo, suffraganea dell'arcidiocesi di Reggio Calabria. Per l'abbé de Commanville, invece, Nicastro sarebbe stata eretta sede vescovile, sebbene di rito bizantino, già nell'VIII o nel IX secolo[6].

Padre Francesco Russo, in base alla presenza nella Notitia Episcopatuum di Leone VI della diocesi di Nicastro, dove è elencata fra le suffraganee di Reggio, ne fa risalire l'origine alla fine del IX secolo.[7] Nel XVIII secolo è stata ipotizzata l'esistenza, nel territorio lametino, di una antica diocesi, in una località detta Ad Turres tra Nicastro e Maida, esistente prima della fondazione di Nicastro e distrutta prima del IX secolo.[8] Louis Duchesne sostiene l'ipotesi che sul territorio delle diocesi di Nicastro e Amantea esisteva la diocesi di Tempsa (menzionata ai tempi di Gregorio Magno), i cui vescovi fuggirono in seguito alle incursioni longobarde o Arabe; quando il territorio venne riconquistato dai Bizantini, furono costituite le due suddette diocesi, che risulterebbero dunque eredi dell'antica Tempsa.[9]

Qualunque sia stata la storia precedente, alla fine dell'XI secolo, all'epoca del primo vescovo Enrico, Amburga d'Altavilla, figlia di Drogone e sorella di Riccardo di Salerno, rifabbricò l'antica cattedrale di Nicastro, dedicata ai santi Pietro e Paolo, distrutta dai saraceni. Una nuova ricostruzione della cattedrale avverrà, ad opera del vescovo Giovan Tommaso Perrone, dopo il terremoto del 1638.

Per circa 700 anni non avvennero modifiche territoriali importanti. Alcuni problemi sorsero spesso per motivi di carattere politico; per esempio, come riflesso della lotta fra papato e impero o fra potere civile o religioso, nel 1278 il vescovo Roberto fu deposto da Niccolò III perché ritenuto simoniaco, mentre il suo successore Tancredi fu scomunicato nel 1285 da Onorio IV per avere incoronato re di Sicilia Giacomo II d'Aragona.

In applicazione del concordato tra il Regno delle Due Sicilie e la Santa Sede, con la bolla De utiliori del 27 giugno 1818, alla diocesi di Nicastro venne annesso il territorio della soppressa diocesi di Martirano. Quest'ultima diocesi, il cui territorio agli inizi del XIX secolo apparteneva alla provincia della Calabria Citeriore, comprendeva anche il territorio degli attuali comuni di Scigliano, Pedivigliano, Carpanzano, Panettieri, Bianchi e Colosimi (attualmente in provincia di Cosenza) e il territorio di Castagna, la località dove sorgeva la famosa abbazia di Corazzo di cui era stato abate Gioacchino da Fiore.

Nel XIX secolo il clero nicastrese partecipò attivamente alla vita politica. Nel 1821, dopo l'emanazione della bolla Ecclesiam a Jesu con la quale papa Pio VII condannava la Carboneria, ben cinquanta sacerdoti della Diocesi di Nicastro (su un totale di 316) dichiararono la loro iscrizione alla Carboneria. Furono tutti "assoluti"[10] Numerosi religiosi parteciparono attivamente ai moti risorgimentali; si ricordano, fra i tanti, Ferdinando Bianchi, Raffaele Piccoli e Pietro Ardito. Il vescovo Barberi fu uno dei pochi presuli a non essere mandati al confino dal governo italiano, dopo l'annessione del 1860. La maggior parte del clero partecipò al plebiscito d'annessione e, nonostante il non expedit, prese parte alle varie elezioni politiche, che si tennero dal 1860 in poi.[11]

Nel settembre 1986, in seguito alla revisione delle diocesi italiane secondo il criterio della provincialità civile, i comuni in provincia di Cosenza sono passati all'arcidiocesi di Cosenza, mentre il territorio di Castagna, dove sono presenti i resti dell'abbazia di Corazzo, compresa dal 1869 nel territorio comunale di Carlopoli, è passato all'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace. Analogamente, la parrocchia di Montesoro (frazione del comune di Filadelfia) è passata, come il capoluogo comunale, alla diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea.

Il 30 settembre 1986 con il decreto Cum procedere della Congregazione per i Vescovi ha abbandonato la denominazione di diocesi di Nicastro, per assumere il nome attuale; tuttavia, la Curia vescovile, per rispetto alla storia, continua a chiamarsi Curia Vescovile di Nicastro, e non Curia Vescovile di Lamezia Terme.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

La diocesi al termine dell'anno 2004 su una popolazione di 140.000 persone contava 139.400 battezzati, corrispondenti al 99,6% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 117.500 117.500 100,0 73 62 11 1.609 8 60 56
1970 148.000 148.500 99,7 94 68 26 1.574 34 125 69
1980 135.400 136.600 99,1 82 56 26 1.651 31 102 60
1990 129.840 130.596 99,4 76 52 24 1.708 3 27 118 56
1999 136.000 138.000 98,6 61 53 8 2.229 10 32 112 58
2000 139.000 139.600 99,6 64 54 10 2.171 19 10 100 58
2001 139.200 139.700 99,6 67 57 10 2.077 19 10 100 58
2002 139.300 139.750 99,7 70 60 10 1.990 21 10 100 60
2003 139.500 140.000 99,6 67 59 8 2.082 22 8 100 59
2004 139.400 140.000 99,6 69 61 8 2.020 22 8 100 60

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il comune di Lamezia Terme è nato nel 1968 dall'unione amministrativa dei comuni di Nicastro, Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia. La diocesi di Lamezia Terme è stata denominata diocesi di Nicastro fino al 1986.
  2. ^ Vincenzo Monachino, Emanuele Boaga, Luciano Osbat, Salvatore Palese (a cura di). Guida degli Archivi diocesani d'Italia, III. Ministero per i Beni Culturali e Ambientali Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 1998, pp. 182-3 [1].
  3. ^ Giovanna De Sensi Sestito (a cura di). Studi sul Lametino antico e tardo-antico, Tomo II. Soveria Mannelli : Rubbettino, 1999, ISBN - 88-498-0020-7, Tomo II, p. 326, nota 29 [2].
  4. ^ Gaetano Moroni, Nicastro in Dizionario di erudizione storico-ecclesiastico da S. Pietro sino ai nostri giorni, specialmente intorno ai principali Santi, Beati, Martiri, Padri; compilazione del cavaliere Gaetano Moroni Romano, Venezia, dalla Tipografia Emiliana, 1840, vol. XLVII, 303-305.
  5. ^ Ferdinando Ughelli, Italia sacra sive De Episcopis Italiae, et insularum adjacentium, rebusque ab iis praeclare gestis, deducta serie ad nostram usque aetatem. Opus singulare provinciis XX distinctum. Tomus nonus, complectens Metropolitanas earumque suffraganeas Ecclesias, quae in Salentinae, ac Calabriae Regni Neapolitani clarissimis provinciis continentur, Venetiis, apud Sebastianum Coleti, 1721.
  6. ^ Michel Echard de Commanville, Tables géographiques et chronologiques de tous les Archeveschez et Eveschez de l'univers , où l'on voit dans un abrégé métodique & succinct, l'état ancien & présent , tant de l'Eglise latine que de l'Eglise gréque, & des autres communions de la chrétienté; la situation & distribution de toutes les Provinces ecclésiastiques, les noms des Archevêchez & Evêchez, leurs érections, unions, translations, supressions, prérogatives, revenus, &tc. Avec des tables alphabétiques très amples, tant des noms latins, Rouen, chez Antoine Maurry, 1700.
  7. ^ Francesco Russo, La diocesi di Nicastro, op. cit., p. 64.
  8. ^ Francesco Russo, "L'episcopato calabrese nei Concili" in Almanacco calabrese: rassegna annuale di vita e problemi regionali, Roma, Ist. Grafico Tiberino, 1962, pag. 73 n. 1.
  9. ^ Louis Duchesne, Les évêchés de Calabre, in Scripta Minora. Études de topographie romaine et de géographie ecclésiastique, Roma 1973, pp. 10-11.
  10. ^ Pietro Bonacci, Decollatura, vicende sociali e religiose dal Seicento all'Ottocento. Decollatura, Grafica Reventino, 1982, pp. 76-77.
  11. ^ Pietro Bonacci, Op. cit., p. 154.
  12. ^ Con questo vescovo termina la serie dei vescovi contenuta nell'Italia sacra dell'Ughelli, t. IX, p. 400

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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