Belcastro
| Belcastro comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Severino Ciaccio (Tutti insieme) dal 08/05/2012 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 39°1′0″N 16°47′0″E / 39.01667°N 16.78333°ECoordinate: 39°1′0″N 16°47′0″E / 39.01667°N 16.78333°E | ||||
| Altitudine | 495 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 52 km² | ||||
| Abitanti | 1 400[1] | ||||
| Densità | 26,92 ab./km² | ||||
| Frazioni | Belcastro Marina (Fieri, Condoleo e Magliacane) e Acquavona (in presila) | ||||
| Comuni confinanti | Andali, Botricello, Cerva, Cutro (KR), Marcedusa, Mesoraca (KR), Petronà | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 88050 | ||||
| Prefisso | 0961 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 079009 | ||||
| Cod. catastale | A736 | ||||
| Targa | CZ | ||||
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) | ||||
| Nome abitanti | Belcastresi | ||||
| Patrono | Tommaso d'Aquino | ||||
| Giorno festivo | 21 marzo | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Belcastro all'interno della provincia di Catanzaro |
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| Sito istituzionale | |||||
Belcastro (Bercashru in dialetto calabrese) è un comune di 1.400 abitanti della provincia di Catanzaro, a 495 metri s.l.m., con un territorio comunale esteso per 52,78 km².
Indice |
Storia [modifica]
Fu sede vescovile dal IX secolo o dal XII secolo fino al 1818.
Da vedere [modifica]
Dopo le prime case del paese, si incontra sulla destra la Chiesa della SS.Annunciazione, detta comunemente Chiesa della SS.Annunziata e costruita nel 1610. I suoi antichi ruderi monumentali sono stati restaurati tra il 2005 e il 2009 dal Comune (PIT 15-POR Calabria 2000/06). Al turista essa è facilmente visibile per il suo alto campanile in stile romanico. Originariamente la chiesa era a tre navate e costituiva un complesso abbastanza imponente, cui era annesso un ospizio per i pellegrini ed un “Monte dei maritaggi” per le fanciulle povere. Distrutta dal terremoto del 1783, fu ridotta alla chiesetta oggi visibile, che racchiude e custodsce l'abside, con fastigio architettonico in tufo, dove si trova l’originale soluzione dell’altare maggiore, realizzato nel fondo del presbiterio, in tufo profilato e decorato, scolpito dal maestro scalpellino Antonio da Rogliano. L’importanza di questo altare, unico in Calabria, è costituita dallo stile architettonico che segna il passaggio dall’architettura religiosa a quella civile (Rinascimento Calabrese). Per la sua singolarità l’altare è stato oggetto di molti studi, specie durante il recente restauro (Valtieri, UTET). Si affianca alla chiesa una torre campanaria romanica. Procedendo per la strada principale del paese si arriva alla Chiesa di Santa Maria della Pietà ovvero della Pietà, anch'essa restaurata dal Comune tra il 2005 e il 2007 e restituita integralmente al culto (vicaria parrocchiale), nella quale sono custodite un’icona di Madonna col Bambino (Madonna Greca Di Belcastro), di fattura bizantina (1000-1200)e collegata alla sua origine basiliana, e tre sculture barocche, attribuite a G.B.Mazzolo (XVI sec.), che un tempo adornavano la chiesa dell’Annunziata e costituenti appunto il Gruppo dell'Annunciazione, cioè Maria Vergine Annunziata, l’Angelo Nunziante ed il Padre Eterno che regge il mondo. Di notevole interesse sono i diversi motivi orientali della struttura, quali la cupola in stile basiliano, che richiama quella del battistero di Santa Severina, e l'arco in pietra con fregi bizantini che delinea oggi il presbiterio, ma che in origine ornava la facciata della chiesa, opera di maestranze locali del XV secolo. La chiesa, che fino al 1631 era sotto il titolo di San Pietro apostolo, fu ricostruita ed ampliata con accordo tra il canonico titolare don Scipione Vivacqua e la Confraternita della SS. Annunziata, di cui erano grandemente partecipi i fratelli Giambattista, notaio apostolico, e Lucio d'Orsi, storico e scrittore. Salendo ancora verso il centro del paese, si giunge nella principale Piazza Giuseppe Poerio, dove si trova la Cappella di San Rocco. Fu costruita nel 1645 dal duca di Belcastro Francesco Sersale come cappella di famiglia: il portale, in pietra rettangolare con colonne, è opera di scalpellini locali del sec. XVII. Ha subito nel tempo molti rifacimenti, gli ultimi sul finire degli anni novanta e nel 2004 con il rifacimento della porta d'ingresso. L'impianto è formato da una struttura semplice in miniatura. A fianco della chiesetta si trova il maestoso Palazzo Poerio (m2 1000), così detto dal nome degli ultimi feudatari, ma costruito dalla famiglia dei duchi Sersale. È chiamato volgarmente anche palazzo Cirillo, dal nome della famiglia tenutaria in seguito alla confisca dei beni dei Poerio. L’edificio fu edificato dal duca Francesco Sersale nel 1645, in seguito al terremoto di quell’anno che distrusse gran parte del paese ed il castello, provocando 61 vittime. Il palazzo, guardandolo dall’attigua Piazza S. Tommaso d'Aquino, fa bella mostra di un portone arcuato incluso nella decorazione architravata fiancheggiato da colonne, finestre rettangolari profilate in pietra e cornicione ornato di dentellature, con la facciata laterale su Piazza Poerio in tufo coricata da un balcone barocco; dall'androne si dipartono due rampe di scale arcate in pietra che conducono ai piani superiori dell’edificio. Nel 2007, dopo lungo restauro, è stato inaugurato quale nuova sede del Municipio. Da Piazza Poerio, l’itinerario turistico può prendere più direzioni. Andando verso la Piazzetta Margherita si può ammirare l’imponente Albero della Libertà, piantato dal barone Alfonso Poerio durante la Repubblica Napoletana, e da qui avviarsi verso la fontana di Caria, d’epoca romano-bizantina, dove sgorga una millenaria sorgente d’acqua pura e fresca; oppure inoltrarsi, su per la Via Castellaci, fra vicoli e scalinate tipicamente medievali. Ritornando a Piazza Poerio, ci si immette immediatamente nella predetta Piazza S. Tommaso d'Aquino da dove si può ammirare tutta la parte occidentale del Marchesato di Crotone, fino al mare. Si procede, poi, verso la Via Lamia e da qui nella Via Castello. Giunti alla sommità della strada vi è la Chiesa Matrice di San Michele Arcangelo - ex Cattedrale. Costruito a croce latina, rivolto verso oriente, l’edificio ostenta una prospettiva dei secoli XV - XVI, pur con i rifacimenti successivi, e comunque tutta la struttura si richiama al romanico. Nella facciata a timpano cuspidato si aprono tre portali tufacei con decorazioni e sculture di putti e piccole maschere, opera di artisti calabresi che alcuni datano al Cinquecento; ma, una data impressa con colore nero su una colonna alla destra della Cappella del ss. Sacramento, reca l’anno 1626, per cui è presumibile che i portali non risalgano alla fine del secolo XVI, ma all’anno riportato sulla colonna della chiesa. Alla destra della chiesa si impone l’alta torre campanaria, a forma quadrata, terminante in alto a poligono ottagonale. L’interno della chiesa è a forma basilicale a tre navate e absidi. Prima del 1957 le pareti delle due navate esterne erano arricchite ciascuna da tre altari barocchi: su quella di destra vi erano quelli di s. Lucia e s. Antonio, adesso eliminati, e di S. Tommaso tuttora esistente; nella navata di sinistra è rimasto solo l’altare dell’Immacolata, mentre gli altri due, quello dell’Addolorata e s. Filomena, sono stati disfatti. Sull’arco dell’abside centrale vi è collocato lo stemma vescovile di Monsignor Orazio Schipani (1591 - 1595) con decorazioni di ispirazione barocca, mentre all’interno si conserva l’ampio coro ligneo, fatto costruire dal vescovo Antonio Ricciullo ad artigiani locali. Nell’abside di sinistra vi è la Cappella del SS.Sacramento dove spicca un bell’altare marmoreo intarsiato del 1774, un tempo arricchito da pale cinquecentine, ormai scomparse. Nell’abside di destra vi è la cappella di s. Michele , nel cui “sacello” si trova una bella statua del santo, risalente al secolo XVIII. Al lato sinistro dell’altare centrale si trova il sedile degli eletti, costruito nel 1634. La chiesa è dotata, inoltre, di altre statue del 1700-1800: s. Giuseppe, s. Vito, i Santi Medici, s. Antonio, il Cristo morto, il Cristo risorto e s. Lucia. Il fonte battesimale, in marmo verde del secolo XVI, è stato sostituito dalla magella di pozzo del castello. Vi sono, inoltre, due lapidi tombali poco decifrabili a causa dell’usura, ma da quel poco che si può scorgere di deve dedurre che una apparteneva ad un vescovo, in quanto si intra-vedono a mala pena i cordoni del cappello vescovile, mentre l’altra appartenne a qualche feudatario perché si vedono confusamente soltanto i segni di un teschio. A seguito di un recente restauro, è affiorata la vecchia capriata risalente al 1627, fatta collocare da monsignor Ricciulli e sulle due pareti laterali delle navate esterne sono venute alla luce due affreschi, uno di epoca tardo rinascimentale ed un altro forse di epoca barocca. Il primo, situato sulla parete destra della navata esterna, ritrae s. Nicola di Myria in una grande nicchia ad arco la cui cornice murale è ravvivata da motivi floreali. Il secondo affresco, situato sulla parete sinistra, anch’esso a forma di nicchia, a causa del maldestro lavoro di restauro è completamente rovinato e si intravede a mala pena sul suo sfondo una crocifissione. Sono affiorate anche alcune nicchie e finestre a feritoie di epoche diverse. Nella Cappella del ss. Sacramento alla base della cupola è venuto alla luce l’originario coronamento in pietra locale, opera di scalpellini belcastresi del 1626. Da alcuni sondaggi, eseguiti durante l’ultima pavimentazione, è risultato che al di sotto del pavimento vi sono alcuni locali che non sono stati ancora esplorati. Al di sopra dell’ex cattedrale si trova il Castello dei Conti d'Aquino, anch'esso avviato dal Comune nel 2005 a restauro conservativo peraltro ancora in corso (POR Cal.-APQ Beni Culturali), con il suo poderoso Mastio quadrato a tre piani ed in basso ad esso i resti di muraglie perimetrali con torrette quadrangolari, cilindriche e semicircolari (secc. XIII-XV), oltre ad avanzi di aggiunte aragonesi. Fino a poco tempo fa vi era anche una magella di pozzo cinquecentina in pietra locale a coronamento esagonale, con archetti e stemmi gentilizi scolpiti, collocata, poi, nella chiesa madre come fonte battesimale. Di notevole interesse è la Cappella di San Tommaso d'Aquino che, in seguito alla sua beatificazione (15 agosto 1333), fu costruita, il 18 ottobre 1334, nella stessa stanza del castello dove si dice sia nato il Santo, come riferisce l’Istrumento di richiesta per questa costruzione al vescovo protempore Gregorio e rogato dal notaio apostolico Girolamo Cavallo. Al suo interno si trova un grande affresco del Santo ed uno stemma gentilizio in marmo, utilizzato come sedile. Dal cortile del castello il visitatore può spaziare con lo sguardo su tutto il Golfo di Squillace: da Le Castella a Soverato, come se si trovasse su di un grande balcone e si affacciasse su questo immenso e bellissimo panorama e godere della sua vista. Dopo essersi rinfrancato dal lungo ma piacevole tour del paese, il visitatore, scendendo dall’antica Via Grecìa che in epoca medievale costituì il rione dei bizantini ed il ghetto degli ebrei, può ritornare alla piazza principale del paese (Poerio) e gustare una rinfrescante bibita presso uno dei due bar della piazza. Il paese, oltre a produrre un olio molto apprezzato e che può essere acquistato dai molti produttori, offre una vasta gamma di salumi lavorati in casa e olive preparate in vari modi (sottacqua, sottolio, sottaceto, infornate). Nel periodo natalizio si prepara un dolce molto tipico, detto pittanchiùsa, a base di noci, uva passa, cannella e altre spezie; mentre, nel periodo pasquale, si prepara la cuzzùpa. (fonte www.belcastroweb.com)
Collegamenti stradali [modifica]
Per raggiungere Belcastro dalla Strada statale 106 Jonica si devono percorrere le Strade Provinciali 4 e 5.
Personalità legate a Belcastro [modifica]
- Giovanni Fiore da Cropani, storico calabrese del XVII sec., nella sua opera Della Calabria illustrata sostiene che San Tommaso d'Aquino sia nato a Belcastro; tesi sostenuta anche da Gabriele Barrio nella sua opera De antiquitate et situ Calabriae e da padre Girolamo Marafioti, teologo dell'Ordine Frati Minori Osservanti nella sua opera Croniche ed antichità di Calabria.
- A Belcastro nacque il 7 gennaio 1775 il barone Giuseppe Poerio, gran giureconsulto e patriota, che fu padre di Alessandro Poerio, poeta e patriota, e di Carlo Poerio, parlamentare del nuovo regno d'Italia.
- Belcastro è anche la patria di Lucio o Lutio d'Orsi, storico e scrittore vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII sec., autore fra l'altro del saggio I terremoti delle due Calavrie fedelissimamente descriti dal sig. Lutio d'Orsi di Belcastro,come testimonio di veduta, con l'aggiunta delle puntualissime e distinte relationi scritte dal regio sig. consegliere Hettorre Capecelatro all'Eccellentiss. sig. Vicere del Regno dedicati all'Illustriss. D. Carlo Capecelatro duca di Seiano, Neapoli: typis Roberti Molli, 1640
Evoluzione demografica [modifica]
Abitanti censiti[2] 
Amministrazione [modifica]
SINDACI E PODESTA' DI BELCASTRO DALL'UNITA' D'ITALIA [http://www.comune.belcastro.cz.it/index.php?action=index&p=323 (link Sito Uff. Comune)
Etnie e minoranze straniere [modifica]
I cittadini stranieri residenti a Belcastro sono 42 così suddivisi per nazionalità:
1. Romania: 35
2. Bulgaria: 3
3. Marocco: 2
4. Polonia: 2
Gemellaggi [modifica]
Belcastro è gemellato con:
Roccasecca, 7.03.1983. L'evento fu promosso dalle due amministrazioni comunali pro tempore per celebrare i natali di S.Tommaso d'Aquino da sempre contesi dalle due cittadine.
Isola di Capo Rizzuto, 16.08.2009.Sono state le Parrocchie delle due cittadine, vivamente coadiuvate dai Sindaci protempore Carolina Girasole di Isola Capo Rizzuto e Ivan Ciacci di Belcastro, a promuovere tale gemellaggio nel corso delle celebrazioni patronali della Madonna Greca di Isola C.R. (maggio-agosto 2009), per la sua tradizionale affinità a quella di Belcastro nonché per la comune venerazione verso le due sacre e preziose effigi.
Cucina [modifica]
Il piatto forte della gastronomica locale sono i 'mparrettati ccu sazizza , pasta fatta in casa con sugo e carne di maiale. Tiana e baccala, una pasta al forno con mollica e baccala.
Tra i dolci, la pitta'nchiusa, a pasta 'cumpettata e tardirri, pasta frolla farcite con miele, tipiche delle feste natalizie, le cuzzupe, ciambelle decorate con uova, tipiche di Pasqua.
Note [modifica]
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2011.
- ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.
Collegamenti esterni [modifica]
Bibliografia [modifica]
- Accattatis Luigi, Biografie degli Uomini Illustri delle Calabrie, Cosenza 1869
- Archivio di Stato di Catanzaro
- Archivio Storico Comunale di Belcastro
- Archivio Storico di Crotone
- Aversa Raffaele, Fu la Calabria a dare i natali all’Italia nell'età della pietra levigata, Nuova Impronta Ed.1996
- AA.VV. Dizionario di toponomastica, UTET Torino, 1990
- Barrio Gabriele, Antichità e Luoghi della Calabria, Cosenza 1979
- Ciacci Ivan, Belcastro e i lunghi silenzi della sua storia, in Calabria Letteraria 1998
- Ciacci Ivan, Il Duomo della vetusta e soppressa Diocesi di Belcastro, in Calabria Letteraria 1998
- Ciacci Ivan, Tornerà a brillare sul castello di Belcastro la stella dell'Aquinate, in Calabria Letteraria 1998
- Ciacci Ivan, Chiese e monasteri intra-moenia di Belcastro antica, in Calabria Letteraria 1999
- Ciacci Ivan, Chiese e monasteri extra-moenia di Belcastro antica. L’Annunziata, in Calabria Letteraria 1999
- Ciacci Ivan, Palazzo Poerio, storia e architettura a confronto, in Calabria Letteraria 2005
- Ciacci Ivan, I grandiosi ruderi del Castello dei Conti d’Aquino, a Belcastro, in Calabria Letteraria 2006
- Ciacci Ivan, La chiesa della Pietà di Belcastro (xv-xvi sec.), in Calabria Letteraria 2006
- Croce Benedetto, Una famiglia di patrioti, Laterza Bari 1919
- Dito Oreste, Calabria. Disegno dai Tempi più Antichi ai nostri, CS 1972
- d'Orsi Lutio, I terremoti delle due Calavrie..., Neapoli: typis Roberti Molli, 1640
- Fiore Giovanni, Della Calabria Illustrata, Savio Napoli, 1791
- Galasso Giuseppe, Economia e Soc. nella Calabria del 500, Guida NA, 1992
- Marafioti Girolamo, Cronache e Antichità di Calabria, Padova 1601
- Pellicano-Castagna Mario, Ultime intestazioni feudali, Chiaravalle 1978
- Pontieri Ernesto, La Calabria a metà del Sec. XV ed A. Centelles, NA 1963
- Sinopoli Cesare, La Calabria, Storia, Geografia, Arte, Catanzaro 1925
- Sinopoli Nicola, San Tommaso cittadino del cielo, Ed. Templari, Roma 1982
- Taccone -Gallucci, Vescovi di Cal. in Regesti dei Pontefici, Roma 1902
- Teti Domenico, La Calabria e l’Italia nella Preistoria, Napoli 1968
- Valente Gustavo, Cal. e Turcheschi nei sec. della Pirateria,Chiaravalle 1973
- Visalli Vittorio, I Calabresi nel Risorgimento Italiano, 1893