Squillace
| Squillace comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Guido Rhodio (lista civica Arcobaleno per Squillace) dal 8/06/2009 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 38°47′0″N 16°31′0″E / 38.78333°N 16.51667°ECoordinate: 38°47′0″N 16°31′0″E / 38.78333°N 16.51667°E | ||||
| Altitudine | 344 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 33 km² | ||||
| Abitanti | 3 450[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 104,55 ab./km² | ||||
| Frazioni | Fiasco Baldaia, Squillace Lido | ||||
| Comuni confinanti | Amaroni, Borgia, Catanzaro, Girifalco, Montauro, Palermiti, Stalettì, Vallefiorita | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 88069 | ||||
| Prefisso | 0961 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 079142 | ||||
| Cod. catastale | I929 | ||||
| Targa | CZ | ||||
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta) | ||||
| Nome abitanti | squillacesi | ||||
| Patrono | sant'Agazio martire | ||||
| Giorno festivo | 7 maggio | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Squillace nella provincia di Catanzaro |
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| Sito istituzionale | |||||
| « Vecchia Roma, Antica Squillace... » |
Squillace è un comune di 3.417 abitanti in provincia di Catanzaro. La Squillace Storica (detta anche Squillace Superiore o Squillace Antica) sorge su tre colli a circa 344 metri s.l.m., i quali sono chiusi da due torrenti, l'Alessi e il Ghetterello. La cittadina è posta in una posizione strategica per il controllo dell'omonimo golfo, sul quale sorgono i quartieri di Squillace Marina (detta anche Squillace Lido o Squillace Scalo) e Fiasco Baldaia.
Indice |
[modifica] Storia e mito della città di Squillace
[modifica] Le origini
Le origini di Squillace si perdono nel lungo trascorrere del tempo, la leggenda dà ad Ulisse la paternità della città. Il Re itacese in ritorno da Troia approda, dopo una tempesta, in una zona pianeggiante tra il fiume Corace e il fiume Alessi, qui avrà origine Squillace. Altre fonti storiche vedono in Menesteo il fondatore della città. La città prese il nome di Skyllation diventando un importante centro di comunicazione e un porto militare e commerciale di grande importanza. Il suo porto viene perfettamente descritto da Virgilio nell'Eneide: “....Hinc sinus Hercules si vera est fama Tarenti cernitur, attolit se diva Iacinia contra. Caulonisque arces et navifragum Scylaceum...”, “ ... prima ci si scopre il golfo di Taranto, fondata –com'è voce- da Ercole, di fronte a cui si levano il tempio di Lacinia, il promontorio di Caulone e l'antica Squillace, pericoloso porto di navi...”.
La città non riuscì mai ad essere una città autonoma, dipendente prima da Crotone poi presa da Dionigi di Siracusa fu sottoposta a Locri. Alla fine della seconda guerra punica, fu conquistata da Roma e nel sito, dell'antica città greca, venne successivamente dedotta una colonia romana. Tra il 123-122 a.C. la città greca di Skillation diventava la romana Scolacium, il cui nome completo era “Colonia Minervia Nervia Augusta Scolacium”. Scolacium non venne costruita sopra la struttura greca ma accanto: la nuova città si presentava con la forma classica delle città romane con un cardo e un decumano con il foro, le terme, l'anfiteatro, il teatro gli acquedotti e i vari templi. La città perse il suo ruolo di porto militare e commerciale, ma divenne uno snodo fondamentale per la comunicazione viaria; essa diventava unico passo, di semplice accesso, tra la costa ionica e la costa tirrenica. Il passaggio di Spartaco che con 60.000 ribelli saccheggiò il Bruttio, mise a ferro e fuoco Scolacium. La città mise circa un secolo per risollevarsi. Con l'avvento del Cristianesimo a Scolacium la densità cristiana era in continuo aumento tanto da convincere il vescovo di Reggio Calabria di far nascere, nel 71 d.C. , una diocesi. Scolacium cristiana, con il passare degli anni, si consolidò così tanto da diventare guida delle diocesi calabresi.
[modifica] Cassiodoro e Squillace medioevale
Le coste calabresi, non più difese dalle legioni romane, erano prese d'assalto dai Saraceni costringendo gli abitanti delle coste a ritirarsi sulle colline circostanti; questo accadde anche a Scolacium dove i suoi abitanti fondarono, a 15 km dal mare su una collina di 360 m, Squillace. L'espansione della città, stimolata dalla diocesi, non si fece attendere, facendo rifiorire in Squillace il centro religioso di un tempo, incrementando il turismo grazie al bel clima e al paesaggio sublimare. Squillace ha dato i natali in questo periodo ad un personaggio illustre in tutto il mondo, sicuramente il più illustre nella millenaria vita della "Calabria", Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, l'ultimo dei romani e il primo degli italiani. Cassiodoro, nato nel 485 d.C. a Squillace, è giovanissimo “Conciliarius” del padre, il quale, esercitando allora la prefettura, divenne, forse, il primo maestro nell'arte del governo; sappiamo, infatti, che il suo genitore fu esemplare ed esperto funzionario di re Alarico. Nel 507 entra nelle grazie di Teodorico ed è nominato Questore e Segretario del Re. Viene insignito del titolo di Patrizio; nel 514 è Console. Successivamente seguendo la tradizione di famiglia diventa Corrector del Bruttio e della Lucania. Morto Teodorico l'impegno politico di Cassiodoro non viene certamente rallentato. Amalasunta prima, Atalarico dopo, pongono praticamente nelle mani di Cassiodoro il governo del regno. Nel 552 l'ultimo re goto, Teia, muore a Ravenna, le sue spoglie verranno portate a Costantinopoli ai piedi dell'imperatore Giustiniano che voleva assicurarsi della morte del suo acerrimo nemico.
Cassiodoro dovette partire in esilio verso la nuova capitale del mondo, Costantinopoli, dove accentuò il suo pensiero politico che sperava in una unione tra la cultura pagana e cristiana, tra la civiltà occidentale e orientale. Giustiniano nel 554 riuscì ad annettere, all'Impero Romano d'Oriente, l'Italia, che però mantenne gran parte della giurisdizione preesistente; si riscontra sicuramente la mano di Cassiodoro in questa scelta; per riuscire ad unire due mondi c'era bisogno di alcuni compromessi, e dell'assenza di uso di armi. Cassiodoro, però, si rese conto che era solo una utopia la proposta di unire le tradizioni Barbare con quelle Romane. Il nuovo equilibrio, dettato dalle armi bizantine, mise completamente fine all'illusione in cui Cassiodoro aveva lavorato tutta la vita. Così egli decide di ritirarsi dall'attività politica e decide di tornare in Italia; la sua nuova sede sarà la terra d'origine della sua famiglia: Scolacium. Il calabrese tornato nella sua terra natia è deciso a consacrare le sue energie alla pietà e allo studio. Verso l'anno 555, presso alcuni vivai fonda il Monastero di Vivario. Se nello sforzo politico di conciliazione e integrazione fra popolo romano e mondo goto aveva lanciato il coraggioso appello: “Audiat uterque populus quod amamus”, d'ora in poi dal Vivarium diffonderà lo stesso messaggio, però rivolgendosi non alla cerchia ristretta di due popoli, ma all'umanità intera: il suo ideale è diventato più nobile e universale quanto più la cultura è superiore alla politica e lo spirito alla materia. Cassiodoro non sarà più il ministro di un Re, un servitore dello Stato, un governatore o un diplomatico: diventerà ministro di un'altra potenza che ha per missione il dominio dello spirito, il santuario della coscienza, la difesa della verità per dirigere l'uomo al fine supremo per cui è stato creato. Lo squillacese capisce che non è l'integrazione tra Roma e i barbari che permetterà alla romanità di sopravvivere, ma la fusione della romanità con la Chiesa di Cristo; dall'armonizzazione della cultura profana con quella religiosa. Il Vivarium è un specie di “urbs religiosa” nella quale, sotto la guida di due superiori religiosi, oltre all'ideale della vita contemplativa, si cerca un'efficace conciliazione della scienza sacra con la profana. Viene lasciata ai monaci la maggiore libertà nella preghiera e nella scelta degli interessi. In questo famoso cenobio Cassiodoro informava i suoi monaci alla pietà con continui esercizi religiosi ed allo studio delle lettere e delle scienze sacre e profane, pur procurando di trasmetterle ai posteri col magistero dell'insegnamento e col fare trascrivere codici dai calligrafi. Vi raccolse perciò i tesori della sapienza degli antichi, ed istituì una accademia di studi divini ed umani, simili a quella che ai giorni nostri, prende il nome di Università. L'ideale enciclopedico romano divenne cristiano: nasce così l'esigenza di una biblioteca che fu, per quei tempi estremamente completa, pagana e cristiana, latina e greca. La biblioteca era ricca di codici pregevolissimi, molto ben divisa e disposta secondo le varie scienze. Anzitutto c'era la Sacra Scrittura, accanto ad essa vi erano i 22 libri della Antichità Giudaica e centinaia di altri libri che trattavano di religione. La struttura fu arricchita di molti libri che trattavano di cosmografia, c'erano le opere di Giulio Oratore di Macellino Illirico, il famoso codice di Tolomeo. Seguivano le opere di filosofia e di agraria perché i monaci diventassero intelligenti agricoltori: sono ricordati i trattati di Marziale, di Columella e di Emiliano. Per i monaci addetti alle cure mediche vi erano opere di Ippocrate di Aurelio Celio, la Terapeutica di Galeno, l'Erbario di Dioscoride. Non potevano sicuramente mancare le opere di Aristotele con la traduzione di Boezio. Dalle esigenze culturali e spirituali della comunità del Vivariense nasce la ricchissima produzione letteraria di Cassiodoro negli ultimi decenni della sua vita e trattasi di almeno 9 delle 13 o più opere da lui scritte. Grazie a Cassiodoro possiamo conoscere come poteva essere la Squillace del tempo: ”Squillace la prima tra le città dei Brutti; che si crede fondata da Ulisse il distruttore di Troia... è posta nel golfo dell'Adriatico... sta come un grappolo d'uva sospeso ai colli; né si solleva in alto con erta malagevole, se non per osservare con piacere i campi verdeggianti e la cerulea superficie del mare…. Guarda il sole quando spunta sull'orizzonte, senza bisogno che l'aurora lo annunci; giacché non appena vibra i suoi primi raggi, tosto mostra tutto il suo luminoso disco. Essa mira Febo che si rallegra di riflettere colà la chiarezza della sua luce; di che superando la stessa Rodi, con più di ragione può appellarsi la patria del sole...”.
[modifica] Nascita e caduta del Principato di Squillace
La Posizione Strategica di Squillace continuava ad essere nel mirino degli Arabi; essa subiva ripetute incursioni ed anzi per un certo periodo fu dominata da essi,che ne fecero una temibile base militare. Dopo il breve dominio Arabo la città cadde sotto l'egemonia Normanna. La sua funzione strategica militare, già riconosciuta dai greci, fu riconosciuta anche dai Normanni che nel 1044 vi costruirono un forte castello, trasformando in contea il munito insediamento. Nel periodo normanno, con la signoria di Ruggero,[2] Squillace passa prima a Roberto d'Angiò e poi ai conti Monfort, poi per circa centocinquanta anni la città fu signoreggiata dai Marzano. Da contea nel 1485 la città divenne principato di cui Federico I di Napoli (Aragona) ne fu re. Squillace, poi, grazie al matrimonio tra la figlia di re Federico e Goffredo Borgia, passa sotto la casata dei Borgia di Casa Candia. La cittadina sperava che con l'avvento dei Borgia de Candia la città potesse tornare a splendere di luce propria; non fu cosi, nel 1630 un terremoto colpisce Squillace e le città vicine,nel 1648 una incursione Saracena ne accelera la crisi demografica e la decadenza. Dopo gli avvenimenti della prima meta del 1600, i Borgia abbandonarono Squillace verso una lenta desolazione, infatti, nel piano di ricostruzione della città il castello,che dominava la zona, venne ristrutturato in maniera poco raccomandabile, preferendovi la costruzione di un carcere. I Borgia che governeranno sino al 1730, impegnati a Roma, lasciarono Squillace alla famiglia dei De Gregorio che la tennero sino al 1802. Il principato venne ridotto a marchesato e con l'avvento di pestilenze e di nuovi terremoti, si ebbe il degrado assoluto della città. Nel 1783, sotto l'impeto di un nuovo grande terremoto, Squillace vide crollare suo castello e le sue mura; crollava miseramente l'intera struttura feudale di un vecchio mondo in via di estinzione. Squillace, questa volta, non riuscì a risollevarsi andando ormai sempre più in rovina.
[modifica] Le idee risorgimentali a Squillace. I fratelli Pepe e Damiano Assanti
Con l'avvento di Napoleone, Squillace divenne il centro direttivo per i paesi vicini, Stalettì, Borgia, Girifalco, Amaroni e Sant'Elia. Caduto l'impero Francese, il sud d'Italia tornò, grazie al Congresso di Vienna, sotto la giurisdizione Borbonica, Squillace perse ogni diritto sui paesi vicini, restava legato solo il paesino di Amaroni. I moti del '20-'21, che sconvolgevano l'Europa, trovarono in varie città della Calabria ionica molti sostenitori, tra cui Squillace. In Squillace le idee risorgimentali trovano la loro massima espressioni in 3 illustri personaggi che contribuiranno all'unità d'Italia: il gen. Guglielmo Pepe, il gen. Florestano Pepe e Damiano Assanti. Guglielmo Pepe già a sedici anni si fece notare come valoroso combattente e difensore di ideali patriottici forse pari a quelli dei Mazzini e dei Garibaldi. Il gen. Pepe si getta in una lotta armata contro gli austriaci a Marengo con la legione Italica. Dopo un breve ritorno a Squillace si pone contro i Borboni ma viene arrestato e condannato a vita nella Fossa del Marittimo, dove però rimane solo tre anni. La cacciata dei Borboni lo vede bonopartista (ufficiale d'ordinanza di Gioacchino Murat) e con la restaurazione borbonica, fidando del revisionismo costituzionale di re Ferdinando II, accetta la carica di comandante dell'esercito del Regno delle due Sicilie. Nel 1848 ritorna a Napoli, dopo un altro esilio a Londra, dove è incaricato dal Re di Napoli di un comando militare; Guglielmo Pepe disobbedisce agli ordini superiori per correre in difesa di Venezia seguito, dal fratello Florestano e da Damiano Assanti. Guglielmo Pepe tornato a Napoli viene esiliato in Francia, poi va a Torino dove muore nel 1855. Al posto del Gen. Pepe, nel ruolo di difensore di una patria che ancora non c'è, successe Damiano Assanti che, distintosi già a Venezia, nel 1859 partecipa alla campagna militare per l'unità d'Italia. Damiano Assanti partecipò anche alla spedizione dei Mille che gli valse la nomina, da parte di Garibaldi, a generale Comandante della divisione Cosenza. Nella Campagna del '60-61 Assanti dà il nome alla I Brigata in cui era stata incorporata la Divisione Stocco divenuta dopo il 21 novembre 1860 la IV Risorgimento. Importante anche il suo contributo politico. Deputato in quattro legislature, dal 1873 ricopri anche la carica di senatore. Indulgendo all'aneddottica ricordiamo il suo duello con il giornalista Suller che aveva denigrato il comportamento dei meridionali a Venezia: gli fracassò la testa con un colpo di pistola.
[modifica] Squillace oggi
[modifica] Squillace Storica
Squillace Storica è divisa in altri quartieri più piccoli, tra i quali spiccano il centro storico (la zona più importante della città dal punto di vista culturale ed amministrativo), e la Squillace Nuova, quartiere di recente costruzione che si espande da Viale fuori le porte fino alla C.da Micciulla. Oltre ai quartieri sopra citati ve ne sono altri più piccoli di aspetto rurale. Nel centro storico sono inoltre presenti molteplici monumenti e chiese, il Duomo, il Castello Normanno, il palazzo del Municipio e il centro del Folklore. Un ampio lavoro di restauro ha reso al castello quell'imponenza persa da tempo, rendendo Piazza Castello un luogo importante per i turisti che possono finalmente godere della meravigliosa veduta.
Squillace vanta un riconoscimento speciale da parte del Ministero dello Sviluppo Economico che consente ai ceramisti squillacesi di applicare il marchio DOC sulle proprie ceramiche. Caratteristica che la rende unica in Calabria e che fa della ceramica uno dei suoi simboli. Feste e tradizioni sono ritornate in auge nella città antica grazie alle associazioni presenti sul territorio e grazie all'impegno e alla partecipazione di cittadini volenterosi. Tra le manifestazioni più sentite si ricorda il Palio del Principato, la Cavalcata dei Magi, Castello in festa, Il presepe vivente.
[modifica] Squillace Lido
Negli ultimi trenta anni si è visto sviluppare lungo le spiagge della città antica un centro balneare in rapida espansione, che vede nella stagione estiva aumentare di quasi il doppio i suoi residenti. Conosciuto prima con il nome di Squillace Scalo, per via dello scalo della stazione di Squillace, ora viene comunemente riconosciuto come Squillace Lido, o Marina.
Il nucleo storico si è formato lungo la via che collega la Strada Statale 106, all'altezza con il quadrivio che porta alla Squillace antica, fino alla strada che giunge al mare. Negli anni 40-50 gli Squillacesi scendevano a mare, e alcuni di loro prendevano possesso della spiaggia o delle zone circostante costruendo della "capanne o casupole di legno e paglia" i cosiddetti paghjari. Alcuni di questi villeggianti estivi hanno deciso di prendere dimora fissa, formando il primo nucleo della futura frazione.
Intorno agli anni 70 Squillace Lido ha avuto un primo grande input di crescita dovuto alla realizzazione del gradevole lungomare e di un abbozzo di piano edilizio. La costruzione della chiesa di San Nicola Vescovo ha sancito anche la volontà di voler creare un nucleo stabile e residente in grado di poter soddisfare la spiritualità della popolazione.
Negli ultimi anni l'arrivo a Squillace Marina non solo di squillacesi ma di cittadini di altri comuni limitrofi e non, ha dato un secondo forte impulso alla sua crescita. La costruzione di lidi estivi, di ristoranti e di piccoli negozietti dove si può trovare di tutto, rende un servizio non solo alla frazione ma all'intero comune.
La crescita del turismo è stato infine motore e spinta per l'apertura di agriturismi e villaggi turistici. Oggi i cittadini di Squillace sono quasi equamente divisi tra chi vive nel centro storico e chi invece vive nelle frazioni; ricordiamo oltre che Squillace Lido, la frazione della Gebbiola e di Fiasco Baldaia.
[modifica] Sport a Squillace Lido
A Squillace lido ogni estate esattamente a inizio agosto un torneo di Calcio a 5, esattamente un "Memorial". Nel 2011 a vincerlo è stata una squadra dello stesso paese.[3]
[modifica] Palazzi e chiese
- Il Castello Normanno
- La Cattedrale di Squillace, dedicata all'Assunta
- Palazzo Vescovile
- Ponte del Diavolo
- Chiesa di San Pietro Apostolo
- Chiesa dell'Immacolata o San Nicola delle Donne(sconsacrata)
- Chiesa di San Matteo o di Ogni Santi
- Chiesa di San Giorgio
- Santuario Madonna del Ponte
- Chiesetta della Madonna della Catena (sconsacrata)
- Chiesetta Gotica di Santa Maria della Pietà (sconsacrata)
- Monastero di Santa Chiara (distrutto dal terremoto)
- Palazzo Pepe (oggi sede del Municipio)
- secondo Palazzo Pepe (con Affresco sul portico, con stemma della famiglia Pepe)
- Palazzo Palmisani
- Palazzo Baldaya
- Palazzo Maida-Chillà
- Finestra Bifora di origine gotica lungo via Antico Senato
- Portali lungo corso Guglielmo Pepe
- Chiesa San Nicola Vescovo in Squillace Lido
- 7 conventi (3 maschili e 4 femminili) andati tutti distrutti
[modifica] Piazze e vie principali
- Piazza Castello
- Piazza Risorgimento
- Piazza Duomo
- Corso Guglielmo Pepe
- Via Damiano Assanti
- Viale Cassiodoro
- Via Fuori le Porte
- Via Florestano Pepe
- Via Antico Senato
- Via Roma
- Via Santa Chiara
- Via dei Normanni
- Via dei Feaci
- Via dei Fenici
- Piazza San Nicola
- Lungomare Ulisse
- Lungomare Odisseo
- Via Laerte
[modifica] Squillacesi famosi
[modifica] Uomini e donne illustri
- Magno Aurelio Cassiodoro
- Guglielmo Pepe
- Florestano Pepe
- Damiano Assanti
- Guido Rhodio (XVI secolo)
- Tommaso De Rosa
- Pacecco De Rosa
- Annella De Rosa
- Giuseppe De Rosa
- Tommaso De Rosa
- Agazio Carnevale (1835-1902)
- Domenico Gabriele Rhodio
[modifica] Poeti, scrittori e giornalisti
- Ester Aceto
- Salvatore Aloise
- Franco Caccia
- Franco Carello
- Giovambattista Carnevale
- Domenico Cirillo
- Carmela Commodaro
- Pietro Emidio Commodaro
- Daniele Cristofaro
- Giacinto Cuccunato
- Raffaele Facciolo
- Catia Gentile
- Francesco Laugelli
- Francesco Mercurio
- Francesco Maida
- Giuseppe Mercurio
- Oldani Mesoraca
- Agazio Montirosso
- Giuseppe Olivadoti
- Franco Polito
- Giuseppe Rhodio
- Guido Rhodio
- Totò Spanò
- Salvatore Taverniti
- Lorenzo Viscido
- Ermanno Voci
- Francesco Zofrea
[modifica] Diocesi di Squillace
La diocesi di Squillace è tra le più antiche dell'Italia meridionale. La tradizione ne fa risalire la nascita all'evo apostolico: primo vescovo sarebbe stato Giovanni, ordinato dal primo vescovo di Reggio Stefano di Nicea, oppure Fantino, discepolo di papa Lino, il successore di San Pietro.[4] Comunque, il primo vescovo di cui ne sia noto il nome è Gaudenzio, vissuto a metà del V secolo. Nel VI secolo, a Squillace nacquero le prime istituzioni monastiche occidentali grazie a Cassiodoro il quale, tra il 540 e il 550, fece costruire due cenobi, il "Castellense" e il "Vivariense". In questo stesso periodo il vescovo Zaccheo sostenne coraggiosamente papa Vigilio a Costantinopoli contro la violenza di Giustiniano dimostrando fra l'altro la comunione della chiesa di Squillace con quella di Roma[5].
La diocesi di Squillace, come peraltro tutte quelle dell'Italia meridionale e della Sicilia, continuò a dipendere spiritualmente da Roma anche dopo l'inserimento di queste regioni nell'impero bizantino con la Prammatica Sanzione del 554. Nel 776, tuttavia, Leone III Isaurico le staccò da Roma e le sottomise Patriarcato di Costantinopoli; la Notitia I della Diatiposi di Leone VI di Bisanzio (ossia il catalogo di tutte le chiese sottoposte al patriarcato bizantino) enumerava pertanto la diocesi di Squillace fra quelle di rito greco suffraganee di Reggio.[6] Dei tre secoli in cui Squillace fu una diocesi greca non abbiamo quasi nessun documento e ignoriamo i nomi dei vescovi, tranne uno (Demetrio, vivente nell'870). Nello stesso periodo tuttavia la diocesi di Squillace si arricchì dei monaci basiliani i quali crearono una straordinaria fioritura di monasteri fra cui quello di San Giovanni Theristis a Bivongi.[7][8] Sempre allo stesso periodo la tradizione data l'arrivo delle reliquie di Sant'Agazio, patrono della diocesi, e di San Gregorio Taumaturgo, patrono di Stalettì.
Squillace fu retta da un vescovo di rito greco (Teodoro Mesymerio), ancora un trentennio dopo la conquista normanna della Calabria e con questa il ripristino del rito latino e il ritorno alla giurisdizione di Roma. La latinizzazione avvenne comunque con lentezza. Primo vescovo di rito latino fu Giovanni de Niceforo, decano della diocesi di Mileto (1096). Nell'atto di costituzione del 1096 la diocesi di Squillace, i cui confini vennero fissati da Ruggiero dai fiumi Alarum et Crocleam,[4] era formata dalle seguenti località: Squillace, Taverna, Stilo, Antistilo, Santa Caterina dello Ionio, Badolato, Satriano, Castel di Cuccolo, Castel di Mainardo, Meta di Lomata, Rocca di Catenziaro, Tiriolo, Catenziaro, Salìa, Barbaro, Simmiri e vari casali.[9]
La serie dei vescovi di Squillace è stata ininterrotta, tranne un breve periodo di vacanza per l'ostilità di Federico II il quale nel 1236 usurpò la diocesi; dopo la morte dell'imperatore (1250), papa Innocenzo IV non confermò il canonico di Reggio, Benvenuto, e il 6 ottobre 1254 trasferì a Squillace il vescovo di Martirano Tommaso, O.Cist.
Verso la fine del XVI secolo il territorio della diocesi di Squillace fu teatro di numerosi episodi di contestazione religiosa e/o politica il più noto dei quali fu la congiura di Tommaso Campanella nel 1599. Una testimonianza indiretta ne è la nomina a vescovo di Squillace, avvenuta il 13 agosto 1601, del vicario generale dei domenicani Paolo Isaresi della Mirandola, dopo una serie di vescovi appartenenti alla famiglia Sirleto.[10]
[modifica] Vescovi di Squillace
- Gaudenzio † (menzionato nel 465)[11]
- Zaccheo † (prima del 551 - dopo il 553)[12]
- Giovanni Lissitano † (592 - dopo il 598)[13]
- Agostino † (menzionato nel 649)[14]
- Paolo † (menzionato nel 680)[15]
- Demetrio † (menzionato nell'870)[16]
- Teodoro Mesymerio † (prima del 1060 - 1096 deceduto)[17]
- Giovanni de Niceforo † (1096 - 11 marzo 1098 deceduto)
- Donato †
- Pietro † (1º marzo 1110 - 1122 nominato arcivescovo di Palermo)[18]
- Drogo † (1122 - 1145)
- Silcazio † (1145 - ?)
- Aymerio o Amerigo † (menzionato nel 1178)
- Ugone † (1196 - 1217)
- R. (Rainaldo) † (4 settembre 1217 - 9 dicembre 1234 nominato arcivescovo di Reggio Calabria e amministratore apostolico di Squillace)[19]
- R. (Rainaldo) † (9 dicembre 1234 - 1251 deceduto) (amministratore apostolico)
- Benvenuto † (23 dicembre 1251 - 1254 deposto)
- Tommaso, O.Cist. † (6 ottobre 1254 - ?)
- Riccardo † (11 ottobre 1266 - ?)
- Filippo † (menzionato nel 1286)[20]
- Giordano † (? - 1344 deceduto)
- Nicola de Teramo † (12 dicembre 1345 - 4 settembre 1349 nominato vescovo di Melfi)
- Giovanni de Rocca † (4 settembre 1349 - 1369 deceduto)
- Matteo Scaleato, O.Carm. † (17 dicembre 1369 - 1378 deposto)[21]
- Filippo Crispo, O.S.A. † (1378 - 1392 nominato arcivescovo di Messina)
- Andrea † (26 settembre 1392 - 1402 nominato vescovo di Isernia)[22]
- Roberto de Basilio † (18 agosto 1402 - 13 febbraio 1413 nominato vescovo di Belcastro)
- Leone Calojero † (13 febbraio 1413 - 1417 deceduto)
- Francesco de Arceriis † (26 gennaio 1418 - 1476 deceduto)
- Francesco de Cajeta † (13 marzo 1477 - 1480 deceduto)
- Vincenzio Galeota † (30 gennaio 1482 - 1º dicembre 1520 dimesso)
- Simone de Galeotis † (1º dicembre 1520 succeduto - 1539 deceduto)
- Enrique de Borja y Aragón † (17 dicembre 1539 - 16 settembre 1540 deceduto)
- Enrique de Villalobos Xeres † (5 novembre 1540 - 1554 deceduto)
- Alfonso de Villalobos Xeres † (1554 succeduto - 1568 dimesso)
- Guglielmo Sirleto † (27 febbraio 1568 - 29 maggio 1573 dimesso)
- Marcello Sirleto † (29 maggio 1573 - 1594 deceduto)
- Tommaso Sirleto † (5 settembre 1594 - 1601 deceduto)
- Paolo Isaresi della Mirandola O.P. † (13 agosto 1601 - 1602 deceduto)
- Fabrizio Sirleto † (7 aprile 1603 - 1º aprile 1635 deceduto)
- Lodovico Saffiro † (17 settembre 1635 - novembre 1635 deceduto)
- Giuseppe della Corgna, O.P. † (22 settembre 1636 - 20 marzo 1656 nominato vescovo di Orvieto)
- Rodolfo Dulcino † (12 marzo 1657 - 1664 deceduto)
- Francesco Tirotta † (13 aprile 1665 - 27 gennaio 1676 deceduto)
- Paolo Filocamo † (27 aprile 1676 - 14 settembre 1687 deceduto)
- Alfonso de Aloysio † (31 maggio 1688 - maggio 1694 deceduto)
- Gennaro Crispino † (19 luglio 1694 - settembre 1697 deceduto)
- Fortunato Durante † (20 novembre 1697 - febbraio 1718 deceduto)
- Marcantonio Attaffi † (11 febbraio 1718 - 1733 deceduto)
- Nicola Michele Abati † (28 settembre 1733 - circa 1748 deceduto)
- Francesco Saverio Maria Queraldi † (6 maggio 1748 - 10 novembre 1762 deceduto)
- Diego Genovesi † (21 marzo 1763 - 29 maggio 1778 deceduto)
- Nicola Notari † (20 luglio 1778 - 1802 deceduto)
- Sede vacante (1802-1818)
- Nicola Antonio Montiglia † (25 maggio 1818 - 27 settembre 1824 nominato vescovo di Tropea-Nicotera)
- Andrea Maria Rispoli, C.SS.R. † (13 marzo 1826 - 1839 deceduto)
- Sede vacante (1839-1842)
- Concezio Pasquini, O.F.M. † (26 luglio 1842 - 21 dicembre 1857 nominato vescovo di Ariano)
- Raffaele Antonio Morisciano † (27 settembre 1858 - 30 agosto 1909 deceduto)[23]
- Eugenio Tosi, O.SS.C.A. † (5 aprile 1911 - 22 marzo 1917 nominato vescovo di Andria)
- Giorgio Giovanni Elli † (23 febbraio 1918 - 10 febbraio 1920 deceduto)
- Antonio Melomo † (17 marzo 1922 - 7 febbraio 1927 nominato vescovo di Monopoli)
- Giovanni Fiorentini † (22 dicembre 1927 - 2 luglio 1950 dimesso)
- Armando Fares † (16 giugno 1950 - 1980 ritirato)[24]
- Antonio Cantisani (31 luglio 1980 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Catanzaro-Squillace)
- Antonio Ciliberti ([[// ////]] 2002 - 7 maggio 2011 Dimesso
[modifica] Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace
Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace
[modifica] Arcivescovi di Catanzaro-Squillace
- Antonio Cantisani (30 settembre 1986 - 31 gennaio 2003 ritirato)
- Antonio Ciliberti, dal 31 gennaio 2003 al 29 maggio 2011
- Vincenzo Bertolone, dal 29 maggio 2011
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Guido Rhodio (lista civica Arcobaleno per Squillace) dal 8/06/2009
I sindaci di Squillace
- 1947- Giuseppe Rhodio
- 1951- Giuseppe Rhodio
- 1955- Guido Mantella
- 1959- Guido Mantella
- 1963- Francesco Taverniti
- 1967- Guido Mantella
- 1971- Francesco Taverniti
- 1975- Guido Rhodio
- 1979- Giuseppe Mercurio
- 1983- Guido Mantella
- 1987- Giuseppe Mercurio
- 1991- Guido Mantella
- 1994- Domenico Nuciforo
- 1995- Pasquale Muccari
- 1999- Guido Mantella
- 2004- Guido Rhodio
- 2009- Guido Rhodio
[modifica] Elezioni politiche
| Dc | Pci | Psi | Msi | Pri | Pli | Psdi | altri | ||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1948 | 62,8 | 27,4 | 2,9 | 0,5 | 6,4 | ||||||
| 1953 | 73 | 4,5 | 13,9 | 1,8 | 0,5 | 2,1 | 1,5 | 2,7 | |||
| 1958 | 66,8 | 7,3 | 19,7 | 0,9 | 0,2 | 1,6 | 0,8 | 2,7 | |||
| 1963 | 62 | 17,9 | 11,9 | 2,1 | 0,2 | 1,2 | 3,3 | 1,4 | |||
| 1968 | 65 | 18,3 | 10,8 | 1,8 | 0,5 | 0,6 | 2 | 1 | |||
| 1972 | 66,5 | 18,3 | 5,7 | 3,2 | 0,5 | 0,3 | 4,7 | 0,8 | |||
| 1976 | 57,2 | 29,9 | 2,8 | 5,8 | 1,5 | 0,1 | 1,9 | 0,8 | |||
| 1979 | 63 | 21,1 | 4,3 | 6,3 | 1 | 0,2 | 0,4 | 3,7 | |||
| 1983 | 63,3 | 20,8 | 4,9 | 6,7 | 1,2 | 0,5 | 0,5 | 2,1 | |||
| 1987 | 56,1 | 21,1 | 8,6 | 9 | 0,4 | 0,2 | 0,7 | 3,9 | |||
| 1992 | 70,5 | 4,4 | 4,7 | 6,8 | 2,1 | 1,3 | 0,7 | 9,5 | |||
| Ppi | Idv | Ccd | Rc | Pds | PSI | Fi | AN | Fiamma | altro | ||
| 1994 | 28,9 | 8,9 | 14,4 | 0,9 | 12,4 | 22,7 | 0,8 | 11 | |||
| 1996 | 10,5 | 23,4 | 10,2 | 17,3 | 8 | 25,1 | 1,2 | 4,3 | |||
| 2001 | 16,2(1) | 2,9 | 15,4(3) | 5,6 | 15,5 | 1,7 | 20,5 | 18,6 | 1,1 | 2,5 | |
| 2006 | 13(2) | 4,1 | 8,5(3) | 5,6 | 10(2) | 0,5 | 19,8 | 10,6 | 0,9 | 27 | |
| PD | Idv | UDC | La Sinistra | Socialisti | PDL | La Destra | altro | ||||
| 2008 | 31,9 | 3,8 | 10,2 | 3 | 1,2 | 40,5 | 5,3 | 4,1 |
- (1) La Margherita
- (2) L'Ulivo
- (3) Udc
[modifica] Gemellaggi
Itaca, dal 18 maggio 2007
[modifica] Bibliografia
- M. Mafrici, Squillace e il suo Castello nel Sistema Difensivo Calabrese, Barbaro Ed., 0ppido Mamertino (RC), 1980.
- C. Mulè, Scyllaceum prima urbium Brettiorum, Frama Sud, Chiaravalle Centrale(RC), 1983.
- L. Codispoti, Skylletion-Scolacium-Squillace e Cassiodoro, Frama Sud, Chiaravalle Centrale, 1976
- (LA) Pius Bonifacius Gams, Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Leipzig 1931, p. 927
- (LA) Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 1, pp. 461–462; vol. 2, p. 241; vol. 3, p. 303; vol. 4, p. 321
- (FR) Charles-Louis Richard et Jean Joseph Giraud, Bibliothèque sacrée, ou Dictionnaire universel historique, dogmatique, canonique, géographique et chronologique des sciences ecclésiastiques, Paris: Boiste fils ainé, 1825, vol. XXIV, pp. 237–239
- "Squillace". In: Vincenzio d'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili, e prelatizie (nullius) del regno delle due Sicilie, Napoli: Ranucci, 1848, pp. 652–656
- Gaetano Moroni, "SQUILLACE". In: Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Venezia: Tipografia Emiliana, 1854, Vol. LXIX, pp. 167–171
- Squillace in Catholic Encyclopedia (in inglese), Encyclopedia Press, 1917.
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
- ^ Ruggiero per la prima impresa volle andare sopra Squillace, la quale era tenuta da benissimo presidio de' soldati, richiese il Re, che mandasse per terra Blasio d'Alagona con l'esercito, a tal ch'in un medesimo tempo si potesse combattere per mare e per terra: venne Blasio, e nel dare l'assalto per terra fu in modo ributtato, che se i Terrazzani voleano essere contenti d'avere ben difesa la Città, come conveniva, non sarebbe pigliata mai; ma i Terrazzani, ch'eran in maggior numero che i soldati del presidio, usciro e s'allontanaro temerariamente tanto dalla Terra, dando la caccia a' nemici, che Ruggiero di Loria, ch'invano si travagliava di combattere la Terra per mare, pose subito i soldati dell'armata in terra, ed occupò quel luogo, ch'era tra i Cittadini usciti col presidio e la Città, ed allora Blasio avendo per forza fatto far testa a suoi che fuggivano, rinnovò la battaglia e si trovaro i Terrazzani rinchiusi, sentendosi all'improvviso Ruggiero coi suoi dietro le spalle, onde fu fatta tal uccisione, che non fu casa in Squillace ove non fosse morto alcun a quella giornata: de' soldati del presidio si salvaro pochissimi, facendosi per vera virtù la strada con l'arme a ritornar alla Città, la maggior parte feriti, e la Città restò tanto spaventata al ritorno loro, che subito pigliò partito di rendersi e fu data a Corrado Lanza con buon numero di gente, e Biasio, con l'esercito di terra andò sopra Pietro Ruffo, ch'era in Catanzaro, Signore per antica nobiltà di sangue illustre, il qual essendo stato fidato sopra la speranza della pace, non avea fatte quelle provisioni di cose da vivere nè dei soldati, che avesse potuto sostenere un lungo assedio; pur i Terrazzani che l'amavano, lo confortaro a tenersi, promettendo di voler morire tutti sotto la bandiera sua, ma il buon Signore volle assicurarsi, mandò a Riggio a patteggiare con Re Federico, e cosi si rese a patti, che se fra quaranta dì, l'esercito di Re Carlo non venia a soccorrere, si dava reso. (Angelo di Costanzo, Istoria del regno di Napoli, Società Tipografica dei Classici Italiani, Milano 1805).
- ^ Tutti uniti nel ricordo di Simone Carabetta gazzettadelsud.it
- ^ a b V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 652
- ^ Giovanni Minasi, Le chiese di Calabria dal quinto al duodecimo secolo : cenni storici. Napoli : Lanciano e Pinto, 1896, p. 81-5 (Ristampa anastatica: Oppido Mamertina : Barbaro, 1987
- ^ Giuseppe Simone Assemani, Dispositio (Διατύπωσις) facta per religiosissimum Imperatorem Leonem Sapientem, quem ordinem habeant Throni Ecclesiarum Patriarchae Constantinopoleos subjectarum.
- ^ Maria Bianca Gallone, I basiliani : monachesimo greco nella storia, nella religione e nelle arti. Bari: Arti grafiche Favia, 1973
- ^ Antonio Francesco Parisi, I monasteri basiliani dell'Istmo di Catanzaro. Napoli : Società Napoletana di Storia Patria, 1957
- ^ Ferdinando Ughelli, Italia sacra sive De Episcopis Italiae, et insularum adjacentium, rebusque ab iis praeclare gestis, deducta serie ad nostram usque aetatem. Opus singulare provinciis XX distinctum, Tomus nonus, complectens Metropolitanas earumque suffraganeas Ecclesias, quae in Salentinae, ac Calabriae Regni Neapolitani clarissimis provinciis continentur, Auctore d. Ferdinando Ughello Florentino. Editio secunda, aucta & emendata, cura et studio Nicolai Coleti, Venetiis : apud Sebastianum Coleti, 1721, pp. 426-427
- ^ Guido Rhodio (Giugno-Dicembre 2001). In margine al celebre Processo di quattro secoli fa: Giordano Bruno e il Vescovo di Squillace fr. Paolo Isaresi. Vivarium Scyllacense XII (1-2): 7-24. URL consultato il 17 agosto 2009.
- ^ Primo vescovo noto di Squillace. Nel 465 sottoscrisse gli atti del Sinodo convocato dal papa Ilario (L. Calabretta, Le diocesi di Squillace e Catanzaro, Op. cit., p. 14); per errore l'Ughelli lo pospose nella Cronotassi a Zaccaria, corrispondente verosimilmente al successore Zaccheo (G. Moroni, Dizionario Op. cit., vol. LXIX p. 168)
- ^ Fra il 551 e il 553 partecipò al Concilio di Costantinopoli II e al sinodo che pose fine allo Scisma tricapitolino appoggiando papa Vigilio contro Giustiniano I di Bisanzio (L. Calabretta, Le diocesi di Squillace e Catanzaro, Op. cit., p. 14); firmò le risoluzioni di questi sinodi anche per conto di Valentino, vescovo di Selva Candida, a cui i Goti avevano mozzato le mani (G. Moroni, Dizionario Op. cit., vol. LXIX p. 168)
- ^ Probabilmente un vescovo della Dalmazia la cui sede era stata conquistata da truppe ostili (Claude Fleury, Histoire ecclésiastique: augmentée de quatre livres (les CI, CII, CIII et CIV) comprenant l'histoire du quinzième siècle, Paris : Delaroque freres, 1856, Vol. II, p. 747)
- ^ Partecipò al Sinodo Lateranensee riunito dal 5 ottobre al 31 ottobre 649 da papa Martino I contro l'eresia monotelita (L. Calabretta, Le diocesi di Squillace e Catanzaro, Op. cit., pp. 14-15)
- ^ Presente nel 680 a un sinodo di Costantinopoli contro il Monotelismo (G. Minasi, Le chiese di Calabria Op. cit., p. 112)
- ^ Sottoscrisse, assieme ad altri quattro vescovi calabresi, gli atti del Concilio di Costantinopoli VI contro Fozio nell'869
- ^ "L'epoca di questo vescovo è rimarcabile per la fondazione della certosa di Santo Stefano del Bosco, e per la concessione da lui fatta a San Brunone del suolo dove fu edificata" (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 652)
- ^ Figlio del conte di nome Pietro, fu eletto vescovo in Cappella Messanae da Ruggero II di Sicilia (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 653)
- ^ Dopo la morte di Ugone, fu eletto vescovo un arcidiacono della cattedrale di Squillace di cui si ignora il nome e che viene pertanto indicato colla sigla «R.» nel registro vaticano di papa Gregorio IX; era stato scelto come vescovo anche Guglielmo, abate di Santo Stefano del Bosco, ma papa Onorio III ne giudicò illegittima l'elezione (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 653).
- ^ Intervenne all'incoronazione di Giacomo II a re di Sicilia nel 1286 (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 653)
- ^ Trasferito a Squillace dalla diocesi di Lavello da papa Urbano V. Fu privato della sua sede da papa Urbano VI, all'epoca dello Scisma d'Occidente (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 653)
- ^ Trasferito a Squillace dalla diocesi di Potenza. L'antipapa Benedetto XIII nominò due vescovi, Pietro e Giovanni, che non furono tuttavia accettati dal popolo di Squillace (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 653)
- ^ Partecipa al Concilio Vaticano I. Nel giugno 1889 convoca l'ultimo sinodo diocesano della diocesi di Squillace (Domenico Cirillo, Comunità Diocesane, Op. cit.)
- ^ Partecipa alla definizione del dogma dell'Assunzione della Vergine (1950) e al Concilio Vaticano II (Domenico Cirillo, Comunità Diocesane, Op. cit.)
[modifica] Voci correlate
- Cassiodoro
- Guglielmo Pepe
- Florestano Pepe
- Damiano Assanti
- Famiglia Borgia
- Vivarium
- Stazione di Squillace
[modifica] Altri progetti
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