Gagliato

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Gagliato
comune
Gagliato – Stemma Gagliato – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
Amministrazione
Sindaco Francesco Fodaro (lista civica L'arcobaleno) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 38°41′00″N 16°28′00″E / 38.683333°N 16.466667°E38.683333; 16.466667 (Gagliato)Coordinate: 38°41′00″N 16°28′00″E / 38.683333°N 16.466667°E38.683333; 16.466667 (Gagliato)
Altitudine 450 m s.l.m.
Superficie 7,04 km²
Abitanti 519[1] (30-09-2012)
Densità 73,72 ab./km²
Comuni confinanti Argusto, Cardinale, Petrizzi, Satriano
Altre informazioni
Cod. postale 88060
Prefisso 0967
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 079055
Cod. catastale D852
Targa CZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti gagliatesi
Patrono san Nicola vescovo
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gagliato
Posizione del comune di Gagliato all'interno della provincia di Catanzaro
Posizione del comune di Gagliato all'interno della provincia di Catanzaro
Sito istituzionale

Gagliato (Gagghiàtu in calabrese[2]) è un comune italiano di 519 abitanti della provincia di Catanzaro in Calabria.

« Piccolissimo castello, di quasi appena quaranta fuochi; però con buone comodità in quanto al vivere… Vi è gran civiltà in questa terra posta in bel sito molto vistoso et in aere molto perfetto. »
(Della Calabria illustrata, Giovanni Fiore da Cropani, XVII secolo)

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Situato su una collina a 480 metri di altitudine, è un piccolo centro a metà strada tra Soverato e Chiaravalle Centrale, in provincia di Catanzaro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Di questo paese si hanno notizie storiche a partire dal XV secolo, allorché era un feudo della famiglia dei Morano che lo ebbe in proprietà fino a tutto il '400. Passò poi ai Borgia, principi di Squillace, che lo avevano sottratto ai Morano con la forza. Protagonista di questo fatto d’arme era stato Goffredo Borgia, fratello di Cesare, il Valentino, e di Lucrezia, sorretto da un gabellotto del luogo, tale Gironda. In seguito il feudo tornò ai legittimi proprietari in forza di un modus vivendi, con l’usurpatore Goffredo.

Nel 1494 Ferdinando I re di Napoli espropriò tutti i beni del Morano e li assegnò a Luca Sanseverino, barone di San Marco. Nel 1626, per vincolo matrimoniale, passò ai Sanchez de Luna i quali acquisirono il titolo di marchese. Infine, nel 1714, a questi succedettero i Sanseverino. Un decennio dopo fu riacquistato dai Sanchez de Luna che incardinarono il titolo di duca. A distanza di alcuni anni era questa famiglia di origine spagnola che lo alienò in favore dei Castiglione Morelli che lo trasformarono in baronia.

Nel 1806 ebbe inizio l'eversione della feudalità a opera di Giuseppe Bonaparte e l’antico feudo di Gagliato fu trasformato in luogo appartenente al «governo» di Satriano. Con il successivo decreto istitutivo dei comuni, 4 maggio 1811, venne dichiarato comune del comprensorio di Chiaravalle Centrale.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

La grangia certosina[modifica | modifica wikitesto]

Dell'antica grangia certosina di Gagliato resta ben poco. Quell’antico insediamento monastico ha sempre rivestito per la comunità gagliatese, ma anche per quelle dei paesi limitrofi, una grande importanza. Con un piccolo sforzo di fantasia è possibile immaginare come tra quei monaci e la gente del luogo fosse in atto un reciproco rapporto di laboriosità e di preghiera. Tempi remoti, di cui oggi non giunge altro che un’eco lontana, quanto suggestiva e toccante. Ancor vivo è invece il disappunto per l’insipienza di quanti permisero che i ruderi del vecchio convento passassero in mani private, e quindi manomessi e irrimediabilmente deturpati. La data di fondazione è alquanto problematica. Esiste tuttavia un documento che fa supporre che essa dovette essere costruita a partire dal XII-XIII secolo. Si tratta di un atto di donazione, datato 14 novembre 1191, per mezzo del quale si assegnava alla certosa di Santo Stefano del Bosco un podere nel territorio di Gagliato (prœdium positum in agro Galliati). La grangia dovette essere molto fiorente dal punto di vista economico. Essa infatti amministrava un vasto feudo che ricadeva nei comuni, oltre a quello di Gagliato, di Satriano, San Sostene, Davoli e Argusto.

Tra le sue mura, fra l’altro, si spense padre Saverio Cannizzari, priore della certosa di Serra San Bruno dal 1766 al 1774, nonché profondo studioso di matematica e astronomia. Ciò avvenne il 10 gennaio 1784, quasi esattamente un anno dopo il catastrofico sisma che devastò l'intera Calabria. Cominciò da quell’infausto evento la decadenza del cenobio: la Cassa sacra e i francesi, in fasi diverse, dapprima lo sospendevano e poi lo sopprimevano assorbendone tutti i possedimenti.

Mitico Ancinale[modifica | modifica wikitesto]

Il sito su cui sorgeva la grangia certosina sovrasta la valle dell'Ancinale, un grosso torrente che per molteplici aspetti è legato alla storia dei paesi i cui territori attraversa: Satriano, Gagliato, Argusto, Chiaravalle, Cardinale, Brognaturo, Spadola, Simbario, Serra San Bruno. Notizie storiche lo vogliono teatro di memorabili avvenimenti. Plinio il Vecchio lo riporta con il nome di Caecinus e lo classifica tra i fiumi navigabili del Golfo di Squillace. Lo storico greco Tucidide scrive che «Lachete e gli ateniesi, scesi dalle navi… presso il fiume Cecino, catturarono circa trecento locresi che accorrevano per contenere la forza, con Prosseno figlio di Capatone, e sottratte le armi andarono via». La leggenda vuole anche che, risucchiato dalle acque, vi avesse dimora il citaredo locrese Eunomo. Di certo è che le sue acque furono visitate e percorse fin dall’antichità e che costituirono per secoli fonte di benessere.

Padre Fiore dice che «i primi a popolare quelle riviere» furono gli enotri. Altri, per lungo tempo, cedettero di ravvisarvi la Sagra, il fiume su cui intorno al 580 a.C. diecimila locresi sbaragliarono più di centomila crotoniati. È probabile che, grazie a questa infondata interpretazione, la pianura antistante venne chiamata Sagrianum. Da qui il nome di Satriano, l’antica Cecinia, che sorge sull’altro costone sovrastante l’Ancinale. Al riguardo, il già citato storico cappuccino di Cropani scrive: «Ritrovo che molti lo derivano dal vicino fiume, giusta il loro intendimento detto Sagra, ossia ne formano Saggiano, o pur Satriano. Ma con aperto errore; conciossiaché il fiume Sagra, già famoso per la rotta de’ Crotoniati, egli è sotto Castelvetere». E più avanti prosegue asserendo che Satriano trae nome «non già dal vicino fiume Sagra; ma piuttosto dal paese all’intorno, detto volgarmente Saynaro». Oggi il mitico Ancinale ha subito una drastica metamorfosi in seguito alla costruzione di una diga destinata ad alimentare una centrale idroelettrica. In pratica non esiste più. Un grande invaso, paramenti, canali di drenaggio, cunicoli, hanno preso il sopravvento.

Persone legate a Gagliato[modifica | modifica wikitesto]

Tra i tanti personaggi legati a Gagliato che si sono distinti nel corso dei secoli segnaliamo:

  • Giovanni Sanchez de Luna, marchese di Gagliato, discendente di quel don Giovanni Sanchez de Luna che nel 1605 divenne feudatario di Gagliato. Fu un nobile e dovette essere molto colto se è vero, come egli stesso affermava, che «in riva allo Jonio» amava «conversare coi virtuosi ed assaporar i dolci frutti del Liceo, della Stoa e del Peripeto». Scrisse in Napoli un pamphlet, Fantasie capricciose, che pubblicato nel 1711 metteva alla berlina le famiglie aristocratiche rilevandone vizi e difetti. Per la riservatezza degli argomenti trattati, il libro fu messo al bando e l’autore subì uno dei tanti processi che il suo esuberante carattere gli causarono.
  • Domenico Vitale fu il cantore, l’aedo, di questo paese. «Gagghjàtu, li Madùanni / passàru tutti ‘e ccà: / a ttia restàru ‘i sùanni / e a ricca povertà», così egli lo vede nella sua operetta dialettale di maggiore spessore poetico I zzìppuli. E altrove, riferendosi sempre alla sua terra, scrive: «Da le querce ombreggiata e dagli ulivi / aprica e silenziosa ti distendi; / il cielo abbracci, i poggi, i fuggitivi / jonici remi e d’alto amor m’accendi». Nato a Soverato nel 1895, si trasferì a Gagliato, paese dei genitori, all’età di due anni. Si diplomò ragioniere nel 1914 e subito dopo partecipò volontario alla Prima guerra mondiale combattendo sulla Marmolada. Nel 1920 fu assunto da un istituto di credito dove rimase per trent’anni, arrivando a conseguire il grado di direttore di filiale. Conobbe Filippo De Nobili e Vittorio Butera stringendo con loro un intenso sodalizio culturale. Fu insignito di varie onorificenze, fra le quali quella di Commendatore della Repubblica, Cavaliere di Vittorio Veneto, Accademico Cosentino. Delle tante opere di poesie, in lingua e in dialetto, vanno segnalate I zzìppuli, Un cuoire nell'ombra, Il rio Sorgiorile, I canti dell'Ancinale e Ultime rose. Si spense a Gagliato nel 1982 dove volle essere sepolto.
  • Gianni de Luca nacque a Gagliato nel 1927. Giovanissimo si trasferì a Roma dove studiò architettura e Belle Arti. Per oltre quarant’anni si dedicò al disegno con particolare predilezione per il fumetto che considerava «un linguaggio tutto da scoprire». La sua attività artistica si sviluppò attraverso varie fasi: pittura, scultura, grafica, incisione, affresco, scenografia. Ma fu la fumettistica il suo cavallo di battaglia, in cui esordì nel 1947 collaborando al Vittorioso, settimanale dell’Azione Cattolica per approdare al Il Giornalino, il mensile per ragazzi di Famiglia Cristiana. Delle sue pubblicazioni spiccano in modo prevalente una Storia illustrata dei papi e Romeo e Giulietta a fumetti. Suoi erano anche alcuni disegni che corredavano la rubrica d Raiuno Almanacco del giorno dopo. Nel 1971 vinse l’ambito premio internazionale "Yellow Kid" come migliore disegnatore dell’anno. Si spense a Roma nel 1991 e qui riposano le sue spoglie.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2012.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 292.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Pitaro, Gagliato, radiografia di un paese di Calabria, Frama Sud, 1989;
  • Francesco Pitaro, La Grangia di Gagliato, Daniele Editore, 1992;
  • Francesco Pitaro, Asterischi, Daniele Editore, 1995;
  • Francesco Pitaro, Gagliato, compendio di una storia, Grafiche Lucia, 2007;
  • Francesco Pitaro, Calabria in terza pagina, Editrice la rondine, 2010.

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