Centro commerciale

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Un centro commerciale è un complesso edilizio omogeneo nel quale si concentrano numerose attività commerciali quali punti vendita di grande distribuzione organizzata, negozi specializzati, cinema, ristoranti, banche e servizi.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il centro commerciale nasce secondo criteri che prevedono un progetto e in seguito una gestione unitaria. È solitamente gestito da una società a cui le diverse imprese commerciali, che mantengono una propria autonomia, hanno dato in gestione le strutture[senza fonte] e le politiche commerciali e promozionali comuni. Questi centri sorgono allo scopo di concentrare in un unico spazio un considerevole numero di attività commerciali, così da offrire al consumatore un'ampia gamma di beni e servizi a cui accedere senza compiere lunghi spostamenti.

Tipologie[modifica | modifica sorgente]

Penny Hill Centre, Hunslet, Leeds.

Centro commerciale alla francese[modifica | modifica sorgente]

Il format del centro commerciale viene introdotto in Italia agli inizi degli anni settanta in alcune regioni del nord sul modello dei centri nati in Francia, il boom d'espansione della formula si ha però a partire dalla fine degli anni ottanta e prosegue sino ad oggi con la presenza in ogni provincia italiana. Essi inizialmente prevedono un ipermercato (più raramente un supermercato) che funge da polo d'attrazione per altri negozi di minori dimensioni (in genere una decina/dozzina). Solitamente queste sono attività di servizi complementari all'ipermercato (per esempio edicole, lavanderie, calzolai, sportelli bancari, gastronomie, agenzie viaggi). Oggi questo format tende ad essere meno seguito, tanto che non viene più nemmeno definito "centro commerciale", bensì "ipermercato con negozi" o "ipermercato con galleria commerciale", i negozi in genere risultano essere meno ma di dimensioni più grandi (ad esempio di abbigliamento, calzature e/o bar/caffetterie).

Negli anni il numero di negozi e la superficie commerciale sono andati via via aumentando: come riportavano le pubblicità dell'epoca, il centro commerciale Le Piramidi di Torri di Quartesolo (VI) era il più grande d'Italia con 150 negozi: oltre il doppio del più grande centro commerciale realizzato fino ad allora (il Centro Giotto di Padova che contava circa 75 negozi[1]).

Centro commerciale su più piani[modifica | modifica sorgente]

Capita che alcuni centri commerciali vengano ospitati in ex aree industriali dismesse opportunamente ristrutturate e allora sono caratterizzati dall'avere un numero di negozi magari non grandissimo ma ubicati in molti piani (anche 7 o 8). Un esempio di questa tipologia, inaugurato recentemente (2008) sarebbe "Le officine Minganti", a Bologna, stabilimento industriale degli anni '50, allora periferico, ora integrato nel centro urbano, ristrutturato come centro commerciale di vicinato, progettato come un luogo pubblico con piazze e vie interne, con un'offerta varia di piccoli negozi, dove l'elemento trainante è una grande palestra dotata di piscine, al terzo piano. In genere in Italia è piuttosto raro che l'ancora del centro sia un discount, anche se questa situazione è abbastanza frequente nelle regioni del Nordest.

Centro commerciale-direzionale[modifica | modifica sorgente]

Il centro commerciale direzionale o polivalente si differenzia dal centro commerciale tradizionale per i servizi offerti e le attività in esso svolte. Un centro commerciale è una struttura che racchiude al suo interno un supermercato o ipermercato (GDO), contornato da una serie di negozi (galleria commerciale) e ristorazione.

Il centro commerciale direzionale è caratterizzato invece da un’offerta più ampia di servizi. Nella stessa struttura infatti, oltre alle tradizionali funzioni commerciali sopra descritte, è presente un’ampia varietà di servizi non solo di natura commerciale. L’area riservata alle attività commerciali è affiancata da altre aree o sezioni modellate per ospitare funzioni come uffici direzionali, ambulatori, laboratori medici, sedi istituzionali pubbliche o di sindacato. In pratica il centro commerciale direzionale o polivalente unisce agli scopi commerciali tradizionali una ricca offerta di strutture di interesse pubblico e sociale. Allo stesso modo i benefici e i punti di forza dei centri commerciali (facilità di accesso e di parcheggio, aree riscaldate/climatizzate al coperto, razionalizzazione degli spazi, sicurezza, comodità) diventano un valore aggiunto anche per tali funzioni sociali e pubbliche.

Prima esperienza italiana di centro commerciale polivalente è il Centro Empoli, nato nel 2007 su progetto congiunto dell’Inres e degli architetti Adolfo Natalini e Renzo Funaro e caratterizzato dall’inserimento della struttura in un parco naturale di 7 ettari e dalla presenza di una serie di attività artigianali ospitate in circa 1500 m2.

Parco commerciale[modifica | modifica sorgente]

Un centro commerciale a Rimini

Altro format che si è molto sviluppato negli ultimi anni, ovvero un'aggregazione di negozi di medie-grandi dimensioni (ipermercati, mercatoni, mobilifici, casalinghi, outlet, grandi magazzini, centri bricolage, ...) ciascuno con entrata indipendente (è quindi assente una galleria coperta) localizzata in aree extraurbane.

Centri commerciali e (retorica dei) nonluoghi[modifica | modifica sorgente]

I centri commerciali fanno parte di quegli spazi che l'etnologo francese Marc Augé definisce nonluoghi[2], contrapponendoli ai classici luoghi antropologici: i nonluoghi sono quegli spazi prodotti della cosiddetta società della surmodernità che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici, spazi in cui moltitudini di individui si incrociano senza entrare in relazione, spinti solo dal desiderio di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane. L'identificazione dei centri commerciali come nonluoghi, tuttavia, è stata oggetto di messe a fuoco distinte da quella di Marc Augé: una ricerca effettuata in Italia su un vasto campione di studenti delle scuole superiori[3] ha mostrato come i centri commerciali siano uno dei punti di ritrovo d'elezione per gli adolescenti, che li pongono al terzo posto delle proprie preferenze d'incontro dopo casa e bar. Secondo Marco Lazzari[4] i "nativi digitali" sono nativi anche rispetto ai centri commerciali, nel senso che non li percepiscono come una cosa altra da sé: sfuggendo la retorica del nonluogo e ogni snobismo intellettuale, i ragazzi sentono il centro commerciale come un luogo vero e proprio, di frequentazione non casuale e non orientata soltanto all'acquisto, dove si può esprimere la socialità, incontrare gli amici e praticare con loro attività divertenti e interessanti. Lo stesso Augé, in effetti, ha successivamente convenuto che "qualche forma di legame sociale può emergere ovunque: i giovani che si incontrano regolarmente in un ipermercato, per esempio, possono fare di esso un punto di incontro e inventarsi così un luogo"[5].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fonte: Largo Consumo
  2. ^ Marc Augé, Nonluoghi. Introduzione a un'antropologia della surmodernità, Milano, Elèuthera, 1993.
  3. ^ Marco Lazzari, Marcella Jacono Quarantino, Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali, Bergamo, Sestante Edizioni, 2010.
  4. ^ Marco Lazzari, Facebook, MSN, nonluoghi, amicizia in Rete e scambio di fotografie: gli adolescenti e gli strumenti di comunicazione telematica. URL consultato il 15/6/2010.
  5. ^ Marc Augé, I nuovi confini dei nonluoghi in Corriere della Sera, 12 luglio 2010, p. 29.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]