Nativo digitale

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Nativo digitale (dalla lingua inglese digital native) è una definizione, coniata per la prima volta nel 2001 dallo scrittore Mark Prensky nel suo Digital Natives, Digital Immigrants pubblicato nel 2001, indica la generazione di nati (negli Stati Uniti) dopo il 1985, anno di diffusione di massa del pc a interfaccia grafica e dei primi sistemi operativi Windows. In Italia, secondo Ferri, si parla di “nativi digitali” dalla fine degli anni novanta, quando i computer e internet sono entrati prepotentemente nella vita di tutti. Questa ipotesi di Ferri è stata dibattuta molte volte, infatti secondo molti sociologi, un nativo digitale sarebbe nato dal 1990 in su anni in cui si sono diffusero le nuove tecnologie digitali (telefonia mobile ( cellulari), internet (la rete delle reti), la multimedialità etc.).

Caratteristiche e Aspetti[modifica | modifica sorgente]

I nativi digitali nascono parallelamente alla diffusione di massa dei PC a interfaccia grafica nel 1985 e dei sistemi operativi a finestre nel 1993. Il nativo digitale nasce e cresce in una società multischermo (La tecnologia multischermo si è dffusa nel 1995) e interagisce con un monitor fin dalla tenera età e considera le tecnologie come un elemento naturale non provando nessun disagio nel manipolarle e interagire con esse[1].

Per contro l'espressione immigrato digitale (digital immigrant) o "migrante digitale" si applica ad una persona che è cresciuta prima delle tecnologie digitali e le ha adottate in un secondo tempo. Una terza figura è invece quella del tardivo digitale, una persona cresciuta senza tecnologia e che la guarda tutt'oggi con diffidenza.

Una delle differenziazioni tra questi soggetti è il diverso approccio mentale che hanno verso le nuove tecnologie: ad esempio un nativo digitale parlerà della sua nuova macchina fotografica (senza definirne la tipologia tecnologica) mentre un immigrato digitale parlerà della sua nuova macchina fotografica digitale, in contrapposizione alla macchina fotografica con pellicola chimica utilizzata in precedenza.

I sociologi stanno discutendo delle implicazioni sociologiche di questa situazione che si è venuta a creare per le nuove generazioni. Non tutti sono d'accordo con questa terminologia e con le ipotesi soggiacenti. Per esempio non tutti concordano sul fatto che i bambini ed i giovani (che sono per la loro età nativi digitali) abbiano una maggior dimestichezza con la tecnologia a differenza degli adulti che sarebbero più maldestri. [2][3]Si deve giustamente ricordare che l'universo digitale è stato creato dagli immigrati digitali.

In terminologia, coloro i quali sono critici circa le categorie di "nativi digitali" e "immigrati digitali" vengono chiamati "gli scettici della Net Generation" ("Net Gen Skeptic")[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ferri Paolo, Nativi digitali, Bruno Mondatori, Milano 2011
  2. ^ Per favore Non chiamateli nativi digitali, di Paolo Attivissimo
  3. ^ Kids Can't use computers di Marc Scott
  4. ^ George Veletsianos, Emerging Technologies in Distance Education, AU Press - Athabasca University, 2010, ISBN 978-1-897425-76-3.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Raffaele Pizzari, Cesare Protettì, Giuseppe Cultrera, La giostra multimediale 2.0. Editoria e nuovi media nell’era dei Social Networks, Aracne Editrice, 2009, ISBN 978-88-548-2938-1.
  • Urs Gasser, John Palfrey, Born Digital - Connecting with a Global Generation of Digital Natives, Perseus Publishing, 2008, pp. 283, ISBN 978-0-465-00515-4.
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