Toscana

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« ... colline di Toscana, coi loro celebri poderi, le ville, i paesi che sono quasi città, nella più commovente campagna che esista. »
(Fernand Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II[1])
Toscana
regione
Toscana – Stemma Toscana – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Palazzo Vecchio, simbolo del capoluogo e della regione
Palazzo Vecchio, simbolo del capoluogo e della regione
Localizzazione
Stato Italia Italia
Amministrazione
Capoluogo FlorenceCoA.svg Firenze
Presidente Enrico Rossi (PD) dal 2010
Territorio
Coordinate
del capoluogo
43°46′17″N 11°15′15″E / 43.771389°N 11.254167°E43.771389; 11.254167 (Toscana)Coordinate: 43°46′17″N 11°15′15″E / 43.771389°N 11.254167°E43.771389; 11.254167 (Toscana)
Altitudine 279[2] m s.l.m.
Superficie 22 994 km²
Abitanti 3 750 511 (31-12-2013)
Densità 163,11 ab./km²
Province 10
Comuni 280
Regioni confinanti Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Umbria
Altre informazioni
Lingue italiano
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-52
Codice ISTAT 09
Nome abitanti toscani
Giorno festivo 30 novembre
PIL (PPA) 82.309,0 mln
PIL procapite (PPA) 28.400
Cartografia

Toscana – Localizzazione

Toscana – Mappa
Sito istituzionale

La Toscana è una regione italiana di 3.704.152 abitanti, situata nell'Italia centrale,[3] con capoluogo Firenze. Confina a nord-ovest con la Liguria, a nord con l'Emilia-Romagna, a est con le Marche e l'Umbria, a sud con il Lazio. Ad ovest, i suoi 397 km di coste continentali sono bagnati dal Mar Ligure nel tratto centro-settentrionale tra Carrara (foce del torrente Parmignola, confine con la Liguria) e il Golfo di Baratti;[4] il Mar Tirreno bagna invece il tratto costiero meridionale tra il promontorio di Piombino e la foce del Chiarone, che segna il confine con il Lazio.[5]

Il capoluogo regionale è Firenze, la città più popolosa (373.446 abitanti), nonché principale fulcro storico, artistico ed economico-amministrativo; le altre città capoluogo di provincia sono: Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa, Pisa, Pistoia, Prato e Siena.

La Toscana amministra anche le isole dell'Arcipelago Toscano, oltre ad una piccola exclave situata entro i confini dell'Emilia-Romagna, in cui sono situate alcune frazioni del comune di Badia Tedalda.

Il nome è antichissimo e deriva dall'etnonimo usato da Greci e Latini per definire la terra abitata dagli Etruschi: "Etruria", trasformata poi in "Tuscia" e poi in "Toscana". Anche i confini della odierna Toscana corrispondono in linea di massima a quelli dell'Etruria antica, che comprendevano anche parti delle attuali regioni Lazio e Umbria, fino al Tevere.

Fino al 1861 è stata un'entità indipendente, nota con il nome di Granducato di Toscana. Da allora ha fatto parte del Regno di Sardegna, del Regno d'Italia ed oggi della Repubblica Italiana.

In epoca granducale aveva anche un inno, composto dal fiorentino Egisto Mosell ed intitolato Leopolda.[6]

La festa regionale, istituita nel 2001, ricorre il 30 novembre, nel ricordo del suddetto giorno del 1786 in cui fu abolita la pena di morte nel Granducato di Toscana[7].

Indice

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Toscana.
Zone altimetriche della Regione Toscana

Il territorio toscano è per la maggior parte collinare (66,5%); comprende alcune pianure (circa l'8,4% del territorio) e importanti massicci montuosi (il 25,1% della regione).

Paesaggio tipico

Rilievi e colline[modifica | modifica sorgente]

Scorcio della Val d'Orcia, nel Senese

Sia a nord che a est la Toscana è circondata dagli Appennini ma il territorio è prevalentemente collinare. La vetta più alta della regione è il monte Prado (2.054 m), nell'appennino Tosco-Emiliano in Garfagnana, sul confine con l'Emilia-Romagna.

Nella regione si trovano altri rilievi montuosi degni di nota al di fuori della dorsale appenninica: le Alpi Apuane a nord-ovest, il Monte Pisano tra Pisa e Lucca, la Montagna pistoiese a nord di Pistoia, i Monti della Calvana a nord di Prato, i Monti del Chianti tra le province di Siena e Arezzo. In provincia d'Arezzo il Pratomagno divide il Casentino dal Valdarno, sempre in provincia d'Arezzo a nord-est l'Alpe di Catenaia è divisa dagli Appennini dal corso del Tevere, le Colline Metallifere a sud-ovest tra le province di Livorno, Pisa, Siena e Grosseto e i massicci del Monte Amiata e del Monte Cetona a sud-est, il monte Falterona, dove nasce il fiume Arno e il monte Fumaiolo dove nasce il Tevere.

Tra i sistemi collinari, nella parte centrale della regione ritroviamo, da ovest a est, le Colline livornesi, le Colline pisane, le Balze di Volterra, il Montalbano, le colline del Chianti e i rilievi collinari della Valtiberina. L'area meridionale della regione si caratterizza ad ovest per le Colline Metallifere, le colline della Val di Merse, le Crete Senesi, i rilievi collinari della Valle dell'Ombrone, le Colline dell'Albegna e del Fiora, l'Area del Tufo e i rilievi collinari della Val d'Orcia e della Val di Chiana.

Pianure[modifica | modifica sorgente]

In Toscana si trovano aree pianeggianti sia lungo la fascia costiera che nell'entroterra.

Il litorale comprende le pianure della Versilia, l'ultimo tratto del Valdarno Inferiore che si apre nella Piana di Pisa e la Maremma la pianura più estesa, mentre nell'entroterra la pianura principale è il Valdarno che si sviluppa da est ad ovest lungo il corso dell'omonimo fiume, comprendendo le città di Arezzo, Firenze e Pisa. Altre pianure dell'interno sono la Piana di Firenze-Prato-Pistoia in continuità del medio Valdarno, la Piana di Lucca, la Valdinievole, la Valdera, la Valdelsa, la Val di Chiana, la Val di Cecina, la Val di Cornia, la Val di Pecora, la Val d'Orcia, la Valdisieve, la Valle dell'Ombrone, la Val di Bisenzio, la Valdambra e la Valle del Serchio.

Coste e isole[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arcipelago Toscano.
Torre Mozza, sulla costa di Piombino
La costa dell'Argentario

La Toscana, bagnata dal Mar Ligure nella parte centro-settentrionale e dal Mar Tirreno in quella meridionale, si caratterizza per un litorale continentale molto diversificato nelle sue caratteristiche. Nel complesso, le coste continentali si presentano basse e sabbiose, fatta eccezione per alcuni promontori che si elevano tra Livorno e Vada, a nord di Piombino, tra Scarlino, Punta Ala e Castiglione della Pescaia, tra Marina di Alberese e Talamone, all'Argentario e ad Ansedonia.

L'Arcipelago Toscano è costituito da sette isole principali e da alcuni isolotti minori, molti dei quali sono semplici secche o scogli affioranti, in gran parte tutelati dal Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. L'isola principale è l'Isola d'Elba, bagnata a nord dal Mar Ligure, a est dal Canale di Piombino, a sud dal Mar Tirreno e a ovest dal Canale di Corsica: l'isola presenta un'alternanza di coste basse e sabbiose e coste più alte e frastagliate dove si aprono suggestive calette. A nord dell'Isola d'Elba si trovano l'Isola di Capraia, nel Canale di Corsica, e l'Isola di Gorgona nel Mar Ligure, entrambe con coste frastagliate. A sud dell'Isola d'Elba si trovano l'Isola di Pianosa, completamente pianeggiante e con leggere ondulazioni, con coste sia sabbiose che scogliose, l'Isola di Montecristo con coste alte e frastagliate fatta eccezione per la zona dell'approdo, l'Isola del Giglio con coste prevalentemente alte e rocciose, fatta eccezione per alcune calette e per la Spiaggia del Campese, l'Isola di Giannutri con coste scogliose pur presentando un territorio caratterizzato soltanto da ondulazioni e dislivelli leggerissimi.

Tra le isole minori, le secche e gli scogli affioranti, vi sono le isole di Cerboli, di Palmaiola, le Formiche di Grosseto, la Formica di Burano, lo Scoglio d'Affrica o Formica di Montecristo, le Secche della Meloria e le Secche di Vada.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Clima della Toscana.
Classificazione climatica secondo Thornthwaite

██ A (perumido) Im > 100

██ B3-B4 (umido) 80 < Im < 100

██ B1-B2 (umido) 20 < Im < 80

██ C2 (subumido) 0 < Im < 20

██ C1 (subarido) −33,3 < Im < 0

██ D (semiarido) Im < −33,3

Tipica giornata con cielo sereno sulla spiaggia di Marina di Alberese

Dal punto di vista climatico, la Toscana presenta caratteristiche diverse da zona a zona.

Le temperature medie annue, che registrano i valori più elevati attorno ai 16 °C lungo la costa maremmana, tendono a diminuire man mano che si procede verso l'interno e verso nord; nelle pianure e nelle vallate interne (medio Valdarno e Val di Chiana) si raggiungono i valori massimi estivi, che spesso si avvicinano e toccano i 40 °C e si contrappongono a minime invernali piuttosto rigide, talvolta anche di alcuni gradi sotto zero.

Le precipitazioni risultano molto abbondanti a ridosso dei rilievi appenninici lungo l'asse ovest-est tra la Versilia e il Casentino, con valori massimi oltre i 2000 mm annui sulle vette più alte delle Alpi Apuane e dell'Appennino Tosco-Emiliano; al contrario, lungo la fascia costiera della Maremma grossetana, soprattutto nella zona dell'Argentario, si raggiungono faticosamente i 500 mm annui di media. Molto penalizzate dal punto di vista pluviometrico risultano anche le Crete Senesi e alcune zone della Val d'Orcia e della Val di Chiana dove i valori medi annui si aggirano tra i 600 e i 700 mm.

Le nevicate, frequenti nella stagione invernale su tutti i rilievi appenninici e sulla parte sommitale del Monte Amiata, possono raggiungere anche le zone collinari limitrofe ma non è impossibile che la neve giunga anche in pianura e più raramente sulle coste centro-settentrionali, mentre risultano essere episodi davvero unici lungo la costa della Maremma grossetana.

L'eliofania (durata del soleggiamento) risulta essere molto rilevante lungo la fascia costiera della provincia di Grosseto, dove raggiunge valori prossimi ai massimi assoluti dell'intero territorio nazionale italiano, con una media annuale di oltre 7 ore giornaliere (valore minimo in dicembre con una media di circa 4 ore al giorno e valori massimi superiori alle 11 ore giornaliere in giugno e luglio).

Stazioni meteorologiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Stazioni meteorologiche della Toscana.
Carta delle stazioni meteorologiche ufficiali in Toscana

██ Aeronautica Militare

██ ENAV

In Toscana sono ubicate 14 stazioni meteorologiche ufficiali contrassegnate da codice WMO e ICAO in conformità alle norme dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale: 13 di esse sono gestite dall'Aeronautica Militare, una di esse dall'ENAV. Tutte le altre stazioni presenti nel territorio regionale, invece, fanno principalmente riferimento al Servizio Idrologico Regionale della Toscana; vi sono anche stazioni di altri enti, tra le quali quelle del Consorzio LaMMA, oltre a quelle di altri enti pubblici o privati.

Storicamente merita un'apposita menzione la stazione meteorologica di Firenze Monastero degli Angeli, una delle prime stazioni istituite a livello mondiale, che iniziò ad effettuare le osservazioni meteorologiche e le registrazioni termometriche in scala fiorentina di 50° a partire dal 1654 nell'ambito della rete meteorologica granducale istituita da Ferdinando II de' Medici ed operativa in quell'epoca a livello europeo.[8]

Da nord a sud, di seguito sono riportate le varie stazioni meteorologiche ufficiali presenti nella regione:

Aree naturali protette[modifica | modifica sorgente]

L'Oasi di Focognano nella piana fiorentina presso Campi Bisenzio
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aree naturali protette della Toscana.

Le aree naturali protette coprono quasi il 10% del territorio regionale, per una superficie totale di 227.000 ettari. Ne fanno parte tre parchi nazionali, di cui uno, il Parco nazionale Arcipelago Toscano, ricade interamente in Toscana mentre gli altri due sono condivisi con l'Emilia-Romagna (Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano). Vi sono poi 3 parchi regionali, 2 parchi provinciali, 36 riserve naturali statali, 37 riserve naturali provinciali e 52 A. N.P. I.L. (Aree Naturali Protette di Interesse Locale). Nell'ambito della rete Natura 2000 sono stati inoltre proposti 123 Siti di interesse comunitario (SIC) e 30 Zone di protezione speciale (ZPS).[9][10]

Geologia[modifica | modifica sorgente]

Capo d'Enfola all'Isola d'Elba

La regione è attraversata sul lato settentrionale e su quello orientale dalla catena appenninica che si è formata per l'avvicinamento e la collisione della placca euro-asiatica a nord con la placca africano-adriatica a sud.

Le unità strutturali derivanti, appartenenti in origine al margine continentale africano-adriatico, sono incluse in due gruppi principali, il Dominio Umbro-Marchigiano (flysch arenaceo-marnoso) e il Dominio Toscano, quest'ultimo suddiviso in una successione metamorfica sottostante (metarenarie, metacalcari, dolomie, gruppi triassici e tardo-paleozoici, basamento ercinico) e in una successione non metamorfica soprastante (flysch arenacei esterni ed interni, argilliti, marne, calcari e dolomie). La successione non metamorfica soprastante è caratterizzata a sua volta da due unità strutturali minori, la Falda Toscana e l'Unità Cervarola Falterona, con le cui estensioni rocciose costituiscono l'ossatura della dorsale appenninica toscana.

Sopra il Domino Toscano si trova il Dominio Subligure di transizione (arenarie e argilliti) dove vi è stato il sovrascorrimento di rocce del Dominio Ligure-Piemontese, suddiviso a sua volta nelle complesse unità strutturali del Dominio Ligure esterno (flysch a elmintoidi, arenarie, argilliti, brecce poligeniche), Dominio Ligure interno con successione oceanica non metamorfica (flysch arenacei, argilliti, radiolariti, ofioliti) e successione oceanica metamorfica (calescisti, ofioliti).

Con la diminuzione e la cessazione dei sovrascorrimenti durante l'orogenesi appenninica, si formarono bacini di sedimentazione con Depositi Epiliguri (marne e calcareniti).

Nelle fasi più recenti si verificarono invasioni marine dei margini meno elevati della catena, denominate successioni dei bacini neoautoctoni e mai coinvolte nei fenomeni di sovrascorrimento tra domini e unità strutturali; in seguito si formarono bacini subsidenti all'interno della catena favorevoli ai futuri ambienti fluvio-lacustri.

Contemporaneamente si verificarono anche intrusioni magmatiche subvulcaniche acide (Isola d'Elba, Isola del Giglio e Isola di Montecristo) e manifestazioni vulcaniche piroclastiche effusive (Isola di Capraia, Monte Amiata e Area del Tufo).

Le oscillazioni eustatiche e le ulteriori fasi di assestamento della catena hanno portato i livelli di fiumi e laghi ai valori attuali; i depositi alluvionali completano e chiudono la storia geologica della regione.[11]

Classificazione sismica[modifica | modifica sorgente]

Veduta di Monteriggioni

In base all'Ordinanza PCM n.3274 del 20/03/2003, il territorio regionale toscano è stato suddiviso in tre distinte zone in base al rischio sismico, zona 2, zona 3 e zona 4; nessun comune della Toscana rientra nella zona 1 a sismicità elevata.

Di seguito è riportata in modo schematico la classificazione sismica.[12].

Distretti sismici toscani[modifica | modifica sorgente]

Secondo l'attuale classificazione convenzionale, la Toscana è suddivisa nei seguenti distretti sismici, la cui nomenclatura è finalizzata all'identificazione rapida dell'eventuale area su cui si è verificato l'epicentro di un ipotetico terremoto.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Toscana.

La storia della Toscana abbraccia un lunghissimo periodo di tempo, che spazia dalla preistoria ai giorni nostri, risultando fondamentale dal Medioevo in poi per la nascita della lingua italiana.

Le prime tracce certe della presenza umana risalgono al II millennio a.C., grazie al rinvenimento di resti di villaggi su palafitte risalenti all'età del bronzo e quella del ferro, venuti alla luce in varie zone della regione. Tra il X e l'VIII secolo a.C., l'età del ferro trova la sua massima espressione nella civiltà villanoviana.

Verso il IX secolo a.C. appaiono le prime testimonianze della presenza, in tutto il territorio dell'Italia Centrale, della popolazione etrusca. I Rasna o Rasenna, come secondo la maggior parte degli storici[13] si chiamavano tra loro, dominarono il territorio per molti secoli, ed è da essi, che l'attuale regione prese il nome di Etruria. Il culmine dello splendore della civiltà etrusca fu raggiunto attorno al VI secolo a.C., con possedimenti che andavano dalla zona settentrionale della Pianura Padana alla Campania: furono costruite strade, tra le quali si sono ben conservate le Vie Cave (tra Sovana, Pitigliano e Sorano), realizzarono un maestoso complesso sacro termale in località il Bagnone a Sasso Pisano, vennero bonificate alcune paludi ed edificate importanti città toscane, come Pisa (secondo la leggenda - ed è ancora da considerarsi tale - fondata dal popolo greco dei Pisani, e quindi città e porto greco, naturalizzato etrusco), Arezzo, Chiusi, Volterra, Populonia, Vetulonia e Roselle, oltre all'ultima importante scoperta, ancora anonima, sorta in prossimità di Prato. II livello di civiltà raggiunto da questo grande popolo è testimoniato dalle interessanti similitudini - inconsuete per il Mediterraneo del tempo- tra i diritti degli uomini e quelli delle donne e ponendo fondamentali basi per l'urbanistica romana.

Nel III secolo a.C. gli Etruschi furono sconfitti dalla potenza militare di Roma e, dopo un primo periodo di prosperità, dovuto allo sviluppo dell'artigianato, dell'estrazione e della lavorazione del ferro, dei commerci, tutta la regione decadde economicamente, culturalmente e socialmente. I Romani, che si insediarono presso le preesistenti località etrusche, fondarono anche nuove città come Fiesole, Florentia e Cosa, attualmente una delle meglio conservate con le mura, il foro, l'acropoli e il capitolium, sorto originariamente come Tempio di Giove, oltre ad avere una propria monetazione.

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente la regione passò attraverso le dominazioni ostrogota e bizantina, prima di divenire oggetto di conquista da parte dei Longobardi (569), che la eressero a ducato con sede a Lucca (Ducato di Tuscia). Con la caduta dei Longobardi per opera di Carlo Magno, il ducato divenne contea e successivamente marchesato di Lucca (Marca di Tuscia). Nell'XI secolo il Marchesato passò agli Attoni, grandi feudatari Canossiani, che possedevano anche Modena, Reggio Emilia e Mantova. A quella famiglia apparteneva la famosa Contessa Matilde di Canossa, nel cui castello avvenne l'incontro fra il papa Gregorio VII e l'imperatore di Germania, Enrico IV. Proprio in questo periodo iniziò a svilupparsi in tutta la regione il fenomeno dell'incastellamento.

Nell'XI secolo Pisa divenne la città più potente e importante della Toscana, con l'estensione del dominio della Repubblica Marinara a quasi tutta la Toscana tirrenica, alle isole dell'Arcipelago Toscano e alla Sardegna e Corsica. A sud è presente il dominio degli Aldobrandeschi, importante casata di origine longobarda, che controllava la parte meridionale delle attuali province di Livorno e Siena, oltre all'intera provincia di Grosseto, al territorio del monte Amiata, fino all'Alto Lazio, entrando spesso in conflitto con il Papato, fino all'emergere della città di Siena, che più tardi entrerà in competizione con Firenze.

Attorno al XII secolo inizia il periodo dei liberi Comuni, e Pistoia diventa il primo comune in Italia, con lo Statuto dei consoli del Comune di Pistoia. Nascono le prime forme di democrazia partecipativa e le associazioni di arti e mestieri, che fecero della Toscana un irripetibile esempio di autonomia culturale, sociale ed economica. Fra le città della regione si impone ben presto, per motivi culturali ed economici ma anche militari, il Comune di Firenze.

Cosimo I de' Medici, Granduca di Toscana

Grazie a numerosi letterati e artisti, tra il Trecento e il Quattrocento la Toscana, ed in particolare la città di Firenze, diedero un determinante contributo al Rinascimento Italiano. Divenuta entità politicamente autonoma a partire dal XII secolo la Toscana si frammentò anch'essa in una miriade di stati tra i quali la Repubblica di Firenze e la Repubblica di Siena erano le più importanti. La fioritura dei commerci portò in alcune città della regione alla nascita delle banche (Firenze e Siena in primis). L'unificazione toscana sotto un'unica città iniziò con la politica espansionistica fiorentina già nel XIV secolo, quando la repubblica iniziò a fagocitare i territori toscani in successione, frenata solamente dalla repubblica di Siena, che a sua volta annetteva quasi tutti i territori della Maremma e del monte Amiata. Durante il XV secolo salì al potere la famiglia Medici che, come le maggiori famiglie fiorentine, si era arricchita con le banche ed aveva ottenuto rilevanza politica nelle istituzioni repubblicane a partire dalla metà del Quattrocento, con Cosimo il Vecchio. A partire da Lorenzo il Magnifico il potere mediceo si consolidò (a parte due interruzioni repubblicane dal 1498 al 1502 e dal 1512 al 1530), e Cosimo de' Medici ottenne il titolo prima di Duca di Toscana, poi nel 1569 quello di Granduca di Toscana. In questo momento tutta l'area toscana, eccetto Lucca che rimase una repubblica autonoma, Piombino che costituiva un principato a sé stante, e l'area di Orbetello e Monte Argentario collocata nello Stato dei Presidii, era sotto la signoria fiorentina essendo caduta la repubblica di Siena nel 1555 nelle mani degli ispano-fiorentini che dal 1557 ne ebbero la sovranità.

La famiglia Medici continuò a regnare sopra la Toscana ininterrottamente fino al 1737. L'ultimo granduca della famiglia fu Gian Gastone de' Medici che non ebbe eredi, mentre l'ultima della famiglia, Anna Maria Luisa, elettrice Palatina, si occupò del Granducato dalla morte del fratello e riuscì grazie alla sua lungimiranza a fare sì che l'immenso patrimonio artistico che era nei secoli divenuto patrimonio della famiglia non potesse essere portato via da Firenze nemmeno dai futuri regnanti che il Granducato avrebbe avuto.

Il Granducato di Toscana, alla morte di Gian Gastone, passò alla famiglia dei Lorena, in particolare a Francesco Stefano di Lorena, già marito di Maria Teresa d'Asburgo, imperatrice d'Austria. Egli non mise mai piedi né in Toscana né a Firenze, e ne lasciò l'amministrazione al figlio Pietro Leopoldo. La più importante innovazione voluta dai Lorena, proprio grazie a Pietro Leopoldo, fu l'abolizione (per 4 anni, fino al 1790 quando fu ripristinata) della pena di morte nel Granducato di Toscana, per l'epoca una innovazione di non poco rilievo. Il provvedimento entrò in vigore il 30 novembre 1786 e, prendendo spunto da questo, è stata istituita in tempi recenti la Festa della Toscana, che si tiene ogni anno nel giorno di tale anniversario.

L'unica interruzione alla sovranità lorenense fu la parentesi napoleonica che durò fino al 1814, quando sul serenissimo trono granducale fu restaurato Ferdinando III figlio di Pietro Leopoldo.

Napoleone portò in Italia, e quindi anche in Toscana, che fu annessa alla Francia, l´idea moderna di "nazione" (concetto nato con la rivoluzione industriale). Anche per reazione al nazionalismo francese, infatti, si ebbe anche in Toscana la nascita del pensiero nazionalista, che inventò l´idea di una "nazione italiana" che aveva nella Toscana il suo centro motore: i "grandi toscani" divennero "grandi italiani" e Dante, Petrarca, Boccaccio, ma anche Niccolò Machiavelli e Galileo Galilei, vennero "arruolati" come simboli di una "Italia" da far "rinascere" a nuova vita, insieme a tutti i suoi valori di "libertà" comunale, creatività e indipendenza.

Fu così che la Toscana divenne uno dei centri più importanti del movimento indipendentista e risorgimentale italiano. Coscienti della peculiarità, per non dire superiorità, della loro patria, i leader del movimento risorgimentale toscano si impegnarono a fondo per l'indipendenza dell´Italia.

Lo stesso ultimo granduca regnante, Leopoldo II di Toscana, e l´ultimo primo ministro toscano, Bettino Ricasoli, furono, in tempi e modalità diversi, convinti che nell'Unità d´Italia, la Toscana avrebbe potuto meglio mantenere e sviluppare la propria identità etnica, usando un termine più moderno.

Insomma, la Toscana, che aveva una sua etnia ben definita dai tempi antichi (basti vedere la storia del nome, che non è un latinismo - come "Italia", che non era un italianismo, altrimenti sarebbe stato "Itaglia" - ma lo sviluppo dell´etnonimo antichissimo di Etruria), preferì "investire" nel progetto "italianista" così che nel XIX secolo darà in dote al giovanissimo Regno d'Italia il suo immenso patrimonio culturale ed ideale, e per alcuni anni anche la capitale[14].

L'ultimo Granduca della Toscana fu il figlio di Ferdinando, Leopoldo II, che regnò fino all'ingresso del territorio toscano nel nascente stato unitario italiano. Il periodo lorenense fu per la Toscana un periodo illuminato, a partire dal governo di Pietro Leopoldo (che riformò l'ordinamento giudiziario), fino all'ultimo granduca che ottenne risultati molto positivi, con la costruzione delle prime ferrovie, la creazione del catasto e la bonifica della Maremma.

Dopo le rivoluzioni del 1848-1849, il ritorno di Leopoldo venne tuttavia supportato da una guarnigione austriaca che gli alienò le simpatie popolari. Nel 1859, quando la Toscana stava per entrare nel regno dell'Italia del Nord, non si oppose in maniera tenace alla sua destituzione, ma partì da Firenze lasciandola pacificamente nelle mani dei rivoluzionari. La curiosa espressione usata nell'occasione, dato che era iniziata la rivolta alle cinque del mattino, fu che alle sei dello stesso mattino, quando il granduca partì da Firenze, la rivoluzione se ne andò a fare colazione. Il passaggio dal Granducato di Toscana allo Stato Unitario Italiano fu frutto di un'incruenta rivoluzione.

Nei giorni 11-12 marzo 1860 fu celebrato un plebiscito, che confermò l'unione della Toscana alla monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II. I risultati del voto furono proclamati a Firenze il 15 marzo 1860 da Enrico Poggi, uno dei ministri del Governo Provvisorio Toscano. La Toscana fu così annessa al Regno di Sardegna e quindi al nascente Regno d'Italia.

L´unione al Piemonte era vista dalla classe dirigente moderata toscana (con a capo personalità di spicco come Bettino Ricasoli e Gino Capponi) come la via migliore per valorizzare le peculiarità toscane, le libertà cittadine, preservare il potere delle aristocrazie dall´invadenza modernizzatrice dei sovrani lorenesi. L´idea, infatti, dei moderati toscani era quella di costituire una specie di federazione con le altre terre italiane[15]. Non è un caso quindi che nei primi anni di Unità, in Toscana ci fu un forte movimento federalista e autonomista che unì tutti coloro che - dai cattolici, ai garibaldini, agli ex-mazziniani, dai codini e legittimisti ai democratici, dai cattolici agli autonomisti - si opponevano al centralismo amministrativo piemontese e auspicavano un assetto federale dello Stato. Tale partito (tra i cui esponenti si ricordano Giuseppe Montanelli, l'allievo di Carlo Cattaneo, Alberto Mario, Luigi Castellazzo, Giuseppe Mazzoni, Clemente Busi, Eugenio Alberi, Padre Bausa O.P., Luigi Alberti, Giuseppe Corsi, l'arcivescovo di Pisa Cosimo Corsi, ecc.) rappresentò la più importante alternativa al partito moderato-liberale del governo unitario (tra i cui esponenti c'era Bettino Ricasoli), ed ebbe alcune riviste di un certo prestigio come La Nuova Europa (federalista-democratico), La Patria e Firenze (federalista-cattolici)[16].

La storia della Toscana si identifica, da questo momento, con quella dello Stato Italiano, di cui fa parte, pur conservando una sua specificità che la distingue da tutte le altre regioni.

In attesa del trasferimento della capitale a Roma, cosa che avvenne dopo la conquista savoiarda della città nel 1870, Firenze ospitò il governo della nazione per cinque anni. Nel contesto degli avvenimenti contestativi post-unificazione è stata inserita dagli storici l'avventura mistico-rivoluzionaria di David Lazzaretti, un predicatore che riuscì a muovere le folle della zona del monte Amiata e della Toscana meridionale in nome di una alternativa religiosa e sociale, a fronte non tanto dei nuovi assetti nazionali, ma soprattutto della fragilità sociale di quel territorio e del declino dei costumi del clero romano. Per aver organizzato una processione su Arcidosso, in cui le istituzione e la borghesia di allora paventavano assalti alla proprietà privata come prodotto di un socialismo che allora era solo agli albori, venne ucciso dalla forza pubblica nel 1878[17].

Durante la Resistenza la Toscana fu teatro di una feroce e violenta guerra tra le brigate partigiane, appoggiate da buona parte della popolazione (da sempre impegnata nelle lotte sindacali e antifasciste) e l'esercito tedesco appoggiato dalle squadre fasciste. Stragi come Sant'Anna di Stazzema ricordano quanto sia stato grande il contributo dei Toscani alla Guerra di Liberazione e quanto sangue sia stato versato senza batter ciglio, pur di liberare il territorio dall'occupazione nazista.

Demografia[modifica | modifica sorgente]

La Toscana conta più di tre milioni e mezzo di abitanti che rappresentano circa il 6% della popolazione italiana, con una densità di circa 155 abitanti per km² che risulta inferiore rispetto alla media nazionale.

Poco più del 10% della popolazione toscana risiede nel capoluogo regionale e circa un terzo del totale regionale nell'area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia che si sviluppa senza soluzioni di continuità nella corrispondente conca intermontana. Altre zone densamente popolate sono, in ordine decrescente, l'area pisana e il Valdarno inferiore, l'area livornese, la fascia costiera della provincia di Massa e Carrara e della Versilia, la Valdinievole e la Piana di Lucca ed infine la zona del Valdarno superiore tra Arezzo e Firenze.

Al contrario, l'intera area appenninica (dalla Lunigiana e Garfagnana fino al Casentino), la Maremma grossetana, le Colline Metallifere, il Monte Amiata e la zona a sud di Siena comprendente la Val d'Orcia e le Crete senesi con il Deserto di Accona risultano essere i territori con la minore densità abitativa.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Dagli anni settanta in poi la Toscana ha visto una continua diminuzione dei tassi di natalità. Tuttavia, la popolazione totale regionale si è mantenuta piuttosto stabile fino alla fine degli anni novanta, quando è iniziato a verificarsi un aumento piuttosto deciso. Tutto ciò è stato possibile grazie all'immigrazione da altre regioni italiane (soprattutto quelle meridionali) e da paesi stranieri (fenomeno che si è molto accentuato negli ultimi due decenni).

Tra gli stranieri residenti, a livello regionale prevalgono i cittadini dei Paesi dell'Europa orientale (in particolare rumeni e albanesi, seguiti da quelli di vari Stati del continente africano; minore è la percentuale di cittadini asiatici ed americani.

Tuttavia, nell'area fiorentina e pratese le percentuali si discostano dalla media regionale, essendo presente una foltissima comunità cinese che costituisce nella zona la maggioranza dei cittadini stranieri.

Secondo i dati ISTAT[18] al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 364.152 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 77.138 2,06%

Albania Albania 68.333 1,82%

Nel 2009[19] i nati sono stati 32.380 (8,7‰), i morti 42.210 (11,3‰) con un incremento naturale di -9.730 unità rispetto al 2008 (-2,6‰). Le famiglie contano in media 2,32 componenti. Il 31 dicembre 2009 su una popolazione di 3.730.130 abitanti si contavano 309.651 stranieri (8,3‰).

Comuni più popolosi[modifica | modifica sorgente]

In Toscana si contano quattro comuni con oltre 100.000 abitanti, nove comuni con popolazione compresa tra 50.000 e 100.000 abitanti e nove comuni con popolazione compresa tra 30.000 e 50.000 abitanti come indicato nella tabella seguente:

Stemma Comuni 30.000 abitanti[20] Provincia Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Firenze-Stemma.png Firenze Provincia di Firenze 373.083 102,41
Prato-Stemma.png Prato Provincia di Prato 188.996 97,45
Livorno-Stemma.png Livorno Provincia di Livorno 161.192 104,79
Arezzo-Stemma.png Arezzo Provincia di Arezzo 100.769 386,25
Pistoia-Stemma.png Pistoia Provincia di Pistoia 90.238 236,77
Pisa-Stemma.png Pisa Provincia di Pisa 88.342 185,27
Lucca-Stemma.png Lucca Provincia di Lucca 85.551 185,53
Grosseto-Stemma.png Grosseto Provincia di Grosseto 82.494 474,46
Massa (Italia)-Stemma.png Massa Provincia di Massa e Carrara 71.004 94,13
Carrara-Stemma.png Carrara Provincia di Massa e Carrara 65.186 71,29
Viareggio-Stemma.png Viareggio Provincia di Lucca 64.355 31,88
Siena-Stemma.png Siena Provincia di Siena 54.710 118
Scandicci-Stemma.png Scandicci Provincia di Firenze 50.535 59,59
Empoli-Stemma.png Empoli Provincia di Firenze 48.396 62
Sesto Fiorentino-Stemma.png Sesto Fiorentino Provincia di Firenze 48.122 49
Capannori-Stemma.png Capannori Provincia di Lucca 46.523 156,59
Campi Bisenzio-Stemma.png Campi Bisenzio Provincia di Firenze 44.791 28
Cascina-Stemma.png Cascina Provincia di Pisa 44.662 79,23
Piombino-Stemma.png Piombino Provincia di Livorno 35.029 129
Camaiore-Stemma.png Camaiore Provincia di Lucca 32.766 84
Rosignano Marittimo-Stemma.png Rosignano Marittimo Provincia di Livorno 32.467 120
San Giuliano Terme-Stemma.png San Giuliano Terme Provincia di Pisa 31.806 91,71

Politica[modifica | modifica sorgente]

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Le province della Toscana

La Toscana comprende 10 province:

Provincia Superficie
(km²)
Abitanti
(ab.)
Densità
(ab./km²)
Comuni
(n°)
Provincia di Arezzo 3.235 350.707 108 37
Provincia di Firenze 3.514 991.862 282 42
Provincia di Grosseto 4.504 228.512 50 28
Provincia di Livorno 1.211 341.453 282 20
Provincia di Lucca 1.773 392.182 221 34
Provincia di Massa e Carrara 1.156 203.642 176 17
Provincia di Pisa 2.444 414.154 169 37
Provincia di Pistoia 965 292.108 302 22
Provincia di Prato 365 248.174 680 7
Provincia di Siena 3.821 271.365 71 36
Totale 22.980 3.730.130 162 280

Storia amministrativa[modifica | modifica sorgente]

L'ex Granducato di Toscana dopo la riforma amministrativa del 1850 era stato suddiviso nei "compartimenti" di Firenze, Lucca, Arezzo, Siena, Pisa, Grosseto e Livorno con l'isola d'Elba e nelle sottoprefetture di Pistoia, Prato, San Miniato, Rocca San Casciano, Volterra, Montepulciano, Portoferraio. Ne faceva parte anche la cosiddetta Romagna Toscana, mentre ne erano escluse la Lunigiana e l'Alta Garfagnana.

Nel 1607 il granduca Ferdinando I de' Medici acquistò dai Gonzaga di Novellara una serie di terre, che attualmente costituiscono una piccola enclave amministrata dalla Toscana in territorio romagnolo, le cui località sono frazioni del comune di Badia Tedalda, (Arezzo) come la frazione di Santa Sofia Marecchia.

Con il Regno d'Italia nel 1860 sono confermate le province di Firenze, Siena, Arezzo, Pisa, Lucca, Livorno, Grosseto. La provincia di Livorno, costituita dal capoluogo e dalle isole d'Elba, Gorgona, Pianosa e Montecristo, verrà ridimensionata alcuni anni più tardi limitandone l'estensione al proprio territorio comunale. Dal censimento del 1871 la provincia di Massa e Carrara viene considerata come provincia toscana e non più emiliana.

Al 1923, la Toscana è suddivisa in sette province, Firenze, Siena, Arezzo, Pisa, Livorno (limitata al solo territorio comunale), Lucca, Massa e Grosseto.

Nello stesso anno, vengono distaccati dalla provincia di Massa e Carrara i comuni di Bolano, Calice al Cornoviglio, Castelnuovo Magra, Ortonovo, Rocchetta di Vara, Santo Stefano di Magra e Sarzana e ceduti alla nuova provincia della Spezia in Liguria.

Sempre nel 1923, è distaccato dalla provincia di Firenze il circondario di Rocca San Casciano, la cosiddetta Romagna Toscana, che passa alla provincia di Forlì in Emilia-Romagna (comuni di Bagno di Romagna, Dovadola, Galeata, Modigliana, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia, Sorbano, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Tredozio e Verghereto).

Nel 1925 viene ampliata la provincia di Livorno, alla quale vengono aggregati il comune di Capraia Isola, staccato dalla provincia di Genova, e alcuni comuni costieri distaccati dalla provincia di Pisa: Bibbona, Campiglia Marittima, Castagneto Carducci, Cecina, Collesalvetti, Piombino, Rosignano Marittimo, Sassetta e Suvereto. Alla provincia livornese vengono restituite le isole dell'arcipelago toscano: l'isola d'Elba, la Gorgona, Pianosa e Montecristo mentre a parziale compensazione viene ceduta alla provincia di Pisa la zona Nord del territorio provinciale corrispondente alle località di Tirrenia e Calambrone.

Nel 1927 viene creata la provincia di Pistoia, distaccando dalla provincia di Firenze i comuni di Agliana, Cutigliano, Lamporecchio, Larciano, Marliana, Montale, Pistoia, Piteglio, San Marcello Pistoiese, Serravalle Pistoiese e Tizzana (oggi Quarrata).

Nello stesso anno vengono distaccati e assegnati alla provincia di Perugia, in Umbria, i comuni di Monterchi e Monte Santa Maria Tiberina che fino ad allora erano in provincia di Arezzo.

Nel 1928, la provincia di Pistoia viene allargata con alcuni comuni sottratti alla provincia di Lucca: Bagni di Montecatini, oggi Montecatini Terme, Buggiano, Massa e Cozzile, Monsummano Terme, Montecatini Val di Nievole, oggi Montecatini Alto frazione di Montecatini Terme, Pescia, Ponte Buggianese, Uzzano e Vellano, oggi frazione di Pescia.

Nel 1936, in occasione della costituzione del comune di Abetone, viene assegnata alla Toscana una zona oltre il passo già parte del comune emiliano di Fiumalbo del versante modenese.

Nel 1939, in seguito alle proteste della popolazione, il comune di Monterchi viene restituito alla provincia di Arezzo.

Nel 1992, è costituita la nuova provincia di Prato, che ingloba oltre al capoluogo i comuni di Cantagallo, Carmignano, Montemurlo, Poggio a Caiano, Vaiano e Vernio sottratti alla provincia di Firenze; il numero delle province toscane sale così a dieci.

Elenco dei Presidenti della Giunta Regionale e della Regione[modifica | modifica sorgente]

Presidenti della Giunta Regionale (1970-2000) Presidenti della Regione (dal 2000 in poi)

Stemma della Regione[modifica | modifica sorgente]

L'adozione dello stemma regionale ha origini abbastanza recenti. Nel 1975, su proposta della Giunta Regionale presieduta da Lelio Lagorio, fu deciso di rappresentare la Regione Toscana con il Pegaso d'argento che ricorda la raffigurazione artistica del mitico cavallo, commissionato per una medaglia da Pietro Bembo a Benvenuto Cellini nel 1537, attualmente conservata presso il Museo del Bargello a Firenze. Inoltre l'emblema fu adottato anche dal "Comitato di Liberazione Nazionale Toscano (CTLN) durante la Resistenza. Il bozzetto originale fu disegnato dal Andrea Miòla e adottato come gonfalone della Regione con la legge regionale 20 maggio 1975, n.44 (e successive modificazioni con legge regionale I3 febbraio 1995, n. 18 ).

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al Merito Civile conferita personalmente nel 1976, decimo anniversario della grande alluvione, dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone. - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile conferita personalmente nel 1976, decimo anniversario della grande alluvione, dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone.
«In seguito ai tragici eventi che sconvolsero nel novembre del 1966 città grandi e piccole e numerose contrade, l'intera popolazione della Toscana, pur duramente colpita, dava prova collettiva di civismo e di forza morale, reagendo con dignità e fierezza alla sventura e prodigandosi, in unità d'intenti e in nobile gara, nell'opera di ricostruzione. Con straordinaria abnegazione cittadini, comuni, provincie ed istituzioni della Regione offrivano il loro determinante contributo per risanare le ferite e per restituire al mondo il prezioso patrimonio artistico e culturale sfregiato dalla furia degli elementi, riscuotendo l'incondizionata ammirazione e la gratitudine del Paese[21]»

Conferita il 11/10/2010:

Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi del ai sensi dell'art.5, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2008.

Società[modifica | modifica sorgente]

Dialetto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto toscano.

Il toscano è, dopo la lingua sarda, l'idioma che meno si è discostato dal latino e si è evoluto in maniera lineare ed omogenea. È alla base della lingua italiana, grazie agli scritti di Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini, che gli conferirono la dignità di "lingua letteraria" della penisola. Con l'Unità d'Italia venne adottato come lingua ufficiale, grazie anche alla prestigiosa teoria di Alessandro Manzoni relativa alla scelta della lingua per la stesura de I promessi sposi con "i panni lavati in Arno".

I locutori sono superiori ai 3 milioni, sottraendo dal numero totale degli abitanti della regione quelli della provincia di Massa e Carrara, dove si parlano dialetti settentrionali appartenenti al gruppo gallo-italico (dialetto massese, dialetto carrarese, dialetti della Lunigiana).

Il dialetto toscano è un insieme di dialetti minori locali che presentano alcune differenze che li contraddistinguono gli uni dagli altri. Di seguito è riportata la suddivisione in dialetti toscani settentrionali, orientali, meridionali e occidentali (in altre classificazioni i dialetti toscani occidentali vengono inclusi tra i toscani settentrionali, mentre i dialetti toscani orientali vengono trattati a parte). Tuttavia, tra i dialetti di matrice toscana, va inclusa anche la variante cismontana del còrso parlata nella Corsica settentrionale.

Dialetti toscani settentrionali Dialetti toscani orientali Dialetti toscani meridionali Dialetti toscani occidentali
  • Dialetto fiorentino
  • Dialetto pratese
  • Dialetto pistoiese
  • Dialetto pesciatino
  • Dialetto lucchese
  • Dialetto garfagnino
  • Dialetto casentinese
  • Dialetto altotiberino
  • Dialetto aretino-chianino
  • Dialetto senese
  • Dialetto amiatino
  • Dialetto grossetano
  • Dialetto viareggino
  • Dialetto pisano
  • Dialetto livornese
  • Dialetto corso cismontano

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Facciata con pulpito di Donatello e Campanile del Duomo di Prato

Diocesi cattoliche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regione ecclesiastica Toscana.

La Toscana, oltre a contare dieci province, presenta un'ulteriore suddivisione territoriale in varie diocesi, ognuna delle quali fa capo alla propria cattedrale e sede vescovile di riferimento. Nelle varie epoche storiche c'è sempre stata una distinzione netta tra le due suddivisioni, i cui confini non sono mai risultati coincidenti tra loro. Il numero di diocesi risulta maggiore rispetto a quello delle province, poiché alcune località sono state da sempre sedi vescovili, nonostante non siano divenute in seguito capoluoghi di provincia. Attualmente la Toscana comprende un'abbazia territoriale, quattro arcidiocesi e tredici diocesi, alcune delle quali sono il frutto di accorpamenti avvenuti in epoche piuttosto recenti di due o più diocesi vicine.

Ecco di seguito l'elenco di tutte le diocesi della Toscana.

Sinagoghe e comunità ebraiche[modifica | modifica sorgente]

In vari centri della Toscana (città e paesi) sono sempre state presenti numerose comunità ebraiche. A Firenze è esistito un vero e proprio ghetto nella zona del Mercato Vecchio), ma con le libertà concesse da Ferdinando I de' Medici al porto franco di Livorno, fu lì che dal XVI secolo si stabilì la comunità più numerosa. Tra le piccole comunità storiche ci sono quelle di Monte San Savino e di Pitigliano.

Di seguito sono elencate le sinagoghe della regione:

Altre religioni[modifica | modifica sorgente]

Le altre confessioni cristiane non cattoliche sono presenti in regione dalla fine del XVIII secolo, eccezion fatta per Livorno, dove le leggi tolleranti permisero una libertà religiosa sin dal XVI secolo, che ancora oggi è testimoniata dai numerosi edifici di culto acattolici. A Firenze e nelle altre città si ebbero comunità cospicue di valdesi, anglicani ed altri protestanti soprattutto tra il XIX secolo e i primi decenni del XX secolo, quando la presenza di stranieri (soprattutto inglesi, statunitensi e tedeschi) fu massima. Nel comune di San Casciano in Val di Pesa è presente uno dei centri più grandi ed importanti dell'Associazione internazionale per la coscienza di Krishna meglio conosciuta come il "Movimento Hare Krishna". Merita un cenno anche la comunità dei Giurisdavidici nella zona del Monte Amiata, attiva nel primo novecento, oggi ridotta a poche unità intorno ad Arcidosso.La presenza ica nella regione risale ai recenti fenomeni di immigrazione. La costruzione di una moschea è prevista a Colle di Val d'Elsa, sebbene sia un progetto ancora controverso. La scuola buddista Soka Gakkai ha una sede a Firenze, a villa Le Brache, a Grosseto e di recente costruzione anche a Cecina, mentre una comunità di religione tibetana, il centro Dzog-chen di Merigar West fondato da Chögyal Namkhai Norbu,[22] si è stabilita dal 1981 nella zona del Monte Amiata, più esattamente sulle prime pendici del Monte Labbro, vicino Zancona, nel territorio comunale di Arcidosso.

Economia[modifica | modifica sorgente]

In termini assoluti, facendo riferimento al periodo 2000-2008, la Toscana è la sesta regione d'Italia per PIL prodotto[23] di poco dietro Piemonte e Emilia-Romagna, mentre in termini di PIL per abitanti, la Toscana è l'ottava regione secondo i dati del periodo 2000-2008.

Il dato regionale suddiviso per macro settori di attività risulta in linea con lo stesso dato espresso su base nazionale. L'economia della regione si basa prevalentemente sul settore terziario, alimentato principalmente dal turismo. Gli arrivi turistici nel 2007 sono stati di 5.542.937 italiani e 5.885.545 stranieri[24]. Tuttavia, in Toscana vi sono numerosi distretti industriali sparsi nel territorio, che incidono profondamente sull'economia a scala locale. Anche l'agricoltura e l'allevamento, grazie ai prodotti di qualità, rivestono notevole importanza, pur creando un numero marginale di posti di lavoro rispetto agli altri settori.

Dati economici[modifica | modifica sorgente]

Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[25] prodotto nella Toscana dal 2000 al 2006:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
79.513,8 84.087,4 87.294,0 90.476,1 93.771,5 95.682,8 99.114,5
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
22.763,1 24.052,5 24.893,5 25.549,6 26.177,1 26.511,5 27.311,8

Di seguito la tabella che riporta il PIL[25], prodotto in Toscana ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 1.681,0 1,70% 1,84%
Industria in senso stretto € 18.360,5 18,52% 18,30%
Costruzioni € 4.972,3 5,02% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 21.632,5 21,83% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 24.460,0 24,68% 24,17%
Altre attività di servizi € 17.041,4 17,19% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 10.966,8 11,06% 10,76%
PIL Toscana ai prezzi di mercato € 99.114,5

Uso del suolo[modifica | modifica sorgente]

Il territorio toscano, occupato da aree urbanizzate per poco più del 4% della sua estensione, è ricoperto per quasi il 44% da boschi, che interessa prevalentemente le aree montane appenniniche e dell'Amiata, le zone collinari più elevate come le Colline Metallifere e i Monti del Chianti e le aree in prossimità della fascia costiera. Le latifoglie sono le essenze predominanti, mentre le conifere dominano lungo la fascia costiera (pinete marittime) e in alta montagna (abeti); nella Maremma grossetana e nelle aree collinari limitrofe è molto diffusa anche la quercia da sughero (Quercus suber). Le aree coltivate rappresentano circa il 39% del territorio regionale e occupano prevalentemente le pianure (seminativi), le valli interne e le zone di medio-bassa collina (vigneti e oliveti). La vegetazione arbustiva interessa quasi il 7% del territorio e si caratterizza per la macchia mediterranea bassa e per la gariga nelle aree a ridosso della fascia costiera maremmana, e per i cespugli dei rilievi interni. Pascoli e praterie naturali occupano circa il 5% del territorio, soprattutto a carattere sparso nelle aree collinare interne e in modo più definito nella Maremma grossetana, specialmente nel cuore del Parco naturale della Maremma. Lo 0,6% del territorio è caratterizzato da aree con assenza o scarsità di vegetazione (calanchi e biancane del Deserto di Accona e delle Crete senesi e zone rocciose collinari e montane), mentre lo 0,4% circa è occupato da zone umide (lagune, paludi, laghi e stagni).

Agricoltura e allevamento[modifica | modifica sorgente]

L'agricoltura e l'allevamento rivestono ancora oggi una notevole importanza, vista la qualità dei prodotti forniti. La Toscana, inoltre, è stata la prima regione in Europa ad aver approvato una legge specifica che vieta la coltivazione e la produzione di organismi geneticamente modificati e il loro consumo nelle mense pubbliche (L.R. 53 del 6 aprile 2000); di fatto il territorio regionale può definirsi OGM-free.

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Vigneti presso San Gimignano

Nelle aree montane, l'agricoltura si contraddistingue per marginalità produttiva caratterizzata dalla raccolta di funghi, castagne e tartufi.

La collina si caratterizza essenzialmente per oliveti e vigneti.

Riguardo all'olio extravergine di oliva è da segnalare la presenza di una IGP regionale (Toscano), di cui uno con menzione Montalbano (come da disciplinare), e di cinque DOP (Chianti Classico, Colli Fiorentini, Lucca, Terre di Siena e Tuscia).

Per i vini si segnala l'importanza mondiale dei vini toscani che annoverano ben 6 DOCG - Carmignano (Provincia di Prato), Brunello di Montalcino Chianti (con le sue 8 sottozone), Morellino di Scansano (dall'annata 2007), Vernaccia di San Gimignano e Vino Nobile di Montepulciano - e 34 DOC.

La bassa collina e anche la pianura si caratterizzano per vivaismo (provincia di Pistoia), orticoltura, colture cerealicolo-foraggere, girasoli, mais, barbabietole e zafferano (province di Siena, Grosseto e Firenze).

Famosissimo in tutto il mondo è il sigaro toscano, prodotto con foglie di tabacco di tipo kentucky coltivate in Val di Chiana e nella Valtiberina toscana.

Allevamento e zootecnia[modifica | modifica sorgente]

Cavalli maremmani allo stato brado nella prateria maremmana
Buoi maremmani allo stato brado tra le dune del Parco naturale della Maremma

L'allevamento e la zootecnia si fondano principalmente sulle razze autoctone bovine e suine che forniscono carni molto pregiate.

Tra i bovini spiccano le razze chianina, maremmana, calvanina e garfagnina, tutte allevate allo stato brado, caratteristica che ha fatto sì che le loro carni fossero molto ricercate anche durante gli anni della crisi del settore dovuta alla BSE (patologia mai riscontrata nelle razze autoctone toscane). Tra i suini spicca su tutti la pregiatissima razza di Cinta senese allevata allo stato brado e semibrado in varie zone delle province di Siena e Firenze e nell'area delle Colline Metallifere.

Tra le razze autoctone ovine sono in fase di recupero la pomarancina e la zerasca in un periodo contrastato da sporadici casi del morbo della "blue tongue".

I cavalli autoctoni più diffusi a livello regionale sono il maremmano e il bardigiano che vengono allevati per manifestazioni turistiche e sportive (il cavallo monterufolino è in fase di recupero dopo aver rischiato l'estinzione).

Distretti industriali[modifica | modifica sorgente]

Oltre al rilievo regionale dell'artigianato e della trasformazione dei prodotti della terra (vini, olio), la Toscana registra una notevole attività estrattiva, oggi identificabile soprattutto delle cave di marmo di Carrara, esportato in tutto il mondo, e una nuova risorsa nella produzione di energia-la geotermia-presente nelle aree di Larderello e del Monte Amiata. Nella regione vi sono distretti industriali che si differenziano tra loro per la tipologia di attività. Di seguito sono riportati i principali.

Commercio e settore terziario[modifica | modifica sorgente]

Il commercio e il settore terziario rappresentano per la regione una delle principali fonti dell'economia, essendo fonte di occupazione per circa 2/3 dei residenti. Oltre al modello di commercio tradizionale toscano (basato sulla piccola o media impresa spesso a conduzione familiare e su fiere e mercati locali), rivestono notevole importanza sia il turismo che i servizi (banche e assicurazioni).

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Il turismo rappresenta una delle principali risorse economiche della Toscana. Oltre il 40% del flusso si riversa verso le località balneari e tra le principali ricordiamo Viareggio, Castiglione della Pescaia e la Versilia; un emblematico esempio è rappresentato della Maremma grossetana che nei mesi estivi decuplica il numero dei residenti. Un'altra rilevante percentuale è data dai visitatori alle città d'arte e ai centri artistici minori, con Firenze che supera i 10\11 milioni di presenze all'anno. Negli ultimi anni si è molto sviluppato anche il turismo rurale che si affianca a quello termale (Chianciano Terme, Montecatini Terme, Saturnia) e a quello montano sia estivo che invernale (piste da sci all'Abetone e sul Monte Amiata).

Distribuzione del reddito per provincia[modifica | modifica sorgente]

In Toscana, il Prodotto Interno Lordo pro capite è tra i 26 e i 27 000 euro. La forbice oscilla tra i 33 000 euro della provincia di Firenze, il dato più alto in Toscana e la settima provincia in Italia secondo i dati del 2007[26], e i 22 000 euro di quella di provincia di Massa e Carrara, il dato più basso tra le province toscane.

Di seguito è riportato il Prodotto Interno Lordo suddiviso per provincia[27] (dati in migliaia di euro):

Provincia PIL pro capite
  • 33.753
  • 28.236
  • 27.967
  • 27.553
  • 26.706
  • 26.027
  • 25.277
  • 24.524
  • 23.753
  • 22.760

Occupazione[modifica | modifica sorgente]

A livello regionale, il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 15 e i 65 anni sfiora il 63% ed è sensibilmente superiore rispetto al corrispondente dato nazionale (56%). Di seguito sono riportati i valori dei tassi di occupazione che si registrano nelle singole province.

> 66% 64-66% 61-64% 58-61% < 58%

Per quanto riguarda invece il tasso di disoccupazione, questo si aggira a livello regionale attorno al 4% ed è un valore inferiore rispetto al corrispondente dato nazionale. I valori minimi sotto il 3% si registrano nelle province di Arezzo e di Siena, mentre i valori massimi oltre il 6% si toccano nelle province di Massa e Carrara e di Livorno. In tutte le altre province il tasso di disoccupazione oscilla mediamente tra il 3,5 e il 4,5%.

Trasporti, mobilità e infrastrutture[modifica | modifica sorgente]

Arrivare in Toscana è molto facile grazie agli ottimi collegamenti nazionali ed internazionali di cui gode la regione, centrati principalmente sulla città di Firenze.

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

Il primo aeroporto della Toscana è il Galileo Galilei di Pisa con collegamenti a livello nazionale, europeo ed intercontinentale.

Altri scali, assai sfruttati dai turisti, si trovano anche a Firenze (Amerigo Vespucci), Grosseto (Corrado Baccarini), all'Isola d'Elba (Marina di Campo), ci sono poi aeroporti minori nei pressi di Arezzo, Lucca, Massa e Siena. Lo storico campo di volo di Pontedera è attualmente chiuso, e l'idroscalo di Orbetello è trasformato in parco. Ecco in sintesi gli scali toscani.

Autostrade e principali vie di comunicazione[modifica | modifica sorgente]

La Toscana è attraversata in direzione nord-sud dall'Autostrada A1 che collega Firenze ed Arezzo alle principali città italiane (Milano e Bologna verso nord, Roma e Napoli verso sud). Firenze è ben collegata con la costa toscana grazie all'Autostrada A11, che tocca anche Prato, Pistoia, Montecatini Terme e Lucca prima di terminare presso il casello di Pisa nord. Questo casello si trova anche lungo l'Autostrada A12, che collega la città di Pisa a Viareggio (da questa uscita raccordo per Lucca), Massa-Carrara, La Spezia e Genova verso nord e Livorno Rosignano Marittimo Cecina verso sud (in attesa del futuro completamento del tratto fino a Civitavecchia per la totale realizzazione dell'autostrada Genova-Roma). L'estremità nord-occidentale della Toscana (Lunigiana) è attraversata anche dall'Autostrada A15, che collega Parma e La Spezia attraverso Pontremoli e Aulla.

Oltre alle autostrade, ritroviamo strade di grande comunicazione (S.G.C.) a carreggiate separate e a due corsie per ogni senso di marcia (strade extraurbane principali). Tra queste vi è quella che collega Firenze a Siena, quella che collega Firenze a Pisa e Livorno attraverso il Valdarno inferiore (Empoli, Pontedera) e quella che collega Livorno a Grosseto, denominata "Variante Aurelia" ed infine la superstrada SS 3bis/E45 che collega l'Umbria alla Romagna, attraversando la Valtiberina a Sansepolcro e Pieve Santo Stefano nella parte più orientale della regione, che si incunea tra la Romagna e l'Umbria. Attualmente è in fase di realizzazione la strada di grande comunicazione denominata "Due Mari", che collegherà Grosseto a Siena e ad Arezzo, da dove poi proseguirà fino a Fano attraverso l'Alta Valle del Tevere e la Valle del Metauro.

Tra gli assi viari più noti, che oggi rappresentano strade extraurbane secondarie, sono da ricordare la Via Aurelia, la Via Cassia e la Via Clodia, che vennero costruite in epoca romana; l'ultima di queste fu realizzata sulle preesistenti Vie Cave nel tratto compreso tra Pitigliano, Sorano e Sovana, nel cuore dell'Area del Tufo. Inoltre la Toscana è tagliata anche dalla Via Francigena, in parte coincidente con la Via Cassia.

Tra le strade statali, la Strada Statale dell'Abetone e del Brennero ha inizio a Pisa, attraversa Lucca, il Passo dell'Abetone, l'Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto e il Trentino-Alto Adige fino ad arrivare al confine con l'Austria presso il Passo del Brennero.

Di seguito sono rappresentate in modo schematico le principali autostrade e vie di comunicazione della regione.

Sono invece in fase di realizzazione o di progettazione le seguenti arterie stradali.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ferrovie toscane.

Le principali direttrici ferroviarie che attraversano la Toscana sono la linea tra Milano e Roma che, seguendo quasi parallelamente l'Autostrada A1, tocca da nord a sud le città toscane di Prato, Firenze e Arezzo. Tra Firenze e Roma è già presente anche la linea Direttissima senza stazioni intermedie; il tratto a nord di Firenze è attivata con il nuovo orario 2010 con inizio del tronco per il momento da Firenze Castello, mentre è in fase di realizzazione la costruzione nel capoluogo toscano la stazione sotterranea Firenze Belfiore, riservata esclusivamente ai treni ad Alta Velocità. Un'altra direttrice principale è la ferrovia tirrenica che, seguendo parallelamente la Via Aurelia, collega Genova a Roma toccando Carrara, Massa, Viareggio, Pisa, Livorno e Grosseto. La terza linea principale della Toscana è quella che collega Firenze a Pisa via Empoli, dove un tronco secondario si dirama per Siena da dove prosegue sia per Chiusi (intersezione Firenze-Roma) che per Grosseto (intersezione con la linea Tirrenica).

Tra i tratti secondari, molto spettacolare dal punto di vista paesaggistico è quello tra Siena e Grosseto via Monte Antico, con un tronco che passa da Buonconvento ed uno da San Giovanni d'Asso: spesso sono organizzati viaggi in "littorine" d'epoca su entrambe le diramazioni della Siena-Grosseto.

Altri tratti secondari, molto affollati da pendolari, sono la Firenze-Prato-Pistoia-Montecatini Terme-Pescia-Lucca-Viareggio, la Lucca-Pisa, la Lucca-Aulla, la ferrovia Porrettana (che collega Pistoia a Bologna) e la ferrovia che unisce Firenze al Mugello (Faentina).

Parzialmente attiva, ma molto interessante sotto il profilo paesaggistico, è la ferrovia Cecina-Saline di Volterra, un'antenna non elettrificata che diparte dalla linea Maremmana e che originariamente raggiungeva il nucleo storico di Volterra mediante un ultimo tratto a cremagliera.

Di seguito sono riportate le varie linee ferroviarie (attive o in costruzione) della regione.

Trasporti pubblici locali[modifica | modifica sorgente]

Tutte le principali città della Toscana si caratterizzano per un proprio sistema di trasporto locale di tipo urbano ed extraurbano.

  • Arezzo: il trasporto pubblico urbano e locale era gestito, fino ad agosto 2010, dall'LFI, che aveva rilevato le tratte urbane e suburbane della precedente società denominata ATAM, mentre il trasporto provinciale e verso il Senese e la costa della Maremma erano gestite dall'LFI congiuntamente con TRAIN s.p.a.(Siena Mobilità). Attualmente sia i servizi di LFI che di TRAIN (oltre RAMA di Grosseto e ATM di Piombino) sono confluiti in un'unica società sotto il nome di Tiemme Toscana Mobilità e con sede ufficiale ad Arezzo. Esistono altre compagnie provinciali che servono le restanti vallate della provincia, tra cui si ricorda Busitalia, Lazzi s.p.a., Baschetti, ALA, e le altre società che compongono il Consorzio di trasporti Etruria Mobilità. Treni regionali Trenitalia collegano Arezzo con le principali località della provincia e con Firenze e Perugia mentre due linee di treni provinciali, gestite da LFI con il marchio "Trasporto Ferroviario Toscano", raggiungono Pratovecchio-Stia in Casentino (linea casentinese) e Sinalunga (linea della Val di Chiana).
  • Firenze: il trasporto pubblico locale nell'area fiorentina è gestito dall'ATAF, mentre Lazzi e Sita operano a livello extraurbano, collegando il capoluogo toscano ad altre aree della provincia e della regione.
  • Grosseto: la città, l'intera Maremma e il Monte Amiata erano serviti, fino ad agosto 2010, dalla RAMA, azienda che si occupava sia di trasporto locale che di trasporto extraurbano in tutta la provincia e che collegava il capoluogo a Siena, Firenze e all'Alto Lazio. Attualmente la Rama è confluita con la TRAIN senese e l'LFI aretina in una società unica denominata Toscana Mobilità.
  • Lucca: la città, la piana e la Versilia sono servite dall'azienda CLAP sia a livello urbano che extraurbano.
  • Massa: il capoluogo apuano, la città di Carrara e la Lunigiana sono servite dagli autobus dell'azienda CAT sia a livello urbano sia a livello extraurbano.
  • Piombino: i trasporti urbani ed extraurbani erano gestiti dall'azienda ATM, che si occupava dei collegamenti nell'area centro-meridionale della provincia di Livorno e in tutta la Val di Cornia, fino alla parte meridionale della provincia di Pisa e alla parte nord-occidentale di quella di Grosseto. Attualmente tale società è confluita nella Toscana Mobilità.
  • Pisa: i trasporti urbani ed extraurbani sono serviti dall'azienda CPT, mentre l'azienda Lazzi si occupa del collegamento con Lucca e Viareggio.
  • Prato: la società che gestisce il trasporto pubblico locale urbano ed extraurbano è la CAP, con collegamenti anche fuori provincia verso l'area metropolitana fiorentina e fuori regione (Castiglione dei Pepoli). In città molte zone sono servite dalla LAM ("linea ad alta mobilità"), con tempi di attesa tra una corsa e l'altra di pochissimi minuti e parcheggi scambiatori presso ogni capolinea.
  • Siena: i servizi urbani per la città di Siena e i comuni di Chiusi, Chianciano, Poggibonsi, Colle di Val d'Elsa e Montepulciano erano svolti dalla Train s.p.a. (Siena Mobilità), che ricopriva un ruolo fondamentale anche per i collegamenti di tutta la provincia e anche quelli extraprovinciali (Firenze, Grosseto, Arezzo). Attualmente la TRAIN è confluita in una società che si chiama Toscana Mobilità. La provincia è inoltre servita da treni regionali Trenitalia le cui tratte principali sono Siena-Empoli e Siena-Chiusi Chianciano Terme. Una linea minore collega Siena con la Maremma e quindi con Grosseto.

Porti e navigazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porti della Toscana.

Il porto di Livorno è il più importante della Toscana ed uno dei maggiori porti italiani e dell'intero Mar Mediterraneo, per il traffico passeggeri e principalmente per quello merci. La navigazione costituisce una delle fondamentali modalità di trasporto, grazie ai numerosi porti presenti in Toscana. Da Porto Santo Stefano partono i traghetti per l'Isola del Giglio e Giannutri; da Piombino sono assicurati i collegamenti con l'Isola d'Elba, la Corsica e la Sardegna, mentre da Livorno numerose rotte di navigazione collegano la Toscana alle isole di Corsica, Sardegna, Sicilia, Capraia e Gorgona.

Numerosi sono, inoltre, i porti e gli approdi turistici sparsi lungo le coste della regione e dell'arcipelago, ove è possibile ormeggiare i natanti ed usufruire di servizi.

Piste ciclabili urbane e ciclovie turistiche[modifica | modifica sorgente]

La Toscana si sta dotando sia di reti ciclabili per la mobilità in città, soprattutto nelle grandi aree urbane (Firenze-Prato, Pisa-Livorno, Grosseto, Arezzo), sia di ciclovie a carattere turistico.

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del XIII secolo nacquero in Toscana i primi studium universitari: quello di Arezzo nel 1215, seguito pochi anni più tardi dallo studium senese (1240), ancora oggi attivo come università. Nel corso del XIV secolo vennero fondati lo studium fiorentino (1321) che ha dato vita in tempi più recenti all'Università di Firenze (1923), e nel 1343 lo studium generale che ha dato vita all'Università di Pisa, per secoli l'università di riferimento in Toscana per volontà dei Medici.[28] Sempre nel corso del Trecento, il 6 giugno del 1369, venne concesso dall'imperatore Carlo IV alla Repubblica di Lucca il privilegio di istituire uno Studium Generale. Tuttavia, una vera e propria istituzione universitaria a Lucca non vide la luce prima del XVIII secolo. In epoca moderna è da menzionare la nascita a Pisa della Scuola Normale, istituita, per decreto napoleonico, il 18 ottobre 1810, come succursale dell'École normale supérieure di Parigi.

Università[modifica | modifica sorgente]

In Toscana ci sono 9 università pubbliche :

Università straniere in Toscana[modifica | modifica sorgente]

Villa i Tatti a Firenze, sede del The Harvard Center for Italian Renaissance Studies

In Toscana c'è, inoltre, una significativa presenza di università e istituti di cultura stranieri. Tra le università, le più presenti sono le americane, seguite da quelle canadesi, per un totale di 26 sedi distaccate di atenei stranieri attivi nella regione, concentrati soprattutto a Firenze.

Tra le università americane possono essere ricordate la New York University che ha sede a Villa La Pietra con circa 1000 studenti, la Syracuse University con circa 900 studenti, la Stanford University, presente sin dal 1960 a Firenze, che ha sede dal 2012 a Palazzo Capponi alle Rovinate, Harvard University che ha sede a Villa i Tatti con il The Harvard Center for Italian Renaissance Studies, Georgetown University, che ha sede a Villa Le Balze, la John Hopkins University che ha sede a Villa Spelman, e l'Università di Parigi che ha sede a Villa Finaly.

Tra i numerosi istituti di cultura stranieri presenti nella regione c'è il Kunsthistorisches Institut in Florenz fondato nel 1897, dal 2002 di pertinenza della Società Max Planck.

Università militari[modifica | modifica sorgente]

A Livorno ha sede l'Accademia Navale, ente universitario della Marina Militare Italiana.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Il centro storico di Cortona
L'imponente facciata di Palazzo Pitti a Firenze
Piazza del Duomo a Pietrasanta
Il centro storico di Serravalle Pistoiese
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, uno dei più importanti d'Italia e d'Europa

Centri artistici[modifica | modifica sorgente]

La Toscana è universalmente nota per la sua grandissima ricchezza di monumenti e opere d'arte: celebri in tutto il mondo sono le città di Firenze, Pisa, Siena e Lucca, e meno note ma non per questo "seconde" ai centri sopra citati quanto a ricchezza monumentale sono i centri di Arezzo, Carrara, Pistoia e Prato; infine, praticamente "inedite" al turismo seppur caratterizzate da monumenti di pregio sono le città di Livorno, Grosseto e Massa.

Non da meno sono i moltissimi centri minori, alcuni dei quali vere e proprie città storiche perfettamente conservate, custodi di opere d'arte di inestimabile valore come:

Provincia di Arezzo
  • Cortona: testimonianze di epoca etrusca, monumenti medievali, rinascimentali e barocchi
  • Lucignano: borgo medievale ancora interamente cinto da mura, monumenti medievali e rinascimentali
  • Sansepolcro: monumenti di epoca medievale e rinascimentale, casa di Piero della Francesca
  • Castiglion Fiorentino: borgo medievale e annessa cinta muraria, testimonianze di epoca etrusca, nella frazione di Montecchio Vesponi castello medievale
  • Poppi: castello dei Conti Guidi
Provincia di Firenze
  • Fiesole: testimonianze etrusco-romane, monumenti di epoca medievale e rinascimentale
  • Certaldo: centro storico di origine medievale
Provincia di Grosseto
  • Massa Marittima: monumenti di epoca medievale e rinascimentale
  • Orbetello: testimonianze etrusco-romane e monumenti di epoca medievale, tardorinascimentale e barocca
  • Pitigliano: testimonianze preistoriche ed etrusche, monumenti medievali, rinsacimentali e barocchi
  • Roselle: antica città etrusca
  • Sorano: testimonianze preistoriche ed etrusche, monumenti medievali e rinascimentali
  • Sovana: testimonianze preistoriche ed etrusche, monumenti medievali e rinascimentali
Provincia di Livorno
  • Bolgheri: monumenti medievali, tardobarocchi e neomedievali
  • Campiglia Marittima: testimonianze etrusche, centro storico medievale
  • Piombino: monumenti medievali e tardorinascimentali
  • Populonia: testimonianze etrusche, monumenti medievali
  • Suvereto: borgo medievale
Provincia di Lucca
Provincia di Massa e Carrara
  • Aulla: importante crocevia tra le vie di comunicazione che conducono ai passi della Cisa e del Cerreto
  • Fivizzano: pregevole centro medievale e barocco
  • Fosdinovo: centro medievale
  • Pontremoli: centro preistorico, romano con impianto medievale e pregevoli monumenti barocchi
Provincia di Pisa
  • Calci: certosa monumentale e musei
  • Lari: Castello medievale e artigianato
  • Peccioli: monumenti medievali e musei
  • San Giuliano Terme: parco termale e ville rinascimentali
  • San Miniato: monumenti medievali e musei
  • Sasso Pisano: Parco delle fumarole (manifestazioni geotermiche), scavi etruschi e romani il Bagnone, monumenti medievali, sorgenti termali
  • Vicopisano: monumenti medievali e rinascimentali
  • Volterra: testimonianze preistoriche ed etrusco-romane, monumenti medievali e rinascimentali
Provincia di Pistoia
  • Pescia: monumenti medievali, rinascimentali e barocchi
  • Quarrata: Villa medicea La Magia
  • Montecatini Terme: terme e palazzi in stile liberty, la parte antica Montecatini Alto è un'ottima testimonianza di borgo medievale
  • Larciano: antico borgo murato del Montalbano
  • Collodi: borgo medievale, paese natale di Carlo Collodi, autore di Pinocchio.Pregevole la Villa Garzoni in stile barocco
  • Serravalle Pistoiese: centro medievale
  • Montevettolini: paese medievale, villa medicea
Provincia di Prato
Provincia di Siena
  • San Gimignano: patrimonio dell'Unesco, è un piccolo centro "cristallizzato" nell'edilizia duecentesca, con quattordici torri medievali che svettano tutt'oggi e un notevole corredo artistico (affreschi, chiese monumentali, opere d'arte) che testimonia il suo passato di luogo d'incontro tra la tradizione senese e fiorentina
  • Pienza: altro patrimonio dell'Umanità, è una delle pochissime "città ideali" rinascimentali d'Europa
  • Colle di Val d'Elsa: centro storico medievale molto ben conservato, monumenti rinascimentali e testimonianze paleocristiane ed etrusco-romane
  • Montepulciano: monumenti medievali, rinascimentali e barocchi
  • Montalcino: centro storico medievale
  • Chiusi: testimonianze etrusco-romane, monumenti paleocristiani e medievali
  • Monteriggioni: borgo medievale dalla straordinaria cinta muraria citata da Dante

Storia dell'arte toscana[modifica | modifica sorgente]

Epoca preistorica e etrusca[modifica | modifica sorgente]

La zona di Pontremoli (e la vicina Luni) furono il cuore dell'antichissima civiltà delle Statue stele, nel III millennio a.C. Numerosi sono anche i ritrovamenti della civiltà villanoviana.

L'Etruria fu il cuore della civiltà etrusca e comprendeva quasi l'intero territorio della Toscana attuale. Delle ricche e fiorenti città etrusche meridionali restano oggi straordinari reperti soprattutto nella zone della Maremma, del litorale livornese, dell'entroterra senese e grossetano. Di eccezionale importanza sono le necropoli etrusche degne di nota, come Sovana, Vetulonia e Populonia. Anche nella Toscana settentrionale esistevano numerosi insediamenti, ma più isolati. Tra questi Pisa, con il Tumulo del Principe etrusco, Sasso Pisano, Fiesole, Volterra, Cortona, Carmignano (Prato) con le tombe etrusche di Montefortini, di Boschetti, e la necropoli di Prato Rosello. Recente è la scoperta di una città etrusca a Gonfienti, presso Prato, probabilmente il principale centro di scambio fino alla fine del V secolo a.C. con l'area padana.

Tra i più importanti reperti etruschi rinvenuti, il Disco di Magliano è stato di fondamentale importanza per la codifica della lingua etrusca.

Epoca romana[modifica | modifica sorgente]

In epoca romana venne fondata Florentia e prosperarono numerose città, come Pisa, Pistoia, Arezzo, Volterra, Fiesole e Roselle. Tra gli scavi di epoca romana particolare importanza ha quello della colonia di Cosa, una delle meglio conservate risalente ai primi anni della Repubblica.

Arte paleocristiana[modifica | modifica sorgente]

A partire dalla tarda antichità la Toscana visse una sorta di "eclisse", un lungo periodo di cui ci sono rimaste scarsissime tracce artistiche, anche perché sistematicamente demolite nei secoli successivi. Per questo le poche architetture superstiti hanno un valore straordinario come il Duomo di Chiusi o la cripta della chiesa di San Baronto. La città più importante a quell'epoca era Lucca, attraversata dalla via Francigena, ma i resti paleocristiani o altomedievali sono anche qui rari, a parte un inestimabile patrimonio librario antichissimo.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Nel Medioevo in molti comuni toscani vennero realizzate grandiose piazze con cattedrali, basiliche ed imponenti palazzi pubblici e vie con pregevoli edifici privati. La prima città a godere di questo straordinario sviluppo fu la repubblica marinara di Pisa, seguita a ruota da Lucca, Firenze, Prato e Siena. Il romanico pisano ha lasciato straordinarie cattedrali, influenzando molte altre zone del Mediterraneo. Nelle aree rurali si svilupparono caratteristici borghi, castelli e fortificazioni e vennero costruite numerose pievi e abbazie.

A partire dal XIII secolo anche la scultura riscoprì una dimensione monumentale, con maestri come Nicola Pisano, Giovanni Pisano e Arnolfo di Cambio. Alla fine del secolo la pittura sembrava arretrata di un divario incolmabile rispetto alle altre forme d'arte, ancora ancorata alla tradizione bizantina. Pian piano i maestri pisani e lucchesi si allontanarono dai modelli orientali, ma fu con Cimabue e soprattutto con Giotto che la pittura fece passi da gigante, riscoprendo valori ormai tramontati da secoli come lo spazio reale, il realismo, la narrazione, la creatività: a partire da questa rivoluzione trovò una nuova strada tutta l'arte occidentale.

Il gotico venne recepito con alterne vicende in Toscana: se a Siena nacque una scuola aggiornatissima ai modelli cortesi transalpini, con maestri come Duccio di Boninsegna, i fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti e Simone Martini, a Firenze pesò più un retaggio classicista, che da lì a pochi anni sarebbe fiorito nel Rinascimento.

Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

Il Rinascimento si sviluppò a partire da Firenze e dalla Toscana, diffondendosi successivamente anche nel resto d'Italia e d'Europa; inteso come recupero dei modelli classici, iniziò con un rinnovato interesse dei grandi come Petrarca e Boccaccio.

In seguito si diffuse anche alle arti visive, recuperando una linea "classica" che ha attraversato il romanico e che ha impedito l'affermarsi pieno del gotico. Mentre Filippo Brunelleschi "scopriva" le regole della prospettiva matematica, pittori come Masaccio proponevano figure vivide come non mai, straziate dal sentimento e dal volume reale dei corpi. In architettura si semplificò alla ricerca di forme "pure", solenni e razionali, dimostrando come l'ingegno umano potesse creare anche opere inverosimili, come la mastodontica cupola di Santa Maria del Fiore. Iniziò una rivoluzione stimolata dal mecenatismo di una classe di mercanti e banchieri dotata di grande cultura e di ingentissimi mezzi economici. Botticelli, Piero della Francesca, Donatello, Lorenzo Ghiberti, sono solo alcuni dei "geni" toscani del XV secolo.

In quest'epoca vennero realizzate grandi opere caratterizzate da elementi stilistici completamente innovativi, come le basiliche di San Lorenzo e di Santo Spirito a Firenze, la Cattedrale e Palazzo Piccolomini a Pienza, la chiesa di san Biagio a Montepulciano.

Il culmine si raggiunse tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo, con i più grandi maestri di sempre a Firenze: Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio (che pure era marchigiano, ma lavorò anche in Toscana in quegli anni)

Mentre il Rinascimento si avviava a forme sempre più complesse, gli sconvolgimenti fiorentini legati a Savonarola e alla cacciata dei Medici produssero una battuta di arresto che sconvolse il mondo dell'arte: mentre alcuni artisti vivevano una profonda crisi, altri cercavano fortuna in nuove città, diffondendo le conquiste del Rinascimento in tutta Europa: Leonardo a Milano e in Francia; Michelangelo a Roma; Jacopo Sansovino a Venezia, eccetera.

Manierismo[modifica | modifica sorgente]

L'impatto dei grandissimi maestri del Rinascimento produsse nella generazione successiva uno stimolo all'imitazione, che si tradusse poi, nei migliori artisti, nella ricerca di qualcosa di "diverso", che prescindesse ormai la realtà astraendola in qualcosa di più originale, complesso e capriccioso. Se da una parte l'arte della nuova corte granducale produceva opere belle ma un po' convenzionali (si pensi agli artisti della cerchia di Giorgio Vasari), dall'altro nascevano le prime irrequietudini, le prime "avanguardie", con artisti originalissimi (e spesso incompresi) come Benvenuto Cellini, Jacopo Pontormo e Rosso Fiorentino.

La scena architettonica subiva invece un continuo sviluppo, con grandi cantieri in tutta la regione spinti dalla volontà del Granduca di manifestare la propria potenza e la propria supremazia politica: a Firenze l'antico centro della politica repubblicana veniva stravolto dalla ristrutturazione di Palazzo Vecchio e dalla costruzione degli Uffizi; a Pisa nasceva piazza dei Cavalieri per l'ordine di Santo Stefano, a Livorno nasceva una nuova città portuale dotata di aggiornatissime fortificazioni. Il potere si manifestava anche attraverso altre opere, come la rete delle ville medicee, completata dall'estro di Bernardo Buontalenti.

L'unica zona a restare indipendente fu Lucca, che sebbene vedesse la sua importanza ridimensionata rispetto al Medioevo, costruì uno dei più belli e meglio conservati sistemi di fortificazione dell'epoca, proprio nella paura di un attacco degli invadenti fiorentini. Le mura di Lucca risultano ancora oggi una delle meglio conservate cerchie murarie e trovano un esempio simile, seppur a perimetro ridotto, nelle mura di Grosseto che furono completamente ristrutturate nella seconda metà del Cinquecento su progetto di Baldassarre Lanci.

Barocco[modifica | modifica sorgente]

La tradizione rinascimentale e manierista fiorentina e toscana, glorificata da opere come Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori di Giorgio Vasari (il primo trattato di storia dell'arte dai tempi di Pausania), impedì di fatto il radicarsi delle estrosità del barocco romano per quasi tutto il XVII secolo.

La Toscana non fu immune al barocco, che fu invece caratterizzato dalla misura e dalla sobrietà, e una certa tradizione di storici dell'arte ne sminuì l'importanza fino a tutta la metà del XX secolo. Oggetto quindi di una recente riscoperta, l'arte toscana tra Sei e Settecento, raggiunse alcuni vertici nei capolavori sfarzosi come la Cappella dei Principi a Firenze o come le ville lucchesi, ma fu importante anche l'arricchirsi del tessuto urbano di un po' tutte le città di opere minori rispondenti al nuovo gusto scenografico, che entrarono a far parte nell'immagine della regione. Si ricorda l'arte della dinastia dei Nasini[29], che da Castel del Piano, sul Monte Amiata, estesero la loro produzione, più finalizzata alla devozione che non alla fastosità, in numerosi centri del grossetano e del senese.

Settecento e Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Fattori, Bestiame al pascolo

Nel Settecento, in architettura prosegue la costruzione di impianti sobri ed equilibrati di gusto barocco, anche se numerose sono le ristrutturazioni di edifici già esistenti, come la facciata della chiesa di San Marco a Firenze. La seconda metà del secolo volge verso temi più marcatamente neoclassici: Gaspare Paoletti sarà capostipite di una serie di architetti attivi nel granducato fino agli anni quaranta dell'Ottocento, quali Luigi de Cambray Digny e Pasquale Poccianti. Accanto agli imponenti restauri per Palazzo Pitti e la Villa di Poggio Imperiale si registra la costruzione di edifici monumentali come il Cisternone di Livorno. Nel neogotico emerge il nome di Alessandro Gherardesca.

Nella scultura, la prima metà del Settecento è caratterizzata ad esempio dall'opera di Giovanni Battista Foggini; successivamente, col neoclassicismo, si affermano soprattutto i nomi di Lorenzo Bartolini e del senese Giovanni Duprè, che svilupparono i modelli offerti da Canova, cercando una mediazione tra "verismo" e "purismo".

La pittura offre i suoi spunti più interessanti nell'Ottocento, con le opere di scuola macchiaiola di Giovanni Fattori e altri, che anticiparono le inquietudini coloristiche dell'impressionismo francese.

Novecento[modifica | modifica sorgente]

Nel Novecento la Toscana ebbe un'importante stagione Liberty, con alcuni vertici in luoghi a forte sviluppo urbanistico come Grosseto[30], Bagni di Lucca, Montecatini Terme, Viareggio, Castiglioncello e Marina di Pisa.

Più diffusa su tutto il territorio regionale fu l'architettura razionalista, con alcuni capolavori a livello internazionale come la stazione di Firenze Santa Maria Novella o lo stadio Artemio Franchi di Pier Luigi Nervi.

Nel dopoguerra si imposero in architettura i nomi di alcuni architetti di fama internazionale, come Italo Gamberini, Leonardo Savioli, Leonardo Ricci, ma fu soprattutto Giovanni Michelucci, a imporre uno stile in chiave moderna, funzionale, dall'estetica asciutta ma anche emozionante e riconoscibile. Opere come la chiesa dell'Autostrada del Sole sono tra le realizzazioni più significative del secolo in Toscana, declinata in innumerevoli imitazioni e omaggi.

Tra i pittori vanno ricordati Amedeo Modigliani (morto nel 1920), Ottone Rosai e Giuseppe Viviani.

Patrimoni dell'umanità UNESCO[modifica | modifica sorgente]

Monumenti di Piazza dei Miracoli a Pisa

L'Italia è la nazione che al mondo può vantare il maggior numero di siti iscritti nella lista del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. In Italia è la Toscana la regione italiana, dopo la Lombardia (che però ne condivide quattro su nove con altre regioni italiane e nazioni straniere) a vantarne, al 2013, il maggior numero: ben sette, e tutti esclusivamente all'interno del territorio toscano.

I siti sono:

Case rurali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Case rurali toscane.

La campagna toscana è nota nel mondo per i caratteristici insediamenti rurali sparsi, legati a poderi mezzadrili, che in passato assicuravano lavoro per tutto l'anno agricolo a tutti coloro che vi abitavano.

In epoca medievale, alcuni agglomerati rurali furono i precursori di piccoli borghi, che si sono ben conservati fino ai giorni nostri, epoca in cui hanno conosciuto un'ulteriore valorizzazione. Tali esempi si ritrovano principalmente nelle aree pianeggianti e collinari interne della Toscana centro-settentrionale.

Tra il periodo rinascimentale e quello barocco, sorsero numerose fattorie fortificate, dette grange, soprattutto nelle zone centro-meridionali della regione, presso le quali veniva costruita l'immancabile cappella padronale.

Dal Settecento in poi, la bonifica della Maremma e, più in generale, delle pianure costiere diede un ulteriore impulso allo sviluppo di case rurali, soprattutto in prossimità delle aree costiere centro-meridionali, ove vi era l'esigenza di rendere coltivabili le nuove terre strappate alle preesistenti aree paludose: anche in questo caso venivano spesso costruite piccole cappelle presso le fattorie e le case coloniche, dove i sacerdoti delle parrocchie di competenza si recavano periodicamente a celebrare le funzioni religiose.

Le case coloniche, molto spesso isolate, costituiscono pertanto uno degli elementi che contraddistinguono il paesaggio toscano, come ad esempio quello della val d'Orcia, reso dolce e suggestivo dai famosi filari di cipresso.

La casa rurale presenta generalmente costruzioni in muratura, molto spesso su due piani, con il tetto rivestito dai tipici laterizi toscani. In base alle funzioni svolte, le case rurali possono presentarsi con un unico fabbricato che in passato comprendeva sia l'abitazione al piano superiore che il rustico al pian terreno (tipologia residenziale), oppure con un edificio principale adibito ad abitazione e una o più strutture distaccate adibite a rustici ed annessi vari (tipologia aziendale).

Ogni zona della Toscana si caratterizza per le proprie varianti tipiche, come l'aretina, senese, fiorentina, lucchese, pistoiese, pisana e maremmana. Le diverse varianti residenziali presentano comunque il fabbricato generalmente di pianta rettangolare, talvolta con scala esterna che conduceva all'abitazione principale del piano superiore.

Ville e dimore medicee[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ville medicee.
« Ma se chieggio
Di Lappeggio
La bevanda porporina
Si dia fondo alla cantina »
(Giovan Battista Fagiuoli, Rime Piacevoli)

Le ville medicee sono dei complessi architettonici rurali venuti in possesso in vari modi alla famiglia Medici tra il XV ed il XVII secolo nei dintorni di Firenze, Prato e nel resto della Toscana. Oltre che luoghi di piacere e svago, le ville rappresentavano la dimora periferica sul territorio amministrato dai Medici, oltre al centro delle attività economiche agricole dell'area in cui si trovavano. Per ville medicee si intendono convenzionalmente quelle edificate dai Medici.

Le prime ville medicee sono quelle di aspetto fortificato nel Mugello, zona della quale erano originari i Medici; nei secoli successivi vennero costruite molte altre dimore sparse un po' su tutto il territorio del Granducato. Il sistema delle ville medicee costituisce un vero e proprio microcosmo attorno al quale si svolgevano i rituali della corte; le dimore esprimono al massimo l'alto livello di architettura rinascimentale e barocca raggiunto in Toscana, permettendo confronti sull'evoluzione degli stili, differenziandole notevolmente dalle più "semplici" case rurali toscane.

Con l'estinzione della casata medicea, tutte le proprietà passarono ai Lorena nel corso del Settecento.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Statua di Dante, Galleria degli Uffizi a Firenze
« Dolce paese, onde portai conforme
l'abito fiero e lo sdegnoso canto
e il petto ov'odio e amor mai non s'addorme,
pur ti rivedo, e il cuor mi balza in tanto.
Ben riconosco in te le usate forme
con gli occhi incerti tra il sorriso e il pianto,
e in quelle seguo dei miei sogni l'orme
erranti dietro il giovanile incanto. »
(Giosuè Carducci, Traversando la maremma toscana)

La Toscana ha dato i natali, nel corso dei secoli, a numerosi esponenti di spicco della letteratura italiana.

In epoca medievale Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Gianni Alfani, Dino Frescobaldi e Cino da Pistoia contribuirono al diffondersi del Dolce Stil Novo, che conobbe una notevole evoluzione grazie a Dante Alighieri, autore di opere in lingua latina e volgare, tra le quali spicca certamente la Divina Commedia. Le traduzioni duecentesche di Andrea da Grosseto, tra le quali spiccano quelle dei Trattati di Albertano da Brescia, diedero un notevole contributo allo sviluppo e alla diffusione della lingua volgare anche in campo letterario. Un'attenzione a parte meritano le opere del senese Cecco Angiolieri che, a cavallo tra il Duecento e il Trecento, compose opere in apparente contraddizione al Dolce Stil Novo, rispetto ai cui canoni apparivano più materiali e terrene.

L'umanesimo nacque a Firenze nel XIV secolo grazie a letterati e studiosi come Francesco Petrarca, Convenevole da Prato, Giovanni Boccaccio, Zanobi da Strada, Coluccio Salutati.

In epoca rinascimentale, furono fondamentali i contributi conferiti da Niccolò Machiavelli e da Francesco Guicciardini, che scrissero numerose opere a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento.

Tra l'Ottocento e il Novecento sono significative le opere di Giosuè Carducci, Giuseppe Ungaretti, Curzio Malaparte, Mario Luzi, Carlo Cassola, Luciano Bianciardi.

Teatri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatri della Toscana.

La Toscana ha avuto una storia molto collegata al Teatro, che ha reso possibile la costruzione di moltissimi teatri, alcuni dei quali già presenti in epoca romana (Roselle, Fiesole e Volterra).

Enogastronomia[modifica | modifica sorgente]

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina toscana e Prodotti agroalimentari tradizionali toscani.

Vini[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vini della Toscana.
Collezione di Bolgheri Sassicaia 1981-1990

La Toscana è stata da sempre una regione famosa per i vini prodotti, che attualmente sono suddivisi in otto DOCG e 34 DOC, oltre a numerose IGT, tra le quali spiccano anche alcune produzioni di altissimo livello, note nel mondo enologico con l'appellativo di supertuscans.

Mentre le zone della Toscana centrale (province di Firenze e Siena) sono note in tutto il mondo da diversi decenni per la produzione del Chianti Classico, del Brunello di Montalcino e del Vino Nobile di Montepulciano, negli ultimi anni si sono affermati i vini prodotti nelle aree costiere (province di Livorno e Grosseto), favorite maggiormente dal clima più mite, secco e soleggiato, tra i quali spicca l'eccellenza del Bolgheri Sassicaia o del tignanello, la struttura e l'equilibrio dei vini rossi maremmani (Morellino di Scansano, Montecucco e Monteregio di Massa Marittima) e l'armonia dei bianchi (Ansonica). Sempre più quotati anche i vini rossi e bianchi della provincia di Arezzo. Tra gli altri vini della Toscana, possono essere ricordati il Carmignano, uno dei più antichi vini della toscana prodotto nell'omonimo comune in provincia di Prato, la celebre Vernaccia di San Gimignano, il Pitigliano, il Montescudaio e il Vin Santo.

Salute[modifica | modifica sorgente]

L'ingresso dell'ospedale di Careggi a Firenze
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Servizio sanitario della Toscana.

La regione sta sperimentando un nuovo modello organizzativo che richiama il concetto di salute dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Tale sperimentazione prevede la costituzione di consorzi pubblici che riuniscono le amministrazioni comunali di una zona socio-sanitaria e l'Azienda USL della zona. La Società della Salute (è questo il nome prescelto che tanto si avvicina alla "Casa della Salute", ipotesi di nuovo modello di gestione delle problematiche della salute introdotto nei programmi del Ministero della Salute del 2º governo Prodi) è attiva nelle varie zone socio-sanitarie della Toscana. Pisa e Firenze sono in fase avanzata di sperimentazione.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sport in Toscana.
Circuito internazionale del Mugello

Lo sport in Toscana è rappresentato da varie discipline, sia individuali che di squadra.

Nella stagione 2013/14 la regione vanta diversi club nelle serie professionistiche calcistiche: due in serie A (Fiorentina e Livorno, dove la prima vanta due scudetti, 6 Coppe Italia e una Coppa delle Coppe), due in serie B (Empoli e Siena), sei in Lega Pro 1, già serie C-1 (Carrarese, Pontedera, Grosseto, Pisa, Prato e Viareggio) e infine tre in Lega Pro 2, già C-2 (Gavorrano, PoggibonsiTuttocuoio).

Nella pallacanestro, il Mens Sana di Siena si è laureato campione d'Italia nella stagione 2003-2004 e per ben 7 volte consecutive dalla stagione 2006-2007 alla stagione 2012-2013, ha inoltre vinto 5 Coppe Italia, 7 Supercoppe italiane e una Coppa Saporta; altri club con un buon seguito sono il Pistoia in Serie A, Firenze, Montecatini e Virtus Siena, nella stagione 2008/09 in Serie A Dilettanti.

Il rugby XV è rappresentato nel Campionato di Eccellenza (massima divisione nazionale) dal Rugby Club I Cavalieri, di Prato, dal Livorno, che in passato ha militato 17 stagioni in prima divisione, e il Firenze 1931, anch'esso con un breve passato di vertice.

A Grosseto, a parte la citata squadra di calcio, militano altre due compagini di successo, il Bbc Grosseto nel baseball e il Maremma nel cricket.

Il calcio a 5 vede la sua squadra più rappresentativa nel Prato, due scudetti e due Coppe Italia nella sua bacheca; la pallanuoto nella Rari Nantes Florentia e l'hockey su pista nel Follonica, nel Viareggio, nel Forte dei Marmi, nel Castiglione e nel Prato; l'hockey su prato, invece, è rappresentata al vertice da Pistoia e CUS Pisa; la pallamano dal Prato.

Per quanto riguarda gli sport individuali, la Toscana ha dato i natali a un gran numero di ciclisti, molti dei quali laureatisi ai massimi vertici della disciplina: il famoso Gino Bartali, entrato nella cultura popolare per le sue vittorie, la storica rivalità sportiva con Fausto Coppi e persino per una canzone dedicatagli da Paolo Conte; Gastone Nencini, Alfredo Martini, Franco Bitossi e, più recentemente, Franco Ballerini, Franco Chioccioli, Mario Cipollini per arrivare a Paolo Bettini, due volte campione del mondo per l'Italia. Nel 2013 la Toscana ha ospitato i campionati del mondo di ciclismo su strada.

La ginnastica ha avuto uno dei suoi migliori interpreti a livello mondiale in Jury Chechi (nativo di Prato), medagliato olimpico e vincitore di campionati del mondo ed europei nella specialità che gli è valsa il soprannome di Signore degli Anelli.

Tra i plurilaureati olimpici figura anche la grossetana Alessandra Sensini, vincitrice di un oro, un argento e due bronzi in quattro edizioni consecutive dei Giochi olimpici, dal 1996 al 2008, nel windsurf, disciplina nella quale vanta anche tre titoli mondiali e cinque europei.

A Scarperia, presso l'Autodromo Internazionale del Mugello, si tiene il Gran Premio motociclistico d'Italia delle varie classi (125, 250 e MotoGp); la pista è anche usata dalla Scuderia Ferrari per i test delle proprie vetture di Formula 1. Altri impianti motociclistici di importanza internazionale sono situati a Montevarchi circuito Miravalle e San Miniato Santa Barbara dove si disputano regolarmente gare di motocross di ogni livello.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fernand Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II, 1965, p. 49.
  2. ^ db-city.com
  3. ^ Europa - Eurostat - Regions
  4. ^ www.mareinitaly.it, Mari d'Italia: Mar Ligure. URL consultato il 16-10-2008.
  5. ^ www.mareinitaly.it, Mari d'Italia: Mar Tirreno. URL consultato il 16-10-2008.
  6. ^ La Leopolda, nata come marcia d'ordinanza delle Guardie Civiche del Granducato di Toscana e composta da Egisto Mosell, oboista dell'orchestra della Pergola dell'impresario Alessandro Lanari. Per un ascolto: Arma dei Carabinieri - Home - Il Cittadino - Download - Brani musicali - Inni e Marce - 1992
  7. ^ Legge Regionale di istituzione della Festa della Toscana
  8. ^ Visita IMSS La rete meteorologica medicea
  9. ^ Elenco ufficiale delle aree protette (EUAP) 5º Aggiornamento approvato con Delibera della Conferenza Stato Regioni del 24 luglio 2003 e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 144 alla Gazzetta Ufficiale n. 205 del 4 settembre 2003.
  10. ^ Regione Toscana - Parchi e aree protette
  11. ^ Margherita Azzari (a cura di). Atlante GeoAmbientale della Toscana (Regione Toscana). Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2006. Pag 24-25
  12. ^ www.rete.toscana.it/, Carta del rischio sismico. URL consultato il 03-11-2007.
  13. ^ C'è chi come il linguista Mario Alinei ha proposto anche l'idea che si chiamassero "Magyer", ipotizzando un legame con l'ungherese. Cfr. Mario Alinei, Etrusco: una forma arcaica di ungherese, Il Mulino, Bologna, 2003
  14. ^ Vedi su questo: Arnaldo Salvestrini, Il movimento antiunitario in Toscana (1859-1866), Firenze: Olschki Editore, 1967; Carlo Mangio, I patrioti toscani fra "Repubblica Etrusca" e Restaurazione, Firenze, Olschki, 1991 e Michele Luzzati, Orientamenti democratici e tradizione Leopoldina nella Toscana del 1799: la pubblicistica pisana, in "Critica storica", VIII, 1969, pp. 466-509; Thomas Kroll, La rivolta del patriziato. Il liberismo della nobiltà nella Toscana del Risorgimento, Firenze: Olschki Editore, 2005
  15. ^ Vedasi in particolare Thomas Kroll, La rivolta del patriziato. Il liberismo della nobiltà nella Toscana del Risorgimento, Firenze: Olschki Editore, 2005
  16. ^ Arnaldo Salvestrini, Il movimento antiunitario in Toscana (1859-1866), Firenze: Olschki Editore, 1967
  17. ^ Giacomo Barzellotti, "Monte Amiata e il suo profeta", Milano, F.lli Treves, 1910
  18. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  19. ^ Fonte dal sito: demo.istat.it
  20. ^ Popolazione residente al 30/04/2012, dati ISTAT
  21. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=492
  22. ^ www.dzogchen.it, Sito ufficiale della Comunità Dzogchen Merigar. URL consultato il 15-11-2007.
  23. ^ Regional GDP per inhabitant in the EU27
  24. ^ Dati Istat 2007
  25. ^ a b Dati Istat - Tavole regionali
  26. ^ Unioncamere, PIL 2007. Nel 2006, secondo i dati di Unioncamere relativi a quel periodo la provincia di Firenze era la quinta d'Italia in termini di PIL pro capite.
  27. ^ Graduatoria delle province italiane in base al prodotto interno lordo pro capite dell'anno 2007 e confronto con il 2006 e il 2004
  28. ^ (IT) Aa.Vv., Lo studium aretino del '200 in www.unisi.it, Università di Siena.
    «Il baricentro della formazione toscana si era spostato, per una scelta di politica culturale dei Medici, verso Pisa, dove gli investimenti fondiari e commerciali delle famiglie fiorentine erano prevalenti.»..
  29. ^ Tra i maggiori esponenti si ricordano Francesco Nasini e Giuseppe Nicola Nasini
  30. ^ Il liberty a Grosseto

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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