Architettura neoclassica

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Per architettura neoclassica si intende lo stile architettonico che, in linea con la più generale tendenza artistica del neoclassicismo, riprende ideali e apparato formale dell'architettura classica greca e romana. Nella storia dell'architettura, questo stile emerse successivamente al tardobarocco e al rococò, in anni in cui il Grand Tour segnava la formazione culturale di intere generazioni di nuovi artisti e di tutta la classe aristocratica e dell'alta borghesia.

Il periodo di sviluppo di questo stile corrisponde a quello che gli storici dell'economia definiscono della rivoluzione industriale.[1] Sempre in questo periodo comincia il distacco dell'architettura dai problemi della pratica costruttiva.[2] Lo spirito dell'Illuminismo individua due principi fondamentali: la corrispondenza ai modelli dell'architettura greca e romana e la razionalità nelle forme stesse, assimilando gli elementi architettonici tradizionali a elementi costruttivi.[3]

Il Neoclassicismo vero e proprio cominciò dopo la metà del XVIII secolo,[4] sviluppandosi quindi in tutti i paesi occidentali e non mancando di influenzare la produzione architettonica in Russia, negli Stati Uniti e nell'America Latina. Pur trattandosi di un fenomeno internazionale, l'architettura del neoclassicismo fu caratterizzata da correnti diverse a seconda del periodo e delle diverse tradizioni stabilitesi in precedenza nei vari paesi. A questo proposito è difficile stabilire una periodizzazione rigorosa: infatti, il Neoclassicismo, non solo può essere inserito in una corrente più ampia fondata sullo studio dell'architettura classica (già a partire dall'architettura cinquecentesca), ma restò in voga per tutto il XIX secolo, caratterizzandosi durante l'eclettismo e finendo per lasciare le sue tracce nell'architettura più recente (si veda ad esempio il Monumentalismo).[4]

Illuminismo e Neoclassicismo[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo che va dal principio del Settecento alla fine della Rivoluzione francese, in Europa si diffuse una nuova cultura basata sull'esaltazione della ragione: l'Illuminismo.

Étienne-Louis Boullée: progetto per una biblioteca pubblica

In architettura, razionalismo e funzionalismo portarono ad un mutamento degli ideali di bellezza: all'imitazione della natura, vista come un qualcosa di imperfetto e disarmonico, si preferì l'imitazione degli antichi e delle loro opere, frutto dell'inarrivabile mente umana. La riscoperta della storia greca e romana, l'interesse crescente per gli scavi archeologici a Roma, Ercolano e Pompei e la pubblicazione di importanti opere letterarie come la Storia dell'arte antica di Winckelmann, introdussero quell'ideale di "quieta semplicità e nobile grandezza"[5] in antitesi agli sfarzi del Barocco e del Rococò, considerate, da alcuni critici del periodo come Francesco Milizia, bugiarde espressioni dell'irrazionale e dell'ingannevole.[6]

Gran parte della critica è solita attribuire all'ambiente romano un ruolo di primo piano nella definizione dei nuovi gusti architettonici. Secondo lo storico David Watkin il linguaggio del Neoclassicismo internazionale fu fondato a Roma intorno al 1740 dai pensionnaires francesi dell'Accademia di Francia, che, rifiutando gli esuberanti ornamenti dell'architettura tardobarocca, si dedicarono alla progettazione di vasti edifici pubblici, ispirati a quelli dell'antica Roma.[7] All'affermazione del Neoclassicismo contribuirono notevolmente la diffusione di pubblicazioni che contenevano riproduzioni raffiguranti le antichità greche e romane. Fra queste ebbero un grande impatto le Antiquities of Athens di James Stuart che, in parallelo con la progressiva pubblicazione, influenzarono la formazione del nuovo stile architettonico, soprattutto d'oltralpe,[8] e le numerose stampe di Giovanni Battista Piranesi raffiguranti le antichità romane.[9][10]

Dal punto di vista ideologico, nel Neoclassicismo settecentesco è possibile individuare sostanzialmente tre periodi:[11] un primo (1715-1740) nel quale emergono i caratteri dell'Illuminismo; un secondo di consolidamento (1740-1780), dove prevalgono aspetti filologici, archeologici e accademici; infine, un terzo (1780-1805) che fa riferimento all'architettura rivoluzionaria di Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux, le cui opere, che si inseriscono perfettamente nel clima culturale dominato da personalità del calibro di Isaac Newton, Voltaire, Denis Diderot e Montesquieu, costituiscono l'emblema del Neoclassicismo legato all'Illuminismo e alla Rivoluzione francese; in particolare, i colossali progetti di Boullée per il Cenotafio di Newton e per una grandiosa biblioteca sono tra i punti più alti dell'architettura, seppur solo teorica, del XVIII secolo.[12] Importante, anche se in via indiretta, fu l'opera del filosofo Jean-Jacques Rousseau che, affermando l'originaria libertà dell'uomo ormai smarrita all'interno di una rigida società, indirizzò l'architettura neoclassica verso una maggiore libertà formale (eclettismo).[13] Vicino al pensiero di Rousseau è quello del gesuita e teorico dell'architettura Marc-Antoine Laugier, il quale, nel suo Essai sur l'architecture, sosteneva che la natura fosse il principio originario dell'architettura; il suo edificio ideale era impostato su colonne libere, senza pilastri, basamenti ed altri elementi della tradizione rinascimentale e post-rinasciementale. Inoltre, nel suo trattato espose una concezione razionale del classicismo, sostenendo il concetto della cosiddetta "capanna rustica" dell'uomo primitivo quale espressione veritiera del bisogno umano di riparo.[14]

Il linguaggio del Neoclassicismo settecentesco si sviluppò come reazione al Tardobarocco e al Rococò.[4] La maggiore differenza che si coglie al passaggio da una tendenza all'altra risiede nella forte prevalenza del "lineare" rispetto al "pittorico", intesa come il dominio della ragione sul sentimento: "quanto più una linea racchiudeva pochi corpi semplici, disposti frontalmente come in un ideale bassorilievo, tanto più essa, per l'artista neoclassico, poteva esaltare la funzione".[15] Secondo Argan, la vera tecnica dell'artista è la tecnica del progettare, che porta ad un calcolo scrupoloso degli sforzi e delle resistenze dei materiali, esaltando la ricerca scientifica degli ingegneri.[16] La composizione architettonica era vista come una combinazione tra elementi derivati dal mondo greco e romano: l'uso degli ordini e di timpani, la simmetria di prospetti e piante, la corrispondenza tra interni ed esterni e il ricorso a volumi chiari e ben definiti nella definizione dei vari corpi di fabbrica. Notevoli innovazioni furono apportate soprattutto in urbanistica, negli interventi promossi dal Settecento all'Ottocento in Inghilterra, Francia e Russia, dove il principio è quello per cui le strade non erano formate da un insieme di palazzi allineati, ma dalla ripetizione in serie di singole unità cellulari. In ogni caso, il maggior influsso esercitato dall'Illuminismo in campo architettonico non è tanto riscontrabile nel linguaggio, ma nella tipologia, poiché alcune tipologie edilizie, come i teatri, le biblioteche, gli ospedali ed altre architetture di pubblica utilità, si prestavano più di altre ai mutamenti.[17]

Neoclassicismo tra Ottocento e Novecento[modifica | modifica sorgente]

Jean Chalgrin, Arco di Trionfo a Parigi, espressione dei fasti napoleonici

Il Neoclassicismo restò la maggiore corrente in Europa dal secondo decennio del Settecento alla fine dell'Ottocento.[11] Ad esso si affiancarono comunque nuove correnti culturali, espressione dei molteplici cambiamenti della società, come il Neogotico, il Neorinascimento, il Neobarocco ed il Neoromanico. L'Ottocento infatti fu il secolo di Napoleone Bonaparte, della Restaurazione e dell'affermazione degli Stati nazionali; fu un secolo travolto dalla Rivoluzione industriale, che cambiò gli scenari sociali e creò nuove prospettive di sviluppo, soprattutto in Inghilterra. L'apparato formale risentì profondamente di questi cambiamenti così alla severità e all'imponenza dell'architettura napoleonica (lo Stile Impero, databile al 1805-1814) fece seguito il cosiddetto Classicismo della Restaurazione (1814-1840), in cui i temi tipicamente classici si fusero con le forme dell'architettura quattrocentesca recuperata in chiave romantica.

Nella seconda metà del secolo il Neoclassicismo divenne poi lo stile degli Stati borghesi arricchitisi con l'industrializzazione, mentre nei primi decenni del Novecento sarà presente in tutte le anacronistiche architetture ufficiali di numerosi Paesi, quali Stati Uniti, Italia e Germania, caricandosi ideologicamente e perdendo di fatto ogni rilevanza storica.[18]

Dal punto di vista della composizione, l'architettura ottocentesca divenne più rigorosa, prestando una maggiore attenzione filologica nell'utilizzo delle forme antiche e il linguaggio decorativo si fece più ricco ed espressivo. Le invarianti del codice-stile, ereditate in parte da quelle del secolo precedente, sono: le piante bloccate, costituite da figure regolari; la ricerca della simmetria in pianta ed in alzato; la predilezione per edifici a sviluppo orizzontale. I materiali impiegati all'esterno furono la pietra, l'intonaco bianco o colorato, il marmo, che spesso occultavano gli elementi metallici atti a rinforzare le murature.[19]

Neoclassicismo in Europa[modifica | modifica sorgente]

Francia[modifica | modifica sorgente]

Ange-Jacques Gabriel, Petit Trianon, Versailles

L'architettura civile francese volge al Neoclassicismo a partire dalla metà del Settecento con la realizzazione di impianti lucidi e sobri come Place de la Concorde a Parigi e il Petit Trianon di Versailles, entrambi di Ange-Jacques Gabriel, che trovano comunque le premesse nel classicismo barocco francese.[20] I progetti per la Place de la Concorde, all'epoca Place Louis XV, risalgono al 1753: i disegni originari definivano uno spazio assai diverso da quello attuale, frutto di piani redatti in epoca napoleonica, con due palazzi che delimitavano uno spazio chiuso da una serie di balaustre. Gli edifici erano chiaramente ispirati al prospetto di Claude Perrault per la facciata del Louvre. Per l'architettura francese, l'opera di Perrault (1613-1688) per il completamento del celebre palazzo reale di Parigi era infatti un esempio di assoluta maestria: il suo disegno chiaro e ordinato, caratterizzato da un frontone centrale e da una teoria di colonne binate erette sopra un massiccio basamento, ebbe una notevole influenza nella definizione dei nuovi canoni estetici dell'architettura.[21] Di poco posteriore alla celebre piazza parigina è appunto il Petit Trianon, costruito tra il 1761 ed il 1768, dove gli ambienti interni sono distribuiti in base alla loro funzione e non tanto ad esigenze estetiche di simmetria. L'esterno è molto semplificato e privo di eccessive decorazioni, ma è definito da un rigoroso ordine di grandi aperture vetrate.

La successiva generazione si indirizzò verso una concezione dell'architettura più classica e severa. Di oltre trent'anni più giovane di Gabriel, Marie-Joseph Peyre (1730-1785) si recò in Italia, dove vinse un concorso indetto dall'Accademia di San Luca per una cattedrale e due palazzi annessi. Rientrato in Francia, progettò una villa per Mme Leprêtre de Neubourg nei dintorni di Parigi, forse il primo edificio francese autenticamente classico.[22] La villa è posta su uno stilobate ed è costituita da volumi compatti, disadorni, con una pianta nella quale si attenua ogni enfasi: la disposizione delle stanze è semplice, non vi sono ambienti di disimpegno e le scale non sono evidenziate, essendo chiuse all'interno di un vano. Nel 1763, Peyre si dedicò alla casa per il principe di Condé, un impianto meno austero, il cui elemento più interessante è un colonnato che avvolge il cortile d'ingresso. Con l'amico Charles De Wailly progettò il Teatro dell'Odeon di Parigi, innalzato tra il 1779 ed il 1782, ma ricostruito più volte dopo essere andato distrutto in due incendi. L'aspetto del teatro è sobrio e severo, con l'esterno rivestito in bugnato e la facciata principale schermata da un portico di colonne doriche.

Claude-Nicolas Ledoux: progetto per la casa del direttore delle Saline Reali di Arc-et-Senans

In questo clima di rinnovamento, numerosi teatri sorsero in tutta la Francia, anche nei centri minori, come Amiens e Besançon. A Bordeaux, negli anni settanta del Settecento, fu eretto il Grand Théâtre, il più bel teatro francese dell'epoca.[23] Progettato da Victor Louis, è costituito da un blocco rettangolare, con una facciata preceduta da dodici grandi colonne corinzie.

Se Peyre, De Wailly, Louis e, come vedremo in seguito, Jean Chalgrin, sono annoverati tra i principali esponenti dello stile classico del tardo Settecento, altrettanto importanti furono artisti quali Jacques Gondouin, Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux. Il primo viene oggi ricordato per l'École de Chirurgie di Parigi, costruita tra nel 1769-1775. Essa rappresenta un'opera paradigmatica per l'epoca, tanto è vero che Quatremère de Quincy scriverà: "Questa è l'opera classica del tardo XVIII secolo".[24] La sua aula semicircolare, destinata ad ospitare l'anfiteatro di anatomia, presenta gradinate, pareti curve spoglie e una semicupola a cassettoni ispirata al Pantheon di Roma. Il successo di questa commissione, che influenzerà persino lo statunitense Benjamin Latrobe[25], frutterà all'autore molti altri incarichi fino allo scoppio della Rivoluzione e la sua opera servirà da modello per diverse sale di riunioni.

Questa predilezione per le volumetrie pure troverà in Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux i due maggiori esponenti;[26] malgrado quasi tutti i loro progetti siano rimasti solo su carta, entrambi aspiravano a creare un'architettura "parlante", cioè simbolica, in grado di comunicare la propria funzione attraverso l'uso sapiente delle forme. Boullée costruì pochissimo, ma esercitò un notevole influsso. Il suo progetto più famoso, che si inserisce nella cosiddetta Architettura della Rivoluzione, è quello per il Cenotafio di Newton, un'immensa sfera che avrebbe dovuto accogliere le spoglie del grande scienziato: tutto ha dimensioni colossali ed è trattato con un'espressiva elementarità astratta.[27] In epoca napoleonica i concetti espressi da Boullée troveranno un fedele seguace in Jean-Nicolas-Louis Durand, insegnante alla École polytechnique e precursore delle teorie sul funzionalismo, ovvero della stretta relazione che deve sussistere tra edificio e funzione.[28]

Giovanni Niccolò Servandoni, progetto per la facciata di Saint Sulpice, Parigi

Gli studi teorici di Boullée gettarono comunque le premesse per l'affermazione di Claude-Nicolas Ledoux, il cui lavoro, influenzato anche da Piranesi, è anch'esso caratterizzato da una estrema semplicità geometrica. Edificò numerosi hôtel e nel 1775 iniziò le Saline Reali di Arc-et-Senans, pensandole come una sorta di città ideale dai connotati utopici. Il complesso, realizzato solo in parte, si muove attraverso un linguaggio fortemente simbolico, tipico dell'architettura di Ledoux; non è un caso ad esempio che una delle sue più originali soluzioni, ovvero quella per la Casa dei sorveglianti del fiume, sia stata immaginata come un cilindro cavo posto attorno al fiume. Negli anni prerivoluzionari Ledoux si occupò della cinta daziaria di Parigi, offrendo un ampio repertorio di soluzioni nel disegno delle barriere doganali, alcune delle quali si sono conservate; tra queste la Barrière de la Villette, formata da una croce greca sormontata da un cilindro.

Nella trattazione delle principali opere neoclassiche del Settecento francese, vanno ricordati anche alcuni edifici sacri. Una delle prime manifestazioni di reazione al Rococò è la facciata Saint Sulpice[29], edificata in stile classico dal fiorentino Giovanni Niccolò Servandoni e più volte alterata nel corso del tempo.

Jacques-Germain Soufflot, interno del Pantheon di Parigi

Il maggior esempio nel campo dell'architettura sacra resta comunque il Pantheon di Parigi[30], originariamente sorto come chiesa di Ste-Geneviève e successivamente trasformato in mausoleo della Nazione. Dell'edificio, progettato da Jacques-Germain Soufflot e costruito tra il 1757 e il 1791, colpiscono la cupola ispirata a quella della cattedrale londinese di San Paolo e l'audace struttura interna che ricorda, per la sua leggerezza, quella delle antiche cattedrali gotiche. Infatti, durante la costruzione di Ste-Geneviève, Soufflot ed i suoi collaboratori perlustrarono la Francia alla ricerca delle pietre più adatte ed allestirono un laboratorio per analizzarne le caratteristiche di resistenza ed elasticità. Lo scopo era quello di rendere la struttura sempre più raffinata, così da ridurre gli elementi portanti, prendendo ad esempio le chiese medievali francesi, ma anche la Cappella della Sacra Sindone di Torino e Santa Maria della Salute a Venezia.

Un'altra chiesa parigina, quella di Saint-Philippe-du-Roule (1772-1784), è da rimarcare per la sua navata coperta da una volta a botte decorata a cassettoni e impostata su una trabeazione sorretta da una teoria di colonne ioniche. Il disegno si deve al citato Jean Chalgrin, ma l'edificio sarà stravolto verso la metà del secolo successivo con l'apertura di finestre lungo la volta e la costruzione di due cappelle. Malgrado ciò, lo schema di Saint-Philippe esercitò una certa influenza nell'architettura dell'epoca.[31]

Tra le architetture neoclassiche del XIX secolo un posto di rilievo spetta invece alla chiesa della Maddalena, costruita tra all'inizio dell'Ottocento in una Parigi fulcro del nuovo Impero napoleonico (si parla infatti di Stile Impero).[30] Destinata inizialmente ad essere una chiesa a pianta basilicale, nel 1806 Napoleone volle farne un Tempio della Gloria, modificando radicalmente il progetto originario e rendendolo simile ad un colossale tempio romano. Se per l'esterno questa relazione è evidentissima, per l'interno l'architetto si limitò ad articolare lo spazio mediante una serie di volte a vela, ispirandosi vagamente alla modularità dell'architettura termale romana. In sintesi è possibile affermare che, nell'architettura sacra di stampo neoclassico, il Pantheon parigino sta al Settecento come l'Église de la Madeleine sta all'Ottocento e ai fasti del suo Impero.

Louis-Pierre Baltard, Palazzo di Giustizia, Lione

Proprio l'ascesa di Napoleone coincise con la costruzione di altre imponenti opere pubbliche, destinate a mutare il volto di Parigi. Nel 1806 fu iniziato l'Arc de Triomphe, progettato da Jean Chalgrin; nei medesimi anni François-Joseph Bélanger coprì il cortile della Halle aux Blés con una cupola in ghisa; Alexandre-Théodore Brongniart disegnò la sede della Borsa di Parigi e, tra il 1806 ed il 1810, fu innalzata la Colonna Vendôme. Inoltre, è doveroso citare il principale intervento urbanistico di matrice neoclassica nella Parigi d'inizio Ottocento. Si tratta della sistemazione di Rue de Rivoli, avviata nel 1801 ad opera di Charles Percier e Pierre-François-Léonard Fontaine. I due progettisti realizzarono un lunghissimo rettilineo uniformato da prospetti continui degli edifici porticati; l'opera sarà portata a termine solo sotto Napoleone III, modificando però i disegni originari con l'aggiunta di grandi coperture mansardate.[32]

Con la fine dell'impero napoleonico, gli architetti francesi si ritrovarono senza una guida sicura. Le nuove tendenze furono pertanto individuate dall'Académie des beaux-arts e dal Conseil Génèral des Bàtiments Civils.[33] Figura di spicco di questa fase fu Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy (1755-1849), segretario dell'Académie per ben ventitré anni e convinto sostenitore dell'arte classica. I limiti del suo gusto, dovuti all'eccessiva rigidezza dei suoi ideali dottrinari, emergono in numerosi edifici costruiti nella Francia dell'epoca, come nel Palazzo di Giustizia di Lione, iniziato nel 1835 da Louis-Pierre Baltard e caratterizzato da una severa facciata composta da ventiquattro colonne d'ordine corinzio.[33]

Alcune innovazioni si registrano nell'opera di Jakob Ignaz Hittorff, sostenitore della teoria secondo la quale l'architettura greca doveva essere ricca di colore. Le sue opere principali, tutte a Parigi, sono la chiesa di San Vincenzo de' Paoli, la sistemazione di Place de la Concorde e la Gare de Paris Nord. Nella chiesa di San Vincenzo, alla cui costruzione subentrò intorno al 1830, egli dimostrò come l'architettura classica potesse essere variata senza allontanarsi dai modelli antichi. Esternamente la chiesa è preceduta da un portico ionico sormontato da un frontone, affiancato da due torri quadrate, mentre l'interno, suddiviso in navate da due ordini di colonne, risulta policromo e riccamente decorato, con un'articolazione più affine all'architettura paleocristiana che a quella neoclassica: le colonne sono color albicocca, il registro superiore è affrescato e le capriate sono rosse e blu, dorate ad imitazione di quelle presenti nel Duomo di Monreale. Pochi anni dopo si occupò del riassetto di Place de la Concorde, dove aggiunse statue, innalzò l'obelisco e pose la fontana di ghisa. Nel 1859 progettò la Gare de Paris Nord, la sua maggiore realizzazione, la cui facciata presenta però un miscuglio di motivi classici in scala sproporzionata.[34]

Gran Bretagna[modifica | modifica sorgente]

L'Inghilterra conobbe l'architettura di Andrea Palladio all'inizio del XVII secolo, grazie all'opera di divulgazione di Inigo Jones.[35] Da allora la fortuna del palladianesimo fu tanta che dominò l'architettura inglese fino a quando non fu modificato in maniera più elegante da Robert Adam (1728-1792), la cui attività oscilla tra Neoclassicismo pittoresco e un Neogotico in versione classicheggiante.[36]

Per tutto il XVIII secolo si registra la costruzione di numerose residenze improntate proprio allo "stile italiano", come la Holkham Hall e la Chiswick House, disegnate da William Kent e Lord Burlington. Dalla collaborazione tra i due scaturì la sala d'ingresso di Holkham Hall (1734 circa), definita come "uno dei più spettacolari interni del XVIII secolo".[37] Al modello di base, derivato da un progetto non realizzato del Palladio, essi aggiunsero un'abside ancora una volta ispirata alle chiese veneziane dello stesso architetto italiano; diversi particolari, come l'incavo a cassettoni, sono ispirati alle ricostruzioni archeologiche pubblicate sul volume Edifices antiques de Rome sin dal 1682. L'effetto finale è decisamente classico, per una sala che rivela una concezione drammatica d'ispirazione barocca.[37]

Il primo interno neoclassico inglese è comunque da ricercare nella sala che James Stuart eseguì nella Spencer House di Londra nel 1758.[38] Stuart costruì assai poco nel corso della sua carriera, ma è noto soprattutto per aver riscoperto il gusto greco: il suo tempio nel parco di Hagley Hall è il primo esempio di Neogreco dorico di tutta Europa.[39]

William Kent, Tempio della Virtù Antica, Buckinghamshire
Robert Adam, sezione dell'anticamera di Syon House

Invece, in campo urbanistico sono significative le trasformazioni di tendenza classicheggiante promosse nella cittadina termale di Bath dove, a partire dalla prima metà del Settecento, John Wood il Vecchio realizzò una serie di interventi ispirandosi ai modelli del passato (come il Foro Romano); l'opera fu completata dal figlio John Wood il Giovane con l'aggiunta del Crescent, un corpo curvilineo caratterizzato da un prospetto continuo e definito da un ordine gigante di colonne. Le trasformazioni di Bath influenzeranno, come vedremo in seguito, numerosi interventi urbanistici in Inghilterra e negli Stati Uniti.[40]

Parallelamente, a partire dal 1740, con l'affermazione del pittoresco, in architettura si diffuse la passione per le rovine, tanto che numerosi architetti incominciarono a ideare i loro edifici in decadenza, ridotti in rovina dall'azione del tempo. In questa corrente si inserisce il primo progetto inglese che rientra a pieno titolo nel Neoclassicismo, ovvero il mausoleo del Principe di Galles (1751), di William Chambers; eppure, i caratteri neoclassici di questo progetto si dissolvono nella concezione romantica del mausoleo, che fu presentato nella forma che esso avrebbe assunto una volta andato in rovina.

Il pittoresco traeva origine dall'arte dei giardini più che dall'architettura; il parco all'inglese derivava invece dai giardini rinascimentali italiani, lodati da Alexander Pope e il citato William Kent.[41] Il primo giardino all'inglese degno di nota fu proprio quello che Alexander Pope volle realizzare a Twickenham, iniziato nel 1719 e caratterizzato da una zona selvatica, da una grotta e da un tempietto a conchiglia. Successivamente, nei cosiddetti Elysian Field (Buckinghamshire), William Kent progettò il tempio a pianta circolare della Virtù Antica (1734), ispirandosi allo schema di Palladio per il Tempio di Vesta a Tivoli. Lo stesso Kent disegnò il giardino di Rousham, nell'Oxfordshire, analogo al precedente, ma al contempo più vario e unitario. Entrambe le opere di Kent costituiscono il termine di paragone del giardino realizzato tra il 1740 ed il 1760 a Stourhead, nel Wiltshire. Il parco, nato dalla fusione di architettura, archeologia, poesia, giardinaggio, topografia ed esoterismo, sorse a breve distanza da Salisbury e Glastonbury, in una vallata lacustre, dalla vegetazione lussureggiante; qui furono incastonati numerosi tempietti di imitazione classica, come il Pantheon di Claudio e Virgilio, completato nel 1754 e ornato all'interno con statue raffiguranti Ercole, Flora e Livia Augusta nelle vesti di Cerere, quest'ultima proveniente proprio dagli scavi archeologici di Ercolano.

Joseph Bonomi il Vecchio, chiesa nel parco di Packington
James Wyatt, Pantheon in Oxford Street, Londra (distrutto)

A Robert Adam va il merito di aver compiuto una sintesi tra la tradizione inglese ed i gusti europei. Nato in Scozia nel 1728, visitò la Francia e l'Italia, dove divenne amico di personalità del calibro di Piranesi. E proprio al Piranesi rimanda lo stile retorico con il quale riprodusse i propri edifici pubblici nel volume The Works in Architecture of Robert and James Adam. Il suo stile è una combinazione che parte dall'arte classica fino ad arrivare al palladianesimo e al pittoresco. Nei suoi interni si ritrovano molti riferimenti alle terme romane, ma anche elementi di compromesso tra l'architettura greca e quella romana, come nell'anticamera di Syon House, dove Adam impiegò decorazioni della trabeazione tratte dall'Eretteo, colonne provenienti direttamente da Roma e un soffitto di stampo palladiano: a ben vedere, Adam creò una sintesi non tanto di origine intellettuale, ma scenografica e pittoresca.[42]

Sul finire del XVIII secolo si registra anche l'attività di Joseph Bonomi il Vecchio, James Wyatt e Henry Holland. Il primo, nato in Italia, si era trasferito in Inghilterra nel 1767. Tra le sue opere, in cui confluiscono accurate reminiscenze archeologiche, si ricorda la chiesa per il parco Packington, nel Warwickshire, che denuncia affinità con la coeva architettura rivoluzionaria di Ledoux in Francia e Gilly in Germania, ed è unica nel panorama inglese.[43] Di forme austere e spoglie, l'esterno è in puro laterizio ed è alleggerito da grandi finestroni a lunetta semicircolare di derivazione termale; l'interno sembra ispirarsi al Tempio di Nettuno a Paestum, con colonne doriche che sostengono le volte di copertura. Probabilmente questa conformazione interna influenzò diversi architetti, tra cui James Wyatt.[44]

Wyatt era rivale di Adam e acquistò fama con il Pantheon di Oxford Street in Londra (1770, distrutto), un edificio destinato ai divertimenti che costituiva una singolare versione neoclassica della basilica di Santa Sofia di Istanbul. Costruì moltissimo, anche se è ricordato soprattutto per i suoi contributi in campo neogotico e per i massicci restauri delle cattedrali inglesi; tuttavia edificò diverse residenze di campagna in stile neoclassico, come quella di Dodington, nel Gloucestershire, in cui confluiscono particolari del mondo greco e romano.

British Museum a Londra

Strettamente legato al linguaggio di Wyatt e Adam è Henry Holland, che nella sua prima commissione importante, il Brooks’s Club di Londra (1776) disegnò, dietro una facciata palladiana, ambienti con sobrie e misurate decorazioni. Due anni dopo cominciò a lavorare a una dimora nell'Herefordshire, alla quale fecero seguito le ampie trasformazioni di Carlton House, dove si riscontrano influenze francesi[45], come francesi erano gli artigiani che si occuparono della decorazione e del disegno del mobilio.

Anche l'Ottocento produce risultati notevoli: esempi importanti sono il British Museum a Londra, la Saint George's Hall a Liverpool e alcune opere di John Soane.[46] Il British Museum è un monumentale edificio costruito a partire dagli anni venti e schermato da una teoria di eleganti colonne ioniche: l'articolato complesso riprende il tema dei templi classici e concentra al suo interno un grande cupola in ghisa che sovrasta la sala di lettura.

Di poco posteriore è la St. George's Hall di Liverpool, severa costruzione destinata ad ospitare la vita civica della città. Questa sorta di basilica civile altro non è che un insieme di volumi diversi accostati tra loro e uniti da una trabeazione che corre su tutte le facciate dell'edificio. Il complesso fu progettato da Harvey Lonsdale Elmes, ma alla sua morte i lavori furono continuati da Charles Robert Cockerell, che vi aggiunse il volume della Concert Hall, la cui ricca decorazione classica contrasta con la sobrietà dell'esterno.

Invece, tra le creazioni di Soane alcune annotazioni merita la casa che l'architetto progettò per se stesso a Londra (ora Sir John Soane's Museum): il disegno originario, non eseguito integralmente, era impostato alla massima semplicità, con grandi archi aperti in facciata, avvicinandosi quindi alle architetture rivoluzionarie di Claude-Nicolas Ledoux.[47] Di contro, l'interno, assai congestionato e claustrofobico, annulla il classicismo dell'esterno, rivelando un linguaggio estremamente personale e più affine alla tradizione pittoresca: numerosi specchi (oltre 90 in una delle stanze più piccole) simulano vani più ampi, l'illuminazione proviene dall'alto, mentre archi goticizzanti distaccano i soffitti dalle pareti.

Tra le trasformazioni urbanistiche occorre ricordare Regent's Park e Regent Street a Londra, opera di John Nash. L'architetto, influenzato dalle citate sistemazioni intraprese a Bath, realizzò una serie di snodi all'interno del tessuto urbano della città, progettando abitazioni con colonne, trabeazioni e timpani, in linea con i dettami del Neoclassicismo; tuttavia il sinuoso percorso abbandona la staticità vista nelle trasformazioni parigine e, offrendo scorci prospettici sempre nuovi, riesce a coniugare in sé anche il gusto romantico per la continua scoperta e per il pittoresco.[48]

In ogni caso, i migliori progettisti inglesi dell'epoca subirono il fascino del Neogotico, spesso associato ad una tradizione religiosa, architettonica e intellettuale che si affermò nei centri di Oxford, Cambridge e Londra. Invece, dalla metà dell'Ottocento, in Scozia e nel nord del Paese fiorì un'intensa stagione neoclassica, riscontrabile ad esempio nella Town Hall di Leeds (1853), nella Picton Reading Room di Liverpool (1875) o nelle chiese che Alexander Thomson edificò a Glasgow sotto l'influenza di Schinkel e Cockerell.

Germania[modifica | modifica sorgente]

L'architettura che introduce con vigore il Neoclassicismo in Germania è la Porta di Brandeburgo[49], innalzata a Berlino da Carl Gotthard Langhans tra il 1789 ed il 1793: si tratta di un severo monumento in stile dorico, il primo nel suo genere basato sulle ricostruzioni, pubblicate a metà del Settecento, dei Propilei di Atene.[44] Siamo davanti ad un caso particolare di arco di trionfo, che prevede però una rinuncia agli elementi architettonici di origine romana per privilegiare quelli dorici, nonostante i basamenti delle colonne siano tipicamente romani.

Altre opere da prendere in considerazione sono gli studi di Friedrich Gilly.[50] Il giovane architetto costruì poco nella sua breve vita e non visitò mai l'Italia, tuttavia dopo il 1790 approntò alcuni progetti indubbiamente significativi: il disegno per il Teatro Nazionale di Berlino e il monumento a Federico il Grande. In particolare, nel Teatro si avverte lo stretto legame con la coeva architettura francese di Ledoux: Gilly rinuncia a gran parte delle decorazioni e rafforza i volumi, quest'ultimi definiti nella loro conformazione dalla specifica funzione che avrebbero dovuto assolvere. Così come Ledoux in Francia e John Soane in Inghilterra, Gilly sembrò preannunciare un'architettura totalmente nuova, che però non troverà spazio nella società ottocentesca, dominata dalle committenze di proprietari di industrie e di miniere: uomini dotati di grandi ricchezze, ma generalmente di scarsa cultura.[51]

Allievo di Gilly fu Karl Friedrich Schinkel, che dopo un esordio neogotico, si avvicinò al Neoclassicismo di matrice greca, stile che ebbe molta fortuna in Germania. In generale, l'opera di Schinkel, con i suoi elementi gotici, classici e pittoreschi, si avvicina più all'Inghilterra che alla Francia o all'Italia, ma la sua interpretazione funzionale del Classicismo, che tornerà ancora in auge tra il 1910 ed il 1940, venne identificata come uno stile profondamente nazionale. Nei primi anni dell'Ottocento realizzò la Neue Wache e altri edifici a Berlino, dalle forme chiare ed eleganti che influenzeranno persino l'architettura di paesi più lontani, come la Finlandia.[52] Altri capolavori di Schinkel sono il Berliner Schauspielhaus e l'Altes Museum di Berlino. Nel teatro berlinese l'architetto esaltò la funzionalità delle varie parti, conferendo all'edificio e alle sue marcate volumetrie, una straordinaria tridimensionalità: l'elemento più vicino alla tradizione è il colonnato esastilo sormontato da un frontone riccamente decorato.

Al funzionalismo del Berliner Schauspielhaus si contrappone il più classicheggiante Altes Museum, che unisce il tema del lungo porticato della stoà dell'antica Grecia, alla rotonda del Pantheon posta all'interno: il risultato è un prospetto fortemente dilatato, che affida la propria carica comunicativa ad una teoria di ben diciotto colonne ioniche.

Rivale di Schinkel fu Leo von Klenze,[53] la cui fama è legata soprattutto al progetto del Walhalla presso Ratisbona e della Gliptoteca di Monaco; si tratta di due complessi neogreci, innalzati nei primi decenni dell'Ottocento. Tra i due, sorprendente per imponenza è certamente il Walhalla, tempio nel quale, secondo la mitologia, si riunivano le anime degli eroi caduti in battaglia: si tratta di un tempio periptero in stile dorico, posto su un possente basamento al quale si accede mediante ampie scalinate. La costruzione richiama in maniera straordinaria il citato monumento ideato da Gilly per Federico il Grande, ma von Klenze conferisce all'opera un'impronta più romantica: il Walhalla infatti ripropone al suo interno i busti delle più importanti personalità tedesche, con un bassorilievo che illustra la storia della Germania.

Italia[modifica | modifica sorgente]

A partire dalla seconda metà del Settecento anche in Italia si registra la costruzione di alcuni edifici classicheggianti. Il Neoclassicismo tuttavia non si affermò in modo unitario su tutto il territorio, all'epoca ancora suddiviso in molti piccoli stati, spesso sotto il diretto controllo di governi stranieri. A Roma, ad esempio, si erano realizzati straordinari monumenti che risentivano ancora della cultura barocca e rococò (come Piazza di Spagna e la Fontana di Trevi); in Piemonte erano attivi Filippo Juvarra e Bernardo Antonio Vittone; nel Regno di Napoli, dove furono chiamati Ferdinando Fuga e Luigi Vanvitelli, si andavano costruendo il Real Albergo dei Poveri e la Reggia di Caserta; il Veneto invece era ancora legato alle influenze palladiane[54]. In altri territori sotto la dominazione austriaca si assiste ad un'eccezionale stagione artistica, come Trieste e Milano, dove il Piermarini prima e il Cagnola più tardi dirigono il rinnovamento della città.

Non mancano importanti edifici religiosi costruiti o ristrutturati in stile neoclassico, tra cui la Cattedrale di Santa Croce a Forlì ed il Duomo di Novara.

Veneto[modifica | modifica sorgente]

Però fu proprio in Veneto, ed in particolare a Venezia, che si iniziò a delineare un nuovo gusto architettonico, più vicino alle nuove tendenze europee. Una certa coerenza si riscontra già a partire dal portico della chiesa di San Nicola da Tolentino (1706-1714) di Andrea Tirali, al quale fecero seguito le chiese di San Simone Piccolo di Giovanni Antonio Scalfarotto, maestro di Giovanni Battista Piranesi, e della Maddalena (1780) di Tommaso Temanza che già 1748 aveva proposto a Padova una facciata di sapore razionale per la chiesa di Santa Margherita, lavoro che fu accolto con asprezza dai critici dell'epoca. Al contempo, Venezia ebbe anche un ruolo nell'elaborazione teorica dei principi neoclassici con la presenza di Carlo Lodoli e Francesco Algarotti, sostenitori di idee funzionaliste e antibarocche.

Tuttavia, il principale artefice di questo rinnovamento fu Giannantonio Selva.[55] Suo il progetto per il Teatro La Fenice di Venezia (1790-1792), rimaneggiato successivamente e ricostruito dopo il disastroso incendio del 1996. A Selva è stato anche attribuito, non senza incertezze, il Tempio Canoviano a Possagno (1819-1833), perfetta fusione tra i modelli del Partenone e del Pantheon.

Dopo l'intervallo napoleonico, che non produsse risultati particolarmente interessanti[56], si affermò Giuseppe Jappelli (1785-1852); allievo di Selva, egli deve la sua fama al Caffè Pedrocchi e al Pedrocchino di Padova, eclettico edificio in cui si unisco pure forme neogotiche. Lavorò anche in numerose ville venete, mostrando uno stile deciso e competente, degno del Neoclassicismo internazionale.[56]

Roma[modifica | modifica sorgente]

A Roma il Neoclassicismo giunse solo con l'inizio delle trasformazioni presso i Musei Vaticani decise da Giovanni Battista Visconti[57], Commissario dei Musei e Soprintendente alle Antichità, succeduto a Winckelmann dopo il 1768; su progetto di Michelangelo Simonetti e Pietro Camporese furono aggiunte imponenti sale come quella delle Muse, mentre, tra il 1817 e il 1822, Raffaele Stern realizzò il cosiddetto Braccio Nuovo. Nel loro insieme, questi ambienti costituiscono una sequenza di spazi diversi, tutti caratterizzati da una insolita correttezza archeologica, che però risulterà difficilmente applicabile ad opere minori.[57]

L'arrivo dei francesi coincise con l'affermazione di Giuseppe Valadier, autore dei restauri del Colosseo e dell'Arco di Tito, nonché dei progetti di Villa Torlonia, del famoso Caffè del Pincio (noto come Casina Valadier), della facciata di San Rocco e della sistemazione di Piazza del Popolo. Quest'ultima in particolare rappresenta un capolavoro del Neoclassicismo italiano. Fino ad allora la celebre piazza romana appariva come uno spazio caotico, dominato solo dalle chiese di Carlo Rainaldi e delimitato su un lato dalla Porta del Popolo; l'intervento di Valadier, che faceva seguito ad una prima sistemazione eseguita dai francesi, fece assumere alla piazza una forma ellittica, con l'inserimento di due muraglioni monumentali ai lati delle chiese gemelle del Rainaldi. Di conseguenza, nella realizzazione di Piazza del Popolo, il Neoclassicismo non appare come l'elemento dominante, ma contribuisce alla perfetta coesistenza tra le diverse emergenze architettoniche.[58]

Negli anni postunitari il Neoclassicismo non produsse risultati di rilievo; simbolo di questa deriva può essere ricercato nel Monumento a Vittorio Emanuele II a Roma (noto come Vittoriano), terminato solo nel 1911, nell'anno dell'Esposizione Universale. In questo caso gli intenti celebrativi fin troppo pomposi dell'opera, volti ad osannare lo Stato monarchico, confluirono in una mera ed inutile retorica di stato.[59]

Napoli[modifica | modifica sorgente]

A Napoli gli elementi di rottura con la tradizione barocca, già in parte riscontrabili in vari ambienti della monolitica Reggia di Caserta di Luigi Vanvitelli, vanno ricercati nella produzione architettonica operata durante il decennio francese (1806-1815), in particolar modo in due importanti architetture: la facciata del Teatro San Carlo e la Basilica di San Francesco di Paola, inserita nell'emiciclo di Piazza del Plebiscito.[60]

La prima, iniziata nel 1810 dal toscano Antonio Niccolini, è strettamente francese e fiorentina, con un leggero colonnato ionico aperto al di sopra di un alto basamento porticato che si pone a margine del Palazzo Reale; Niccolini fu infatti notevolmente influenzato dal prospetto della Villa di Poggio Imperiale di Firenze, progettato in buona parte da Pasquale Poccianti solo pochi anni prima.[61] Negli anni seguenti l'attività di Niccolini fu intensa: disegnò il complesso della Villa Floridiana al Vomero, al cui interno costruì la Villa Lucia, ideò la nuova facciata del Palazzo Partanna in piazza dei Martiri e si dedicò anche a numerosi progetti, non eseguiti, per il riassetto del Palazzo Reale, in cui è viva la sensibilità al giardino all'inglese.

La chiesa di San Francesco di Paola, di Pietro Bianchi, si colloca invece tra le più importanti architetture sacre del periodo, tanto che viene annoverata dalla critica come "la più ricca e accurata delle nuove chiese italiane".[62] La sua costruzione, legata alle complesse vicende politiche del Regno di Napoli, fu intrapresa per realizzare il Foro murattiano, ma nel 1817 fu convertita in chiesa come ex voto da parte di Ferdinando per la restaurazione al potere dei Borbone di Napoli. Il suo architetto, dopo un concorso che vide coinvolti i principali artisti del tempo, realizzò un tempio fortemente ispirato al Pantheon di Roma, differenziandolo solo nelle proporzioni e nella presenza di due cupole minori ai lati della calotta principale.[63]

Altre figure di rilievo dell'architettura neoclassica del primo Ottocento furono Stefano Gasse (impegnato in numerose opere pubbliche durante il periodo francese e durante la Restaurazione, come l'Osservatorio astronomico di Capodimonte e il Palazzo San Giacomo) e Gaetano Genovese (lavori nella Reggia vanvitelliana).

Sicilia[modifica | modifica sorgente]

Collegata all'attività di Napoli, ma distinta da essa, è quella siciliana.[62] Generalmente si ritiene che in Sicilia il superamento del fastoso Barocco locale si avviasse con la presenza del francese Léon Dufourny[64], studioso degli antichi templi presenti nella regione, che a partire dal 1789 progettò l'edificio principale del nuovo Orto botanico di Palermo, con un pronao in stile dorico.

Tuttavia, già nel 1750 era stato completato Palazzo Isnello, la cui facciata principale, opera di architetto ignoto, presenta elementi stilistici che precorrono il Neoclassicismo nella regione.[65]

Successivamente, l'architettura palermitana volse al Neoclassicismo grazie all'opera di un allievo del Vanvitelli e amico di Duforny, Giuseppe Venanzio Marvuglia, il quale realizzò numerose costruzioni ascrivibili al nuovo stile. Tra il 1799 ed il 1802 Marvuglia edificò anche la cosiddetta Palazzina Cinese; in questa curiosa costruzione convivono elementi classici e altri desunti dall'architettura orientale, che manifestano la vocazione eclettica del Neoclassicismo siciliano, mentre nel giardino si trova ancora una fontana avente la forma di una grande colonna dorica sormontata dalla figura di Ercole.

La Sicilia dette, inoltre, un contributo indiretto all'affermazione del Neoclassicismo grazie alla presenza di molte testimonianze dell'arte greca, per visitare e studiare le quali soggiornarono sull'isola molti artisti che furono protagonisti del dibattito architettonico tra fine XVIII secolo ed inizio XIX secolo, come Schinkel (nel 1804),[66] Hittorff, von Klenze, Labrouste, ed altri.

Molto più tarda ed ascrivibile piuttosto all'eclettismo ottocentesco, è invece la costruzione, su progetto di Giovan Battista Filippo Basile e del figlio Ernesto, del Teatro Massimo di Palermo (1875-1897), impreziosito da un imponente apparato decorativo in antitesi allo stretto funzionalismo auspicato all'inizio del XIX secolo da Jean-Nicolas-Louis Durand.

Toscana[modifica | modifica sorgente]

In Toscana il clima è particolarmente interessante. Sotto Pietro Leopoldo e nei primi decenni del dominio lorenese, cominciò un graduale avvicinamento ai temi neoclassici in contrapposizione alla moda tardobarocca. I principali esponenti di questo rinnovamento, che si concentrò soprattutto su opere di pubblica utilità, furono Gaspare Paoletti, Giuseppe Manetti[67], Giuseppe Salvetti, Grato e Giocondo Albertolli, Bernardo Fallani, Giuseppe Valentini e Giovan Battista Ciardi.[68]

Con la Restaurazione i modelli classici furono filtrati attraverso l'architettura rinascimentale, in quello che la critica ha identificato come "Classicismo Romantico". Uno degli architetti più significativi dell'epoca fu Pasquale Poccianti[61], allievo di Gaspare Paoletti e che, all'inizio della sua carriera, aveva collaborato con Giuseppe Cacialli per la sistemazione della Villa di Poggio Imperiale, a Firenze. La fama di Poccianti è legata soprattutto al completamento dell'Acquedotto Leopoldino di Livorno: qui realizzò opere straordinariamente vicine a quelle dell'architettura di Claude-Nicolas Ledoux[69], come il Cisternone (1829-1842), il serbatoio posto al termine del percorso delle condotte e caratterizzato da una originale semicupola decorata a cassettoni. Per l'acquedotto progettò inoltre altre due cisterne, ovvero il serbatoio di Pian di Rota e il cosiddetto Cisternino di città, sempre a Livorno. Si tratta in entrambi i casi di edifici dalle volumetrie chiare e contrastanti, dove alle influenze francesi si somma l'evidente conoscenza delle architetture termali romane e della tradizione toscana del XIV secolo (quest'ultima riscontrabile nelle strette finestre a feritoia aperte lungo i massicci corpi di fabbrica dei serbatoi). Poccianti fu impegnato anche a Firenze, dove, ai lavori per Palazzo Pitti e per la Biblioteca Medicea Laurenziana, si aggiunsero i progetti non realizzati per la facciata di San Lorenzo, immaginata come una rigorosa sovrapposizione di due porticati classicheggianti.

Ma la Toscana del primo Ottocento presenta un panorama architettonico assai vivace (forse a causa degli intensi scambi culturali con l'estero e la Francia in particolare), con molte figure di rilievo[70]: Luigi de Cambray Digny, le cui opere subirono l'influenza dal Neoclassicismo francese dell'età napoleonica; Lorenzo Nottolini che, negli stessi anni in cui Poccianti portava a termine l'acquedotto di Livorno, lavorò all'imponente sistema di approvvigionamento idrico della città di Lucca, realizzando un condotto sopraelevato, perfettamente rettilineo, lungo tre chilometri e sostenuto da oltre 400 arcate (il cosiddetto Acquedotto del Nottolini); Alessandro Manetti che realizzò la cinta daziaria di Livorno, alcuni ponti sospesi ed altre opere d'ingegneria; Carlo Reishammer, autore di sorprendenti progetti che ebbero per protagonista la ghisa, come la chiesa di San Leopoldo a Follonica e la Porta San Marco a Livorno, in cui sembra richiamare, anch'esso, alcuni stilemi dell'architettura di Ledoux; Agostino Fantastici, autore di numerosi interventi nell'architettura civile e religiosa del territorio senese.[71]

Trieste[modifica | modifica sorgente]

Pietro Nobile, chiesa di Sant'Antonio a Trieste, sullo sfondo del Canal Grande

Anche Trieste riveste un ruolo di primo piano nel Neoclassicismo italiano. Come città multietnica e porto dell'Impero Austro-Ungarico, Trieste tende a differenziarsi, in questo periodo, dalle altre maggiori realtà italiane. Le sue particolarità storiche influenzano l'aspetto urbanistico della città fino al giorno d'oggi.[72]

L'influsso germanico si riscontra nel Teatro Verdi (iniziato nel 1798), opera di Matteo Pertsch, che si avvicina ai canoni del Neoclassicismo milanese. Sempre di Pertsch è il Palazzo Carciotti, schermato da un portico esastilo leggermente aggettante che sorregge una balaustra monumentale dietro la quale si apre una cupola emisferica.

L'architettura più emblematica è però la chiesa di Sant'Antonio, progettata nel 1808 da Pietro Nobile e innalzata solo a partire dagli anni venti dello stesso secolo. La conformazione del lotto, lungo e stretto, indusse l'architetto ticinese a variare il tema del Pantheon, disegnando un corpo di fabbrica a pianta rettangolare con una cupola al centro. La particolarità più evidente della chiesa è la sua posizione scenografica, alla fine del Canal Grande, così spettacolare tanto da farne uno dei simboli della città triestina.

Lombardia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Neoclassicismo a Milano.

A Milano la scena è inizialmente dominata da Giuseppe Piermarini[73], autore del Palazzo Belgioioso (1772-1781), della Villa Reale di Monza (dal 1776), del Teatro alla Scala (1776-1778, dove confluiscono anche elementi neorinascimentali) e della Villa Cusani Tittoni Traversi a Desio (con interventi anche, in seguito, di Pelagio Palagi).

Rivale del Piermarini fu Simone Cantoni, che aveva lavorato anche per Vanvitelli e si era formato all'Accademia di Parma, sotto Ennemond Alexandre Petitot[74], e a Genova. A Milano si dedicò alla progettazione del Palazzo Serbelloni, che presenta un corpo centrale con colonne che sorreggono un frontone, mentre a Como, verso la fine del Settecento, costruì la Villa Olmo.

A Leopoldo Pollack e Luigi Canonica, allievi del Piermarini, va il merito di aver affermato le nuove tendenze architettoniche. Del primo ricordiamo la Villa Belgioioso (poi Reale, ora Villa Comunale), la Villa Casati a Muggiò e la Rotonda di via Borgovico, a Como, opere che però non presentano piante particolarmente interessanti[75]; del secondo è doveroso citare il progetto per l'Arena, frutto di un disegno più vasto, promosso anche da Giovanni Antonio Antolini, per la sistemazione delle aree attorno al Castello Sforzesco.

A questi fece seguito Luigi Cagnola, che nelle sue creazioni cercò ispirazione esclusivamente nelle opere della tradizione italiana: questi progettò la Rotonda di Inverigo una massiccia e vistosa villa e la chiesa di San Lorenzo a Ghisalba (1822), ancora una volta cimentandosi sul tema della rotonda. Suo è l'Arco della Pace di Milano, ennesima trasposizione del modello dell'arco trionfale romano. Degno di nota è pure l'Arco di Porta Nuova, realizzato nel 1813 su progetto dell'architetto Giuseppe Zanoia che fu preferito al disegno del Cagnola.

L'edificio che chiude il Neoclassicismo milanese, e più in generale quello italiano, è la chiesa di San Carlo al Corso, di Carlo Amati, ritenuta tuttavia troppo imponente nelle sue dimensioni.[61]

Genova[modifica | modifica sorgente]

Carlo Barabino, Pantheon nel Cimitero di Staglieno, Genova

Altra personalità di rilievo nella storia del Neoclassicismo italiano è Carlo Barabino, il più importante architetto genovese del XIX secolo.[61]; tra le sue creazioni vanno ricordate il Teatro Carlo Felice e il Cimitero di Staglieno a Genova. Del Carlo Felice, inaugurato nel 1828 oggi resta solo la facciata, arricchita da un grande porticato esastilo: il corpo del teatro fu inesorabilmente colpito dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel Cimitero di Staglieno, completato dall'allievo Giovanni Battista Resasco, si inseriscono invece molti elementi della tradizione classica, come una copia del Pantheon romano, posta in posizione sopraelevata rispetto alla base del cimitero.

A Genova lavorò pure il citato Simone Cantoni, che prese parte ai lavori per la ricostruzione del Palazzo Ducale; qui progettò il sontuoso salone del primo piano, lodato persino da Milizia, che ebbe modo di visitare il cantiere ancor prima della fine dei lavori.

Piemonte[modifica | modifica sorgente]

Il Piemonte conobbe una vivace fase di transizione al Neoclassicismo tra Sette ed Ottocento, con personalità attive anche teoricamente sul versante classicista, spesso in rapporto stretto con le società di studiosi subalpini impegnati nel confronto con la nuova circolazione di cultura, in direzione romana e parigina; ricordiamo Giuseppe Battista Piacenza, Carlo Randoni, ed alcune precoci realizzazioni di Filippo Castelli.

Il Neoclassicismo piemontese ebbe un notevole sviluppo grazie all'urbanistica e alle trasformazioni che, sotto l'influenza diretta dei francesi, interessarono Torino nei primi anni dell'Ottocento. Fulcro dei nuovi ampliamenti fu la chiesa della Gran Madre di Dio (1814-1831), un edificio a pianta circolare, preceduto da pronao su modello del Pantheon di Roma, che fu innalzato da Ferdinando Bonsignore a margine della coeva piazza Vittorio Veneto.[76]

L'insegnamento di Bonsignore, all'università ed all'accademia torinesi creò più generazioni di abili architetti, i quali diffusero per tutto il Piemonte ed anche nel genovesato e nel nizzardo i risultati di una scuola di grande validità e spessore culturale. Si ricordano, tra gli altri, il colto Giuseppe Maria Talucchi, braccio destro di Bonsignore all'università ed autore dell'imponente chiesa di Santa Maria del Borgo a Vigone (1835 sgg.), Benedetto Brunati, Luigi Canina, Ernesto Melano, quest'ultimo attivo anche nei cantieri carloalbertini di corte, lo svizzero Giuseppe Leoni, Giuseppe Formento, l'eporediese Pessatti, Michelangelo Bossi, ecc.

Nei cantieri di corte, a partire dagli anni di Carlo Alberto di Savoia-Carignano, a Palazzo Reale di Torino, nella tenuta di Pollenzo, al castello di Racconigi, operò come direttore artistico Pelagio Palagi, coadiuvato per le architetture, anche con realizzazioni autonome, da Carlo Sada.

Nella seconda metà dell'Ottocento è da segnalare Alessandro Antonelli, allievo di Bonsignore e Talucchi, autore del Duomo di Novara, che rivestì di elementi classici gli enormi edifici della Mole Antonelliana di Torino e della cupola di San Gaudenzio nella stessa Novara, forzando le proporzioni canoniche verso una nuova idea di architettura, fortemente segnata da sperimentazioni strutturali.

Russia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura neoclassica in Russia.

In Russia, le contaminazioni del mondo occidentale ebbero molta fortuna, in particolar modo a San Pietroburgo.[77] Qui, fino a circa il 1760, trovavano ancora spazio i gusti rococò dell'italiano Bartolomeo Rastrelli (vedi il Palazzo d'Inverno); fu Caterina la Grande ad introdurre il Neoclassico nella capitale, commissionando ad un architetto francese, Jean-Baptiste Michel Vallin de La Mothe, alcuni palazzi, come l'Accademia delle Belle Arti. Nel 1779 Giacomo Quarenghi (1744-1812) accettò l'invito di recarsi a San Pietroburgo[78], ove rimase per il resto della sua vita, divenendo l'architetto ufficiale di Caterina II[79]; egli tra il 1780 ed il 1785 trasformò Pietroburgo in una città classica.[80] Realizzò numerosi palazzi e portò in auge un originale stile monumentale, d'ispirazione palladiana, riscontrabile, ad esempio, sia nel sobrio e severo palazzo inglese del parco di Peterhof (1781-1789, distrutto) che nel più ricco Teatro dell’Ermitage (1782-1785).[81]

Nello stesso periodo fu attivo anche lo scozzese Charles Cameron (1743-1812), autore della Galleria Cameron nel Palazzo di Caterina a Tsarskoye Selo, dove riprese lo stile dell'inglese Adam[81] ed il Palazzo del Granduca Paolo a Pavlovsk, costruito dal 1781 al 1796. Nel parco del palazzo di Pavlovsk, Cameron fece erigere il primo tempietto dorico di tutta la Russia.[82]

I primi edifici del XIX secolo appaiono in stretti rapporti con le architetture di Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux: è il caso della Borsa di San Pietroburgo, disegnata proprio da un francese e risalente al 1804. Alla Borsa, sorta mentre Andrey Voronikhin innalzava la Cattedrale di Kazan, seguirono quindi l'immenso Ammiragliato (di Andrejan Zacharov, 1806-1815, dove riecheggiano le proporzioni in grande scala di Boullée), la Cattedrale di Sant'Isacco (il cui disegno, realizzato dal francese August de Montferrand, si basa sul Pantheon parigino) e le architetture italianeggianti di Carlo Rossi (ad esempio il Palazzo del Senato e il Palazzo Michajlovskij), che resero San Pietroburgo, con le sue facciate in stucco colorato e dettagli emergenti in bianco, una delle città più coerentemente neoclassiche d'Europa.[83]

Anche Mosca fu investita dal gusto neoclassico e, pur evidenziando episodi interessanti, non raggiunse mai i risultati di San Pietroburgo.[81] Il nome legato a molte architetture classicheggianti di Mosca è quello di Matvi Kazakov (1738-1812), al quale si deve il Palazzo del Senato al Cremlino. Invece, sul finire del Settecento, un certo numero di edifici classicheggianti di Mosca sono riconducibili al suddetto Giacomo Quarenghi, al quale, sulla scia di Kazakov, fecero seguito architetti quali Domenico Gilardi (che si rifà allo stile imperiale) e Osip Beauvais (attivo durante la ricostruzione della città dopo il disastroso incendio del 1812).

Scandinavia[modifica | modifica sorgente]

L'Europa del Nord offre un ricco repertorio di opere neoclassiche, generalmente di matrice tedesca o francese.[81] In Danimarca il Neoclassicismo comparve già verso gli anni sessanta del Settecento.[84] Infatti, la sala da pranzo disegnata in da Nicolas-Henri Jardin nel Palazzo di Amalienborg (1755-1757) viene ricordata come "la più antica stanza ancora esistente decorata in stile neoclassico da un architetto francese".[85] Allievo di Jardin fu Caspar Frederik Harsdorff, che ad esempio lavorò nella Cattedrale di Roskilde, dove eseguì la cappella di funebre di Federico IV. In seguito, con l'affermarsi dello stile neogreco, la figura più interessante fu Christian Frederik Hansen (1756-1845)[86], che eseguì il disegno della Cattedrale di Copenaghen, con la grande volta a botte sostenuta da colonnati dorici che si richiama al progetto di Boullée per l'interno di una biblioteca.

Agli inizi dell'Ottocento si registra anche la pianificazione di Helsinki, granducato russo dal 1809. I maggiori edifici pubblici della città si devono a Carl Ludwig Engel, che fu impegnato nella piazza del Senato, dominata dalla classicheggiante cattedrale, dal Palazzo del Senato (1818-1822) e dall'Università. Il progetto iniziale della cattedrale risale al 1818, ma i lavori, avviati nel 1830, si conclusero solo nel 1851. La pianta è rigorosamente centrale, essendo costituita da una croce greca schermata da quattro portici esterni: al centro della composizione si innalza una svettante cupola, affiancata da quattro calotte minori aggiunte successivamente. Invece, per l'Università Engel costruì una biblioteca con sale di lettura colonnate, collegate con imponenti scalinate doriche, che trovano affinità con quelle presenti nel Palazzo del Senato: nel primo caso, due ordini di colonne sostengono i piani d'arrivo delle rampe, mentre nel secondo, sulle colonne di tipo dorico gravano le volte a crociera della copertura.

Altre nazioni dell'Europa[modifica | modifica sorgente]

La diffusione del revival classico fu pressoché uniforme in tutta Europa, anche se con alcune eccezioni: la Spagna ad esempio non portò nessun contributo significativo al Neoclassicismo.[87]

A Vienna alcune influenze neoclassiche si registrano, sin dai primi decenni del XVIII secolo, nella Karlskirche di Johann Bernhard Fischer von Erlach, capolavoro del Rococò austriaco: l'edificio è infatti schermato da un pronao esastilo, al quale si affiancano due colonne ritorte ispirate alla Colonna Traiana di Roma. Un classicismo più rigoroso si avverte nell'Ottocento, con il Theseustempel e il Burgtor, due complessi neogreci del citato Pietro Nobile.[88]

In Polonia, già verso la fine del Settecento, si diffuse un'architettura derivata dai modelli rivoluzionari di Ledoux, ma un monumento precoce del primo Neoclassicismo si ritrova nella Cattedrale di Vilnius (oggi in Lituania, che all'epoca era unita alla Polonia nella Confederazione Polacco-Lituana).[89] Nel secolo successivo Antonio Corazzi fu protagonista della costruzione di diversi palazzi di Varsavia, mentre la nobiltà polacca commissionò a Karl Friedrich Schinkel alcune residenze di campagna.

Se a Praga il Neoclassicismo fu accolto in ritardo rispetto al resto d'Europa[90], in Ungheria la rottura con il linguaggio barocco avvenne già negli anni settanta del Settecento[91]: la Cattedrale di Vác, con il suo portico sormontato da un massiccio attico, risale al 1763-1777. Nell'Ottocento questo stile culmina nella Cattedrale di Esztergom (a pianta centrale, dotata di cupola) e nel neogreco Museo Nazionale di Budapest.

Paradossalmente lo stile neoclassico si sviluppa in Grecia solo verso la metà del XIX secolo, quando fu introdotto per i piani di rinnovamento di Atene.[92] Intervennero pertanto progettisti da diverse località d'Europa, in particolare tedeschi, danesi e francesi. Tra le opere più originali occorre segnalare la corte rotonda dello Zappeion, iniziata solo nel 1874 secondo i piani di Theophil Hansen.

Neoclassicismo negli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Il Settecento e l'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Le origini del Neoclassicismo statunitense vanno ricercate nella intensa diffusione che qui ebbe il Palladianesimo; inoltre a partire dalla fine del Settecento grande fu pure il successo del revival greco. Gli architetti più interessanti dell'epoca furono Thomas Jefferson e Benjamin Latrobe.[93] Il primo, a partire dal 1771, aveva cominciato a lavorare alla sua casa di Monticello, in Virginia, opera non particolarmente innovativa se confrontata con le contemporanee costruzioni inglesi.[93] Ispirandosi alla Maison Carrée di Nîmes, tra il 1785 ed il 1789, eseguì il poco originale progetto per il Virginia State Capitol. La sua opera più celebre resta comunque il campus dell'Università della Virginia, i cui disegni definitivi risalgono al 1817: elemento dominante del nuovo complesso è certamente la Rotonda, destinata ad ospitare la biblioteca e che, al porticato vagamente palladiano, unisce un corpo circolare, ispirato al Pantheon. Altra caratteristica dell'edificio, ricostruito a seguito di un grave incendio che si sviluppò sul finire dell'Ottocento, sono le sale che si aprono all'interno, di forma ellittica.

Fu proprio Benjamin Latrobe a suggerire a Jefferson la soluzione della Rotonda.[94] I primi lavori importanti di Latrobe sono il penitenziario di Richmond e la Banca di Pennsylvania, oggi purtroppo scomparsa. Nei primi anni dell'Ottocento riceve la commissione per il completamento del Campidoglio di Washington, il grande palazzo al quale avevano collaborarono molti architetti dell'epoca e con un risultato assai discutibile. Successivamente, sotto la ricostruita ala del Senato, inserì la Supreme Court Chamber, dove il gusto della geometria e i dettagli forti suggeriscono una stretta affinità con i modelli del francese Ledoux e dell'inglese Soane. Tra il 1809 ed il 1818 realizzò la Cattedrale di Baltimora, sottoposta in seguito a modifiche ed ampliamenti, ma che resterà la sua costruzione più felice.[95]

Lo stile classico viene poi consolidato dalle opere di Robert Mills e William Strickland, allievi proprio di Latrobe.[96] Del primo si ricordano alcune chiese a pianta centrale di Filadelfia e Richmond, l'enorme Colonna di Washington a Baltimora e numerosi edifici nella capitale federale della nazione, caratterizzati da severi porticati. Al secondo invece, dopo la fama ottenuta con il disegno della Second Bank of the United States, si devono i progetti per l'originale Borsa di Filadelfia e del Campidoglio di Nashville (1845-1849), dotati di lanterne ispirate al Monumento coragico di Lisicrate.

La prima metà dell'XIX secolo si conclude con la costruzione di alcuni edifici decisamente classicheggianti: il Campidoglio di New Haven, opera di Ithiel Town, il Campidoglio dell'Ohio a Columbus (1838) e il Girard College di Filadelfia, di Thomas Walter.

Il Neoclassicismo si impone sulla scena americana sostanzialmente fino alla seconda metà dell'Ottocento. Le ultime opere degne di nota sono alcuni progetti di stampo accademico degli associati William Rutherford Mead, Stanford White e Charles Follen McKim, come la Biblioteca della Columbia University a New York, del 1893, imponente costruzione in cui si riflettono i fasti dell'architettura civile romana secondo i modelli del Neoclassicismo francese.[97]

Il Novecento[modifica | modifica sorgente]

Verso la fine dell'Ottocento la pura classicità diviene il fulcro teorico e culturale per la realizzazione di intere città come Washington: nella città, concepita come una "scacchiera", trovarono posto freddi edifici classicheggianti. A New York invece furono concepite intere porzioni di nuove urbanizzazioni, che coinvolsero le aree disposte lungo la Wall Street. In questo spirito urbanistico si collocano diverse importanti costruzioni in stile antico. Nel Novecento infatti il Neoclassicismo divenne lo stile preferito per le architetture governative: si tratta di edifici realizzati in chiave anti-moderna, in cui si riflettono quei gigantismi volti a enfatizzare il ruolo e il prestigio internazionale della Nazione.[98]

Numerosi sono gli esempi, i più celebri concentrati prevalentemente nell'area di Washington. Ad esempio il Lincoln Memorial di Washington è uno degli edifici che tentano di imprimere alla città un'impronta tesa a ricalcare quella della Roma imperiale. Progettato come un monumento in memoria del Presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln, celebre per le sue battaglie contro l'abolizione della schiavitù, il memoriale era stato concepito a livello ideale nel 1867, ma l'inizio dei lavori risale al primo decennio del Novecento. All'interno dell'edificio, disegnato da Henry Bacon, furono poste sculture e statue ideate su modello delle celebri "copie romane" (statue realizzate in epoca romana che ricalcano i bronzi perduti della Grecia classica), come nel caso della grande statua di Lincoln, posta proprio al centro dello stesso memoriale.

Sempre nella capitale statunitense, negli anni trenta del secolo, fu innalzato il maestoso Palazzo della Corte Suprema, completato nel 1935. L'edificio, che nella facciata anteriore mostra un pronao in stile corinzio, fu progettato da Cass Gilbert, che allora era già noto a tutta la critica d'arte internazionale per il suo Woolworth Building di New York, all'epoca uno dei grattacieli più alti del mondo. Malgrado i fasti impressi dai marmi fatti giungere direttamente dall'Italia e l'imponenza del monumentale edificio, il risultato che ne derivò fu anacronistico se confrontato ad altre architetture dell'epoca, come la coeva Casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright.

L'ultimo edificio di questo sterile filone è il Jefferson Memorial, inaugurato a Washington solo nel 1943. Ideato nel 1939 da John Russell Pope ad imitazione delle ville palladiane e dei templi romani e greci, l'edificio si dipana lungo una rotonda di colonne in stile ionico che culmina in un grande pronao, affacciato al fiume Potomac. Il monumento riprende a modello anche la Rotonda che l'architetto e Presidente Thomas Jefferson, al quale è dedicato lo stesso memoriale, aveva realizzato per l'Università della Virginia. Si tratta però di un revival assai distante dalle nuove tendenze dell'architettura del Novecento, che già da tempo aveva visto aprirsi nuove strade, in completa rottura col passato e le sue imposizioni stilistiche.

Neoclassicismo in America Latina[modifica | modifica sorgente]

In Brasile le prime reazioni al Barocco si ebbero dopo il 1815 grazie all'apporto di alcuni architetti francesi. Una delle opere di maggiore importanza, sebbene realizzata verso la metà del secolo, è il Teatro di Santa Isabella a Recife, cui fece seguito il Teatro di Nostra Signora da Paz, a Belém, dove però prevalse lo stile coloniale americano.[99] Dopo le guerre d'indipendenza ispanoamericana il Neoclassicismo divenne lo stile ufficiale di importanti architetture di rappresentanza dell'America Latina: a titolo d'esempio si ricorda il Campidoglio di Bogotà.

Influenze neoclassiche nell'architettura del Novecento[modifica | modifica sorgente]

Eduskuntatalo a Helsinki (1927 - 1931)

Come si è potuto osservare, lo stile neoclassico caratterizza un'epoca assai lunga, spingendosi fino ai primi decenni del Novecento con le sue opere più eclettiche e, a dire il vero, discutibili. Se nel caso degli Stati Uniti, il classicismo che matura in alcuni monumenti di Washington può essere considerato espressione dell'ultima e retriva fase del Neoclassicismo, in altri Paesi l'architettura ufficiale tenta di seguire strade sensibilmente diverse.

In Italia, dopo i fasti retorici del già citato Monumento di Vittorio Emanuele II, assistiamo ad una semplificazione del lessico architettonico, che però, durante il Fascismo, rimane sostanzialmente di stampo classicista; i nuovi modelli proposti in quell'epoca sono, con alcune eccezioni (vedi la Stazione di Firenze Santa Maria Novella), ancora legati alla simmetria e ad una decorazione all'antico ridotta ai suoi elementi essenziali. I risultati, sono annoverarsi in quel Neoclassicismo semplificato tipico di Marcello Piacentini e che è da inquadrare nella corrente architettonica definita più propriamente monumentalista. Tali esempi, sebbene in parte rivalutati dalla critica più recente, spesso furono grotteschi ed espressione di un provincialismo lontano dalle correnti architettoniche e di pensiero più evolute ed internazionali del Movimento Moderno: ne è un esempio il Palazzo della Civiltà Italiana, che riprende il modello del Colosseo, spogliandolo di ogni decoro (viene infatti chiamato anche Colosseo quadrato).[100]

AT&T Building a New York

Anche in Germania i piani di Adolf Hitler avrebbero dovuto cambiare il volto della capitale, trasformandola in una città monumentale. Autore dei progetti, che però non saranno mai concretizzati, fu Albert Speer, amico personale del Führer. La poderosa cupola a cassettoni della Große Halle, basata sul modello del Pantheon di Roma, avrebbe rappresentato, con i suoi oltre 200 metri di diametro, il fulcro della nuova Berlino; all'esterno, i disegni mostrano un poderoso colonnato classicheggiante aperto su una vasta piazza per le adunate, il tutto in scala colossale. Esempi analoghi si ritrovano anche in Russia e nei paesi direttamente influenzati dall'Unione Sovietica, quali Polonia e Cina.

L'avvento del Movimento Moderno e delle successive tendenze architettoniche porteranno ad un mutamento degli scenari. Il repertorio classico troverà però un periodo di intensa fortuna a partire dalla fine degli anni settanta, nell'ambito del Postmoderno, movimento che esprime una libertà stilistica sgombra dai vincoli modernisti.[101] Frontoni, colonne ed altri elementi della tradizione torneranno quindi in auge: un celebre esempio viene offerto dal frontone classicheggiante del grattacielo AT&T Building (ora Sony Building), che Philip Johnson costruirà a New York nel 1984.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Leonardo Benevolo, Storia dell'architettura moderna, Bari, Laterza, 1973, p. 59.
  2. ^ Sigfried Giedion, Spazio, tempo, architettura, Milano, 1984, p. 203.
  3. ^ L. Benevolo, cit., p. 59.
  4. ^ a b c N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, Torino, Einaudi, 1981, voce Neoclassicismo.
  5. ^ Opere di Johann Joachim Winckelmann. Prima edizione italiana completa, tomo VI, Prato 1831, p. 339.
  6. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari 1999, pp. 416-417.
  7. ^ D. Watkin, Storia dell'architettura occidentale, Bologna, 1990, p. 337.
  8. ^ L. Beschi, Architettura: una disputa tra Roma e Atene, in Memoria dell'antico nell'arte italiana, vol. III, "Dalla tradizione all'archeologia", Einaudi, Torino, 1986, p. 355.
  9. ^ L. Bechi, Architettura, cit.; Nikolaus Pevsner, John Fleming, Hugh Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Piranesi, Giovanni Battista.
  10. ^ G. Piranesi, Antichità Romane de' tempo della prima Repubblica e dei primi imperatori, 1784 e Differents vues de Pesto, completate e pubblicate dal figlio Francesco nel 1778.
  11. ^ a b R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit, p. 483.
  12. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, p. 461.
  13. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, p. 418.
  14. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Laugier, Marc-Antonie.
  15. ^ C. Maltese, Storia dell'arte italiana 1785-1943, Torino, Einaudi, 1960, pp. 11-12.
  16. ^ G.C. Argan, L'arte italiana 1770-1970, Firenze, Sansoni, 1970, p. 19.
  17. ^ J. Summerson, Architettura del Settecento, Milano, Rusconi, 1990, pp.105-106.
  18. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., pp. 483-484.
  19. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., pp. 497-498.
  20. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 454.
  21. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, Martellago (Venezia), Electa, 2001, p. 5.
  22. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 114.
  23. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 126.
  24. ^ Quatremère de Quincy, Recueil de notices historiques, 1834, p. 201.
  25. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Gondouin, Jacques.
  26. ^ Sulla scia di Boullée e Ledoux si inserisce anche l'opera visionaria di Jean-Jacques Lequeu, la cui fama è legata a disegni che testimoniano una notevole fantasia che sfiora il nevrotico.
  27. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Boullée, Étienne-Louis.
  28. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Durand, Jean-Nicolas-Louis.
  29. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Servandoni, Giovanni Niccolò.
  30. ^ a b R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit, p. 454.
  31. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Chalgrin, Jean.
  32. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 521.
  33. ^ a b R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 211.
  34. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 218.
  35. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Jones, Inigo.
  36. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Adam, Robert.
  37. ^ a b R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 81.
  38. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 84.
  39. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Stuart, James.
  40. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 477.
  41. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 34.
  42. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 158.
  43. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Bonomi, Joseph.
  44. ^ a b R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 89.
  45. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., pp. 171-172.
  46. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 519.
  47. ^ N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, Bari, 1998, p. 248.
  48. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., pp. 521-524.
  49. ^ H.R. Hitchcock, L'architettura dell'Ottocento e del Novecento, Torino, Einaudi, 1971, pp. 35-36.
  50. ^ N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, cit., pp. 249-250.
  51. ^ N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, cit., p. 251.
  52. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Schinkel, Karl Friedrich.
  53. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Germania.
  54. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 282
  55. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., pp. 282-285.
  56. ^ a b R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit. p. 285.
  57. ^ a b R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 288.
  58. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 528.
  59. ^ D'Aquino, Niccolò (Feb. 2001). "Capitals: Rome". Europe (403): 36-38. Retrieved on 2007-02-26.
  60. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., pp. 291-292.
  61. ^ a b c d R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 291.
  62. ^ a b R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 292.
  63. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 505.
  64. ^ L. Dufour, G. Pagnano, La Sicilia del '700 nell'opera di Léon Dufourny: l'Orto Botanico di Palermo, 1996.
  65. ^ Rita Cedrini, Giovanni Tortorici Monteaperto, Repertorio delle dimore nobili e notabili nella Sicilia del XVIII secolo, Palermo, Regione Siciliana, BBCCAA, 2003, p. 186.
  66. ^ Maria Giuffrè, Schinkel e la Sicilia in "The time of Schinkel and the age of Neoclassicism between Palermo and Berlin", 2006, ISBN 8887669481
  67. ^ Giuseppe Manetti progettò il Giardino Corsi Annalena, ritenuto il primo parco "romantico" di Firenze.
  68. ^ Architettura del classicismo illuministico in Toscana. URL consultato il 3 luglio 2009.
  69. ^ D. Matteoni, Pasquale Poccianti e l'acquedotto di Livorno, Roma - Bari 1992.
  70. ^ C. Cresti, L. Zangheri, Architetti e ingegneri nella Toscana dell’Ottocento, Firenze 1978.
  71. ^ Architettura del classicismo della Restaurazione in Toscana. URL consultato il 30 giugno 2009.
  72. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., pp. 288-291.
  73. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 295.
  74. ^ Petitot fu chiamato alla guida dell'Accademia nel 1753 e introdusse a Parma i gusti francesi derivati dallo stile di Ange-Jacques Gabriel. Nella sua scia si inserisce l'attività di Nicola Bettoli, la cui maggiore creazione è il Teatro Regio di Parma (1821-1829).
  75. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 298.
  76. ^ E. Olivero, L'architettura in Torino durante la prima metà dell'Ottocento, in "Torino", 1935, n. 6.
  77. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., pp. 272-279.
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  79. ^ Treccani, Quarénghi, Giacomo. URL consultato il 5 marzo 2012.
  80. ^ Mario Praz, Gusto neoclassico, Milano, 1974-2003, p. 208.
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  83. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Unione Sovietica.
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  90. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Cecoslovacchia.
  91. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Ungheria.
  92. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., pp. 302-304.
  93. ^ a b R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., 305.
  94. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 306.
  95. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 308.
  96. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., pp. 308-309.
  97. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p 310.
  98. ^ R. De Fusco, Mille anni di architettura in Europa, cit., p. 484. Si vedano anche i giudizi espressi, contro la dittatura della linea retta e l'involuzione dell'architettura, da Bruno Zevi, Il Linguaggio Moderno dell'Architettura, Torino, 1973.
  99. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Brasile.
  100. ^ B. Zevi, Il Linguaggio Moderno dell'Architettura, cit., p. 34.
  101. ^ N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Post-Modernism.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • N. Tarchiani, L'architettura italiana dell'Ottocento, Firenze, 1937.
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  • D. Watkin, Storia dell'architettura occidentale, Bologna, 1990.

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