Giovanni Michelucci

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Giovanni Michelucci (Pistoia, 2 gennaio 1891Firenze, 31 dicembre 1990) è stato un architetto, urbanista e incisore italiano. Fu uno dei maggiori architetti italiani del XX secolo, celebre per aver progettato ad esempio la stazione di Firenze Santa Maria Novella e la chiesa dell'Autostrada del Sole.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Pistoia da una famiglia proprietaria di una fonderia per la lavorazione del ferro, nel 1911 ottenne il diploma dell'Istituto Superiore d'Architettura.

Lavorò alla fabbrica paterna e l’attività di incisore del celebre architetto, condotta negli anni giovanili e poi ripresa in tarda età, ha un posto considerevole per quanto finora poco indagato nella storia della xilografia italiana del primo Novecento. La sua opera di xilografo si sviluppò almeno per un decennio dal 1913 fino al 1923-24, biennio assai tribolato per il giovane Michelucci, sia per il bisogno di conquistare un’autonomia rispetto alla famiglia che per l’insofferenza nel confronti del ristretto ambito di provincia, dove mancavano incentivi intellettuali e adeguate possibilità di lavoro.

Dall’amico Renato Fondi venne coinvolto in progetti editoriali, quello della "Famiglia Artistica" e de "La Tempra", che lo legheranno al critico pistoiese anche nelle successive esperienze romane.

Frattanto fu richiamato al fronte durante la prima guerra mondiale; nel 1916, a Caporetto il giovane Michelucci realizzò una piccola cappella, quella che può essere considerata la sua prima opera architettonica. Si tratta di un piccolo oratorio a pianta quadrata, dotato di un campanile a telaio ligneo sorretto da una muratura in pietra; elemento di particolare interesse è la presenza di un angolo bucato in facciata, per consentire ai militari di assistere alle funzioni liturgiche dal prato antistante.[1]

Stazione di Firenze Santa Maria Novella

Nel 1920 ottenne la cattedra al Regio Istituto Nazionale d'Istruzione Professionale[2] di Roma e si dedicò ai progetti per alcune abitazioni nei pressi di Pistoia. Anche a Roma, dove si trasferì con la moglie Eloisa Pacini, si occupò inizialmente dei disegni per alcune villette, mentre in Toscana realizzò i padiglioni per la Fiera dell'Artigianato di Firenze.

Una svolta importante della sua carriera si presentò nel 1933, quando insieme al Gruppo Toscano, formato da Nello Baroni, Pier Niccolò Berardi, Italo Gamberini, Sarre Guarnieri, Leonardo Lusanna, si aggiudicò il primo premio nel concorso per la Stazione di Firenze Santa Maria Novella. Il progetto, che si inseriva a pochi metri dall'omonima chiesa fiorentina, ebbe una notevole fama anche all'estero, non solo per il linguaggio architettonico di matrice razionalista, ma anche per la capacità di inserirsi armoniosamente in un contesto storico di grande rilevanza.

Ormai divenuto un architetto affermato, Michelucci collaborò col celebre Marcello Piacentini per la sistemazione della "Città universitaria" di Roma.

Negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale tornò ad insegnare all'Università di Firenze, per essere eletto, tra il 1944 ed il 1945 Presidente della Facoltà d'Architettura. Nel dopoguerra, Michelucci presentò, senza successo, alcune ipotesi per la ricostruzione dei quartieri intorno a Ponte Vecchio distrutti durante il conflitto bellico. I piani di ricostruzione adottati portarono però alla creazione di sterili falsi storici con grande disappunto dello stesso Michelucci, che quindi si trasferì a Bologna, dove insegnò alla facoltà d'Ingegneria dell'Università.

Tornò tuttavia in Toscana per la realizzazione di una piccola chiesa a Collina, nei pressi di Pistoia, intesa non solo come luogo sacro e di celebrazione, ma anche come spazio di aggregazione tra i fedeli; infatti, le forme derivarono da quelle delle case coloniche che insistevano nei dintorni, a sottolineare la volontà di avvicinare la popolazione al proprio luogo di culto. Per questo essa rappresentò un punto di svolta per l'attività di Michelucci, il quale ebbe modo di scrivere in proposito: "Avevo sempre creduto di essere stato antifascista [...] Per il mio antifascismo arrivai a dir male dell'urbanistica perché non potevo attaccare direttamente la politica [...] A distanza di venti anni rivedendo quello che ho fatto in quel periodo (anche se non ciò che ho scritto) m'accorgo che c'ero dentro come gli altri e la mia reazione non valse ad eliminare dalle mie costruzioni il fascismo che era nell'aria, la retoria, l'accademia [...] La reazione improvvisa e violenta che ho avuto è stata con la costruzione della chiesa di Collina".[3]

Sempre nella città natale, intorno al 1950, elaborò i disegni per la Borsa merci, opera ottimamente integrata nel centro storico pistoiese e successivamente ampliata dallo stesso architetto.

Negli anni cinquanta si registrano numerose attività, soprattutto nel campo dell'architettura sacra, che vedrà Michelucci assoluto protagonista nella costruzione di diverse chiese anche nei decenni successivi: il progetto per un grattacielo a Sanremo, la chiesa della Vergine a Pistoia (dove si avverte un'adesione al patrimonio del passato, pur senza convenzionalità)[4], la chiesa della Beata Maria Vergine di Pomarance (dotata di una pianta a sviluppo longitudinale dove però è preminente la centralità), la piccola cappella di Lagoni di Sasso a Sasso Pisano (in cui si evidenzia una maggiore libertà formale)[5], il Ponte alle Grazie a Firenze e, sempre nel capoluogo toscano, la sede della locale Cassa di Risparmio. In particolare quest'ultima realizzazione, con il suo grande volume centrale a doppia altezza illuminato da grandi vetrate, mostra la volontà di annullare ogni barriera tra gli spazi architettonici e la stessa città, creando quindi un costante e innovativo dialogo tra la banca e l'ambiente circostante.

Nello stesso periodo collaborò anche alla stesura del Piano Regolatore di Firenze e fu consulente per quello di Ferrara. Alla fine degli anni cinquanta progettò il Grattacielo di piazza Matteotti a Livorno, originale composizione articolata in netto contrasto con la purezza dello Stile Internazionale.

Con Carlo Scarpa lavorò al riassetto di alcune sale della Galleria degli Uffizi, realizzò alcuni edifici universitari a Bologna e si dedicò alla chiesa del Cimitero della Vergine a Pistoia, progetto in cui emerge la ricerca di uno spazio percorribile mediante la creazione di percorsi interni ed esterni alla chiesa. Sempre a Pistoia, nel 1959 innalzò una chiesa all'interno del Villaggio Belvedere: l'edificio, concepito ancora come spazio di unione e socializzazione dei fedeli, presenta una planimetria fortemente dilatata, con una sinuosa copertura che preannuncia la ricerca di un'architettura simbolica, legata ai temi della tenda e della croce.

Tomba di Giovanni Michelucci e consorte, Fiesole, villa Il Roseto

Successivamente, all'inizio degli anni sessanta, costruì l'Osteria del Gambero Rosso a margine del parco di Collodi e la Cappella Sacrario ai Caduti di Kindu a Pisa. Nel 1961 furono invece avviati i lavori per la chiesa dell'Autostrada del Sole, a pochi chilometri da Firenze: in quest'opera confluiscono molti temi cari a Michelucci, come lo spazio percorribile, il rapporto tra i diversi materiali (in questo caso pietra, rame e calcestruzzo armato) e la plasticità delle superfici nella ricerca di un'integrazione tra i vari spazi architettonici. Nell'impetuosa plasticità del tutto calcestruzzo armato a faccia vista dell'interno (con i segni e i disegni delle casserature) e nell'evidenza delle membrature, si rintracciano canoni del brutalismo. Nella pietra delle murature, nel rame della copertura e nel nella sinuosità dei volumi esterni che si adagiano sul terreno, nei particolari quasi decorativi si rileva invece la vicinanza ai temi dell'architettura organica. Tuttavia Michelucci rifiutò qualsiasi etichetta, compresa quella del "razionalista",[6] preferendo perseguire esclusivamente l'ideale di un'architettura fatta di uomini, capace di soddisfare i bisogni, non solo materiali, della società.

A questo progetto seguirono quelli per la Sede della Direzione provinciale delle Poste e Telegrafi di Firenze, per il suggestivo Santuario della Beata Vergine della Consolazione a San Marino (ove si avverte l'influenza della chiesa dell'Autostrada e l'eco di Notre-Dame du Haut)[7] per le chiese di Arzignano (ove, rispetto alle precedenti è maggiore il controllo planimetrico dell'insieme)[8] e di Longarone, epicentro del disastro del Vajont (la cui relazzazione fu duramente osteggiata dal parroco della comunità). Nel 1966, a seguito della terribile alluvione di Firenze, Michelucci approntò dei disegni per la sistemazione dei palazzi intorno a piazza Santa Croce, ma anche in questo caso, come era accaduto per i quartieri di Ponte Vecchio dopo la guerra, senza successo. Successivamente, con Bruno Sacchi, realizzò la sede del Monte dei Paschi di Siena a Colle di Val d'Elsa, ancora una volta unendo insieme materiali diversi e cercando di dialogare col circostante senza però rinunciare ad un linguaggio architettonico contemporaneo.

Nonostante l'età avanzata l'attività di Michelucci proseguì per tutti gli anni settanta e ottanta; si ricordano ad esempio gli impegni per la chiesa di Santa Rosa a Livorno, il progetto per il memorial a Michelangelo sulle Alpi Apuane e per il complesso teatrale di Olbia. Muore l'ultimo dell'anno del 1990, all'antivigiglia del suo centesimo compleanno. Pochi giorni prima aveva completato il progetto per la nuova Stazione di Empoli. Le sue ceneri riposano, assieme a quelle della moglie, nella villa Il Roseto, che era stata sua residenza e che ospita oggi la "Fondazione Michelucci".

I suoi insegnamenti e la sua filosofia progettuale sono testimoniati anche dalle numerose riviste d'architettura che Michelucci ha fondato nel corso della sua vita, come La Nuova Città, creata tra la fine del 1945 e l'inizio del 1946.

Tra i suoi allievi si ricordano Nello Baroni, Vittorio Di Pace, Edoardo Detti e Marco Dezzi Bardeschi.

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

Da A Luogo Opera Note
1916 1916 Caporetto (SLO) Cappella
1920 1929 Pistoia Case d'abitazione
1920 1929 Montecatini Terme Case d'abitazione
1930 1931 Roma Case d'abitazione
1932 1932 Firenze Padiglioni della Fiera Nazionale dell'Artigianato
1933 1935 Firenze Stazione di Firenze Santa Maria Novella Assieme al Gruppo Toscano[9]
1933 1935 Roma Città universitaria Collaborazione al progetto
1936 1936 Arezzo Palazzo del Governo
1938 1938 Arezzo Palazzo del Genio Civile
1939 1939 Pescara Distilleria Aurum Trasformazione di un edificio incompiuto, opera dell'Architetto Antonino Liberi, in una distilleria.
1941 1941 Firenze Centro e museo didattico nazionale
1947 1953 Pontelungo (Pistoia) Chiesa dei Santi Pietro e Girolamo
1948 1948 Lido d'Albaro (Genova) Residenza
1949 1950 Pistoia Borsa merci
1950 1952 Firenze Residenza Contini Bonacossi Forse 1954
1953 1957 Firenze Sede centrale della Cassa di Risparmio di Firenze
1954 1954 Firenze Ponte alle Grazie
1954 1956 Pistoia Chiesa della Vergine
1954 1956 Larderello Villaggio di unità abitative operaie
1955 1957 Firenze Casa in via dello Sprone
1956 1956 Sasso Pisano (Pisa) Quartiere ENEL e cappella di Lagoni di Sasso
1956 1958 Sasso Pisano (Pisa) Asilo Sasso Pisano
1956 1959 Larderello Chiesa della Beata Maria Vergine Con l'ingegner Alessandro Giuntoli
1957 1966 Livorno Grattacielo di piazza Matteotti
1957 1966 Pisa Parco galileiano Progetto iniziato ma mai terminato, in fase di studio un progetto per il suo completamento
1958 1958 Livorno Palazzo nel centro di Livorno
1959 1959 Bologna Edifici universitari
1959 1961 Pistoia Villaggio Belvedere, chiesa del Cuore Immacolato di Maria
1959 1959 Pistoia Chiesa del Cimitero della Vergine
1960 1964 Campi Bisenzio Chiesa di San Giovanni Battista (chiesa dell'Autostrada)
1961 1963 Collodi (Pescia) Osteria del Gambero Rosso
1961 1963 Pisa Cappella Sacrario ai Caduti di Kindu
1961 1966 Borgo Maggiore (SMR) Santuario della Beata Vergine della Consolazione
1962 1967 Firenze Palazzo della Società italiana per l'esercizio telefonico
1963 1967 Firenze Sede della Direzione provinciale delle Poste e Telegrafi di via Pietrapiana
1964 1967 Pistoia Ampliamento della Borsa merci
1965 1967 Arzignano Chiesa di San Giovanni Battista
1966 1976 Longarone Chiesa dell'Immacolata Concezione della Vergine
1967 1967 Sarzana Ospedale di Sarzana
1969 1975 Viareggio Palazzo delle Poste e Telegrafi Con Aldo Pasquinucci
1970 1970 Firenze Cappella Bracco nel cimitero di Trespiano
1970 1970 Firenze Lavori alla Galleria degli Uffizi Con Carlo Scarpa
1973 1973 Firenze Lavori alla Villa Strozzi al Boschetto Con Bruno Sacchi
1973 1978 Colle Val d'Elsa Sede del Monte dei Paschi di Siena Con Bruno Sacchi
1973 1998 Firenze Limonaia di Villa Strozzi
1974 1975 Siena Museo della Contrada di Valdimontone Con Bruno Sacchi
1977 1977 Livorno Chiesa di Santa Rosa Con Bruno Sacchi
1977 1978 Siena Recupero dell'ex-oratorio di San Leonardo Con Bruno Sacchi
1988 1990 Olbia Teatro "Michelucci" Con Luca Emanueli e Corrado Marcetti

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dopo la guerra l'edificio fu trasformato in un fabbricato agricolo; ad oggi risulta recuperato dalla soprintendenza di Nova Gorica.
  2. ^ Claudia Conforti, «Gli esordi accademici di Giovanni Michelucci tra Roma e Firenze». In: Gabriele Corsani e Marco Bini (a cura di), La Facolta di architettura di Firenze fra tradizione e cambiamento : atti del Convegno di studi, Firenze, 29-30 aprile 2004, Firenze : Firenze university press, 2007, p. 133 nota 6, ISBN 88-8453-417-8, ISBN 9788884534170 (Google libri)
  3. ^ I. Camporeale, F. Verde, Arte e società civile. La chiesa di Longarone. Intervista con l'architetto G. Michelucci, in "Vita Sociale", 129/1, 1968, pp. 13-14.
  4. ^ S. Sodi (a cura di), Giovanni Michelucci e la Chiesa italiana, Druento 2009, p. 140.
  5. ^ Ibidem, p. 69.
  6. ^ Ibidem, p. 82.
  7. ^ Ibidem, p. 73.
  8. ^ Ibidem, p. 74.
  9. ^ Composto da Nello Baroni, P. N. Berardi, Italo Gamberini, S. Guarnieri e L. Lusanna

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Giovanni Michelucci. Disegni 1935-1964, Reggio Emilia, 2002.
  • P. Bechi, Giovanni Michelucci borsa merci, in "Area" n. 71, nov/dic 2003 (leggere l'articolo).
  • A. Belluzzi, C. Conforti, Giovanni Michelucci. Catalogo delle opere, Milano 1990.
  • F. Borsi (a cura di), Giovanni Michelucci, Firenze 1966.
  • I. Camporeale, F. Verde, Arte e società civile. La chiesa di Longarone. Intervista con l'architetto G. Michelucci, in "Vita Sociale", 129/1, 1968, pp. 11-27.
  • C. Conforti, R. Dulio, M. Marandola, Giovanni Michelucci 1891-1990, Electa, Milano 2006.
  • Fondazione Michelucci, Giovanni Michelucci, Studi per la ricostruzione della zona di Ponte Vecchio a Firenze 1945-46", scheda in "AAA Italia. Bollettino n.9/2010", pagg. 35-36, maggio 2010.
  • G. Michelucci, La felicità dell'architetto (1948-1980), Tellini, Pistoia 1981.
  • S. Sodi (a cura di), Giovanni Michelucci e la Chiesa italiana, Druento 2009.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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