Luigi Veronesi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Luigi Veronesi

Luigi Veronesi (Milano, 28 maggio 1908Milano, 25 febbraio 1998) è stato un pittore, fotografo, regista e scenografo italiano.

Indice

Biografia [modifica]

Nato a Milano, all'età di 17 anni, grazie alla camera oscura del padre, inizia ad analizzare e sondare le potenzialità creative del fotogramma.

Negli anni venti inizia l'attività artistica, frequentando un corso di disegnatore tessile, e contemporaneamente svolge ricerche nell'ambito fotografico che gli consentono di ottenere, attraverso determinate tecniche, immagini dense di originalità. Fu introdotto da Raffalle Giolli in un gruppo di intellettuali associati con la rivista Poligono. A 20 anni comincia ad interessarsi alla pittura studiando presso il pittore napoletano Carmelo Violante, allora professore presso l'Accademia Carrara di Bergamo.

Partecipa alla prima mostra collettiva di arte astratta d'Italia, il 4 marzo 1935 nello studio dei pittori Felice Casorati e Enrico Paolucci in Torino, con gli artisti Oreste Bogliardi, Cristoforo De Amicis, Ezio D'Errico, Lucio Fontana, Virginio Ghiringhelli, Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Mauro Reggiani e Atanasio Soldati, i quali firmarono il "Manifesto della Prima Mostra Collettiva di Arte Astratta Italiana". Un anno dopo Veronesi è l'illustratore del libro di geometria di Leonardo Sinisgalli. Partecipa alla Triennale di Milano nel 1936. Lo stesso anno partecipa a una mostra di arte astratta in Como con Lucio Fontana, Virginio Ghiringhelli, Osvaldo Licini, Alberto Magnelli, Fausto Melotti, Enrico Prampolini, Mario Radice, Mauro Reggiani, Manlio Rho e Atanasio Soldati. Il catalogo contiene una presentazione scritta da Alberto Sartoris. Nel 1939 presentó una mostra personale nella Gallerie L'Equipe in Parigi.

A Milano, nel 1932, la galleria Il Milione ospita le sue prime creazioni, di tipo figurativo: in seguito, inizia la sua personale ricerca nell'ambito dell'astrattismo.

Nel 1934 aderisce al gruppo parigino Abstraction-Création, conosce le esperienze del costruttivismo svizzero ed aderisce, al metodo del Bauhaus tedesco. Partecipa alla mostra Arte astratta arte concerta nel Palazzo Reale di Milano. Molto attivo prima in teatro e poi al cinema[1][2], con un totale di 6 film sperimentali e astratti realizzati, di cui 4 completamente perduti, mentre degli altri rimangono solo brevi spezzoni non proiettabili (i primi risalenti agli anni quaranta). Durante la guerra utilizza le sue conoscenze di grafica e design e diviene falsario per il Movimento di liberazione nazionale (si veda in bibliografia 1). Nel dopoguerra fu cofondatore del gruppo fotografico La Bussola. Lavora per molti anni come grafico e pubblicitario, ed alcuni suoi fotogrammi diventano copertine per riviste quali Campografico e Ferrania.

Successivamente si interessa anche alla musica, creando una polidimensionalità dell'arte intesa come un progetto globale, approfondendo la sua ricerca sui rapporti matematici delle note musicali, traducendoli nei rapporti tonali del colore. Crea così numerose trasposizioni cromatiche di partiture musicali. Alla fine degli anni novanta, queste sue ricerche sono state sviluppate dal musicista Sergio Maltagliati.[3] Divenne infine negli anni settanta docente di cromatologia per l'Accademia di Belle Arti di Brera.

Partecipa attivamente alla maggior parte delle mostre di quegli anni, quale la mostra dell'astrattismo italiano alla XXXIII Biennale di Venezia, il Festival di Musica Contemporanea ed una personale alla Galleria Spatia di Bolzano nel 1980 e un'altra a Pordenone nel 1984. Nel 1987 insieme a Maria Lai, Costantino Nivola, Guido Strazza realizza il progetto artistico del Lavatoio Comunale di Ulassai in Sardegna. Nel 1989 Luigi Veronesi fu coautore, con Giancarlo Pauletto, di un libro sull'artista Genesio De Gottardo. Sempre negli anni ottanta progetta diverse scenografie per il Teatro alla Scala di Milano.

Si è spento nella sua città natale nel 1998.

Stile personale [modifica]

Il suo punto di vista artistico è descritto dalle sue stesse parole:

« Il lavoro artistico è, secondo me, un’operazione che non si conclude con la produzione di un’opera, o meglio, l’opera prodotta non è fine a se stessa, ma deve essere uno stimolo per l’osservatore, il risultato di un complesso modo di operare che a partire dalla formulazione di un pensiero … lo traduce in un’immagine suscettibile di lettura, cioè di comunicazione. Gli oggetti ritrovano nel fotogramma la loro espressione primordiale, noi possiamo vederli al di là della loro forma reale. »
(Luigi Veronesi)

Sono pochissimi gli artisti che hanno sperimentato la tecnica del fotogramma astratto come Veronesi. Fra gli italiani di recente questa tecnica è stata utilizzata da Carlo Braschi, con la tecnica del polagramma.

Critica [modifica]

La maggior parte della critica non è stata in grado di ricomporre correttamente la personalità di pittore, designer, grafico, cineasta e fotografo astrattista, le caratteristiche che fanno di lui uno dei più grandi astrattisti italiani del 900, in una esplicitazione unica. Artista poliedrico come pochi altri, la sua attività pluridecennale è pienamente inserita nel contesto degli ambienti europei.

"Veronesi introduce nel mondo dello spettacolo italiano – nel teatro prima che nel cinema – agli inizi degli anni quaranta, una serie di esperienze figurative astratte derivate da lunghi studi, contatti, soggiorni all’estero, assorbimento e rifunzionalizzazione delle lezioni del Bauhaus (in particolare di Moholy Nagy, di Kandinskij, Max Bill, El Lissitzky[4]".

"Il procedimento è diretto: la pellicola è disegnata e dipinta fotogramma per fotogramma, così da non dar luogo a del cinema vero e proprio, ma a ciò che Veronesi stesso definirà “organizzare della pittura in movimento” (…) Ciò che colpisce in questi film non è la costruzione grafica e coloristica, ma il gioco della luce e dell’ombra, che regge la narrazione e ne costituisce lo spazio: le cadenze, le pause, le fughe e i rallentati, che inseguono una percezione psicologica ed emotiva di ordine ritmico, sincopato e vicino alla musica jazz o alla dodecafonia[5]".

Mostre retrospettive [modifica]

Filmografia [modifica]

  • 1938 Film n.1, bianco e nero. Docomentario sulla traversata in diagonale di Milano. Distrutto.
  • 1939 Film n.2. Caratteri. Colore muto.
  • 1940 Film n.3 Viso - Colore. Colore muto. Colori direttamente a mano sulla pellicola. Studio sulle modificazioni prodotte dalla luce colorata sull'espressione dell'attore.
Film n.4 studio 40. Colore, film astratto con i colori dati a mano direttamente sulla pellicola. Il ritmo del montaggio è basato sulla progressione numerica di Fibonacci. Doveva accompagnare l'azione scenica de L'Histoire du soldat di Stravinskij.
Film n.5, film astratto, dipinto a mano. Musica: Royal Garden Blues. Distrutto.
  • 1941 Film n.6, studio 41, colore dipinto a mano, astratto. Musica: Mood indigo.
  • 1942 Film n.7. L'atomo.Soggetto di Perisi e Colombini. Scenario e realizzazione di L. Veronesi. Distrutto
  • 1943 Film n.8, astratto dipinto a mano. Da una poesia di Philippe Soupault. Distrutto.
  • 1951 Film n.9, astratto dipinto a mano, muto.
  • 1980 Film n.13, astratto, dipinto a mano, muto.

Tra il 1941 e il 1943 Veronesi ha girato un centinaio circa di film chirurgici per conto del prof. Viganò, presso il Centro Mutilati di Milano. Tutti questi film sono andati distrutti durante i bombardamenti del 1943.

Sceneggiature [modifica]

Psicofisiologia di alcune sensazioni, è la sceneggiatura per il Film n.8, pubblicata in "Pattuglia", gennaio-febbraio 1943, (fonte: scritti di Veronesi)

Documentari [modifica]

  • 1948 Documentario sulle officine Olivetti. Fu rifiutato dalla ditta.

Scenografie e costumi [modifica]

esegue dieci bozzetti di costumi per il Pelléas et Mélisande di Debussy
scene e marionette per l'Histoire du soldat di Stravinskij, riproposto anche alla Piccola Scala di Milano nel 1981.

Allestimenti [modifica]

Luigi Veronesi nei musei [modifica]

Bibliografia [modifica]

Opere di Luigi Veronesi
  • Luigi Veronesi. Luigi Veronesi. Madrid: Ediciones Orbis S.A., Colezione Los Grandes Fotógrafos, volume 39, 1990. ISBN 84-7538-188-6
  • Luigi Veronesi e Giancarlo Pauletto. Genesio De Gottardo. Pordenone: Edizioni d'Arte, 1989.
Opere relative a Veronesi e Monografie
  • Osvaldo Patani. Luigi Veronesi. Catalogo generale dell'opera grafica (1927-1983). Torino: Ed. Allemandi, 105 pp., 1983.
  • Giancarlo Pauletto. Luigi Veronesi. Pordenone: Edizioni d'Arte, pp. 52, 1984.
  • Piero Quaglino. Veronesi, artisti contemporanei, Ravena: Essegi edizioni, 1983.
  • Mario Verdone, I film astratti di Veronesi, in "Bianco e Nero", a. XXVI, 2, febbraio 1965.
Altre opere
  • AA.VV. "La storia dell'Arte" Electa - Edizione per La Biblioteca di Repubblica, volume 19 pagg 427-429 2006.
  • Guido Ballo, La linea dell'arte italiana dal simbolismo alle opere moltiplicate, Roma, Ed. Mediterranee, 1965.
  • Luciano Caramel, Aspetti del primo astrattismo italiano 1930-1940, Monza, Galleria d’Arte Moderna, 1969.
  • Maurizio Fagiolo Dell’Arco, Sull’astrattismo in Italia negli anni trenta, Catalogo del Musée Municipal di S. Paul de Vence, 1970.
  • Paolo Fossati, L’immagine sospesa, Torino, Einaudi, 1971.
  • Mario Verdone, Le avanguardie storiche del cinema, Torino, Sei 1977.
  • Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano, vol. 1, Roma, Editori Riuniti, 1979.
  • Piero Quaglino, Veronesi, artisti contemporanei, Ravenna, Essegi edizioni, 1983.

Note [modifica]

  1. ^ Mario Verdone, I film astratti di Veronesi, in "Bianco e Nero", a. XXVI, 2, febbraio 1965
  2. ^ Mario Verdone, Le avanguardie storiche del cinema, Torino, Sei, 1977, pp. 213-230
  3. ^ generative Visual-Music software. URL consultato in data 2 aprile 2011.
  4. ^ Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano, vol. 1, Roma, Ed. Riuniti, 1979, pp. 396-499
  5. ^ Paolo Fossati, L'immagine sospesa, Torino, Einaudi, 1971, p. 192
  6. ^ Museo Picasso, Kedin.es, arteinformado

Collegamenti esterni [modifica]

Controllo di autorità VIAF: 117906085 LCCN: n79107700