Alberto Burri

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Alberto Burri (a sinistra) con Emilio Scanavino

Alberto Burri (Città di Castello, 12 marzo 1915Nizza, 13 febbraio 1995) è stato un artista e pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dopo la laurea in medicina, conseguita nel 1940, nel corso della seconda guerra mondiale fu ufficiale medico. Fatto prigioniero in Tunisia dagli americani, fu recluso, insieme a Giuseppe Berto e Beppe Niccolai, nel "criminal camp" per non cooperatori del campo di concentramento di Hereford (in Texas), dove cominciò a dipingere.[1]

Tornato in Italia nel 1946, si trasferisce a Roma, dove l'anno successivo tiene la sua prima personale alla galleria La Margherita. Nel 1948, espone sempre nella stessa galleria, le prime opere astratte: Bianchi e Catrami.

Nel 1949 realizza SZ1, il primo Sacco stampato. Nel 1950 comincia con la serie le Muffe e i Gobbi e utilizza per la prima volta il materiale logorato nei Sacchi. Nel 1950 Burri partecipa alla fondazione del Gruppo Origine, insieme a Mario Ballocco, Giuseppe Capogrossi ed Ettore Colla. Il gruppo si scioglie nell'aprile 1951. Fu conoscente di Brajo Fuso, artista perugino, col quale aveva animate discussioni su tecniche e materiali. Nel 1952 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia, presentando l'opera il Grande Sacco. Con le mostre di Chicago e New York del 1953 inizia il grande successo internazionale. Nel 1952 Robert Rauschenberg, mentre trascorre quasi un anno a Roma, visita lo studio di Alberto Burri, potendo così vedere i Sacchi. Nel 1954 realizza piccole combustioni su carta. Continua a utilizzare il fuoco anche negli anni successivi, realizzando Legni (1956), Plastiche (1957) e Ferri (1958 circa). Nel 1955 espone all'Oakland Art Museum e alla VII Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma.

Agli inizi degli anni sessanta si segnalano in successione ravvicinata, a Parigi, Roma, L'Aquila, Livorno, e quindi a Houston, Minneapolis, Buffalo, Pasadena, le prime ricapitolazioni antologiche che, con il nuovo contributo delle Plastiche, diverranno vere e proprie retrospettive storiche a Darmstadt, Rotterdam, Torino e Parigi (1967-1972). Gli anni settanta registrano una progressiva rarefazione dei mezzi tecnici e formali verso soluzioni monumentali, dai Cretti (terre e vinavil) ai Cellotex (compressi per uso industriale), mentre si susseguono le retrospettive storiche: Assisi, Roma, Lisbona, Madrid, Los Angeles, San Antonio, Milwaukee, New York, Napoli.

Nel 1964 vince il premio Marzotto.

Nel 1973 inizia il ciclo dei Cretti e su questo filone si colloca il sudario di cemento con cui rivestì i resti di Gibellina terremotata in un famoso esempio di Land Art. Nel 1976 inizia a lavorare ai Cellotex. Nel 1973 Burri riceve dall'Accademia Nazionale dei Lincei il "Premio Feltrinelli" per la Grafica, con la seguente motivazione: “per la qualità e l'invenzione pur nell'apparente semplicità, di una grafica realizzata con mezzi modernissimi, che si integra perfettamente alla pittura dell'artista, di cui costituisce non già un aspetto collaterale, ma quasi una vivificazione che accoppia il rigore estremo ad una purezza espressiva incomparabile”. Nel 1976 Alberto Burri crea (avvalendosi dell'aiuto "tecnico" del ceramista Massimo Baldelli) un cretto di imponenti dimensioni, il 'Grande Cretto Nero' esposto nel giardino delle sculture Franklin D. Murphy dell'Università di Los Angeles (UCLA). Altra opera analoga, per stile, forza espressiva e imponenti dimensioni è esposta a Napoli, nel museo di Capodimonte.

Nel 1977 espone un'importante antologica al Solomon R. Guggenheim Museum di New York dal titolo "Alberto Burri. A retrospective View 1948-77". Al 1979 risalgono i Cicli, che domineranno tutta la sua produzione successiva. Il primo, intitolato Il Viaggio", viene esposto negli Ex-Seccatoi del Tabacco di Città di Castello. Presenterà altri cicli a Firenze (1981), Palm Springs (1982), Venezia (1983), Nizza (1985), Roma, Torino (1989) e Rivoli (1991).

Nel 1981 viene inaugurata la Fondazione Burri in Palazzo Albizzini a Città di Castello, con una prima donazione di 32 opere.

Le opere del Maestro sono esposte principalmente in due musei a Città di Castello. Il primo, a "Palazzo Albizzini", ha una superficie di 1660 m² inaugurato nel 1981. Il secondo ospitante i "grandi cicli pittorici" dell'artista, inaugurato nel 1990, è un'area industriale inutilizzata, gli "Ex Seccatoi del Tabacco" recuperata architettonicamente.

Nel 1984, per inaugurare l'attività di Brera nel settore del contemporaneo, viene ospitata un'esaustiva mostra di Burri.

Nel 1994 Burri partecipa alla mostra The Italian Metamorphosis 1943-1968 presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York. Dall'11 maggio al 30 giugno '94 presso la Pinacoteca Nazionale di Atene viene presentato il ciclo Burri il Polittico di Atene, Architetture con Cactus, che verrà esposto in seguito presso l'Istituto Italiano di Cultura di Madrid (1995).

Il 10 dicembre 1994 vengono ricordate le donazione di Burri agli Uffizi in Firenze: un quadro Bianco Nero del 1969 e tre serie di grafiche datate 1993-94.

Le sue opere sono esposte in alcuni fra i più importanti musei del mondo: il Centro Georges Pompidou a Parigi, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, la Tate Gallery di Londra, la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma, Il Castello di Rivoli (TO),il Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

Burri muore a Nizza nel 1995, un mese prima del suo ottantesimo compleanno.

Importanti mostre celebreranno negli anni a venire la grandezza del personaggio. Un importante mostra antologica ha avuto luogo nel 1996 per iniziativa del Comune di Roma al Palazzo delle Esposizioni, e che è stata poi replicata con successo al Lenbachhaus di Monaco di Baviera e al Palais de Beaux-Arts di Bruxelles.

Nel decimo anniversario della scomparsa (2005), sono le Scuderie del Quirinale a rendere omaggio al grande Maestro italiano, con una mostra volta a testimoniare come la sua opera abbia dato un profondo contributo all'arte del XX secolo in ambito internazionale. La mostra intitolata "Burri. Gli artisti e la materia", a cura di Maurizio Calvesi e Italo Tomassoni, realizza un interessante confronto fra grandi e ospita tra gli altri opere di Robert Rauschenberg (probabilmente influenzato dal Maestro italiano in alcune composizioni degli anni sessanta e '70), Antoni Tàpies, Lucio Fontana, Afro Basaldella, Joseph Beuys, Piero Manzoni, Anselm Kiefer, Damien Hirst ecc.

Opere (selezione)[modifica | modifica sorgente]

Il Grande Cretto di Gibellina

Esposizioni personali postume - selezione[modifica | modifica sorgente]

2005
Scuderie del Quirinale, Roma. Burri. Gli artisti e la materia. A cura di Maurizio Calvesi e Italo Tomassoni.
2006
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid. Alberto Burri. A cura di Maurizio Calvesi e Chiara Sarteanesi.
2007
Fondazione Magnani Rocca - Traversetolo (Parma). Burri. Opere 1949-1994. A cura di Bruno Corà e Chiara Sarteanesi.
Mitchell-Innes & Nash, New York. Alberto Burri Successivamente a De Pury & Luxembourg, Zurigo.
2008
Fondazione La Triennale - Milano. Alberto Burri. A cura di Maurizio Calvesi.
2009
Istituto Italiano Di Cultura, New York. Alberto Burri Graphics Works
Fondazione Puglisi Cosentino, Palazzo Valle, Catania. Burri - Fontana, Materia e Spazio. A cura di Bruno Corà.
2010
Galerie Sapone, Art Paris, Grand Palais. Burri Paris
Pinacoteca di Brera, Milano. Burri e Fontana a Brera. A cura di Sandrina Bandera e Bruno Corà.
Santa Monica Museum of Arts, Santa Monica (California). Combustione, Alberto Burri and America. A cura di Michael Duncan e Lisa Melandri
2012
Estorick Collection of Modern Italian Art, London. "Form and Matter"

Alberto Burri nei musei[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I primi sacchi sono del 1949.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • J.J Sweeney, "Burri", L'Obelisco, Roma, 1955.
  • Cesare Brandi, "Burri". Editalia, Roma, 1963.
  • Maurizio Calvesi, Alberto Burri,Fabbri, Milano, 1971.
  • V. Rubiu, Alberto Burri, Torino, 1975.
  • Nemo Sarteanesi, Erich Steingraber, il Viaggio, Electa, 1980.
  • S. Lux, Alberto Burri dalla pittura alla pittura, Il Bagatto, Roma, 1984.
  • Nemo Sarteanesi, Burri. Contributo al catalogo sistematico, Città di Castello, Petruzzi Editore, 1990.
  • Giuliano Serafini, Burri Art Dossier n.62, Giunti, 1998
  • Giuliano Serafini, Burri, la misura e il fenomeno, Charta, Milano, 1999.
  • M. Marianelli, Alberto Burri, l'equilibrio squilibrato, Silvana Editoriale, Milano, 2005.
  • Italo Tomassoni, Alberto Burri: la sezione aurea dei Cellotex, Milano, 2006.
  • P. Palumbo, Burri una vita, Electa, Milano, 2007.
  • M. De Sabbata, "Burri e l'Informale", Il Sole 24 Ore-E-ducation.it, Firenze, 2008.
  • B. Corà, M. Calvesi, "Collezione Burri", Ali&no, Perugia, 2011. ISBN 9788862540742
  • Alessandro Masi, "Alberto Burri Graphein. L'opera grafica", Edimond, Città di Castello 2011
  • "I luoghi dell'arte. Storia opere percorsi. Nascita e sviluppi dell'arte del XX secolo", a cura di G. Bora, G. Fiaccadori, A. Negri, A. Nova; Edizione Electa, Bruno Mondadori»
  • Alberto Burri: l'avventura della ricerca: il documentario Rai propone un raro filmato di Burri mentre realizza una sua tipica combustione su plastica.Testimonianze di Cesare Brandi.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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