Coretta Scott King

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Coretta Scott King

Coretta Scott King (Marion, 27 aprile 1927Playas de Rosarito, 30 gennaio 2006) è stata un'attivista statunitense, moglie del Premio Nobel per la Pace Martin Luther King e anch'essa attivista per i diritti civili.

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Nata in una fattoria della Contea di Perry (Alabama), Coretta Scott King nacque da Obadiah Scott e Bernice McMurry. Sebbene la sua famiglia fosse proprietaria terriera la sua situazione economica fu sempre molto difficile, per questo motivo durante il periodo della Grande depressione che colpì gli Stati Uniti anche Coretta e i suoi fratelli dovettero raccogliere il cotone nei campi per sostenere il bilancio familiare. Dopo essersi diplomata alla Lincoln High School di Marion (Alabama), Coretta frequentò l'Antioch College a Yellow Springs in Ohio e vinse una borsa di studio per frequentare il New England Conservatory of Music di Boston per studiare canto e lì incontro Martin Luther King.

La vita con Martin Luther King[modifica | modifica sorgente]

Coretta e King si sposarono il 18 giugno 1953 nella Chiesa dei genitori della sposa, e la cerimonia fu celebrata dal padre di King.

Coretta King incontra nel 1969 il cantante italiano Armando Stula, autore di Le rondini bianche, canzone dedicata al marito

Dopo aver terminato il corso di canto ed essersi diplomata come violinista, Coretta si trasferì con il marito a Montgomery, Alabama nel settembre del 1954, dopo che King era stato nominato pastore alla Dexter Avenue Baptist Church.

I King ebbero quattro figli:

  • Yolanda Denise (morta nel 2007)
  • Martin Luther III
  • Dexter Scott
  • Bernice Albertine

e tutti e quattro i figli seguirono le orme dei genitori come attivisti per la lotta per i diritti civili.

Coretta e suo figlio Dexter divennero inoltre vegani.[1]

Coretta ricevette diversi diplomi onorifici da molte istituzioni tra le quali la Princeton University, la Duke University e il Bates College. Fu anche membro della nota associazione femminile per afro-americani Alpha Kappa Alpha.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Jonathan Safran Foer, Se niente importa, Guanda, Parma 20103, p. 277. ISBN 978-88-6088-113-7

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