George Jackson

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« I neri nati negli Stati Uniti e così fortunati da vivere oltre l’età di diciotto anni, sono condizionati ad accettare l’inevitabilità del carcere. Per la maggior parte di noi, esso si profila, né più né meno, come la fase finale di una sequela di umiliazioni. L’essere nato schiavo in una società prigioniera e il non aver mai avuto alcuna base obiettiva di aspettative ebbe l’effetto di prepararmi alle disgrazie sempre più traumatiche che conducono tanti uomini di razza nera alle soglie del carcere. »
(George Jackson, Autobiografia p 7[1])

George Jackson (Chicago, 23 settembre 1941Carcere di San Quintino, 21 agosto 1971) è stato un rivoluzionario statunitense. Fra i principali militanti del Black Panther Party (BPP), movimento rivoluzionario afroamericano, fu ucciso da un secondino di San Quentin il 21 agosto del 1971, una settimana dopo che il suo pamphlet intitolato Col sangue agli occhi riuscì a varcare clandestinamente le porte del penitenziario.

Cronologia delle vicende giudiziarie e penali[modifica | modifica sorgente]

1960 a diciotto anni viene accusato di furto per aver guidato l’auto mentre il suo amico rubava 70 dollari in un distributore di benzina

Febbraio 1961 rinchiuso al Chino Reception Center maschile del carcere di Los Angeles, comincia a leggere per istruirsi , alternando lo studio alla palestra in tutti gli istituti di pena in cui viene trasferito. Da delinquente comune poco istruito, prende coscienza della sua situazione sociale e si politicizza diventando un punto di riferimento per quanti erano nella sua situazione

Maggio 1961 trasferito al carcere duro di Soledad in California

Aprile 1962 in isolamento a San Quentin

Maggio 1962 mandato al ‘’Deuel Vocational Institute’’ di Tracy

Dicembre 1962 riportato a San Quentin dove resterà fino al 1969 , per lunghi periodi in isolamento

1963 il suo complice del furto viene rilasciato, mentre la sua liberazione verrà negata anno dopo anno trasformandosi in un ergastolo

Gennaio 1969 trasferito al carcere di Soledad

Luglio 1969 in isolamento a Soledad

13 gennaio 1970 durante una rissa,nel cortile per l’ora d’aria,la guardia in torretta senza avvertimento spara col fucile uccidendo tre neri. Si leva un coro di proteste dai detenuti e tutti i neri dichiarano lo sciopero della fame. Il Grand Jury locale emette un verdetto di assoluzione della guardia per ‘’legittima difesa’’. Alla notizia della sentenza, una guardia bianca viene trovata morente nel raggio Y. Alcuni giorni dopo , senza prove , vengono accusati di omicidio George Jackson, Jonh Clutchette, Fleeta Drumgo, tutti politicamente schierati ,che diventeranno : ‘’i fratelli di Soledad’’.

Luglio 1970 trasferimento a San Quentin

7 agosto 1970 il fratello diciassettenne di George ,Jonathan , entra nell’aula del tribunale di ‘’San Rafael’’ dove stavano processando dei detenuti di San Quentin, estrae una carabina, libera i prigionieri e prende in ostaggio il giudice ed alcune donne della giuria gridando <Bene, signori , ora comando io . Siamo Rivoluzionari! Liberate i fratelli di Soledad entro le dodici e trenta>.Mentre cercano di dileguarsi con un furgone, alcune guardie aprono il fuoco nel parcheggio e nella sparatoria viene ucciso Jonathan Jackson , due detenuti ed il giudice. Dei delitti di assassinio e rapimento fu accusata come cospiratrice anche Angela Davis, in quanto le armi risultavano intestate a suo nome .[2]

1970 con la pubblicazione delle sue lettere, George Jackson , diventa un'icona mondiale della segregazione razziale nella società degli Stati Uniti e dell’esasperato accanimento razzista nell’ambiente carcerario e giudiziario americano .

21 agosto 1971 muore a San Quentin, ucciso dai secondini che gli sparano alle spalle[3]

Settembre 1971 rivolta della prigione di Attica

La vita e le idee[modifica | modifica sorgente]

Il destino di George Jackson fu forse segnato sin dall'adolescenza: a quattordici anni fu arrestato per il furto di una borsetta e da allora la sua vita fu costellata da arresti, riformatori, rilasci provvisori e condanne definitive. A diciotto anni venne condannato per un furto di 70 dollari ad un distributore di benzina, sotto consiglio del suo avvocato si dichiarò colpevole di rapina di secondo grado per usufruire di alcune attenuanti, ma fu condannato ad una pena a tempo indeterminato, il Parole board.

La vicenda personale di Jackson è di valore storico, sia perché la sua vita fu l'emblema del peggio che potesse accadere ad un nero nella società statunitense, sia perché - come già accadde ad altri giovani di colore - la reclusione forzata si rivelò un'arma a doppio taglio per il sistema: il carcere come luogo d'apprendimento ideologico e spazio fisico di resistenza rivoluzionaria; in carcere Jackson incontrò il comunismo e indirizzò la sua rabbia politicamente. La storia di Jackson assomigliò infatti a quella di molti giovani del ghetto costretti a “navigare” tra gli espedienti per sopravvivere e incriminati dalla «giustizia borghese». Per un giovane nero nel ghetto «la prima volta è sempre il crimine».

Insieme ad altri detenuti, Jackson formò dei gruppi di lavoro per avviare un progetto di presa di coscienza rivoluzionaria sulla condizione dei neri nell'“Amerikkka” razzista. La lotta di Jackson contro ogni forma di razzismo fu alla base dell'idea di costruzione di una nuova società senza classi. La sola strada percorribile per il popolo afroamericano fu individuata nei principi del socialismo e dell'intercomunitarismo che, a dire di Jackson, si presentano alla base di tutta la cultura dell'Africa occidentale.

L'originalità del pensiero di George Jackson è nella teorizzazione della lotta rivoluzionaria come fuoco guerrigliero, sull'abbrivio degli insegnamenti ereditati dalla rivoluzione cubana, dalle fazioni antimperialiste del terzo mondo e dalla resistenza vietnamita contro il meglio attrezzato esercito statunitense i cui obiettivi non sarebbero mai stati raggiunti senza il coinvolgimento delle masse: la strategia fochista doveva necessariamente realizzarsi cercando un collegamento diretto e continuo con le forze popolari, per non esporsi apertamente «alla potenza militare enormemente superiore dello stato del capitalismo monopolistico». La forza della guerriglia fu infatti resa possibile dall'elefantiasi da cui era affetto l'apparato repressivo statunitense, troppo “pesante” per essere impiegato contro la più agile guerriglia combattuta nella “giungla metropolitana”. Proprio il territorio metropolitano doveva diventare l'emblema della disfatta borghese; le sue città mastodontiche, che non avevano nulla d'umano, erano simili ad una foresta del Vietnam del nord con tanto di cunicoli sotterranei, gallerie vuote, metropolitane abbandonate, nascondigli impenetrabili. Così come i vietcong, i rivoluzionari neri dovevano comparire all'improvviso, colpire il nemico e “dissolversi” nella notte. Movimenti fugaci, invisibilità, velocità: questa era la strategia del “mordi e fuggi” contro la quale gli assetti dell'esercito statunitense, orientati sulla grande macchina bellica per i conflitti a lunga distanza, sarebbero stati inefficaci.

George Jackson così enucleò le caratteristiche fondamentali che doveva assumere la guerriglia metropolitana nelle città statunitensi: mobilità, infiltrazioni, imboscate, mimetizzazioni.

  1. Mobilità. Il consiglio era di preferire armi leggere, portatili e d'estrema funzionalità. In alcuni casi, si poteva pensare di impiegare l'artiglieria pesante ma solo dopo aver elaborato un piano particolareggiato per colpire un obiettivo specifico. Essenziale doveva essere la capacità di spostarsi in fretta con ogni mezzo possibile: jeep, motociclette, biciclette. Gli appartamenti usati dovevano disporre di vie di fuga e nascondigli e, comunque, dovevano essere incendiati o distrutti in caso d'evacuazione.
  2. Infiltrazione. I soldati rivoluzionari dovevano essere infiltrati in tutti gli organi repressivi per conoscerne in anticipo le mosse. I militanti più preparati avrebbero dovuto invece occuparsi delle agenzie investigative statali e federali quali la CIA o il FBI. Quest'aspetto era di fondamentale importanza in previsione di una crescita esponenziale della tensione sociale che avrebbe costretto gli apparati repressivi a reclutare quanta più gente possibile, esponendosi oltremodo al rischio d'infiltrazione.
  3. Imboscata. Questo principio della guerriglia metropolitana era alla base del controterrorismo rivoluzionario: il potere andava sorpreso alle spalle e mai assalito frontalmente. Nel caso l'azione fosse fallita sarebbe stato opportuno battere in ritirata e attendere un nuovo momento propizio.
  4. Mimetizzazione. Anche questa tattica era parte integrante della strategia del “mordi e fuggi”. Contemplava la necessità che ogni attività clandestina non fosse riconoscibile dall'esterno. Le “roccaforti” dell'esercito guerrigliero dovevano sembrare tranquille casi borghesi, i depositi d'armi normali box auto, gli stessi militanti erano tenuti ad assumere un “portamento” legale adottando ogni tipo di travestimento: operai del telefono, postini, poliziotti, preti ecc.

Infine occorreva lavorare per costruire una società parallela con le sue strutture di assistenza, di retribuzione, di consumo: le cosiddette «comuni del popolo». Questo compito spettava al braccio politico, il suo lavoro si sarebbe indirizzato alla costruzione diretta di queste infrastrutture sociali utili alla collettività. In quest'ambito rientravano gli innumerevoli progetti del BPP per la realizzazione di cliniche gratuite, «scuole del popolo», spacci alimentari con merce a prezzo politico. Il finanziamento di queste attività doveva provenire dagli «espropri proletari», dai furti, dai saccheggi di massa che Jackson definì «salutari», estreme espressioni di un «disordine armonioso». La doppia valenza dell'attività rivoluzionaria, come forma di contropotere militare e, contemporaneamente, d'autorganizzazione politica, era stata teorizzata già da Huey P. Newton e poi rielaborata da Jackson.

George Jackson confidò molto sulla possibilità che la guerriglia potesse costringere il «terrorismo di stato» a retrocedere su posizioni meno vessatorie. Tuttavia non era nel suo spirito accontentarsi di obiettivi minimi, ciò che contava realmente era riuscire a polarizzare intorno all'avanguardia rivoluzionaria nera tutte le masse oppresse per mettere fine al sistema capitalistico.

L'influenza del pensiero marxista[modifica | modifica sorgente]

Nel pensiero di Jackson si può leggere l'influenza di alcuni protagonisti del comunismo internazionale: non esitò a definirsi «marxista-leninista-maoista-fanonista». Da Marx, Jackson apprese il metodo materialistico come unico modo per leggere lo sviluppo della storia, l'importanza del «movimento reale che abolisce lo stato di cose presente». In carcere studiò l'economia politica: «La storia è lotta di classe che si sviluppa per ragioni economiche», approfondirà le analisi marxiane sul capitalismo e sullo sfruttamento operaio.

Dell'insegnamento leniniano si ritrova nel pensiero di Jackson il realismo politico che lo condusse a spingere per la costruzione di un partito di avanguardia, che non si sostituisse al popolo ma si sacrificasse per esso. La sua fedeltà al partito fu assoluta, anche nei momenti di riflusso e di disincanto. La rivoluzione prima di tutto, il partito d'avanguardia poi, cercando di eliminare i dissensi laceranti facendo appello al centralismo democratico anche se non come atto di pura sudditanza ma di rispetto delle masse che si chiamavano all'unità e alla lotta.

Anche Mao Zedong fu un punto di riferimento importante, a partire dall'analisi sull'imperialismo e la lotta di liberazione. Jackson chiamò i proletari americani alla guerra contro la dominazione capitalistica, il proletariato aveva l'obbligo di presentarsi unito se voleva sconfiggere le “Tigri di carta” dell'occidente. A questo fine il popolo doveva armarsi poiché non si danno soluzioni pacifiche nel conflitto di classe: «Il potere deve uscire dalla canna del fucile». Alla violenza delle classi dominanti bisogna opporre la violenza degli sfruttati che trova giustificazione morale nella volontà di porre fine ad un sistema fondato sulla diseguaglianza tra gli uomini.

E ancora Frantz Fanon, il pensatore della liberazione anticoloniale, colui che aveva innalzato la violenza antimperialista ad unico baluardo di salvezza, la violenza intesa come elemento indissolubile ed indissociabile dalla natura dei “Dannati della terra”. Per Fanon, come per Jackson, la sola soluzione auspicabile è la guerra popolare dei colonizzati contro i colonizzatori, la distruzione completa delle strutture dello sfruttamento capitalistico e delle sovrastrutture culturali che essi hanno impiantato nella testa degli oppressi.

Per Jackson, dunque, non c'è dunque via diversa dalla guerriglia per la liberazione dallo sfruttamento, «la guerriglia urbana si lancia all'attacco del blocco monopoli-esercito-polizia» cercando di perseguire alcuni fini strategici:

  1. Indebolire le forze di polizia locale, e il sistema di protezione della dittatura costringendoli sulla difensiva.
  2. Disperdere le forze governative con un attacco frammentato condotto su più fronti da gruppi autonomi di diverse dimensioni limitate.
  3. Cercare di coinvolgere tutti gli scontenti nella guerriglia urbana, impedendo al potere costituito di corromperli con la forza di condizionamento di cui dispone.
  4. Aumentare gradualmente l'azione di disturbo armata in un crescendo d'attacchi improvvisi
  5. Costringere comandanti e sottufficiali della polizia ad abbandonare le loro tranquille caserme e portarli ad affrontare i rivoluzionari in campo aperto.
  6. Evitare scontri frontali con la polizia limitando la lotta ad attacchi brevi e fulminei.
  7. Assicurare alla guerriglia massima libertà di manovra e di azione nella lotta armata.
  8. Iniziare la costruzione di un vero e proprio esercito di liberazione nazionale.

Jackson tentò di coinvolgere nella lotta tutte le masse oppresse, l'obiettivo primario era quello di incentivare la nascita di un fronte unico di tutte le minoranze reiette che andasse dai neri ai chicanos, dagli operai bianchi delle fabbriche all'esercito industriale di riserva dei disoccupati. Per queste ragioni, polemizzerò spesso con l'old left, accusata di perseguire interessi corporativi e di mettere in subordine l'urgenza di una svolta rivoluzionaria. La classe operaia è, nel pensiero di Jackson, il soggetto collettivo più realisticamente rivoluzionario, il «vero affossatore della società» capitalistica, anche le esigenze del proletariato sono state spesso subordinate alle impellenze della real politik, agli equilibri stabiliti a livello internazionale dalle superpotenze socialiste (URSS in primis), che giustificavano la loro immobilità con l'apologia riformistica del cambiamento graduale. Per Jackson questa tesi rasenta l'assurdo (quale motivazione più esplicita può esistere di sei milioni di disoccupati, stipendi di pura sussistenza, a negazione di ogni principio di libertà, per dar avvio alla rivoluzione?) e il compito di svelare la natura reale dell'oppressione alla classe operaia - in virtù della manifesta incapacità della sinistra istituzionale - spetta all'avanguardia nera, al BPP «unico partito comunista» degli Stati Uniti.

Il BPP aveva il compito di fare egemonia sulle altre forze radicali del panorama politico americano, al fine di dirottare su posizioni rivoluzionarie quelle organizzazioni che avevano canali diretti di comunicazione con la classe operaia, come i sindacati. La radicalità del pensiero di Jackson fu fortemente legata alla sua condizione di prigioniero politico: il ruolo del detenuto politico è fondamentale nella lotta rivoluzionaria, è testimonianza di estrema resistenza, un monito ed un incoraggiamento per chi lotta fuori. Quest'euforia di Jackson si scontrò, quasi subito, con la sconfitta del Movement che si sgretolava sotto i colpi inferti dai programmi di controspionaggio governativo. Un'ondata di riflusso polemico travolse il BPP che si dimostrò incapace di fronteggiare le forze della repressione. COINTELPRO mise in essere la sua attività di distruzione militare e giudiziaria del partito, spingendo Jackson ad approfondire le sue riflessioni sul livello di complessità e di articolazione raggiunto dal «fascismo statunitense». Tutto il movimento operaio stava pagando le nefaste conseguenze della sua immobilità, la rivoluzione aveva mancato i suoi obiettivi, era stata schiacciata dalla reazione militare e dalla nuova logica del consumo di massa, visibile nei controlli sulla circolazione monetaria e sulle concessioni salariali (minimum wage): Jackson definì questi provvedimenti «le più subdole riforme del fascismo industriale moderno» che occultano i benefici delle classi agiate fornendo alle classi subalterne un «mercato delle pulci» tutto loro, eretto sulla falsificazione dei reali bisogni sociali degli uomini. La classe al potere, così facendo, permise di dirimere gli interessi generali della classe operaia in una contrapposizione fratricida tra nuova aristocrazia proletaria e lavoratori sottoposti alle più infami condizioni economiche e sociali, realizzando un riformismo di natura fascista come risposta padronale alla lotta di classe. Il fascismo è una «estensione ovvia del capitalismo». Ma, per Jackson, la rivoluzione non ha definitivamente perso, il movimento operaio deve riuscire a comprendere la complessità che assume lo scontro di classe nella società “riformata” dal fascismo, la maggiore sofisticazione delle merci che discende dalla più intensa divisione del lavoro. Se questo stato di cose determina una riproduzione capitalistica stratificata e serializzata delle forze sociali, se genera l'incomunicabilità di ampie sacche della classe operaia, allora, cento volte più forte deve essere il discorso sull'unità degli sfruttati. Questo compito deve essere assunto dall'avanguardia del partito comunista nero, il BPP. Jackson cercava di coltivare una coscienza collettiva unitaria come unica possibilità per le masse sfruttate di riscattarsi. Le sue parole erano un invito alla ricerca di convergenze e strategie comuni tra tutti i gruppi radicali della sinistra statunitense. C'era in lui, un tentativo costante di rifuggire i personalismi e le pregiudiziali che avevano più volte ostacolato la composizione dei dissidi all'interno del movimento, facilitando così la reazione delle forze borghesi. Il BPP cadde spesso in questi errori, vanificando il potenziale collettivo di cui disponeva e disperdendo il proprio patrimonio organizzativo.

La morte di Jackson fu una dura perdita per il BPP come dichiarò lo stesso Newton al suo “servizio funebre”. I Weather Underground, un gruppo clandestino bianco, come risposta alla morte di Jackson, organizzarono una serie d'attentati dinamitardi negli uffici dell'amministrazione carceraria di San Francisco e di Sacramento. Emisero, inoltre, un comunicato dove si dichiarava guerra aperta al sistema carcerario dell'“America” del Nord poiché l'omicidio di Jackson era stato un chiaro tentativo d'intimidazione ai danni dei giovani rivoluzionari.

Opere[modifica | modifica sorgente]

I fratelli di Soledad , lettere dal carcere di George Jackson[modifica | modifica sorgente]

Pubblicato nel 1970, contiene l’autobiografia e lettere dal raggio O , e lettere 1964-70 , le lettere dei primi anni sono andate distrutte. Fu merito del suo avvocato Fay Stender, che comprese il talento come scrittore di Jackson, e si interessò per la pubblicazione delle lettere. Le lettere rappresentano la viva testimonianza delle condizioni di vita nei carceri americani, con tutti i problemi connessi, oltre alle difficoltà personali di farsi capire dai propri famigliari , non tutti solidali con lui .

  • Fratelli di Soledad. Lettere dal carcere di George Jackson, Einaudi, Torino 1970.

Col sangue agli occhi. Il "fascismo americano" e altri scritti[modifica | modifica sorgente]

  • Col sangue agli occhi. Il "fascismo americano" e altri scritti, Einaudi, Torino 1972 (Riedito da Agenzia X, 2008, ISBN 9788895029122).

Film[modifica | modifica sorgente]

  • Black August (U. S.A. 2007), regia di Samm Styles. Con Gary Dourdan, Ezra Stanley, Vonetta McGee.

Omaggi a George Jackson[modifica | modifica sorgente]

Bob Dylan gli ha dedicato un singolo, "George Jackson", uscito nel 1971.

Steel Pulse "Uncle George" nell'album "Tribute to the Martyrs", del 1979.

I Dicks, gruppo punk rock texano, gli hanno dedicato una canzone, "George Jackson", nell'album "These People", del 1985.

Scientist gli ha dedicato il brano "George Jackson" nell'album "International Heroes Dub" del 1989.

Gli Area International POPular group gli hanno dedicato il brano "Citazione da George L. Jackson", pubblicato come B-side del singolo "L'Internazionale" nel 1974 e in seguito nella raccolta "Anto/Logicamente" del 1977.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^
  2. ^ Fratelli di Soledad. Lettere dal carcere di George Jackson, Einaudi, Torino 1970
  3. ^ L'assassinio di George Jackson a cura di Michel Foucault, Gilles Deleuze e del Groupe d'Information sur les Prisons, Prefazione di Jean Genet, 1971, Feltrinelli.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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