Hans Kelsen

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Busto di Hans Kelsen all'Università di Vienna.

Hans Kelsen (Praga, 11 ottobre 1881Berkeley, 19 aprile 1973) è stato un giurista e filosofo austriaco, tra i più importanti teorici del diritto del Novecento e il maggior esponente del normativismo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Akademisches Gymnasium di Vienna, frequentata da Kelsen

Hans Kelsen nacque a Praga l’11 ottobre 1881 da una famiglia ebraica. Successivamente si trasferì con la sua famiglia a Vienna, dove iniziò i suoi studi di diritto. Nel 1905 scrisse la sua prima opera, una monografia su Dante e il suo pensiero politico, intitolata Die Staatslehre des Dante Alighieri (La Teoria dello Stato in Dante). Dopo aver terminato gli studi in giurisprudenza, e aver conseguito il dottorato nel 1906, soggiornò per un breve periodo a Heidelberg. Tornato a Vienna, nel 1911 conseguì l'abilitazione all'insegnamento universitario del diritto pubblico e della filosofia del diritto.

Targa commemorativa alla scuola frequentata da Kelsen
Disegno ritraente Kelsen nel periodo viennese

In questo periodo pubblicò Hauptprobleme der Staatsrechtslehre entwickelt aus der Lehre vom Rechtssatze, ovvero Problemi fondamentali della dottrina del diritto pubblico esposti a partire dalla dottrina della proposizione giuridica; quest'opera segnò una sorta di svolta per Kelsen nell'ambito della scienza del diritto e l'inizio di tutto il suo pensiero filosofico e politico. Iniziò così da lì in poi, la sua carriera di docente presso l'Università di Vienna e presso la Export-Akademie des k.k. Handels-Ministeriums. Nel luglio 1918 venne nominato professore straordinario di ruolo, e successivamente nell'agosto 1919, professore ordinario di diritto pubblico alla Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Vienna. Nel 1920 accettando la proposta del cancelliere Karl Renner, partecipò alla scrittura della prima costituzione liberal-democratica e federale della Repubblica austriaca.

L'anno dopo, ovvero nel 1921, venne eletto giudice a vita della Corte Costituzionale della Repubblica austriaca; seguirono così anni nei quali si dedicò molto alla politica e alle istituzioni. Dopo otto anni, e quindi nel 1929, si sciolse la Corte Costituzionale a causa di una riforma voluta dal partito cristiano-sociale. Kelsen trovandosi in contrasto con queste scelte, decise di lasciare l'Austria, e di partire per la città di Colonia. Nell'Università di questa nuova città, Kelsen accettò la cattedra di diritto internazionale che gli era stata precedentemente offerta. Ben presto iniziò la polemica con Carl Schmitt relativa all'attribuzione della sovranità secondo l'art. 48 della Repubblica di Weimar, il quale diceva che “nel caso la sicurezza dello stato fosse messa in pericolo, il Presidente avrebbe la facoltà di emanare leggi per decreto, quindi di assumere di fatto la dittatura”.

Nel 1933 con l'avvento del nazismo, essendo lui ebreo, fu costretto a dare le dimissioni ed andarsene. Dopo essere fuggito, giunse a Ginevra presso l’Institut universitaire des hautes études internationales. In questo periodo scrisse l'opera che più rispecchia il suo pensiero, ovvero la Reine Rechtslehre o Dottrina pura del Diritto. Successivamente nel 1936, accettò la chiamata come docente ordinario di diritto internazionale presso l'Università di Praga. Nel 1938, dopo una serie di contestazioni naziste come quelle che lo avevano portato a fuggire da Colonia, lasciò la sua cattedra all'Università di Praga e nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti. Passò due anni all'Harvard University, dopo di che si trasferì a Berkeley per insegnare alla University of California, dal 1945 al 1952.

In questo periodo Kelsen si dedicò molto al diritto internazionale, nel 1952 scrisse i Principles of International Law. Nonostante questo però, continuò sempre a dedicarsi alla sua teoria sul diritto e, desiderando confronti con l'ambiente giuridico americano, scrisse nel 1945 la General theory of law and State, ovvero la Teoria generale del diritto e dello Stato. Come risposta alle numerose critiche che via via gli erano state fatte, scrisse nel 1960 una seconda edizione della Reine Rechtslehre.[1] Hans Kelsen morì a Berkeley, in California, il 19 aprile 1973. Nel 1979 venne pubblicata postuma la Allgemeine Theorie der Normen, o Teoria generale delle norme.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Kelsen è noto come il capostipite novecentesco della dottrina liberal-democratica del diritto su base giuspositivista.

La dottrina pura del diritto[modifica | modifica wikitesto]

Di questo libro esistono due diverse edizioni, entrambe pubblicate a Vienna, la prima del 1934 e la seconda del 1960. Nonostante il titolo fosse lo stesso, il contenuto delle due opere era variato, comunque l'idea centrale del suo pensiero rimase una dottrina pura del diritto. L'aggettivo “puro”, essenziale per capire l'intero pensiero di Kelsen, sta a indicare una dottrina né ideologica (come nel giusnaturalismo) né empirica (come nel giusrealismo). Secondo Kelsen era necessario separare il diritto dalla natura da un lato, e dalla morale e dalla politica dall'altro. Kelsen arriva quindi alla conclusione che solamente se vengono attuate queste due separazioni si può ottenere una dottrina pura del diritto.

Parlando della separazione diritto-natura, Kelsen ci spiega che il diritto è un fatto sociale, un fenomeno che vive all'interno della società; la vita della società a sua volta è una delle tante espressioni della natura, che si presenta attraverso una serie di fatti privi di significato. Il diritto qualifica questi fatti con le norme; in questo modo si arriva alla conclusione che la caratteristica specifica del diritto è il suo essere qualificante. Se si studia il fenomeno giuridico sotto il profilo dei comportamenti con i quali ha a che fare, si ha la sociologia del diritto; se invece si studia il diritto come schema di qualificazione, si ha la dottrina pura del diritto. Secondo Kelsen quindi la prima e fondamentale distinzione da fare è quella tra sociologia e dottrina pura del diritto.

La dottrina pura del diritto è una teoria del diritto positivo e generale, depurato da ogni legame con nozioni, morali, politiche e sociologiche. La caratteristica specifica del diritto è di essere qualificante poiché un fatto naturale come atto giuridico quando questo fatto è contenuto in una norma posta dal legislatore. Fatto naturale+ significato oggettivo/giuridico= atto giuridico. Da ciò risulta necessario la distinzione tra significato soggettivo e oggettivo in un atto. Il significato soggettivo/sociale sta nell'attribuire un significato ad un comportamento, il significato oggettivo /giuridico sta nel legislatore che attribuisce un significato a un comportamento e lo impone con la norma giuridica. Significato soggettivo e significato oggettivo possono coincidere.

La norma come schema qualificativo[modifica | modifica wikitesto]

La norma nasce da un fatto naturale ( la norma è categoria che non esiste in natura ma è un prodotto intellettuale) collegando questo fatto naturale a una fattispecie generale e astratta di una norma attraverso il nesso di imputazione che questo si qualifica atto giuridico. Quindi ciò che qualifica il fatto naturale in atto giuridico è il significato oggettivo/giuridico imposto dal Legislatore e contenuto in una norma sul Fatto naturale. Kelsen separa il diritto dalla morale poiché hanno una diversa struttura il diritto è un giudizio ipotetico eteronomo, la cui caratteristica specifica è di qualificare un fatto naturale come atto giuridico ricollegando quel fatto naturale( Fatti specie concreta) a una Fattispecie generale e astratta presente nella norma giuridica imposte dal Legislatore. La norma giuridica non è un fatto naturale ma è un fatto oggettivo poiché si stacca dalla volontà di chi l'emana diventando indipendente durante l'atto psichico che la genera.

La seconda distinzione si ha quando si parla di diritto e quando si parla di valutazione etica della norma: una cosa è dire che una norma è giuridica, un'altra cosa è dire che una norma è giusta o ingiusta, opportuna o inopportuna. Kelsen dice che non è compito della dottrina pura del diritto studiare se una norma giuridica è giusta o ingiusta, opportuna o inopportuna: il compito di dire se una norma è giusta o ingiusta è affidato alla morale, mentre quello di dire se è opportuna o inopportuna è affidato alla politica, anche se si deve sempre distinguere dottrina pura da un lato, morale e politica dall'altro.

La nomostatica[modifica | modifica wikitesto]

La fase della nomostatica consiste nel prendere la struttura della norma considerata in sé stessa. Per delineare il carattere specifico della norma giuridica rispetto ai fatti naturalistici, bisogna considerare che la caratteristica di questi ultimi è di essere retti dal principio di causalità: a ogni causa segue un determinato effetto. Lo schema che usa Kelsen per spiegare questo rapporto di causa-effetto è: “se c'è A (causa) deve esserci (muss) B (effetto)”; lo schema invece usato per spiegare il rapporto giuridico, o rapporto di imputazione, è: “se c'è A1 deve esserci (soll) B1”.

La differenza tra i verbi “müssen” e “sollen” usati da Kelsen per spiegare i due tipi di rapporti sta nel fatto che il primo indica un dovere nel senso di necessità (fisica) assoluta, mentre il secondo indica un dovere nel senso di necessità giuridica (imputazione); secondo Kelsen inoltre il rapporto di imputazione è “chiuso” in se stesso, ovvero comincia da A e termina in B. Con questi schemi, Kelsen vuole parlare della distinzione tra rapporto di causalità e rapporto di imputazione a prescindere dai contenuti; questo perché la sua teoria del diritto è “pura”, quindi estranea a ogni contenuto naturalistico, politico o morale. Una caratteristica in comune tra i due tipi di rapporti è che, a prescindere dai contenuti, esprimono tutti e due la conseguenza di un certo oggetto, a un determinato oggetto che viene prima. Nonostante questo però, sul piano formale Kelsen non riesce a giustificare queste due distinzioni.

La nomodinamica[modifica | modifica wikitesto]

La nomodinamica deve spiegare in cosa consiste la validità di una norma, da un punto di vista però puramente formale, individuando prima di tutto la categoria della validità giuridica. La validità giuridica va distinta sia dall'efficacia della norma, altrimenti ci sarebbe confusione tra diritto e natura, sia dal valore della norma, altrimenti si confonderebbero diritto e morale. Per Kelsen una norma è giuridicamente valida se emanata in conformità con i criteri stabiliti dalla norma di grado immediatamente superiore. Si crea così una specie di piramide in cui ogni norma di grado inferiore è valida se è coerente con la norma di grado superiore: è questa la costruzione dell'ordinamento giuridico chiamata "Stufenbautheorie", letteralmente "Teoria della costruzione a gradini".

Una norma è valida anche indipendentemente dal suo valore etico-politico: una norma di legge, per essere una norma giuridicamente valida, anche se è del tutto ingiusta o senza efficacia, basta che sia emessa in modo conforme alla Costituzione; la validità della singola norma infatti, è costruita in base a un criterio puramente formale. Quando parliamo delle norme costituzionali, si deve determinare che non esistano altre norme al di sopra della Costituzione.[2]

Secondo Kelsen, la “norma fondamentale” è alla base della validità delle norme costituzionali. Della “norma fondamentale” Kelsen parla in modo diverso nelle due edizioni della Dottrina Pura del Diritto:

  • Nella prima edizione dice che questa Grundnorm è una norma non posta, ma presupposta: è quindi una norma della quale dobbiamo presupporre la validità.
  • Dell'edizione del 1960 invece, il pensiero cambia sotto l'infuenza delle critiche del realismo giuridico, nel senso che la norma fondamentale è valida quando il complesso delle norme trova l'applicazione.

Questa spiegazione risulta però contraddittoria, perché o viene accettata la prima interpretazione cadendo però nella metafisica, o viene accettata la seconda interpretazione non salvaguardando però la dottrina “pura” del diritto. Alcuni critici accusano Hans Kelsen di "formalismo", in relazione all'idea del giusfilosofo secondo cui se si discute della validità della Norma Fondamentale, anche l’atto fondativo dell'usurpatore (in quanto soggetto privo di legittimazione) va considerato come diritto, in quanto l'Ordinamento Giuridico non può chiudersi con un "fatto". Ecco la considerazione della Norma Fondamentale come finzione.

Diritto soggettivo e Stato[modifica | modifica wikitesto]

Kelsen esamina anche il rapporto tra diritto e morale; egli afferma che il diritto appartiene al mondo del dover essere (Sollen), non al mondo dell'essere (Sein). Il diritto quindi appartiene alla sfera del dover essere, ma non nel senso giusnaturalistico di un diritto ideale cui si contrappone un diritto positivo, ma inteso come categoria a priori logico-trascendentale. All'interno dell'ordinamento giuridico si trova anche una distinzione tra diritto oggettivo e diritto soggettivo. Kelsen nella sua concezione normativistica, riduce la categoria del diritto soggettivo al diritto oggettivo, poiché crede che solo quest'ultimo esista.

Ma questo diritto oggettivo, può non solo comandare o vietare, ma anche autorizzare un certo comportamento, e nel momento in cui lo autorizza, determinate persone possono avanzare delle pretese che il diritto oggettivo stesso ha loro consentito. Kelsen si occupa anche della contrapposizione tra Stato e diritto; secondo lui, si deve attuare una radicale riduzione del diritto allo Stato, e dello Stato al diritto. Non può esistere uno Stato senza diritto, quindi il diritto è una realtà imprescindibile rispetto allo Stato e viceversa, non può esistere l'uno se non c'è l'altro. Nella Dottrina pura del diritto, quest'ultimo è coincidente con la volontà statale, quindi ecco emergere lo statalismo, ovvero far intervenire lo Stato in tutte le questioni economiche e sociali.

Il problema dell'interpretazione[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo grande problema di Kelsen è quello dell'interpretazione. Nel suo schema piramidale, l'interpretazione implica la scala discendente, e la validità implica la scala ascendente. Secondo Kelsen l'interpretazione si giustifica per il fatto che ogni norma superiore autorizzando o legittimando determinate norme di grado inferiore non le può determinare totalmente. Questo tipo di interpretazione però non è sempre chiara, poiché una legge può essere ambigua. Per questo motivo egli afferma che se da una certa legge si arriva a diverse interpretazioni a livello logico, queste sono tutte valide.

Per lui quindi l'interpretazione viene ridotta da atto teoretico-conoscitivo ad atto decisionale di volontà (bisogna tenere presente che secondo Kelsen l'unica soluzione per un'antinomia normativa è l'abrogazione di una o entrambe le norme). Parlando poi di criteri con i quali si sceglie una interpretazione piuttosto che un'altra, Kelsen riprende la distinzione avanzata dalla scuola neo-positivista, tra giudizi di fatto e giudizi di valore. I giudizi di fatto sono giudizi di esistenza, mentre i giudizi di valore esprimono una valutazione; i giudizi di fatto sono verificabili, quindi scientifici, i giudizi di valore no, poiché sono puramente emozionali, non scientifici.

Una cosa è dire che una norma giuridicamente esiste o non esiste, è valida o no, perché si resta in una serie di giudizi di fatto verificabili; un conto è dire che una norma è opportuna o inopportuna perché questo sarebbe un giudizio di valore, frutto dell'emozionalità, e quindi non verificabile. Questa distinzione però è stata criticata, perché se in una valutazione l'uomo si pone il problema dei fini per il loro raggiungimento deve fare un'opera di comparazione di fini diversi, e questo lato comparativo è razionale. Secondo i critici quindi non si può allontanare il mondo delle scelte dall'attività razionale.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei principali "avversari" di Kelsen fu Carl Schmitt.[3] Una critica molto importante della concezione giuridica normativa di Kelsen è quella fatta da Alexander Hold-Ferneck, il quale mostra come il cosiddetto giuspositivismo di Kelsen è nei fatti soltanto del giusnaturalismo puramente formalizzato e desostanzializzato, "senza contenuti" (come scrive Bruno Leoni), ma che resta pur sempre giusnaturalismo.[4] Nel contesto culturale italiano le sue tesi furono molto criticate - in una prospettiva liberale ed individualista - da Bruno Leoni.[5] Inoltre anche Santi Romano e Giuseppe Capograssi criticarono la teoria pura del diritto di Kelsen affermando, sia pure con ricostruzioni teoretiche differenti, che il diritto è frutto dell'evoluzione della società e della storia.

Hans Kelsen-Institut e Hans-Kelsen-Forschungsstelle[modifica | modifica wikitesto]

Per i 90 anni di Kelsen il Governo austriaco istituì il 14 settembre 1971, una fondazione nominata „Hans Kelsen-Institut”. Scopo della fondazione è la difusione delle dottrine del diritto a livello internazionale. Vi sono delle pubblicazioni ad opera dell'editore Verlag Manz, in 33 volumi. La guida dell' Hans Kelsen-Institut fu affidata nel 1972 a Kurt Ringhofer e Robert Walter, fino alla morte di questi 1993 e 2010. Guidarono successivamente Clemens Jabloner (1993) e Thomas Olechowski (2011).

Nel 2006 presso la Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg viene istituito il „Hans-Kelsen-Forschungsstelle“ sotto la guida di Matthias Jestaedt. Nach dessen Berufung an die Albert-Ludwigs-Universität Freiburg 2011 wurde auch die Forschungsstelle dorthin transferiert. Lo Hans-Kelsen-Forschungsstelle in cooperazione con l'Hans Kelsen-Institut ha pubblicato l'opera omnia di Kelsen edita da Mohr Siebeck Verlag.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze austriache[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia per le scienze e per le arti - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per le scienze e per le arti
— 1961
Gran Decorazione d'Onore in Argento con Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca - nastrino per uniforme ordinaria Gran Decorazione d'Onore in Argento con Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca
— 1967

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gran Croce al Merito con Placca dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce al Merito con Placca dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca)
— 1961

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) H. Kelsen, Veröffentlichte Schriften 1905-1910 und Selbstzeugnisse. Tübingen 2007. S. 91.
  2. ^ (DE) Eric Frey: Frühes Exil ohne versöhnliche Heimkehr, Bericht über die von Thomas Olechowski derzeit verfasste wissenschaftliche Kelsen-Biografie, in: Tageszeitung Der Standard, Wien, 3. März 2010, S. 16
  3. ^ La diversa concezione del diritto di Schmitt e Kelsen è chiaramente spiegata dal primo in Staat, Bewegung, Volk. Die Dreigliederung der politischen Einheit, Hamburg, 1933, trad. it. Carl Schmitt, Principi politici del Nazionalsocialismo, scritti scelti e tradotti da Delio Cantimori, Firenze, 1935, pp. 175-231, ora in Carl Schmitt, Un giurista davanti a se stesso, Saggi e interviste a cura di Giorgio Agamben, Vicenza, 2005, pp. 253-312, e specialmente p. 270-272.
  4. ^ Alexander Hold-Ferneck, Der Staat als Übermensch. Zugleich eine Auseinandersetzung mit der Rechtlehre Kelsens, Jena, Gustav Fischer, 1926, p. 53. Kelsen ha risposto alle critiche di Hold-Ferneck nel suo libro Der Staat als Übermensch. Eine Erwiderung, Vienna, Julius Springer, 1926, ma nella sua risposta ha "tralasciato" di ribattere su questo punto cruciale, il che "indica forse la consapevolezza dell'esistenza di una difficoltà, di una giuntura problematica all'interno del proprio ragionamento." Cf. Hans Kelsen-Alexander Hold-Ferneck, Lo Stato come Superuomo, un dibattito a Vienna, a cura di Antonino Scalone, Torino, Giappichelli, 2002, p. X.
  5. ^ Scritti di scienza politica e teoria del diritto, Milano, Giuffrè, 1980, p. 224.
  6. ^ http://books.google.at/books?id=pG1HXCp6fdQC&pg=PA1933&lpg=PA1933&dq=karl+renner+preis+kelsen&source=bl&ots=pm07jElkfQ&sig=YpMsRFLyzxm7UmdByHSpn5l_sMM&hl=de&sa=X&ei=Y6thT7b3D8zT4QSIvL3-Bw&ved=0CFAQ6AEwBw#v=onepage&q=karl%20renner%20preis%20kelsen&f=false Seite 1933
  7. ^ Wiener Rathauskorrespondenz, 22. Dezember 1953, Blatt 2102
  8. ^ Wiener Rathauskorrespondenz, 16. Jänner 1954, Blatt 67

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A.M. Hespanha, Introduzione alla storia del diritto europeo. Il Mulino, Collana: Le Vie Della Civiltà. Anno 2003.ISBN 978-88-15-09284-7
  • F. Todescan, Metodo, Diritto, Politica. Monduzzi Editore, Bologna, 1988.

Selezione di edizioni italiane delle opere di Kelsen[modifica | modifica wikitesto]

  • Lineamenti di dottrina pura del diritto, a cura di R. Treves, Torino: Einaudi, 1952.
  • Società e Natura: ricerca sociologica, a cura di L. Fuà, Torino: Einaudi 1953.
  • La dottrina pura del diritto. Saggio introduttivo e traduzione di Mario G. Losano, Torino: Einaudi, 1966.
  • I fondamenti della democrazia e altri saggi, Bologna: Il Mulino, 1966.
  • La giustizia costituzionale a cura di Carmelo Geraci; premessa di Antonio La Pergola, Milano: Giuffre, 1981.
  • La Democrazia, trad. di Giorgio Melloni, Bruno Flery, Anna Maria Castronuovo, Bologna: Il Mulino, 1985.
  • Teoria generale delle norme, a cura di Mario G. Losano. Traduzione di Mirella Torre, Torino: Einaudi, 1985.
  • Il problema della sovranità e la teoria del diritto internazionale. Contributo per una dottrina pura del diritto, a cura di Agostino Carrino, Milano: Giuffré, 1989.
  • La pace attraverso il diritto, a cura di Luigi Ciaurro, Torino: Giappichelli, 1990.
  • Hans Kelsen - Renato Treves, Formalismo giuridico e realtà sociale a cura di Stanley L. Paulson, Napoli: Edizioni scientifiche italiane, 1992.
  • Il concetto sociologico e il concetto giuridico dello Stato. Studio critico sul rapporto tra Stato e diritto a cura di Ag. Carrino, Napoli: Edizioni scientifiche italiane, 1997.
  • Il problema della giustizia, a cura di Mario G. Losano. Nuova edizione, Torino: Einaudi, 1998.
  • Hans Kelsen – Umberto Campagnolo, Diritto internazionale e Stato sovrano. A cura di Mario G. Losano, con un inedito di H. Kelsen e un saggio di N. Bobbio, Milano: Giuffrè, 1999.
  • Teoria Generale del Diritto e dello Stato, Milano: Etas, 2000.
  • Lo Stato come Superuomo. Una risposta (1926), traduzione e cura di Antonino Scalone, Torino: Giappichelli, 2002.
  • Scritti autobiografici, traduzione e cura di Mario G. Losano, Reggio Emilia: Diabasis 2008.
  • Causalità e retribuzione, traduzione e cura di Fabrizio Sciacca, in "Filosofia politica", 22:2 (2008).
  • Dottrina generale dello Stato, a cura di Joerg Luther ed Enrico Daly, Giuffré, Milano, 2013.

Opere su Kelsen[modifica | modifica wikitesto]

  • Norberto Bobbio, Diritto e potere. Saggi su Kelsen, Edizioni Scientifiche Italiane, 1992, ISBN 88-7104-468-1
  • Umberto Campagnolo, Conversazioni con Hans Kelsen. Documenti dell'esilio ginevrino 1933-1940. A cura di Mario G. Losano, Giuffrè, Milano 2010, XIX-295 pp.
  • Uberto Scarpelli, Società e natura nel pensiero di Hans Kelsen, in “Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto” (1954), p. 767.
  • Norberto Bobbio, Hans Kelsen, in “Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto” (1973), poi raccolto come Struttura e funzione nella teoria del diritto di Kelsen, in ID, Dalla struttura alla funzione. Nuovi studi di teoria del diritto, Milano: Edizioni di comunità (Diritto e cultura moderna, 18), 1977, p. 187.
  • Orazio Condorelli, Il rapporto fra Stato e diritto secondo il Kelsen, in “Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto” (1923).
  • Vittorio Frosini, Kelsen e Dante, in AA. VV., Scritti in memoria di Antonino Giuffrè, vol. I, Milano: Giuffrè, 1967, poi pubblicato come Autorità imperiale e libertà civile in Dante, in AA. VV., Dante e la Magna Curia, Palermo: Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 1967, p. 524, riprodotto come introduzione al volume KELSEN, La teoria dello Stato in Dante, cit., ripubblicato come Kelsen e Dante in V. Frosini, Saggi su Kelsen e Capograssi. Due interpretazioni del diritto, Milano: Giuffrè, 1988.
  • Mario G. Losano, Forma e realtà in Kelsen,Comunità, Milano 1981, 229 pp.
    • (trad. in spag.: Mario G. Losano, Teoría pura del derecho. Evolución y puntos cruciales, Tradución de Jorge Guerrero R., Temis, Bogotá 1992, XVI-267 pp.)
  • Fabrizio Sciacca, Il mito della causalità normativa. Saggio su Kelsen, Torino: Giappichelli, 1993.

Bibliografia tedesca[modifica | modifica wikitesto]

  • Brunkhorst, Hauke (Hg.): Rechts-Staat: Staat, internationale Gemeinschaft und Völkerrecht bei Hans Kelsen, Nomos, Baden-Baden 2008.
  • Ehs, Tamara (Hg.): Hans Kelsen. Eine politikwissenschaftliche Einführung. Facultas, Wien 2009.
  • Fränkel, Karl Joachim: Recht und Gerechtigkeit bei Hans Kelsen. Diss. Köln 1965.
  • Heidemann, Carsten: Die Norm als Tatsache. Zur Normentheorie Hans Kelsens, Nomos, Baden-Baden 1997.
  • Klug, Ulrich: Prinzipien der Reinen Rechtslehre- Hans Kelsen zum Gedächtnis (= Kölner Universitätsreden. Nr. 52). Mit einer Ansprache von Klemens Pleyer Scherpe, Krefeld 1974.
  • Koja, Friedrich (Hg.): Hans Kelsen oder die Reinheit der Rechtslehre. Böhlau Verlag, Wien-Köln-Graz 1988.
  • Dreier, Horst: Rechtslehre, Staatssoziologie und Demokratietheorie bei Hans Kelsen. Nomos, Baden-Baden 1986.
  • Jestaedt, Matthias (Hg.): Hans Kelsen. Werke. Band 1. Veröffentlichte Schriften 1905–1910 und Selbstzeugnisse. Mohr Siebeck, Tübingen 2007, ISBN 978-3-16-149419-2.
  • Jöckel, Wilhelm: Hans Kelsens rechtstheoretische Methode. Darstellung und Kritik ihrer Grundlagen und hauptsächlichsten Ergebnisse. Scienta, Aalen 1977.
  • Leser, Norbert: Hans Kelsen (1881–1973). In: Neue Österreichische Biographie. Bd. 20, Wien 1979, S. 29–39.
  • Marra, Realino: Liberi da Kelsen. Per un vero realismo giuridico. In: Materiali per una storia della cultura giuridica. Bd. 42, H. 1, 2012, S. 263–280.
  • Métall, Rudolf Aladár: Hans Kelsen: Leben und Werk. Deuticke, Wien 1969.
  • Métall, Rudolf Aladár (Hrsg.): 33 Beiträge zur Reinen Rechtslehre. Wien 1974.
  • van Ooyen, Robert Chr.: Der Staat der Moderne. Hans Kelsens Pluralismustheorie. Duncker & Humblot, Berlin 2003.
  • van Ooyen, Robert Chr. (Hrsg.): Hans Kelsen: Wer soll der Hüter der Verfassung sein? Mohr Siebeck, Tübingen 2008.
  • van Ooyen, Robert Chr.: Hans Kelsen und die offene Gesellschaft. Verlag für Sozialwissenschaften, Wiesbaden 2010.
  • Paulson, Stanley L./Stolleis, Michael (Hrsg.): Hans Kelsen. Staatsrechtslehrer und Rechtstheoretiker des 20. Jahrhunderts. Mohr Siebeck, Tübingen 2005.
  • Römer, Peter: Hans Kelsen. Dinter, Köln 2009, ISBN 978-3-924794-54-5.
  • Schefbeck, Günther: Hans Kelsen und die Bundesverfassung. In: Bezirksmuseum Josefstadt (Hrsg.): Hans Kelsen und die Bundesverfassung. Geschichte einer josefstädter Karriere. Ausstellungskatalog. Wien 2010, S. 48–57.
  • Schild, Wolfgang: Die zwei Systeme der Reinen Rechtslehre. Eine Kelseninterpretation. In: Wiener Jahrbuch für Philosophie. Bd. 4 (1971), S. 150–194.
  • Schlüter-Knauer, Carsten: Die kontroverse Demokratie: Carl Schmitt und Hans Kelsen mit und gegen Ferdinand Tönnies. In: Uwe Carstens u. a.: Verfassung, Verfasstheit, Konstitution, Books-on-Demand, Norderstedt 2008, S. 41–86
  • Sciacca, Fabrizio: Il mito della causalità normativa. Saggio su Kelsen. Giappichelli, Torino 1993.
  • Walter, Robert: Hans Kelsen als Verfassungsrichter. Manz, Wien 2005, ISBN 3-214-07673-6.
  • Walter, Robert/Ogris, Werner/Olechowski, Thomas (Hrsg.): 'Hans Kelsen: Leben, Werk, Wirksamkeit. Manz, Wien 2009.
  • Ziemann, Sascha: Die „Internationale Zeitschrift für Theorie des Rechts“ / „Revue Internationale de la Théorie du Droit“ (1926 bis 1939). Einführende Bemerkungen zur ersten rechtstheoretischen Zeitschrift moderner Prägung nebst Bibliographie und Register. In: Rechtstheorie. 2007, Heft 1, S. 169–195 (enthält eine Bibliographie zu der von Kelsen mitherausgegebenen Zeitschrift).

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