Morale

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Il termine morale in funzione di sostantivo deriva dal latino moràlia ed ha significato quasi coincidente ad etica, oppure è essa stessa interpretata come oggetto dell'etica. In questo caso la morale rappresenta la condotta diretta da norme, la guida secondo la quale l'uomo agisce.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

I movimenti religiosi più antichi hanno ritenuto necessario, per esplicare e giustificare il concetto di salvezza, la formazione di un pensiero forte dell'anima. Il processo di tale formazione comincia con la concessione all'uomo mortale dell'immortalità dell'anima. Ecco che troviamo una prima divinizzazione dell'anima che viene, dunque, vista come vero e proprio daimon. In questo modo si offre un senso alla vita mortale: se, infatti, l'anima è immortale, e viene solamente ospitata in corpi mortali, essa non potrà che compiere il cammino assegnatole attraverso un'indeterminata pluralità di corpi. Da ciò nasce la dottrina della metempsicosi, che, nella sua forma iniziale, ritiene l'anima moralmente neutra, senza rapporti con la vicenda della colpa, della purificazione e della salvezza.

È solo scontrandosi con le esigenze della salvezza che questa dottrina si carica, necessariamente, di una forte valenza morale; infatti, l'unione di anima e corpo, di ciò che è puro e ciò che è impuro, di ciò che è imperituro e quindi divino con ciò che è mortale e quindi terrestre, costituisce un decadimento della parte superiore dell'anima stessa. Ci si avvia verso l'idea che ha reso il mondo senziente, pensante e sofferente: l'idea che siamo mortali e imperfetti (ma tutto sommato con un non-so-che di Assoluto che ci rivela la nostra vera e ben più nobile, nonché nobilitante, origine) perché dobbiamo aver combinato qualcosa di così brutto (quello della colpa è uno dei concetti, insieme a quello di responsabilità e coscienza, senza i quali la filosofia stessa perderebbe davvero molto), da dover essere puniti mortalmente. Eppure, sostenevano già gli antichi saggi, c'è una via di uscita. Eppure, dicevano loro, c'è una salvezza: la morale ci guiderà alla purificazione e/o al mantenimento della purezza.

Questa svolta moralistica viene fatta risalire dai pitagorici a Filolao. La morale arcaica è legata alle virtù guerriere, alla società aristocratica formata dai migliori (gli aristocratici, ossia i migliori, dal greco αρι Il virtuoso, nell'antichità, è tale fin dalla nascita. E tale è, potremmo dire, per questioni di genetica. Ed è così tanto una questione di famiglia, che i nobili d'animo lo sono anche di ceto (ossia gli aristocratici sono i più ricchi sia di virtù che di ricchezze squisitamente venali).

Il significato concettuale[modifica | modifica sorgente]

Il termine morale fa riferimento al greco εθος/ηθος, "èthos", comportamento, costume, carattere, consuetudine. Da ήθος in funzione di aggettivo viene ηθικος che acquista anche il significato di principi delle caratteristiche della condotta umana che influiscono sulla collettività (ovvero moralis in latino). Il termine morale, quindi, assurge a valore di ciò che è attinente alla dottrina etica, oppure significa ciò che è attinente alla condotta e quindi suscettibile di valutazione e quindi di giudizio.

Il concetto di morale viene anche usato come moralità, cioè come assieme di convenzioni e valori di un determinato gruppo sociale in un periodo storico (o semplicemente di un individuo), concetto ben distinto da moralismo con il quale si intende la corruzione della moralità e rimandando ad etica per la filosofia morale, cioè per la disciplina filosofica.

Le correnti della morale[modifica | modifica sorgente]

Nell'ambito della morale esistono due correnti fondamentali: la corrente laica e quella religiosa.

All'interno della speculazione religiosa troviamo la legittimazione e l'efficacia della norma morale come proveniente da Dio.

Al contrario, la filosofia moderna si distingue per la produzione di una morale laica, iniziata da Ugo Grozio, la quale sostiene l'esistenza di norme morali anche in assenza di Dio, dal momento che le norme si basano sulla natura dell'uomo (da qui il nome stesso della corrente in questione, il giusnaturalismo). Il concetto di natura umana risulta, però, ambiguo ed offre un notevole spunto di riflessione per tutta la filosofia morale: Thomas Hobbes, ad esempio, riteneva l'uomo come malvagio di natura, Rousseau, invece, ce lo descrive come buono. In realtà, ciò che caratterizza l'uomo, non sembrerebbe essere la sua realtà ontologica, la sua natura intrinseca, quanto piuttosto il fatto stesso di esistere nel mondo.

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