Gaetano Salvemini

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Gaetano Salvemini
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Gaetano Salvemini
Luogo nascita Molfetta (Bari)
Data nascita 8 settembre 1873
Luogo morte Sorrento (Napoli)
Data morte 6 settembre 1957
Titolo di studio Laurea in Lettere
Professione insegnante, giornalista pubblicista
Partito Partito Socialista Italiano
Legislatura XXV (1919)
Pagina istituzionale
« Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti: cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L’imparzialità è un sogno, la probità è un dovere. »
(Gaetano Salvemini, Prefazione a Mussolini diplomatico, Éditions Contemporaines, Paris 1932; nuova edizione Laterza, Bari 1952)

Gaetano Salvemini (Molfetta, 8 settembre 1873Sorrento, 6 settembre 1957) è stato uno storico, politico e antifascista italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Laurea e insegnamento[modifica | modifica sorgente]

Laureatosi in lettere a Firenze nel 1896, inizialmente si dedicò alla storia medioevale dimostrandosi uno dei migliori giovani storici. Dopo aver insegnato latino in una scuola media di Palermo e storia nel Liceo Torricelli di Faenza[1], ottenne a soli ventotto anni la cattedra di Storia moderna a Messina (1901). Qui nel 1908 a causa del catastrofico terremoto perse la moglie, i cinque figli e la sorella, rimanendo l'unico sopravvissuto di tutta la sua famiglia (aveva 35 anni). Successivamente insegnò all'Università di Pisa e infine a quella di Firenze. Tra i suoi allievi vi furono Carlo Rosselli, Ernesto Rossi e Camillo Berneri.

Socialista federalista[modifica | modifica sorgente]

Aderì al Partito Socialista Italiano e alla corrente meridionalista, collaborando, dal 1897, alla rivista Critica sociale, mostrandosi tenace sostenitore del suffragio universale e del federalismo, visto come unica possibilità per risolvere la questione del Mezzogiorno[2], cercando di condurre su posizioni meridionaliste il movimento socialista e insistendo sulla necessità di un collegamento tra operai del nord e contadini del sud, sulla necessità dell'abolizione del protezionismo e delle tariffe doganali di Stato (che proteggono l'industria privilegiata e danneggiano i consumatori), e della formazione di una piccola proprietà contadina che liquidasse il latifondo.

Salvemini denunciò il malcostume politico e le gravi responsabilità di Giolitti (dissesto della Banca Romana) con il libro: "Il ministro della malavita" (1910). Esponente della corrente meridionalista del PSI, si scontrò sui temi sopra citati con la corrente maggioritaria di Filippo Turati, alimentando il dibattito interno al partito. In seguito però ad una mancata manifestazione del partito contro lo scoppio della guerra italo-turca (1911),[3] uscì dal partito socialista.

Portò avanti la sua battaglia federalista fondando, nel dicembre 1911, un periodico, denominato L'Unità, in quanto per lui la vera unità italiana doveva essere realizzata con l'autonomia e il federalismo[4]. Salvemini diresse L'Unità fino al 1920; nello stesso periodo lavorò al progetto di fondare un nuovo partito, meridionalista, socialista nei fini di giustizia e liberale nel metodo, contro ogni privilegio: la Lega Democratica per il rinnovamento della politica nazionale.

Pensiero sulla pubblica istruzione[modifica | modifica sorgente]

« La politica scolastica del partito clericale non può essere in Italia che una sola: deprimere la scuola pubblica, non far nulla per migliorarla e più largamente dotarla; favorire le scuole private confessionali con sussidi pubblici, e con sedi d'esami, con pareggiamenti; rafforzata a poco a poco la scuola privata confessionale e disorganizzata la scuola pubblica, sopprimere al momento opportuno questa e presentare come unica salvatrice della gioventù quella. Programma terribilmente pericoloso perché non richiede nessuno sforzo di lotta attenta ed attiva ma solo di una tranquilla e costante inerzia, troppo comoda per i nostri burocrati e per i nostri politicanti, troppo facile per l'oligarchia opportunista che ci sgoverna. »
(Gaetano Salvemini, Che cosa è la laicità (1907), in Scritti sulla scuola, in Opere, Vol. V, a cura di L. Borghi e B. Finocchiaro, Milano, Feltrinelli, 1969, cit., p. 891)

Contro gli Austriaci[modifica | modifica sorgente]

Nel 1914 mantenne posizioni interventiste, dichiarandosi convinto del carattere "anacronistico" degli imperi austro-ungarico e tedesco e auspicandone la distruzione, nell'interesse dell'Italia. Salvemini fu insomma uno dei capofila del cosiddetto interventismo democratico, che giustificava la guerra da posizioni "di sinistra": in nome cioè dell'ostilità all'antico ordine e in funzione dell'autoaffermazione dei popoli. Un'impostazione, questa, in linea con quella del presidente degli USA Woodrow Wilson, fautore dell'entrata in guerra degli Stati Uniti a fianco delle potenze dell'Intesa. Sul finire della guerra Salvemini espresse però la propria delusione per la mancata realizzazione delle speranze in un superamento delle rivalità antipopolari tra gli Stati e in una partecipazione democratica dei popoli alle decisioni dei governi.

Deputato[modifica | modifica sorgente]

Eletto deputato nel 1919, con l'avvento del fascismo si schierò subito contro Mussolini e contro gli aventiniani, e strinse un profondo sodalizio ideale e politico con i fratelli Carlo Rosselli e Nello Rosselli e con Ernesto Rossi, che videro in lui un comune maestro.

Nel 1925 è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce.

Non Mollare[modifica | modifica sorgente]

Nel 1925, Salvemini, i due Fratelli Rosselli e Nello Traquandi fondarono a Firenze un giornale antifascista clandestino, il Non Mollare.

Il processo e l'esilio[modifica | modifica sorgente]

Arrestato a Roma dalla polizia fascista l'8 giugno del 1925, successivamente, dopo esser stato processato insieme a Ernesto Rossi, poté godere di un'amnistia ed in agosto si rifugiò clandestinamente in Francia.

A Parigi fu poi raggiunto dai fratelli Rosselli e nel novembre del 1929 fu tra i fondatori del movimento Giustizia e Libertà (GL), nato per iniziativa dei fratelli Rosselli e di altri intellettuali democratici tra cui Emilio Lussu, Alberto Tarchiani, Francesco Fausto Nitti e Alberto Cianca. Gruppi di GL si formarono in Italia soprattutto tra studenti universitari. Molti degli aderenti di GL (tra cui Ernesto Rossi, Ferruccio Parri, Leone Ginzburg) furono arrestati e condannati a lunghe pene detentive.

Salvemini si trasferì poi in Gran Bretagna, dove fu protagonista, in quanto socialista, di una dura polemica con George Bernard Shaw.

Professore all'Università di Harvard (USA)[modifica | modifica sorgente]

Arthur Meier Schlesinger Sr, presidente del dipartimento di storia dell'Università di Harvard negli USA, nel 1929 invitò Gaetano Salvemini ad insegnare ad Harvard e Salvemini dal 1933 fu membro a pieno titolo del dipartimento. Salvemini fu una figura familiare negli anni della gioventù di Arthur Schlesinger Jr., redattore dei discorsi elettorali detti allora della Nuova Frontiera per John F. Kennedy[5][6].
Gaetano Salvemini nel 1934 si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò storia della civiltà italiana all'Università di Harvard e prese anche la cittadinanza statunitense. Profonda, pur con molti dissensi, l'amicizia che lo legò in questi anni a un altro grande esule antifascista: don Luigi Sturzo, fondatore del Ppi, testimoniata da un fitto carteggio.

Professore itinerante[modifica | modifica sorgente]

Durante la Seconda guerra mondiale Salvemini tenne negli USA, in Gran Bretagna e in Francia, conferenze e lezioni universitarie, si batté per una politica contro fascismo, comunismo, clericalismo e monarchia italiana. Nel 1939 fondò la "Mazzini Society", insieme a un gruppo di aderenti a GL, di repubblicani e antifascisti democratici, tra cui Lionello Venturi, Giuseppe Antonio Borgese, Randolfo Pacciardi, Michele Cantarella, Aldo Garosci, Carlo Sforza, Alberto Tarchiani e Max Ascoli. La loro posizione era contraria alla monarchia e all'accordo stipulato a Tolosa fra comunisti, socialisti e altri aderenti a GL.

In questo periodo di esilio Salvemini pubblicò vari volumi in lingua inglese, tra i quali "The Fascist Dictatorship in Italy" (1928), "Under the Axe of Fascism" (1936) e "Prelude to World War II".

Professore a Firenze[modifica | modifica sorgente]

Tornato in Italia nel 1949 riprese l'insegnamento all'Università di Firenze e continuò a vari livelli la sua lotta politica, ispirata a una visione laica della vita, all'avversione contro dogmatismi e fumosità ideologiche, contro la burocrazia, il clericalismo e lo statalismo, quale fautore di un riformismo democratico, in comunità d'intenti con Ernesto Rossi. Si oppose al governo democristiano e al Fronte Democratico Popolare, sostenendo la necessità di abrogare il Concordato e i Patti Lateranensi, e difendendo la scuola pubblica contro le riforme, da lui giudicate reazionarie, dei governi.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1955 ottenne dall'Accademia dei Lincei il premio internazionale Feltrinelli per la storia e la laurea "honoris causa" dall'Università di Oxford.
Morì a Sorrento (NA), ove oggi è presente un Liceo Scientifico a lui dedicato, il 6 settembre del 1957. Una delle prime scuole in Italia intitolate a Gaetano Salvemini è la Scuola Media di Polistena.

È sepolto a Firenze nel prato d'onore del Cimitero di Trespiano.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • I partiti politici milanesi nel XIX secolo (1899)[7]
  • Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1295 (1899)
  • La rivoluzione francese (1788-1792) (prima edizione 1905; settima e definitiva edizione Laterza, Bari 1954; riedizione postuma a cura di Franco Venturi, Feltrinelli, Milano 1962)
  • Il pensiero e l'azione di Giuseppe Mazzini (1905)
  • La formazione del pensiero mazziniano (1910)
  • Il ministro della mala vita (1910)
  • Mazzini (1915)
  • Tendenze vecchie e necessità nuove del movimento operaio italiano (1922)
  • The fascist dictatorship in Italy (1928)
  • Mussolini diplomate (1932)
  • Under the axe of fascism (1936)
  • Italian Fascist Activities in the U.S. (1940)
  • La politica estera dell’Italia (1871-1914) (1944)
  • Prelude to world war II (1953)
  • Scritti sulla questione meridionale (1955)
  • Scritti sul fascismo, 3 volumi, a cura di Roberto Vivarelli, Feltrinelli, Milano (1961)
  • Scritti sul risorgimento

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Stefano Drei, Insegnanti celebri: Gaetano Salvemini. URL consultato il 18 dicembre 2009.
  2. ^ Zeffiro Ciuffoletti, Federalismo e regionalismo, Roma-Bari: Laterza, 1994. ISBN 88-420-4380-X
  3. ^ Alla guerra si disse decisamente ostile anche Leone Caetani che, anche per l'amicizia con Salvemini e per sederglisi vicino in Parlamento, ebbe dai suoi detrattori il soprannome di "Principe rosso".
  4. ^ Zeffiro Ciuffoletti, Federalismo e regionalismo, Roma-Bari: Laterza, 1994. ISBN 88-420-4380-X
  5. ^ Strategia di pace. I discorsi della Nuova Frontiera. John F. Kennedy. Mondadori. 1965. ASIN B00A30WRXU
  6. ^ La nuova frontiera. John Fitzgerald Kennedy. Scritti e discorsi (1958-1963). Donzelli Editore. 2009, pp. 160. ISBN 8860363837.
  7. ^ Gaetano Salvemini I partiti politici milanesi nel XIX secolo, Mursia ISBN 9788842548423

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 56624944 LCCN: n50019366 SBN: IT\ICCU\CFIV\046465